Forse non lo sapete, ma in Afghanistan 4 mila marines e 700 soldati afghani sono in marcia verso Helmand per stanare i terroristi talebani e rompere così le resistenze di quelli che fino a poco tempo fa erano definiti “insorti”.

E’ considerata l’azione militare più imponente dai tempi del Vietnam.
A guidare l’avanzata c’è un generale voluto dall’odiato vice di Bush, Dick Cheney.

Pare proprio, però, che nonostante sia stato Obama a dare il via libera a questa maxi-caccia al terrore si continuino ad usare armi caricate con proiettili e non di fiori e bandierine arcobaleno, nè a parole.

E’ guerra, insomma.

Eppure non s’è ancora visto un solo disgraziato (di qua e di là dell’Oceano) rispolverare i lenzuolini colorati con scritto “PACE” e scendere in piazza per gridare il suo sdegno contro il capo dell’imperialismo USA.

Ci sono morti dal Pakistan all’Iraq passando per l’Afghanistan.
Ma non ci sono più “mani grondanti sangue”.

Oggi la guerra è giusta. Non si critica.
Quasi quasi qualcuno arriverà a dire che è cool. Perchè?
Perchè la sta facendo Obama, il presidente più fico che ci sia.

Chiudete gli occhi, adesso, e provate a immaginare cosa sarebbe successo se alla Casa Bianca ci fosse stato ancora George W. Bush.
Avete ragione: non c’è bisogno di immaginare niente, ma solo di ricordare.
Manifestazioni, megafoni, scontri tra pacifisti (pacifiNti) e poliziotti, balconi iridati, zainetti con le spillette di Emergency e fazzoletti bianchi ovunque, Gino Strada e Diliberto in piazza contro quel dannato pistolero texano…

Ah…bei tempi, quelli.
Diciamoci la verità: con Obama non c’è più gusto…

Approvato definitivamente il ddl sicurezza contenente la contestata norma sull’immigrazione che fa della clandestinità un reato.
Tra le molte voci c’è anche quella della Chiesa Cattolica.

Eppure, ancora, nessuno si sta indignando per le ingerenze vaticane sulle questioni dello stato italiano; nessuno che recrimina il diritto all’indipendenza da Trastevere; nessuno che abbia tirato fuori il più classico dei “i preti pensino alle cappelle dorate in cui vivono mentre nel mondo la gente muore di fame”; e a proposito di fame, nessuno che abbia iniziato una qualche forma di sciopero dal cibo e dall’acqua.

Non sarà mica che quando la Chiesa parla appoggiando qualcuno, allora quella è un’intromissione intollerabile e quando invece si esprime contro quel qualcuno allora diventa una voce da ascoltare?!

Magari mi sbaglio…magari non c’è incoerenza in questo rumoroso silenzio…magari c’è finalmente l’accettazione del principio che tutti possono dire la loro…

Magari…appunto!

Animali.
Non contestatori.
Animali.
Ma nemmeno: a ben pensarci, gli animali intuiscono l’umore di chi hanno di fronte, percepiscono la gravità della situazione e non si sa come nè perchè, ma sanno quand’è il momento di star più vicino a chi sta soffrendo o almeno quando è meglio ritirarsi nell’angolo.
Gli idioti che erano oggi a Viareggio, invece, non hanno avuto rispetto nè della morte nè del dolore e al doveroso silenzio hanno preferito berciare la loro stoltezza.

Idioti, quindi, e non altro.
Non il campanello d’allarme della critica al governo e al suo capo, bensì la sirena d’emergenza per lo stato di salute della nostra democrazia, avvelenata da una cultura antagonista che non sa più fermarsi, che non ha più il senso della misura, che non riconosce più il limite che separa la libertà dall’irresponsabilità.

A Viareggio è stato toccato il fondo.
Un centinaio di vigliacchi, davanti all’orrore della tragedia che ha portato via 14 vite e distrutto i sacrifici di decine e decine di persone, hanno individuato il loro bersaglio e hanno voluto comunque colpirlo, proprio mentre il suo era un messaggio importante: lo Stato che rispondeva “presente” sul luogo della sciagura.
Non è stato contestato Berlusconi: è stato vilipeso lo Stato. E ancor prima il buon senso!

