Perdonate l’assenza, ma ho avuto una certa difficoltà a riprendermi dalla caduta del Cavaliere e ad accettare la costituzione del Regno di Napolitano I.
Nel frattempo, il governo Monti ha avuto l’effetto di deprimere il mio entusiasmo politico ad una profondità tale che stavo per rischiare di dichiarare il default emozionale, quando finalmente una notizia ha riacceso in me la luce, catapultandomi con la mente al recente passato, quando le battaglie per la legalità erano il sale della democrazia e il popolo viola gremiva le piazze al grido “la legge è uguale per tutti”; quando Santoro sbandierava share da capogiro e sciorinava l’elenco dei procedimenti a carico della buonanima di Berlusconi, mentre Travaglio selezionava il grano buono dalla gramigna e incoraggiava Di Pietro a tener fede ai principi con cui aveva convinto molti elettori a crederlo diverso dalla marmaglia parlamentare.
Regola numero uno: chi viene rinviato a giudizio deve dimettersi.

Oggi, ad entrare nel favoloso mondo degli imputati è stato uno degli artefici della rivoluzione giustizialista che in Italia ha sospinto le folle contro la casta, facendole vedere congiure e logge massoniche un po’ dappertutto: Luigi De Magistris, attuale sindaco di Napoli.
Dai, Luigino: ora hai l’occasione di (di)mostrare a tutti la tua coerenza.
Dimettiti immediatamente e lascia libera la sedia in palazzo San Giacomo…cazzo!

PS: non c’entra niente, ma mi ritaglio comunque un piccolo spazio “pubblicitario”… Chi volesse, può dare un’occhiata al mio sito fotografico: Marco Caruso Fotografia ! E’ una piccola raccolta di scatti che in fondo, raccontano anche storie, di cui non scrivo il testo, ma che lascio alla vostra immaginazione. Ogni commento e/o suggerimento è ben accetto!

Mentre sono sull’autobus il chiacchiericcio non si placa un attimo. La notizia del giorno è sulla bocca di tutti e tutti ne discutono cercando una risposta. Ancora non si conoscono molti dettagli; la sparatoria in piazza Dalmazia è di poche ore fa e le voci girano incontrollate. Sono morti due senegalesi, un altro è in fin di vita all’ospedale. Qualcuno ha puntato la pistola contro dei ragazzi, in un mercato, e ha fatto fuoco. Le prime ipotesi descrivono la scena come un regolamento di conti. La comunità africana a Firenze è nutrita e buona parte di essa è ben visibile quando si girano le strade e i luoghi più significativi del centro storico della città. Hanno tra le mani orologi, cinture, borsette: tutta roba contraffatta. Alcuni allestiscono bancarelle di fortuna con cartoni o teli di stoffa su cui dispiegano la loro merce, che va dalla bigiotteria ad una varietà di occhiali firmati, anch’essi contraffatti. Di tanto in tanto si vedono correre tra i passanti e si intuisce che di lì stiano per passare vigili o poliziotti intenti nei loro giri di ronda.
L’idea di fondo che influenza le prime ricostruzioni è quella che lega questi ragazzoni di colore alla criminalità che li sfrutta e che li può punire se le cose non vanno come dovrebbero andare…
Non c’è traccia di razzismo nei pensieri dei fiorentini. E’ una ipotesi che stenta a trovare spazio nei ragionamenti della gente.

Sono da poco passate le tre. Non ho nemmeno bisogno di prenotare la mia fermata: scendo al capolinea. Ho appuntamento con la mia fidanzata in piazza San Marco e decido che per raggiungerla la strada migliore è quella che taglia il mercato di San Lorenzo, che sotto Natale è una vera fucina di idee regalo…
Imboccata via Nazionale avverto una certa concitazione: il passo delle persone è svelto e devo fare attenzione a schivare quelle che procedono in senso contrario al mio sul marciapiede.
Non ho nemmeno il tempo di chiedermi cosa abbia scatenato questa fuga di massa: intercetto ansiosi ammonimenti tra i passanti. “Hanno sparato ancora”.
I rotori dell’elicottero della polizia mi sovrastano. Sirene. Gazzelle e Pantere si precipitano sul posto. Ambulanze. E’ un macello.
C’è una tensione palpabile.

Raggiunte le prime bancarelle tutti gli interrogativi sono fugati: l’hanno preso o forse si è suicidato. In ogni caso è finita!
Non era un “regolamento di conti”. Un italiano sui 50 anni aveva deliberatamente preso la mira contro alcuni senegalesi.
Ma neanche stavolta si parla di razzismo, bensì di follia.
Un pazzo ha sparato. Un pazzo ha ucciso.

