Ecco chi è pronto a “fottervi”.

Prodi, Bolkestein, Bersani, Di Pietro.
Cos’hanno in comune l’ex Presidente del Consiglio italiano ed ex Presidente della Commissione Europea, l’ex commissario europeo per il mercato interno, il leader dell’Italia dei Valori e il segretario del Partito Democratico?
Sono coloro i quali, in Europa e in Italia si sono fatti promotori delle cosiddette liberalizzazioni dei servizi pubblici, ivi compresi i trasporti, la raccolta dei rifiuti e la gestione dei servizi idrici. Esattamente i punti presi in considerazione dai quesiti referendari.
Nel 2006, il governo Prodi e a firma dei ministri Lanzillotta, Di Pietro e Bersani, non ebbe timori nel recepire nel nostro ordinamento la Direttiva che apriva il mercato europeo anche ai servizi pubblici. Presentò così un ddl, il numero 772, che a causa delle fibrillazioni interne alla maggioranza di centrosinistra e in particolar modo per le opposizioni di Rifondazione Comunista, non vide mai la luce nella sua formula iniziale.
Il partito di Bertinotti e “compagni” riuscì a fare in modo che la gestione dei servizi idrici fosse posta fuori dal provvedimento che, in breve, prevedeva nè più nè meno ciò che fino a ieri era sancito dal decreto Ronchi-Fitto: apertura a società private e remunerazione dei capitali investiti.
Il liberalizzatore Bersani non fece in tempo ad inserire anche “l’acqua” nella sua lenzuolata. Il governo Prodi cadde e nel 2008 la sconfitta di Veltroni mise un punto definitivo sulle possibilità riformatrici del centrosinistra.
Non contenti però, gli stessi esponenti del PD, tra cui ovviamente Bersani, ma anche la Finocchiaro e il buon Ignazio Marino, presentano sul finire del 2010 un disegno di legge che così recita agli articoli 9 e 10:

art 9)

L’erogazione del servizio avviene secondo le discipline di settore e nel rispetto della normativa dell’Unione europea, con conferimento della titolarità del servizio:

a) a società a capitale interamente pubblico, a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.

b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei princìpi di cui alla lettera c), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio, l’apporto al capitale sociale, l’attribuzione di specifici compiti operativi e un piano di gestione pluriennale del servizio, comprensivo di impegni monitorabili e sanzionabili in materia di investimenti, manutenzioni, evoluzione tariffaria e indici di qualità connessi alla gestione del servizio; in tal caso, il successivo riaffidamento della gestione è comunque effettuato attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica, a cui la società mista pubblica e privata è ammessa a partecipare, nel rispetto dei princìpi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici;
c) a società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica nel rispetto dei princìpi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei princìpi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità.

art 10)

L’Autorità, di concerto con le Regioni, con apposito regolamento da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce la metodologia per la determinazione della tariffa per usi civili e industriali nonché le modalità per la revisione periodica, tenendo conto:

a) della qualità del servizio idrico fornito, dell’uso razionale della risorsa, con penalizzazione per gli usi impropri e gli sprechi;

b) del costo delle opere e degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
c) dei costi di gestione delle opere e degli impianti;
d) dei contributi ai costi di gestione delle aree di salvaguardia, ai costi necessari a garantire la cura del territorio, la manutenzione dei bacini idrografici, la tutela dei corpi idrici, in particolare nei territori montani;
e) della remunerazione dell’attività industriale, secondo i criteri stabiliti dall’Autorità;
f) della quota della tariffa da destinare agli investimenti e della quota della tariffa da versare nel fondo di cui all’articolo 15.

 

Questo, nel 2010.
Ma già nel 2008 Bersani si batteva per i suddetti principi, addirittura andando a parlare ai suoi elettori in concomitanza di un referendum nella città di Carpi, in cui appunto si doveva decidere dell’affidamento ad una società privata della gestione dei servizi idrici.

 

 

Dopodichè, la svolta.
Il PD si scopre vicino ai comitati per il SI e partecipa attivamente nella raccolta delle firme ed alla campagna referendaria.
Il resto è storia di ieri.

