Una Giustizia da rifondare.

Si è sbagliato di grosso il segretario Alfano! La Giustizia, quella con la G maiuscola, è ancora uno dei fardelli più pesanti che attanagliano il nostro sistema paese.
Ce lo avevano spiegato in tutti questi anni di governo di centrodestra (?) ed è sorprendente si siano potuti rimangiare il tutto così velocemente.
Non si può badare solo ed esclusivamente al differenziale economico tra l’Italia e la Germania per sentire la necessità di varare riforme fino ad oggi bloccate dietro le quinte del teatrino dei partiti.
C’è un altro “spread” che dovrebbe destare la medesima preoccupazione ed è quello tra il nostro ordinamento giudiziario e quello dei paesi in cui la politica resta fuori dalle aule dei tribunali; in cui i magistrati che sbagliano pagano; in cui il garantismo resta un baluardo a difesa del cittadino dalle prepotenze di chi detiene il potere; in cui le toghe non inseguono le loro teorie accusatorie e in cui gli indizi non si trasformano in prove per effetto di convincimenti ideologici.

La sentenza della Corte di Cassazione, che annulla la condanna del senatore Marcello Dell’Utri non è più un flebile campanello d’allarme sulla condizione della nostra Giustizia, bensì un fragoroso rintocco che suona la sveglia su un sistema da rivedere dalle fondamenta.
E non potrebbe essere altrimenti, se davvero ci troviamo di fronte a magistrati che “costruiscono” processi colmi di “gravi lacune giuridiche”, in cui vengono affievoliti i diritti dell’imputato, che giungono a richieste di condanna manchevoli sul piano motivazionale e sulla base di reati di origine meramente giurisprudenziale. Così come dovremmo porci qualche interrogativo nei confronti di quei pubblici ministeri incapaci perfino di calcolare i termini di prescrizione di un fatto illecito e che giocano con le date della sua ipotetica consumazione pur di ottenere il riconoscimento delle loro idee.

I convincimenti personali, sarebbe il caso di ricordarlo, non conducono alla Giustizia. La mortificano.

PS: è curioso leggere la prima pagina del Fatto Quotidiano online. Per tutti gli amanti dei dossier, eccovi quello che i redattori del giornale di Travaglio e Padellaro hanno presentato sul conto del Procuratore Generale Iacovello, reo, a quanto pare, di essere andato controcorrente rispetto al pensiero dominante (giustizialista) che hanno contribuito ad alimentare.

Comments
1.415 Responses to “Una Giustizia da rifondare.”
  1. cesare1 scrive:

    “ma la definizione non basta più quando si tratta di collegare
    temporalmente serie di eventi che abbiano luogo in posti diversi, ovvero – il che
    è equivalente – valutare temporalmente eventi che abbiano luogo in posti lontani
    dall’orologio”.”
    Nick, perche’ non ti chiedi COME MAI la definizione non basta piu’?
    Perche’ la velocita’ della luce e’ la stessa rispetto a qualunque osservatore e NON e’ infinita.
    Quindi lo vedi che si basa sui postulati????
    “… light is always propagated in empty space with a definite velocity [speed] c which is independent of the state of motion of the emitting body.”
    Se la luce avesse una velocita’ infinita la definizione basterebbe, tonto!

  2. cesare1 scrive:

    Nick stai dicendo che i due postulati di Einstein non sono sufficienti a fondare la TRR?
    RISPONDI!

  3. Nick scrive:

    Ecco cosa ne diceva Einstein invece :

    I La definizione di tempo è preliminare

    “Se vogliamo descrivere il moto di un punto materiale, diamo i valori
    delle sue coordinate in funzione del tempo. Ora si deve tenere ben in mente che
    una descrizione matematica siffatta ha un significato fisico solo quando si sia detto
    chiaramente IN PRECEDENZA che cosa si intende qui per “tempo”. ”

    II La definizione precedente di tempo non basta a “descrivere il moto di un punto materiale ”
    dunque a parlare in termini generici di velocità .

