Crisi di sistema.

E così, cinque anni dopo il verdetto sul lodo Schifani, anche lo scudo processuale che porta il nome del ministro Alfano ha avuto la stessa sorte: bocciato.

La sorpresa non sta però nel finale della vicenda.
Che il Lodo Alfano potesse esser considerato incostituzionale era impossibile da negare.
Il disorientamento lo provoca invece la sentenza nella sua sostanza.
Sebbene le motivazioni non siano state ancora pubblicate (ed è giusto aspettarle prima di commentare nel merito questa decisione), appare piuttosto evidente come sia bastato il trascorrere di un misero lustro per modificare radicalmente l’orientamento della Corte Costituzionale e dei suoi membri in merito ad una questione giuridica su cui si era già espressa.

Lecito chiedersi cosa sia accaduto. Come mai ciò che nel 2004 veniva considerato in un modo, oggi, nel 2009, e senza interventi legislativi ulteriori in materia, in tutt’altro?
Il riferimento è in primis alla definizione del Lodo: ai tempi di quello Schifani, la Corte parlava di esso come di una mera sospensione e non invece di una vera e propria immunità.
Questa interpretazione della legge a difesa delle più alte cariche dello Stato si traduceva in un suggerimento rivolto direttamente al legislatore, a cui in pratica si diceva che non serviva modificare la Costituzione, ma che si poteva comunque procedere con una norma ordinaria.
Ieri il ribaltone.
Citare l’articolo 138 della Carta significa aver cambiato idea sulla sostanza stessa del Lodo.

Furono anche altri i rilievi che i giudici costituzionali mossero nella precedente sentenza sullo scudo Schifani.
Uno di essi riguardava il nuovamente citato articolo 3 della Costituzione, ovvero quello a tutela del principio di uguaglianza.
Nel 2004, la Corte si pronunciò in due direzioni: da una parte sosteneva che quella norma violasse la Carta perchè prevedeva che se ne avvalesse UNA persona soltanto (il capo del Governo); dall’altra però offriva una soluzione.
Ritenendo l’interesse in gioco (la stabilità di un governo democraticamente eletto dal popolo) meritevole di tutela, sosteneva che questo dovesse valere anche per ALTRI soggetti istituzionali.

Questi “suggerimenti” sono stati tutti accolti nel nuovo Lodo che Berlusconi ha fatto approvare.
Tanto che perfino Napolitano non trovò di che obiettare. Anzi. Riferiva che la legge che si apprestava a firmare non appariva manifestamente incostituzionale proprio in virtù del fatto che i precedenti motivi di incompatibilità con la Carta fossero stati superati dal nuovo testo.

La Corte però ha sorpreso tutti, lasciando intendere che quell’interesse che ieri aveva sostenuto essere meritevole di tutela oggi non lo sarebbe più.

Il risultato è stato netto in questa decisione: 9 giudici contrari al Lodo e 6 favorevoli.
La giurisprudenza però appare divisa sull’argomento.
Ma quel ch’è peggio, contraddittoria.

A questo punto, c’è chi evoca le manette, chi le dimissioni, chi la crisi di governo.
Dal mio piccolo punto di vista, mi limito a supporre una crisi di sistema.

Come ci si può fidare di una magistratura che, dalle questioni ordinarie a quelle più Alte, si dimostra incerta e non dà risposte univoche su fatti simili?
Se stessimo assistendo ad un match di calcio sicuramente taluni tirerebbero fuori la “cupola di Moggi”, altri sarebbero invece più clementi, ma il dopo-partita sarebbe comunque infuocato, dibattendo sull’uniformità di giudizio da parte dell’arbitro.

Questo però non dovrebbe dare adito agli eccessi a cui abbiamo assistito.
E da parte del Cavaliere e di Bossi e da parte dei suoi antagonisti, stile Di Pietro con la sua richiesta di dimissioni (e perchè mai?!), sia stile Travaglio e il suo giornale, Il Fatto Quotidiano, con lo sventolio delle manette senza manco aspettare l’esito dei processi.

Processi che ora si riaprono per Berlusconi.
L’unico motivo di speranza, a questo punto, è che il Cavaliere mantenga la promessa fatta ieri sera ai microfoni di Porta a Porta: “mi difenderò in aula e porterò sui giornali e su tutti i medias i processi in cui sono imputato”.
Mi limito a questa parte della sua dichiarazione (il resto è difficile da contenere…), perchè potrebbe essere un’ottima occasione per far avere all’Italia la giusta idea di ciò di cui si parla.

Non tiriamo fuori le elezioni anticipate, quindi: non ho mai capito in che modo  il voto popolare potrebbe assicurare a Berlusconi maggiore protezione nei confronti della magistratura.
Non mi pare che fino ad oggi sia successo e non capisco perchè dovrebbe accadere il miracolo domani…

PS: fermate il Senatur…a tutto c’è un limite!

Comments
210 Responses to “Crisi di sistema.”
  1. Luigi scrive:

    @ Nick
    chiudo in breve la storia di Travaglio dicendo che egli potrebbe avere pagato il rigattiere Giovanni per un quadro quei 1000 euro. O sbaglio? In ogni caso sarebbe facile fare un controllo. Il problema e’ che in questa storia T non e’ mai esauriente. A me non frega tantissimo. Secondo me e per la maggior parte delle persone sensate, e Gasparri non e’ tra questi evidentemente, e’ inverosimile si sia fatto pagare consapevolmente le ferie da un mafioso.
    Farebbe meglio a incasare e ignorare, il nostro marco.
    Per Schifani, la telefonata intercettata e’ piuttosto tarda, Schifani poteva anche non esserne consapevole (parlava di LaLoggia) e riguarda proprio il fatto che mandala’ lo stavano trattando come un appestato proprio per il suo essere mafioso. CHiudo anch’io. Sinceramente a quest’ora non ricordo piu’ bene nemmeno i termini della questione e ho problemi privati che mi pressano..(no, non ricatti per frequentazioni di trans🙂 )
    Luigi

  2. Luigi scrive:

    @Nick
    non riesco a trovare il tempo per risponderti. Scusami.
    Rispondo qundo e per quel che posso:
    i risarcimenti verso i giudici sono sempre di ordini di grandezza superiori a quelli dei comuni meortali, anche per motivazioni deboli.
    In questo caso Travaglio non l’ha fatta peggio di altre volte, e anzi non vedo tutto questo scandalo ad aver tralasciato una prescrizione.
    In realta’ i giudici paiono fare “gruppo” quando viene attaccato uno di loro, come i carbinieri, per esempio.
    Buon we! Spero di farmi sentire presto su quello lasciato in sospeso.
    Luigi

  3. Mork scrive:

    Nick,

    anche in controluce ti brilla l’aureola!🙂
    Hai una pazienza ed una meticolosità invidiabile.

  4. Anonimo scrive:

    Eh si, probabilmente. Dopo le ultime dichiarazioni di Tremonti, che poi sono state difese da Berlusconi e da tutto il Pdl assieme ai sindacati.
    Mentre qualcunio all’interno del PD ha parlato di “flessibilità”.

    Se Marco ha avuto una crisi di coscienza non è di certo l’unico….🙂

    Cos’è la destra. E cos’è la sinistra?

    Giorgio Gaber.

  5. Matteo Maratea scrive:

    Onestamente mi preoccupa un pò il silenzio del Caruso.
    Sicuramente è impegnato negli studi ma non accennare minimamente ad uno qualsiasi degli avvenimenti di questi ultini 8 giorni è davvero strano.
    Neanche una parolina?!?!
    Cha abbia avuto una crisi di coscienza??

  6. Nick scrive:

    Chiudo brevemente

    1)Quindi credi che Aiello (pur inconsapevolmente a detta di Travaglio) gli ha pagato il conto e Travaglio è riuscito a falsificare l’assegno pubblicandolo dopo un anno (mentre il numero l’aveva fornito prima)? E in tal caso come avrebbe fatto?
    Travaglio ha parlato fin dall’inizio di un assegno di 1000 euro fornendo gli estremi del pagamento: la banca e il numero dell’assegno. Che tutto ciò coincida non ti dice niente?
    2)Mandalà ha detto a La Loggia di essere mafioso (risulta dalle intercettazioni). Non mi pare stesse scherzando, o almeno quest’ultimo non ha preso la cosa sul ridere.
    Mandalà è mafioso perchè lo dice lui non perchè lo dice Abbate o Travaglio.
    E che La Loggia sia mafioso non lo dice nessuno. Sicuramente, a mio avviso è una persona equivoca, diciamo così. Se una persona mi dicesse: “Io sono mafioso”, io interromperei tutti i contatti con quella persona e non vorrei più averci niente a che fare. Tu no?
    3)Le caratteristiche del metodo che ha usato nel caso Schifani quali sono? Ancora non l’ho capito.
    -non ha fatto riferimento a nessuna dichiarazione di pentiti
    -non ha fatto riferimento a semplici amicizie o conoscenze o frequentazioni
    Che è invece quello che ha fatto D’Avanzo, E tutti quelli che gli sono andati dietro.
    4)Finalmente una cosa su Travaglio su cui siamo daccordo: una condanna per diffamazione “lievemente ingiusta”🙂
    Non è la prima volta comunque che Travaglio si occupa di giudici: cosa intendi dire dicendo
    che:
    “ha capito che vuol dire toccare la casta dei magistrati”?
    Ti prego, non ti mettere a parlare come Berlusconi🙂
    Davvero i magistrati sono “una casta”?

  7. Luigi scrive:

    E secondo me la condanna di Travaglio e’ lievemente ingiusta. Purtroppo per lui ha capito che vuol dire toccare la casta dei magistrati.
    Bye!

