Zac zac Travaglio è tornato!

[AVVISO ai naviganti]: post decisamente lunghetto, soprattutto nelle premesse. A chi volesse evitare di perder troppo tempo, se così si può dire, consiglio di scorrere velocemente al “dunque”, segnalato più in basso…

Evidentemente non son bastati tribunali e colleghi a fargli cambiare idea.
A lui, il taglia e cuci, piace troppo, perchè gli permette di creare dei pezzi unici esattamente come piacciono a lui, nella trama e nel disegno.
C’è sicuramente chi gradisce l’effetto ottenuto a lavoro completato, ma con altrettanta certezza si può sostenere quanto questo metodo professionale, poco si adatti al mestiere che fa e assolutamente contrasti col ruolo di smascheratore di Verità insabbiate che per primo si è attribuito e che talaltri gli hanno affidato, confidando nelle sue straordinarie capacità oratorie e le amicizie su cui poteva contare.
Uno sbugiardatore, insomma. Che però, forse preso dalla smania di risolvere gialli e intrighi al limite della paranoia, spesso ha finito con l’essere sbugiardato.
Motivo?
Talvolta i fatti non sono andati esattamente come li raccontava, ma leggendo i suoi pezzi, beh…non si può dire che come li presenta lui sono molto più accattivanti!
Della serie: Travaglio vede anche quel gli altri non vedono.
E questo anche perchè è capitato che lui vedesse cose che in realtà non c’erano proprio.

E’ un po’ come se lui avesse in mente una storia e per farla quadrare aggiustasse un pochetto i fatti di cui parla…
Uno zac di qua…un altro zac di là…e tutto torna.
Una bella torta da dare in pasto a chi si fida ciecamente di lui…senza fargli sapere che tra gli ingredienti c’è anche un pizzico di veleno!

Ma voglio provare a vedere le cose in maniera diversa: Travaglio agisce in buona fede!
Certo, però, gli indizi per pensare che non siano solo frutto di sbadataggini, le sue, cominciano ad essere un po’ troppi.

E a quelli passati se ne aggiungono via via altri.

Per esempio questo.

Da sempre interessato ai fatti di mafia, Travaglio non ci ha mai fatto mancare dettagliatissimi resoconti di episodi e vicende che coinvolgevano politici e imprenditori oltre, ovviamente, a boss di vario calibro.
Amico di magistrati antimafia (come Ingroia) e di alcuni agenti delle forze dell’ordine (come Pippo Ciuro)  è considerato egli stesso uno dei baluardi della legalità e della Verità.

Con un solo limite: voler spiegare l’indimostrato. E forse anche l’inspiegabile.
Al che, eccotelo appassionarsi a complotti e trattative degne di una fiction televisiva.
Da uno come lui ci aspetteremmo massima rigidità nei controlli delle fonti e nei riscontri dei fatti. E a volte è così, per carità.
Ma non sempre!
Non sempre, perchè altrimenti dovrebbe ammettere che qualche punto debole la sua teoria ce l’ha ed è molto meglio non esporsi, piuttosto che prestare il fianco al “nemico”.

Oggi, i suoi amici sono lì che cercano di ricostruire la famosa trattativa tra Stato e Mafia tentando di dimostrare che proprio quella portò alla morte il giudice Borsellino, e lui non vuol far mancare loro il sostegno dovuto.

Peccato: perchè Travaglio, in quanto giornalista, dovrebbe cercare di campire e raccontare in modo oggettivo la realtà, nella speranza di trovare una Verità svelata da ogni dubbio, mentre invece…come al solito si adagia sulle ipotesi di procure e procuratori…e alla fine a perderci siamo tutti!

[ il “DUNQUE]

Il 12 novembre scorso, Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano, rilancia la storia e le dichiarazioni di un pm antimafia, Alfonso Sabella, un tempo in prima linea contro Cosa Nostra e oggi finito quasi nel dimenticatoio.
La “straordinaria” vita di questo magistrato, sarebbe, secondo Travaglio, una delle tante prove (o uno dei tanti indizi) della presunta trattativa tra Stato e Mafia.
Nella fitta paginata del suo giornale, però, si possono riscontrare diversi punti critici, che ad un’analisi più attenta appaiono come il risultato di un magico “taglia e cuci” in perfetto armonia col famigerato e collaudato “metodo Travaglio”!

Il primo di questi si trova poco dopo l’inizio dell’articolo, quando Travaglio mette tra virgolette una dichiarazione di Brusca, resa davanti al Sabella.
Ebbene, il giornalista piemontese, pur di far coincidere il racconto con le premesse da lui addotte, non si accorge di cadere in contraddizione con le stesse, stravolgendo il senso di quelle testimonianze.

Vediamo meglio.
Dal blog di Enrix:

Ecco cosa ha scritto Travaglio:

“Ed è proprio davanti a lui [il pm Sabella ndR] che Giovanni Brusca mette a verbale le prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros con la mafia che, disse l’esecutore materiale della strage di Capaci, produsse quella di via d’Amelio perché “siamo stati pilotati dai Carabinieri”.

Eh già, siamo alle solite. Travaglio è già stato condannato una volta, in un tribunale, per aver manomesso una frase di Riccio in maniera da imputare a Previti un reato non commesso.

E qui è lo stesso.

La frase intera, “scappata” a Brusca, era: “Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri“. [ndR: frase che è possibile estrapolare anche da un’intervista del Sabella in cui è lo stesso pm a citarla per intero: QUI]

Vi pare una differenza di poco conto?

Se Travaglio l’avesse riportata giusta, anziché con il cammuffo, avrebbe dovuto scrivere che Giovanni Brusca dichiarò a Sabella che “la trattativa tra mafia e stato produsse la strage di Via D’Amelio, perché nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”,  e ci saremmo fatti tutti una bella risata, perché,   per chi non lo sapesse, la strage di Via D’amelio  è del luglio 92 .

Giovanni Brusca precisa evidentemente “del 93” per escludere che quelle del 92 siano state effettuate sotto condizionamento della trattativa. Solo quelle del 93.

Travaglio, con il solito taglietto, e la solita frasetta aggiunta, ci fa credere il contrario, anzi arriva a precisare ipocritamente che Brusca abbia indicato proprio la strage di Via D’Amelio come effettuata sotto il condizionamento dei ROS.

Una vera e propria mascalzonata.

Ma non è finita qui.

Poco più avanti, si legge ancora:

[sempre dal blog di Enrix]

“Oggi la trattativa Stato-mafia e il “papello” sono sulla bocca di tutti. Ma quando Brusca ne parlò  diffusamente davanti a Sabella, era la prima volta in assoluto. Il boss pentito vi aveva già accennato  il 10 settembre 1996 dinanzi ai pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Vi aveva fatto di nuovo  cenno il 21 gennaio 1998 davanti alla Corte d’Assise di Firenze che stava processando mandanti  diretti ed esecutori materiali delle stragi del 1993.  Subito dopo fu preso a verbale da Sabella, il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Gli parlò diffusamente  del papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio.” [questo quanto scritto sempre da Marco Travaglio nel suo articolo, ndR]

Eh… però, è davvero importante convincerci che il papello e la trattativa, ecc…ecc…tutto avvenne fra Capaci e Via D’Amelio. E già. Così diventa il movente della strage di Via D’Amelio, e le inchieste scottanti su cui aveva ormai le mani Borsellino, passano in cavalleria. Guarda un po’.

Veramente però, caro Marco,  non  sono stati solo due, i cenni di Brusca alla trattativa, ed invero non erano proprio solo dei cenni.

Brusca aveva parlato altre volte, e  schiettamente del papello e della trattativa.

E soprattutto, dotando le sue deposizioni di precise, dettagliate e rilevanti circostanze.

Lo aveva fatto anche a Caltanissetta, nell’aula bunker, il 28 marzo 97 (di quel cenno lì, te n’eri dimenticato, eh?), dove aveva dichiarato che dopo quelle di Capaci e via D’Amelio, Riina penso’ ad una terza apocalittica strage. “E sarebbe bastata quella per vincere la guerra con lo Stato”, Ma un “patto” fermo’ la terza strage. (nota bene: la terza, non la seconda. Via D’Amelio era la seconda – ndr)  Un patto stipulato con “uomini delle istituzioni” tramite “qualcuno”. “finalmente qualcuno s’ era fatto vivo” Riina “Consegno’ a “qualcuno” due fogli con le richieste per abolire il carcere duro ed altro“. (corriere della sera – 29 marzo 97)

Anche nel gennaio 98, al processo per strage al tribunale di Firenze, (uno dei “cenni” citati da Travaglio), Brusca dice la stessa cosa:

“”Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: “Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando“. Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato“. (Repubblica — 14 gennaio 1998   pagina 12)

Dunque qui Brusca non parla di “papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio” ma di un papello consegnato dopo Via D’amelio da Riina con le sue richieste, e per le quali aspettava una risposta mettendo un fermo agli attentati .

La cronologia suggerita da Travaglio, soddisfa invece la tesi di oggi dei PM di Palermo, che vorrebbe realizzata la strage di Via D’Amelio  per sollecitare una risposta positiva al papello, accelerare la trattativa, ed eliminare comunque un magistrato che avrebbe potuto contrastarla.

Peccato però che sin qui Brusca aveva detto tutt’altro, e con dettagli a corredo (lo stop al terzo attentato dopo la presentazione del papello).

E sin qui siamo a metà gennaio del 98. Ora, io non so esattamente cosa disse Brusca a Sabella il 23  febbraio 1998, poi il 22 aprile dello stesso anno e  infine il 19 marzo 1999. Non dispongo dei verbali, purtroppo. E Travaglio, sempre così documentato e documentante, non ci riferisce neppure una parola di quei verbali.

So però che se ha veramente parlato di un “papello consegnato da Riina al Ros fra Capaci  e via d’Amelio”, allora vuol dire che, per fare inversione ad “U” nella sua versione dei fatti, ha impiegato circa un mesetto. Chissà che sarà successo a Brusca, in quel mesetto, così da convincerlo a smentire sé stesso così visibilmente.