Non mi fermo a guardare. Passo oltre, tenendo in cuore sentimenti contrastanti.
Dispiaciuto per quei giovani, ma sollevato al pensiero che non ci fosse più alcun pericolo. Il “giustiziere” era a terra, assieme ai suoi bersagli…
Di lì a poco, i banchi di San Lorenzo cominceranno a sbaraccare, come se non ci fosse più spazio, almeno per oggi, ai sorrisi, alle spese per i regali… Il Natale è lontano: può aspettare che per qualche ora si pianga e si rifletta su quanto accaduto.
Nelle stesse ore, decine di senegalesi si sono raccolti per dar vita ad una manifestazione spontanea, durante la quale non sono mancati attimi di tensione, per urlare il loro dolore e gridare “vergogna” contro chi non è in grado di garantire la loro sicurezza e quella dei cittadini di Firenze.
Il sindaco Renzi si è affrettato ad indire una giornata di lutto in ricordo delle vittime.

Perchè vi ho raccontato tutto questo?
Perchè sono sicuro che nessuno vorrebbe leggere notizie così tremende, almeno quanto nessuno vorrebbe trovarsi a far da comparsa ad un set da far west in cui volano pallottole tra la gente.
Ma soprattutto, perchè penso che, passato lo spavento e provando a far fruttare la commozione che fatti del genere possono suscitare, sia doveroso interrogarsi sui limiti della società multietnica e multiculturale così come la conosciamo.

Fino a ieri, infatti, a parte i pochi assidui frequentatori del centro città, la maggior parte dei fiorentini non aveva la benchè minima idea delle dimensioni di un fenomeno, quello dell’immigrazione, che solitamente relegano sui giornali e di cui parlano distrattamente solo quando la cronaca gli punta i riflettori addosso.
La mancanza di un’integrazione compiuta, la povertà e l’assenza di concrete possibilità di costruirsi una vita dignitosa, invece, fa di questi extracomunitari dei capri espiatori per squilibrati come Casseri, che facilmente possono identificarli come un vulnus in una società che vedrebbero più virtuosa senza di loro.

Non basta parlare di razzismo o di follia omicida, applicando delle etichette buone solo per spenderle poi sui media nazionali: l’ignoranza non si combatte con degli slogan e men che meno con le canzonette. Ci vogliono fatti. E spesso la politica latita o sbraita, andando dal lassismo sinistroide all’estremismo leghista, col risultato di abbandonare a loro stesse associazioni e cittadini che si ritrovano a dover sopportare in totale solitudine il peso di una realtà dalle mille sfaccettature, che vanno dall’onestà di tanti, alla disperazione di molti, che poi sfocia nella rinuncia alla legalità.

Facile parlare di accoglienza, senza poterla garantire.
Pura demagogia.
Ha senso lasciare al loro destino persone che vengono in Italia cariche di mille speranze e si ritrovano poi in balia della criminalità, a vivere in condizioni disumane, tra gli sguardi sospettosi di chi se le ritrova per la strada?
Soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, con una società in crescente fibrillazione, servono risposte che non possono più tardare ad arrivare!

Confesso: pur essendo da principio e di principio contrario alle mosse del Capo dello Stato, ero sinceramente incuriosito dagli scenari che si andavano delineando con la caduta di Berlusconi e nutrivo una certa speranza che potessi sbagliarmi e che davvero una persona seria come Mario Monti e la sua squadra avrebbero potuto rilanciare l’Italia…
In fondo, ci avevano persuasi che non ci fosse alternativa migliore; che per il bene del Paese si dovesse accettare di sacrificare il sacrosanto diritto di poter esprimere il nostro voto, perchè considerato un lusso che non potevamo concederci; che c’erano persone preparate e composte pronte a stupirci e a fare ciò che non era stato possibile realizzare fino a poche settimane fa.
Come spesso accade, però, tanto maggiori sono le aspettative sollevate, quanto rumorose saranno la delusione e la frustrazione dovute alla mancata concretizzazione di ciò a cui tutti erano stati convinti a credere!

Ora che sappiamo molto bene come mai la Merkel e gli altri leaders mondiali, dopo aver parlato col neo premier, fossero rimasti così impressionati dalle misure annunciate, resta da chiedersi se quello stupore fosse traducibile in ammirazione per il coraggio del Professore o in compassione per noi italiani che le avremmo dovute subire!

Nel tentativo di “mettere in sicurezza” i conti si è fatto ricorso al più antico e usurato copione: tartassare il cittadino per far cassa. E non l’evasore che non aveva mai pagato, bensì il povero Cristo che non sa più se gli convenga andare a lavoro o starsene a casa, risparmiando così la benzina!
Insomma…tagli: zero! Crescita: zero! (con quali soldi?) Equità: zero!

Commenti più dettagliati alla manovra ne potete trovare ovunque. Il giudizio è abbastanza unanime: non sarà depressiva solo in termini economici…
A me resta strozzata in gola soltanto una domanda: avremo mai alla guida del Paese un governo finalmente liberale?