  8. Luigi scrive:

    Rapidamente, poi ti rispondo in sintesi:
    sono sicuro che T e’ in buona fede perche’ non sapeva che Ciuro era un manigoldo e che anche nel caso remoto Aiello gli avesse pagato una parte del conto T a mio avviso non ne era consapevole.
    Intercettazioni: se ho un’intercettazione dove tu dici a un tuo amico di esserti fatto la velina mora (che fi*a, sia detto per inciso) devo iniziare a rosicare? E poi Mandalà dice che il padre di La Loggia andava con lui a chiedere voti a un mafioso quindi Mandalà è mafioso come lo è La Loggia, a suo avviso. Piccola sfumatura.
    Abbate NON usa il “metodo Travaglio”.
    Le caratteristiche del metodo che ti ho elencato non le ha usate tutte nel caso Schifani ma è un florilegio delle varianti che il nostro ha usato nei tempi recenti.
    Quando ho un attimo di respiro continuo…
    A presto
    Luigi

    (P.S.: spero tu sia guarito felicemente come me)

  9. Nick scrive:

    Ho dimenticato di firmarmi

    Nick

  10. Anonimo scrive:

    @Luigi
    Mi preme innanzitutto accertare un punto (è da un pò che ne parliamo e ancora non ho capito qual è la tua posizione al riguardo).
    Nel precedente commento dici: “io sono convinto della buona fede di Travaglio”
    In un altro invece: “Perche’ e’ proprio lui che sposta la questione sulle sue vacanze tirando fuori a rate frammenti di ricevute, con qualche baco tutte quante”
    Ora qual è la tua posizione al riguardo? Credi, adesso dopo che sono saltati fuori i due assegni che i due alberghi se li sia pagati da solo o pensi che ci sia “qualcosa ” di losco?
    E poi qual “baco” scusa? Ti è mai capitato di chiedere quando firmi un assegno: “A chi lo devo intestare?” (questa presunta stranezza l’ho trovata sul sito di Mastellarini). 🙂
    Nel caso pensi sia innocente non riesco a capire perchè dovrebbe essere significativo l’anno di differenza o a chi l’ha intestato.
    Nel caso contrario non capisco la frase: “Io sono convinto della buona fede di Travaglio”.

    Se la tua posizione è “Travaglio non ha fatto niente di male, ma ben gli sta”. allora ammetterai che su Travaglio (giustamente secondo te, in quanto vittima di un suo stesso “metodo”) in questo periodo se ne sono dette di tutti i colori a proposito dell’albergo. (In un mio precedente commento ho elencato alcuni articoli che ne parlano: MENTE quindi chi dice che nessun giornalista aveva parlato dell’accusa di Aiello e che in realtà interessa solo Ciuro)
    Il fatto di aver pubblicato quelle ricevute (una volta che le ha trovate) in che modo costituisce una colpa o un tentativo di “sviare il discorso”?
    Ammetterai anche che se non l’avesse fatto la sua posizione per quanto riguarda Aiello non sarebbe stata chiarita.

    Se invece pensi che l’assegno sia contraffatto allora mi dovresti spiegare come mai il numero, COINCIDE con quello fornito a suo tempo, pochi giorni dopo le accuse di D’Avanzo e come avrebbe fatto in pratica a falsificarlo. Oltre che manipolatore falsificatore di prima categoria questo Travaglio. Mettendoci tutta la malafede possibile non riesvo a capire come possa essere MATERIALMENTE possibile.

    Bene, veniamo al metodo. E allo stralcio di Lirio Abbate

    Ecco cosa (secondo te) dice Schifani:

    Già: perché render noto che nella
    società di brokeraggio di cui fece
    parte, c’erano anche Nino Mandalà
    e Benny D’Agostino che anni
    dopo sono stati riconosciuti come
    mafiosi, poteva anche starci. Ma a
    patto che si rendesse noto pure
    che nella società, messa su grazie
    ad accordi con autorevoli broker
    assicurativi del Nord, Schifani era
    entrato nel ’79 su richiesta dell’avvocato
    ed onorevole dc, La Loggia,
    uno che con la mafia non aveva
    assolutamente nulla a che fare.

    Ed ecco cosa c’è scritto nel libro i Complici

    «Enrico tu sai da dove vengo e che cosa ero con tuo padre… Io sono mafioso come tuo padre, perché con tuo padre me ne andavo a cercare i voti vicino a Villalba da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga… Ora (lui) non c’è (più), ma lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso…».
    Una frase del genere, anche loro che per lavoro erano abituati ad ascoltare ogni giorno ore e ore d’intercettazioni, non l’avevano mai sentita. Sembravano le parole di un film. Dentro c’era tutto: la minaccia – «io sono mafioso» – il ricatto – «lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso» – i riferimenti ai capi storici di Cosa Nostra – Turiddu Malta, capofamiglia liberato dal carcere nel ’43 dagli americani – e la politica. Sì, la politica. Quella con la P maiuscola, perché Enrico era il figlio del senatore fanfaniano Giuseppe La Loggia: era Enrico La Loggia, dal 1996 al 2001 capogruppo di Forza Italia al Senato e poi ministro degli Affari Regionali nel governo Berlusconi.

    Ora può darsi benissimo che le cose scritte da Lirio Abbate siano false.
    In questo caso però non si tratta delle dichiarazioni di un pentito, ma di INTERCETTAZIONI TELEFONICHE (e Schifani e La Loggia non hanno mai querelato Abbate). Travaglio forse disturba perchè dice le cose in televisione?

    Inoltre a Che Tempo che Fa Travaglio non ha riportato nè intere nè “a pezzetti” na dichiarazione di nessun “pentito mafioso assassino” nè ha parlato di “accuse non provate”
    che riguardano “complicità, amicizia o solo conoscenza” (il fatto che secondo Travaglio una semplice conoscenza con un mafioso è indice di “mafiosità” o che, sempre secondo Travaglio, basta la semplice dichiarazione di un pentito per dire che una persona è mafiosa, è una cosa che mi devi ancora dimostrare: quando l’avrebbe detto??).

    Travaglio ha parlato di fatti veri, documentati , nè di conoscenze o di amicizie, nè di dichiarazioni di pentiti, ma di rapporti lavorativi protratti nel tempo in condizioni che definire equivoche è dire poco (comune di Villabate sciolto 2 volte per mafia).

    In pratica Travaglio ha detto molto poco rispetto a quello che c’è scritto in quel libro

    Il “metodo Travaglio” è in realtà “metodo Abbate”?

    PS
    Lirio Abbate è stato minacciato varie volte da Cosa nostra. E’ un eroe dell’antimafia (come Borsellino, che per i politici riteneva giusto lo stesso “metodo”) o no?

    PS2

    Comunque hai ragione, basta con questo discorso.
    In attesa che Marco scriva un nuovo post, che ne diresti di parlare della condanna per diffamazione di Travaglio?
    Ecco cosa ne dice l’interessato

    Nel “Manuale del perfetto impunito”, nel 2000, ho scritto la pura e semplice verità che risultava all’epoca: e cioè che il giudice Filippo Verde era stato “più volte inquisito” (per corruzione, due volte a Milano e una a Perugia) e “condannato” (per corruzione, in primo e secondo grado a Perugia). Verde chiese il sequestro del libro, ma il Tribunale di Torino gli diede torto. Allora mi fece causa civile sostenendo che nel frattempo era stato assolto: vero per i processi milanesi, falso per quello di Perugia dove, dopo le due condanne per corruzione in primo e secondo grado, beneficiò delle attenuanti generiche e scattò la prescrizione, mentre i suoi due coimputati, un altro giudice corrotto e un imprenditore corruttore, furono condannati anche in Cassazione per aver partecipato alla corruzione che coinvolgeva anche Verde. Siccome la Corte costituzionale ha stabilito che la prescrizione è rinunciabile, e quando segue alla concessione delle generiche e a una o più condanne nei gradi precedenti, è un’affermazione di responsbailità penale, posso affermare che Verde non è stato assolto, anzi era responsabile dei fatti. Nella causa civile, in primo grado ho vinto io. In appello ha vinto Verde per 5 mila euro che la casa editrice Garzanti gli ha versato. Ma lui ha fatto ricorso in Cassazione, chiedendone 50 mila. A me non risulta che la Cassazione abbia deciso, ma se così fosse e l’avesse fatto a insaputa degli avvocati della Garzanti, vorrebbe dire che il ricorso di Verde è stato respinto. Comunque sia, ribadisco che quel che ho scritto è la pura e semplice verità.

    Adesso mi scarico la sentenza, vediamo se per una volta riesco a trovare che mente🙂

  11. Luigi scrive:

    @ Nick
    finisco perché ho letto anche lo stralcio dal libro di Abbate.
    Ti dico che per risponderti ho dovuto stamparmi tutto, leggermi il testo due volte, e segnarmi a penna le osservazioni e ora rubo un po’ di tempo per risponderti…ma se posti ancora una tale mole di parole, aspettati un ritardo di almeno una settimana nella mia risposta!🙂
    Riprendendo l’affaire D’Avanzo, mi avevi chiesto: SI PARLA DEL 2002, DELL’INTERCETTAZIONE DEI CUSCINI E DI UN RESIDENCE A TRABIA O NO?
    Si parla si’ del 2002, ma l’intercettazione dei cuscini si riferisce alla vacanza del 2003. Le illazioni di Aiello si riferiscono alla vacanza del 2003. Il residence e’ della vacanza del 2003 (nel 2002 era stato in hotel). Il residence era ad Altavilla, quindi a 10 km da Trabia (fonte: google maps), percio’ nei pressi di Trabia, come dice letteralmente D’Avanzo. Ci vuole tutta per confondere le due vacanze, ma come ti ho detto io sono convinto della buona fede di Travaglio. Probabilmente e’ Ciuro che ha fregato lui, carpendo la sua fiducia. E ti dico che D’Avanzo ha fatto un’allusione per screditare Travaglio, con la scusa di farlo correggere sul suo metodo, ma la sua intenzione maligna non inficia il ragionamento che per me e’ corretto.

    E veniamo al brano di Abbate.
    In pratica mi riporti due parti cruciali: un’intercettazione di Mandalà, capo mafia locale, e una testimonianza di Campanella, amministratore del comune di Villabate, sciolto per mafia.

    Nella prima c’è questo mafioso che parlando con un altro mafioso si vanta di avere detto a La Loggia, il referente politico di Schifani, che il padre di LaLoggia andava con lui a chiedere voti alla mafia, e questo avrebbe fatto piangere LL.
    Nella seconda si dice che questo amministratore ha testimoniato che gli incontri per il PRG del comune tra Schifani LL e Mandalà proseguirono almeno per una volta anche dopo che il foglio di M fu arrestato per mafia.
    E poi si parla della Sicula Brothers.