Provo uno sconforto totale nel vedere queste scene.
Ma non farò come gli idioti che spesso sentiamo vomitare di vergognarsi di essere italiani. No.
Mi vergogno di quegli italiani. Di quei cento vigliacchi. Di quei cento sciacalli. Di quelle cento iene. Di quei cento balordi.
Sono loro a farmi schifo.

Vergognatevi, cani!

L’Espresso fa l’inchiesta, il Times la prende per buona e la copia e infine Repubblica pubblica accredita il tutto col crisma della Santa Stampa Straniera.

Ecco come funziona il gioco delle tre carte.
Ecco svelato “metodo” con cui giornali nazionali e internazionali palleggiano le stesse notizie per sputtanare il premier italiano.

Ricapitolando:

l’Espresso esce con alcune rivelazioni anonime di cortigiani indispettiti della corte del Cav:
Gianni Letta non va più a cena a casa del suo amico Silvio, il retroscena; accompagnato dalla solita dichiarazione non firmata: “Berlusconi si è trasformato in un re Mida al contrario: quello che tocca si sporca”.

Il Times (versione domenicale – Sunday), pubblica un articolo del suo inviato in Italia John Follain:
medesimo retroscena e, roba da non crederci, medesima confessione del solito innominabile: “

Insiders say Gianni Letta, Berlusconi’s undersecretary and key lieutenant, has distanced himself from the prime minister and has for several months declined his invitations to dinner.

“Berlusconi has turned into the opposite of King Midas: he dirties everything he touches,” a disaffected associate said.”

E Repubblica cosa fa?
Imbroglia i suoi lettori spacciando per genuine le finte ricostruzioni con cui i giornali stranieri parlano (male) delle vicende del premier italiano.

L’obiettivo è fin troppo evidente: dar l’impressione che anche fuori dei nostri confini l’opinione verso Berlusconi sia pessima e che lo sia in maniera indipendente, cioè non contaminata dalle polemiche politiche che hanno spadroneggiato negli ultimi mesi in Italia.

Purtroppo però il “trucco” è stato svelato: gli inviati dei giornali stranieri non fanno granchè di proprio, ma si limitano a copiare e incollare le ricostruzioni fatte dai giornali italiani e in particolar modo da quelli avversari del Cavaliere.

La domanda finale, dunque, è molto semplice: perchè dovremmo fidarci di quel che dicono dall’estero se è soltanto la fotocopia delle assurdità che vengono commentate in Italia.

Di Repubblica ce ne basta una…anzi, c’avanza!

Toh, guarda.
D’un tratto anche per Repubblica e Di Pietro l’imparzialità di un giudice può essere messa in dubbio dai comportamenti privati di quel magistrato.
Così, mentre in passato qualunque posizione politica fosse stata espressa contro Berlusconi e il suo governo da chi poi avrebbe dovuto giudicarlo in tribunale non era da considerarsi compromettente la sua terzietà, oggi che due giudici della Consulta, che dovranno decidere in merito al lodo Alfano, si trovino a cena col Cavaliere e il ministro della Giustizia è motivo di sconcerto.

Un colpo di spugna, insomma, a tutto quello che era stato affermato con fermezza quando il principio di imparzialità doveva applicarsi ai magistrati che dovevano (o potevano) condannare Silvio Berlusconi: che partecipassero a riunioni politiche o che esprimessero opinioni politiche o che si comportassero da avversari politici non poteva essere una causa di ricusazione.

Ma quando hanno scoperto di questa riunione, definita addirittura “carbonara”, ecco levarsi i sospetti e immediate le richieste di dimissioni del giudice Mazzella e Paolo Maria Napolitano.

Intendiamoci, la richiesta sarebbe corretta (visto che anch’io son convinto che un giudice dovrebbe apparire oltre che ESSERE imparziale), non fosse che andrebbe ricordato ai vari Di Pietro e compagni che trattasi di giudici Costituzionali nominati dal Parlamento e già di per sè ascrivibili ad una determinata corrente politica (sono entrambi di area cdx).
La corte Costituzionale infatti è composta di 15 giudici e parte di essi ha una connotazione politica inequivocabile.
Un po’ come succede nella corte Suprema USA: le scelte dei giudici sono politiche.

