Leggi ad libertatem o leggi ad personam?

Domanda da un milione di dollari. A cui, personalmente, proverei a rispondere così: “entrambe”!

Ora, immagino che qualcuno dei miei lettori si sia già portato le mani alla testa e scrocchiandosi le dita si stia preparando a riversarmi commenti su commenti con cui vorrebbe castigare il mio presunto servilismo, ma…conscio di questa possibilità e fermamente convinto dell’utilità di questa mia provocazione, vado avanti lo stesso, nella speranza di poter sollevare una qualche discussione che riesca ad andare oltre il classico muro-contro-muro tra berlusconiani ed antiberlusconiani.

E’ vero: quando c’è di mezzo il Cavaliere si ha sempre la sensazione che tutto sia studiato per garantirgli l’impunità dai suoi molteplici processi, ma il suo gigantesco conflitto d’interessi non può e non deve essere causa sufficiente per strozzare in partenza un ragionamento che potrebbe addirittura rivelarsi più che sensato.
Il rischio, come si suol dire, è di gettar via il bambino con l’acqua sporca…

Tornando alla domanda (aperta a tutti) contenuta nel titolo: è possibile arrivare a considerare una legge ad personam comunque una buona legge o perfino una conquista di civiltà (giuridica) per il nostro Paese?

Come anticipato già nelle prime righe di questo post, credo di si.

Ad esser sinceri, non serve nemmeno parlare solo di Berlusconi per capire che il nostro sistema Giustizia è gravido di anomalie che nessuno, in tanti anni, s’è mai preso la briga di risolvere.
Ma è innegabile che molte volte è stato proprio “grazie” al (o a causa del) conflitto d’interessi del Cavaliere che si è avuta l’opportunità di notare vulnus o aberrazioni di ciò che ruota intorno alla Magistratura e al suo ordinamento.

Basterebbe, comunque, citare alcuni dei casi più clamorosi ed attuali: dal “caso Del Turco” al “caso Mannino”. Ma potremmo mandare a memoria alcuni esempi del passato più e meno recente e da ognuno di essi emergerebbe la sensazione di trovarci di fronte se non ad esempi di conclamata malagiustizia, almeno a dei fallimenti del sistema stesso.

A questo punto vorrei mettere in guardia il lettore, perchè la cecità che ottenebra le menti davanti ad un determinato fatto è cosa grave sia quando non ci permette di vedere il “lato oscuro” di certi provvedimenti, sia quando ci impedisce di percepirne la validità.

Il pregiudizio è un fenomeno da scongiurare e che mi auguro non ci renda nemmeno orbi nel proseguio di questa “chiacchierata”.

Detto ciò, andiamo al dunque: in questi giorni (mesi…anni) si fa un gran parlare di possibili riproposizioni di riforme in passato già bocciate (lodo Schifani/Alfano – inappellabilità delle sentenze di proscioglimento di primo grado) ed altre “nuove” proposte, dalla modifica del concorso esterno in associazione mafiosa all’eliminazione della fattispecie di corruzione susseguente. Fino al processo breve.

Ebbene: non c’è dubbio che il primo beneficiario di simili interventi legislativi sarebbe il Presidente del Consiglio. E di per sè la cosa potrebbe anche scandalizzare. Ma basta questo per negarci la possibilità di avere una Giustizia migliore (anche se di poco, anzi…pochissimo)?

Insomma, alla luce dei fatti storici cui stiamo assistendo, è innegabile che il nostro Paese sia spesso in balia di teoremi giudiziari che colpiscono indifferentemente destra e sinistra a qualunque livello politico.
Molte volte a ragione. Ma tante volte anche in torto irrimediabilmente marcio.
Possibile non ci si debba preoccupare di studiare un contrappeso all’eccessivo potere detenuto dalla magistratura e che le permette di mandare gambe all’aria governi nazionali o locali che siano?

Ancora: perchè ritenere un abominio il divieto di appellare le sentenze di proscioglimento?
Sorprende che proprio chi si erge a baluardo della Cosstituzione e della Legge, sia poi il primo a negarle entrambi per puro comodo ideologico.
In secondo grado, è risaputo, le garanzie per l’imputato si attenuano, si affievoliscono, finendo per lasciare nelle mani del pubblico accusatore possibilità che non riusciranno mai ad essere eguagliare. In barba alle indicazioni della Carta sul Giusto Processo.
Il dibattimento non è orale e le prove non si costituiscono davanti al giudice d’appello: si attua un controllo sulle scelte di primo livello, ma le armi della difesa sono depotenziate.
Senza contare, poi, che in caso di condanna si dovrebbe poter impugnare quella sentenza e portarla davanti ad un altro giudice di merito. Cosa che invece non accade, perchè l’ultimo livello di giudizio è operato dalla Cassazione, che esamina il caso dal punto di vista procedurale e del diritto.
Messe così le cose, mi chiedo ancora perchè mai non ci dovrebbe mettere attorno a un tavolo e discutere sull’opportunità o meno di sostenere, e in quali forme, una riforma che sarebbe una vittoria garantista e al tempo stesso una manna per la rapidità dei procedimenti…

Così, il processo breve. Contro il quale si scaglia la magistratura (non totalmente a sproposito), che però è la prima a beneficiarne nei casi di procedimenti disciplinari, per i quali è richiesto un limite di 4 anni per tutti i livelli di giudizio, a pena di prescrizione (con buona pace di chi si è ritrovato colpito dalla negligenza o dall’inettitudine di quel magistrato che magari continuerà pure a fare carriera).