    E allora?

    Cioe’, Nick, tu mi stai dicendo Travaglio ha fatto bene a paragonare Schifani a un lombrico o una muffa, che e’ indegno di essere presid. del Senato, perche’ a) NON Schifani, NON uno di cui Schifani era il portaborse, ma il papa’ di uno di cui Schifani era il portaborse e’ stato accusato da un mafioso durante una conversazione con un altro mafioso di avere chiesto dei voti ad un altro mafioso. Prove: zero. b) Uno, colluso con la mafia, che andava a riunioni con mafiosi, dove non c’era Schifani, dice (la sua parola contro quella di Schifani) che questi non aveva smesso, almeno per una volta, di lavorare con Mandalà, incensurato perfettamente, anche se NON lui ma il figlio di lui, era stato NON condannato, ma solo arrestato per mafia (mamma mia!).
    Dimanticando di dire che Schifani ha messo i bastoni tra le ruote a M. quando c’e’ stato da candidare gente a Villabate, che M lo considerava un traditore e un meschino perche’ dopo che si era scoperto che era mafioso lo evitavano come la peste e lo avevano bruciato. Tutte cose che Abbate dice. Travaglio no. Perché? E riguardo alla Sicula Brothers, sai bene che Schifani dice di essere rimasto un solo anno con i 3/10 del 3% delle quote (poco più di un milione). All’epoca S. aveva circa 28 anni.

    Metodo Travaglio in pieno, quindi. Da manuale.
    Ricapitolando il metodo:
    Prendi delle accuse, non importa fatte da chi o quando. Un pentito mafioso assassino magari basta e avanza. Riportale non interamente, ma solo a pezzetti. Non importa che siano accuse non provate, non importa che riguardino complicità, amicizia o solo conoscenza . Si riportano e basta. Tanto per chi ascolta, 90 volte su 100 accusa=condanna. Non riportare mai eventuali assoluzioni o archiviazioni di tali accuse. Lascia credere che siano tuttora valide. E poi riversale in monologhi senza contraddittorio, accompagnate con qualche simpatica allusione ai difetti fisici dell’accusato, come alle elementari (psiconano, Al Tappone, la Donna Pelosa, il Platinette, l’insetto del giornalismo..).
    Prova solo a immaginare che avrebbe fatto un Travaglio di destra se avesse usato il metodo Travaglio sulla vicenda Ciuro.
    Bene. Si parla d’altro? :-))

    P.S.: Travaglio ha perso un’altra causa per diffamazione. L’ho scoperto poco fa.

  12. Anon scrive:

    Berlusconi, l’inizio della fine?
    Articolo di Personaggi d’Italia, pubblicato giovedì 15 ottobre 2009 in Francia.

    [Nouvel Observateur]

    I giudici e gli ecclesiastici lo condannano

    Dopo l’abrogazione da parte della Corte costituzionale della sua immunità, gli intellettuali italiani denunciano la sua deriva populista.

    Dal nostro corrispondente a Roma

    Siamo lontani dagli scandali sessuali dell’estate e dalle folli aggressioni contro la stampa. Il gioco si è improvvisamente fatto più duro: è la Costituzione ora ad essere nel mirino di Silvio Berlusconi. Niente meno. E non scarta l’idea di una mostruosa manifestazione – una nuova marcia su Roma? – per denunciare l’azione dei giudici. Di tutti i giudici. Quelli della Corte Costituzionale, che hanno osato sfidarlo l’8 ottobre respingendo la legge che lo metteva al riparo da azioni penali per la durata del suo mandato. Quelli dei tribunali civili, che hanno avuto la faccia tosta una settimana prima di condannarlo a versare 750 milioni d’euro di danni al suo grande rivale e proprietario de «La Repubblica», Carlo De Benedetti.

    Il Cavaliere aveva scippato a quest’ultimo la proprietà della casa editrice Mondatori, in seguito ad una sentenza nel 1991. Un verdetto ottenuto corrompendo gli avvocati e il magistrato dell’epoca, ha sentenziato il 3 ottobre un tribunale di Milano. Insomma, Berlusconi è attaccato su tutti i fronti da quelle che egli chiama le «toghe rosse». C’è anche la procedura di divorzio da sua moglie che si annuncia cruenta. Veronica non demorde: vuole che l’impero sia diviso in parti uguali tra i cinque rampolli Berlusconi, i suoi tre figli e i due di primo letto. Una soluzione che priverebbe suo marito del controllo del suo impero mediatico, cioè del fondamento stesso del suo potere. Silvio Berlusconi è anche contrariato dal deterioramento della sua immagine all’estero. Da quelli che lo ridicolizzano o lo crocifiggono. Dal modo in cui è stato trattato dagli Stati Uniti durante il summit di Pittsburg («Mi hanno ricevuto come un paria, un tipo a cui è meglio non avvicinarsi troppo», avrebbe confidato ad un amico). Schiumante di rabbia, irascibile, aggressivo, completamente destabilizzato da questa offensiva, ha dunque fatto un nuovo passo verso il populismo autoritario appellandosi al «popolo» che lo ha eletto e legittimato, contro le «istituzioni» e contro lo stato che lo perseguitano.
    «È la notte della Repubblica», scrive il quotidiano «La Repubblica».

    «La situazione è torbida», diagnostica Iginio Ariemma, politologo. Gli intellettuali che abbiamo contattato sono dello stesso parere. Anche se alcuni fra loro non esitano a intravedere la morte violenta del berlusconismo, tutti riconoscono che la popolarità reale del presidente del Consiglio e la tragica assenza di un’alternativa di governo consigliano prudenza. Ciò non impedisce di denunciare la «deriva» del Cavaliere. Un uomo diventato tanto più pericoloso in quanto messo alle strette. Allora Berlusconi si ribella e, come dice Stefano Menichini, direttore del quotidiano «Europa», «cerca di dare colpi per paura di riceverne».

    MARCO BELLOCCHIO regista «È più irascibile, più vulnerabile, più stanco del solito»
    «Berlusconi ha soltanto approfittato del cambiamento dell’Italia. Il grande trauma che ha colpito questo paese risale agli anni ‘80. La caduta del comunismo è stata accompagnata dalla fine degli ideali e della politica tout court. Allora Berlusconi ha avuto buon gioco a proclamare, come in altri tempi Reagan: «Arricchitevi; non pagate le tasse, etc.», facendo appello al materialismo più primitivo. Ha perfettamente cavalcato questo movimento selvaggio ed egoista. Insomma, quando l’idea che si potesse rendere il mondo più giusto e più onesto è crollata, la piazza era aperta all’avventura berlusconiana. E quando il PCI, che rappresentava, anche agli occhi dello straniero, un’«altra Italia», è sparito, tutto diventava possibile nella penisola, anche il peggio. E il peggio è arrivato. Detto questo, i recenti scandali e le prese di distanza della Chiesa hanno indebolito il Cavaliere. Alla televisione, lo si vede più truccato, più stanco, più vulnerabile, teso e irascibile del solito. Come se qualcosa si fosse rotto».

    ANDREA CAMILLERI scrittore, autore di [romanzi] polizieschi «È il frutto di una malattia degenerativa della democrazia»
    «C’è una differenza fondamentale tra il fascismo ed il regime berlusconiano. Il primo è stato una dittatura esplicita. Il secondo è un sistema di potere fondato su un solo uomo, tra i più ricchi del mondo, che domina l’informazione con il suo impero delevisivo, possiede due quotidiani e numerose riviste, è proprietario della più grande casa editrice, la Mondadori. È in grado di far tacere i direttori di giornali o i giornalisti che non sono d’accordo con lui. È stato a casa sua che sono stati designati i direttori dei telegiornali della RAI: controlla di fatto 5 canali nazionali su 6. Mussolini non era un ipocrita e non si atteggiava a vittima. Berlusconi al contrario ha l’audacia di sostenere che l’80% dei mezzi di comunicazione sono nelle mani dei comunisti e quindi contro di lui. Insomma, Mussolini è stato un dittatore. Berlusconi, lui è il frutto e la radice di una malattia degenerativa della democrazia.»

    ANTONIO TABUCCHI scrittore «L’opposizione non è all’altezza per contrastare il fenomeno populista»
    «Alle dieci domande che «la Repubblica» pone a Silvio Berlusconi da quattro mesi, da parte mia ne aggiungerei due. La prima: «È normale in una democrazia occidentale che un presidente del Consiglio possieda un bunker protetto dal segreto di stato nella sua Villa Certosa in Sardegna?» La seconda: «È normale che Vladimir Putin, in visita in Sardegna da Berlusconi, vi giunga con un incrociatore russo non controllato?» Da molto tempo denuncio i pericoli che corre la libertà di stampa in Italia. Ne «l’oca la passo», uscito nel 2002 [2006, N.d.T.], dicevo che l’Italia appartiene solo apparentemente alle democrazie europee. L’opposizione non mi sembra all’altezza per contrastare il fenomeno populista. Durante gli attacchi di Berlusconi contro i giornali, si è accontentata di distribuire delle T-shirt con la scritta «Denunciateci tutti». Sarebbe stato meglio scrivere: «Denunciatelo tutti» e invitare i cittadini a mettere Berlusconi all’indice per i suoi attentati alla Costituzione».

    SANDRO VERONESI scrittore «La fine sarà violenta e costosa, ma arriverà»
    «Ci sono due Italie e due popoli italiani che hanno radici diverse. L’una fa appello alla resistenza al fascismo, all’ispirazione solidale che fece nascere la nostra Costituzione. È una radice molto nobile ma ancora fragile (la Costituzione ha poco più di 60 anni!). L’altra radice è portatrice del fascismo. Che per vent’anni fu un vasto movimento popolare, capace di cancellare le libertà e di lanciarsi nella guerra contro le democrazie occidentali. È una «brutta» radice. Ma esiste. Si accompagna ad un violento anticomunismo, ad una mentalità populista, antidemocratica e violenta. Questa radice è riemersa perché il destino ha voluto che si presentasse sulla scena un uomo come Berlusconi, con il suo apparato politico e mediatico molto potente. Dopo aver pescato nelle acque torbide non ancora totalmente metabolizzate dal nostro popolo, il momento della sua caduta si avvicina. La fine sarà violenta e costosa, ma arriverà».

