“Se non saranno l’Asinara e Pianosa studieremo altre soluzioni“.
Così Roberto Maroni e Stefania Prestigiacomo sulla possibilità che vengano riaperti i carceri di massima sicurezza di Toscana e Sardegna, che tanti malumori aveva sollevato nelle associazioni ambientaliste e tra quelli che consideravano eccessivamente onerosa un’operazione del genere.
Evidentemente, però, l’annuncio non dev’essere comunque piaciuto a Travaglio, che nel suo ultimo articolo pubblicato per l’Espresso (“Alfano è naufragato all’Asinara“) è partito proprio da questo dietrofront del Guardasigilli per stoccare l’ennesima staffilata contro il governo Berlusconi, reo di praticare un’antimafia molle, fatta più di annunci e parole che di fatti concreti.
Inutile far notare al giornalista piemontese che cambiando l’ordine dei fattori il risultato non dovrebbe cambiare (che siano Pianosa e Asinara o istituti penitenziari costruiti ex novo poco importa): Travaglio è proprio convinto che negli ultimi 15 anni lo Stato abbia pressochè assecondato le richieste con cui i boss avrebbero compilato il famigerato “papello”, di cui oggi abbiamo finalmente traccia cartacea, e nessuno riuscirà mai a distoglierlo dalle sue certezze.
Nel mirino dell’editorialista de “Il Fatto Quotidiano” ci sono pure il nuovo 41bis e le ultimissime norme con cui lo Stato può aggredire i patrimoni delle cosche. In entrambi i casi, secondo Travaglio, il governo Berlusconi avrebbe gettato fumo negli occhi dell’opinione pubblica, mentre in realtà rendeva più facile la cessazione del carcere duro e parimenti più complicate le confische dei beni dei mafiosi.
Le cose però non stanno esattamente così.
Nell’ultimo pacchetto sicurezza, infatti, sono state previste nuove misure aggravanti il 41bis e più agevolatrici dei sequestri dei tesori dei boss.
La tanto vituperata stabilizzazione del carcere duro (rinnovabile di 4 anni in 4 anni e non più di 6 mesi in 6 mesi) ha di fatto regolarizzato una situazione giuridica fino all’anno scorso sul baratro dell’incostituzionalità, garantendo omogeneità nell’applicazione del diritto a livello nazionale.
Capiamo però, che nella mente del giovane Robespierre cresciuto all’ombra della Mole antonelliana, era molto meglio quando la lotta alla mafia si faceva con metodi fondati sul cavillo e sulla farsa giudiziaria.
E’ bene ricordare che PRIMA il 41bis veniva rinnovato di mezzo anno in mezzo anno, impedendo, a causa della lentezza delle pratiche e dei magistrati, che i ricorsi al Tribunale da parte dei sottoposti al carcere duro potessero anche solo essere esaminati.
In pratica: una denegata giustizia mascherata da lotta alla mafia!
Un ottimo segnale di coerenza per chi va recitando la nenia della “legge uguale per tutti”.
A quanto pare, per tutti tutti proprio no…
Anche sull’altro fronte, però, Travaglio manca il bersaglio.
Mai come negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi, i sequestri dei patrimoni mafiosi sono stati così rilevanti.
Questo grazie proprio alle nuove regole volute dal governo Berlusconi (che infatti Travaglio non si azzarda a commentare nel dettaglio), salutate da magistrati e commentatori con deciso favore.
La ciliegina sulla torta poi ce la regala parlando dei presunti “regali” fatti alla mafia negli anni 1999/2000…in pratica quando al governo c’era il centrosinistra e non Berlusconi.
Insomma: invece di interrogarsi sull’attendibilità e l’autenticità del “papello”, tema forte dell’ultimo mese, Travaglio s’impegna a sputare sulle poche cose buone che il governo Berlusconi ha fatto a contrasto della criminalità organizzata.
Ma siccome ammettere che Berlusconi abbia avallato la lotta alla mafia non collima troppo bene col suo teorema sulla trattativa (tuttora in corso) tra Stato e boss, allora eccotelo alzare il sopracciglio e arricciare il nasino da buon professionista dell’antimafia.
Purtroppo per tutti (compreso Travaglio), sarebbe molto più utile cercare La Verità piuttosto che le prove di Una Verità più teatrale che realistica…




















































Commenti Recenti