Quello che magari non sapete è ciò che ha detto oggi il segretario Bersani.
Incassata la vittoria “contro Berlusconi”, ha dichiarato: “dobbiamo ripartire dalla nostra proposta di legge”.
Ma come!?
E la storia dell’acqua pubblica? Già dimenticata?

Sarà mica che a sinistra hanno voluto cavalcare l’onda referendaria per tentare di dare una spallata al governo Berlusconi, pur sapendo che appena possibile avrebbero intrapreso le medesime decisioni che ostinatamente si sono battuti per abrogare?

Qui si che ci vorrebbe un bel titolone.
Magari ci penserà l’Economist…

 

Comments
167 Responses to “Ecco chi è pronto a “fottervi”.”
  1. Santoro scrive:

    E’ il recupero di produttività che gioca il ruolo, caro cesare.

    pensa al Giappone: inflazione zero e produttività alla giapponese.

    Leggi qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Price-cap_regulation

    in generale sul ruolo del recupero di produttività nel price cap, guarda quanto è più lineare la spiegazione qui:
    http://www.autostrade.it/faq.html

  2. cesare scrive:

    Comunque IN GENERALE un “price cap” puo’ esser anche negativo in linea di principio, vero Santoro?

  3. Santoro scrive:

    Cesare, concettualmente il price cap è quello che ho esposto sotto.

    Nick fa rilevare che all’art. 5 del decreto di Di pietro, K non può far altro che essere > 0

    Occorre pero considerare che l’effetto riduttivo del miglioramento di produttività è contemplato – all’italiana – nel successivo art. 6 de ‘sto cazzo di decreto, dove sono previsti i coefficienti di contenimento annuale dei costi operativi che le società debbono osservare impegnandosi per il miglioramento di efficienza.

  4. cesare scrive:

    LaTeX

  5. cesare scrive:

    “essendo Tn > C + A + R”
    Pero’ non mi avevi risposto, Nick, tu che sei l’amante delle formule “scritte bene” (non torno sul Latex e sulle preferenze di Nature per non infierire…ma mi ricordo benissimo le sciocchezze che hai sostenuto, e anche tu🙂 )
    Intendevi dire >(C+A+R) al tempo n-1…Mr perfettino?🙂

  6. Nick scrive:

    “K è diverso. Se consideri gli elementi che lo compongono, potrebbe essere di segno – in misura maggiore di P ed in questo caso comporterebbe la riduzione della tariffa. Apposta è concepito come price cap”.

    Resta “insoluta” questa tua affermazione alla luce di quello che c’è scritto nel decreto Di Pietro

    K non può essere negativo.

    Articolo 5 – Limite di prezzo “K”
    La tariffa reale media, , come definita al precedente articolo 4, può essere incrementata annualmente,
    dell’indice percentuale del limite di prezzo “K” che l’ Ambito delibera entro i valori massimi seguenti:
    per il primo esercizio annuale a partire dall’ istituzione del servizio idrico integrato, il limite “K”, da
    applicare alla tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti come calcolata al precedente art. 4,
    può essere cos&ig rave; determinato:
    – per tariffa media ponderata come sopra inferiore a lire 1000 al mc, riferita al 1995, e comprensiva
    dei servizi del ciclo: K=25%
    – per tariffa come sopra, ma superiore a 1600 lire al mc: K=7,5%
    – per tariffa media ponderata compresa tra 1001 lire/mc e 1599 lire/mc si applica il coefficiente K
    risultante da interpolazione lineare tra i due valori esterni sopraindicati;
    per gli esercizi annui successivi al primo, il limite di prezzo “K”, da applicare sulla tariffa reale media
    dell’esercizio precedente, vale
    – per tariffa reale media dell’esercizio precedente inferiore a lire 1100 al mc K= 10%
    – per tariffa come sopra, ma superiore a lire 1750 al mc k= 5%
    – per tariffa reale media come sopra, ma compresa tra lire 1101 e lire 1750 al mc si applica il
    coefficiente risultnate da interpolazione lineare tra i due valori esterni sopraindicati

    L’interpolazione lineare tra due valori esterni positivi può essere negativa?
    Ma scherziamo ? !

    Basta, mi sono spiegato , e mi sono pure scocciato di correggere le varie affermazioni “insolute”
    Non fare più domande e ti lascio l’ultima parola.

