L’ANM dà i numeri e si comporta una qualsiasi opposizione.

Di Pietro chiama.
Alfano risponde.
Il guardasigilli, ieri, si è presentato alle Camere per dare conto ad un’interrogazione parlamentare promossa dal leader dell’Italia dei Valori sugli effetti del cd “processo breve, quantificati dal ministro nel coinvolgimento dell’1% dei procedimenti pendenti.
Evidentemente la risposta non deve aver soddisfatto l’ex magistrato, che ha subito avuto da ridire su quei numeri, invitando il capo del dicastero della Giustizia a non comportarsi da “avvocato del premier”.
A ruota, il commento dell’Associazione Nazionale Magistrati i cui rappresentanti si sono affrettati a delegittimare i dati offerti da Alfano, in quanto fosse impossibile e prematuro fornire certezze in merito.

Eppure, era stata proprio l’ANM a parlare di catastrofe giudiziaria. E a quantificare il tutto in una somma ben precisa di processi che sarebbero andati al macero: CENTOMILA, dissero [fonte]. (Che poi…sempre 100mila sono i procedimenti che muoiono a causa delle leggi del governo? anche sulla stoppa processi spararono subito quel numerone…mah!).
Salvo poi ritrattare, giusto ieri, sostenendo che fosse “difficile quantificare gli effetti del provvedimento[fonte]. Per fare di nuovo retromarcia e assicurare che almeno TRENTAMILA processi sarebbero defunti con l’entrata in vigore del ddl Ghedini [fonte]. E chiosare che in ogni caso le previsioni del ministro fossero troppo rosee [fonte].

Insomma, prima dovevano spirare 100mila processi. Poi 30mila. Poi in realtà non si può sapere. Infine, qualunque cosa dica il ministro è troppo rosea.
Della serie: noi non sappiamo che impatto potrà avere la norma sul “processo breve”, ma intanto la contestiamo nel modo più demagogico possibile, usando cioè quel pizzico di catastrofismo che ingenera l’allarme sociale che poi verrà ben cavalcato dall’opposizione nelle piazze, reali e virtuali.

Eppure, lo stesso Alfano, dopo aver forse improvvidamente parlato di 1% di cause pendenti destinate alla prescrizione, aveva fatto notare come ancora fossero in corso gli accertamenti da parte dei tecnici del suo dicastero. Quindi, effettivamente, niente di definitivo, ma solo un orientamento. Secondo cui la catastrofe annunciata non ci sarebbe.

Solo su una cosa hanno (probabilmente) ragione i magistrati: fossero anche 10 i processi a risolversi prima del tempo, prima di una condanna, avremo 10 vittime cui non è stata resa giustizia (ho detto “probabilmente” perchè non è detto che poi gli imputati risultino realmente i colpevoli dei delitti loro ascritti…ma questo è un dettaglio che non cambia la sostanza del commento).

Ma l’atteggiamento del sindacato delle Toghe è sempre più insopportabilmente simile a quello di un’opposizione politica e questo non credo faccia bene nè alla magistratura nè al Paese!

Comments
58 Responses to “L’ANM dà i numeri e si comporta una qualsiasi opposizione.”
  1. jack scrive:

    ah sinistrati, leggendo i vs commenti si evince che la mamma dei cretini è sempre in cinta …
    esperti in fancazzismo , protettori di tutte le caste sinistrate d’Italia …
    Magari nel 92 il pool di mani pulite ha anche lavorato bene …ahahahahahahahah
    Il finanziamento ai partiti era per tutti …..sip coop in mano hai comunisti eni-iri hai democristiani/socialisti e guarda caso sono andati in galera democristiani e socialisti e voi siete ancora qui a scorreggiare con il cervello (che sicuramente farà solo quello )
    Ciao sinistrati fatevi un camion di Acutil Fosforo

  2. Mork scrive:

    Martina si è dissolta nel nulla…
    CVD

  3. Mork scrive:

    @ Nick (24 Novembre 2009 a 01:15)

    Avevo scritto esattamente la stessa cosa a Martina, ma come vedi lei preferisce fare (senza riuscire) la spiritosina invece che entrare nel merito.
    Spero che a te risponda, almeno si lava dalla pessima figura che sta facendo.

  4. pippo io scrive:

    Nessuno ti attribuisce nulla martina, fai tutto da te. vero?:-)

  5. Nick scrive:

    @Martina
    Hai ragione, il problema in Italia è .. Silvio Berlusconi. O meglio, uno dei problemi. Un altro è una sinistra che da sempre non sa governare (perchè non si mettono daccordo) e non sa fare opposizione (a parte qualche eccezione).

