Domanda da un milione di dollari. A cui, personalmente, proverei a rispondere così: “entrambe”!

Ora, immagino che qualcuno dei miei lettori si sia già portato le mani alla testa e scrocchiandosi le dita si stia preparando a riversarmi commenti su commenti con cui vorrebbe castigare il mio presunto servilismo, ma…conscio di questa possibilità e fermamente convinto dell’utilità di questa mia provocazione, vado avanti lo stesso, nella speranza di poter sollevare una qualche discussione che riesca ad andare oltre il classico muro-contro-muro tra berlusconiani ed antiberlusconiani.

E’ vero: quando c’è di mezzo il Cavaliere si ha sempre la sensazione che tutto sia studiato per garantirgli l’impunità dai suoi molteplici processi, ma il suo gigantesco conflitto d’interessi non può e non deve essere causa sufficiente per strozzare in partenza un ragionamento che potrebbe addirittura rivelarsi più che sensato.
Il rischio, come si suol dire, è di gettar via il bambino con l’acqua sporca…

Tornando alla domanda (aperta a tutti) contenuta nel titolo: è possibile arrivare a considerare una legge ad personam comunque una buona legge o perfino una conquista di civiltà (giuridica) per il nostro Paese?

Come anticipato già nelle prime righe di questo post, credo di si.

Ad esser sinceri, non serve nemmeno parlare solo di Berlusconi per capire che il nostro sistema Giustizia è gravido di anomalie che nessuno, in tanti anni, s’è mai preso la briga di risolvere.
Ma è innegabile che molte volte è stato proprio “grazie” al (o a causa del) conflitto d’interessi del Cavaliere che si è avuta l’opportunità di notare vulnus o aberrazioni di ciò che ruota intorno alla Magistratura e al suo ordinamento.

Basterebbe, comunque, citare alcuni dei casi più clamorosi ed attuali: dal “caso Del Turco” al “caso Mannino”. Ma potremmo mandare a memoria alcuni esempi del passato più e meno recente e da ognuno di essi emergerebbe la sensazione di trovarci di fronte se non ad esempi di conclamata malagiustizia, almeno a dei fallimenti del sistema stesso.

A questo punto vorrei mettere in guardia il lettore, perchè la cecità che ottenebra le menti davanti ad un determinato fatto è cosa grave sia quando non ci permette di vedere il “lato oscuro” di certi provvedimenti, sia quando ci impedisce di percepirne la validità.

Il pregiudizio è un fenomeno da scongiurare e che mi auguro non ci renda nemmeno orbi nel proseguio di questa “chiacchierata”.

Detto ciò, andiamo al dunque: in questi giorni (mesi…anni) si fa un gran parlare di possibili riproposizioni di riforme in passato già bocciate (lodo Schifani/Alfano – inappellabilità delle sentenze di proscioglimento di primo grado) ed altre “nuove” proposte, dalla modifica del concorso esterno in associazione mafiosa all’eliminazione della fattispecie di corruzione susseguente. Fino al processo breve.

Ebbene: non c’è dubbio che il primo beneficiario di simili interventi legislativi sarebbe il Presidente del Consiglio. E di per sè la cosa potrebbe anche scandalizzare. Ma basta questo per negarci la possibilità di avere una Giustizia migliore (anche se di poco, anzi…pochissimo)?

Insomma, alla luce dei fatti storici cui stiamo assistendo, è innegabile che il nostro Paese sia spesso in balia di teoremi giudiziari che colpiscono indifferentemente destra e sinistra a qualunque livello politico.
Molte volte a ragione. Ma tante volte anche in torto irrimediabilmente marcio.
Possibile non ci si debba preoccupare di studiare un contrappeso all’eccessivo potere detenuto dalla magistratura e che le permette di mandare gambe all’aria governi nazionali o locali che siano?

Ancora: perchè ritenere un abominio il divieto di appellare le sentenze di proscioglimento?
Sorprende che proprio chi si erge a baluardo della Cosstituzione e della Legge, sia poi il primo a negarle entrambi per puro comodo ideologico.
In secondo grado, è risaputo, le garanzie per l’imputato si attenuano, si affievoliscono, finendo per lasciare nelle mani del pubblico accusatore possibilità che non riusciranno mai ad essere eguagliare. In barba alle indicazioni della Carta sul Giusto Processo.
Il dibattimento non è orale e le prove non si costituiscono davanti al giudice d’appello: si attua un controllo sulle scelte di primo livello, ma le armi della difesa sono depotenziate.
Senza contare, poi, che in caso di condanna si dovrebbe poter impugnare quella sentenza e portarla davanti ad un altro giudice di merito. Cosa che invece non accade, perchè l’ultimo livello di giudizio è operato dalla Cassazione, che esamina il caso dal punto di vista procedurale e del diritto.
Messe così le cose, mi chiedo ancora perchè mai non ci dovrebbe mettere attorno a un tavolo e discutere sull’opportunità o meno di sostenere, e in quali forme, una riforma che sarebbe una vittoria garantista e al tempo stesso una manna per la rapidità dei procedimenti…

Così, il processo breve. Contro il quale si scaglia la magistratura (non totalmente a sproposito), che però è la prima a beneficiarne nei casi di procedimenti disciplinari, per i quali è richiesto un limite di 4 anni per tutti i livelli di giudizio, a pena di prescrizione (con buona pace di chi si è ritrovato colpito dalla negligenza o dall’inettitudine di quel magistrato che magari continuerà pure a fare carriera).

Infine: perchè ritenere improponibile la riforma di alcune fattispecie come il concorso esterno in associazione mafiosa o la corruzione susseguente, quando poi queste hanno natura giurisprudenziale e caratteristiche fin troppo aleatorie per poterci tranquillizzare su di una effettiva certezza del diritto verso tutti?!

Ovviamente il discorso è molto più lungo e mi rendo conto che qui sia stato trattato in modo assolutamente superficiale, ma il mio intento era quello di fornire qualche spunto per riflettere sullo stato dell’arte.

