Chi ha vinto e chi ha perso.

Siccome la Storia la scrivono i vincitori, è il caso di arginare il fenomeno a cui stiamo assistendo e per il quale gli sconfitti si sentono in diritto di vergare racconti di fantasia spacciandoli per Realtà.
Procedendo con ordine, è necessario chiarire i motivi che hanno condotto la maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 ad un redde rationem tra i suoi esponenti di spicco, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: molto semplicemente, il primo si era stufato del secondo, iniziando ad ordire per minarne la leadership. Fu così che il PdL scoprì di avere una serpe in seno e fu costretto a scacciarla.
Da quel giorno, il Presidente della Camera divenne il burattinaio di un nuovo partito: Futuro e Libertà, un contenitore per gli scontenti del Cavaliere, incapace però di distinguersi evidenziando una posizione politica concretamente differente da quella sostenuta fino a 24h prima.
Ai più, la mossa di Fini è apparsa dunque come una scelta frutto di ambizioni personali piuttosto che del desiderio di cambiare le sorti del Paese.
A conferma di questi cattivi pensieri, poi, arrivarono al Premier le più incomprensibili richieste di dimissioni: nella visione del Comitato di Liberazione Nazionale dal Cav c’era un esecutivo tecnico, senza Berlusconi.
Alla faccia degli elettori che due anni e mezzo fa avevano invece fatto una precisa scelta di campo.
Il tanfo di ribaltone, allora, s’è fatto insopportabile e la battaglia parlamentare sempre più aspra.
Fino a ieri pomeriggio, giorno in cui Gianfranco Fini sperava di defenestrare Berlusconi e lanciare il suo “governo di responsabilità nazionale”: assalto miseramente fallito.
Il Cavaliere ancora una volta, dall’angolo in cui era, le ha suonate di santa ragione ai suoi avversari. Che oggi però, pretendono di parlare come avessero vinto la sfida che invece hanno palesemente perduto.
Ricordiamo piccoli dettagli: il voto a cui il Presidente della Camera aveva costretto il Parlamento non era “di fiducia”, ma “di sfiducia”. E Berlusconi l’ha spuntata.
Fini ha perso, Berlusconi ha vinto.
Non c’è bisogno di romanzarla oltre.
Quei tre voti di differenza non possono essere interpretati come un presagio di sventura per il Cavaliere, da sempre convinto che l’unica alternativa al suo governo fosse il voto: semmai per Fini e le opposizioni che da ora in avanti dovranno convivere con lo spettro delle elezioni anticipate che hanno fin qui cercato di scongiurare con fetide operazioni di palazzo.
Tutto starà a quanto i responsabili “futuristi”(?) e i loro sodali che tanto hanno a cuore il futuro dell’Italia saranno disposti a fare di fronte ad un possibile allargamento della maggioranza e a proposte che possano avere un’impostazione bipartisan.
E’ ovvio che a questo punto, però, il coltello dalla parte del manico ce l’abbia Berlusconi.
La cosa “buffa” è che a regalargli questa posizione di forza sia stato proprio chi progettava(?) di abbatterlo.

To be continued…

Comments
159 Responses to “Chi ha vinto e chi ha perso.”
  1. Nick scrive:

    Santoro, ti ho risposto sul thread : Toghe viola.
    Saluti

  2. Alessio in Asia scrive:

    Il fallimento di B è personale: il suo restare in carica ha estenuato il Paese
    [New York Times]

    B si aggrappa al potere con le unghie ma la grande sconfitta è l’Italia [Financial Times]

    B si è aggrappato al voto di fiducia ma ora è un leader fortemente indebolito [Economist]

    B deve andarsene. L’Italia ha bisogno di un nuovo governo che riassesti i danni dell’Era Berlusconi [Internationa Herald Tribune]

  3. cesare scrive:

    L’unico boss virile
    Nomen omen…😀

  4. cesare scrive:

    Sagra
    tungsteno lantanio fluoro iodio gallio
    e non pensarci piu’🙂

  5. Anonimo scrive:

    Sagra
    mi dispiace ma non hai contemplato una possibilita’ molto piu’ semplice…tu non hai mai creato una mail con un nome di fantasia senza alcun cogome?
    Ahahahhahahahahahahhahahahahahahahhhahahahahahahahhahahahahahahhaha!
    Coglione

  6. anonimo scrive:

    “Anonimo, non capisci un cazzo di queste cose, non sai da dove comincia un discorso economico, non è colpa tua, è della scuola che non insegna.”

    A che mi serve la scuola? Mi basta leggere un genio delle percentuali come te qui.

    Facci un segno se leggi questa risposta mi raccomando.

  7. Santoro scrive:

    Anonimo, non capisci un cazzo di queste cose, non sai da dove comincia un discorso economico, non è colpa tua, è della scuola che non insegna. Seguita a scrivere le tue anonimità.

  8. anonimo scrive:

    “E l’anonimo non ci dice ancora come pensa di mandare il pil al 2%.”

    Te lo RIPETO l’ultima volta data la tua palese stupidita’. Ho gia’ risposto, o fai lo scemo per non andare alla guerra o ci sei.

    Il pil POTEVA andare o forse ci puo’ ancora andare con un governo che governa, prende decisioni economiche per il paese , fa funzionare il ministero dello sviluppo economico e non pensa solo ai cazzi suoi.

    E’ chiaro ora ? O passiamo ai disegnini per gente che non sa leggere come te?

  9. anonimo scrive:

    “Questo anonimo te le strappa proprio: ma ti pare che ho bisogno del suo link per sapere che confindustria dice che l’ 1% di pil è poco. Negli Usa se non hanno il 4% di pil ritengono di stare in recessione perché non raggiungono il pieno impiego desiderabile.”

    Ma figurati se noi crediamo che un genio come te ha bisogno di un link per sapere cosa dice Confindustria.

    Peccato che hai scritto “Intanto il pil non flette, aumenta sul 2009 e quindi indica una ripresa.”

    Ho scritto che per una RIPRESA ci vuole il 2% e qualcuno ha scritto questa fantastica risposta :

    “Lo diceva quel cazzone di Prodi nel 2006 ed ebbe pure il culo di capitare nel momento della ripresa economica mondiale, così il suo Visco potè mettere 67 tasse nuove.”

    Ho mandato un link con un articolo dove c’e scritto “Per una RIPRESA servirebbe una crescita annua del 2%” secondo Confidustria , mentre in italia non c’e questa percentuale.

    Quindi come si legge dal link non c’e nessuna ripresa in Italia a differenza di quello che scrive qualcuno.

    E’ chiaro Cesare? Chiedo lumi a cotanta sapienza.

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