    Cosa ci vorrebbe per toglierci di mezzo questo DUE problemi?
    Una classe politica nuova e che accetti innanzitutto di sottostare a delle REGOLE DEMOCRATICHE (come dice Mork)
    Perchè se non ci sono regole non c’è democrazia.

    Che Berlusconi sia per certi aspetti UN problema comunque non lo dice solo qualche esagitato come Travaglio, Di Pietro, Mork, pippo io, Nick.

    Lo dicono anche persone ragionevoli come Facci, Fini, Marco Caruso

    Leggi qua.

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/49657girata.asp

    Smetti un attimo i tuoi panni di Berlusconiana convinta. E rifletti. E’ questa la destra che ti piace?

    E’ questo il garantismo?
    E’ questa la legalità?
    E’ questa la svolta liberale?
    E’ questa la politica antimafia?

    O le idee veramente di destra sono invece quelle di Granata??

  6. MARTINA scrive:

    Adesso qualcuno interverrà e dirà: “senta….lei non ha Sarcasmo….Sparisca s’il vous plaît”!

  7. MARTINA scrive:

    Ah Pippo….mettici pure che mi faccio un commento AD PERSONAM.
    eheheh suona bene….il resto cosa conta?

  8. MARTINA scrive:

    @ Pippo

    sono lusingata caro Pippo….mi attribuisci il potere di distrarre le masse che non pensavo di avere. Ne sarà contento anche Caruso che dal suo blog qualcuno riesce addirittura a distrarre le masse! eheheh
    Il fatto è che vi siete così calati nel vostro linguaggio che ormai lo usate anche a sproposito. Va sempre bene. E’ fuori luogo? Ma suona bene…..e questa basta e avanza.🙂

  9. MARTINA scrive:

    @ Mork

    e ti pareva! Ma il talento è vostro caro Mork. Com’è vostra la Cultura, la Satira, l’Informazione, il Sarcasmo, l’Intellighenzia…..che c’entriamo noi poveri mortali ebeti e sottosviluppati? Suvvia….Mork…..un po di lucidità!!
    Noi siamo qui tutti inebetiti……ad assistere senza alcuna capacità alla vostra miserevole fine.

  10. Nick scrive:

    Insomma mi sembra che le ultime stime di Alfano siano MOLTO sottodimensionate

    E poi come l’ha fatto il calcolo? Travaglio ha una idea..

    Scusa Marco, ma non posso evitare di postare questo articolo che trovo esilarante. E di esso la cosa che mi piace di più è l’ultima frase.

    http://ilgiornalieri.blogspot.com/2009/11/angelino-pitagorico.html
    🙂

  11. Nick scrive:

    correggo..

    Forse siamo primi in Europa non per la lunghezza della durata dei processi, MA per la brevità

  12. Nick scrive:

    @Marco

    Può darsi benissimo che le stime dell’Anm siano esagerate, su questo non discuto.

    Ma non era lo stesso Alfano a dire qualche giorno fa a dire che i processi penali in Italia “durano in media 7 anni e mezzo?”

    E se come dice Alfano solo l’1% dei processi viene toccato dal provvedimento, allora la giustizia dopo tutto va bene, perchè per il 99% dei processi il primo grado dura meno di 2 anni, il secondo meno di 4 e il terzo meno di 6

    Forse siamo primi in Europa non per la lunghezza della durata dei processi, per la brevità
    🙂

  13. Mork scrive:

    Martina,

    entra nel merito ed abbandona il sarcasmo, non hai talento in quello.

  14. Marco Caruso scrive:

    @ pippo: in realtà la percentuale dei processi che verrebbero toccati dalla prescrizione in virtù del ddl Ghedini non significa che allora il sistema Giustizia funzioni bene nel 99% dei casi, ma solo che appena l’1% dei procedimenti verrà prescritto per effetto del “processo breve”.

    ci sono i casi “esclusi”, ci sono quelli fermi in secondo grado da un numero imprecisato di anni e ci sono quelli che ovviamente finiranno comunque per tempo, smentendo le catastrofistiche stime dell’ANM…

    per come la dice Alfano, insomma, ci sarebbero pochi danni collaterali e verrebbe soltanto imposto un tetto temporale ai processi, per evitare, in futuro, che durino eccessivamente.

    detto questo: nemmeno io condivido il ddl in esame e spero venga profondamente emendato!