Poichè, infine, vale il voto a maggioranza, quei due giudici possono sì condizionare la decisione, ma fino ad un certo punto, rimanendo quella sostanzialmente collegiale.

Tirando le somme del discorso: l’ipocrisia di certi personaggi è palese. Ed esprime un atteggiamento che mira più a colpire una specifica persona piuttosto che a perseguire un principio di Giustizia.
Sarà bene ricordaglielo, in futuro…

PS: non sarei del tutto onesto se non citassi anche l’altra faccia della medaglia.
Chi infatti ieri criticava le relazioni private di giudici e personaggi politici oggi non può obiettare che i magistrati non vivono in una campana di vetro e quindi non si può pretendere restino rinchiusi in una torre d’avorio.
L’argomentazione è sbagliata! Sebbene nel caso specifico valgono le “giustificazioni” di cui sopra…

Repubblica ci riprova.
Ecco altre 10 domande per Berlusconi.
Tra tutte, spicca quella in cui al Presidente viene chiesto se sia in grado di svolgere la sua attuale funzione istituzionale.
Più volte, in questi giorni, abbiamo sentito tirar fuori questa baggianata, secondo cui il Cavaliere, per andar dietro alle donne, trascura l’azione di governo.

Niente di più falso, ma questa è la linea imposta dal quotidiano di Ezio Mauro e i suoi segugi la seguono ben addestrati a non guardare altrove.
Se solo tornassero sulla Terra però si renderebbero conto dell’assurdità dei loro interrogativi.
Stiano pure tranquilli: il governo è al lavoro.

Ed è sicuramente questa la risposta più efficace per rintuzzare gli attacchi che la stampa sta portando a Berlusconi sulla sua vita privata.

Così, mentre ci si perde nel gossip più allusivo ed invasivo, in Consiglio dei Ministri viene approvato un decreto che potrebbe portare un’altra ventata positiva all’economia in crisi.

Queste le misure principali:

Sparisce il massimo scoperto.
Risarcimento al cliente se la surrogazione del mutuo non si perfeziona in un mese.
Iva a rate per chi si adegua agli studi di settore.
Unità speciali Entrate-GfF per scovare gli evasori nei paradisi fiscali.
Formazione per chi perde il lavoro.
Amento al 70,9% del rimborso per gli obbligazionisti Alitalia.
Pagamenti più rapidi da parte della PA.
Maggiori controlli sulle invalidità civili.
Creazione di una banca dati integrata Economia e Lavoro.
Norme di contenimento per stipendi e consulenze nelle amministrazioni pubbliche.
Tasse a rate per gli abruzzesi a partire dal 2010.

E per finire, altri 1250 militari in città!

Per i dettagli sfogliatevi gli articoli linkati del Corsera e del Sole24Ore.

Come volevasi dimostrare, c’è chi “bla bla” straparla e chi continua a pensare a governare il Paese.

Già che si trovano in zona, verrebbe da chiedere ai segugi di largo Fochetti, da D’avanzo a Bonini, di fare due chiacchiere coi procuratori di Bari anche su altri fatti che sebbene lontani dal letto di Berlusconi potrebbero interessare di più i cittadini pugliesi e avrebbero sicuramente potuto interessare i cittadini baresi al momento del voto di qualche giorno fa.

Ormai è palese che per Repubblica sia molto più importante far sapere agli italiani la scandalosa vita del loro Presidente del Consiglio, alludendo a Berlusconi come ad un drago mangia-vergini, nonostante si potrebbe mettere da parte questo rigurgito moralista per occuparsi di cose ben più serie.

Tra queste, per esempio, l’indagine madre da cui è partorito il “puttane-gate”: quella che occupa da più di quattro anni i magistrati del capoluogo pugliese e che coinvolge i massimi dirigenti e della Sanità regionale e della giunta regionale, nonchè il Partito Democratico.

Sembrerà un paradosso, ma proprio mentre dalle pagine di Repubblica si alza forte il grido di sdegno nei confronti di un giornalista che nasconde le notizie più scomode per il Cavaliere, altri inchiestisti voltano la faccia di fronte ad altrettante notizie che potrebbero creare più d’un imbarazzo ai vertici dell’opposizione.

