Fermate Travaglio, vi prego.
Mi riferisco a voi che tanto lo idolatrate e lo osannate come unico vero giornalista indipendente; lo dico a voi che gli volete bene…fermatelo, altrimenti chissà quanto in basso ancora potrà arrivare!

Sarà che sarà incazzato col mondo e coi colleghi che un giorno si e l’altro pure lo stanno braccando a causa del suo doppiopesismo manifestato nella vicenda dell’amico Ciuro (ne parlano Mastellarini, Facci e Vespa in particolare), ma non è una buona giustificazione per smettere i panni del giornalista e mascherarsi da coatto writer delle periferie metropolitane…

Ormai i suoi articoli sull’Unità (leggete gli ultimi, quelli pubblicati anche sul suo blog) sono soltanto un similacro della satira dietro cui si nasconde per offendere e denigrare antipaticamente le persone che lo contraddicono o che secondo il suo schema mentale non sono degne di esercitare la professione che lui invece usa con spropositata superficialità a fini politico-finanziari!

Capita così di assistere a delle vere e proprie sventagliate di livore che fanno letteralemente inorridire!
Travaglio carica a testa bassa: Vespa diventa “l’insetto”, Facci “quello del giornale con le meches”, altri giornalisti o conduttori televisivi si trasformano in “scendiletto”…tutti accomodanti nei confronti del potente di turno (e che strano…l’ordine dei giornalisti non dice mai una parola per questi continui attacchi)! Per non parlare dei ministri e degli uomini politici che lui combatte aspramente: Berlusconi ormai è solo il Cainano o Al Tappone (ennesimo riferimento alle caratteristiche fisiche del “nemico” da schernire), Brunetta, “Renatino” (altra presa in giro delle persone basse…ma dove sono i sostenitori del linguaggio politicamente corretto??? quelli che si offendono se dici cieco ad un cieco perchè è offensivo e ti invitano a chiamarlo ipovedente), è un topo che squittisce, la Gelmini una capra che “pascola”…Angelino Alfano viene ridicolizzato giocando col suo nome incrociato al cognome di un’attrice famosa…e via così blaterando.
Per dire cosa poi?
Che tutti fanno schifo meno lui…

Lui, un giornalista che non può nemmeno permettesi di lucidare le scarpe a Vespa (come allo stesso Emilio Fede, un decano dell’informazione italiana); un giornalista che si atteggia ad investigatore ma in realtà se ne sta dietro la scrivania o a bordo piscina aspettando che altri gli compongano il puzzle…salvo poi essere talmente intento ad occuparsi degli altri da non rendersi conto lui delle persone con cui ha a che fare (vedi caso Ciuro)…

Ora ha oltrepassato il limite…SALVATELO…
Questo suo modo di diffamare, ingiuriare e calunniare gli altri non fa nemmeno più ridere (benchè già al tempo si rideva per non piangere)…dov’è la satira in tutto questo?

Vi prego, fermatelo…sembra un animale ferito e rabbioso che abbaia, ringhia e morde chiunque gli si osi avvicinare…
Vi prego, fermatelo…fa quasi male vederlo così…

Parola di uno che non ha mai lavorato…!

“Tre milioni e mezzo di persone mi hanno scelto perché sono un dirigente che pensa che la vita sia più ricca della politica, un antidoto al male che vedo in tanta parte della politica italiana: un morboso attaccamento alla dimensione del potere.”

Walter Veltroni, intervista all’Espresso, parlando della sua leadership… 2 ottobre 2008…

Per chi ancora fosse convinto che a far fallire la vendita di Alitalia ad AirFrance fu l’allora capo dell’opposizione, Berlusconi, i sindacati tra ieri sera ed oggi hanno tenuto a ribadire che il merito era ed è tutto loro!

Anche stavolta, nella scelta tra un sacrificio necessario e la perdita totale del lavoro, i saggi capi delle confederazioni dei lavoratori stanno spingendo i loro iscritti/adepti verso la soluzione più dolorosa di tutte.
A questo punto, il fallimento è la soluzione più giusta. Tutti a casa. Ventimila persone (e relative famiglie) senza stipendio.
E una volta fatta tabula rasa, ripartire.
Con un unica avvertenza.
Chi ha rifiutato il posto oggi non lo avrà domani. Rinnovamento totale. Ventimila facce nuove.
Esagerato? Forse…ma questa sarebbe giustizia.
Con la “fame” di lavoro che c’è in questo momento in Italia, rifiutare un sacrificio per impuntarsi ad ottenere ciò che non si può avere e così perdere il posto è un vero e proprio schiaffo per tutti coloro che per quel posto e a quelle stesse condizioni “sacrificate” accenderebbero ceri a tutte le madonne conosciute sul globo terracqueo!