  13. Luigi scrive:

    Azz! Non avevo letto la tua ultima nota! Be’, Nick, per me il peggio e’ passato!
    Ti auguro una pronta garigione, e nel frattempo, buona giornata!
    Ciao!
    Luigi

  14. Luigi scrive:

    @ Nick

    rispondo a pezzetti perche’ sono a casa con l’influenza e non ho la possibilità di stamparmi le tue cose per leggermele per bene (mi sono anche portato del lavoro a casa che ho da fare ma questo e’ un altro discorso, solo per scusarmi se non sono esaustivo). Provo a rispondere ai tuoi primi post. Mi manca di leggere gli ultimi ma non voglio farti attendere troppo🙂

    Vado a braccio da alcuni appunti che mi sono dovuto prendere a mano dai tuoi torrenziali post🙂

    Partiamo da Ciuro. Dici che e’ stato assolto dal concorso in associazione mafiosa quindi tecnicamente e’ fango chiamarlo mafioso. Qui ti do’ ragione. Ma D’Avanzo, Caruso, nemmeno Facci se non erro, non lo fanno mai. Ciuro ha aiutato illegalmente un alto esponente di Cosa Nostra, sapendolo presumibilmente, ma senza volere aiutare Cosa Nostra in generale, ma solo un suo esponente (probabilmente l’unico che lo pagava). E Travaglio va in ferie con questo. Se Travaglio si fosse chiamato Schifani, Travaglio dici che non l’avrebbe impallinato?

    Dici che non erano amici, non afferro perche’. Forse perche’ Marco dice che Ciuro gli ha fatto pagare il doppio all’albergo? Ma Ciuro non era il proprietario dell’albergo! Gli aveva detto che avrebbe messo una “buona parola” ma alla fine non c’e’ riuscito. E probabilmente, a quanto ho letto (non c’e’ sentenza da leggere qui🙂 ) perche’ l’albergo, che Ciuro pensava fosse ancora di amici suoi, era in amministrazione controllata per una storia di mafia di questi suoi amici (non sono sicuro). Quindi il fatto che Marco abbia pagato il doppio non dice quello che penso intenda tu.

    E intendiamoci, anch’io trovo assolutamente normale che T conosca C, che si fidasse di C, (meno che si facesse fare i favori da C e gli andasse dietro in vacanza anche dopo i bidoni rifilati). Secondo me T e’ comunque in buona fede. Ma Travaglio , se questi due vacanzieri si chiamassero Ciuro e Schifani, per esempio, non si comporterebbe come noi di certo! D’Avanzo ha tirato fuori storie false? Quali? La storia di Aiello che non gli paga l’albergo non e’ ancora verificata ma verificabile ( a proposito, nel primo articolo D’Avanzo parla dei cuscini, di Travaglio e Ciuro in vacanza assieme, di una vacanza in un residence che Aiello dice di avere pagato. Sbagliando parla di 2002 e di Trabia, ma i primi indizi che ti ho citato si riferiscono CERTAMENTE alla vacanza del 2003, e Travaglio lo sa benissimo. Dici che non sapesse che Aiello lo aveva tirato in ballo? Davvero? E Altavilla Milicia e’ tanto distante da Trabia? Non ho tempo di controllare. Ma comunque e’ un dettaglio) e comunque tutti la dichiarano falsa o inattendibile: “durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente.” Dice D’Avanzo.
    Travaglio dice che non avrebbero neanche dovuto parlarne, neanche per dire che era falsa.

    Dici che non esiste un metodo Travaglio e che T e’ un comune cittadino e Schifani un politico, e quindi vanno trattati con due pesi e due misure.
    Ho delle obiezioni su entrambe queste affermazioni.
    La prima: forse ho sbagliato nel definirlo metodo Travaglio. E’ un metodo usato anche da D’Avanzo, per esempio nel caso Mitrokhin, e chissa’ da quanti altri. E questi due lo maneggiano allo stato dell’arte. E’ esattamente quello che ti ho detto, con qualche aggiunta, come fare taglia e cuci dalle sentenze e dai verbali per far loro dire quello che vogliono loro. Prendiamo Schifani. Tu conosci bene quello che ha detto da Fazio: prima ha paragonato Schifani a un lombrico. Il senso, concedimelo, è che è inadatto a fare non dico il presid. Del senato, ma il politico. Poi, paratatticamente, ha parlato delle frequentazioni mafiose. Mi permetti di dire che la sua intenzione era di dire “e’ inadatto, perche’ ha freq. Mafiose?”
    Tu dici ha fatto affari. Sentiamo che dice Schifani. Gli permetterai di ribattere, vero? C’e’ un articolo del Giornale del 13 maggio 2008 dal titolo “Bugie, errori e dimenticanze. E da Schifani parte la querela” in cui si cita la replica di Schifani. Te ne cito alcuni brani “ma
    soprattutto per il «non detto» da
    Travaglio che, si sa, è uomo d’onore.
    E che ha deciso di querelare.
    Già: perché render noto che nella
    società di brokeraggio di cui fece
    parte, c’erano anche Nino Mandalà
    e Benny D’Agostino che anni
    dopo sono stati riconosciuti come
    mafiosi, poteva anche starci. Ma a
    patto che si rendesse noto pure
    che nella società, messa su grazie
    ad accordi con autorevoli broker
    assicurativi del Nord, Schifani era
    entrato nel ’79 su richiesta dell’avvocato
    ed onorevole dc, La Loggia,
    uno che con la mafia non aveva
    assolutamente nulla a che fare.
    Aveva anzi cercato di tirarsi indietro
    dall’invito a partecipare, accampando
    scuse economiche da
    giovane di studio qual era. Ma poi
    fu convinto a farvi ingresso, versando
    i 3 decimi di quel 3 per cento
    di cui risultò proprietario: 1milione
    e mezzo o poco più. Non solo:
    appena un anno e mezzo dopo,
    liquidò la sua quota (dicembre
    ’80). E all’epoca Mandalà era rispettato
    e noto concessionario delle
    benzine Fina, mentre D’Agostino
    faceva parte di una famiglia
    ben conosciuta che costruiva porti
    e banchine in tutta la Sicilia. Entrambi
    incensurati e senza macchia
    alcuna.
    «Potevo sapere io, che 18 anni
    dopo, i due sarebbero risultati collusi?
    Avevo forse una sfera di cristallo?
    » s’è lamentato ieri Schifani
    con chi – come la Finocchiaro o
    il suo predecessore Marini – ha voluto
    fargli pervenire un chiaro segnale
    di solidarietà. Ma questo Travaglio non l’ha
    raccontato. E si sa che lui è uomo
    d’onore. Come non ha specificato,
    il grimaldello dipietrista (come
    sempre di più si sostiene a Montecitorio
    e a Palazzo Madama) che
    lasciato lo studio La Loggia, Schifani
    era divenuto un brillante urbanista.
    Tanto da essere nominato
    dagli avvocati palermitani (e non
    dai politici) come loro rappresentante
    nella speciale commissione
    urbanistica del capoluogo siciliano.
    Cominciarono a chiamarlo un
    po’ ovunque, Schifani, per collaborare alla stesura dei piani regolatori
    di comuni piccoli e grandi, di
    centrodestra e centrosinistra. Il
    sindaco di Lercara Friddi, Biagio
    Favaro, esponente della Rete di
    Orlando, se ne servì spesso. Ma
    Travaglio questo non l’ha ricordato,
    lui è uomo d’onore. Si è soffermato
    invece, l’ospite di Fazio, su
    presunte rivelazioni del pentito
    Francesco Campanella (già
    Udeur) secondo il quale Schifani
    avrebbe avuto una consulenza urbanistica
    dal comune di Villabate
    il cui consiglio sarebbe stato sciolto
    d’autorità più tardi. Corretto,
    come no! Peccato Travaglio non
    abbia però fatto notare come non
    solo esistano relazioni scritte e firmate
    da Schifani nel corso della
    sua consulenza di 12 mesi. E che
    non abbia ricordato come lo stesso
    Schifani, eletto in Senato nel
    ’96, lasciò l’incarico.Enon è ancora
    tutto: nel piccolo comune si rivotò
    nel ’98, ma solo nel ’99 il ministero
    dell’Interno decise di intervenire
    e di sciogliere il consiglio comunale
    in odore di mafia.
    Insomma, raccontando un pezzettino
    di verità, mischiando le date
    e ignorando (ed è il caso di cominciare
    a chiedersi se volutamente…)
    fatti che erano rintracciabili
    ovunque come è il caso della
    Sicilia Brokers i cui soci con rispettive
    quote si possono chiedere
    alla Camera di Commercio di Palermo,
    ecco che si crea il nuovo
    spazio talebano, in cui il mullah
    Tra-vahglio esplode pallettoni in
    nome e per conto di Osama Di Pietroh.

    Questo solo per far sentire un’altra campana. Ti dico che non ho ancora letto lo stralcio di Lirio Abbate che citi. Se ha ragione Schifani, non lo so. Anzi, prima di questa faccenda mi dava un po’ di repulsione istintiva. Guarda un po’ che miracoli fa, Travaglio!
    Per intanto ribadisco il metodo Travaglio. Si puo’ opinare che almeno e’ meglio del metodo Cederna, quella che si inventava fatti senza lo straccio di una prova per incastrare Calabresi, ma non mi pare un gran complimento.

    Ma in ogni caso, se i politici devono essere al di sopra di ogni sospetto, chi li accusa e fa loro la morale, no? Guardiamo la tua seconda osservazione. T non e’ un semplice cittadino. E’ un giornalista. E che giornalista! Fondatore di un giornale di cui e’ praticamente l’anima (non mi dire che uno prende IL Fatto perche’ c’e’ Padellaro…), editorialista principe del 7° blog piu’ influente al mondo, presenta spettacoli i cui manifesti hanno il suo faccione in primo piano che guarda l’infinito neanche fosse il papa, ha uno spazio in prima serata nel programma politico piu’ seguito d’italia in cui mette sotto processo con velate accuse infamanti (mafia, corruzione, etc) cani e porci senza contraddittorio.
    Be’. Se Schifani, che non e’ neanche mai stato accusato di niente, meno che mai condannato, e’ indegno, che dire di Travaglio, condannato piu’ volte in sede civile e una in sede penale per diffamazione? Non dovrebbe rendere conto alla nazione pure lui, e non vantarsene, come sempre fa? Mi dirai, che giornalista non ha querele? E io ti dico : che politico siciliano non ha amicizie mafiose, anche inconsapevoli?