Certamente Sabella, così preciso, nei verbali di deposizione si sarà fatto dettagliatamente illustrare, da Giovanni Brusca, le ragioni che lo hanno portato, nel giro di un mesetto ed in due diversi tribunali, a fornire delle versioni non coincidenti fra di loro, ed anzi diametralmente opposte, confessando praticamente di aver detto il falso nelle aule giudiziarie dove si celebravano i processi per le stragi, ancora sino a poche settimane prima.

Peccato non averli, quei verbali.

Fine. Per ora.
La domanda a questo punto sorge spontanea: ci possiamo davvero fidare ciecamente di un soggeto di questo tipo, più interessato a vender libri che a capire realmente dove stia la Verità?

Alla prossima puntata…che siamo sicuri non tarderà ad arrivare!

Dimenticavo: viva Marco Travaglio…

Comments
59 Responses to “Zac zac Travaglio è tornato!”
  1. Nick scrive:

    @Luigi Cigarini
    Ho letto adesso il tuo commento sul sito di enrix. A quanto pare siamo pervenuti a conclusioni analoghe in merito all’articolo, anche se le tue sono meno estreme delle mie.

  2. Nick scrive:

    Errore…

    Ho riletto meglio il commento che avevi postato. E le cose che dico sono fuori luogo. Scusa. Io mi riferivo a Facci invece.

  3. Nick scrive:

    Attenzione: non dico che sia così. Non ne ho le prove. E’ solo un’impressione.
    Comunque Travaglio quando ha parlato di “topi di fogna berlusconiani” non ha fatto nè nomi nè cognomi.
    Chi ha la coscienza a posto non ha niente da risentirsi.

  4. Nick scrive:

    Il punto è che è facilissimo dire una cosa di questo tipo. E che nessuno si prende la briga di controllare.
    E’ possibile anche rinfacciare a Travaglio essersi probabilmente fatto pagare l’albergo, dicendo abilmente (e sapendo che non è così): sul sito voglioscendere adesso molti fan chiedono spiegazioni.

    Poi si può scrivere benissimo che non si crede quelle cose.
    Tanto il sasso è ormai stato gettato.

  5. Luigi scrive:

    “Hai la prova che commenti di questo genere siano stati pubblicati su voglioscendere?”

    Che intendi? Se ho la prova che critiche di questo tono siano state postate sul blog di Travaglio?

    No. E non mi interessa. Non vedo il punto. Tra parentesi mi e’ capitato solo una volta di guardare i commenti e mi e’ parso che talvolta qualche commentatore facesse riferimento a altri commenti che non c’erano piu’. Ma come ripeto non vedo il punto.

  6. Nick scrive:

    No. Quale offesa Luigi. Scherzi?
    Dico solo che non ha senso riprendere di nuovo in mano gli stessi argomenti.
    E ti dico francamente che voglio anche che il topic del post non venga perso.
    Enrix dice che Travaglio in quell’articolo di Sabella ha mentito più volte.
    E io ho fatto delle semplici ricerche e mi pare di aver dimostrato che non è così.
    Aspetto qualcuno che mi smentisca.

    Toglimi solo una curiosità

    Hai la prova che commenti di questo genere siano stati pubblicati su voglioscendere?

  7. tequilero scrive:

    “E qui trasecolo. Ne abbiamo parlato allo sfinimento: Che ha detto di Schifani? Che in confronto ai precedenti presidenti della camera e’ poco piu’ di una muffa, di un lombrico. Perche’? Perche’ era in societa’ con un mafioso e ha fatto il consulente in un comune sciolto per mafia….”

    Magari la battuta era riferita al fatto che non ritiene Schifani un politico paragonabile ai suoi predecessori, indipendentemente dalla persone che ha fequentato.
    Non mi ricordo cosa ha detto Travaglio da Fazio, ma non mi pare che il discorso fosse quello.

    Mi vengono in mente alcune battute su Schifani non di Travaglio:
    “Schifani è un bravo ragazzo, ma ritenerlo capace di scrivere un testo di legge, questo no”.
    Francesco Cossiga
    “principe del recupero crediti”
    Filippo Mancuso
    “Sembra una di quelle cose che scappano quando sollevi una pietra”
    Daniele Luttazzi

    Non fanno riferimento al fatto che era in società con tizio o consulente urbanistico di un comune successivamente sciolto per mafia.
    Ironizzano su Schifani e sulle sue capacità.
    E pensa che la battuta di Travaglio sulle muffe è copiata da Luttazzi che l’aveva detta in riferimento a D’Alema.

  8. Luigi scrive:

    @ Nick

    sono i soli argomenti su cui mi sono documentato, e non ho la voglia di rivangarli anche perche’ vedo che progrediamo progrediamo …poi passa un po’ di tempo e si ritorna indietro al punto di partenza come non si fosse mai detto niente!

    P.S.: se sono stato irruente non era mia intenzione. Se ti sei sentito offeso mi scuso.

    Bye

  9. Nick scrive:

    @Luigi

    “non ho il tempo ne’ la voglia di argomentare su qualcosa per la quale dovrei fare una serie di diagrammi e schemi che mi ricordano di quando lessi il Grande sonno di Chandler”

    ma hai il tempo e la voglia di argomentare su altri 10000 argomenti che abbiamo GIA’ affrontato in passato?
    E adesso come ti rispondo? Tirando fuori di nuovo gli stessi argomenti?
    Ci rinuncio, per ora. Anch’io sono impegnato.

    Ciao.

  10. Luigi scrive:

    @ Nick

    lascio a te e Enrix la diatriba sul polpettone appena postato. io non ho il tempo ne’ la voglia di argomentare su qualcosa per la quale dovrei fare una serie di diagrammi e schemi che mi ricordano di quando lessi il Grande sonno di Chandler (non provateci mai, un consiglio, c’e’ da far venire il mal di testa)
    Premesso che ho saltato a pie’ pari tutti i copincolla delle sentenze che hai postato, prendo spunto da un paio di tue affermazioni:

    Caselli? Eroe dell’antimafia. Ingroia? Eroe dell’antimafia. Punto. Sabelli? Eroe dell’antimafia.
    Bene.
    Ultimo? chi e’ ? Mori?
    Che bisogna fare per essere un eroe dell’antimafia?
    Catturare mafiosi? Lo hanno fatto.
    Essere minacciati di morte dalla Mafia? Anche questo (almeno per Ultimo)
    Avere la scorta? Qui c’e’ un problema. Ultimo non ce l’ha piu’, lo sai, no? E guarda caso anche Ciuro ce l’aveva…
    Concedimi che lo siano. Che fare allora se due eroi dell’antimafia si scannano tra loro, come pare abbiano fatto Ultimo e Caselli. Non si parlano, si fanno i dispetti a vicenda. Chi ha ragione?

    Se non bisogna mai gettare un’ombra sugli Eroi dell’antimafia (cosa che non mi risulta Enrix abbia fatto. Se mi sbaglio mi spieghi come , in BREVE e in parole tue? Ha detto che Caselli aveva concordato di non perquisire, e che questo era cosa buona e giusta.) che cosa pensi di Travaglio che continua a farlo? (l’avevi ammesso anche tu riguardo alla puntata di annozero sul papello)

    tu dici, parlando di Travaglio: “Ha frequentato un maresciallo della DIA che in seguito si è rivelato una talpa della mafia. Anche in questo non ci vedo nulla di male, se l’ha fatto in buonafede. L’equazione: frequentatore di mafiosi=mafioso non è un’equazione che appartiene a Travaglio. L’ha mai detto?
    Infine: a una campagna vergognosa che tendeva a dire, pur non dicendolo apertamente (il che è più vergognoso) che si era fatto pagare le vacanze in albergo da un noto mafioso ha risposto NEI FATTI dimostrando che non è così”

    E qui trasecolo. Ne abbiamo parlato allo sfinimento: Che ha detto di Schifani? Che in confronto ai precedenti presidenti della camera e’ poco piu’ di una muffa, di un lombrico. Perche’? Perche’ era in societa’ con un mafioso e ha fatto il consulente in un comune sciolto per mafia. (senza dire che nella società e’ rimasto circa un anno con lo 0,33% versando un milione di lire, quando il mafioso era un insospettabile, nemmeno inquisito per mafia. Senza dire che era consulente anche di altre decine e decine di comuni mai sciolti per mafia. Senza dire che nella sua attivita’ politica ha contribuito a varare norme dure contro la mafia, come pare abbia riconosciuto lo stesso Caselli, ma questo passi.)
    Forse non ha detto frequentatore di mafiosi=mafioso ma sicuramente ha detto frequentatore di mafiosi=indegno, frequentatore di mafiosi=quasi lombrico.
    E chi e’ che dice questo? Un frequentatore di mafiosi, anzi scusa, un frequentatore di favoreggiatore di mafiosi! Ora, per la diecimilionesima volta. Io non contesto che T parli anche se lo era. Bisogna presumere che lo era inconsapevolmente. Ma DEVE farlo anche lui con gli altri. Se no e’ un falso. Perde ogni credibilità. E l’obiezione che citano tutti, che T non ha cariche istituzionali ma Schifani si’, sinceramente, scusami, mi fa ridere.
    Se io dico a te politico che devi rendermi conto perche’ hai frequentato gente che aveva contatti con la mafia quando questi non erano neanche indagati, mi aspetto che tu non sei uno di quelli che ha passato vacanze con gente che ha favorito mafiosi. Allora se succede, come minimo devi essere il primo a dirlo pubblicamente. Come minimo.
    In quanto a dimostrare che non e’ cosi’ con i fatti, anche qui, mi meraviglio di come tu possa dire cio’.
    Al massimo ha smentito di essersi fatto pagare la vacanza da Aiello, in modo estrememente pasticcione e molto poco solido (ti cito da un blog: “Io attendo ancora di sapere chi diavolo sia questo Giovanni, il beneficiario dell’assegno.
    Perchè, quando Travaglio ne pubblicò la copia su Voglioscendere, orde di fans fecero a gara per applaudire l’idolo che aveva presentato una prova incontrovertibile alla faccia dei “topi di fogna berlusconiani”.
    Non uno che gli abbia chiesto: “Scusa Marco, ma come facciamo a sapere che non sia il pagamento dell’idraulico o del giardiniere? Ti crediamo, per carità, ma questo assegno dimostra solo che hai pagato 1000 euro ad un certo Giovanni in data 16 agosto 2003″.
    Oppure. “Scusa Marco ma, visto che a volte ti procuri e pubblichi atti coperti dal segreto istruttorio, perchè ti sta tanto a cuore la privacy di questo individuo? E perchè ci metti di meno a procurarti delle carte che dovrebbero essere secretate piuttosto che una copia di un tuo documento, presso la tua banca?”
    Ma anche solo: “Caro Marco, sono un cassaintegrato sposato con due figli, di quelli che Santoro mostra ad Annozero. Mi potresti dare l’indirizzo del residence dove hai alloggiato, perchè è veramente a buon prezzo e io i bambini al mare devo portarceli anche se non ho un lavoro”.
    (Dean Keaton).
    La campagna chi l’ha fatta? D’Avanzo e di rimpallo Facci (e Enrix li ha citati). Facci l’ha detto a chiare lettere che il pagamento era improbabile. D’Avanzo ha detto che la testimonianza era maligna. Pero’ a te non basta. E l’ultimo articolo che mi citi, di chi e’? Di D’Avanzo. Quello che per te e’ uno schifoso insinuatore (P.S.: per me invece e’ un falsario, vedo che neanche qui siamo d’accordo)

    Nick, mi rifiuto ancora di ripetere per l’ennesima volta con te le stesse affermazioni senza riuscire a farti ammettere quella che per me e’ una evidenza lampante.
    Inizio a dubitare che possiamo intenderci.