Senza dimenticare che quelli che oggi si ostinano a dire no sono gli stessi che hanno contribuito al fallimento della nostra compagnia di bandiera.
Gli scioperi risolvono davvero poco ai giorni nostri; soprattutto se praticati in un settore dal mercato abbastanza variegato.
Piuttosto che correre il rischio di rimanere a terra o di soffrire ore ed ore di ritardi, molti passeggeri (me compreso) hanno finito col preferire altri vettori facendo così perdere milioni di euro ad Alitalia.
Il tutto nella consapevolezza che le ore di lavoro non lavorate non hanno costo zero per l’impresa.
E per cosa? Per veder garantiti i propri privilegi.
Di cosa parlo?
Per farvene un’idea vi riporto, via Daw, un estratto dal libro “L’altra casta”, di Stefano Liviadotti.

Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro colleghi di altre compagnie. Però costano tanto di più. Grazie a una giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti e puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter, dove tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due notti.

Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell’Alitalia. È scritto nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante approvato, con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di amministrazione dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Il terzo comma dell’articolo 2 disciplina il «giorno singolo libero dal servizio».

Che viene così descritto: «Periodo libero da qualunque impiego che comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un periodo libero da qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore che comprende almeno una notte locale». Un giorno di 33 ore o con due notti? Quando si tratta del personale di volo della ex compagnia di bandiera italiana, e dei relativi regolamenti di lavoro, bisogna abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale all’ora di Greenwich: per loro non valgono.

Vivono in un mondo a parte, dove tutto è dorato. Da sempre veri padroni dell’azienda, piloti e assistenti di volo si sono dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale indennità economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a terra tutto l’anno). Secondo il regolamento dell’Enac, dove è specificato che hanno diritto a riposare su poltrone con una reclinabilità superiore al 45% e munite di poggiapiedi regolabile in altezza, non devono volare più di cento ore nel corso del mese.

Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere: e si vede che per loro è sempre febbraio. Nell’intero anno, cioè nei dodici mesi (se non hanno modificato a loro uso e consumo pure il calendario) il tetto non è, come da calcolatrice, mille e 200 ore (100 per 12) ma 900, e vai a sapere perché. Nel contratto, che l’azienda si rifiuta di fornire ai giornalisti, come del resto qualunque altro dato sulla produttività dei dipendenti, l’orario però si riduce. Nel medio raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel trimestre non diventano 255, ma 240. E nell’anno non arrivano, come l’aritmetica sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900.

Ma non è neanche questo il punto: fosse vero che volano così tanto (tra gli assistenti di volo l’assenteismo è all’11%). I numeri tracciano un quadro un po’ diverso e dicono che nel medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di queste ultime su 4300, cioè l’11%, erano praticamente fuori gioco perché in maternità o in permesso in base alla legge che consente di assistere familiari gravemente malati) restano tra le nuvole per non più di 595 ore l’anno. Vuol dire 98 minuti al giorno, il tempo che molti Cipputi impiegano per fare su e giù tra casa e fabbrica. A titolo di raffronto, un assistente di volo della Lufthansa vola 900 ore, uno della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810. Restando in Italia, una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore.

I piloti, poi, alla cloche sembrano quasi allergici: la loro performance non va oltre le 566 ore, che significano 93 minuti al giorno. I loro pari grado riescono a pilotare per 720 ore all’Iberia, per 700 alla Lufthansa e all’AirOne, per 680 alla Tap e per 650 all’Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente degli stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8 tratte al giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In compenso, sono molto più cari di tutti gli altri. Un assistente di volo con una certa anzianità può arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e 533 euro, contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di Toto (AirOne, ndr ).

Il comandante di un Md80 dell’azienda della Magliana ha un costo del lavoro annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa figura professionale i concorrenti italiani non sborsano più di 145 mila euro. Sempre restando allo stesso tipo di aereo, per pagare il pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un’altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell’anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro. Contro i 207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex compagnia di bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon 30% rispetto alla media dei concorrenti.

Il risultato finale è che in Alitalia il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli dell’Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro).

In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo semestre del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore ogni 24). E si vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice che, nel medio raggio, una hostess o un pilota non possono essere utilizzati per più di 210 ore al mese (che, con il solito giochino, diventano 600 nel trimestre e 1.800 nell’anno). Ebbene, se uno di loro parte da Roma per andare a prendere servizio a Milano la metà della durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole crociate viene considerata servizio.

La tabella dell’Enac che stabilisce, a seconda dell’orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi. Che salgono a diciassette nell’accordo sottoscritto da azienda e sindacato. Dove è stabilito per il personale navigante il diritto a 33 giorni di riposo a trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a 35 per chi è impegnato nel lungo raggio. In base al contratto, al termine di ogni volo deve essere garantito un riposo fisiologico di 13 ore, che sul lungo raggio deve risultare invece pari al numero dei fusi geografici attraversati moltiplicato per otto, con un minimo però di 24 ore. Boh.

Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema retributivo, in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo stipendio base (quattordici mensilità) e l’indennità di volo minimo garantito: quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano la parte variabile della retribuzione di un pilota (compreso il cosiddetto «premio Bin Laden» corrisposto, dopo l’attentato alle Torri gemelle di New York, a tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e dintorni) sono state tutte sostituite da un’unica indennità di volo giornaliera (per un comandante è pari a 177 euro se è impegnato sul lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre alle quali va sommata la diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può quindi arrivare a 219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il pilota sta alla cloche solo per mezz’ora o semplicemente si trasferisce all’aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo scalo d’imbarco. Per di più, aumenta se c’è uno spostamento dei turni rispetto al calendario originale.

Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede l’istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i crediti che si ottengono per esempio quando l’aereo viaggia con personale ridotto (un riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e piloti possono attingere pure degli anticipi. Non è invece dato sapere se le parti hanno raggiunto un accordo su una nuova indennità graziosamente prevista nell’ultima intesa: il premio di puntualità, che per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è alla direttiva dell’Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la dettagliatissima disciplina della cosiddetta «riserva», i periodi di tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere a un’improvvisa chiamata.

Premesso che si può essere messi in riserva solo dopo aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo trascorso a casa con le pantofole ai piedi va considerata come servizio. Bingo. Di più: che se l’attesa si consuma inutilmente perché il telefono non trilla, e dev’essere proprio per lo stress, scatta un successivo periodo di riposo di almeno otto ore, che in alcuni casi salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a stabilire che a piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da mangiare una volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, «in modo da evitare decrementi nelle prestazioni».

Di alcuni privilegi o istituti incomprensibili nessuno ricorda neanche l’esatta origine. Ci sono e basta. Così, le hostess continuano ad avere una franchigia di ventiquattr’ore al mese, che in pura teoria dovrebbe coincidere con l’inizio del ciclo mestruale, ma si racconta del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come permesso per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio: misteri del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio guadagnato nell’ultimo mese di servizio, che, guarda un po’, svolgono regolarmente sul lungo raggio, per far salire l’importo della busta paga. I piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso scalo in un solo giorno. La logica della regola, che pare non sia neanche scritta ma frutto della consuetudine, è imperscrutabile.

La conseguenza, però, è chiara: la crescita delle spese per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi, che in Alitalia vengono scelti da un’apposita commissione dopo attento esame dei loro requisiti: con il risultato che l’importo medio è superiore del 45% a quello sostenuto dagli altri vettori. Solo per le 300 stanze prenotate tutto l’anno per i dipendenti che, anziché essere trasferiti a Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in bilancio 45 milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per l’assenza del lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di euro che venivano corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione.

I lavoratori più coccolati d’Italia quando viaggiano per piacere godono di una politica di sconti davvero generosa. Argomento sul quale l’azienda ha di nuovo una tale coda di paglia da rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto di Pulcinella: i dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto garantito, magari perché vanno a festeggiare l’ultima promozione, che in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la direzione per la finanza dell’azienda della Magliana poteva contare su 152 persone: 20 dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60: 25 dirigenti e 35 quadri).

Dev’essere anche per questo che il consiglio di amministrazione dell’azienda ha sentito la necessità di garantirsi l’ombrello di una polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice dei sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto.

Pare che siano sempre più numerosi i clandestini che tentino di sfuggire ai controlli sbarcando in Italia coi polpastrelli bruciati o mutilati, così da evitare la lettura e la schedatura delle impronte digitali.
A questo punto, direi che per costoro, disperati o no, la solidarietà ha da lasciare il campo alla fermezza: espulsione diretta ed immediata!
Se vuoi entrare in Italia provaci pure, ti si accoglie comunque, ma almeno non prenderci per il culo! Se invece sei così stupido da farti del male fisico permanente pur di sottrarti ad un controllo di riconoscimento, allora non sei il benvenuto! In nessun caso! (Non foss’altro perchè di cretini l’Italia è già mamma sufficientemente gravida)
E’ una lezione che deve essere impartita ma soprattutto imparata.

Fine dello sfogo.

A presto…

Chissà se l’hanno fatto apposta (e non credo), per dimostrare magari come il governo Berlusconi non tema le critiche, ma voglia addirittura tener di conto perfino del pensiero di chi gli si oppone anche in maniera feroce, ma di sicuro stupisce trovare sul sito www.governoberlusconi.it (spazio realizzato per pubblicizzare al massimo l’azione del governo di centrodestra) un video di 51 secondi col Premier che parla dell’affare Alitalia al termine del quale però scorre inusuale la playlist che YouTube correla a quel filmato. La sorpresa lascia basiti e al tempo stesso divertiti.
Assieme a quel pezzo di conferenza stampa, con un Cavaliere entusiasta di poter presentare alla faccia degli scettici e degli sberleffi la cordata tanto attesa e su cui tanti dell’opposizione non avrebbero scommesso un euro, si possono vedere video in cui il premier viene deriso proprio su come è stata gestita la trattativa per cedere la compagnia di bandiera italiana e perfino boicottato in quanto presidente Mediaset; in questo “tutto” non fanno eccezione filmati in cui vengono rilanciate le classiche del Grillo-pensiero.

Un bello scherzetto per il Cav, che si può dire sia letteralmente caduto nella rete…

Matteo Colaninno (il figlio, deputato del PD di Veltroni): “La cordata per Alitalia non esiste, è tutta una trovata elettorale, una balla colossale”.