  15. Marco Caruso scrive:

    @ Matteo: ti spiego subito il mio punto di vista.

    sta sbagliando l’ANM e il perchè è facilmente intuibile: un magistrato non deve comportarsi come un politico. Egli rappresenta la legge, anzi, l’applicazione della legge voluta dal Parlamento e si astiene dall’esprimere opinioni e convincimenti ideologici proprio per rispetto del ruolo che riveste.

    mi dirai: ma l’ANM esprime pareri tecnici su una proposta normativa che ritiene sbagliata.
    eppure, ciò che distingue un’opinione di parte da un parere tecnico è la scientificità dello studio effettuato prima di aprire bocca.

    ora, se da un politico mi aspetto che usi i numeri per dar credito ad una propria scelta, quello che non accetto è che lo stesso facciano dei magistrati cui non spetta parlare in termini politici.

    l’ambiguità dell’attacco (o della difesa) dell’ANM rispetto al provvedimento sul processo breve, dimostra palesemente l’atteggiamento pregiudizievole del sindacato delle toghe, il che si traduce in una presa di posizione più politica che tecnica.

    e da lì tutte le critiche contenute nel mio post…

  16. pippo io scrive:

    no no, premesso che questo ddl è una porcata per salvare berlusconi e questo è chiaro a tutti, sui numeri a me fanno ridere i magistrati che cercano una cifra per giustificare la nefandezza del decreto, mentre basterebbe dire “è una porcata ad uso e consumo del premier”, mi fa sbellicare alfano che per difendere il premier ed il suo cadreghino dice che con il nuovo ddl solo l’1% dei processi andrebbe estinto, annullato, distrutto (o chi lo sa). Lo stesso alfano che vuole una riforma della giustizia in qualità di ministro della giustizia e che difende un provvedimento che secondo lui lascerebbe il 99% dei processi intonsi…..

  17. Marco Caruso scrive:

    @ pippo: quindi l’allarmismo dell’ANM che parla di 100mila processi sarebbe una conferma dell’esistenza del problema!?

    il fatto è che in concreto non si sa bene, ancora, quali potrebbero essere gli effetti di un ddl in piena evoluzione…

  18. pippo io scrive:

    cara martina
    se non parli tu di noemi non ne parla nessuno sai? come mai ne accenni? devi distrarre le masse? devi esultare per l’inversione di tendenza e nascondere che il PIL su base annua è in calo dell’oltre 4%? eh? EH?
    Anche il riformista nella lista di proscrizione dei berluscones…AHAHAHAH…questa mi mancava.
    marti’…manca sempre qualcosa vero?🙂

  19. ale scrive:

    eh si Martina è sempre così, che ci vuoi fare, un po come quando le notizie sono di segno opposto e improvvisamente Ocse, Istat, Eurostat e chi piu ne ha piu ne metta diventano pericolosi eversori comunisti.

    Scusa è Marco, mi spieghi in che modo questo cosiddetto “processo breve” dovrebbe accelerare i processi? Non è che sarebbe meglio chiamarlo “prescrizione breve”?

  20. MARTINA scrive:

    L’Ocse dice che l’Italia torna a crescere e meglio della media europea e la notizia scompare da “La Repubblica” da “l’Unità”, da “Il fatto”, da “il Riformista”, da…..insomma…avete capito. Meglio parlare di Noemi.

  21. MARTINA scrive:

    @ Mork

    Va bene Mork. Sarò io a ritornare a russare. Non ti innervosire però. L’importante è che tu esisterai sempre per illuminare tutti noi sulle nostre leggerezze. Ai tuoi piedi Mork.

  22. Nick scrive:

    @pippo io
    Dipende dai punti di vista🙂

  23. pippo io scrive:

    ma se il nuovo ddl va a toccare solo l’1% dei processi è un ddl fallimentare, visto che si parla di riforma della giustizia. o no? O NO?

  24. Mork scrive:

    Martina,

    Forse a russare ci sarai stata tu e ci ritornerai, chissà, dopo che silvio berlusconi uscirà dalla scena politica, non certamente io ne la cosiddetta società civile.
    Non essere superficiale e non fare alla caruso che bellamente soprassiede (per supina appartenenza politica) ai fatti indicati dall’articolo riportato da me nel post precedente. Silvio berlusconi è un problema SERISSIMO per la democrazia in questo paese ed insieme a lui c’è una BUONA PARTE DELLA CLASSE POLITICA ITALIANA, DI SINISTRA E DI DESTRA.
    Proprio non vi riesce di estraniarvi dall’appartenenza a destra o sinistra e cominciare a pensare al BENE NUMERO UNO: LE REGOLE DEMOCRATICHE!!!