    Infine, perche’ io e altri ci accaniremmo sulle vacanze di Travaglio? Perche’ e’ proprio lui che sposta la questione sulle sue vacanze tirando fuori a rate frammenti di ricevute, con qualche baco tutte quante, sembrando uno di quei lombrichi che si divincolano quando sono infilzati dall’amo. Anzi, mi correggo perche’ T avrebbe ragione a querelarmi🙂 Sembra un cerbiatto intrappolato…

    Basta!!!! Torno al lavoro, a casa. Spero di finire di risponderti piu’ avanti.

  15. Nick scrive:

    @Marco

    Ritorno IN TOPIC:

    Depositate le motivazioni della sentenza: in 58 pagine si dice tra l’altro che Berlusconi non può essere considerato primus super pares, ma è un primus inter pares: i ministri devono essere considerati tutti uguali a lui dal punto di vista giuridico.
    Inoltre si dice che il profilo formale (che riguardava l’articolo 138) nella precedente sentenza era assorbito da altri motivi di illegittimità costituzionale

    Anche queste motivazioni in pratica hanno dato ragione a Travaglio e alla Carlassare.

    L’italia non è una repubblica presidenziale, ma parlamentare (almeno finora) anche se abbiamo una legge elettorale “strana” probabilmente anche questa in contrasto con la Costituzione che permette di eleggere solo un Parlamento di nominati
    Se si vuole che Berlusconi sia considerato primus super pares occorre fare una cosa: cambiare la Costituzione, e trasformare l’Italia da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale (e Berlusconi ci sta pensando)

    Oppure si potrebbe lasciare le cose come stanno e introdurre l’immunità parlamentare ( e Berlusconi sta pensando anche a questo)

    Altrimenti (sempre per garantire l’immunità al premier) si può riformare la giustizia attraverso la separazione delle carriere e con pm dipendenti dall’esecutivo.

    Inutile dire che tutto ciò oltre a essere a favore del premier è anche a favore dei cittadini, per una giustizia più veloce, e una democrazia più moderna in linea con le grandi democrazie europee
    🙂

    PS

    Che ne pensi delle ultime dichiarazioni di Tremonti?
    Secondo me si è mostrato più ridicolo di un qualsiasi esponente del PD.
    E per fare questo ce ne vuole …
    Ma non era per la flessibilità e il libero mercato?
    🙂

    @Luigi

    In questo giorni gira un’influenza pazzesca che ha beccato pure me.
    Tu come stai?

  16. Mork scrive:

    Marco, mi fai preoccupare.
    A parte la politica, con le nostre posizioni diametralmente opposte e le prese per in giro più o meno pesanti, volevo chiederti, va tutto bene?
    E’ un po che non ti esprimi sugli ultimi fatti, non è da te.
    Saluti🙂

  17. Luigicam scrive:

    @ Nick
    E come faccio a rispondere se scrivi poemi?🙂
    Vedro’ di stamparmi i tuoi post, leggerli e poi rispondere!
    Mi ci vorra’ un po’ di tempo pero’….
    Buon WE intanto, spero che tu goda di salute migliore della mia..
    :-((

  18. Nick scrive:

    @Luigi

    “«Enrico tu sai da dove vengo e che cosa ero con tuo padre… Io sono mafioso come tuo padre, perché con tuo padre me ne andavo a cercare i voti vicino a Villalba da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga… Ora (lui) non c’è (più), ma lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso…».
    Una frase del genere, anche loro che per lavoro erano abituati ad ascoltare ogni giorno ore e ore d’intercettazioni, non l’avevano mai sentita. Sembravano le parole di un film. Dentro c’era tutto: la minaccia – «io sono mafioso» – il ricatto – «lo posso sempre dire io che tuo padre era mafioso» – i riferimenti ai capi storici di Cosa Nostra – Turiddu Malta, capofamiglia liberato dal carcere nel ’43 dagli americani – e la politica. Sì, la politica. Quella con la P maiuscola, perché Enrico era il figlio del senatore fanfaniano Giuseppe La Loggia: era Enrico La Loggia, dal 1996 al 2001 capogruppo di Forza Italia al Senato e poi ministro degli Affari Regionali nel governo Berlusconi.

    Ma a pronunciare quelle parole non era stato un attore: a scandirle con
    voce forte e chiara era stato, appena un mese prima di finire in manette, l’avvocato Nino Mandalà. È il 4 maggio 1998. Quel giorno il boss di Villabate sale, verso le 11 del mattino, sulla Mercedes turbodiesel di un uomo d’onore grande e grosso, dalla folta barba scura. È l’auto di Simone Castello, l’imprenditore che, fin dagli anni Ottanta, per conto di Provenzano recapita i suoi pizzini in tutta la Sicilia. I carabinieri l’hanno imbottita di microspie perché sanno che parlare con Castello significa parlare direttamente con l’ultimo Padrino. Mandalà è su di giri. Le elezioni amministrative sono alle porte, nel direttivo provinciale di Forza Italia di cui fa parte c’è fermento, le riunioni per preparare la lista dei candidati si succedono alle riunioni. Gaspare Giudice lo ha consultato per trovare un uomo da presentare per la corsa al consiglio provinciale a Misilmeri, un paesino a pochi chilometri da Villabate. Lui gli ha fornito un nome: all’ultimo momento però l’accordo è saltato, perché Renato Schifani, neoeletto senatore nel collegio di Corleone, «ha preteso, giustamente, che il candidato di Misilmeri alla provincia fosse suo, visto che Gaspare Giudice ne aveva già quattro», spiega Nino a Simone. (…)
    La sua prima piccola rivincita, Nino, se l’è comunque già presa. Il candidato proposto da Schifani si è presentato in paese ma è stato respinto in malo modo. Ridendo, Mandalà racconta di avergli detto a brutto muso: «Caro mio io non do indicazioni a nessuno, non mi carico nessuno, Misilmeri non è Villabate, è inutile che vieni da me. Di voti qui non ce n’è per nessuno…». La dura reazione del capomafia ha preoccupato i vertici di Forza Italia, tanto che Gaspare Giudice lo ha immediatamente chiamato: «Mi ha telefonato dicendo che stamattina a casa di Enrico La Loggia c’è stata una riunione. (C’erano) La Loggia, Schifani, Giovanni Mercadante (l’allora capogruppo di Forza Italia in Comune a Palermo, arrestato per mafia nel 2006) e Dore Misuraca, l’assessore regionale agli Enti Locali. (Giudice mi ha raccontato che) Schifani disse a La Loggia: «Senti Enrico, dovresti telefonare a Nino Mandalà, perché ha detto che a Villabate Gaspare Giudice non ci deve mettere più piede… e quindi c’è la possibilità di recuperare Mandalà, telefonagli…».
    Il mafioso è quasi divertito. Tanta confusione intorno al suo nome in fondo lo fa sentire importante. Alzare la voce con i politici è sempre un sistema che funziona. E, secondo lui, anche Renato Schifani ne sa qualcosa. Dice Mandalà: «Simone, hai presente che Schifani, attraverso questo (il candidato di Misilmeri)… aveva chiesto di avere un incontro con me, se potevo riceverlo. E io gli ho detto no, gli ho detto che ho da fare e che non ho tempo da perdere con lui. Quindi, quando ha capito che lui con me non poteva fare niente, si è rivolto al suo capo Enrico La Loggia che, secondo lui, mi dovrebbe telefonare. Ma vedrai che lui non mi telefonerà. Mi può telefonare che io, una volta, l’ho fatto piangere?».
    Mandalà (…) torna con la mente al 1995, l’anno in cui suo figlio Nicola era stato arrestato per la prima volta. Accusa La Loggia di averlo lasciato solo, di averlo «completamente abbandonato», forse nel timore che qualcuno scoprisse un segreto a quel punto divenuto inconfessabile: lui e Nino Mandalà non solo si conoscevano fin da bambini, ma per anni erano anche stati soci, avevano lavorato fianco a fianco in un’agenzia di brokeraggio assicurativo (…). Il portaordini di Provenzano cerca d’interromperlo, sembra voler tentare di calmarlo: «Va bene, magari è il presidente (dei senatori di Forza Italia e non si può esporre)…». «D’accordo, però, dico, in una situazione come questa… Dio mio mandami un messaggio. (Poteva farlo attraverso) ’sto cornuto di Schifani che (allora) non era (ancora senatore), (ma faceva) l’esperto (il consulente in materie urbanistiche) qua al Comune di Villabate a 54 milioni (di lire) l’anno. Me lo aveva mandato (proprio) il signor La Loggia».
    «Poi, un giorno, dopo la scarcerazione di Nicola, (io e La Loggia) ci siamo incontrati a un congresso di Forza Italia. Lui mi dice: “Nino, io sai per questo incidente di tuo figlio…”. Gli ho detto: “Senti una cosa, tu mi devi fare la cortesia, pezzo di merda che sei, di non permetterti più di rivolgermi la parola”. Lui si è messo a piangere, si è messo a piangere, ma non si è messo a piangere perché era mortificato, si è messo a piangere per la paura. Siccome gli ho detto“ora lo racconto che tuo padre veniva a raccogliere con me daTuriddu Malta”, e l’ho fatto proprio per farlo spaventare, per impaurirlo, per fargli male, ’sto cretino, minchia, ha pensato che io andassi veramente a fare una cosa del genere. Vedi quanto è cornuto e senza onore, pensava che io lo andavo a rovinare…».

    «No! Ma quant’è cretino…».

    «[Figurati che] diceva piangendo: “Mi rovini, mi rovini”».

    «E questo è il senatore di Forza Italia…».

    «…è il presidente dei Senatori di Forza Italia».

    «[Il fatto è, Nino, che] sono tutti mezze tacche».