Roberto Colaninno (il padre del deputato del PD di Veltroni): sarà, anzi…è il presidente della cordata di 16 imprenditori che sta rilevando Alitalia!

Ridiamoci su…

Sui Rom ed il presunto neo-razzismo discriminatorio del governo si fa prima a dire chi aveva ragione piuttosto che fare l’elenco dei “fenomeni” che parlavano giusto per dar fiato alla bocca!
Avevano perfino cercato un appiglio nell’UE, ma a quanto pare le imbeccate “democratiche” sulle proposte del governo italiano in materia di contrasto all’illegalità di nomadi e rom d’ogni genere ed età, si sono rivelate in tutta la loro inutile e demagogica pretestuosità nel momento dell’analisi della realtà dei fatti.

E anche su Alitalia…beh, quello è un altro capitolo. Ma ormai è chiaro che solo la CGIL è ancora lì a difendere l’indifendibile e a chiudere gli occhi di fronte alla situazione per come è…

E’ passato circa un mese dall’ultimo post “impegnato”, ma non è stata solo la vacanza a ritardare la mia verve “bloggeristica”………..a volta fa più che bene staccare il cervello e dedicarsi ad altro, lontano dalla tastiera, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte piuttosto che concentrato sullo schermo del proprio pc.

Da domani però si ricomincia…a quanto pare esattamente da dove avevamo lasciato, ovvero dalle solite inutili e futili discussioni politiche.
Il governo ha continuato a volare nei sondaggi e ha prolungato la luna di miele con gli italiani; Veltroni è il solito bischero senz’arte nè parte; il ticket Travaglio-Di Pietro continua ad offendere la dignità dell’arte della politica e del giornalismo senza scopo di lucro.

Unica novità: piano piano il recupero dal mio infortunio mi sta regalando qualche soddisfazione… …della serie……vedo la luce….

Stay Tuned…

Avrete notato che il blog ha patito una brusca battuta d’arresto.
Brusca più o meno quanto lo è stata la partenza per le mie tanto sospirate quanto insolite vacanze.
Prima tappa, infatti, una serata napoletana passata a giocare all’allegro chirurgo, con me nei panni del paziente dal naso rosso in perfetto stile mastro ciliegia e mia zia, con guanti, mascherina e bisturi, ovviamente nelle vesti del chirurgo (che fa davvero, di professione): oggetto della sfida, un punto di sutura straordinariamente incarcerato dai tessuti muscolari dopo l’intervento che ho subito al tendine d’achille poco più di venti giorni fa.
Non vi dico quante volte il mio naso si è illuminato…
Il giorno appresso, ripartenza in direzione sud…profondo sud…
Come ogni anno, per me la vera vacanza è quella passata nella casa in Calabria: mare spettacolare (anche se non posso ancora goderne) e paesaggio mozzafiato.
Internet purtroppo per i vacanzieri è una specie di miraggio.
Bisogna accollarsi una spesa enorme per avere un flebile segnale.
E se non fosse stato per mio fratello e i suoi potenti mezzi tecnologici probabilmente ancora oggi manterrei un involontario silenzio stampa.
Perciò, visto che ci sono, colgo l’occasione e vi saluto tutti augurandomi che anche per voi ci siano giorni per tirare un po’ il fiato e riprendersi dalle fatiche di lavoro e studio prima di rigettarsi nella mischia.

Da par mio, non ho idea di quando potrò scrivere qualcosa…spero presto però!

Saluti

(questo è ciò che vedo dal balcone di casa mia…clikkate sulla foto e allargatela quanto più potete…noterete sullo sfondo la sagoma di Stromboli, uno dei vulcani che costituiscono le isole Eolie…eheh…bello vero!?)

Com’era prevedibile, il presidente Schifani ha querelato Travaglio, per il siparietto che il giornalista torinese gli riservò davanti a milioni di telespettatori dal palco di Fabio Fazio, Che tempo che fa.

Com’era altrettanto prevedibile, il presidente Schifani ha optato per un’azione di tutela meramente civile del proprio onore, citando Travaglio davanti al Tribunale Civile di Torino.
La richiesta del danno patrimoniale e non è fissata in 1,3 milioni di euro. Pazzesco.
Ma fu pazzesco anche ciò che disse il Travaglio durante la trasmissione di Rai 3 in cui definì Schifani il punto di arrivo di una parabola “a precipizio” dell’onorabilità di coloro che nel tempo hanno ricoperto la carica di presidente del Senato: “cioè, dopo c’è solo la muffa probabilmente…il lombrico come forme di vita…(incomprensibile)” e ancora: “…si curava con la penicillina (riferito alla muffa, evidentemente, ndr) quindi ho fatto un esempio sbagliato”; da lì, poi il racconto di alcuni fatti che hanno visto protagonista il presidente Schifani ai tempi delle sue consulenze col comune di Villabate.

QUI il video dell’intervista.

Ma siccome non c’è più martire di chi martire vuol essere a tutti i costi, eccotelo lì, il Nostro (Travaglio) che con quel suo ditino indice puntato rimprovera a Schifani la “sproporzione delle forze in campo”; uno “squilibrio che diventa abissale in conseguenza della Sua sopraggiunta invulnerabilità”.