    Lo stesso dicasi per Telekom Serbia. Tanto per dirne solo una, la sentenza dice che il prezzo NON era gonfiato (smentendo TUTTI quanti hanno avuto a che fare con la faccenda anche se questo per le stesse ammissioni dei giudici non era loro compito. L’hanno detto perche’…perche’?)
    Ribadisco. Noi due non ci intendiamo.

  11. Nick scrive:

    @Luigi

    Non ci provo nemmeno a riaprire quella vecchia discussione.
    Se non sono riuscito a convincerti allora non vedo perchè dovrei riuscirci adesso
    🙂

    Comunque non mi interessa chiarire alcune cose. Almeno per come la vedo io.
    Anche qui non ci provo a convincerti

    “ci siamo sbagliati tutti e due tree volte su quello che voleva dire e alla fine siamo giunti alla conclusione che era stato inesatto”

    Che ci siamo sbagliati tutti e 2 tre volte è una tua opinione che non condivido.
    E inoltre io non ho mai detto che Travaglio in quella occasione è stato inesatto.

    “ti risulta che abbia detto che anche lui era quello che parlava di compravandita gonfiata?”

    Ma non c’è nulla di male a parlare di compravendita gonfiata.
    Perchè E’ STATA una compravendita gonfiata.
    Questo lo hanno stabilito i giudici.
    Che hanno detto però che non ci sono state tangenti.

    E comunque sì lo ha detto. Vantandosene e non chiedendo scusa.
    Ad esempio nel video che ti ho postato allora.

    L’unico che è stato sbugiardato dai giudici e che dovrebbe chiedere scusa è Igor Marini. Infatti le cose che ha detto Marini si sono dimostrate FALSE.
    E non quelle che hanno detto Bonini e D’Avanzo o Travaglio che non hanno detto MAI di essere sicuri delle tangenti.

    Non vorrei aver riaperto la discussione.
    🙂

    PS

    Non mi viene in mente un motivo plausibile perchè enrix allora in quell’articolo Penne Sporche non abbia citato la prima parte di Mani Sporche.
    Per questo dico ci sono similarità …

    Comunque leggiti le cose che dico e parliamo di questo che è più interessante
    🙂

  12. Nick scrive:

    Un’altra cosa che ho notato en passant:

    Dice enrix:

    Anche nel gennaio 98, al processo per strage al tribunale di Firenze, (uno dei “cenni” citati da Travaglio), Brusca dice la stessa cosa:

    “”Dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, Riina mi disse: “Si sono fatti sotto, pensa si sono mossi anche i servizi segreti per arrestarmi. Io gli ho presentato un papello di richieste lungo così e ora sto aspettando“. Era l’ estate del ‘ 92 e per questo mettemmo un fermo agli attentati in attesa della risposta dello Stato“. (Repubblica — 14 gennaio 1998 pagina 12)

    VERISSIMO.
    Nell’articolo di Repubblica c’è scritto questo. Cioè che Brusca al processo di Firenze ha parlato ANCHE di una trattativa che si sarebbe svolta dopo gli attentati.
    Ma nessuno nega questo.
    Purtuttavie le cose riportatate qui

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/20/Brusca_carabinieri_hanno_pilotato__co_0_980120163.shtml

    vere o no (non mi interessa discutere di questo) Brusca le ha dette PROPRIO al processo di Firenze.

    Non è vero quindi NEMMENO che:

    “per fare inversione ad “U” nella sua versione dei fatti, ha impiegato circa un mesetto”.

    Brusca non ha fatto nessuna inversione a U.
    Al processo di Firenze ha detto (seppur in modo confuso e mentendo sulle sue fonti) o meglio ACCENNATO le stesse cose che ha detto poi per la PRIMA VOLTA (aggiungendo anche alcuni particolari) in maniera più DIFFUSA dopo a Sabella e agli altri magistrati.
    PROPRIO COME DICE TRAVAGLIO.

    Quindi, anche qui non c’è nessun complotto.

    Brusca, non dico sia affidabile. Ma non è vero che ha cambiato versione nel giro di un mese. Come ha riportato enrix

    “Chissà che sarà successo a Brusca, in quel mesetto, così da convincerlo a smentire sé stesso così visibilmente”.

    Ma c’è UNA cosa VERA riportata in quest’articolo?

    E noto anche che nell’articolo che parla delle dichiarazioni di Brusca (sempre sul sito di enrix) non si parla di questo articolo.
    Sarebbe il caso di aggiungerlo.
    Giusto per completezza.

  13. Luigi scrive:

    @ Nick

    caro Nick. Mi duole informarti che io ho anche un lavoro…..🙂

    Se, e solo se, avro’ tempo e voglia di leggere la pappardella che posti ti rispondero’. E’ vero, avrei il fine settimana…..;-)
    Per ora ho solo letto il mio nome e ho visto che cosa scrivi. Se ti riferisci alla storia di Telekom serbia, mi spiace ma non hai colpito nel segno.
    Messaggio un po’ in codice perche’ la discussione cui facciamo riferimanto era in un altro blog: Il primo a parlare di Tangenti non era stato Guzzanti, perche’ erano stati altri politici, e come abbiamo visto ad andare dietro a Guzzanti sono stati tutti, anche Bonini e D’Avanzo stessi. Ti risulta che Travaglio e’ stato chiaro nell’articolo postato (ci siamo sbagliati tutti e due tree volte su quello che voleva dire e alla fine siamo giunti alla conclusione che era stato inesatto) , ti risulta che abbia detto che anche lui era quello che parlava di compravandita gonfiata? Ti risulta che abbia esplicitato chiaramente che il suo amico Tinti, il giudice piu’ felice del mondo per l’acquisto da Milosevich, ha sbugiardato con la sua sentenza lui, Bonini, D’Avanzo, Guzzanti, tutti i tesimoni della commissione, l’ambasciatore italiano in Serbia e tutti gli articoli scritti da tutti i giornali sull’argomento?
    Se vuoi rivangare la discussione fa’ pure, ma ti avverto che siamo mooolto OT.

    Cordialita’.
    Luigi

  14. Nick scrive:

    DOMANDA: Su chi è incentrato questo articolo secondo voi?