La vicenda si racconta in poche righe: l’inchiesta del pm Giuseppe Scelsi, infatti, collegata a una precedente inchiesta, condotta dal pm Desirèe Digeronimo, della Direzione distrettuale antimafia di Bari, ruota attorno a Alberto Tedesco (Pd), assessore regionale della Sanità con la giunta guidata da Nichi Vendola.
Con Tedesco, è indagata anche Lea Cosentino, direttore generale della più grande Asl pugliese, anche lei nominata da Vendola.
Tedesco e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al falso, alla corruzione e all’abuso di ufficio.
Alcuni mesi fa, in seguito a una miracolosa fuga di notizie dalla procura di Bari, Tedesco viene a sapere dell’indagine e si dimette dalla carica.
Subito dopo comincia a fare il pazzo affinché il Pd gli offra un paracadute. Quello dell’immunità parlamentare.
Lo ottiene, senza grandi difficoltà, in questo modo: alle ultime Europee il Pd candida il senatore Paolo De Castro (due volte ministro dell’Agricoltura, con i governi D’Alema e Prodi) e per Tedesco, primo dei non eletti alle precedenti elezioni politiche, si libera un posto in Parlamento.
Et voilà.
A questo punto, la domanda è semplice: siamo davvero disposti a non sapere nulla della malasanità di sinistra se in cambio ci dicono tutto sul gossip?

Di Pietro e Travaglio, dove siete?

Com’è che a Repubblica si occupano solo delle incoerenze dei vari Minzolini, Berlusconi e avversari politici e per i loro beniamini non hanno mai da tirar fuori neanche un link per chiedergli come mai fino al giorno prima dicevano una cosa e oggi ne fanno un’altra?!

Prima acclamarono Veltroni come il salvatore della Patria, nonostante avesse giurato che avrebbe terminato la sua esperienza politica insieme al suo secondo mandato da sindaco di Roma.

Oggi, Franceschini ha deciso di ricandidarsi alla guida del PD, facendo così lo stesso giochetto, ma dalle parti di largo Fochetti, sempre così attenti ai comunicati stampa da rinfacciare, nessuno ha nulla da dire.

Lo faccio io, ringraziando in anticipo DAW.

4 marzo 2009 – IlSole24Ore
Franceschini: “Non ho intenzione di ricandidarmi a ottobre“.

5 marzo 2009 – Matrix
Pd, Franceschini: “a ottobre non mi ricandiderò, il mio è un mandato a termine e di garanzia fino allo svolgimento del congresso. Arrivato lì è finito il mio lavoro“.

5 marzo 2009 – Corriere.it
Franceschini: “io sono a termine. A ottobre non mi candiderò. Al congresso facce nuove“.

22 maggio 2009 – Repubblica.it
Ho già detto cosa farò e non cambio idea. Il mio lavoro finisce a ottobre. (….) 
Ma se il partito gli chiedesse di ricandidarsi? Non succederà ci sarà un congresso importante, ci saranno dei candidati“.

Chissà che Minzolini non ricominci a dare le notizie e stupisca gli spettatori del tg1 con questo straordinario esempio di coerenza…

E mentre c’è chi continua a fare il guardone, sperando di tenere bloccato il Paese al buco della serratura di casa Berlusconi, il Governo ha ripreso a lavorare.

Il segnale è oltretutto incoraggiante, perchè oggi la Camera (nonostante i NO delle opposizioni) ha licenziato il decreto sull’Abruzzo!

8 miliardi e mezzo, di cui 1,5 subito + 7 spalmati nei prossimi 23 anni (quindi circa 300 milioni l’anno) per ricostruire e rilanciare territorio, famiglie e imprese devastate dal sisma dello scorso 6 aprile.

Della serie: c’è chi “bla bla bla” e chi intanto fa.
Io sto coi secondi. Che non a caso sono i primi nel Paese e tra la gente!

Tutti i dettagli QUI.