Insomma: caro Schifani, perchè non pensa agli affari di tutti gli italiani e non si lascia insultare come ognuno meglio crede di poter fare?
E poi, si vergogni: se Travaglio volesse querelarLa per le infamanti accuse che Lei muove nel Suo atto di citazione, non avrebbe alcuna speranza di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, perché il Lodo Alfano La mette al riparo da qualunque conseguenza penale delle Sue parole e azioni, imponendo la sospensione degli eventuali processi a Suo carico.

Ora, è evidente il delirio di onnipotenza da cui è stato da tempo colto il Travaglio.
Vorrebbe, in pratica, poter offendere chiunque senza patirne le conseguenze, supponendo che quelli che lui giudica “da evitare” non abbiano diritto ad alcuna onorabilità. Li ha già giudicati lui dei gran pezzi di merda: come si permettono di volersi tutelare nell’immagine?

E per finire…il lodo Alfano.
Come dire, lo zucchero sulla pizza.
Che c’azzecca, direte voi?!
Appunto…niente, non c’azzecca niente.

Il lodo Alfano, infatti, tutela le quattro più alte cariche dello stato dalle cause PENALI, imponendo una sospensione di quelle per non compromettere il regolare svolgimento delle attività istituzionali.
Non tutela invece (e affatto) dalle eventuali cause civili.

E siccome (come dimostrato dallo stesso Schifani) le cause circa le diffamazioni o le ingiurie possono essere perseguite anche attraverso tutela civilistica, se Travaglio non vorrà ricorrervi pur sentendosi offeso dalle infamanti accuse (quali????) ad egli rivolte dal presidente del senato, beh…sarà solo e soltanto una scelta sua.
A meno che, Travaglio non volesse sperare in una condanna PENALE, con conseguente incarcerazione (comunque improbabile) della seconda carica dello Stato.

Ripeto: non c’è martire peggiore di chi vuol per forza passare per tale.
Anche se poi finisce per fare la figura del fesso…

Tempi duri per i liberali di destra.

Pare proprio che il Bel Paese abbia paura di affidarsi ad una vera politica liberale, non solo in campo economico. E anche i sostenitori di quella, sembrano viaggiare col freno a mano tirato.
A questo, aggiungiamoci che negli ultimi 15 anni (e per almeno altri 5 a venire) le speranze di una svolta liberale della nostra cara Italia sono state riposte in un personaggio come Berlusconi (socialista) che ha creato un gruppo di governo (sin dall’inizio) in larga parte di scuola socialista, diciamo pure craxiana. E tale è rimasto nel tempo.
I veri liberali (alla Antonio Martino, per intenderci), poi non hanno mai avuto accesso ad incarichi attraverso i quali pilotare il timone della virata liberale.

A tal proposito vi riporto un passaggio di un articolo pubblicato sul Foglio di ieri.

E’ sopraggiunta questa legislatura socialnazionale a certificare il rigor mortis di un’astrazione comoda per gli appassionati di toponomastica, ma del tutto disincarnata. E’ così da Silvio Berlusconi in giù, nell’esecutivo come nei partiti che lo tengono in vita, nella rappresentazione pubblica come nell’amministrazione locale. Il Cav. non ha nulla dell’uomo di destra, è un geniale imprenditore craxiano che si è formato al Drive In; a suo modo un artista pop avvolto d’urgenza, quindici anni fa, nel drappo cucito dalle riserve della Seconda repubblica. Quanto di più distante dai princìpi di legge e ordine, di colpa e punizione o redenzione religiosa. Berlusconi è il premier che non voleva e non vuole, per esempio, il reato d’immigrazione clandestina. Lo ha spiegato con sincerità angosciata e rivelativa ai suoi subalterni: ma come, un immigrato rischia la vita per arrivare da noi e trovare la libertà, la possibilità di lavoro, il sogno di una ricchezza, e noi lo buttiamo per cinque anni in galera? Il Cav. è questo, non un bramino, non un guerriero ma un esemplare della terza casta. Quella dei produttori di beni. Nulla a che vedere con la destra. E il suo Consiglio dei ministri non fa che riflettere questa assenza. Giulio Tremonti è finalmente tornato l’editorialista del Manifesto con ambizioni da leader della sinistra nazionale. La corona dei democristiani come Claudio Scajola alla parola destra mette la mano ai libri di storia antifascista. Paolo Bonaiuti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta e Franco Frattini sono epifenomeni del socialismo. Sandro Bondi è un amabile prodotto del totalitarismo cattocomunista. Le giovani e i giovani ministri come Mariastella Gelmini e Angelino Alfano sono eredi della borghesia moderata di provincia. Elio Vito un radicale. Pure qui niente destra.

Per questo, quando Berlusconi, ieri, divertendosi coi cronisti che pendevano dalle sue labbra, è arrivato a dire “io faccio una politica di sinistra”, non mi sono affatto stupito. Anzi…

La consapevolezza della mancanza di una destra di governo è avvilente, ma sembra proprio che il centrosinistra faccia di tutto per non dimostrarsi alternativa all’altezza.
Peggio di un liberale socialistizzato, c’è infatti soltanto un socialista statalista.
E questo rappresenta il PD oggi.