    IL RITORNO DEI CORVI

    Repubblica — 05 novembre 1997 pagina 1
    BRUTTE notizie dalla Sicilia. Un capitano dei carabinieri accusa Guido Lo Forte, procuratore aggiunto di Palermo e braccio destro di Giancarlo Caselli. Il pubblico ministero sarebbe stato una delle fonti dalle quali Cosa Nostra ha attinto, nel 1991, notizie riservate sulle istruttorie in corso. E’ lecito pensare – e le conferme non mancano – che l’ ufficiale dell’ Arma, prima di consegnare alla procura di Caltanissetta queste esplosive rivelazioni, abbia informato il comandante del suo reparto.
    REPARTO che è, peraltro, il nucleo investigativo per eccellenza dei carabinieri, il Raggruppamento operativo speciale (Ros). Come è lecito pensare che il comandante del Ros, il colonnello Mario Mori, abbia informato il capo di stato maggiore (il generale Nunzella) della sconvolgente testimonianza che avrebbe reso il suo ufficiale. E il capo di stato maggiore, il comandante generale dell’ Arma (il generale Siracusa). Se gli anelli della catena di comando militare hanno tenuto, si può concludere che siamo nel bel mezzo di un conflitto tra apparati dello Stato. Da una parte l’ Arma dei carabinieri. Dall’ altra, la procura di Palermo. Ma non solo. Siamo anche alla vigilia di una destabilizzante stagione che una volta si definiva dei “veleni”. “Veleni” consueti a Palermo e in Sicilia e miracolosamente non distillati (o evaporati) dall’ alambicco delle mezze verità negli ultimi cinque anni. E’ la prima considerazione da fare. Si è strappato il tessuto unitario di strategie e di azione degli apparati dello Stato, un tessuto che i tragici avvenimenti del 1992 (stragi di Capaci e di via D’ Amelio) e del 1993 (bombe a Milano, Firenze e Roma) avevano, per la prima volta dalla nascita della Repubblica, rinsaldato in una trama stretta e compatta. Lo strappo è evidente, largo, pericoloso e difficilmente potrà essere riparato con un sapiente rammendo perché, su uno stesso episodio, le ricostruzioni dell’ Arma di Siracusa e della Procura di Caselli divergono di 180 gradi. L’ episodio è presto detto. Nel 1991 Angelo Siino, considerato il “ministro dei Lavori Pubblici” del governo mafioso di Cosa Nostra, entra in possesso di un rapporto di mille pagine che scoperchia il pentolone del patto scellerato tra politica e mafia e svela le alchimie illegali in base alle quali vengono tagliate le fette della torta degli appalti siciliani. Chi consegnò a Siino, e quindi a Cosa Nostra, quel rapporto? Ora che Angelo Siino ha saltato il fosso confessando i segreti degli affari dei Corleonesi, le verità (o forse le mezze verità) sono due. Diametralmente opposte.
    Siino ha raccontato ai procuratori di Palermo che “un maresciallo dei carabinieri gli promise quel rapporto”. E ha aggiunto che, alla vigilia del suo pentimento, furono proprio alcuni carabinieri ad avvicinarlo per chiedergli di chiamare in causa, come “vicini alla mafia”, alcuni sostituti procuratori del pool di Caselli come Guido Lo Forte, il “motore” delle tre più importanti inchieste condotte a Palermo (Contrada, Andreotti, Dell’ Utri). Ben altra la rivelazione che l’ ufficiale dei carabinieri ha depositato in un verbale di interrogatorio dinanzi al procuratore di Caltanissetta. Ben prima del suo pentimento – ha detto il capitano Giuseppe De Donno – Angelo Siino era già “un confidente” dell’ Arma. In un colloquio informale svelò che Cosa Nostra poteva “far riferimento” per ottenere notizie istruttorie riservate sulla disponibilità dell’ allora procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, e dei sostituti Giuseppe Pignatone e Guido Lo Forte. Chi racconta il vero e chi il falso? O chi racconta soltanto mezze verità che, come si sa, sono ancora più insidiose e indistruttibili delle menzogne? Non è saggio rispondere oggi a questa domanda. Ogni risposta sarebbe azzardata perché cancellerebbe con un ingiustificato colpo di spugna la credibilità e la correttezza istituzionale che la Procura di Caselli e l’ Arma dei carabinieri hanno il diritto di vedersi pubblicamente riconoscere. La risposta può e deve darla soltanto la procura di Caltanissetta cui spetta il compito di accertare se la “denuncia” dell’ ufficiale dei carabinieri trova riscontro nei fatti e nelle testimonianze o è campata in aria e fortemente lesiva della trasparenza dei magistrati sotto tiro e soprattutto di Lo Forte che ha giocato in questi ultimi anni un ruolo decisivo al fianco di Giancarlo Caselli. Oggi conta osservare che la fonte dei procuratori come dei carabinieri è un mafioso che ha deciso di collaborare. Di collaborare in modo autentico o di diffondere velenosa disinformazione capace di dividere gli apparati dello Stato? Soltanto apparati dello Stato uniti, non in conflitto, possono restringere gli spazi di manovra alle pericolose operazioni di inquinamento di Cosa Nostra che gli addetti ai lavori paventano come probabili da anni. Purtroppo la trama istituzionale che, a partire dal 1992, ha strozzato la mafia fino a lasciarla senza fiato, non appare più così solida. E’ questa la notizia cattiva che bisogna scrivere nel taccuino di Palermo. Notizia cattiva. Come cattiva è l’ atmosfera che si rintraccia in città, attraversata, come negli anni più bui dell’ accerchiamento al pool di Falcone e Borsellino, da voci maligne, sussurri assassini, indiscrezioni ispirate chissà da chi, da chissà quale interesse o ambizione. Il bestiario palermitano dalle mille figure – corvi, serpenti, avvoltoi, talpe – si è messo in moto alla vigilia di importanti appuntamenti giudiziari (il processo Dell’ Utri) e politici (le elezioni comunali). Non occorre grande lucidità prognostica per prevedere che se lo Stato si spaccherà come un albero colpito da un fulmine, se gli uomini dello Stato saranno l’ uno contro gli altri armati, l’ epilogo fisiologico di una proficua stagione cominciata appena cinque anni fa sarà l’ atrofia del contrasto alla mafia. Un’ azione che, in molti retrobottega della politica, della società, dell’ economia e forse anche in qualche angolo buio dello Stato, è ancora un’ anomalia da cancellare per ritornare a quel “quieto vivere” con il crimine che ha segnato la Prima Repubblica. – Giuseppe D’Avanzo

    PS

    Si veda la continuazione dell’articolo di enrix per averne la risposta.
    Un tanto al chilo.

  15. Nick scrive:

    @Luigi
    scusa, ero io….

  16. Anonimo scrive:

    @Luigi

    Ti ricorda niente questo fatto della “prima volta”?

  17. Nick scrive:

    Pertanto nel 1998, quando Brusca fa queste affermazioni davanti a Sabella è la PRIMA VOLTA che parla DIFFUSAMENTE della trattativa (e del fatto che questa fu portata avanti ANCHE durante le stragi) , mentre prima aveva fatto cenno solo a una trattativa portata avanti DOPO le stragi.

    (Travaglio mica ha detto che Brusca prima non aveva parlato della trattativa in altri termini).

    Visto come tutto si spiega in modo lineare se si abbandonano i complottismi
    di enrix secondo cui:

    “è davvero importante convincerci che il papello e la trattativa, ecc…ecc…tutto avvenne fra Capaci e Via D’Amelio. E già. Così diventa il movente della strage di Via D’Amelio, e le inchieste scottanti su cui aveva ormai le mani Borsellino, passano in cavalleria”?
    🙂

  18. Nick scrive:

    Si, Marco non contestavo il modo in cui è riportato l’articolo.
    Tu hai riportato tutti i link possibili: all’articolo di Travaglio, a quello di enrix. e all’intervista che cita enrix all’interno del suo articolo.

    Il punto è che, quello che viene detto in quell’intervista a proposito di Brusca non è la stessa cosa che si legge nell’articolo di Travaglio.
    Brusca ha detto quella frase in un’altra occasione, ma non è a questa che si riferisce Travaglio. E pertanto non lo si può accusare di aver tagliato una frase dove Brusca parla del 1993 se l’articolo di Travaglio parla di tutt’altro.

    Travaglio dice:

    “Ed è proprio DAVANTI A LUI che Giovanni Brusca mette a verbale le prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros con la mafia che, disse l’esecutore materiale della strage di Capaci, produsse quella di via d’Amelio perché “siamo stati pilotati dai Carabinieri” (a quella stagione da film, Sabella ha dedicato un libro “Cacciatore di mafiosi”, scritto con Silvia Resta e Francesco Vitale, Mondadori, 2008).”

    Brusca quindi parla a faccia a faccia con Sabella. E Sabella mette a verbale le sue dichiarazioni.

    Apro una parentesi.

    Di cosa parla Brusca in quelle dichiarazioni SECONDO SABELLA?

    http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/07/antimafia-duemila-sabella-patto-mafia-stato-potevamo-scoprire-tutto-10-anni-fa/

    “Brusca e altri ci dicono che la fissazione di Riina era ottenere la revisione del maxiprocesso che aveva condannato all’ergastolo proprio Riina. Dal carcere davanti ai giornalisti nel 1994 il boss dice: “Perchè quando esco che ho la moglie ancora giovane”. Borsellino non avrebbe mai accettato nulla del genere.”

    ANCHE SABELLA MENTE?

    Chiusa parentesi

    Bene: cosa dice enrix?

    Cito dal SUO SITO:

    “E quindi, a parte il fatto già di per sè volpino e grottesco di sostenere che Brusca abbia messo a verbale le sue “prime dichiarazioni sulla trattativa del Ros” “proprio davanti a lui”, ed indi citare una di queste dichiarazioni che invece appartiene ad una deposizione di Brusca resa nell’aula-bunker di Firenze, antecedente al primo incontro fra Brusca e Sabella (rob de mat)”

    QUESTO E’ GROTTESCO.
    Come fa enrix a dire che Brusca non ha messo a verbale le sue dichiarazioni DI FRONTE A SABELLA? Quando è lo stesso Sabella che lo dice?

    Secondo enrix

    “La frase intera, “scappata” a Brusca, era: “Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”

    Bene, che lo DIMOSTRI. Che dimostri che Brusca in quei verbali si è riferito alle stragi del 1993. E solo a quelle.

    Può farlo? No. Perchè lui non li ha mai letti quei verbali. Ma è proprio a quelli che Travaglio si riferisce.

    E infatti enrix dice:

    “Peccato non averli quei verbali”

    Il che è paradossale. Enrix sta parlando di una cosa di cui non sa assoltamente niente !

    Da dove Travaglio può aver preso quelle informazioni invece? Non c’è bisogno di pensare a falsi complotti. Potrebbe averlo letto semplicemente dal libro (“avvincente” secondo Travaglio) Cacciatore di mafiosi (dove probabilmente Sabella cita quei verbali).

    Enrix dice:

    “Se Marco l’avesse riportata giusta, anziché con il cammuffo, avrebbe dovuto scrivere che Giovanni Brusca dichiarò a Sabella che “la trattativa tra mafia e stato produsse la strage di Via D’Amelio, perché nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”, e ci saremmo fatti tutti una bella risata, perché, per chi non lo sapesse, la strage di Via D’amelio è del luglio 92”

    Ed è qui che sbaglia. Perchè deve innanzitutto dimostrare che Travaglio quella frase l’ha riportata “con il camuffo”. Cosa che non fa, in quanto la frase:

    “Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”

    non è presa dai verbali di Sabella.

    Anzi Brusca ad esempio qui (nel 1998 anno in cui sono stati redatti quei verbali), ma questo enrix non lo dice, dice tutt’altro.

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/20/Brusca_carabinieri_hanno_pilotato__co_0_980120163.shtml

    e parla di una trattativa che c’è stata in mezzo alle stragi.
    🙂

  19. Marco Caruso scrive:

    nick, sulla frase di Brusca c’è la testimonianza diretta di Sabella, di cui ho riportato e segnalato il link nel post…

  20. Marco Caruso scrive:

    era finito nello spam, nick…

  21. Nick scrive:

    Ho sbagliato a inviare il commento o ci sono problemi nel sito?

  22. Nick scrive:

    Non vedo un commento

  23. Nick scrive:

    @enrix

    Scusandomi per il ritardo rispondo
    al tuo ultimo post a proposito sempre di Caselli

    https://ilpensatore.wordpress.com/2009/11/14/lantimafia-molle-di-marco-travaglio/#comments

    19 Novembre 01:34 per chi fosse interessato e si fosse perso la puntata precedente.

    Seconda puntata.

    La questione si pone in questi termini

    a) Caselli era stato informato dai ROS della cessata sorveglianza o lo ha saputo solo alla fine (dopo 17 giorni)?
    b) Caselli ne era a conoscenza comunque perchè ne è venuto a conoscenza con altri mezzi? O perchè l’aveva intuito?