Leggi ad personam? Probabilmente si. Ma alcune di esse sono anche, sicuramente, ad libertatem!

Silvio e il taglio delle tasse

Silvio e il taglio delle tasse

Non credevo sarei mai arrivato al punto di doverlo fare, ma dopo 15 anni di annunci e rinunce, sento che la misura è davvero colma.

Gira che ti rigira, per un motivo o per un altro, per questo governo non è mai tempo di dimostrarsi liberale come invece non perde occasione per presentarsi ai suoi elettori e al Paese tutto.

Oggi, l’ennesima retromarcia.
Seccante, soprattutto perchè non ci voleva un genio per capire che le condizioni economiche del nostro Stato non sono ottimali per una rivoluzione fiscale.

Eppure, Berlusconi ha dato ancora una volta sfogo al suo lato populista, promettendo il famigerato taglio delle tasse che tutti aspettano dal 1994. Salvo poi dover tornare sui suoi passi dopo che qualcuno (Tremonti????) gli ha fatto rimettere i piedi per terra.

Non se ne può più!

Chiuso il capitolo tasse, apriamo pure quello sulla crisi.
Insomma, Silvio, c’è o non c’è sta maledetta crisi?
Quando c’è da trasmettere ottimismo per stimolare i consumi, guai anche solo a nominarla. Quando invece c’è da correggere il tiro delle cazzate appena dette, eccotela tornare utile per sgravarsi la coscienza per una promessa elettorale che non si riuscirà a mantenere.

Poi diventa difficile evitare le bordate di chi aveva capito tutto già dall’inizio e non aspetta altro che trovar conferma di ciò che pensava e pensa…

Un po’ di coerenza sarebbe gradita.
Grazie.

Non lasciatevi fuorviare dal titolo.
Per ora Enrix, il Segugio, non ha rilasciato nuovi video nè ci sono novità da pubblicare o commentare.
Apro questo post per facilitare chi vuole aggiungere un commento alla vicenda, senza che debba aspettare che siano prima caricati gli oltre 400 che l’hanno preceduto…

Buona discussione!

PS: quasi dimenticavo.
Chi volesse capire di cosa parliamo, perchè magari ha attraccato ora su questo blog, può semplicemente scorrere in giù col mouse di pochissime righe, oppure clikkare sul questo link

Non vorrei interrompere l’interessantissima discussione sulla relatività che i miei più assidui commentatori stanno portando avanti da giorni ingrossando il numero delle risposte al precedente post, ma sono costretto a farlo, perchè ho bisogno della loro capacità di analisi per discutere di qualcosa di un po’ più “concreto” e vicino a noi…
Per cui, torniamo a parlare di politica…   ;-)

Nel Lazio, in Puglia e in Calabria i candidati presidenti alle prossime regionali saranno targati AN: Polverini, Poli Bortone, Scopelliti.
In Campania, Cosentino, vicino a Berlusconi, è stato silurato per le molte insistenze di Fini, contrario a che il PdL si presentasse nel regno di Bassolino con un uomo sotto processo.
Il Veneto è saldamente nelle mani della Lega Nord.
Anche il Piemonte potrebbe essere nelle mire del partito del Senatur.
La Sicilia è una scheggia impazzita: Lombardo fa di testa sua…e si vede.
A Roma c’è Alemanno.

A conti fatti, il Cavaliere sembra stretto nella morsa degli alleati.
Bossi al nord, Fini al centro-sud.
E sulle riforme è la stessa identica cosa: dal suo scranno super partes, il Presidente della Camera non disdegna di tuffarsi nell’agone politico.
Certo, lo fa col suo stile, ma comunque lo fa. E ha ottenuto diversi risultati. Non tanto in positivo, non avendo proposto alcunchè, quanto piuttosto limitando le smanie di Berlusconi, in particolare su giustizia e finanza pubblica.

Insomma: chi tiene le redini del PdL?
Il Cavaliere è sicuramente un grande trascinatore. E’ carismatico. Sa parlare alla gente e sa come rabbonire gli alleati.
Epperò, sebbene a più di un anno dalla strepitosa vittoria elettorale mantenga un discreto consenso tra gli italiani, vero è che a forza di cedere su tutti i fronti (dalle candidature all’azione di programma) si ritrova  con un pugno di mosche in mano.

Forse era proprio quel che sperava Fini: che Berlusconi finisse nelle sabbie mobili, impantanato con la magistratura e artigliato dalla Costituzione.
Nel frattempo, e non è un caso, sempre Fini ha acquistato credito sia a destra che a sinistra.

Una situazione, questa, decisamente destabilizzante.
Perchè il tempo fugge e il Paese è fermo, appeso alle promesse elettorali che ormai sanno di stantio e la fiducia cala giorno dopo giorno.

Serve una scossa.
Ma se non sappiamo chi sta davvero al timone della nave, come possiamo sperare che questa arrivi sul serio?

Lo so che le feste non sono ancora finite e che è difficile mettersi a ragionare su questioni di un certo livello, ma volevo chiudere questo anno in bellezza e quindi proporvi due video, a cui probabilmente seguiranno altri (ma non so quando), che sicuramente susciteranno opposte reazioni.
L’intento, come al solito, è quello di svilupparle e trasformarle in una discussione pacifica, sebbene vibrante e accalorata, con la quale si possano arricchire le nostre conoscenze e soddisfare la nostra sete di Verità.

I clip che vi posto sono stati realizzati da Enrico (Enrix, il Segugio, per gli amanti dei nickname) e sono davvero interessanti nel sollevare domande che richiedono una risposta il più inequivocabile possibile.
Parliamo, infatti, dell’ultima (?) intervista che Paolo Borsellino rese a due giornalisti francesi prima di morire nell’attentato che Cosa Nostra gli preparò il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, e da qualche giorno in edicola in allegato al Fatto Quotidiano nella sua presunta versione integrale.
Dico presunta, e lo sottolineo, perchè in più punti sembrerebbe presentare segni di manipolazione o comunque parrebbero esservi parti mancanti delle quali è giusto chieder conto a chi si ripromette di combattere una continua “scomparsa dei fatti” e al tempo stesso vorrebbe far luce su un episodio che addirittura fu usato in due processi diversi: quello contro Dell’Utri e perfino il Borsellino-bis.