    Martina, guardati la puntata di ieri di Report:
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ce86e8fc-7c76-47ce-b337-a38b2ae2c925.html?p=0

    Se i giovani non capiscono questi aspetti c’è proprio da dire POVERA ITALIA!

  25. Mork scrive:

    Caruso, come al solito a dare i numeri sei tu e l’ANM non fa altro che difendere la sua indipendenza e, in ultima analisi, la democrazia.

    Il tuo amato psiconano è un alligatore che la democrazia la sta distruggendo e tu, che mi spiace rilevarlo, ma NON godi della stima di quasi tutti i blogger che intervengono, supino lo difendi praticamente sempre. Schiena dritta please!

    Ecco un piccolo riassunto su chi è silvio berlusconi:

    Il modo con cui Silvio Berlusconi si difende dalla magistratura è in quelle poche parole: “La mia menzogna avrà più peso”. Per dirla con una formula di Massimo Nobili (L’immoralità necessaria, il Mulino), è “la forza del potere contro la verità”. Questo è il paradigma che da sempre il capo del governo oppone alla giustizia. Se si vuole averne un’idea concreta, è interessante riportare alla luce il frammento di una storia del 1994.

    In quell’estate, le cose vanno così: Berlusconi ha vinto le sue prime elezioni, è sistemato a Palazzo Chigi. In un altro angolo d’Italia, a Sciacca (Agrigento), i carabinieri friggono nel caldo d’agosto dietro le tracce lasciate da Salvatore Di Ganci, mafioso di alto grado. Il mafioso se l’è svignata sotto il loro naso. In meno di un’ora, ha abbandonato la sua scrivania di direttore della Cassa Centrale di Risparmio per farsi latitante ed evitare l’arresto. Adesso i carabinieri lo cercano e confidano che i suoi amici al telefono, prima o poi, possano dare una mano con una parola imprudente. Hanno linee telefoniche sotto controllo. Tra gli altri, anche il numero di Massimo Maria Berruti. Bel tipo, questo Berruti, ormai da tre legislature parlamentare della Repubblica (Forza Italia, PdL).

    Nel 1978, da capitano della Guardia di Finanza, controlla la Edilnord (azienda del Gruppo Fininvest, all’epoca Edilnord S. a. s. di Umberto Previti & C.). Interroga Silvio Berlusconi. Che, con faccia di cuoio, gli dice di ignorare chi fossero i soci della società: “Io sono un semplice consulente”. Berruti beve la frottola. Chiude il controllo. Poco dopo, lascia il Corpo e, come avvocato, prende a curare gli interessi di alcune società della Fininvest.

    In quell’estate del 1994, Berruti è attivissimo come il suo telefono. L’uomo ha un problema: sa che i pubblici ministeri di Milano ronzano intorno ai militari del Nucleo tributario della Guardia di Finanza che, nel 1991, si sono messi in tasca 130 milioni di lire per chiudere gli occhi in una verifica fiscale alla Mondadori. L’8 giugno Berruti incontra, a Palazzo Chigi, Berlusconi e, nelle settimane successive, cerca un “contatto” con l’ufficiale corrotto per dirgli di tenere la bocca chiusa sulla Mondadori, se dovesse essere interrogato dai pubblici ministeri. La manovra non sfugge alla procura. Arresta il mediatore (un sottufficiale della Guardia di Finanza). Che racconta delle pressioni. Berruti sente che per lui le ore sono contate. Sarà interrogato, forse arrestato.

    Ora è il 10 agosto 1994, sono le 10,29, e i carabinieri di Sciacca intercettano la conversazione di Berruti con Berlusconi. Il documento fonico, raccolto nell’indagine del mafioso Di Ganci, non potrà per legge essere utilizzato in un altro procedimento. Tuttavia, ancora oggi, quel colloquio tra Berruti e il suo Capo rivela e custodisce l’intero catalogo degli argomenti che, in quindici anni, Berlusconi utilizzerà per difendersi dal suo passato, convinto che la menzogna del potere abbia, debba avere più peso della “verità”. Per lui, convincere non è altro che ingannare, null’altro.
    Dunque, esordisce Berruti (chiama da casa, sa o presume di essere ascoltato): “Sono Massimo, presidente… [I pubblici ministeri] Mi vogliono parlare. Sembra che qualcuno abbia detto che io sono andato a chiedere a qualcuno di non parlare delle cose Fininvest”.