SEGNALAZIONI: questo post è stato pubblicato anche sul blog di DAW!

augusto minzolini

augusto minzolini

Nonostante su Repubblica provino a dimostrare un’improbabile incoerenza tra le parole che l’attuale direttore del Tg1 pronunciò quindici anni orsono e l’atteggiamento con cui sta affrontando il caso-Patrizia, Augusto Minzolini sta meritoriamente guidando l’ammiraglia dell’informazione pubblica fuori dal guano in cui è stato trascinato l’intero Paese da quotidiani sempre più simili a rotocalchi rosa che ad altro.

Non dice che non sia giusto indagare sulla vita privata degli uomini pubblici, bensì che non si può usare il pettegolezzo come un’arma politica e trasformarla magicamente in una notizia pretendendo che sia così per tutti.

Perciò, non si è lasciato intimidire e davanti ai suoi telespettatori ha spiegato:

Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perche’ il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo e’ semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni piu’ o meno attendibili e rancori personali non c’e’ ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori.

Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realta’ virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. E’ avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tento’ di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto piu’ volte in queste settimane in cui e’ stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa e’ la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuero’ a garantirvi.

Un gesto di risposta agli attacchi e alle intimidazioni di chi si ritiene depositario dell’Unica Verità e che non accetta che altri possano dissentirne.

Bravo Minzolini!
Finalmente un direttore con le palle che non confonde il pettegolezzo con l’informazione!

SEGNALAZIONI:  DAW, “L’informazione corretta e completa secondo il pd“.

Come dar torto a Franceschini quando dice che è in atto un’inversione di tendenza.
E’ verissimo.
A conti fatti, rispetto al passato, a livello amministrativo il vento è cambiato, eccome.
Il centrosinistra ha lasciato sul campo 22 province, 9 comuni capoluogo e 36 comuni superiori non capoluogo.

grafico elezioni province

grafico elezioni province

Nel 2004 governava in 50 province, oggi in 28; amministrava 25 comuni capoluogo, oggi 16; aveva battuto il cdx in 142 comuni superiori non capoluogo, oggi ne ha mantenuti 106.

grafico elezioni comuni capoluogo

grafico elezioni comuni capoluogo

Di contro, il centrodestra (+ la Lega), dalle 8 province di cinque anni fa, passa alle 34 attuali; i comuni capoluogo, da 5 a 14 e gli altri comuni minori da 37 a 69 (+ 4 Lega)!

grafico elezioni comuni superiori

grafico elezioni comuni superiori

Curiosità: nessuna provincia passa dal centrodestra al centrosinistra.
Idem per i comuni capoluogo. Dove c’è un cambio d’amministrazione è tra centrosinistra uscente e centrodestra vincente.

Il PdL vince a Milano, Venezia e Lecce (oltre che in altre province di rilievo minore) e strappa Prato dopo 60anni di governo ininterrotto delle sinistre (roba che al ballottaggio andavano centrosinistra e riforndazione…), Caltanissetta e Cremona!

Non capisco quindi perchè ce l’abbiano tanto con Franceschini.
Ha detto una cosa sacrosanta.
E’ il segno della crisi del PD!

Non date retta a quelli che dicono d’aver sentito una ELLE finale…si sono sicuramente sbagliati.
Non avrebbe mai potuto dire che queste elezioni segnano il declino il PdELLE…

O forse si.

Purtroppo si. L’ha fatto. L’ha detto.

E questo spiega due cose: il totale scollamento dalla realtà che ha fatto allontanare tanti elettori; e il perchè Berlusconi, tra mille difficoltà, rimane al suo posto da 15 anni!

tre si al referendum

tre si al referendum

La mia parte l’ho fatta, ma non avevo dubbi: sapevo che non sarebbe servito a niente.
Ad ogni passo verso l’urna referendaria cresceva in me la consapevolezza dell’inutilità di quel mio gesto.
Seggi praticamente deserti. Sulla lavagna indicate percentuali bassissime di affluenza. Voti: ridicolo anche solo contarli.
Come al solito, da decenni a questa parte, ogni referendum è fallito miseramente.
E questo non farà eccezione.
Il quorum è un miraggio e non mi pare ci siano le basi per poter ribaltare queste sensazioni.
Peccato, perchè l’idea di fondo era ottima: una sferzata all’attuale sistema elettorale, una spallata al “porcellum” e la prospettiva di una più forte affermazione del bipartitismo che esclude i ricatti dei partitini.