    A proposito della a)

    Cito:

    “No, non mi hai capito. Nessuna accusa a Caselli, anzi.

    La spiegazione è molto più semplice e forse io l’ho scritta in modo troppo complicato.

    All’affermazione di Bolzoni che scrive che i ROS “avevano assicurato al procuratore Caselli che erano ancora lì”, io replico che ciò non è vero”

    Bene. Quindi stai dicendo che Caselli non era stato informato. E stai dicendo che avevi scritto quelle cose per contrastare quello che Bolzoni diceva: e cioè che essi avevano “assicurato” la procura che erano ancora lì e invece se n’erano andati.

    L’affermazione di Bolzoni comunque è in parte vera.
    Tutto dipende dal significato che si dà alla parola “assicurazione”.
    Infatti nella sentenza c’è scritto:

    “Tale scelta (ndr – la non perquisizione, che inizialmente Caselli aveva disposto) però, fu adottata certamente sul presupposto indefettibile che fosse proseguito il servizio di video sorveglianza sul complesso di via Bernini”

    “Che questa fosse la condizione posta al rinvio della perquisizione, è un dato certo ed acclarato non solo dalle deposizioni dei magistrati e degli ufficiali dell’Arma territoriale”

    (questo in merito alla sorveglianza)

    “Nella fattispecie appare indubitabile che la decisione assunta dal cap. De Caprio era incompatibile con la direttiva di proseguire il controllo – prescindendo se fosse da intendersi come video sorveglianza o come osservazione diretta od anche come semplice pattugliamento a mezzo di auto civetta della zona – impartita dall’Autorità Giudiziaria e, seppure motivata con gli elementi successivamente emersi, relativi alla presenza in loco di operatori della stampa, alla fuga di notizie che aveva avuto ad oggetto via Bernini e dunque agli aggravati problemi di sicurezza della zona, andava immediatamente comunicata”.

    (questo in merito alla mancata comunicazione).

    Apro una parentesi

    Citi spesso questa parte della sentenza

    “Nella decisione di rinviarla (ndr – la perquisizione) appare, difatti, logicamente, insita l’accettazione del pericolo della dispersione di materiale investigativo eventualmente presente nell’abitazione, che non era stata ancora individuata dalle forze dell’ordine, dal momento che nulla avrebbe potuto impedire a “Ninetta” Bagarella, che vi dimorava, o ai Sansone, che dimoravano in altre ville ma nello stesso comprensorio, di distruggere od occultare la documentazione eventualmente conservata dal Riina – cosa che in ipotesi avrebbero potuto fare anche nello stesso pomeriggio del 15 gennaio, dopo la diffusione della notizia dell’arresto in conferenza stampa, quando cioè il servizio di osservazione era ancora attivo – od anche a terzi che, se sconosciuti alle forze dell’ordine, avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti”.

    Ma non citi quello che c’è scritto subito dopo

    “Il profilo dell’adesione al rischio connaturato alla proposta ed alla decisione di rinviare la perquisizione appare, dunque, di per sé non rilevante ai fini di determinare l’elemento psicologico degli imputati, dovendo piuttosto verificarsi se i successivi comportamenti, cioè l’omessa riattivazione del servizio di osservazione e l’omessa comunicazione di tale decisione, siano valsi ad integrare la volontà di aiuto all’organizzazione denominata “cosa nostra”.

    Secondo te che significa? E’ importante secondo i giudici stabilire se c’era il pericolo di dispersione delle prove o se la mancata comunicazione e l’omessa riattivazione del servizio di sorveglianza (fatti che tu consideri secondari) erano causati dal dolo?
    Per fortuna poi questo dolo non è stato trovato, e infatti (cito).

    “non è stato possibile accertare la causale delle condotte degli imputati”

    e, come GIUSTAMENTE dici (cito)

    “gli elementi che sono stati acquisiti non consentono ed anzi escludono ogni logica possibilità di collegare quei contatti intrapresi dal col. Mori con l’arresto del Riina ovvero di affermare che la condotta tenuta dagli imputati nel periodo successivo all’arresto sia stata determinata dalla precisa volontà di creare le condizioni di fatto affinché fosse eliminata ogni prova potenzialmente dannosa per l’associazione mafiosa.
    Per le pregresse considerazioni, entrambi gli imputati devono essere mandati assolti per difetto dell’elemento psicologico”.

    Questo per essere chiari. OK?

    Chiusa parentesi

    Bene perchè dicevo che Bolzoni ha in parte ragione (e quindi il tuo intervento è fuori luogo)?
    Perchè la sentenza stabilisce che la procura aveva ricevuto un’assicurazione IMPLICITA che i ROS erano ancora lì.
    Implicita dal fatto che non gli era stato comunicato altrimenti.
    E te l’ho dimostrato.

    Bene. Andiamo avanti.

    “Nel mio articolo ho pubblicato lo stralcio della testimonianza di Caselli che rappresenta l’unica forma di informazione intercorsa tra i ROS e Caselli, quella giustappunto citata da Caselli.

    A domanda:
    E la sorveglianza?

    Risposta di Mori: l’abbiamo SOSPESA per cause di forza maggiore.”

    Verissimo. Ma il punto a cui non hai risposto è: A QUANDO RISALE QUELLA COMUNICAZIONE SECONDO TE?
    Perchè se risale a 17 giorni dopo, nulla di strano. In questo caso gradirei che aggiungessi una noticina sul sito dove spieghi che comunque per 17 giorni Caselli non è stato informato. Marco ha modificato un suo post in cui aveva scritto una cosa imprecisa a proposito di una sentenza (per la verità senza che gliel’ho chiesto). Vediamo se sai fare altrettanto.

    Dalla sentenza:

    “Circa il servizio di osservazione su via Bernini, nella medesima nota (ndr – del colonnello Mori) si dà atto che in effetti vi fu la “mancata, esplicita comunicazione all’A.G. competente della sospensione dei servizi di sorveglianza su via Bernini”,

    b)

    Dici:

    “Guarda, il fatto è che io parto dal semplice presupposto che se un covo viene bruciato da stampa e televisioni, una procura viene a saperlo immediatamente. Non c’è bisogno che gli venga comunicato in modo formale.”

    e più avanti

    “7, 17 o 19 giorni dopo, non sarebbe cambiato nulla, in realtà. Era bruciato, e ripulito sin dal giorno dell’arresto di Riina. Lo sapevano tutti. E’ scritto in sentenza”.

    Quindi il fatto che la procura ne fosse a conoscenza, pur non essendo informata è una considerazione che viene innanzitutto da un “semplice presupposto”.
    E il covo è stato subito bruciato, fin dal primo giorno.

    Peccato che del primo fatto nella sentenza non ce ne sia traccia e che quanto al secondo tu sia smentito da …. Ultimo!
    Già, perchè è proprio questo fatto che viene contestato a Ultimo dai giudici. Se il covo era stato bruciato occorreva fare subito la perquisizione. E lui risponde dicendo che il covo non era stato bruciato (anche se in precedenza aveva detto che lo era, parlandone con un altro ufficiale: anche questo è scritto in sentenza ma non lo cito, perchè non mi interessa mettere sotto accusa Ultimo, ma parlare di Caselli). Cito:

    “D’altronde, c’era la convinzione che il ROS si stesse occupando di via Bernini, mentre invece era impegnato negli accertamenti di carattere documentale sui cd. “pizzini” trovati indosso al Riina ed al Biondino ed in quelli di carattere patrimoniale e societario sui Sansone, oggetto di una specifica relazione del 26.1.93.
    Neppure alla riunione del 20 gennaio, nella quale si deliberò a scopo di “depistaggio” dei giornalisti la perquisizione al cd. “fondo Gelsomino”, il ROS era presente, e l’iniziativa fu assunta dalla territoriale concordemente con l’Autorità Giudiziaria.
    Come già accennato, il presupposto in base al quale fu ritenuta necessaria questa operazione era costituito dal fatto che numerosi giornalisti, sin dal 16 gennaio come innanzi detto, stavano perlustrando la zona alla ricerca del “covo”; la notizia era pertanto pervenuta alla stampa così come quella relativa alla collaborazione dal Piemonte di tale “Baldassarre” (cfr. lancio Ansa del 16.1.93).
    Non v’è dubbio, sul piano logico, che tali elementi avrebbero dovuto indurre gli organi investigativi e gli inquirenti a ritenere il sito ormai “bruciato”, essendo gli uomini di “cosa nostra” già in possesso di tutte le informazioni per stabilire il collegamento via Bernini-DiMaggio-Sansone, ed avrebbero dovuto imporre di procedere subito alla sua perquisizione ma così non fu ed, al contrario, si ritenne cogente l’interesse a sviare l’attenzione dei mass media dal vero obiettivo.
    Anche nella valutazione del cap. De Caprio – il quale ha altresì negato di avere mai appreso del lancio Ansa sopra citato che aveva fatto il nome del collaboratore – il sito non era ancora definitivamente “bruciato”, ma la presenza della stampa in zona ne aveva solo reso impossibile l’immediato sfruttamento a fini investigativi, per cui si rese necessario far “raffreddare” il luogo e rinviarne il controllo sino a data utile, la quale, tuttavia, a seguito della perquisizione al “fondo Gelsomino” e del lancio Ansa su via Bernini del 1.2.93 (cfr. al quarto par.), non arrivò mai.”

    Dimenticavo:

    Citi

    “Fu proprio il col. Cagnazzo a suggerire (in quella riunione – ndr) – avendo appreso da notizie di stampa che i giornalisti stavano battendo la zona di via Bernini alla ricerca del cd. “covo” – di effettuare quella perquisizione a scopo diversivo. (quella al fondo gelsomino – ndr) Valutazione che venne accolta e condivisa dall’Autorità Giudiziaria e che portò, il giorno seguente (21.1.93), all’esecuzione ex art. 41 TULPS dell’operazione, con grande clamore e dispiegamento di mezzi per garantirne la più ampia pubblicità.” (dalla sentenza)

    E cosa prova questo? NIENTE. Semplicemente che la procura era informata a proposito del fatto che c’erano i giornalisti. Ma non che fosse informata della cessata sorveglianza

    Anzi: la “perquisizione a scopo diversivo” è stata disposta proprio perchè la Procura era convinta che i ROS erano lì

    “D’altronde, c’era la convinzione che il ROS si stesse occupando di via Bernini”

    e, i giornalisti potevano generare una situazione di pericolo.