    Tocca a Berlusconi spiegare che cosa l’uomo deve fare e dire ai pubblici ministeri: “Vabbé, lei dice, ma voi siete pazzi… Dice, io non ho niente da nascondere. Voi fate una cosa di questo genere su un cittadino della Repubblica, voi pigliate… e lei si mette a urlare: voi siete dei pazzi, delle belve feroci, lei non può mettermi in galera, questo è sequestro di persona, eccetera… [Dell’uomo che l’accusa, dirà]: pezzo di rincoglionito che capisce lucciole per lanterne… Poi faccia dichiarazioni ai giornalisti: non se ne può più di questi matti. Faccia dichiarazioni prima di entrare dentro. [Dica] Con tutto questo non si fa altro che andare contro l’interesse del Paese, perché il Paese ha bisogno di lavorare in fiducia, in tranquillità, bisogna ricostruirlo!.. Questi [magistrati] … sono dei nemici pubblici”.

    Se si sbrogliano queste frasi – le più sinceramente bugiarde che Berlusconi abbia mai detto – si ritrova, denudato, il nucleo più autentico delle ragioni che l’Egoarca oppone a una magistratura che si ritrova tra le mani le concrete evidenze di un sistema economico costruito grazie alla corruzione e la frode. Berlusconi non accetta di discutere le abitudini della sua bottega né di dimostrare che il dubbio dei pubblici ministeri sia infondato, un indizio senza certezza, un documento – in apparenza, opaco – a doppia lettura. Rifiuta alla radice la legittimità di chiedergli conto del suo comportamento. Non riconosce alcuna fondatezza e costituzionalità al lavoro della magistratura (accertare che cosa è accaduto, per responsabilità di chi). E’ l’unica via di fuga che può liberarlo da contestazioni che non può affrontare. Quegli uomini in toga sono dei “pazzi”.

    Prima di sapere che cosa sanno o hanno raccolto o vogliono chiedere, bisogna subito urlargli contro; gridare allo scandalo, alla violenza; denunciarli come eversori che distruggono la “fiducia del Paese”. Sono “nemici pubblici” che bisogna allontanare e annichilire. Pur di non rispondere di ciò che è stato, il capo del governo è disposto anche a sopportare il peggiore dei sospetti.

    Ancora oggi, nella ricerca di impunità, Berlusconi si muove lungo la via che, quindici anni fa, indica a Massimo Maria Berruti. Si tiene lontano dalle aule. Arringa al “pubblico” la sua innocenza e le cattive intenzioni di quei “matti” in toga nera. Invoca il maglio dell’informazione (che controlla) per intimidirli, umiliarli, screditarli e la manipolazione dei media (che influenza) per distruggere il passato, oscurare con la menzogna i fatti, lasciar deperire – nell’opinione pubblica – la memoria. E’ “la forza del potere contro la verità”, come dirlo meglio? Berlusconi rivendica il suo potere per eliminare ogni accusa, ogni prova, ogni testimonianza e, insieme, degradare a funzione sottordinata ogni altro potere dello Stato che possa obbligarlo a fare i conti con la “verità”. La manovra è addirittura trasparente. “Se [Silvio] non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi [di Mediaset] oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia”, confessa Fedele Confalonieri (Repubblica, 25 giugno 2000). Berlusconi, quell’arma impropria del potere politico, l’ha agitata senza risparmio.

    Delle diciotto leggi ad personam che si è scritto, otto proteggono e rafforzano i suoi affari, dieci lo tutelano dalla legge. Si è riscritto le regole del processo (i tempi della prescrizione), dei codici, della procedura (il divieto di appello del pubblico ministero per le sentenze di proscioglimento). Ha legiferato per abolire reati (il falso in bilancio), rimuovere i giudici (legittimo sospetto), annullare fonti di prova (le rogatorie). Infine, per rendersi immune (le leggi “Schifani” e “Alfano”). All’inizio, ha travestito il suo conflitto di interessi con pose umili: “Il presidente del Consiglio, che è un primus inter pares e coordina l’attività degli altri ministri, ha l’obbligo morale di astenersi quando sono sul tappeto decisioni che potrebbero riguardare anche i suoi interessi” (Corriere, 20 settembre 2000).