    Mandalà serra le labbra, mima uno sputo.«Pù, miserabile che sei… e senza onore», dice mentre Castello, il colonnello di Provenzano, dà anche lui libero sfogo agli insulti:«Miccichè mezza tacca. Questo Giudice meno di mezza tacca… Dore Misuraca non ne parliamo… Meschini, meschini, meschini, non solo in Forza Italia, negli altri partiti sono pure gli stessi. E appena vengono investiti di questa carica, onorevole, senatore, chi sa chi cazzo si credono di essere, dei superuomini… sono stupidi, perché poi vanno là e vanno a fare quello che gli dice l’uomo più rappresentativo del movimento, di D’Alema, di Forza Italia e vengono qua e pare che è arrivato chissà chi».

    (Cap.3, pp 69,70,71,72,73,74)

    La zona grigia

    Da un certo punto di vista l’astio dell’avvocato Mandalà è perfettamente comprensibile. Lui Schifani e La Loggia li aveva sempre considerati degli amici, tanto che erano stati tra gli ospiti importanti del suo secondo matrimonio, avvenuto nei primi anni Ottanta. A quell’epoca Nino Mandalà era appena rientrato in Sicilia da Bologna, dove lavorava nel mondo delle concessionarie d’auto e dove anche suo figlio Nicola era nato. Con loro aveva fondato la Sicula Brokers, una strana società in cui i futuri leader di Forza Italia sedevano fianco a fianco di imprenditori in odor di mafia e boss di Cosa Nostra.

    A scorrere le pagine ingiallite di quei documenti societari c’è da rimanere a bocca aperta: la Sicula Brokers viene creata nel 1979 e tra i soci, accanto a Mandalà, La Loggia e Schifani, compaiono i nomi dell’ingegnere Benny D’Agostino, il titolare delle più grandi imprese di costruzioni marittime italiane, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Giuseppe Lombardo, l’amministratore delle società di Nino e Ignazio Salvo, i re delle esattorie siciliane arrestati nel 1984 da Giovanni Falcone perché capi della famiglia mafiosa di Salemi.

    La Sicula Brokers è insomma una società simbolo di quella zona grigia nella quale, per anni, borghesia e boss hanno fatto affari.

    (idem, pp 74,75)
    Il problema è che la mafia, al contrario della politica, non dimentica. Anche a distanza di anni, anzi di decenni, è difficile scrollarsi di dosso certi rapporti, certe antiche relazioni. Ed è difficile anche per Enrico La Loggia che pure, a metà degli anni Ottanta, fa parte come assessore della prima giunta del sindaco Leoluca Orlando e, per diretta ammissione di Nino Mandalà, in quelle vesti rispose di no alle sue richieste di aiuto.

    Così le vittorie elettorali di Forza Italia nelle zone di Villabate e Bagheria, feudi di Provenzano e della famiglia Mandalà, diventano vittorie pericolose.

    Francesco Campanella, che osserva quanto accade dalla sua poltrona privilegiata di presidente del consiglio comunale (di Villabate, N.d.R.), se ne accorge quasi subito. Nel 1994 l’avvocato Nino Mandalà sbandiera i suoi legami importanti. Se ne fa vanto. Dice a Francesco di avere «strettissimi rapporti con il senatore», gli parla del suo matrimonio al quale anche lui e Schifani avevano partecipato, e Campanella capisce che non mente. Il nuovo segretario comunale viene scelto dal sindaco Navetta su «segnalazione di La Loggia» e la stessa cosa accade con Schifani:«I rapporti tra loro erano ancora ottimi durante l’inizio della attività politica del Mandalà nel ‘94, tant’è vero che La Loggia era il suo riferimento all’interno di Forza Italia[…]; a un certo punto Schifani fu segnalato da La Loggia come consulente e quindi nominato dal sindaco come esperto in maniera urbanistica. […] Le quattro varianti al piano regolatore di cui abbiamo parlato, parco suburbano, la variante commerciale, la viabilità, furono tutte concordate dal punto di vista anche di modulazione, di componimento, insomma, dal punto di vista giuridico con lo stesso Schifani ».

    «L’allora avvocato Schifani interloquiva con Nino Mandalà anche di queste cose? », chiede il pubblico ministero.

    «Si, interloquiva anche con Mandalà, ma poi i fatti più operativi li gestiva l’assessore Geranio, che poi era un assessore della famiglia Mandalà, perché l’assessore Geranio aveva sposato una sorella del suocero di Nicola Mandalà. Quindi Geranio faceva da spola tra il Comune e lo studio dell’avvocato Schifani. Mi ricordo che in qualche incontro andai anch’io. Poi, a un certo punto, ci fu la questione di fare il piano regolatore generale. [Si trattava di un] argomento [che suscitava] grandi appetiti da parte della famiglia mafiosa di Villabate, poiché il piano regolatore generale, come è notorio, determina la potenzialità edificatoria delle aree e [l’edilizia è] uno degli elementi più importanti della attività tipica di Cosa Nostra, [con] l’imposizione, oltre che di pizzo ai cantieri, anche delle forniture. Lì il Mandalà organizzò tutto per filo e per segno interagendo in prima persona. […] Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e con La Loggia e che aveva trovato un accordo per il quale i due segnalavano il progettista del piano regolatore generale, incassando anche una parcella di un certo rilievo […]. L’accordo, che Mandalà aveva definito con i suoi amici Schifani e La Loggia, era quello di manipolare il piano regolatore, affinché tutte le sue istanze – che poi erano [la richiesta] di variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e addirittura di penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria o delle persone a cui si voleva fare uno sgarbo- fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani […]. Cosa che avvenne, perché poi cominciò questa attività di stesura del piano regolatore ed io mi trovai a partecipare a tutte le riunioni che si tennero con lo stesso Schifani, qualche volta allo studio Schifani e qualche altra volta al Comune. Io [poi] partecipai anche alle riunioni, più tipiche della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era…».

    Il clan di Villabate si butta a capofitto nell’affare. Dal nord torna un costruttore che se ne era andato dal paese quando era scoppiata la faida con i Montalto. Si mette in società con Nino Mandalà, assieme a lui contatta tutti i proprietari degli appezzamenti di terreno che sarebbero dovuti diventare edificabili e fa loro firmare dei preliminari di vendita. In buona sostanza la mafia si accaparra tutte le zone in cui si potrà costruire. In un incontro col sindaco Navetta e i due Mandalà, Francesco discute il piano regolatore e «gli inserimenti fatti dal progettista con i pareri di Schifani».

    Domanda il pubblico ministero:«Io volevo capire questo: le risulta che Schifani fosse al corrente all’epoca degli interessi di Mandalà in relazione all’attività di pianificazione urbanistica del Comune di Villabate? ».

    «Assolutamente si, il Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e con lo stesso Schifani e l’accordo era appunto di nominare, attraverso loro, questo progettista che avrebbe incassato questa grossa parcella che in qualche modo avrebbero condiviso lo stesso Schifani e La Loggia […]».

    «Quindi la parcella non sarebbe andata soltanto al progettista?».

    «No, il progettista era titolare di un interesse economico che era condiviso dallo stesso Schifani e La Loggia».

    «E questa parcella fu liquidata o comunque ne fu stabilita l’entità?».

    «Ma guardi, la parcella… si fece una parcella proforma, perché l’attività poi del piano regolatore in realtà fu interrotta a seguito poi dello scioglimento del consiglio comunale…».

    «Parliamo del primo scioglimento [della giunta comunale di Villabate per mafia, quello del 1999]?»

    «Esattamente, perché poi non è che il piano regolatore andò in porto; fu adottato uno schema di massima… a un certo punto eravamo pronti per l’adozione finale, ma poi questo processo fu interrotto […] per cui fu quantificata un’ipotetica parcella complessiva che era veramente notevole, adesso non ricordo l’importo, saranno state liquidate una serie di spettanze relative al lavoro che effettivamente fu svolto».

    «E questa liquidazione avvenne formalmente soltanto al progettista?».

    «Ovviamente. […] Schifani era comunque stipendiato a quell’epoca come esperto, aveva il compenso di esperto».

    «Era stato nominato dal sindaco Navetta?».

    «Esattamente […]. Ma poi, per completare quello che lei mi aveva chiesto, i rapporti con La Loggia si deteriorarono a seguito, come ho detto, anche dell’arresto del figlio e di questo insomma allontanamento dello stesso Mandalà dai vertici di Forza Italia. Tanto è vero che il Mandalà si lamentava di questo atteggiamento di La Loggia che non lo salutava addirittura più neanche se lo incontrava per strada. Si lamentava di questo cambio totale nei suoi confronti; [si era passati] dall’essere amici e addirittura soci in determinate attività, e in un primo momento sponsor delle attività politiche e di queste vicende, all’assoluto allontanamento dal personaggio Mandalà».

    «Si, ma io vorrei capire a questo proposito: poiché abbiamo già detto più volte che l’arresto di Nicola Mandalà avviene nel Marzo del ‘95, il 17 Marzo del ‘95, e poiché mi è parso di capire che tutti questi rapporti, questi contatti, questi incontri finalizzati alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate tra Mandalà, La Loggia [sono successivi]…».

    «L’allontanamento di La Loggia da Mandalà fu successivo anche quando La Loggia cominciò ad avere cariche di un certo rilievo; mi ricordo che nella seconda legislatura ricopriva la carica di capogruppo al Senato, quindi c’era stato anche un rompersi del rapporto […]».

    «Si, però rimane da capire, signor Campanella, esattamente in che epoca si collocano o si colloca, se solo una, quella riunione tra Mandalà, La Loggia e Schifani in relazione alla pianificazione urbanistica del Comune di Villabate».

    «Questo si colloca sicuramente in epoca successiva all’arresti di Mandalà Nicola, nell’epoca in cui stavamo adottando questi atti, ma ci saranno anche le carte, l’adozione del consiglio comunale dello schema di massima […]».

    «Quindi c’è un allontanamento progressivo, mi pare di capire?».

    «Esattamente, lui lamentava con me questo fatto che più volte, ma in epoca successiva appunto alle vicende…».

    «All’arresto di Nicola diciamo?».

    «Esattamente, addirittura il La Loggia non lo salutava neanche».

    «Cioè cercava di prendere le distanze?».

    «Esattamente…».
    (idem, pp 76,77,78,79,80)”

    NIENTE PAURA NON E’ UN’ARTICOLO DI TRAVAGLIO

    (STRALCI DA LIRIO ABBATE: I COMPLICI)

    In che cosa consiste il metodo Travaglio?