Niente da fare.
Alla gente evidentemente non gliene frega un corno di consumarsi un po’ le suole delle scarpe per esprimere un voto che non sentono o non hanno sentito come “utile”.

A questo punto, però, l’istituto stesso del referendum va ripensato: così com’è è solo uno sperpero di denari pubblici e nulla più.
Occorre una revisione. Magari l’eliminazione del quorum o almeno il suo abbassamento. O ancora meglio, servirebbe obbligare una raccolta di firme ben maggiore alle 500mila che oggi sono sufficienti. Si dia più tempo per promuovere la consultazione, ma si renda necessario incassare l’apprezzamento a quella iniziativa, chessò, di due/tre milioni di persone.

E questo, lo dico ben sapendo che tanta parte dovrebbe giocarla anche l’informazione, che purtroppo in questi ultimi due mesi è stata catalizzata su ben altre vicende.
Ho sentito parecchie chiacchiere in giro. C’è chi è convinto che questo referendum sia stato ordito dalla sinistra per fare un dispetto a Berlusconi. Ergo: le notizie non sono girate e le deduzioni degli elettori sono state clamorosamente sbagliate.

Ho sempre guardato con diffidenza ai referendum del passato, ma spero tanto che quest’ultimo fallimento non rappresenti la pietra tombale su una possibilità che per il popolo rimane l’unica per far sentire fattivamente la propria voce!

Sfogliate Repubblica. Edizione cartacea o online, non fa differenza. Le informazioni che vi leggerete sono le medesime.

In entrambi i casi, vi troverete di fronte ad un orribile esempio di ciarpame giornalistico.
Gli sputasentenze di largo Fochetti ridotti a schiavi del loro antiberlusconismo.
Firme un tempo autorevoli passate dalle inchieste di mafia al gossip senza pudore.
L’informazione piegata ad un preciso disegno politico.

Dalla procura de La Repubblica di Ezio Mauro, il piemme Carlo Bonini getta in pasto alla giuria dei lettori nuove prove che evidentemente ritiene schiaccianti: il racconto di non precisati testimoni (e quando mai!!!!) delle registrazioni secretate dai magistrati baresi in cui si sentirebbe Berlusconi invitare una prostituta ad aspettarlo nel “letto grande”.

Se vi state chiedendo come abbiano fatto quelli di Repubblica ad avere riscontri di quei files audio, beh, sappiate che non c’è niente di illegittimo: quei nastri giravano da tempo.
Se invece vi state chiedendo come mai allora si è aspettato tanto prima di parlarne…ohibò…e chi lo sa!?

Il Bonini però mette le mani avanti e riferisce che in realtà quegli stralci di registrazione lui non li ha sentiti e addirittura non sarebbe neppure certo del fatto che la voce che si sente sia proprio quella di Berlusconi perchè l’audio non è perfetto, ma disturbato.

Ma che importa? E’ una prova più che sufficientemente attendibile per lui e merita la prima pagina.

E’ l’informazione, signori. Che vi aspettavate? Che si attendessero riscontri? Che si facessero prima di tutto verifiche sui testimoni e la loro credibilità?

Suvvia, stiamo parlando de La Repubblica e sappiamo bene tutti che quando l’obiettivo è Berlusconi non c’è orecchio che senta o occhio che veda.
Si carica a testa bassa e non ci si pensa più.

E’ l’informazione al tempo del regime, signori.
Quella fatta sulla base delle imbeccate degli amici procuratori.
Non si capisce infatti come sia possibile che sul Corriere omettano di specificare il cognome della seconda ragazza interrogata dai magistrati, motivando questa decisione spiegando che quella testimonianza è stata secretata, e poi su Repubblica quel cognome viene scritto nero su bianco in barba al rispetto della privacy della signorina ventitreenne e alle regole in materia di procedura processuale penale.

E’ l’informazione, signori.
Quella fatta di tanto fango, anzi, tanta merda e lanciata in un ventilatore col solo intento di sporcare più persone possibile.