    Il punto è questo: Caselli non ha disposto la perquisizione perchè non è stato informato dai ROS. E NEMMENO LA PRESENZA DEI GIORNALISTI GLI HA FATTO SUPPORRE CHE I ROS, A CAUSA LORO SE NE ERANO ANDATI. ALTRIMENTI LO AVREBBE DETTO.
    La frase:

    “Perché a quel punto, svelata dalle TV la segreta conoscenza da parte degli inquirenti del covo, la Procura non abbia ordinato l’immediata perquisizione, ma abbia atteso 17 giorni per disporla, bisognerebbe domandarlo ai Procuratori”

    è falsa e tendenziosa

    E ti pregherei di correggerla.

    Se non bastasse cito ancora una parte SIGNIFICATIVA DELLA SENTENZA che spiega cosa avvenne dal 16 al 2 Febbraio

    “Il giorno 16 gennaio 1993 accaddero altri due fatti che avrebbero condizionato il successivo decorso degli eventi.
    Salvatore Certa, all’epoca dirigente del commissariato P.S. di Corleone, ha riferito in dibattimento di aver appreso quel giorno, dal tenore delle conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze della casa abitata dai familiari del Riina, che la Bagarella con i figli aveva fatto ritorno in paese, come in effetti verificò procedendo alla loro identificazione presso gli uffici del commissariato.
    La notizia fu immediatamente comunicata per via telefonica al dott. Aliquò (v. sua deposizione), che richiese oralmente al col. Curatoli di avviare degli accertamenti in merito, rimasti senza esito.
    L’indomani il procuratore aggiunto prese parte, con il dott. Caselli e diversi ufficiali dell’arma territoriale, ad una riunione nel corso della quale questi ultimi manifestarono alcune perplessità, in considerazione del fatto che il ROS non aveva comunicato l’allontanamento della Bagarella dal sito di via Bernini.
    Le medesime perplessità cominciarono a circolare anche tra alcuni sostituti procuratori, come testimoniato dal dott. Luigi Patronaggio (ud. 26.9.05), secondo il quale quell’episodio suonò come un primo “campanello d’allarme”.
    Tuttavia, la fiducia nel ROS e nella persona di Mario Mori era assoluta, così come la convinzione che il complesso fosse sotto controllo, tanto che il dott. Caselli concluse quella riunione dicendo che bisognava lasciare altro spazio agli investigatori che stavano lavorando, e vedere cosa succedeva.
    Sempre quel 16.1.93 diversi giornalisti, tra cui Alessandra Ziniti ed Attilio Bolzoni – come da loro deposto in dibattimento all’udienza dell’11.7.05 – ricevettero da parte dell’allora magg. Roberto Ripollino una telefonata con la quale quest’ultimo gli rivelò che il luogo in cui Salvatore Riina aveva trascorso la sua latitanza era situato in Via Bernini, senza però specificarne il numero civico.
    Si recarono, quindi, immediatamente sul posto, ove furono raggiunti anche da altri giornalisti e troupes televisive, tutti alla ricerca del cd. “covo”.
    Quella sera stessa la Ziniti mandò in onda, sulla televisione locale per la quale lavorava, un servizio nel quale mostrava le riprese di via Bernini e tra queste anche quella relativa al complesso situato ai nn. 52/54, aggiungendo che in base ad “indiscrezioni” che le erano pervenute quella era la zona ove il Riina aveva abitato.
    Lo stesso 16.1.93 apparve sulla stampa la notizia che “un siciliano di nome Baldassarre” stava collaborando con i carabinieri ed aveva dato dal Piemonte, ove si era trasferito, un input fondamentale alla individuazione del Riina (cfr. lancio Ansa acquisito all’udienza del 9.1.06).
    Posto dinnanzi a queste risultanze di fatto, il magg. Roberto Ripollino – escusso all’udienza del 21 novembre 2005 – ha dichiarato che all’epoca dei fatti era addetto all’ufficio Operazioni Addestramento Informazioni e Ordinamento (OAIO) del comando Regione Carabinieri Sicilia, il quale aveva competenze meramente gestionali, a livello regionale, in merito ai fenomeni criminali ed alle operazioni condotte sul territorio, con compiti informativi all’interno del comando.
    A seguito dell’arresto del Riina, ricevette dal comando l’incarico di gestire i rapporti con i giornalisti accreditati (diverse decine) che contattò telefonicamente in occasione della prima conferenza stampa e di tutte quelle che ne seguirono.
    Interrogato specificatamente in merito alle telefonate effettuate il 16 gennaio, il teste ha precisato di avere solo un ricordo generale di continui contatti con i giornalisti, ma di non ricordare la circostanza contestata né di aver fornito l’indicazione su via Bernini come possibile sito di localizzazione del “covo” del Riina, e difatti non conosceva tale via, in quanto gli era stato detto solo che il Riina era stato catturato in prossimità del motel Agip.
    Se pure avesse dato tale indicazione – ha dichiarato in sede di indagini preliminari e confermato in dibattimento – non potrebbe che averlo fatto in esecuzione di specifiche disposizioni impartitegli dal suo superiore col. Sergio Cagnazzo il quale, tuttavia, ha negato, in dibattimento, di avergli mai dato ordine in tal senso, aggiungendo che non era certamente interesse di nessuno “bruciare” il sito di via Bernini.
    Il gen. Cancellieri ha, sul punto, dichiarato di non essere mai stato a conoscenza di tale fuga di notizie, che avrebbe appreso solo nel corso della sua deposizione nel presente dibattimento.
    L’imputato De Caprio ha, invece, dichiarato di avere visto in televisione, quello stesso 16.1.93, un servizio che mostrava il cancello del complesso di via Bernini, apprendendo così che la notizia era in qualche modo filtrata, e di avere commentato la cosa con il proprio collaboratore mar.llo Santo Caldareri, dicendogli che il sito era stato “bruciato”; circostanza che ha trovato conferma nella deposizione resa dallo stesso Caldareri.
    Altro elemento di fatto che l’istruzione dibattimentale ha consentito di accertare è che Sergio De Caprio, dal giorno dell’arresto di Riina, non partecipò più ad alcuna riunione né con l’Autorità Giudiziaria in Procura né con l’Arma territoriale.
    Difatti, mentre sino a quel momento il ROS ed il Nucleo Operativo, per esigenze di coordinamento delle indagini e di scambio di informazioni, avevano avuto contatti continui ed erano stati coinvolti, con cadenza quotidiana, in riunioni operative, dopo la cattura ciascuno si concentrò sulle attività di propria competenza e tra i due organismi il flusso di notizie e comunicazioni si interruppe.
    Così come, parimenti, cessò ogni contatto anche tra i magistrati e l’imputato.
    Va qui precisato che l’annotazione in senso contrario riportata nella comunicazione del 12.2.93 a firma del dott. Caselli, laddove menziona una riunione del 20.1.93 nel corso della quale il cap. De Caprio avrebbe suggerito, unitamente ad altri colleghi della territoriale, di effettuare al più presto la perquisizione al cd. “fondo Gelsomino” “al fine di deviare l’attenzione dall’obiettivo reale delle indagini al quale – fu detto – alcuni giornalisti erano ormai arrivati assai vicini e che invece conveniva tenere ancora sotto controllo”, si è rivelata erronea.
    In proposito, deve rilevarsi che per la redazione di quella nota il dott. Caselli si basò su un appunto manoscritto redatto dal dott. Aliquò – che ne ha riconosciuto la paternità in dibattimento – il 7 o l’8 febbraio 1993, quando, eseguita la perquisizione ed appurato che il cd. “covo” di Riina era stato svuotato da ignoti, si pose il problema di chiedere all’Arma ed al ROS chiarimenti su quanto era accaduto.
    Fu allora che il procuratore aggiunto, che aveva partecipato a tutte le riunioni operative, redasse, a mano, un diario degli avvenimenti nonché la bozza della lettera per il dott. Caselli, utilizzando quelli che erano i suoi ricordi ed i dati contenuti in una nota dattiloscritta elaborata, sempre successivamente agli eventi, dai colleghi sostituti procuratori.
    Documenti a loro volta contenenti alcuni dati erronei, come l’istruzione dibattimentale ha consentito di accertare.
    In merito alla riunione in oggetto, è stato provato – sulla base di quanto riferito concordemente da tutti testi di seguito nominati – che non vi partecipò personalmente il dott. Caselli ma il dott. Aliquò, e che vi prese parte solo l’Arma territoriale nelle persone del gen. Cancellieri, del col. Cagnazzo e del cap. Minicucci.
    Fu proprio il col. Cagnazzo a suggerire – avendo appreso da notizie di stampa che i giornalisti stavano battendo la zona di via Bernini alla ricerca del cd. “covo” – di effettuare quella perquisizione a scopo diversivo. Valutazione che venne accolta e condivisa dall’Autorità Giudiziaria e che portò, il giorno seguente (21.1.93), all’esecuzione ex art. 41 TULPS dell’operazione, con grande clamore e dispiegamento di mezzi per garantirne la più ampia pubblicità.
    Anche l’annotazione manoscritta del dott. Aliquò non menziona, tra i partecipanti, gli imputati; in proposito però l’allora procuratore aggiunto ha dichiarato, in dibattimento, che qualcuno del raggruppamento doveva essere presente e ciò non per un suo preciso ricordo – inesistente sul punto – ma perché, comunque, il raggruppamento non poteva non esserne informato. Deduzione di carattere logico che è stata espressa anche dal gen. Cancellieri, secondo cui la territoriale era “servente” rispetto al ROS in quell’operazione e che vale a spiegare come mai il cap. De Caprio fu indicato come presente nella lettera del 12.2.93, quando invece non lo era.
    Neppure vi partecipò il col. Mori che quel giorno alle ore 13.00 fece rientro da Palermo a Roma (cfr. consuntivo dei servizi fuori sede depositato dalla difesa), della cui presenza, difatti, non ha riferito alcuno.
    Il ROS, nella persona del magg. Mauro Obinu – come ha riferito in dibattimento – era a conoscenza dei preparativi della perquisizione, ma non partecipò alla riunione che la deliberò, non condivise la decisione che ne scaturì e non prese parte all’operazione, che fu eseguita solo dalla territoriale.
    La finalità dell’iniziativa – ha riferito il gen. Cancellieri – era duplice, ovvero investigativa, tenuto conto che il fondo “Gelsomino” era stato sempre considerato uno degli obiettivi dell’indagine, avendone parlato il Di Maggio come uno dei luoghi che il Riina aveva frequentato, e di depistaggio della stampa, che proprio per questo fu preavvertita della perquisizione dal magg. Ripollino.