Come altre volte è successo su questo blog, Marco Travaglio si ritrova al centro della querelle per un solo ed ovvio motivo: in quanto baluardo di indipendenza e incontrastato idolo di masse che pendono dalle sue labbra, fiduciosi di trovarsi di fronte ad un personaggio documentato e soprattutto…sincero, stride doverne invece constatare una certa inaffidabilità.

Ricodiamoci, tra le altre cose, che lo stesso Travaglio salì agli onori delle cronache e cominciò a diventare quel che oggi continua ad essere (una sorta di paladino della giustiza travestito da giornalista) proprio portando al grande pubblico questa intervista al giudice Borsellino. Nella sua versione iper-manipolata, spacciata però per autentica.

Ora più che mai, perciò, dobbiamo esigere da Travaglio la massima chiarezza di cui può esser capace.

Buona visione.

PS: seguiranno aggiornamenti…

…tradizioni rispettate, anche quest’anno…!

Auguri a tutti…

Com’era prevedibile, non tutti hanno creduto all’aggressione contro Berlusconi.
Alcuni ne hanno messo in dubbio l’autenticità (il Cav, in poche parole, l’avrebbe inscenata solo per recuperare consensi); altri sono andati oltre, tirando in mezzo addirittura mafia e massoneria (un avvertimento, insomma).

Sintomi di una paranoia che sembra un po’ la conferma definitiva all’idea che ci eravamo fatti sulle possibili conseguenze dei continui messaggi d’odio proposti dai professionisti dell’antiberlusconismo ai loro fans: un totale distacco dalla realtà, che avrebbe del grottesco non fosse che a guardarli in faccia o a leggere i commenti relativi ai video che girano per esempio su youtube e diversi blogs, c’è da rimanere allibiti dal numero di persone che si dicono concordi con quelle fantasiose ricostruzioni.

Siccome però il complottismo va in un certo senso di moda, mi permetto di tirar fuori anch’io una mia teoria. Uguale e contraria a quella di chi pensa che dietro Tartaglia vi sia la longa manus della mafia (tralasciando, ovviamente, il dettaglio che lo stesso Tartaglia non è affiliato a Cosa Nostra: sarà solo un concorrente esterno? Chissà…).

Dunque, giovedì sera, chi ha seguito AnnoZero ha avuto il piacere di ascoltare il dottor Santoro fare gli auguri a Gaspare Spatuzza, il pentito di Brancaccio che ha accusato delle stragi del 93 sia Berlusconi che Dell’Utri.
Ebbene, eccovi la mia teoria:

…quello di Santoro era un messaggio a Spatuzza, per invitarlo a continuare a recitare il copione datogli, che tanto stava facendo fruttare in profitti ai professionisti dell’antimafia in termini di share televisivo e di vendite di copie di giornali o di libri.
Eh già…dev’essere così: Santoro è in qualche modo collegato a Spatuzza!

Questo è un uso criminoso bello e buono della tivù pubblica: un oltraggio che andrebbe perseguito anche giudiziariamente.

Che ne dite?

Tornando seri: ovviamente non sono così demente da pensare certe cose, ma dovrebbe comunque far riflettere il gesto praticato da Santoro con quegli auguri ad un mafioso.
Lo sdegno che ho provato è stato il medesimo di quando ho letto che Salvatore Borsellino, oltre ad andarci al bar come fossero vecchi amici, ha telefonato a Ciancimino jr per ringraziarlo delle nuove “prove” date alla magistratura di Palermo.

Una vergogna, su cui però nessuno sembra aver molto da dire…
Sul Cavaliere, invece…ogni cazzata è buona per montarci sopra un sospetto e poi un complotto da vendere a chi è in cerca di risposte…senza far troppo caso alla veridicità delle affermazioni fatte o delle bischerate dette!

Ma questo è il regime, bellezza…

Breve rassegna stampa da Il Fatto Quotidiano del 17 dicembre 2009:

Pagina 1: “Per la stampa libera contro gli squadristi”.
Pagina 3: “Vogliono imbavagliare le voci critiche”.
Pagina 5: “Tanfo di fascismo”.
Pagina 6: “Mirano a un controllo mediatico totale”.

Non ho voglia di andare oltre.
Mi limito a segnalare alcuni concetti molto semplici: se insinui che il capo del governo sia anche capo del nuovo partito fascista e che egli si comporti come Hitler o Saddam, che sia un pedofilo e uno stragista mafioso e che contro di lui si debba organizzare un comitato di liberazione per un’altra Resistenza, magari intonando in diretta tivù le note e le parole di Bella Ciao, poi non puoi giustificarti dicendo “eh, ma lui m’ha dato del coglione”, perchè dovrai ammettere che aveva stra-ragione a pensarlo e pure a dirlo!

Se di giorno in giorno lo definisci un macellaio sociale per colpa del quale la gente perde il posto di lavoro, poi non puoi esimerti se qualcuno ti indica come il mandante morale dell’attentato che uno squilibrato gli farà.

Se dopo aver visto le immagini dell’aggressione a Berlusconi arrivi a dire che “non deve fare la vittima, perchè se l’è cercata”, poi non puoi comportarti a martire se qualcuno ti dice che sei “più bella che intelligente”, perchè è vero.

Se addirittura paventi che Berlusconi abbia organizzato tutto questo pur di riguadagnare qualche voto, poi non ti puoi lamentare se qualcuno pensa che tra i due, il lobotomizzato sia tu.

Chiaro il concetto?