  7. cesare scrive:

    “Come si vede , essendo Tn > C + A + R , la tariffa al tempo n copre i costi operativi , gli ammortamenti (investimenti annuali ) e resta un margine di guadagno R , fisso (7 %) come remunerazione sul capitale investito.”
    Nick aveva detto questo Santoro, quindi era convinto che P+K sia SEMPRE POSITIVO. Tu adesso hai spiegato anche questo suo errore, grazie.

  8. Santoro scrive:

    Ma non gioco sulle parole, posso utilizzare qualche termine improprio ma sapendo che la materia economica è ostica sto facendo del mio meglio. Se potessimo trasformare tutte le parole in segni matematici sarebbe più facile. Ogni segno avrebbe un significato preciso.

  9. Santoro scrive:

    Cesare, intanto grazie per le tue parole.

    P, a meno di un tasso programmato di deflazione, è sempre > 0 perché per la formuletta di Di pietro è il tasso programmato d’inflazione.

    K è diverso. Se consideri gli elementi che lo compongono, potrebbe essere di segno – in misura maggiore di P ed in questo caso comporterebbe la riduzione della tariffa. Apposta è concepito come price cap.

  10. Nick scrive:

    “Preciso per evitare i sub-distinguo:

    Tu certamente sai che i costi sulla rete di distribuzione sono ordinari (e allora sono costi operativi) e di ristrutturazione oppure straordinari…”

    Scusa, mi era sfuggita la precisazione .

    Se dici che i costi di manutenzione che consideri sono quelli straordinari e cioè sono immobilizzazioni , tu certamente saprai che se questi sono costi se si riferiscono a più di un esercizio si ammortizzano.
    Siamo sempre lì Santoro.

    Se tu mi dici invece che la tariffa considera solo i costi operativi , visto che tecnicamente i costi operativi comprendono anche i costi per la manutenzione degli impianti stai dicendo che annualmente la tariffa copre questi costi.

    Non giocare con le parole.

    Santoro, nessuno sta dicendo che se un privato mette a disposizione 60 miliardi per completare i lavori in 60 anni, anno per anno gli vengono garantiti 60 miliardi cioè alla fine 3600 miliardi come minimo. Sarebbe folle !

    Io parlavo semplicemente della ratio della legge Ronchi che è quella per la quale al privato anno per anno vengono garantiti i costi d’investimento e di esercizio, più un profitto aggiuntivo. Ci siamo ?

    Il privato che mette a disposizione i 60 miliardi farà un certo piano anno per anno e alla fine dell’anno glii investimenti e i costi (macchinari , personale , ecc.. ) che ha realizzato per garantire il servizio li mette a bilancio.

    La ratio della legge è tale che a partire dal bilancio vengano coperti i costi anno per anno e venga garantito un profitto.
    Quindi è ovvio che anno per anno il privato ci guadagna perchè la tariffa si basa su quello che LUI ha dichiarato in merito ai costi effettivamente affrontati nell’esercizio.

    Mettiamo il caso che non arrivi a finire i lavori ? Benissimo, quello che ha fatto gli è stato comunque ripagato e il capitale residuo gli rimane anzi è pure sicuramente incrementato. O no ?

    Poi è ovvio che se ci sono costi che il privato non ha conteggiato e non ha messo a bilancio può darsi che per quell’anno il ricavo può essere in teoria diverso da quanto previsto dal privato , ma può anche succedere l’opposto, anzi visto che siamo in italia e che conosciamo le leggi sul falso in bilancio che abbiamo, direi che questo è altamente più probabile !

    Sul price cap :

    Leggiti il decreto Di Pietro . Non può mai essere negativo e serve a fare in modo che se il privato in un anno guadagna meno del suo “profitto ottimale ” (che a dire il vero non ho ben capito quale sia ) l’anno successivo gli venga restituito.