Infine: perchè ritenere improponibile la riforma di alcune fattispecie come il concorso esterno in associazione mafiosa o la corruzione susseguente, quando poi queste hanno natura giurisprudenziale e caratteristiche fin troppo aleatorie per poterci tranquillizzare su di una effettiva certezza del diritto verso tutti?!

Ovviamente il discorso è molto più lungo e mi rendo conto che qui sia stato trattato in modo assolutamente superficiale, ma il mio intento era quello di fornire qualche spunto per riflettere sullo stato dell’arte.

Leggi ad personam? Probabilmente si. Ma alcune di esse sono anche, sicuramente, ad libertatem!

Comments
636 Responses to “Leggi ad libertatem o leggi ad personam?”
  1. Mork scrive:

    http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-68e310ae-c3df-4606-83d6-359456bbafdd.html

    Vediamo se questa DEMENTE della Gelmini ha qualcosa da dire.
    Altro che statuine in testa si meriterebbe…

  2. cesare scrive:

    Su questo S…a ha quasi ragione: in fisica e’ piu’ corretto parlare di principi, ma spesso, in relativita’ ristretta, (allora sarebbe piu’ opportuno chiamarla relativita’ speciale se si vuol insistere con la precisione) si parla di “postulati di Einstein” per intendere i principi fondanti.
    Da Wikipedia:
    “Einstein per la sua definizione partiva da due postulati:

    * Primo postulato (principio di relatività): tutte le leggi fisiche sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
    * Secondo postulato (invarianza della luce): la velocità della luce nel vuoto ha lo stesso valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dalla velocità dell’osservatore o dalla velocità della sorgente di luce.”
    L’errore fondamentale pero’ resta: “niente supera c” non e’ un principio della TRR!
    Non c’e’ altro da aggiungere.

  3. sagra scrive:

    per Cesare

    Chiariamo subito un paio di cose:
    In Fisica non si usa i termine postulato, di connotazione generalmente matematica. E più corretto il termine Principio.
    In Termodinamica si parla di Primo Principio, Secondo Principio, oppure Principio Zero. Il termine Postulato non è corretto.

    Discutere poi del principio di causalità è lontano dalla mia disponibiltà di tempo e di mente.
    Preferisco fermarmi alla mia affermazione che per Albert Einstein “niente può viaggiare a velocità superiori a quella della luce nel vuoto” sulla cui base si regge l’intera Teoria della Relatività.

    Le teorie successive, per quanto interessanti, non ho mai avuto tempo di approfondirle oltre la mera notizia.
    E per mia inveterata e consolidata abitudine non discuto di cose che non conosco.

    Sagra

  4. Nick scrive:

    Cesare, come puoi essere sicuro che lo stupratore, il rapinatore, il mafioso che vengono arrestati siano veramente colpevoli?
    Fino a quando non avrai la certezza dell’imparzialità della magistratura?
    Ma di cosa stiamo parlando?
    Basta, mi sono stufato di parlare anche di questo.

    PS.
    Quando ce l’hai questa certezza mi fai un fischio. Fino a allora non possiamo parlare di niente noi due.

  5. Nick scrive:

    Naturalmente anche le intercettazioni possono essere taroccate. Giusto?

  6. cesare scrive:

    Nick non hai ancora capito che il bullet di quell’articolo non e’ un evento? Un evento e’ un punto del quadrispazio. Non interessa a nessuno parlare di eventi non in nesso causale con l’universo (sei tu che continui a credere questo)! Il fotone nasce e muore a c. Tu puoi vedere l’effetto di qualcosa quando nasce e muore e disinteressarti del suo percorso (specie se l’intervallo e’ imaginario!) Io sto solo cercando da mesi di far capire a te e a l’altro che NON E’ UN PRINCIPIO della relativita’ ristretta che “niente supera c”.
    Tutto qua. Va bene chiudiamola ancora, ma mi dispiace perche’ ci sei vicino a capire l’errore epistemologico di postularlo come principio.
    Su Bertolaso matengo la mia solita posizione, come faccio a sapere se non e’ una mossa di qualche pm per incastrarlo finche’ non ho la certezza dell’imparzialita’ della magistratura?

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