Abbiate pietà, perdonate i miei lunghi periodi di assenza, ma il lavoro sta rapendo gran parte del mio tempo e a fine giornata, lo ammetto, non sono più tanto lucido.
Oggi però mi prendo i miei cinque minuti liberi per dedicarli al blog con la stessa passione che vi ho sempre riversato.
L’argomento, ovviamente, non poteva che essere legato alle reazioni al grottesco “attentato” subito da Silvio Berlusconi domenica scorsa in piazza Duomo, a Milano, da parte di un malato di mente.
Nel giro di 72 ore abbiamo ascoltato discorsi che andavano dal buon senso, alla demagogia spicciola, all’ipocrisia più caprina, alla violenza che avremmo preferito non constatare (almeno in un momento come questo).
Così, nel tentativo di calmare le acque, c’è chi s’è messo a fare il pompiere con la tanica di benzina in mano e c’è stato pure chi il piromane non ha rinunciato a farlo, rimanendo col cerino acceso ben saldo in pugno.
In pratica, come non fosse successo niente.
Qualcosa però è accaduto: è innegabile e sarebbe sbagliato sminuire il fatto appigliandosi capziosamente ai vizi mentali dell’esecutore del folle gesto. Anche un pazzo può esser pienamente cosciente di ciò che sta per fare, tanto quanto una persona normale può perdere il senno prima di commettere un reato.
Chiunque si renda protagonista di un gesto insensato può esser definito “scemo”, ma in ogni caso, che lo fosse da prima o lo sia diventato d’un tratto, su quella persona ha agito un movente.
Per il Tartaglia, quel movente era l’odio politico, maturato negli anni.
E non per ciò che diceva Di Pietro, ovvero per l’esasperazione cui poteva esser stato portato un cittadino a causa delle ingiustizie sociali prodotte dalle politiche del governo, bensì proprio in virtù (???) di un sentimento di astio profondo nei confronti dell’uomo Silvio Berlusconi.
Non mi sorprende, perciò, che lo stesso Tartaglia abbia ammesso di solidarizzare con le idee del leader dell’Italia dei Valori…
Idee che suppongo siano le medesime di alcuni personaggi che ruotano attorno all’ex magistrato e insieme conducono questa pseudo Resistenza contro un ipotetico novello tiranno: i vari Travaglio, Grillo, Santoro, Ricca e chi più ne conosce ne metta.
Da parte di questa cricca abbiamo assistito ad un vero e proprio killeraggio mediatico, ad una vera e propria campagna d’inquisizione, ad una messa alla gogna pubblica continua ed esasperata, non tanto contro un generico governo od una generica maggioranza od un generico potere da abbattere, ma proprio contro una persona ben identificata e qualificata, con tanto di nome e cognome, cui attribuire tutti i mali del nostro Paese e a cui addebitare ogni nefandezza si possa pensare.
Il tutto, non solo indicando il bersaglio specifico, bensì deridendolo, sputtanandolo, disprezzandolo in maniera irriguardosa.

Nano, Papi, Testa d’asfalto, Psiconano…sfogliate una pagina a caso del blog di Travaglio o di Grillo e potrete farvi una cultura sui mille modi di offendere una persona col sorriso sulle labbra.

Alla fine, è quasi scontato che sia proprio un imbecille ad armarsi di cavaletto o statuetta e a scagliarsi contro Berlusconi.
Una persona “normale” vorrebbe condurre la sua “battaglia” sul piano meramente politico o per lo meno si sente frenato dalle conseguenze penali che possono scaturire da un gesto avventato.
Ma l’idiota di turno no.
Assimila il messaggio e parte alla carica, convinto che il giorno dopo qualcuno lo tratterà da eroe per aver colpito il dittatore, il mafioso, il pedofilo, il piduista ecc…

A riprova della pericolosità di ciò che ho sottolineato, stanno le parole di Travaglio (che scimmiottano quelle di Massimo Fini):

Chi l’ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?”, guardate che questa cosa qua, che sembra orrenda, dice “ oddio, c’è qualcuno che lo odia!”, è assolutamente normale: ognuno a casa sua, nel suo intimo, è libero di odiare e di amare chi gli pare e non esiste in democrazia che i cittadini siano obbligati a amare coloro che li governano, anche perché se tu ami una persona perdi lo spirito critico e il cittadino elettore deve sempre mantenere uno spirito critico. Per cui leviamoci dalla testa questo ricatto, che non bisogna odiare e che bisogna amare coloro che ci governano, o che bisogna rispettarli: ma per quale motivo dovrei rispettare uno che insulta tutti quanti, compreso me tra l’altro, in continuazione da quindici anni?

Appunto: non solo si invoca un innegabile “diritto all’odio”, ma si va anche oltre, spingendosi ad affermare un diritto al non-rispetto!
Sta tutto lì: perchè dovrei rispettare la persona che odio?
Al chè mi domando: perchè non dovrei uccidere la persona che odio?
Ma se quell’odio è incitato anche attraverso le calunnie, le menzogne, le diffamazioni, per cui un avversario politico si trasforma nel demone da cacciare a tutti i costi? Come la mettiamo?!

Lo scontro politico è una cosa. Il rancore umano è tutt’altra, come si diceva in cima…
Confondere i due piani genera mostruosità come quelle cui abbiamo assistito.
Il problema più grave è che in giro sono in tanti a fare orecchie da mercante…

il blog di Di Pietro

il blog di Di Pietro

Domani non ci sarà da compatire solo lo psicolabile che si è scagliato contro Berlusconi, ma anche quello che dal suo scranno in Parlamento e dai pulpiti delle piazze in cui si atteggia a capopopolo, ha rivolto, ogni volta che ha potuto, parole esasperanti nei confronti del Presidente del Consiglio, accusandolo di qualunque nefandezza, ingenerando in una parte dell’opinione pubblica la convinzione di avere a che fare con un tiranno d’altri tempi…

Non sarò comunque tra quelli che grideranno al golpe o all’attentato (se non in modo scherzoso, alla Braida per intenderci…): sempre di un malato di mente si parla…; ma qualcosa va pur detta, perchè non si può continuare a far finta di niente.
Ovviamente non siamo di fronte ad una azione premeditata nè ad un attacco ordito a tavolino da Di Pietro e compagni, ma la reazione di questo squilibrato di 42 anni dovrebbe cominciare a far riflettere: riflettere sul fatto che le parole hanno un loro peso e che questo peso non può esser fatto notare soltanto quando a pronunciarle è il signor Silvio Berlusconi da Arcore.
Dai e dai, istiga oggi e istiga domani, alla fine il mancamentato di turno lo trovi che mette in pratica le demenziali eresie che si dicono.