    “Potrebbe sembrare che tutte le difficoltà che riguardano la definizione del “tem-
    po” si potrebbero superare se sostituissi al posto di “tempo” l’espressione “posizione
    della lancetta piccola del mio orologio”. Una definizione del genere basta infatti
    quando si tratta di definire un tempo indipendentemente dalla posizione nella quale
    si trova l’orologio; ma la definizione non basta più quando si tratta di collegare
    temporalmente serie di eventi che abbiano luogo in posti diversi
    , ovvero – il che
    è equivalente – valutare temporalmente eventi che abbiano luogo in posti lontani
    dall’orologio
    ”.

    III La definizione è convenzionale

    “Se nel punto A dello spazio si trova un orologio, un osservatore che si trovi in
    A può valutare temporalmente gli eventi nell’intorno immediato di A osservando
    le posizioni delle lancette dell’orologio simultanee con questi eventi. Se anche nel
    punto B dello spazio si trova un orologio – aggiungeremo, “un orologio esattamente
    con le stesse proprietà di quello che si trova in A” – allora una valutazione temporale
    degli eventi nell’intorno immediato di B da parte di un osservatore che si trovi
    in B è pure possibile. Non è possibile tuttavia, senza un’ulteriore deliberazione,
    confrontare temporalmente un evento in A con un evento in B
    ; finora abbiamo
    definito soltanto un “tempo di A” ed un “tempo di B”, ma non abbiamo definito
    alcun “tempo” per A e B complessivamente. Quest’ultimo tempo può essere definito
    soltanto quando si assuma per definizione che il “tempo” che la luce impiega per
    andare da A a B è uguale al “tempo” che essa impiega per andare da B ad A”

    IV Non si basa su alcun principio , basandosi su esperienze fisiche pensate.

    “Abbiamo così determinato con l’aiuto di certe esperienze fisiche (pensate) che
    cosa si debba intendere per orologi a riposo che camminano sincroni e si trovano
    in posti separati e con questo evidentemente abbiamo ottenuto una definizione di
    “simultaneo” e di “tempo”. Il “tempo” di un evento è l’indicazione simultanea con
    l’evento di un orologio a riposo che si trova nella posizione dell’evento, che cammina
    sincrono con un determinato orologio a riposo, e cioè per tutte le determinazioni di
    tempo compiute con l’orologio stesso”
    .

    V Dopo vengono espressi i principi .che si basano su questa definizione di tempo non locale , e sulle quali si basano tutte le considerazioni seguenti.

    “Le considerazioni SEGUENTI si fondano sul principio di relatività e sul principio
    della costanza della velocità della luce”,

    VII Eccoli . Il secondo è basato esplicitamente sulla definizione PRECEDENTE di durata e Einstein ci tiene a precisarlo a beneficio dei fessi.. …

    1. Le leggi secondo le quali evolvono gli stati dei sistemi fisici sono indipendenti
    da quale di due sistemi di coordinate che si trovino uno rispetto all’altro in moto
    traslatorio uniforme queste evoluzioni di stato siano osservate.
    2. Ogni raggio di luce si muove nel sistema di coordinate “a riposo” con la
    velocità fissa V , indipendentemente dal fatto che questo raggio di luce sia emesso
    da un corpo a riposo o in moto. Si ha
    Velocità =Cammino della luce / Durata

    dove la “durata” va intesa nel senso della DEFINIZIONE del §1.

    STUDIA . Anzi no, non studiare che tanto è inutile.

    http://diamante.uniroma3.it/hipparcos/relativit%C3%A0_ristretta.pdf

  4. cesare2 scrive:

    Tu stai dicendo questo:
    “Instead he just wrote “We assume that this definition of synchronism is free from contradictions, and possible for any number of points; and that the following [that is (b2)–(b3)] relations are universally valid.” For this reason, and since posterior developments are not so well known, some physical papers still present the assumption of consistency of Einstein synchronisation among the postulates of relativity theory.[citation needed]”
    CITATION NEEDED😀
    Io preferisco come la pone Wheeler alla TUA comprensione di quel che dice Einstein…e comunque preferisco Cardone e Ugarov e la formulazione assiomatica standard. Ma anche accettando la versione meno ortodossa rimane vero che:
    “niente supera c”
    e’ una cazzata e non un principio…quindi dove pensi di arrivare, scemotto?

  5. cesare2 scrive:

    Nick stai dicendo che i due postulati di Einstein non sono sufficienti a fondare la TRR?

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