Ricapitolando: circa un mese fa i media hanno cominciato a bombardaci con spread a tappeto. Per fermare l’attacco, dicevano nei pizzini lanciati sulla popolazione a mezzo stampa e tv, sarebbe stato sufficiente liberarsi di Silvio Berlusconi, che ormai i mercati internazionali avevano sfiduciato.
Il comandante in capo, Giorgio Napolitano, facendo eco a chi implorava di “fare presto”, diligentemente incaricava il dottor Mario Monti di firmare l’armistizio con l’Europa e con gli investitori.
Detto fatto, il nuovo Premier si è subito messo all’opera promettendo riforme dalla portata epocale. Prima fra tutte, quella che rende Roma Capitale un po’ più indipendente dallo Stato e dalla Regione.
Poichè i tempi stringono e c’è voglia di rilanciare il Paese, il secondo Consiglio dei Ministri ha visto modificare le convenzioni in materia fiscale con le Isole Mauritius e le Isole Cook, nonchè sottoscrivere un accordo con San Marino per il reciproco riconoscimento dei titoli universitari.
Forte di queste prime operazioni, il Professor Monti è tornato in Europa a testa alta a parlare coi diarchi del regno di Francia e Germania. Ai quali ha lasciato intendere di aver pronto un piano di studi per eseguire correttamente i compiti a casa assegnatigli.
Come ricompensa per questo ottimismo ritrovato, frau Merkel e monsieur Sarkozy hanno applaudito al bravo scolaro e, parlando ai giornalisti, hanno confermato le sue “impressionanti” potenzialità.
A chi si sta chiedendo se la crisi di fiducia sia quindi stata superata o meno, viene proprio da rispondere in malo modo!
Che domande.
Berlusconi, che era il problema, non c’è più.
Ora c’è un Presidente del Consiglio serio e preparato.
Eppure lo spread è sempre lì: quota 500! I bombardamenti continuano. Solo che non ce lo raccontano più come prima. E quasi quasi non sembra manco più necessaria tutta la fretta delle settimane addietro.
Possiamo tranquillamente aspettare metà dicembre per sapere come Monti abbia così facilmente impressionato la teutonica Merkel e il rattuso Sarkozy.
Nel frattempo, il neo Primo Ministro dovrà spiegare queste mirabolanti riforme alle parti sociali, con cui ha sempre detto di volerle redigere, dimenticandosi forse il piccolo particolare che vede le stesse parti sociali tra le più conservatrici al mondo e le meno propense ad accettare  lo scardinamento dei privilegi fin qui acquisiti.

Al che una domanda sorge spontanea: ma se Monti questi decreti ancora deve arrangiarli, cosa è andato a dire in Europa? E su che basi si è meritato l’entusiasmo di compassati colleghi e funzionari dell’euroburocrazia?
Ma soprattutto: perchè noi, popolo italiano, non ne sappiamo niente?

Qualcuno, pochi giorni fa, aveva accostato l’avvento del Professore ad una sorta di primavera araba in versione maccheroni e pizza.
Spero solo che l’Italia non faccia la fine dell’Egitto, dove chi è venuto dopo ha dimostrato d’esser (quasi) peggio di chi c’era prima…

Resta poi da ripensare il concetto stesso di Europa: sempre meno “dei popoli”, sempre più “dei tecnocrati”. Il Parlamento, unico organo rappresentativo, non conta niente. A decidere, però, sebbene dovrebbe essere la Commissione, a tirare le fila per tutti e 27 sono in due, Germania e Francia, che ostentano incontri bi-trilaterali ai quali, sinceramente, non dovrebbe esser considerata un’onta non partecipare.
Infondo…se siamo arrivati a questo punto è inequivocabilmente colpa di quei pochi…

E intanto il bombardamento non è finito. La nostra democrazia però, si!

UPDATE: il piano di Monti è fumoso e ai mercati non è stato dato niente per ritrovare fiducia. Ora lo dice anche il FT, nota fonte internazionale cui negli anni dei governi Berlusconi è stato dato credito ad oltranza! Avranno letto ciò che ho scritto?