    Da wiki:

    Il Metodo normalizzato prevede che ogni tre anni si effettui una revisione tariffaria, con la quale l’Autorità di Ambito si assicurerà che il Gestore abbia conseguito solo il livello di ricavo permesso (revenue cap). Un’eventuale rinegoziazione delle condizioni previste dalla convenzione di affidamento potrebbe modificare le previsioni relative al successivo periodo di revisione, ma non dovrebbe avere nessun risultato sui costi operativi riconosciuti in tariffa nel periodo passato. La logica che viene seguita per la determinazione della tariffa del SII è la seguente: all’inizio di ogni periodo regolatorio viene fissato un cap sui ricavi ottenibili dalla gestione del servizio idrico, aggiornato di anno in anno secondo una logica di price cap, alla fine del periodo di regolazione il fatturato del gestore è confrontato con il tetto sui ricavi, se lo supera il gestore restituirà i maggiori ricavi a vantaggio delle tariffe del periodo successivo, viceversa, se ne resta al di sotto otterrà il mancato ricavo nelle tariffe degli anni successivi.

    Cioè se i cittadini risparmiano sull’acqua il privato , che ha conseguito meno ricavi per quell’anno l’anno prossimo aumenta le tariffe.

    Non è meraviglioso ?

  11. cesare scrive:

    Tu hai PERFETTAMENTE ragione, Santoro (come e’ evidente dalla tua preparazione), ma attento ad entrare anche nel sistema di riferimento del tuo interlocutore:
    “Gli economisti marxisti si riferiscono, poi, al profitto come alla differenza fra il valore del lavoro di un dipendente e la paga che il lavoratore percepisce per quel lavoro.”
    ahahhahahahahahahahahahahahhahahahahahahahah!!

  12. Santoro scrive:

    R non può essere un profitto per la società se tutte le immobilizzazioni sono state realizzate con provvista a debito e se il 7% corrisponde al tasso di interesse del mercato. E questa era situazione al tempo del decreto di Di pietro.

    Wiki non mi interessa come testo di dottrina.

    Il profitto è una cosa diversa dalla previsione di remunerazione in tariffa del capitale investito. Il profitto per definizione è un valore residuale che compensa l’imprenditore per il rischio d’intrapresa e corrisponde alla differenza tra i ricavi e i costi certi, stimati, presunti e figurativi.

  13. cesare scrive:

    “Quindi la tariffa dell’anno n corrisponde al (C+A+R) dell’anno precedente incrementato – percentualmente – del tasso d’inflazione programmato e di questo indice che tiene conto con segno – del miglioramento atteso di produttività del gestore e con segno + della stima dei costi imprevedibili ed eccezionali.”
    Santoro, scusa, in ogni caso pero’ (P+K)>0, vero? Senno’ Nick aveva detto un’altra cosa matematicamente sbagliata.

  14. cesare scrive:

    Santoro
    grazie per le spiegazioni, non pretendevo tanto!
    La cosa piu’ interessante che traspare da questa discussione tra te e Nick e’ che lui ogni volta che si confronta con qualcuno esperto in una materia riesce a raggiungere una competenza in tale materia che e’ naturalmente inferiore all’interlocutore ma comunque di buon livello. La cosa drammatica e’ che, mentre un incompetente non capirebbe nulla e sarebbe giustificabile, Nick arriva a capire praticamente tutto TRANNE qualche minuscolo dettaglio che pero’ fa si’ che, all’atto pratico, capisce l’ESATTO CONTRARIO DI COME STANNO LE COSE.
    Io ho diversi esempi in fisica e tu adesso hai portato un bellissimo esempio in economia.
    Io credo di aver capito semplicemente perche’ il tuo discorso e’ logico e quindi mi torna.
    Nick pero’ e’ mitico, bisogna riconoscerlo! Pensa se usasse un po’ meglio le sue capacita’: non sa un cazzo di economia ma riesce a parlarne per giorni interi acquisendo competenza mentre si confronta, ma sempre a meno di quell’epsilon essenziale…forse e’ un BOT🙂

  15. Nick scrive:

    E allora leggiti wiki, visto che dici che non è garantito al gestore un profitto:

    La tariffa del servizio idrico integrato è disciplinata, nei suoi aspetti generali, all’art. 154 del D.Lgs 152/2006 (Norme in materia Ambientale). Il legislatore definisce la tariffa il corrispettivo del servizio idrico integrato (cost reflective) e prevede che per la specificazione del metodo tariffario “il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, su proposta dell’Autorità di Vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, definisca con decreto le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici per i vari settori di impiego dell’acqua”. Il D.M. 1/08/96 “Metodo Normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la tariffa di riferimento”, emanato in attuazione dell’art.13 della allora vigente legge Galli(L.36/94), risulta ancora oggi il decreto di riferimento per la determinazione della tariffa reale media del servizio idrico integrato (SII).

