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Animali.
Non contestatori.
Animali.
Ma nemmeno: a ben pensarci, gli animali intuiscono l’umore di chi hanno di fronte, percepiscono la gravità della situazione e non si sa come nè perchè, ma sanno quand’è il momento di star più vicino a chi sta soffrendo o almeno quando è meglio ritirarsi nell’angolo.
Gli idioti che erano oggi a Viareggio, invece, non hanno avuto rispetto nè della morte nè del dolore e al doveroso silenzio hanno preferito berciare la loro stoltezza.
Idioti, quindi, e non altro.
Non il campanello d’allarme della critica al governo e al suo capo, bensì la sirena d’emergenza per lo stato di salute della nostra democrazia, avvelenata da una cultura antagonista che non sa più fermarsi, che non ha più il senso della misura, che non riconosce più il limite che separa la libertà dall’irresponsabilità.
A Viareggio è stato toccato il fondo.
Un centinaio di vigliacchi, davanti all’orrore della tragedia che ha portato via 14 vite e distrutto i sacrifici di decine e decine di persone, hanno individuato il loro bersaglio e hanno voluto comunque colpirlo, proprio mentre il suo era un messaggio importante: lo Stato che rispondeva “presente” sul luogo della sciagura.
Non è stato contestato Berlusconi: è stato vilipeso lo Stato. E ancor prima il buon senso!
Provo uno sconforto totale nel vedere queste scene.
Ma non farò come gli idioti che spesso sentiamo vomitare di vergognarsi di essere italiani. No.
Mi vergogno di quegli italiani. Di quei cento vigliacchi. Di quei cento sciacalli. Di quelle cento iene. Di quei cento balordi.
Sono loro a farmi schifo.
Vergognatevi, cani!
L’Espresso fa l’inchiesta, il Times la prende per buona e la copia e infine Repubblica pubblica accredita il tutto col crisma della Santa Stampa Straniera.
Ecco come funziona il gioco delle tre carte.
Ecco svelato “metodo” con cui giornali nazionali e internazionali palleggiano le stesse notizie per sputtanare il premier italiano.
Ricapitolando:
l’Espresso esce con alcune rivelazioni anonime di cortigiani indispettiti della corte del Cav:
Gianni Letta non va più a cena a casa del suo amico Silvio, il retroscena; accompagnato dalla solita dichiarazione non firmata: “Berlusconi si è trasformato in un re Mida al contrario: quello che tocca si sporca”.
Il Times (versione domenicale – Sunday), pubblica un articolo del suo inviato in Italia John Follain:
medesimo retroscena e, roba da non crederci, medesima confessione del solito innominabile: “
Insiders say Gianni Letta, Berlusconi’s undersecretary and key lieutenant, has distanced himself from the prime minister and has for several months declined his invitations to dinner.
“Berlusconi has turned into the opposite of King Midas: he dirties everything he touches,” a disaffected associate said.”
E Repubblica cosa fa?
Imbroglia i suoi lettori spacciando per genuine le finte ricostruzioni con cui i giornali stranieri parlano (male) delle vicende del premier italiano.
L’obiettivo è fin troppo evidente: dar l’impressione che anche fuori dei nostri confini l’opinione verso Berlusconi sia pessima e che lo sia in maniera indipendente, cioè non contaminata dalle polemiche politiche che hanno spadroneggiato negli ultimi mesi in Italia.
Purtroppo però il “trucco” è stato svelato: gli inviati dei giornali stranieri non fanno granchè di proprio, ma si limitano a copiare e incollare le ricostruzioni fatte dai giornali italiani e in particolar modo da quelli avversari del Cavaliere.
La domanda finale, dunque, è molto semplice: perchè dovremmo fidarci di quel che dicono dall’estero se è soltanto la fotocopia delle assurdità che vengono commentate in Italia.
Di Repubblica ce ne basta una…anzi, c’avanza!




















































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