  19. Nick scrive:

    @Luigi

    Ecco cosa diceva D’Avanzo la prima volta

    8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia

    SI PARLA DEL 2002, DELL’INTERCETTAZIONE DEI CUSCINI E DI UN RESIDENCE A TRABIA O NO?

    Ecco la risposta di Marco Travaglio:

    Eppure qualcuno – D’Avanzo, messo alle strette dalla smentita del legale, si rifugia in imprecisate “fonti vicine all’inchiesta” – ha messo in giro la falsa notizia che, ”su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco”: l’hotel Torre Artale di Trabia (Palermo), dove soggiornai con la mia famiglia nell’estate del 2002 (Ciuro non c’era, Aiello non l’ho mai visto né sentito in vita mia)
    [..]
    Bene, sono spiacente di informare lorsignori che, dopo lunghe ricerche, ho finalmente trovato l’assegno e l’estratto conto della carta di credito Diners con cui pagai il conto di quella vacanza all’hotel Torre Artale di TRABIA. L’assegno, emesso il 19 agosto 2002 dal mio conto presso il San Paolo-Imi di Torino e poi negoziato dal Banco di Sicilia (che lo conservava nei suoi archivi di Palermo), ammonta a 2.526,70 euro. I restanti 2 mila euro li pagai con la carta Diners (versamento datato 18 agosto 2002).

    Chi cambiato le carte in tavola parlando poi del residence di Altavilla Milicia e del 2003?

    Inoltre non è vero che nessuno (a parte Travaglio) ha parlato dell’assegno di Aiello.
    Ne ha parlato ad esempio il Corriere che dopo avere insinuato questo sospetto concludeva l’articolo in questo modo:

    “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”

    Ne ha parlato Facci, definendola “improbabile” ma dicendo che Travaglio aveva fornito le ricevute sbagliate (FALSO, coMe dimostrato: Travaglio ha fornito le ricevute “richieste” la PRIMA volta da D’Avanzo). Dicendo che sul forum di Travaglio i suoi “adoratori” chiedevano spiegazioni di questo fatto (FALSO: i suoi “adoratori”, ma meglio dire i suoi estimatori, non se la prendono con Travaglio sul forum, ma con D’Avanzo).
    In pratica non potendo dire che dubitava della parola di Travaglio (altrimenti sarebbe caduto nel presunto “metodo” che denunciava) si è inventato che la sua versione dei fatti non era credibile anche a detta dei suoi fan. E concludendo il suo articolo con un: “Li ha cresciuti proprio bene”.

    Ne ha parlato il Riformista con un titolo eloquente:” Travaglio si DISCOLPA su Repubblica: ho pagato io quelle vacanze”. Si discolpa di che?

    Ne ha parlato Luciano Moggi, che ha definito Travaglio “amico di uno dei peggiori BOSS mafiosi”

    Ne ha parlato Totò Cuffaro (senti un pò), con questa dichiarazione, che lascia poco spazio all’immaginazione:

    “Abbiamo appreso che Travaglio ama fare le sue vacanze sulle nostre coste, specie se a pagare il suo conto sono altri”

    Ne ha parlato Riccardo Arena sul Foglio insinuando che Travaglio mostrasse difficoltà a mostrare le ricevute di pagamento perchè in realtà non era in grado.

    Ne hanno parlato diversi blogger, amanti della verità
    come ad esempio questo

    http://dituttounblog.com/editoriali/travaglio-trabia-goldenhill

    che non hanno detto però una cosa semplicissima almeno per sgomberare ogni dubbio SU AIELLO e cioè che Travaglio ha pubblicato SUBITO il numero dell’assegno,
    e che adesso dicono che dell’assegno non interessava niente a nessuno.
    (In realtà interessava insinuare il dubbio su Aiello, perchè la frequentazione di Ciuro, ex-maresciallo della DIA, era un pò pochino. Logico che un cronista giudiziario frequenti un maresciallo della DIA. E cosa può saperne lui se è una talpa? Un pò meno logico che un mafioso gli paghi le vacanze.In questo caso serve una conoscenza stretta e non superficiale).

    Facile dire che adesso la storia di Aiello non interessa a nessuno, che Travaglio “sposta il tiro” (in questo caso averlo pubblicato diventa quasi una colpa, no?) e che in realtà interessava contrastare il suo metodo

    Ma poi quale metodo?

  20. ilprimopasso scrive:

    Ecco… fermiamolo!

  21. Mork scrive:

    Il sistema è in crisi perchè il da te adulato PADRONCINO lo sta smembrando, facendo letteralmente a pezzi per i suoi interessi personali.
    Tanto per aggiungere l’ennesimo tassello sappi che:
    Maria Stella GElmini, il ministro BURATTINO! Infatti: Nel mese di marzo dell’anno 2000 una signora, presidente del consiglio comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa dal consiglio su mozione del suo partito, con la segu…ente motivazione; [Delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000]: *”manifesta incapacità ed improduttività politica ed organizzativa”.*Questo consigliere comunale si chiamava Maria Stella Gelmini. Pochi anni dopo fu scoperta da Silvio Berlusconi ed oggi è il Ministro dell’Istruzione e della Ricerca della Repubblica Italiana.

    Senza parlare poi del servizio su Canale 5 sul povero giudice Mesiano, niente da eccepire vero?…lo immagina, chiedere onestà intellettuale a te equivale a spremere una rapa secca.
    Tu Caruso, stolto senza fondo, non te ne accorgi e continui a difendere lo psiconano. VERGOGNA!

  22. Nick scrive:

    Ho sbagliato a postare prima. Continuo il commento

    …e un’altra cosa il lavorare con queste persone a un piano regolatore di un comune 2 volte sciolto per mafia.
    O no?

    2)Una cosa è se una persona è un cittadino comune e un’altra se riveste incarici governativi. E quello che dice Travaglio a questo proposito è che l’informazione dovrebbe preoccuparsi delle frequentazioni e delle amicizie mafiose dei politici. (Lo so che non condividi, ma sono le stesse parole di Borsellino)
    Travaglio si è invece mai occupato delle frequentazioni o delle amicizie di un altro giornalista?
    O di una persona non collegata alla politica?
    (La storia di Mori e De Caprio non c’entra perchè in questo caso c’è una sentenza che accerta delle omissioni. Non si tratta nè di amicizie, nè della parola di un pentito).

    Travaglio in pratica non ha mai negato la sua frequentazione con Ciuro: l’ha ammessa fin dall’inizio.
    Ma assieme a questo D’Avanzo ha tirato fuori la storia (falsa ) della fonte , la storia (falsa) dell’assegno e Travaglio ha replicato a questo. Non è lui a spostare la questione sull’assegno. Sono altri. Che prima parlavano dell’assegno e adesso dicono che non è importante.
    Ma se non è importante perchè dirlo?
    E poi perchè una volta fornite le ricevute del primo assegno si insiste ancora?
    Dicendo: sicuri che Travaglio possa fornire anche quelle del secondo?
    D’Avanzo se non era interessato avrebbe potuto dirlo fin dall’inizio. Dicendo che a lui interessava Ciuro e non Aiello.

    Riporto le parole di Travaglio:

    “Due parole, infine, sulla nuova lezione di giornalismo che D’Avanzo ha voluto impartirmi dopo una lunga arringa difensiva pro Schifani, della quale il presidente del Senato gli sarà senz’altro grato (mi ha fatto causa civile chiedendomi un paio di milioni di euro). Egli sostiene di aver tirato in ballo le mie vacanze a proposito (si fa per dire) di Schifani per “applicare il principio ‘tu quoque’: atti uguali vanno valutati a uguali parametri”. Bene, vediamoli questi “atti uguali”.

    “A) Io conosco, come decine di cronisti giudiziari, un sottufficiale della Guardia di Finanza che lavora all’antimafia fin dai tempi di Falcone e che mi suggerisce un albergo a Trabia e un residence ad Altavilla. Io ci vado e, ovviamente, pago il conto (anzi, in albergo pago il doppio del prezzo inizialmente pattuito). Poi il maresciallo viene arrestato e condannato per aver passato notizie riservate a un indagato (Aiello).

    B) L’avvocato Renato Schifani, alla fine degli anni 70, entra nella “Sicula Brokers”in società con l’amministratore dei cugini Salvo (arrestati di lì a poco per mafia da Falcone), con Benny D’Agostino (arrestato e condannato per mafia negli anni 90) e con Nino Mandalà (arrestato e condannato come boss di Villabate sullo scorcio degli anni 90). Non li incontra per il lavoro che fa: ci entra in società, ci fa soldi, affari, lucro. Prima di essere arrestato, Mandalà si sposa e Schifani presenzia al suo matrimonio. Poi diventa consulente urbanistico del comune di Villabate, nominato da una giunta considerata dai magistrati “nelle mani” di Bernardo Provenzano e Nino Mandalà. Poco tempo dopo, il comune di Villabate verrà infatti sciolto due volte per mafia.

    Dimenticavo. A) Io sono un privato cittadino. B) Schifani, già capogruppo di Forza Italia al Senato, è la seconda carica dello Stato. Qualcuno davvero può pensare che A è uguale B? Qualcuno può davvero sostenere che non si dovessero raccontare, in vari libri e in tv, le frequentazioni del presidente del Senato?”

    Ecco perchè il metodo Travaglio non può essere applicato a Travaglio: in realtà NON C’E’ NESSUN METODO TRAVAGLIO.

    Quanto a Ciuro, adesso si scopre che secondo la sentenza Ciuro non è mafioso, anche se ha favorito Aiello (che è un mafioso) come amico e non come mafioso. Quindi secondo un altro “metodo” le accuse a Ciuro di essere una talpa della mafia visto che “non è stato provato il dolo” dovrebbero essere “fango” gettato addosso a Ciuro ( e a Travaglio, dato che è stato appurato che Aiello non c’entra niente con Travaglio).
    O no?

    PS

    Inutile dire che, per me, invece Ciuro è una talpa della mafia. Questo perchè distinguo tra verità e verità processuale (non sono nè giustizialista nè garantista nel senso precisato prima)e perchè esistono delle intercettazioni che ho letto, e che sono sicuro hai letto anche tu, che lasciano pochi dubbi in proposito.