E’ l’informazione, signori.
Quella fatta di illazioni, allusioni, quella diffamante, a cui basta un sentito dire per autocelebrarsi come Verità assoluta.

E’ l’informazione, signori.
Quella sbattuta in prima pagina ad hoc per sputtanare, fatta contra personam da giornalisti emblema della cialtroneria.

E’ l’informazione, signori.
Quella fatta solo per colpire l’avversario politico.
Quella che vi fanno credere sia genuina e attualissima, mentre invece è meschina e centellinata col contagocce, conservata negli archivi per quando ve ne sarà più bisogno…

E’ l’informazione, signori.
Quella che pretendono sia uguale per tutti e se fai tanto di sollevare qualche dubbio ti becchi di servo.

E’ l’informazione, signori.
Quella fatta da Repubblica. E allora si spiega tutto!

Che te ne fai, dico io, di una legge che impedisce l’apertura del dibattimento quando poi è sufficiente finire sotto inchiesta (a qualunque titolo) per venire giudicati dall’opinione pubblica?

Non serve aspettare una sentenza: molti la condanna o l’assoluzione ce l’hanno in testa da molto prima e quella che uscirà dai tribunali non avrà alcun valore.

Prendi Tizio, lo sbatti in prima pagina parlando vagamente di un suo coinvolgimento in fatti che non puoi provare nè documentare et voilà, il gioco è fatto: colpevole!
Se poi quel Tizio è un politico allora, non ha speranze. Alla forca.
Se quel Tizio si chiama Berlusconi è inutile anche solo mettersi a parlare: la gogna attende lui e anche quelli che osano difenderlo o meglio, che diffidano delle ricostruzioni che appaiono sui media.

Diciamoci la verità: hanno dato a Berlusconi di pedofilo supponendo fosse andato a letto con una minorenne. Prove? Nessuna.
Solo 10 domande inutili buttate lì per far intendere qualcosa senza avere mai il coraggio di dire cosa.
Ora è la volta del Berlusconi-puttaniere.
Perchè?
Perchè una escort (sinonimo molto elegante di puttana d’alto bordo) se n’è uscita dicendo NON di essere stata a letto col cavaliere, ma di aver chiesto soldi per partecipare a due (dico DUE) feste organizzate a palazzo Grazioli e a Villa Certosa.

Nessun riscontro; la magistratura costretta a mettere in cassaforte i primi indizi sulla vincenda per paura che ci siano fughe di notizie mal interpretabili; nomi che vengono sparati da un giorno all’altro senza sapere a cosa collegarli (visto che le indagini sono solo all’inizio ed è fumoso anche il capo d’accusa e il presunto reo).

Eppure sui giornali c’è tutto e anche di più: interviste pagate per averle in esclusiva, foto, video…
E come sempre nessun riscontro, nessuna certezza, ma solo tanto fumo gettato negli occhi dei lettori.

E’ così che funzionano i tribunali mediatici: lanci il sasso, ritiri il braccio e aspetti che le onde travolgano chi sta in acqua senza dover rendere conto di niente quando tra qualche tempo tutto sarà chiarito e tutto sarà chiuso anche per la giustizia.

A che serve allora il lodo Alfano?
A nulla.
E’ questa la verità.
In Italia non basta nascondersi solo dai giudici…si deve scappare anche di fronte a giornalisti senz’arte nè parte (o forse moooolto di parte) incapaci di fare il loro mestiere ma prontissimi a correre dietro a prostitute e rapinatori pur di avere un posto in prima pagina.

Il bello è che son capaci di scannarsi anche tra di loro, accusandosi reciprocamente di dar poco credito alle voci e ai sentito dire dell’altro.
Come si permettono di non avere la stessa linea editoriale? E’ il sintomo più evidente di un regime.
Vero: chi non la pensa come Repubblica (che sta martellando su questa ennesima gossippata molto più del Corriere che ha dato fuoco alle polveri) allora è un servo, un leccapiedi, un prezzolato, un peones eccetera eccetera.

Con buona pace del Paese, costretto a partecipare a questo teatrino invece di dedicarsi a riforme ben più importanti.
Muoia Sansone con tutti i filistei… L’ho già detto e lo ribadisco.
Così si va da poche parti…

Perchè non c’è lodo che tenga…

SEGNALAZIONI: ancora il maestro, DAW. “Questa è prostituzione intellettuale“!