Dalle critiche che il centrosinistra muove alla manovra tremontiana, ad esempio, appare evidente che le promesse veltroniane erano buone giusto per consumar carta e voce durante la campagna elettorale.

Così Oscar Giannino spiega la questione “tagli” e smonta il solito inflazionatissimo teorema della “macelleria sociale”.

Innanzitutto, mettiamoci d’accordo su che cosa si debba intendere, per “tagli”. Un minimo di rispetto per l’aritmetica impone che siano da considerare “tagli” stanziamenti di spesa pubblica nei prossimi esercizi inferiori al dato reale speso nell’anno precedente. Su questa semplice base, la risposta da dare è immediata: la manovra triennale non contempla tagli di sorta. L’opposizione, invece, considera come “tagli” tutto ciò che viene presentato in contenimento della crescita tendenziale della spesa negli esercizi a venire, sulla base dei flussi pluriennali preventivati e promessi dal governo Prodi. Ma questi non sono “tagli”, sono invece argini alla crescita inerziale della spesa pubblica… I 35 miliardi di euro di contenimento della spesa pubblica in tre anni disposti da Tremonti, dunque, servono a rallentare una crescita che resta tale - talora - e a stabilizzare - in altri capitoli la spesa pubblica, rispetto ai livelli attuali… non sono “tagli” perché servono solo a ricondurre una crescita della spesa che era fuori controllo. Il centrosinistra questo lo sa benissimo, anche se preferisce non dirlo. Il Pd sa tanto bene quali sarebbero stati gli effetti di maggior deficit della spesa pubblica che aveva “acceso” - malgrado i tre punti di Pil di pressione fiscale aggiuntiva disposti dal governo Prodi - che non a caso, nel suo programma elettorale di aprile scorso, annunciava in caso di vittoria elettorale contenimenti di spesa pari a 15 miliardi di euro ogni anno. In tre anni, dunque, sarebbero stati 45 miliardi di euro, non i 35 di Tremonti.

Per chiarire anche gli altri due demagogici assalti alla politica del governo, sempre Giannino ricostruisce i presunti “tagli” a Sanità e Sicurezza.

Per la sicurezza, l’opposizione ha operato una rozza ed errata semplificazione. Sommando i contenimenti degli aumenti di spesa previsti in 3 anni per il ministero dell’Interno - 1,6 miliardi - e quelli per la Difesa - 1,8 miliardi - ha intonato la cantilena degli «oltre 3 miliardi di euro di tagli alla sicurezza». Con questo criterio, gli elefanti volano. Il ministro dell’Interno Maroni ha inutilmente ripetuto che la riduzione degli aumenti di spesa sarà concentrata sull’organizzazione amministrativa del ministero, laddove essa è pletorica come per esempio nelle cento e passa prefetture. Tranne che nelle poche grandi aree metropolitane, alle prefetture sono attribuite funzioni del passato. Per le forze dell’ordine, polizia, carabinieri e finanzieri, rispetto alla spesa 2008 nel 2009 il governo ha messo a disposizione 400 milioni di euro in più di spesa corrente, e 600 milioni derivanti dal fondo alimentato dai sequestri alle grandi reti criminali.

Idem dicasi per la sanità. Il Fondo sanitario nazionale passa dai 102 ai 106,7 miliardi di euro, in tre anni: impossibile considerarlo un taglio, anche se Prodi invece lo portava nel 2011 a oltre 112 miliardi. Al contrario, il governo Berlusconi ha trovato le risorse per coprire la mancata reintroduzione del ticket sanitario e sulla diagnostica, che Prodi aveva previsto da parte delle Regioni per “spingerle” a rispettare il patto di stabilità interno. La sola copertura dei ticket che continueranno a non esserci implica la copertura di un fabbisogno aggiuntivo di 530 milioni nel 2009, e 450 sia nel 2010 sia nel 2011. All’articolo 84, comma 1 quinquies della manovra del governo, la copertura è precisamente indicata con risorse che proverranno dal contenimento delle missioni di spesa di ciascun ministero, dunque “non” con contenimenti sanitari.

Insomma: il quadro è abbastanza chiaro.
In Italia ci sono due sinistre.
Una di queste però aspira davvero a cambiare le cose nel Paese, pur essendo ancora troppo legata alle proprie radici storiche; l’altra sinistra è quella più conservatrice della propria cultura e decisamente più ipocrita.

Risultato: come si diceva all’inizio. Tempi duri e magri per i liberali di destra.
Ma per ora non c’è alternativa. Accontentiamoci.
Almeno la strada…quella è stata imboccata nel verso giusto (salvo svarioni in puro stile tremontiano - vedi Robin Tax).