Se, però, pure di fronte al concretizzarsi di questa profezia (fatta più volte già in passato) il dottor Di Pietro continua a dar fiato alla bocca dimenticandosi di collegarla al cervello (o forse proprio perchè è collegata arriva a dire certe cose…), allora il dubbio che sotto quella coppola da contadino molisano si celi un fascistello bulletto arrivato non si sa bene come a ricoprire il ruolo di capo di una “nuova resistenza”, è più che fondato. E per questo più che preoccupante!

Posso capire l’irritazione di non aver ancora trovato gli strumenti politici per battere Berlusconi con le sole armi consentite dalla democrazia (il voto), ma l’ottusità con cui si vorrebbe condurre una battaglia contro il “Male assoluto” è decisamente inaccettabile.

Scene di questo tipo gettano nel più profondo sconforto chiunque voglia ancora sperare in qualcosa di meglio: perchè se l’alternativa a Berlusconi è questo genere di personaggi, vigliacchi, ipocriti e anche un po’ facce di culo…allora non c’è da chiedersi come mai la maggioranza degli italiani preferisca stare col Cavaliere…

Una volta tanto, Di Pietro dovrebbe ascoltarsi…e guardare la luna invece di nascondersi dietro al suo dito inquisitore. Quello può metterlo da un’altra parte…

Si vergogni…e magari chieda scusa. Non importa lo faccia a parole. Meglio i fatti. Abbassi la cresta e moderi i toni. Ma soprattutto, la smetta di “pisciarci in testa e farci credere stia piovendo”: è così che si fomenta l’odio, il risentimento, il disprezzo…e si creano i presupposti per una “guerra civile strisciante”…

[Da leggere: il racconto in diretta di Diego]

Come si suol dire: il tempo è galantuomo.

Quando una settimana fa mi misi in viaggio verso l’eremo di Montepulciano, dalle casse della radio gracchiava la voce di Spatuzza che ripeteva sostanzialmente ciò che era già stato ampiamente preannunciato dai giornali e dalle televisioni nei giorni scorsi.
Pur non avendo la possibilità di aggiornarmi sulle reazioni, non me ne sono dispiaciuto granchè, visto che era tutto abbondantemente prevedibile.
Mi è bastato, infatti, “sfogliare” alcune pagine su internet stamattina per potermi convincere di aver avuto ragione.
Le posizioni sono state le medesime di sempre: da una parte chi parlava di “flop”, dall’altra chi, invece, galvanizzato da quel momento di Storia, invocava una sorta di giustizia preventiva.

Nonostante tutto, però, grande attesa era riposta anche nelle testimonianze dei fratelli Graviano.
L’aspettativa era tanta soprattutto tra quelli che avevano un disperato bisogno che almeno loro confermassero le parole del “tigunsu”, altrimenti prive di ogni riscontro. Perchè tutto sommato, va bene la suggestione dei racconti di Spatuzza, ma in Italia non bastano le chiacchiere. Quelle son buone per evocare improbabili complotti o misteri per rimpinzarci le pagine dei libri che verranno poi venduti accompagnati da titoloni con la pretesa di invogliare a scoprire una verità a chiunque altro ancora nascosta…

Eccoci ad oggi, quindi: i fratelli Graviano (assieme a un altro mafioso, Lo Nigro) si sono presentati ai giudici della corte di Palermo nel processo contro Marcello Dell’Utri. Smentendo ciò che una settimana prima aveva detto Spatuzza.
Punto su punto, Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro negano fermamente le parole del loro ex picciotto e compagno di stragi e altri malaffari.
Rimane un solo dubbio: la dichiarazione dell’altro Graviano. Giuseppe. Il quale si è dato malato…o meglio: vuole prima qualcosa in cambio dallo stato.

Ora, una mente lucida e senza deterioramenti immagina immediatamente che obiettivo primario per un boss detenuto da oltre 10 anni al carcere duro è proprio la concessione dell’abbandono del 41bis [aperta parentesi: ma non era stato indebolito dalla riforma voluta da Berlusconi?!?!?! chiusa parentesi]; tutti gli altri, invece, essendosi sentiti mancare la terra sotto i piedi dopo quella sequela di “non è vero, non è andata così”, hanno ben pensato di ordire altri pensieri un attimino di maggior effetto. Per mantenere la linea. Eh!
Per cui, è semplice: il signor Giuseppe Graviano non ha parlato perchè starebbe ancora trattando con…ma si, possiamo pure dirlo…Berlusconi e Dell’Utri. Il patto, insomma, secondo i molti professionisti dell’antimafia mediatica, è ancora ben sigillato.

Inutile dire che più che altro, si tratterebbe di un patto suicida, roba da masochisti, visto che sono diversi lustri ormai che le cose non cambiano…
Qualcuno, per carità, ricordi a Giuseppe Graviano cosa recita l’antico adagio: “chi visse sperando, morì….”, vabbè, lasciamo perdere.

Detto questo.
Non pretendo di giudicare l’attendibilità di questo o quel testimone. Ciò sarà compito dei magistrati.
Ma una riflessione su questo modo di gestire i pentiti andrebbe fatta.
Era davvero necessario fare tanto chiasso per ottenere altro fragore?
Era davvero opportuno giocarsi in zona Cesarini, a requisitoria ormai conclusa, la carta Spatuzza?
E’ stata davvero una mossa intelligente quella di puntare tutto su un teste dalla non ancora comprovata credibilità (chiedere ai magistrati che indagano sulla strage di via D’Amelio che manco lo vogliono vedere…) e mandarlo a scontrarsi contro altri mafiosi senza uno straccio di scudo che lo proteggesse dallo sputtanamento in un confronto come quello cui abbiamo assistito?

