Privatizzazione dell’acqua? Macchè! Tutte le bufale sul decreto Ronchi!

Proprio ieri il governo Berlusconi ha chiesto e ottenuto la fiducia (la 26esima, se non sbaglio, dall’inizio della legislatura – un’enormità, visti i numeri parlamentari su cui la maggioranza potrebbe contare, ma questa è un’altra questione) per approvare il ddl Ronchi (cd salva-infrazioni), tra i cui articoli ve n’è uno che in particolare ha scatenato le proteste delle opposizioni e di parte dell’opinione pubblica: quello sull’impropriamente definita (forse demagogicamente!!) “privatizzazione dell’acqua.

Ma davvero stiamo assistendo ad una incondizionata cessione ai privati di un bene prezioso e vitale come l’acqua?
Macchè…
Le cose stanno un po’ diversamente da come taluni le raccontano.
In primis, l’acqua (o come la definiscono oggi, “l’Oro Blu”) è un bene demaniale e quindi indisponibile: lo Stato, perciò, non può “venderlo” ai privati e i privati, ovviamente, non possono acquistarlo.
Quel che il governo ha disposto col decreto Ronchi sulla “liberalizzazione dei servizi pubblici” è solo la possibilità di cedere ai privati la gestione dei servizi (acquedotti, fognature, pulizia e trattamento dei reflui) legati a questa risorsa.

Cosa, peraltro che già accade tuttora!
Solo che la partecipazione dei privati fino ad oggi avveniva e avviene secondo regole molto poco chiare, anzi, diciamo pure a totale discrezionalità dei singoli enti pubblici locali, che potevano e possono scegliersi partner industriali o costituire imprese pubbliche a libero piacimento, senza dover rendere conto ad alcuno.

Il governo, quindi, ha deciso di liberalizzare questo che di fatto è già un mercato aperto ai privati, sebbene in quote minoritarie.
L’intento è quello tipico di ogni intervento liberale: aprire alla concorrenza per ottenerne benefici in termini di spesa e trasparenza.

Detto in altre parole: mentre oggi i comuni, le regioni o le province scelgono autonomamente come gestire i servizi idrici, col decreto Ronchi si prospetta invece l’obbligo di battere dei bandi pubblici, in cui a vincere dovrebbe (dico dovrebbe, visto il noto malcostume italiano) essere il gestore che offre migliori servizi magari a prezzi inferiori degli altri!

E qui si gioca tutta la partita: migliorare un servizio che ad oggi fa “acqua da tutte le parti.
Le stime parlano di una perdita di “Oro Blu” nell’ordine di un terzo di ciò che viene estratto o raccolto alla fonte.
I privati, usando criteri di spesa ed efficienza molto diversi da quelli di qualunque ente pubblico (che tanto può permettersi di coprire i costi attraverso gli aiuti e i ripianamenti di Stato) potrebbero dunque contribuire a limitare gli sprechi investendo in strutture più moderne e servizi più efficaci.

Allo stesso modo, gli enti locali si sgraverebbero di notevoli costi di gestione.
In buona sostanza: è vero che domani potremmo pagare di più per bere i nostri soliti ettolitri d’acqua ogni anno, ma dovremmo, di contro, pagare meno tasse, visto che lo Stato dovrebbe risparmiare parecchi quattrini…

Chiarito questo, va detto anche che sempre all’articolo 15 del decreto Ronchi, si dice esplicitamente che alle gare per la gestione dei servizi idrici potranno partecipare anche aziende pubbliche (sul modello, ad esempio, di quella che già oggi opera nella Puglia di Vendola) e, addirittura, si consente di mantenere l’affidamento dei servizi “in-house”, esattamente come oggi, ma a ben precise condizioni.

Insomma: rispetto al passato grandi cambiamenti non vi saranno.
Nelle intenzioni del decreto c’è però il tentativo di innescare un meccanismo di trasparenza e apertura al mercato attraverso bandi di gara pubblici che potrebbero contribuire a migliorare un servizio che ad oggi, ribadiamolo, è un colabrodo. Con buona pace dei catastrofisti che non riescono a guardare al presente e men che mai al passato.

Detto questo, avrete notato che ho usato costantemente la forma condizionale.
E certo: siamo pur sempre in Italia e le variabili di fallimento anche delle buone idee sono infinite…
Ma l’auspicio è che finalmente qualcosa si muova!
Tutto comunque resta migliorabile, ma per farlo, al solito, è necessario eliminare i dubbi portati demagogicamente da chi non è d’accordo!

Ora si può anche ragionare sul resto…

Comments
64 Responses to “Privatizzazione dell’acqua? Macchè! Tutte le bufale sul decreto Ronchi!”
  1. Pier scrive:

    Ciao,
    articolo interessante, l’ho trovato cercando ulteriori informazioni per il referenfum del 12-13, missione devo dire alquanto complessa, stranamente.
    Come scrivi tu stesso hai parlato al condizionale; io vorrei quindi far notare che non è necassario farlo.
    L’acqua è già stata privatizzata in molti paesi e la cosa più seplice è vedere se la cosa ha portato risultati positivi.
    Risposta veloce: NO.
    Infatti cercando in giro si capisce facilemnte che molto spesso la privatizzazione ha portato a grandi aumenti dei prezzi e a nessunissimo sviluppo delle reti di distribuzione, come dimostra il solo fatto che la tendenza è quella di far retromarcia verso la rimunicipalizzazione (basta leggere qui: http://www.remunicipalisation.org/ o addirittura qui http://prccasalnuovo.splinder.com/post/24651685/dagli-usa-alla-francia-perche-privatizzare-dellacqua-e-un-danno ).
    Se in stati come la Francia non si è rivelata conveniente la privatizzazione, figuriamoci in italia, dove come dici tu bisogna sempre parlare al condizionale.

  2. Davide scrive:

    ciao,..
    volevo complimentarmi per questo blog e per la straordinarietà che rappresenti, mi spego: oggi nessuno “investe” tempo per informarsi a meno che non abbia un utile da ricavarne… tu hai detto di non essere in politica, nè penso che ricevi qualcosa per ogni commento che ti viene lasciato..
    si può essere d’accordo o meno con le tue idee ma è innegabile, secondo me, la tua voglia di informare prima la propria persona e poi gli altri.. liberamente.. oggi che i più – ciarlatani – fanno passare la parola libertà come un miraggio…
    per quanto mi riguarda poi mi sei stato di grande aiuto… sono un ragazzo impegnato in politica (pdl) e trovare informazioni sul referemdum per l’acqua è davvero un problema.. grazie…

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