Tra speranza e turbamento. Ecco come sto vivendo questi giorni.
Vorrei lasciarmi coinvolgere da chi vede in questo governo di illuminati professori universitari e banchieri di successo una possibilità di riscatto per il nostro Paese. Ma più forte ancora è la sgradevole sensazione d’esser stato defraudato di un mio diritto fondamentale: scegliere.
Guardo le facce del nuovo esecutivo e, insieme ad una possibilità per l’Italia, vedo l’umiliazione della politica, che ha letteralmente abdicato ogni sua prerogativa in favore di chi non si è neppure dovuto confrontare con l’elettorato.
E il popolo può solo accettare. Così come, probabilmente, dovrà fare anche il parlamento, ridotto a mero notaio rispetto a decisioni che altri stanno prendendo per manifesta incapacità di quelli che vi si potrebbero/dovrebbero opporre.
Sembra d’esser tornati indietro di secoli, ai tempi in cui i romani accettavano di sospendere la democrazia per farsi proteggere da un Cesare contro chi minacciava l’Impero… Oggi è l’Italia ad essere sotto attacco. Speculatori finanziari hanno ottenuto che un governo, legittimamente eletto, rassegnasse le dimissioni e pur di impedire la deflagrazione del nostro sistema economico il Capo dello Stato ha incaricato dei cosiddetti tecnici ad occuparsi delle nostre difese.
Ci ha imposto un uomo, Mario Monti, stimabilissimo, ma privo di qualsiasi mandato popolare. Ce lo ha imposto senza uno straccio di programma. Sulla base di una vaga promessa di risanamento e risorgimento del nostro Paese. E lo stesso Monti ha cooptato personaggi di fiducia, anch’essi stimabilissimi, ma anch’essi privi di rappresentatività.
Non sappiamo cosa faranno. Non sappiamo quanto tempo dovremo aspettare prima di poter dire che non eravamo d’accordo.
Da stasera comandano loro. 16 illustri italiani decreteranno cosa sia meglio per l’Italia. E noi dovremo accettarlo. Nella speranza sia davvero il meglio per noi…
Ma questo dover restare passivi, di fronte alle scelte che altri ci spacceranno per inevitabili, mi lascia perplesso e sinceramente turbato.
Gli americani, su questo difetto di rappresentatività, ci basarono una rivoluzione al motto di “no taxation without representation“…

Mi auguro di potermi rasserenare via via che questo governo darà prova della serietà che tutti oggi gli attribuiscono.
Ma rimane un dubbio: la nostra, è una democrazia o una tecnocrazia?

L’ultimo giorno.

Posted: 12 novembre 2011 in Berlusconi, Politica interna
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E’ il momento del rompete le righe tanto atteso.
Dopo 17 anni si chiude un’epoca che è stata poi anche un’epopea, quella di un uomo, di un imprenditore che non si è mai adattato alla politica, ma che è riuscito a rivoluzionarla. Perfino la sua uscita di scena ha poco a che vedere con la prassi istituzionale.
Così, dopo aver letteralmente importato il bipolarismo dei paesi anglosassoni e dato la possibilità agli elettori di scegliere direttamente il loro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi riprende la strada degli spogliatoi inventandosi le “dimissioni annunciate” e stimolando consultazioni a crisi non ancora formalmente aperta. Dando l’ennesima dimostrazione che la Costituzione “formale” non è un dogma e andrebbe rimodellata senza paura su quella che è la realtà di un paese lontano anni luce da quello che 60 anni fa la partorì.
Se ne va, Silvio Berlusconi, tra fischi ed applausi, portandosi dietro tante sconfitte e altrettante vittorie (non solo elettorali). Le ultime: la dissoluzione del partito che aveva fondato è un fallimento pari soltanto alla soddisfazione di avere, con l’approvazione della legge di stabilità, finalmente messo l’Italia sui binari giusti, quelli delle riforme strutturali, che la porteranno fuori dalla crisi, verso un futuro che tutti speriamo migliore.
Cede il passo, il Cavaliere.
Che la fine sarebbe arrivata era una certezza. Alcuni l’aspettavano con ansia, per festeggiare una liberazione; altri, come me, ritenendola semplicemente inevitabile, riponevano la speranza che potesse avvenire in modo diverso, con la parola che tornava democraticamente al popolo.
Da stasera, comunque, si volta pagina, nella convinzione che le idee sopravvivono agli uomini che le sostengono. Per questo non sono dispiaciuto della “fine dell’impero”, che pure ho difeso, sebbene non condividendone tante battaglie. Ma liberali e garantisti lo si è con o senza Berlusconi. E’ sempre stato questo il mio credo e tale resterà anche nelle prossime ore.

Chissà che da domani, senza più l’uomo che ha catalizzato più di tutti sentimenti e attenzioni di un intero Paese per quasi due decenni, non sia davvero possibile vivere una stagione politica del tutto nuova, che sappia far frutto degli errori del passato, ma che non sia così ottusa da cancellare anche quel che di buono è stato fatto.

Auguri a tutti…

Dunque, la fine di questo governo è vicina. Per alcuni è prossimo ad essere debellato anche il berlusconismo.
Si chiude un ciclo e in tanti sperano di poterne avviare uno completamente nuovo.
A volerne essere protagonisti sono tutti quelli che fino ad oggi si sono battuti contro il regime del Cavaliere e che hanno fatto di tutto pur di smascherarne malaffari e immoralità.
Hanno i volti stanchi, dopo anni e anni di resistenza, ma non vogliono mollare proprio adesso che c’è da menare più forte per abbattere il loro nemico numero uno: Berlusconi.
E così stanno raschiando il fondo della loro santabarbara.
Gli ultimi colpi, però, sono alquanto preoccupanti.