Parole contro parole.
Ora ognuno potrà dire la sua e parteggiare per chi vuole.
Da par mio, resto allibito per il modo in cui questa vicenda viene di volta in volta trasformata da surreale ad irreale ad imbarazzante ad inquietante…

Poi, qualcuno ha ancora la presunzione di dire che le colpe stanno tutte da una sola parte se il rapporto tra poteri dello stato è così compromesso.
Oserei proporre di dare a ciascuno il suo e da lì partire per correggere i difetti che questa situazione ha evidenziato più che bene!

Ribadisco perciò un concetto che porto avanti da parecchio tempo: i magistrati super-star fanno solo male alla Giustizia, minandone la credibilità e compromettendone il corretto funzionamento.
Non solo: anche altri personaggio fanno “male” il loro “mestiere”.
Mi viene in mente il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che si incontra amichevolmente con Massimo Ciancimino e gli telefona per ringraziarlo di aver prodotto davanti ai magistrati delle panzane clamorose…oppure alla sorella, Rita, che solo dopo 17 anni si fa tornare in mente elementi che prima di oggi aveva dimenticato e ora invece, puff…rieccoli alla memoria. Oppure tanti altri giornalisti, alla Travaglio, per intenderci, ondivaghi come banderuole a seconda di ciò che gli spiegano i loro amici giudici o pubblici ministeri.
Tutta questa gente sembra interessata non tanto alla Verità, ma ad Una Verità: quella più suggestiva, non necessariamente all’Unica reale. Più ideologica che altro…
Tutta questa gente crea un problema al Paese…

Come si vede che son cambiati i tempi e soprattutto le persone…
In questi giorni, nei brevi momenti liberi, mi sono divorato due libri: uno scritto da Giuseppe Ayala ["Chi ha paura muore ogni giorno"]; l’altro non ha bisogno di presentazioni: “Cose di Cosa Nostra”.
Suppongo che alla luce di questi fatti, errori/orrori da principianti come quelli che oggi possiamo valutare, gente come Falcone o lo stesso Ayala non l’avrebbero mai commessi.
E la Storia sarebbe sicuramente diversa…

Ma come si diceva all’inizio…il tempo è galantuomo.
Speriamo…

Travaglio

Travaglio

Si sa…pecunia non olet!
E anche per Travaglio è così.
Anzi: i soldi, per lui, hanno un odore particolarmente attraente…
Dev’essere così, vista la mole di istant book con cui cerca sempre di cavalcare l’onda mediatico-polemica che li precede; delle sue partecipazioni televisive; dei suoi dvd; dei suoi spettacoli teatrali e infine delle sue avventure giornalistico-editoriali.

Per carità: se li merita tutti, perciò niente da dire in merito…
Solo che, di fronte a certe situazioni, il dubbio che tutto questo suo impegno civile sia finalizzato più che altro al profitto viene, eccome…

Per esempio: esce in questi giorni la nuova edizione del fortunatissimo libro, “L’odore dei soldi“, quello che lo portò alla ribalta e che costò a Luttazzi, che l’aveva presentato durante il suo talk show, la citazione nell’editto Bulgaro del Cavaliere

Ai tempi, era il 2001, le firme erano due: Marco Travaglio ed Elio Veltri.
Oggi, 2009, otto anni dopo quell’irresistibile successo editoriale e di critica, il buon Travaglio ha pensato bene di lanciare sul mercato l’aggiornamento (ben 200 pagine in più!).
Visti i tempi, le nuove dichiarazioni dei pentiti e le inchieste di mafia alle porte, qualcuno sarà sicuramente interessato ad informarsi (?) di più sull’argomento. E magari anche qualche fedelissimo acquisterà la “seconda edizione” pur avendo già a casa la prima…
Fatto sta che vi basterà entrare in una qualsiasi libreria per regalarvi la nuova versione de L’odore dei soldi.

Non ci sarebbe nulla di strano, non fosse che sulla (ri)pubblicazione di questa inchiesta si sta scatenando una battaglia legale.
Motivo?
Elio Veltri, l’altro autore (chiamiamolo pure…l’Autore B  ;-)    ), non è stato informato nè chiamato a collaborarvi, per cui, niente di ciò che troverete in quelle ulteriori 200 pagine sarà farina del suo sacco (nonostante vi troverete la sua firma in calce).
Un furto di nome, insomma…e non si capisce neanche a che pro, visto che basterebbe quello di Travaglio per trainare le vendite.
Resta da capire, dunque, quali possono essere le percentuali d’incasso per l’uno, che sostiene sia stato deciso tutto a sua insaputa, e l’altro, che invece ha l’accordo con la casa editrice.

C’è di più: lo stesso Travaglio, assieme a Padellaro, ha pubblicato sul Fatto Quotidiano un intero articolo a pagina 4, a firma Elio Veltri.
Cosa che il Veltri ha immediatamente smentito
.

Insomma: libri pubblicati senza autorizzazione del coautore; articoli firmati in maniera fraudolenta; inviti a presentazioni editoriali mai ricevute…

Gli avvocati hanno già ricevuto mandato.
Vedremo come andrà a finire…
Una cosa è certa, però: chissà cosa non farebbe Travaglio per risentire quel gradevole “odore dei soldi”…

QUI tutta la storia raccontata dallo stesso Elio Veltri.