Milano, quinta sezione della Corte d’Appello.
Nelle motivazioni con cui i magistrati hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus, si legge:

Non si vuol davvero credere che a tutt’oggi un giudice, ufficialmente e pubblicamente collocabile in una certa area ideologico-politica, non possa serenamente e correttamente affrontare un processo in cui sia imputato un esponente politico di parte avversa

E’ tutto scritto nero su bianco: un giudice collocato ufficialmente e pubblicamente in una certa area ideologico-politica deve comunque esser considerato indipendente. Anche quando deve giudicare un esponente della parte avversa.

Alla faccia della magistratura indipendente…

Ovviamente, di questo, nessuno ne parla…e soprattutto nessuno si scandalizza.

Domanda: di fronte a questa palese contraddizione, come si fa a vedere ancora come fumo negli occhi o vittimismo le denunce di persecuzione giudiziaria fatte da Berlusconi? E come si fa a non capire che, seppur scritto male, un contrappeso come il Lodo Alfano è più che necessario in tempi come questi di estremizzazione del conflitto politico?

Ogni tanto, il buon Travaglio, prima di attaccare a testa bassa quelli che lui considera inferiori (e che tali fa apparire ai suoi adepti), farebbe bene ad andare a verificare un po’ meglio le fonti di cui si spaccia attento ed insuperabile conoscitore, altrimenti farà pure lui ben presto la fine del suo amichetto D’Avanzo, che su Repubblica negli scorsi giorni è riuscito a costruire uno scoop che più farlocco non si può (sembrava tornato ai bei tempi di Telekom Serbia).

Così, è bastato un Facci qualunque (che poi è pure l’unico) che gli spiegasse che ad esser ciechi e biechi giustizialisti assetati del sangue delle persone innocenti (anche se non lo si vuole ammettere), si commettono svarioni che non fanno bene nè alla carriera nè alla propria credibilità di fronte al grande pubblico.
Credibilità che per Travaglio sta crollando sotto i colpi di inaspettati parenti serpenti, di quelli che gli hanno sempre voluto bene, ma che si sono resi conto che stava esagerando, còlto com’è da manie di infallibilità e superiorità.

Nell’ennesima querelle con Filippo Facci (uno di cui non sa dire che male - sbagliando a mio personalissimo modo di vedere) Travaglio è incappato nell’ultima delle sue sparate grottesche. Sì! Grottesche: perchè fa ridere beccare in fallo il sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti; almeno quanto fa rabbrividire il delirio giustizialista da cui è stato colpito, e che trasforma delle assoluzioni in sentenze pilotate e forse fortuite a causa di leggi e leggine pro qualcuno o ad personas (come gli piace tanto dire).

Riporta il tutto il sempre più godibile blog-giornale di Mastellarini.
Riferendosi ad un pezzo di Facci, su l’Unità Travaglio replica così:

Quello con le mèches racconta sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese, dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini, fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di depenalizzare anche quello)

Diceva un certo, in uno dei commenti al blog di Mastellarini:

Marco Travaglio: promosso
Filippo Facci: bocciato

promemoria per Facci: chi era quello che scriveva valanghe di omissis per manipolare a suo uso e consumo le informazioni?

Oggi la risposta di Facci (che trovate integralmente QUI, ma che io riporto solo nel passaggio saliente).

Per quanto riguarda le balle di Travaglio: il 26 giugno 1997, ore 22.30, la Cassazione annullò una precedente sentenza d’Appello del tribunale aquilano (e ricordiamo ancora una volta che erano rimasti sul banco solo degli abusi d’ufficio) stabilendo che in definitiva non c’erano stati neppure gli abusi d’ufficio: questo, attenzione, per «assoluta mancanza di indizi di colpevolezza».

La Corte d’Appello di Roma, cui furono rinviati gli atti, confermerà le piene assoluzioni. Rimarrà in piedi solo una risibile accusa di falso per il presidente Rocco Salini: fu condannato perchè durante la citata riunione di Giunta prese solo degli appunti e solo successivamente vergò la delibera: che è quello che succede regolarmente in tutte le Giunte del mondo.

Il buffone del Travaglino, a motivare le assoluzioni della Cassazione, adesso cita «la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale»: ma a parte che semplicemente è falso anche questo (la Cassazione non ne fece menzione) la cosa appare improbabile anche perchè quella riforma non era stata ancora approvata, essendo datata primo luglio 1997 (QUI la legge integrale, ndr).

Deve far male, povero Travaglio. Aspettiamo una sua pronta replica…
Nel frattempo…facendo il verso a quel tale…

Marco Travaglio: bocciato.
Filippo Facci: promosso.

Chi era quello che scriveva valanghe di omissis per manipolare a suo uso e consumo le informazioni?
Risposta: semplice, Marco Travaglio.