C’è chi, come Francesco Merlo su Repubblica, scarica tutta la sua frustrazione sfogliando delle fotografie (guardatelo il video: è particolarmente istruttivo per capire il livello di animosità che incide sui giudizi di certi giornalisti).
C’è chi, come Massimo Gramellini su La Stampa, convinto che se ci siamo ritrovati Berlusconi Presidente del Consiglio sia tutta colpa dell’ignoranza degli elettori, propone che in futuro vengano istituite delle commissioni che stabiliscano chi possa e chi non possa esercitare il suo diritto di voto.
C’è poi chi, come Michele Santoro, pur di attaccare il suo arcinemico di Arcore, ha accetato l’aiuto di un “amico degli amici“. Quel Mario Ciancio di Antenna Sicilia, che il Fatto Quotidiano, nel 2010, aveva indicato come “imprenditore in odore di mafia”. Lui, Mario Ciancio, indagato per concorso esterno, è lo stesso editore con cui l’organizzazione di Servizio Pubblico ha raggiunto un accordo per la messa in onda della trasmissione da cui, magari paradossalmente, si arriveranno a ricordare le “amicizie pericolose” del Premier. Il tutto, senza che Travaglio o nessun altro avesse niente da dire.

Insomma: le sorti del governo sono appese ad un filo. Molti si stanno fregando le mani. Ma siamo sicuri che chi vorrebbe sostituirlo sia veramente degno di ricevere il nostro voto?
Se son queste le premesse (e in realtà non lo sono, perchè che l’opposizione fosse composta da inguaribili ipocriti che dell’incoerenza hanno fatto il loro marchio di fabbrica è già tanto che si sapeva) non c’è niente di buono da sperare.

io non mi fido di lui!

Sale e scende da un palco all’altro.
Ha una lingua irrefrenabile ed una gran bella faccia tosta.
Si riempie la bocca del suo sodalizio col giudice Borsellino e non fa altro che sfruttare l’immagine che nel tempo si è costruito e che gli hanno appiccicato addosso di magistrato antimafia.
Pubblica libri e partecipa a trasmissioni.
E’ la toga più in vista del panorama italiano. Una specie di star, con tanto di fans. Non sappiamo se debba difendersi come un rocker da battaglioni di groupies, ma abbiamo la certezza che un intero “popolo” (viola) pende dalle sue labbra. E’ amico di giornalisti (e non solo), con cui va in vacanza e a cui affida le prefazioni dei libri che scrive.
Si dichiara un attivista a difesa della Costituzione. Ed è arrivato già una volta a proporre una sorta di commissariamento da parte dell’UE dei governi in odore di rapporti con una delle associazioni a delinquere che infestano il nostro Paese.
Ha la responsabilità di pentiti come Ciancimino Jr (“l’idolo di AnnoZero”), da cui possono dipendere le sorti di processi giudiziari e politici.
E nonostante ciò, ha tra le mani le inchieste più scottanti della procura di Palermo; tra i faldoni sulla sua scrivania sono evidenziati i nomi più altisonanti della politica italiana degli ultimi 20 anni, accostati a quelli dei più tristemente famosi boss della malavita siciliana.

Sapete cosa penso? Che di un magistrato così non ci si possa fidare.
Nei palazzi di Giustizia non devono stare dei “partigiani”, ma dei servitori dello Stato che facciano dell’imparzialità il loro stile di vita, dentro e fuori le aule dei tribunali.
Come si può rimanere insensibili di fronte a tanta sfrontatezza?
E’ vero: un magistrato è innanzitutto un uomo, con delle convinzioni e delle passioni a cui è giusto non rinunci. Ma questi, in virtù di un solenne giuramento sulla Carta fondamentale del nostro Stato (di diritto), ha il dovere di contenere le proprie esuberanze e le proprie smanie di successo, così come di controllare il suo smisurato ego e le megalomanie di chi si sente un salvatore della Patria.

Il dottor Ingroia, si ricordi che non è stato eletto da nessuno per difenderci da presunti violentatori della Costituzione. Non è nemmeno tra le sue mansioni occuparsi in maniera militante di politici e politica.
Non è un burattino del potere esecutivo, ha ragione. Eppure, non è nemmeno un poliziotto armato di martelletto per giudicare e condannare l’operato politico di un governo!

Sarò schietto: io, di un magistrato come Ingroia, non mi fido.
Chi mi assicura che sia sempre lucido e libero durante il suo lavoro?
Chi mi assicura che, sentendosi in animo di dover combattere il nemico che si è raffigurato, non sia talmente ossessionato da condurre una personale crociata contro una maggioranza o un esecutivo di cui non condivide l’azione riformatrice?
Chi mi assicura che, nel corso di un’inchiesta, raccolga le prove non soltanto per rafforzare l’accusa contro l’indagato?
Chi mi assicura che, durante un procedimento giudiziario, il suo interesse sarà solo quello all’emersione della Verità e non invece di “una” verità, quella che ritiene più utile per eliminare il politico di turno che non sopporta?
Chi mi assicura che non imbeccherà un pentito o non lo proteggerà soltanto perchè grazie ai racconti di quest’ultimo può inchiodare “l’invasore”?