Dopo il pentito Romeo che parla del “politico” Berlusconi come mandante delle stragi del 93 a Firenze, Milano e Roma, nonostante il Cavaliere sia sceso in politica almeno un anno dopo, oggi è la volta di Ciancimino jr raccontare ai magistrati come stavano le cose sulla presunta trattativa.
E il figlio del sindaco mafioso di Palermo lo fa fornendo la “spiegazione” di alcuni pizzini che il boss Bernardo Provenzano avrebbe inviato, nel 2000, “al nostro amico senatore” Marcello Dell’Utri.
Se sulla data di formazione di Forza Italia si può discutere (come fanno Repubblica, Giornale e Libero in questi giorni), nulla però si può obiettare in meritò all’incongruenza tra fatti oggettivi di cui evidentemente Ciancimino jr non tiene conto, ovvero: egli, infatti, sostiene che il “capo dei capi” si riferisse a Dell’Utri quando ne parlava come “amico senatore“. Ma Dell’Utri fu eletto al Senato della Repubblica solo nel 2001, dopo l’esperienza europea iniziata nel 1999 e quella di deputato (cioè onorevole alla Camera) tra il 94 e il 96.

Insomma: una spiegazione non proprio brillantissima, quella della neo star dei pentiti in mano ai magistrati di Palermo e Caltanissetta…
Diciamo che ha mancato il bersaglio di un anno pieno!

Ma le stranezze non finiscono qui.
Sostiene Ciancimino che la trattativa fosse ancora in corso (ai tempi del pizzino del 2000) e che tra le richieste vi fosse quella di eliminare il carcere duro per i mafiosi (il 41bis) e quella di rendere meno impietosi i sequestri dei beni dei boss.
I referenti politici sarebbero stati Forza Italia e in particolare Berlusconi e “l’amico senatore Dell’Utri”.
Peccato che nel 2000 al governo c’era il centrosinistra e che comunque la si voglia vedere, i governi Berlusconi non hanno in alcun modo assecondato le richieste avanzate da Cosa Nostra. Al contrario, il 41bis è stato inasprito e sono state varate alcune delle più importanti norme per facilitare le confische dei beni dei mafiosi.
Per capirci: piuttosto infruttuosa come trattativa…

Senza volerci sostituire agli inquirenti, ci auguriamo che i magistrati valutino al meglio queste “rivelazioni” e allo stesso modo, confidiamo che i segugi del giornalismo antimafia, così come si impegnano nello spiegarci con dovizia di particolari la bontà di certe tesi dei pentiti, ci mettano in guardia dalle fesserie che raccontano.

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[parte seconda]

Poverini, i pentiti.

Soprattutto in questi giorni sentite dire che c’è una giustizia a orologeria, cioè che ci sono questi pentiti e questi magistrati che, a un certo punto, si mettono d’accordo tutti per spodestare Berlusconi. Chi dice questo, oltre a essere totalmente in malafede, non sa come avvengono gli interrogatori e come iniziano le collaborazioni con la giustizia dei mafiosi.

La prima domanda potrebbe essere: e Travaglio come fa a sapere come avvengono gli interrogatori dei pentiti? Vi ha mai partecipato? Chi lo ha invitato? O forse ne ha visionato i filmati…ma allora, chi glieli avrebbe dati?
La cosa sarebbe abbastanza grave…converrete.
La seconda domanda invece, è: ci dica, Travaglio…come iniziano le collaborazioni dei mafiosi?
E’ forse un mafioso, Travaglio, in grado di raccontare la propria esperienza personale?
Direi di no.
Ma allora che parla a fare?

Eppure, lui lo sa.
E ce lo spiega pure.

Leggiamo:

all’inizio è faticosissima la collaborazione, è faticosissimo confessare le proprie colpe, è superfaticosissimo fare i nomi dei propri capi. [...] …è molto traumatico, conseguentemente ci si arriva per gradi. A volte bisogna proprio cavargliele con le pinze, certe cose ai pentiti: perché? Perché comunque distaccarsi dal proprio ambiente è un po’ come per il pesce che, a un certo punto, esce dall’acqua: non è facile. [...] …il mafioso, prima di fare il nome di un uomo potente della politica o dell’economia, ci pensa milioni di volte e infatti da sempre abbiamo questa reticenza a parlare dei politici [...]”.

Ho quasi le lacrime agli occhi…
Ma una domanda mi ronza comunque per la testa: ma chi gliel’ha dette tutte ’ste cose?
Qualcuno si è “confessato” con Travaglio?
Travaglio è forse lo psicologo dei pentiti?
Da dove deriva, dunque, tutta questa sicumera nel raccontare stati d’animo che lui non ha mai vissuto e di cui nessuno gli ha mai parlato?

Intendiamoci: può darsi sia proprio così. Che effettivamente il pentito sia combattuto nel profondo della sua coscienza. Ma chi ci dice sia proprio così per tutti?! Nessuno, infatti.
Tranne Travaglio. Lui lo sa. Lui sa sempre tutto.

Ma a cosa dobbiamo tutta questa compassione per dei criminali incalliti?

Semplice: stanno parlando di Berlusconi e Dell’Utri.
Non c’è da esser diffidenti rispetto a certi tipetti, che aspettano 15 o 17 anni per tirar fuori quello che hanno dentro.

Non scherziamo: poverello, ’sto Spatuzza. Chissà che angoscia che ha in corpo.
Non può dire cazzate: c’ha pensato tanto…

“Ma ci volevano tre lustri per vincere il suo passato e i suoi timori?”
Domanda stupida che fai, ragazzo mio…
Non hai capito quel che ha detto Travaglio?
Mica ci si converte subito! Mica ci si pente in un anno. Ma nemmeno in 5. E nemmeno in 10. Facciamo pure 15.
Ci vuole tempo…
Non stare a guardare l’orologio…
Meglio tardi che mai.

