Meglio un re come Berlusconi di un duce come Di Pietro.

E così il congresso fondativo del Popolo della Libertà è scivolato via con un grande successo mediatico.
L’incoronazione di Berlusconi a suo leader incontrastato (anche se forse non è poi più così vero…) è stata salutata, come da copione, dal giubilo dei suoi fans e dagli strali dei suoi oppositori.
Di tutte le critiche avanzate al Cavaliere, però, come sempre, quelle di Di Pietro si sono rivelate le vincitrici del premio “minestra riscaldata” e ma ormai pure un po’ inacidita.

“E’ un ducetto”, Silvio; “è un programma piduista”, quello del PdL.

Ora, dei due discorsi con cui Berlusconi ha arringato i suoi ad apertura e chiusura dei lavori della kermesse si può dir tutto: che è stato prolisso, a tratti demagogico, a tratti di un’ipocrisia imbarazzante, a tratti superficiale e scontato, a tratti debordante, ma per lunghi passaggi è stato anche sontuoso a tal punto che una volta tornato il silenzio se vi fosse stato in Italia (o nel mondo) qualcuno che non sapeva chi fosse Silvio Berlusconi e quale fosse la sua storia non avrebbe potuto far altro che applaudire e pensare seriamente di essere di fronte alla soglia di una vera Rivoluzione liberale guidata da un leader ipercarismatico di cui fidarsi ad occhi chiusi.

Purtroppo però, i più conoscono chi è Berlusconi e cosa nei suoi governi è stato capace di fare e quindi di non fare e la sua credibilità è appesa tutta alle iniziative riformatrici di questa legislatura.
Ma il futuro che ci è stato dipinto e indicato con tanta forza va ben al di là delle contingenze presenti e fa sperare, fa sognare, fa immaginare qualcosa di buono (anche perchè, giusto per esser chiari, Berlusconi non è eterno e Fini sembra poter avere un passo altrettanto deciso).

Ed eccoti il buon Tonino bollare il tutto come solo lui sa fare: Berlusconi è un ducetto e il suo programma è quello della P2.
Della serie…il bue che dà di cornuto all’asino.

A conti fatti, anche Di Pietro è un ducetto, anzi…lui è proprio un duce con tutti i crismi: capo supremo mai eletto e non detronizzabile del suo partito e soprattutto delle finanze della sua Italia dei Valori.
Parlando poi di connivenze tra potere politico, media, magistratura e poteri economici, beh…c’è solo l’imbarazzo della scelta: personalmente e in virtù delle sue alleanze politiche, l’Italia dei Valori di Di Pietro è la massima espressione di una moderna e subdola P2 (tanto quanto qualunque altro partito, intendiamoci…ma perchè fare così gli ipocriti!?).
Quando stava nell’Unione godeva dei magnifici rapporti che i suoi amici/colleghi diessini e margheritini avevano con banchieri e imprenditori, sindacalisti ed editori della carta stampata; soggettivamente invece, Di Pietro ha da sempre curato ottimi rapporti con la magistratura…
E nei governi prodiani che intendevano riformare la giustizia e che non hanno mai nemmeno tentato di smontare il sistema di controllo dei media da parte dei partiti, c’era anche lui…

Insomma, che Di Pietro si metta a pontificare costantemente sulle pagliuzze altrui senza guardare le proprie travi è diventato davvero desolante!
Qualcuno glielo dica, per favore, che ha un po’ rotto le scatole!

Anche perchè, se in parte il programma della P2 era deprecabile (come sicuramente lo era per le sue finalità), per ampi tratti era più che condivisibile. E lo era semplicemente perchè aveva centrato diversi dei problemi che tutt’oggi attanagliano il Paese. E non è un caso se bene o male nei programmi di tutti i partiti ritroviamo qualcosa di quel “piano”.

Ma Di Pietro no…deve distinguersi sempre e comunque.
Peccato non si accorga di essere tutto ciò che lui critica…

Comments
62 Responses to “Meglio un re come Berlusconi di un duce come Di Pietro.”
  1. Maurizio Cataldo scrive:

    Anonimo, io lavoro assai più di te, pago le tasse e sostengo che siano indispensabili… tu piuttosto accendi il cervello prima di rispondere.
    E magari firmati, cuor di leone.

  2. Anonimo scrive:

    BRAVOOOOOO! viva l’anarchia! Maurizio perche’ non vai a lavorare e ti rendi veramente utile alla nazione .

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