Temo che il signor Ingroia non sia in alcun modo compatibile con la posizione che ricopre nell’Ordinamento del nostro Stato.
Dobbiamo già fare i conti con una Giustizia disastrosa e disastrata. Ma far finta di non vedere i mali che l’hanno ridotta in queste condizioni è assolutamente ingiustificabile!

La Giustizia non è di questo mondo. Ma soprattutto non è italiana.
Dopo 19 anni dalla strage di via d’Amelio, rieccoci al punto di partenza.
Senza colpevoli.
In compenso, sette persone condannate all’ergastolo torneranno in libertà: perchè, a suo tempo, taluni magistrati ritennero sincere le confessioni di un pentito che già all’epoca non aveva fornito i dovuti riscontri.
Lo hanno scoperto quasi due decenni dopo. Quando un altro “pentito” ha deciso che era maturo il momento della sua redenzione.
Crederanno anche a lui (Spatuzza) come hanno fatto col primo (Scarantino)?
A vent’anni di distanza, c’è ancora da sperare che venga resa Giustizia al giudice Borsellino?
Mi auguro, più di tutto, che sia la volta buona per fermarsi a riflettere seriamente sulla gestione dei pentiti: personaggi dalla dubbia credibilità (si pensi a Ciancimino Jr), che troppo spesso hanno dato la sensazione di essere pedine nelle mani una magistratura impazzita, più interessata alle strumentalizzazioni politiche che alla ricerca della Verità.

Si ricomincia. Da zero.
Ma intanto, chi paga?

Finalmente, dopo tanto tempo, ho qualcosa da condividere con Casini: “nessuno può ridicolizzarci”!
Il riferimento è a ciò che è successo ieri a Bruxelles, con Sarkozy e la Merkel che ridacchiano guardandosi negli occhi dopo una domanda su quanta fiducia riponessero nel nostro Paese e nel suo capo di governo.
Un fatto imbarazzante, che però l’opposizione (meno il leader UdC, appunto) ha ritenuto di dover sfruttare, elevandolo a “segnale” per una nuova rincorsa per l’ennesima spallata al Cavaliere.

Al contrario, mi sarei sinceramente aspettato un atteggiamento diverso: una levata di scudi a difesa dell’onore dell’Italia. Ma dimenticavo di che pasta fossero fatte le sinistre e gli avversari dell’uomo Berlusconi.
Questa disponibilità a farsi gettar fango addosso, pur di avere l’occasione per attaccare il nemico politico, è a dir poco sconcertante. E dovrebbe far riflettere!
Basterebbe giusto un minimo di onestà intellettuale…

Le critiche all’azione di governo e maggioranza resterebbero là dove sono, scolpite nella Storia di un esecutivo ormai incapace di cambiare le sorti del Paese; ma che alle risate di chi ha tutto l’interesse a vederci precipitare, si aggiungano quelle di chi dovrebbe proporsi come alternativa responsabile al Cavaliere, beh…una qualche perplessità me la lascia, eccome!

Entro mercoledì, comunque, l’Italia avrà l’opportunità di riscattarsi da tanto disonore: basterà che Berlusconi e la sua maggioranza recuperino, punto punto, le richieste della Banca Centrale Europea. Cosa che sarebbe impossibile chiedere agli statalisti conservatori che albergano nel Partito Democratico e in Sinistra e Libertà.
Eh, già…perchè vorrei tanto godermi la scena di un governo a guida Bersani, che litiga con Vendola, che litiga con Casini, che litiga con Fini, per l’innalzamento dell’età pensionabile o per la riduzione del pubblico impiego.

Allora sì che ci sarebbe da ridere….

Con l’ultimo post che scrissi su questo blog mi autosospendevo da elettore del centrodestra, avendo ravvisato nella manovra allora proposta una serie di odiosi provvedimenti che, al di là della loro necessità pratica per fronteggiare la crisi, avevano il sapore della rinuncia ai principi liberali di cui Berlusconi si era da sempre fatto promotore e difensore.
In quel momento, mi chiesi che senso avesse continuare a sostenere un governo “di destra” che si comportava come uno “di sinistra”, cadendo in una vera e propria depressione ideologica.

Oggi, il colpo di scena. Con Berlusconi che raddrizza la barra e riporta la nave sulla rotta che aveva promesso di seguire sin dalla sua discesa in campo.
Niente contributo di solidarietà, niente mani nelle tasche dei cittadini; ma c’è di più: via le province, tutte; dimezzamento dei parlamentari; riduzione dei benefici fiscali a favore delle cooperative e accorgimenti significativi sulle pensioni.
Questo e non solo per far tornare un piccolo sorriso sui volti delusi dei propri elettori.

Si poteva fare di più? Sicuramente.
Ma è una buona notizia che si sia tornati indietro rispetto alle orribili scelte che avevano acceso la miccia della stizza del popolo del PdL.