  23. Nick scrive:

    OK, ho letto il precedente commento e adesso rispondo.

    Abbiamo accertato che a te non interessa l’assegno (ma allora perchè hai detto: perchè è spuntato fuori dopo un anno?) ma il “metodo Travaglio” che si ritorcerebbe contro se stesso.
    Ammettiamo pure che Travaglio sia un frequentatore di Ciuro. Che sia amico di Ciuro, mi pare però non mi risulta da nessuna parte. Anzi è smentito dall’intercettazione sui “cuscini”. Mi risulta difficile credere quindi che Travaglio fosse “amico” di Ciuro e che con Ciuro facesse “lunghe chiaccherate” a bordo piscina. Non si trattano così gli amici.
    Ma del resto ci sarebbe qualcosa di strano in questa frequentazione?

    NO.

    -perchè Travaglio è un giornalista di giudiziaria.
    -perchè è amico di Ingroia.
    -perchè Ciuro è un ex-maresciallo della DIA.

    E’ quindi del tutto normale che conoscesse Ciuro come maresciallo della Dia. Ed è in questa veste che lo conosceva anche Falcone.
    Ora c’è un equivoco di fondo. E consiste nel presunto “metodo Travaglio”

    In pratica tu stai dicendo che secondo Travaglio valgono questi due postulati:

    “A è mafioso, B conosce A, allora B e’ cattivo, colluso, nella lista nera”

    e

    “Il pentito A accusa B, allora B e’ un paria”

    In realtà Travaglio non ha mai detto nessuna delle due cose.

    1) Una cosa è la frequentazione, un’altra l’amicizia (si può essere amici in buonafede anche di una persona disonesta), un’altra il mettersi in società con queste persone (in tal caso uno dovrebbe informarsi un pò prima, o no?) e un’altra ancora il lavorare con

    2)Una cosa è se una persona è un cittadino comune e un’altra se riveste incarici governativi. Tutto ciò riguarda

  24. Nick scrive:

    Ho letto solo ora il tuo commento precedente. Più tardi di rispondo.

  25. Nick scrive:

    @Luigi

    Per quanto riguarda il quarto punto ecco le dichiarazioni di Travaglio fatte la seconda volta che fu sollecitato da D’Avanzo (e questa comunque se la poteva risparmiare D’Avanzo)

    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/insulti-schifani/cosi-ho-pagato/cosi-ho-pagato.html

    Per quanto riguarda il terzo le intercettazioni che parlano di “cuscini” e che vengono citate da chi vorrebbe dimostrare l’amicizia di Ciuro con Travaglio, paradossalmente invece depongono in suo favore.

    PS

    L’ho scoperto poco fa.

    Forse non lo sai ma nella sentenza su Ciuro c’è scritto

    “le informazioni riservate apprese dal Ciuro e veicolate verso l’Aiello, non sembrano aver costituito un ausilio per Cosa Nostra, neanche sotto l’aspetto intenzionale” e “vanno viste come reiterati tentativi di favorire l’amico imprenditore soggettivamente considerato e non come autorevole esponente di “Cosa Nostra”” poiché il Ciuro avrebbe operato “una selezione delle informazioni, rivelando, tra le innumerevoli nella sua disponibilità conoscitiva quelle, ed alcune soltanto, di interesse del solo Aiello”.

    Anche nel caso di Ciuro, cioè non sarebbe stata provata la volontà di favorire Cosa Nostra: egli, secondo la sentenza avrebbe passato delle informazioni ad Aiello come amico, e non come mafioso, e quindi secondo la SENTENZA non Ciuro non è un mafioso.

    Chi dice che Ciuro è una talpa della mafia quindi farebbe delle “allusioni” senza fondamento (perchè il dolo non è stato provato) e getterebbe “fango” come fa abitualmente Travaglio🙂. O no?

    Visto dove si arriva se si decide di assumere sempre una posizione che è allo stesso tempo “garantista” (se una persona è non è stata ritenuta colpevole in sede definitiva di una accusa, non si può dire che lo sia, malgrado tutte le evidenze a suo sfavore. In questo caso Ciuro è stato addirittura riconosciuto innocente di concorso esterno in associazione mafiosa) e “giustizialista” (la verità processuale è quella che conta ed è la verità dei fatti di cui è lecito parlare. Chi si inventa altre verità che non coincidono con la verità processuale getta “fango” sulle persone)?
    🙂

  26. Luigi scrive:

    Prima ero io, Luigi.
    Mi riapproprio del mio vecchio nick perche’ l’altro Luigi non si fa piu’ vivo.

  27. Anonimo scrive:

    @ Nick
    Tutto dipende dal senso che vuoi dare alle parole “amico di” o “frequentatore di”. Travaglio per sua stessa ammissione decide per due anni di fila di andare in vacanza dove gli ha consigliato Ciuro e solo Ciuro (non Ingroia, che va anche lui in vacanza la’ ma non e’ nominato), si rivolge a lui quando ritiene che il conto in albergo sia troppo salato e gli telefona personalmente per chiedergli di sistemare la cosa, non contento della fregatura l’anno dopo passa le vacanze con lui e chiede a lui ed altri di dargli le suppellettili di casa che gli mancano. E questo e’ solo quello che dice lui per spiegarsi, senza mai dire “Ciuro non e’ mio amico, e’ al massimo un conoscente”. E lo scrive su Repubblica e sul Corriere, quindi direi che ci si puo’ fidare che le sue perloe siano state riportate correttamente. Diciamo pure che lui e’ un frequentatore di Ciuro, se vuoi.

    Tu dici
    “Anche perchè le”lunghe chiaccherate” di cui parla Ciuro si accordano male con le parole sui “cuscini” tra Ciuro e Travaglio. Delle quali esistono documenti che le provano, mi sembra..”

    qui non ho capito di che parli. Probabilmente sai qualcosa che io non so. Mi spieghi?

    Dici anche:
    “Riguardo al quarto Travaglio ha tirato fuori subito il primo assegno, era quello a cui D’Avanzo si riferiva. D’avanzo ha poi cambiato versione e Travaglio ha detto di non trovare la seconda ricevuta, ma ha fornito subito il numero dell’assegno bancario.”
    A me pareva che D’Avanzo si riferisse sempre ad una delle due vacanze, e quindi a cambiare versione e’ stato Travaglio la prima volta, ma tanto non e’ questo il punto. Mi pare che ti sfugga il fatto che nessuno crede che Aiello abbia pagato le vacanze a Marcuccio. D’Avanzo dice esplicitamente che sarebbe vergognoso e infame sostenerlo, Facci dice che l’accusa e’ improbabile, Gasparri dice solo che Ciuro gli ha organizzato la vacanza (in realta’ mi sento di dire che hanno concordato assieme dove (la prima) e dove e quando (la seconda) andare. E organizzare non significa pagare. Ma a travaglio fa comodo dire che l’accusa e’ questa.

    Infine riporto la tua ultima frase:
    “Forse non lo sai, ma una delle persone con cui aveva “grande familiarità” (era il cui braccio destro) era Giovanni Falcone.
    Visto dove si va a finire applicando questo “metodo” (che non c’entra niente con un presunto “metodo Travaglio”)? ”
    Gulp.
    Travaglio dice che Ciuro aveva collaborato con Falcone. Strano che non abbia detto che era il braccio destro.
    Ma guarda che il metodo che dici che ho applicato (e invece non l’ho applicato) è proprio il metodo Travaglio.
    In soldoni metodo Travaglio:
    “A è mafioso, B conosce A, allora B e’ cattivo, colluso, nella lista nera”
    oppure
    “Il pentito A accusa B, allora B e’ un paria”
    Se noti e’ il ragionamento che Travaglio ha fatto con Schifani, con Mori, con mille altri.
    Bene, allora applichiamo il metodo Travaglio a Travaglio. Travaglio va in vacanza con gente che faceva l’informatore per mafiosi, allora Travaglio dovrebbe dire di se’ stesso di essere un lombrico, per essere coerente.
    Oppure un mafioso sostiene di avere pagato la vacanza a Travaglio, allora per Travaglio egli (se stesso) è inaffidabile, dovrebbe smetterla di fare il giornalista, perche’ e’ sputtanato. E chi viene a raccontartelo (in altri casi l’ha fatto Travaglio, in questo caso D’Avanzo) e’ un eroe, un paladino della libera informazione, altro che topo di fogna.

    Ciuro era il braccio destro di Falcone, Ciuro e’ informatore della mafia, ergo Falcone e’ mafioso. Questo e’ il metodo Travaglio.

    Mi sono spiegato?

    E allora perche’ Travaglio sposta la questione su un assegno? Chi gliel’ha mai chiesto? La questione e’ il suo metodo, non l’assegno.

    Mi sono dilungato troppo come il solito😦

  28. lm scrive:

    mi sembrava banale ricondurre il dubbio alle formule senza leggere la motivazione. Non è un discorso razionale?

    la verità processuale è che nei due non c’é stata la volontà di favorire la mafia; ecco perchè mi stava bene che il fatto non si configurasse come ipotesi criminosa. Mi sta bene la loro spiegazione.

    Sennò, la stagione dei veleni non finisce mai.

  29. giuseppe scrive:

    Im, continui ad andarmi contro ripetendo quello che dico io.😀
    A parte che la frasetta citata sta nella motivazione e non nel dispositivo che è la parte che segue il PQM, non è da giorni che dico che quella formula significa che manca l’elemento soggettivo??? (si usa anche in altre ipotesi, ma statisticamente residuali).
    Però se dicono che manca il dolo, significa che una condotta (in questo caso omissiva) ASTRATTAMENTE rilevante c’è stata, una condotta, cioè, che avrebbe portato alla responsabilità se accompagnata da dolo, perché il dolo è necessari essendo appunto un elemento COSTITUTIVO (da qui la formula).

    Altrimenti avrebbero detto che non sussiste il fatto.

    Semplificando al massimo se dico che Tizio non l’ha fatto apposta, significa, tuttavia, che l’ha fatto o no???

    Da qui i dubbi (almeno miei): perché mi riesce difficile immaginare che gente di tale esperienza faccia errori del genere per superficialità.

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