    Sempre il gen. Cancellieri ha aggiunto che in considerazione di quella finalità investigativa, quando si scoprirà che non vi era alcun servizio di osservazione in atto su via Bernini, non avvertì la necessità di riparlare della perquisizione eseguita il 21 gennaio, sulla base di un presupposto inesistente, in quanto quell’operazione “andava comunque fatta”.
    Le superiori emergenze, quindi, portano a ritenere che l’Arma territoriale agì in quell’occasione in piena autonomia, nell’intento di rendere un servizio al ROS ma senza interloquire ed interagire con il medesimo.
    In proposito, il Collegio osserva che la mancanza di raccordo tra i due organismi debba essere valutata tenendo conto del fatto che ciascuno, all’epoca in oggetto, conservava e proteggeva gelosamente le proprie prerogative ed era impegnato a portare avanti il proprio filone di indagini.
    La prima sezione del raggruppamento, sin dal giorno dell’arresto di Riina, si occupò di eseguire gli accertamenti e le analisi di riscontro sul materiale sequestrato, al momento della cattura, al boss corleonese ed al Biondino, consistente in decine di fogli manoscritti, i cd. “pizzini”, ed altra documentazione, i cui risultati furono relazionati all’a.g. con note del 22 e 26.1.93; avanzò richieste di intercettazione telefonica in relazione a decine di utenze riconducibili a società o a persone fisiche menzionati, direttamente od indirettamente, nei sopradetti “pizzini”; collaborò ad accertamenti di carattere societario e patrimoniale sui fratelli Sansone (cfr. nota 26.1.93 all. n. 28 doc. difesa De Caprio; deposizioni dei testi Obinu e Caldareri).
    In merito a questi ultimi, nei giorni successivi all’arresto, il cap. De Donno ricevette l’incarico da parte del vicecomandante operativo Mori di costituire un gruppo, con componenti sia del ROS che della territoriale, che avrebbe dovuto occuparsi di indagare in via esclusiva sulla struttura economico-imprenditoriale dei Sansone e sugli interessi riconducibili a “cosa nostra”, ma non ebbe il tempo di avviare, dal punto di vista operativo, le attività in quanto, come detto, ai primi di febbraio i Sansone furono arrestati.
    Il Nucleo Operativo proseguiva, invece, l’attività di riscontro sulle ulteriori propalazioni del Di Maggio ed era impegnato, specificatamente il gruppo 2, nelle operazioni di ascolto delle utenze intestate ai Sansone, tra cui quella di via Bernini, operazioni che cessarono il 20.1.93 – lo stesso giorno in cui venne deliberata la perquisizione al “fondo Gelsomino” – giusta decreto di revoca dell’Autorità Giudiziaria (cfr. all. n. 27 doc. difesa De Caprio).
    Inoltre, doveva essere localizzata, all’interno del complesso, la villa dalla quale Salvatore Riina era uscito e dovevano svolgersi i necessari accertamenti in merito allo stato dei luoghi nonché alla proprietà del residence e delle varie unità immobiliari che lo componevano.
    Con nota del 26.1.93, pervenuta in Procura il giorno seguente, il ROS inviò le riprese filmate, con allegate relazioni illustrative, relative ai giorni 14 e 15 gennaio 1993, che furono visionate – ha riferito il dott. Patronaggio – dal sostituto procuratore dott. Vittorio Teresi, il quale, constatane l’interruzione lo stesso giorno dell’arresto di Riina, espresse ai colleghi, in diverse riunioni ed alla presenza dello stesso teste, le sue perplessità in merito.
    Bisognava capire – ha riferito il teste – cosa era successo, ma nessuno lo chiese al ROS.
    Anche alla riunione del 26 gennaio in procura non presero parte gli imputati e difatti, come si legge nella nota del 12.2.93 del dott. Caselli, alcuni ufficiali dell’arma, alla presenza del dott. Aliquò e di altri magistrati nonché della sezione anticrimine, “affermarono, sia pure non in termini di certezza, dato che essi non seguivano direttamente questo aspetto delle indagini, che ogni attività di controllo era forse cessata da tempo”.
    L’istruzione condotta ha consentito di accertare che gli ufficiali presenti furono il gen. Cancellieri, il col. Sergio Cagnazzo, nonché il magg. Balsamo ed il cap. Minicucci, e che fu proprio il col. Cagnazzo a prospettare che, probabilmente, c’erano stati dei problemi circa l’osservazione e che, forse, la stessa non era più in corso già da diversi giorni.
    Sul punto il teste Cagnazzo ha affermato di non avere il ricordo di quella riunione ed ha negato di avere espresso dubbi in ordine alla sussistenza del servizio di osservazione in quanto era certo, sino al 30 gennaio, quando il cap. Minicucci gli riferì che il servizio era stato abbandonato da tempo, che l’attività continuasse, ma è stato contraddetto dalle concordi risultanze testimoniali rese da coloro, sopra già citati, che vi parteciparono.
    Alla data del 27.1.93 si legge, nel memoriale manoscritto del dott. Aliquò, l’annotazione relativa ad una riunione nella quale, alla presenza dello stesso procuratore aggiunto e del dott. Caselli, l’imputato Mori avrebbe sollecitato indagini patrimoniali e bancarie sui Sansone, aggiungendo di non avere urgenza in merito alla perquisizione e che l’osservazione su via Bernini stava creando “tensione e stress al personale operante, accennando alla sua sospensione”.
    In realtà, il dott. Aliquò ha chiarito che non si parlò di un problema di affaticamento per gli uomini bensì di rischio per la loro sicurezza e, quanto al significato di questo “accenno” alla sospensione, che il col. Mori né disse esplicitamente che l’osservazione era in corso, né che era stata dismessa da tempo; in sostanza, egli “lasciò la cosa un po’ in aria, lasciando capire che poteva essere stata effettivamente tolta” .
    Si ebbe dunque, in quel momento, la “quasi certezza” – ha riferito il dott. Aliquò – che l’osservazione non fosse attiva, ma nessuna richiesta di chiarimento venne avanzata al col. Mori, il quale – nel ricordo del teste – “glissava” sull’argomento, nel senso che cominciò a parlare di altre cose, sollecitando gli accertamenti in merito ai Sansone.
    In ogni caso, quella fu l’unica occasione in cui si parlò del servizio di osservazione dal giorno della cattura di Salvatore Riina.
    Anche il magg. Domenico Balsamo ha riferito di aver partecipato ad una riunione che si svolse in procura, di cui non ricorda la data, alla presenza del dott. Aliquò, del gen. Cancellieri e del col. Mori, nel corso della quale si parlò di come stava andando l’attività di pertinenza del ROS, che si credeva evidentemente in atto, ottenendo dall’imputato una risposta di tipo “interlocutorio”, nel senso che “si stava valutando la situazione”, cui non diede attenzione dal momento che le attività su via Bernini erano estranee a quelle rimesse alla propria competenza.
    Il gen. Cancellieri ha escluso di avere mai partecipato ad una riunione nella quale fossero presenti solo i vertici del ROS, in quanto neppure ne avrebbe avuto titolo, ma ha dichiarato di avere preso parte ad una riunione con i vertici della territoriale, nella quale c’era anche l’imputato, aggiungendo di non ricordare né la data né la frase attribuita al Mori dal dott. Aliquò nel suo manoscritto.
    Le concordi dichiarazioni del dott. Aliquò e dell’allora magg. Balsamo, nonché del gen. Cancellieri laddove ricorda una riunione cui prese parte l’imputato, consentono di ritenere provata, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la partecipazione dell’imputato Mori ad un incontro in procura nel corso del quale si parlò dell’attività in corso, ma esso non dovette avere luogo il 27 gennaio, data nella quale è stata provata documentalmente dall’imputato la sua presenza a Roma all’interrogatorio di Vito Ciancimino e ad un appuntamento con il giornalista Giancarlo Zizola, bensì successivamente oppure nei giorni precedenti.
    Dal consuntivo dei servizi fuori sede effettuati dall’imputato ed acquisito al giudizio, risulta che il Mori si recò a Palermo nel pomeriggio del 22 gennaio, facendo ritorno a Roma il giorno seguente, e che partì nuovamente da Roma il 28 gennaio per Catania e Palermo, dove il 29, come da annotazione contenuta nella sua agenda personale depositata in atti, doveva contattare il gen. Cancellieri ed il col. Cagnazzo e, nel tardo pomeriggio, incontrare il cap. De Caprio, il cap. Adinolfi, il cap. Baudo ed il mar.llo Lombardo.
    In assenza di ogni altro elemento significativo, non è stato possibile accertare se tali riunioni (di cui è cenno nell’agenda dell’imputato) abbiano avuto effettivamente luogo e quale ne sia stato l’oggetto.
    Il giorno seguente, 30 gennaio 1993, ebbe luogo in procura un’altra riunione, alla presenza del dott. Caselli, del dott. Aliquò, della territoriale nelle persone del gen. Cancellieri, del col. Cagnazzo, del comandante della sezione anticrimine cap. Adinolfi, del cap. Minicucci, degli imputati, nel corso della quale questi ultimi esplicitarono ciò che, in verità, era ormai noto, e cioè: che il servizio di osservazione e controllo non esisteva; che era cessato nello stesso pomeriggio del 15 gennaio; che aveva riguardato solo il cancello esterno dell’intero complesso; che era stato sospeso perché la permanenza di personale adeguatamente attrezzato sarebbe stata notata con grave rischio per gli operanti.
    La Procura della Repubblica decise, allora, d’accordo con la territoriale, di disporre le perquisizioni domiciliari in tutte le ville di via Bernini, che vennero eseguite il giorno 2.2.93, a seguito dell’accelerazione dei tempi dei provvedimenti imposta da un lancio di agenzia Ansa di Palermo dell’1.2.93, secondo il quale le forze dell’ordine avevano finalmente individuato il covo del Riina nel complesso di via Bernini.
    Nel frattempo, però, l’abitazione dove il Riina aveva alloggiato con la famiglia era stata svuotata di ogni cosa; erano state ritinteggiate le pareti, ristrutturati i bagni, smontati e ripristinati gli impianti, accatastati i mobili in ciascuna stanza, tutto allo scopo evidente di ripulirla da qualsiasi traccia che potesse consentire di risalire a chi vi aveva abitato.”