    Oggi, dopo la bocciatura della “legge Alfano”, anche questa maschera è caduta e il capo del governo rivendica di essere “primus super pares”. Se ne deve dedurre che “la legge è uguale per tutti, ma non sempre lo è la sua applicazione”, in particolar modo per il capo del governo, “investito del suo ruolo dalla sovranità popolare” (Nicolò Ghedini alla Corte Costituzionale, 6 ottobre 2009). E’ la pretesa di un’indivisibilità della sovranità che eclissa ogni divisione dei poteri istituzionali. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole perché è “un’esperienza eterna” che chi ha il potere, se non trova un limite, ne abuserà. Come il Lord vicario di Shakespeare, 1604.

    Stupefacente è che questo avvenga nel 2009, nell’Occidente liberale, in Italia. Dove con la leggenda di un “accanimento giudiziario” (16 processi non 106, come dice il capo del governo), anche soi disantes liberali possono sostenere che il rispetto delle regole sia più nefasto della loro violazione o, in alternativa, che per salvare la Repubblica bisogna immunizzare un solo cittadino del Paese. Con l’esito – è questo che ci attende, se Berlusconi la spunterà – di depenalizzare addirittura il reato di corruzione in una scena pubblica dove è abolita ogni distinzione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario con la creazione di uno “stato d’eccezione” che annulla e contraddice ogni aspetto normativo del diritto, anche quello fondamentale di essere eguali davanti alla legge. E’ un paradigma di governo che invoca, in nome della sovranità, “pieni poteri” (plein pouvoirs). Come se potessimo trascurare, anche soltanto per un attimo, che l’esercizio sistematico dell’eccezione conduce necessariamente alla liquidazione della democrazia.
    (Le prime due puntate sono state pubblicate il 18 e il 20 novembre)

  26. Matteo Maratea scrive:

    Ciao Marco,
    ho letto il post e non ho capito bene il soggetto del medesimo: chi sta sbagliando e perche?
    Il Politico che da dei dati alle Camere (sta facendo il suo lovoro profumatamente pagato) può dire falsità senza sanzioni mentre il Sindacalista che critica un provvedimento (sta esercitando un suo diritto gratuito) deve essere corretto e preciso.
    Ci vuoi far credere che il sindacalista non deve criticare e se proprio deve, lo faccia in un modo più preciso e sincero altrimenti fa la figura del Politico bugiardo, o sbaglio?
    In un commento inerente al post affermi:
    “chi fa politica spara numeri peregrini, chi agisce con cognizione di causa prima s’informa e dopo parla e fornisce dati precisi, proprio per non sentirsi dare del demagogo. ora, Alfano si sa che è un politico.”
    Cosa diamine vuol significare?
    Ma fare politica in questo odiato/amato paese è ancora un LAVORO o è diventato un passatempo?
    E se è diventato un passatempo perchè PAGARE i POLITICI????
    Marco, onestamente, più passa il tempo e più mi convinco che vivi su un’altro pianeta!!
    Un citadino italiano onesto che tiene al bene presente e futuro del suo paese non scriverebbe mai post allucinati come questo.
    Mi spiace ma è quello che il tuo scritto mi trasmette.

    Ti lascio con una perla della dialettica del nostro rappresentante politico nel mondo intero:
    «Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»
    (Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)

  27. Lucius scrive:

    “Insomma: rispetto al passato grandi cambiamenti non vi saranno.”

    Dove abito io l’acqua viene gestita da privati, e detta gestione funziona più o meno così: zero investimenti per ciò che riguarda la rete e fatture da rivedere in seguito ad una mancata lettura del contatore o altro. Tutto sommato: è peggio di prima. Motivo: puoi cambiare l’automobile, migliorarla sotto ogni aspetto, ma ciò non toglie che a guidarla sarà sempre la medesima mente tutt’altro che propensa ad usarla con moderazione … Forse si fa prima a limitare il mezzo, vale a dire mettere a disposizione una bicicletta, in questo modo il danno massimo è – per effetto di legge – ampiamente inferiore a quello attuale …

  28. Anonimo scrive:

    “Ma l’atteggiamento del sindacato delle Toghe è sempre più insopportabilmente simile a quello di un’opposizione politica e questo non credo faccia bene nè alla magistratura nè al Paese!”

    Invece fa benissimo al paese l’ennesima vergognosa legge che deve salvare il culo di una sola persona.
    Ma una diginita’ c’e l’hai? Quando la finirai di strisciare?

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