    Secondo il Metodo tariffario, i costi che le Autorità di Ambito (AATO) devono inserire nel calcolo della tariffa reale media, e che, quindi, devono essere coperti dai ricavi del SII, sono i costi operativi, gli ammortamenti e la remunerazione del capitale investito. A questi si aggiungono i costi relativi alla definizione del canone, che il gestore introita dalla tariffa e trasferisce all’AATO o ai Comuni. Rispetto a tali componenti, la tariffa può variare di anno in anno in risposta al tasso d’inflazione programmato per l’anno e ad un fattore K che rappresenta il limite di prezzo che può consentire alle tariffe di crescere o di diminuire in base agli obiettivi del regolatore. Per la definizione dei costi operativi, l’AATO determina, per il periodo dell’intera durata dell’affidamento, i costi operativi ottimali relativi alla gestione del servizio nel proprio territorio e nello stesso tempo, sulla base di alcune grandezze tecniche, calcola i costi operativi di riferimento.

    Prima di stabilire quali siano i costi operativi da riconoscere in tariffa l’AATO deve verificare due vincoli rispetto ai costi operativi di riferimento. Il primo vincolo stabilisce che i costi operativi da riconoscere in tariffa non possano superare i costi operativi di riferimento maggiorati del 30%. Il secondo riguarda la dinamica dei costi operativi da riconoscere in tariffa. Questo secondo vincolo stabilisce una progressiva riduzione percentuale della distanza dei costi operativi dai costi operativi di riferimento. La riduzione percentuale annua è maggiore quanto più è elevata la distanza. La definizione dei costi riconosciuti in tariffa relativamente agli ammortamenti e alla remunerazione del capitale investito è legata all’eventuale ammontare del capitale investito iniziale e alla previsione annuale della spesa per investimenti. L’ammontare degli ammortamenti riconosciuti in tariffa è il risultato di una previsione che deve tenere conto della spesa, dell’entrata in esercizio dell’opera a cui la spesa si riferisce e dell’aliquota di ammortamento dei vari cespiti che compongono l’investimento. La remunerazione del capitale investito si ottiene moltiplicando il valore della previsione di capitale investito medio per un tasso del 7% (al lordo delle imposte), che secondo l’attuale disposizioni del Metodo normalizzato, sono destinati a far fronte ai costi del capitale di terzi e del capitale di rischio. Il Metodo riconosce dunque al gestore del servizio un ammontare di profitti intesi come una remunerazione sul capitale investito.

    Il Metodo riconosce dunque al gestore del servizio un ammontare di profitti intesi come una remunerazione sul capitale investito.

    Il Metodo riconosce dunque al gestore del servizio un ammontare di profitti intesi come una remunerazione sul capitale investito.

    Il Metodo riconosce dunque al gestore del servizio un ammontare di profitti intesi come una remunerazione sul capitale investito.

    Il Metodo riconosce dunque al gestore del servizio un ammontare di profitti intesi come una remunerazione sul capitale investito.

  16. Santoro scrive:

    R non può essere un profitto per la società se tutte le immobilizzazioni sono state realizzate con provvista a debito e se il 7% corrisponde al tasso di interesse del mercato. E questa era situazione al tempo del decreto di Di pietro.
    Nè può avere natura di profitto, perché qualcuno in azienda dovrà pur considerare tra i costi, quello del capitale preso a prestito, oppure il costo figurativo del capitale apportato dai soci che deve essere calcolato quando una qualsiasi impresa va a determinare i prezzi9 di vendita..

    il moltiplicatore (1+ P+K) è il moltiplicatore della formula del montante. E quindi P+ K non ripaga il “costo forfettario che sostituisce i costi finanziari dell’approvvigionamento di capitale.. ” K è un’altra cosa: concettualmente è un coefficiente correttivo di limite agli aumenti di tariffa che è calcolato come un indice di variazione dei prezzi, ridotto dei miglioramenti attesi di produttività (che devono andare a favore dell’utente) e aumentato della stima di quei possibili nuovi costi che possono presuntivamente derivare da eventi eccezionali e imprevedibili.