;-)

…che La Repubblica arrivasse a credersi una vera e propria succursale della Procura milanese, con tanto di sostituti procuratori con facoltà, anzi, diritto, di avocazione delle inchieste che i magistrati del capoluogo lombardo sottovalutano.
Per questo l’affaire Telecom è passato nelle mani del PM (procuratore mediatico) D’Avanzo. Con lui i testimoni si confessano come non hanno fatto con la magistratura ufficiale.
Quelli di Repubblica, quindi, non sono scoop, ma dei veri e propri dibattimenti pubblici, anzi, pubblicizzati, anzi, pubblicati su carta stampata.
E non importa se le fonti non sono corrette; non si ha il tempo di verificarle, perchè è molto più importante che il Paese, l’Italia intera conosca i retroscena di un’indagine che non c’è, di un complotto senza il quale l’estate non sarebbe più la stessa.
Ma questa è la conseguenza fatale di un metodo mediatico-giudiziario di cui in troppi stanno rimanendo prigionieri, da cui sono ossessionati.
Così, Giuliano Tavaroli, che davanti ai pm (stavolta veri pubblici ministeri) di Milano ha praticamente sollevato Tronchetti Provera da ogni responsabilità, alla corte del Tribunale di Ezio Mauro ritratta tutto e spara a zero contro chiunque.
Perfino contro i massimi dirigenti della Quercia che fu e che oggi stanno nel PD: tangenti di qua, mazzette di là; e già che c’era c’ha buttato dentro anche Mastella e perchè no, Cossiga. Addirittura un magistrato (tradimento), tale (conosciutissimo) Armando Spataro.
Un’incongruenza tira l’altra, ma, come detto, poco importa: alla procura de La Repubblica la realtà viene dopo l’immaginazione.
Meglio spaventare gli italiani con il ritorno di una “nuova P2″…

Resta da chiarire a chi giovano certi assalti politco-industriali a mezzo stampa (e senza prove).
I polveroni, d’altronde, non si alzano per niente…
Ma questo è un altro capitolo…

Dai, non è Veltroni, non è l’uomo nuovo della politica del centrosinistra, quello su cui puntare per il futuro…ditemi piuttosto che sono Elio e le Storie Tese che cantano la nuova versione di Mio Cuggino.

Fate voi, leggete cos’ha detto Walter e trovate le differenze col testo della band milanese…

il fantomatico “buco di bilancio” del Campidoglio l’ha ordinato Berlusconi ai suoi.

non solo…

ho sentito dire che il premier avrebbe ordinato voglio il sangue di Veltroni.

e poi…

Quando ci siamo stufati e abbiamo presentato il nostro dossier abbiamo dimostrato che il buco non c’è.

ma anche…

E’ stato inventato tutto a tavolino.

L’apoteosi però si avrà solo con le reazioni dei politici…del pd. Comincia il senatore Vita:

Ieri sera Walter Veltroni ha rivelato in una intervista pubblica che il “buco” nei conti della capitale è stato inventato a tavolino e che lo stesso Berlusconi avrebbe messo in moto l’operazione con una frase che lascia esterrefatti: “voglio il sangue di Veltroni”. Viene da chiedersi in che situazione sia ridotto il confronto politico se il capo del governo può esprimersi in questo modo contro il leader dell’opposizione e ne cerchi la delegittimazione con invenzioni e operazioni artefatte come quella cui abbiamo assistito. Registro tutto ciò con allarme e credo che con me siano allarmati anche i cittadini.

Rincara Gentiloni:

Sapere che Berlusconi chiede ai suoi “il sangue di Veltroni”, come ha rivelato il segretario del Pd, anche a costo di costruire operazioni fasulle sui conti della Capitale, lascia di stucco. La polemica politica può essere anche aspra, ma la delegittimazione e la costruzione di campagne basate su dati inventati è inaccettabile e anche il tono non può travalicare la misura della correttezza.

Immancabile la Melandri:

Di Berlusconi ormai non stupisce più nulla. Ma, come ha rivelato ieri sera Veltroni davanti a migliaia di persone, la richiesta del “sangue” di un avversario tramite una bufala mediatica basata su inesistenti buchi di bilancio, rischia davvero di diventare un punto di non ritorno nel degrado della lotta politica. Chi considera ancora la correttezza e il senso della misura come valori imprescindibili non può non provare una sensazione di profondo malessere davanti a simili degenerazioni. Ben venga un confronto aspro e polemico tra maggioranza e opposizione. Infangare con una bufala costruita a tavolino l`operato di una persona che per sette anni ha governato con passione e competenza la capitale d`Italia è però del tutto inaccettabile

Insomma, avete visto?
Vletroni rivela e tutti gli vanno dietro: se la dicono e se la cantano da soli. Il tutto partendo da rivelazioni probabilmente mistiche del leader del PD.
Eppure, non sono loro i primi a dire che:

La polemica politica può essere anche aspra, ma la delegittimazione e la costruzione di campagne basate su dati inventati è inaccettabile e anche il tono non può travalicare la misura della correttezza.

Ragazzi, siete fantastici.

A proposito del buco di bilancio: Walter lo considera “fantomatico”, ma…
E’ stata la ragioneria dello stato a certificarlo e a parlare di un deficit di quasi 7 miliardi e a quello si riferiva anche Alemanno; la smentita di Veltroni è stata secca: non sono 7 miliardi come dice Alemanno, ma sono 7…e lo dico io (quindi probabilmente suonano meno).

Tu chiamale se vuoi…rivelaziooooooniiiiiii….

Dedicato a Travaglio e Grillo.


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