Le parole che seguono non sono le mie, ma avrei tanto voluto digitarle io già da molto tempo, perchè rispondono appieno a ciò che penso e che ho sempre pensato!

Voglio bene a Silvio Berlusconi, perchè senza di lui non andrei a votare. Perchè senza la straordinaria intuizione di Forza Italia in questo paese staremo scegliendo tra sinistra e centrosinistra. Voglio bene a Silvio Berlusconi perchè la mia storia poltica è Silvio Berlusconi. Appartengo, e molti altri giovani di centrodestra con me, a quella generazione che non si è mai sentita nè democristiana, nè socialista, nè missina. Una generazione di “ex niente”, che si è aggrappata a Berlusconi e alla suo “Partito Liberale di massa” come all’ultima speranza concreta di riformare questo paese.

Siamo stati accanto a Berlusconi nel 2001, difendendo quel governo da una campagna mediatica odiosa e strumentale in cui tutto il Paese veniva descritto come in perenne rivolta nei confronti del Premier. E siamo stati lì anche nel 2005 quando i Casini e i Follini chiedevano discontinuità dopo il 12 a 2 delle Regionali. Non ci siamo mai mossi, perchè abbiamo creduto con Berlusconi che governare questo paese non fosse nè inutile nè impossibile, ma doveroso. E abbiamo creduto, assieme a pochi altri, che solo il centrodestra potesse governare per il cambiamento e non contro di esso.

Abbiamo perso le elezioni del 2006 per un pugno di voti, quando eravamo rimasti quattro gatti a credere all’impresa. Quando i Casini e i Follini di cui sopra ormai si erano disimpegnati, quando i Fini non facevano campagna elettorale e i liberali con la puzza sotto il naso sceglievano scientemente di non votare. E ci siamo stati in quel biennio sciagurato targato Prodi, a manifestare a piazza San Giovanni, a sentirci un solo grande popolo, unito sotto il segno di un centrodestra unico e non diviso.

Poi i gazebo, il predellino, i bocconi amari mandati giù (la Brambilla, l’emarginazione di Martino, le tasse mai abbassate e un compromesso democristiano/socialista come linea guida), le nuove elezioni e il nuovo governo. Non abbiamo mai mollato, perchè con tutti i suoi difetti, Silvio Berlusconi è stata ed è ancora la scelta migliore. Però non siamo dei tifosi, non siamo un fan club, non ci stiamo a passare come cervelli all’ammasso del berlusconismo, contrapposti alle fazioni armate d’odio degli antiSilvio.

Siamo gente che pensa con la propria testa, che ama la Politica, che crede in un modello di sviluppo che si chiama libero mercato, che sta convintamente dalla parte degli Stati Uniti. Siamo gente strana ma siamo anche la sola possibilità che ha questo paese di avere una destra moderna.

Se Berlusconi crede di poterci liquidare con una semplice alzata di spalle, si sbaglia di grosso. Noi siamo qui, dalla sua parte, e ci siamo stati quasi sempre. Ma chiediamo e pretendiamo il rispetto e la passione che offriamo. Chiediamo al Presidente del Consiglio di fare quello per cui è stato eletto: governare, cambiare, sburocratizzare e liberare questo paese. Delle sue feste ci interessa poco o nulla, delle frequentazioni private ancor meno, delle beghe familiari proprio niente.

Ma se non vuole che si parli di questo, se pretende come è giusto che sia che si parli di Politica, allora inizi lui per primo a togliersi i panni del clown populista e a mettersi quelli che a noi piacciono tanto del rivoluzionario liberale. Parli nuovamente di tasse da abbassare, di lacci da togliere alle imprese, di separazione delle carriere, di libertà dei popoli e di meritocrazia. E vedrà che, non ci sono veline che tengano, noi saremo dalla sua parte. Ma questo è il momento per osare. Noi meritiamo qualcosa di più.

Simone Bressan, Freedomland.

SEGNALAZIONI: Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi!

PS: oggi è il mio compleanno, perciò…siate buoni nei commenti, ok?!  ;-)

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