    E qui chiudo.

    Dici:

    “Non ci sono dubbi su Ultimo. Bisogna farsene una ragione”

    Comunque non ci sono dubbi nemmeno sui magistrati e i pm che li hanno indagati e assolti. I comportamenti di Ultimo e dei ROS hanno generato della perplessità del tutto lecite, si è fatto un processo. si sono accertati i fatti e alla fine sono stati assolti per “difetto dell’elemento psicologico”.
    E chi dice che le cose stanno così o addirittura afferma di nutrire dubbi in merito alla loro condotta, non trama contro di loro perchè mosso da oscuri fini. A patto che dica la VERITA’ sulla sentenza. Anche su questo bisogna farsene una ragione.

    Inoltre il fatto che Ultimo abbia tenuto un comportamento eroico nell’arresto di Riina giustifica forse che, per difenderli si attacchi Caselli e Ingroia (altri eroi) dicendo, senza lo straccio di una prova, che indagando sul loro conto quest’ultimo ha fatto un gioco sporco? E per conto di chi? Riflettici.
    Caselli e la procura inoltre hanno giurato al processo quelle cose che sono scritte in sentenza: se si dice che le cose non stanno così e cioè: a) che non erano stati informati b) che non sapevano nulla. HANNO FORSE MENTITO?

    Riguardo a Ingroia mi chiedi di fornirti un link che attesti che lui era il procuratore Antonio Ingroia, che ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto di Raccuglia? Perchè non è così? A questo punto ti chiedo io di fornirmi un link che attesti che non è vero.

    Capisco che qui: http://www.ilgiornale.it/interni/arrestato_boss_raccuglia_numero_2_costa_nostra_slogan_e_cori_questura/mafia/16-11-2009/articolo-id=399361-page=0-comments=1 non se ne parli, ma se ti informi solo da lì….

    http://www.apcom.it/…/20091116_050300_4555bdb_76388.html
    http://www.ecodibergamo.it/stories/apcom/101580_mafia_arrestato_raccuglia_il_veterinario_numero_2_cosa_nostra/
    http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2009/11_novembre/16/mafia_arrestato_raccuglia_il_veterinario_numero_2_cosa_nostra,21640136.html?pmk=rss
    http://www.libero-news.it/adnkronos/view/225033

    basta scrivere su google Ingroia Raccuglia e spuntano 10000 risultati. Vuoi che li citi tutti?

    Infine ecco il video:
    http://www.partinico.info/?q=arresto_raccuglia_ingroia_marangoni

    Secondo te dire che ci fu una trattativa serve a nascondere il movente delle stragi.
    E chi sta dietro a tutto questo? Ingroia?

    Ingroia è un eroe dell’antimafia. PUNTO.

    @Marco

    Innanzitutto una premessa.
    Travaglio non è “preso dalla smania di risolvere gialli e intrighi al limite della paranoia”. Non è un giornalista di inchiesta e non si è mai dichiarato tale. Ma è un giornalista di giudiziaria.
    Cioè si occupa, CON TUTTI I SUOI LIMITI, principalmente di raccontare fatti noti, che chiunque può leggere e che di solito sono scritti nelle sentenze.
    Chi si occupa di “risolvere gialli e intrighi” sono altri e si chiamano magistrati.

    E’ amico di alcuni magistrati antimafia, e in questo non ci vedo nulla di male. ANZI.
    Ha frequentato un maresciallo della DIA che in seguito si è rivelato una talpa della mafia. Anche in questo non ci vedo nulla di male, se l’ha fatto in buonafede. L’equazione: frequentatore di mafiosi=mafioso non è un’equazione che appartiene a Travaglio. L’ha mai detto?
    Infine: a una campagna vergognosa che tendeva a dire, pur non dicendolo apertamente (il che è più vergognoso) che si era fatto pagare le vacanze in albergo da un noto mafioso ha risposto NEI FATTI dimostrando che non è così

    Bene, dopo questa premessa parlo dell’articolo di Travaglio (e di enrix).

    Come fa enrix a dire che la frase dalla quale è stata tagliata quella dichiarazione è questa:

    “Noi nel commettere le stragi del ’93 siamo stati pilotati dai carabinieri”?

    Se si guarda bene, l’articolo di Travaglio parla di dichiarazioni che Brusca ha fatto DAVANTI A SABELLA.
    L’articolo di enrix invece riporta le dichiarazioni che Brusca fece “deponendo al processo per le stragi nel ’93 nell’aula bunker di Firenze”
    IL CHE NON C’ENTRA NIENTE.
    Anche alla luce di QUESTO

    “E’ al magistrato siciliano che Giovanni Brusca ha parlato per la prima volta della trattativa avviata da Cosa Nostra con pezzi deviati delle istituzioni per mettere fine alla stagione stragista dopo averne fatto accenno alle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze il 10 settembre 1996”

    preso da qui:
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21578/78/

    Quello che Brusca ha detto a Sabella NON lo sappiamo (non lo sa nemmeno enrix, altrimenti lo avrebbe citato, invece di parlare di una cosa che non c’entra niente)

    Comunque Sabella (che dovrebbe esserne informato) non ha protestato. Anzi. Ha elogiato l’articolo di Travaglio.

    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/21732/

    Se enrix ritiene che Travaglio, insieme a Sabella (altro EROE dell’antimafia: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/31/il-pm-sabella-nel-mirino-di-cosa.html) ha strumentalizzato le parole di Brusca, SI INFORMI MEGLIO e lo dimostri citando quello che Brusca ha detto A SABELLA e non al processo di Firenze

    Una possibile fonte è il libro: Cacciatore di mafiosi.

    Concludo con questo link:
    http://archiviostorico.corriere.it/1998/gennaio/20/Brusca_carabinieri_hanno_pilotato__co_0_980120163.shtml

    Zac Zac ….

  24. Matteo scrive:

    Quanto mi fai ridere martina.
    Io, che non ho mai votato a sinistra, devo dire che
    “LEGGEADPERSONAMMAFIONANOBUFFONEFATTIPROCESSARE”
    mi sembrano modi di dire pienamente calzanti per definire di volta in volta sireberlusca.
    Però, ti confesso, che non aspetto altro che arrivi il momento in cui non sarò più costretto ad usarli, perché il berlusca – se Dio vorrà – si sarà tolto di mezzo… lui e la sua cricca (Lupi, Cicchitto, Gasparri, Letta, Capezzone, Alfano, Schifani, Cosentino).
    Altra confessione. In questi ultimi giorni ho provato una certa eccitazione nel leggere che Fini sta facendo impazzire il berlusca: ho intravisto per un attimo la luce in fondo al tunnel. E ti dirò di più: sarei contentissimo e pienamente soddisfatto se Fini si candidasse come premier, avrebbe il mio voto garantito!!!
    Tornando a te, rilassati, vivi la vita con meno ansia e stai tranquilla, si può ridere anche INSIEME chi la pensa diversamente.
    A meno che tu non sia una di quelle che, come diceva il buon Pippo, usa la parola “comunista” per identificare tutto ciò che non appartiene al proprio mondo (mondo fatto da borse di “Luis Vuiton”, occhiali “Gucci”, scarpe “Prada” e così via)….. : mi sbaglio?

  25. pippo io scrive:

    Tu sei liberissima di fare quello che vuoi e ci mancherebbe, anche di sentirti felice dentro il tuo recinto ideologico. Anzi meglio oggettivamente una condizione soggettiva di felicità, aiuta l’individuo a superare l’insostenibile leggerezza dell’essere.
    Detto questo, cosa ti rode e cosa ti brucia? non capisco proprio, sei felice, probabilmente anche perchè non hai nulla in comune con i tuoi comunisti, non hai nulla in comune con me e ci mancherebbe, non hai nulla in comune con nessuno che la pensi diversamente da te probabilmente, corri felice tra i prati fioriti, su! invece di roderti qua dentro.

    Ancora qui?

    BUH! i comunisti!

  26. MARTINA scrive:

    @ Pippo

    Io caro Pippo non ci tengo proprio a sentirmi comunista….comune a chi poi? A te ? Per quanto possa starmi simpatico, io non ci tengo a somigliarti. Non vorrei avere nulla in comune con te e non vorrei mai e poi mai avere qualcosa di uguale a te. Quindi comunista sarai tu e rimarrai solo e per sempre tu. Poi scusa….uno che chiama gregge chi usa la “parolina magica comunista” e non si rende conto che parla il linguaggio comune, appunto comunista, conforme, banale e ormai senza più vocabolario tanto da non saper più costruire una frase grammatical-logico-sintattico compiuta se essa non contiene ” LEGGEADPERSONAMMAFIONANOSETPSICOBUFFONEFATTIPROCESSARECHEILCONFLITTODINTERESSENELLATUATESTADASFALTO…..”….
    ma di quale gregge parli? Sono quindici anni che parlate il linguaggio delle pecore e la maggioranza degli italiani ve lo sta ripetutamente dicendo che dovete cambiare atteggiamento. E voi ancora non lo capite!!! E chiamate gregge la vostra parte avversa! Pensa…..ancora non ci siete arrivati…..

  27. MARTINA scrive:

    Infatti non è la condizione oggettiva ad indurre al suicidio, ma sempre la condizione psicologica, ha ragione La Russa. Sennò non si spiegherebbe come mai i suicidi statisticamente sono più numerosi al nord che al sud, più nelle aree dove c’è benessere che disagio, più tra i ricchi che tra i poveri. Ma naturalmente questa analisi sfugge a Grigio ache addirittura dà del coglione a La Russa. Mah….e se La Russa è coglione che appellativo mai dovremmo dare a Grigio?

  28. Marco Caruso scrive:

    @ grigio: eh…e quindi?! che ha detto La Russa di così strano? A me pare una sacrosanta verità…

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