    Quindi la tariffa dell’anno n corrisponde al (C+A+R) dell’anno precedente incrementato – percentualmente – del tasso d’inflazione programmato e di questo indice che tiene conto con segno – del miglioramento atteso di produttività del gestore e con segno + della stima dei costi imprevedibili ed eccezionali.

    “Vediti la legge Ronchi allora, che dice che la tariffa deve coprire i costi di investimento e di esercizio”

    Non lo trovo scritto da Ronchi. il riferimento normativo è il DD.Lgs 152/2006. Ora, con il risultato del refendum non si paga più in tariffa la remunerazione del capitale investito ma si rimborsano alla società di gestione direttamente le spese degli immobilizzi (il capitale investito) Ma che cazzo di referendum è ? Perchò, o la tariffa contiene il rimborso sull’unghia delle spese di immobilizzo, oppure, se la società assume dei mutui per far fronte a codesta spesa, la tariffa non copre gli interessi passivi.

    Resta insoluta (non dico errata perché Nick ricomincia a parlare di offese) sul piano della teoria d’impresa la seguente affermazione : ““7% di profitto garantito: se il privato investe 100 gli deve essere garantito almeno 107 , con l’aumento delle tariffe”

  17. Nick scrive:

    “..è il costo finanziario che la collettività deve sostenere per i soldi investiti dalla società nelle immobilizzazioni.”

    Ci siamo adesso. . E’ un costo per la collettività e un profitto (annuale ripeto) per la società . Che può ripagare il rischio d’impresa e non è legato a alcuna logica di reinvestimento .

    “..è un costo forfettario che sostituisce i costi finanziari dell’approvvigionamento di capitale.. ”

    No, questo è ripagato attraverso il fattore aggintivo P+K . Ma tu lo sai cosa è il termine K? Vediamo se ci arrivi, nella legge non è spiegato benissimo .
    Ti invito a leggere quello che c’è scritto qui
    http://www.linkiesta.it/acqua-privata-introdurla-fu-il-referendario-di-pietro

    A parte il fatto che non fu Di Pietro a privatizzare l’acqua per il resto ci sono scritte cose corrette in merito alla copertura dei costi e al “price cap” (vedi Inghilterra).

    “Ti invito a non dire che la tariffa deve contenere i costi di manutenzione della rete, perché il decreto di pietro non li inserisce nella formula”

    E io ti invito a leggere meglio la formula che c’è nel decreto Di Pietro.

    “Sono comprese in questi costi, con riferimento alle prescrizioni del citato decreto n. 127, le seguenti
    categorie:

    B 6 – Costi per materie di consumo e merci (al netto di resi, abbuoni e sconti)
    B 7 – Costi per servizi
    B 8 – Costi per godimento di beni di terzi
    B 9 – Costo del personale
    B 11 – Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
    B 12 – Accantonamento per rischi, nella misura massima ammessa dalle leggi e prassi fiscali.
    B 13 – Altri accantonamenti
    B 14 – Oneri diversi di gestione.

    In questa ultima voce deve essere iscritto ogni costo della produzione non ricompreso in quelli
    specificatamente previsti dall’elencazione di cui sopra e ogni altro componente negativo del reddito che non
    abbia natura finanziaria, straordinaria o fiscale.”

    Visto?

    “Codesta affermazione è incomprensibile ed illogica…”

    Vediti la legge Ronchi allora, che dice che la tariffa deve coprire i costi di investimento e di esercizio.
    E adesso che è stata modificata questa parte rimane.

    Perchè non dici allora :

    “Codesta affermazione è incomprensibile ed illogica per un qualsiasi imprenditore: nessuno può pensare di distribuire un utile che assegni agli azionisti la cifra corrispondente agli ai costi di investimento fatti dall’azienda”?

    O vuoi riportare il discorso sul capitale di rischio facendo finta di non capire ancora una volta ?
    Nessuno ha parlato di capitale di rischio

    Gli investimenti e i costi (annuali ) sono coperti dalla tariffa. E c’è un 7% in più sul capitale investito (non sugli investimenti). 7 % che quindi è un profitto quindi e che non c’entra nulla con alcuna logica di reinvestimento.
    E’ questa la ratio della legge Ronchi .

    Comunque, basta, mi sono scocciato.

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