Tutto sommato, quindi, questa è una buona giornata…che segna la fine della “sospensione” che mi ero imposto.
Ciò, ovviamente, non significa valutare acriticamente le scelte politiche dell’attuale maggioranza, ma semplicemente guardare al futuro con un minimo di speranza in più.
Qualcosa si muove e forse un pizzico di merito va anche a chi da subito si è opposto ad una manovra inutilmente “lacrime e sangue”.

Ora c’è da lavorare sui provvedimenti che possono ridare slancio al Paese…

Dal momento che nessuno, dico nessuno, in Italia è disposto a portare avanti una vera rivoluzione liberale, ogni sostegno politico è destinato al fallimento. Per questi motivi, da oggi, per dirla con Bechis, mi autosospendo da elettore del centrodestra e mi rifugio in una mia personalissima utopia ideologica, in cui lo Stato viene riformato assieme alla Giustizia, al fisco, all’istruzione, alla sanità e in cui i governi non si preoccupano di spendere in malo modo i soldi dei cittadini, mettendogli le mani in tasca, ma assicurano al popolo una base di leggi in grado di liberare il mercato e al tempo stesso proteggerli da chi evade e li truffa.
Sono anni che Berlusconi promette, rivendica impercettibili conquiste politiche, e che infine capitola di fronte ai sondaggi e ai consensi: non ha più alcun senso sostenere chi, perfino davanti all’ultima occasione della propria vita, ha miseramente preferito rinnegare sè stesso piuttosto che sbaragliare nemici e “amici” pur di tener fede alla parola data.
A questo punto, caro Cavaliere, si faccia da parte. Non ci serve più. O forse non ci è mai servito.
Chi ha sempre votato a destra l’ha fatto per due motivi: perchè credeva che solo in quello schieramento potesse germogliare uno stato realmente liberale o perchè credeva che fosse l’unica alternativa possibile ai pruriginosi governi di sinistra, l’ultimo baluardo alle rissose schiere di sindacalisti conservatori e politicanti ipocriti e nostalgici dei piani quinquennali di stampo sovietico.
Oggi però, ci troviamo nell’imbarazzante situazione per cui il seme del liberalismo è stato gettato alle ortiche e un esecutivo “di destra” si comporta come fosse un “Ulivo” qualsiasi.
Dopo 17 anni di attese, osserviamo attoniti un Paese immobile, che agogna riforme che nessuno ha il coraggio di varare e uno Stato pletorico, parassita e dirigista che non ha più la dignità di chiamare le cose col loro nome: “tassa di solidarità”…ma per carità!
E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Come agli allenatori che non soddisfano più i loro presidenti…un grosso in bocca al lupo e un arrivederci a mai più.
L’esonero per il governo Berlusconi è irrevocabile.
Almeno da parte mia!

O guapp’ !

Posted: 21 giugno 2011 in Napoli, Politica
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ATTENZIONE!
Post altamente polemico….ma aaaaanche pacato.

Sembrava che con l’arrivo di Luigi De Magistris la situazione a Napoli dovesse radicalmente cambiare.
Ha allestito una giunta che avrebbe dovuto far tremare i polsi alle persone di malaffare. Ha fatto proclami talmente simili a quelli che eravamo soliti ascoltare dalla viva voce di Berlusconi che ci ha fatto pensare: “o è matto o ce la fa davvero”.
Ora abbiamo la risposta: è un matto.
Il neo sindaco di Napoli, dopo i flop giudiziari, è voluto partire in quarta anche nelle nuove vesti di Masaniello, andando però incontro alla medesima sorte. Splash…! Qualcuno gli getti un salvagente prima che affoghi!
Per non smentirsi, poi, come da magistrato lamentava di essere al centro di un complotto, ordito per affossare il suo operato, così oggi la storia si ripete: “è in atto un sabotaggio!”.
Ma dai!!!???

Insomma: è sempre colpa degli altri…
Le sue inchieste finiscono nel cestino e lui si lamenta.
I cestini se li ritrova per strada. E si lamenta.
Sarà che forse forse è un po’ incapace lui e oltre le tante (TANTE) belle parole, di sostanza ce n’è ben poca?
O forse aveva ragione Berlusconi, quando diceva che a Napoli non bastava intervenisse il governo con provvedimenti estremi in situazioni di crisi, e anche il buon De Magistris ha dovuto subire il colpo assestatogli da una città che ancora non lo segue?

Stesse parole, stessi risultati.
“Ripulirò Napoli in cinque giorni”. Lo hanno detto entrambi. E per entrambi non è cambiato un bel niente.
Con la differenza che il primo veniva sfottuto dal secondo.
Col senno di poi, cavalcare l’orda mezza ideologicizzata e mezza criminale di quelli che non volevano l’apertura di altre discariche, non dev’esser stata una gran bella pensata…
Ma guardiamo al futuro.
Appunto.
E adesso?