Già…
Ma si possono avere dubbi su quel che dice Spatuzza e che non viene nemmeno confermato dai fratelli Graviano (da cui dice di aver saputo tutto)?
No!
E sai perchè?
Perchè i Graviano non hanno trattato come una merda secca Spatuzza.
Gli hanno solo fatto notare, con estrema cortesia, che stava dicendo cose non vere.
In realtà, un altro pentito dello stesso clan, Lo Nigro, non le ha mandate a dire a Spatuzza (Lo Nigro: “Premesso che io i signori Graviano l’ho conosciuti in carcere ti dico, ma che stai facendo?” Spatuzza: “Non puoi dire che io sto mentendo”. Lo Nigro: “Non di poco! Ma che stai dicendo! Che stai facendo! Non mentire. Tutto mi potevo aspettare, ma non che la tua persona uscisse pazza in questo modo!”.).
Travaglio però, questo non lo dice. Anzi (“[...] Quando Spatuzza viene messo a confronto con Lo Nigro quest’ultimo, invece di dirgli “ infame, crasto”, come dicono i mafiosi ai pentiti, invece di fargli sparare alla famiglia gli dice  “io ti rispetto”).
Dettagli.
Il succo però l’hai capito?
Un mafioso non è mai cortese con un altro pentito.
Vuol dire che nasconde qualcosa.
E sai cosa? Che Berlusconi s’è preso i loro soldi per la Fininvest.
Ma non stavamo parlando di stragi?
Anche.
Berlusconi è colpevole di tutto. E’ peggio di Andreotti!
Per questo lo ricattano. Perchè non ha mantenuto le promesse.

Giuuuuustoooooo…
Ma scusa: in questi 15 anni però Berlusconi è stato al governo tre volte.
I mafiosi son scemi o cosa?
E’ caduto Riina, è caduto Provenzano, è caduto Lo Piccolo, è caduto Raccuglia, centinaia di boss sono stati catturati e miliardi di euro sono stati sequestrati. Il 41bis è stato rafforzato; le confische facilitate; non c’è stata revisione di un benchè minimo processo.
Che cazzo aspettano i mafiosi a presentare il conto definitivo?
Cosa sperano di ottenere da qui a quattro anni e mezzo di legislatura, mentre Cosa Nostra sta con le pezze al culo?
E poi: quando Berlusconi ha perso le elezioni?
Vuol dire che la mafia ha favorito l’attuale opposizione?

Insomma: è legittimo o no avere qualche dubbio su questi pentiti?
No! Anzi: sei in malafede.
Capito?!

[parte prima]

Travaglio, Travaglio: perchè sei tu Travaglio?

Il novello apologeta nonchè agiografo dei pentiti che straparlano su Berlusconi e Dell’Utri è sempre molto attento a che non si dicano fandonie e con grande solerzia sta sempre all’erta per salvarci dalle pene di un’informazione deformata. Grazie!
Così, ogni lunedì, ci fa un sunto delle sue conoscenze e svela le menzogne che ci hanno accompagnato durante tutta una settimana.

E infatti, puntuale come una cazzata della Lega, eccotelo salire sul pulpito e spiegarci alcune cosette che senza di lui non avremmo mai saputo.

Partiamo da qui:

Passaparola di lunedì 30 novembre 2009.
Paragrafo intitolato: Tante balle, poche risposte.

Sentite dire tante stupidate in questi giorni: sentite dire, per esempio, che questa storia del concorso esterno in associazione mafiosa ce l’abbiamo solo noi”…

A questo punto le orecchie si drizzano: uno si aspetta che come suo solito, con dovizia di particolari e fogli alla mano, il buon Travaglio ci faccia un dettagliato elenco di norme sul concorso esterno in associazione mafiosa e i paesi in cui esse sono in vigore…
Beh, scordatevelo.
Anzi! Che ci viene a dire Travaglio?

intanto abbiamo la mafia, abbiamo Cosa Nostra e gli altri Paesi non ce l’hanno (sicuro, Travaglio? ndr), abbiamo la camorra e gli altri Paesi non ce l’hanno, abbiamo la ‘ndrangheta e gli altri Paesi non ce l’hanno, per cui è ovvio che ciascuno si occupa dei reati tipici del suo Paese. Certo in Danimarca non c’è il concorso esterno in associazione mafiosa, perché non c’è l’associazione mafiosa e conseguentemente non c’è nessuno che può concorrere”…

Come dire: in effetti, nessun’altro nel mondo ha disciplinato il “concorso esterno in associazine mafiosa”. Ma questo solo perchè dalle altre parti la mafia, la ndrangheta o la camorra non esistono.
Però io non ho capito una cosa: ma insomma…è vero o è una cazzata che il concorso esterno in associazione mafiosa lo abbiamo solo noi?
A rileggere quel che ha detto Travaglio mi pare sia vero.
Perchè allora ci viene a dire che chi lo sostiene è un cazzaro?

Misteri della fede (antiberlusconiana, probabilmente).
Certo, però, poteva impegnarsi un po’ di più e citare, per esempio, la Russia o l’Albania o la Cina o l’America. Lì la mafia c’è eccome. Eppure non c’è il concorso esterno in associazione mafiosa.
Come pure, dire che in Danimarca (o dove volete voi) non c’è la criminalità organizzata è una sana panzana.
C’è! Ma gli altri stati continuano ad usare sistemi di repressione diversi, in alcuni dei quali non è previsto manco l’associazionismo con fini illeciti.
Di sicuro l’Italia in questo è maestra. Purtroppo. E per fortuna.

Epperò, questa cosa che sol perchè all’estero non si chiama Mafia allora la criminalità organizzata non esiste proprio non mi torna.
Mi sembra in palese contraddizione con quel che Travaglio ha sempre sostenuto, ovvero che non è che se non si parla di qualcosa, quel qualcosa non esiste.
C’è, ma non si vede. Oppure si vede, ma la si definisce in altro modo.
Ma che proprio non ci sia…

Bah…saranno solo mie impressioni…

Eppure Travaglio ne è convinto: chi dice che il concorso esterno in associazione mafiosa lo abbiamo solo noi in Italia dice una fandonia…
Peccato sia la pura verità!
E peccato che la “stupidata” l’abbia detta proprio Travaglio…

[a presto per la seconda parte]

 

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