De Magistris aveva puntato molto sul suo “piano” di rinascita anti-monnezza.
Aspettiamo il “piano-B”. Nel frattempo, se permettete, ci preoccupiamo…

Auguri Napoli…
Speriamo non sia vero il detto: “chi ben comincia è a metà dell’opera”…

E’ troppo chiedere che i magistrati non facciano politica? Che rispettino il loro ruolo e che rassicurino in merito alla loro imparzialità?
Evidentemente, si.
Pare proprio che alcuni di essi non vogliano saperne di abbandonare la trincea per tornare a fare il lavoro per cui sono pagati.
Capita così che nonostante esista un sindacato delle toghe (caso più unico che raro nel mondo!), alcuni giudici e pubblici ministeri non resistano alla tentazione di salire sui palchi, aderire a petizioni e gridare il loro sdegno, esplicito o implicito, contro il legislatore cui dovrebbero essere soggetti. Salvo poi pretendere di esser considerati “sereni” quando nelle procure e nei tribunali imbastiscono procedimenti nei confronti di esponenti di prima o seconda linea di partiti e movimenti politici.

Ultimamente abbiamo avuto l’esempio del pm Narducci: il giorno prima accusatore di Nicola Cosentino; il giorno dopo assessore nella giunta De Magistris, altro magistrato da prima pagina!
E mentre aspettiamo che faccia il suo ingresso trionfale in parlamento o chissà dove anche il buon Henry John Woodcock, segnaliamo ancora una volta l’ennesima piazzata della star delle stars: Antonio Ingroia.
Dategli una tribuna e lui la farà sua a colpi di “…Giovanni Falcone” e “…il mio grande maestro Paolo Borsellino” e “…antimafia”!
Giù scrosci di applausi: una vera e propria reazione pavloviana da parte del pubblico ipnotizzato da cotanto uomo.
Da Bologna, assieme ai suoi più cari amici e sostenitori, Santoro e Travaglio, ha tenuto il comizio che tutti volevano ascoltare: “…Giovanni Falcone”, “…Paolo Borsellino”, e l’immancabile bordata contro il convitato di pietra, Berlusconi, a suon di “…la legge è uguale per tutti”, “…contro ogni impunità e immunità”; “noi magistrati siamo isolati”; “noi magistrati siamo insultati”. Etc etc etc.
Se avete ascoltato Ingoria una volta, l’avrete ascoltato anche per tutte le altre.

Ciò che colpisce, però, è la presunzione e la prepotenza con cui Ingroia, (e i suoi esimi colleghi) vorrebbe farci credere che ci si possa comunque fidare di lui anche quando lo vediamo sulle prime pagine dei quotidiani mentre da la caccia al “potente” di turno. Vuol convincerci che la sua sia una missione, sulle orme di Falcone e Borsellino, ma come facciamo noi cittadini a non avere il sospetto che, dopo tutto quello che va dicendo, non ci sia sotto una sorta di ritorsione contro il potere politico? Una tendenza alla notorietà?

D’altra parte, per vendere libri c’è bisogno di pubblicità, ma prima ancora di accreditarsi presso il grande pubblico e non esistono occasioni migliori che quelle offerte dalle tribune politiche che fanno opposizione.
Il risultato poi è che invece di chiedergli conto dei vari Ciancimino e Spatuzza o del perchè le inchieste del suo amico Borsellino furono bloccate dopo la sua morte senza che dicesse pio o del perchè dell’accanimento illogico contro servitori dello stato quali il capitano Ultimo o il capitano Mori, si finisce per vederlo sommerso dagli applausi e lanciato ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti.

E l’imparzialità che la legge gli impone?
Lo ricorda, il buon Ingroia, che oltre che ad esserlo dovrebbe anche apparire come tale?
Ma allora perchè fa tutto il contrario?

 

Non ci volevo credere, ma alla fine ho dovuto farlo.
Vedere il ministro Brunetta giustificarsi in un video per la stoccata contro gli attivisti della “rete dei precari della pubblica amministrazione” è stato a dir poco imbarazzante.
Un atteggiamento da irresponsabili, che forse in passato avrei interpretato con un punto di vista difensivista, ma che oggi non merita alcun tipo di scuse (come preannunciato, è ora di cambiare); non si trattava di spiegare l’arroganza di certi contestatori, ma di risparmiarsi un tentativo stupido di mistificare una realtà sotto gli occhi di tutti.

Possibile che ancora non lo si sia capito? Non si possono più dire fesserie, perchè nel giro di pochi minuti ti ritrovi sbattuto online e messo sulla graticola, con tanto di filmati e registrazioni audio.

Eppure, l’innovatore Brunetta si è accorto troppo tardi di essere ancora troppo indietro ed è stato sputtanato.
Fa benissimo, oggi, chi lo sta smascherando e lo sta incalzando…
A conferma del fatto che il centrodestra ha molto da lavorare sul piano della comunicazione, ma per poter comprendere le nuove dinamiche culturali sarebbe il caso che invece di sfottere chi naviga in internet ne cercassero di capire i meccanismi.
La nuova sfida, anche politica, si gioca su nuovi terreni. E’ ovvio che si parta svantaggiati quando non si sa nemmeno dove e in che epoca ci si trovi…