Procura del gossip della Repubblica.

E per l’ennesima volta, chi aveva sperato di trasformare il gossip in arma giudiziaria è rimasto deluso: la procura di Rimini infatti ha deciso di archiviare le posizioni di Saccà e Berlusconi e di distruggere le intercettazioni del caso perchè l’accusa non potrebbe in alcun modo sostenere in giudizio le proprie ipotesi incriminatorie nè in fatto nè in diritto.

Ovviamente però i vari Travaglio e Di Pietro e Grillo e tutti gli altri saltimbanco dell’antipolitica continueranno ad usare i testi di quelle telefonate per sostenere l’esatto contrario di ciò che i magistrati hanno appurato rendendo ancor più evidente la necessità di intervenire sulla disciplina delle intercettazioni.

Pare, tra l’altro, che sarebbero in via di definizione alcuni emendamenti al testo della nuova legge che tanto aveva fatto discutere in passato e che per il futuro dovrebbe invece recepire alcuni dei rilievi mossi da più parti del mondo politico e giudiziario: via quindi il limite dei “gravi indizi di colpevolezza”, sostituito con un ben più permissivo “sufficienti indizi”.
Altre limature riguarderebbero invece il carcere per i giornalisti che dovrebbe essere convertito in una sanzione amministrativa o in una multa.

Insomma: sebbene il capitolo Mills rimanga aperto e lasci spazio a dubbi e polemiche ben più spigolosi, il Cavaliere oggi può togliersi qualche sassolino dalla scarpa e tutti noi potremmo tranquillizzarci un minino sperando che quelle modifiche di cui si parla riguardanti la nuova legge sulle intercettazioni diventino realtà e smentiscano le cassandre che gridavano al regime e al favoreggiamento dei criminali. Come volevasi dimostrare, al contrario, l’opposizione (non solo politica) ha un ruolo determinante e il governo ne ha tenuto conto.
Alla faccia della dittatura…

Comments
46 Responses to “Procura del gossip della Repubblica.”
  1. Sharino scrive:

    Dare a cesare quel che è di cesare.
    Palazzo chigi dichiara che la frase pronunciata dal premier è “moi j’ai etidieé a la sorbonne”.
    A ben ascoltare il video è assolutamente credibile.
    Peccato che ci sia l’audio del presentatore sopra.
    Mi sembra strano,però, che dei francesi non capiscano una frase in francese…
    L’audio è abbastanza chiaro, non si tratta di labbiale, basta alzare il volume e si capisce bene quello che dice.
    E’ una tecnica pessima e controproducente attribuire a zio silvio più di quanto non faccia già.
    Ci sarebbero riflessioni da fare in merito all’espressione imbarazzata e il “non credo sia il caso di ripetere” di Sarko, ma in un post di scuse come questo sarebbe fuori luogo.

    Quindi ritiro i post in merito, chiedo venia, e ammetto che il “pare” era sarcastico e non sinceramente dubitativo.

    Sharino.

  2. Mike scrive:

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  3. anonimo scrive:

    @lucas

    e discorsi meno sconclusionati no?

    leggi e basta va…

  4. anonimo scrive:

    @lucas

  5. Procura del gossip scrive:

    Così hanno salvato il Cavaliere
    di Marco Lillo
    Gli incredibili salti mortali della procura di Roma per archiviare il caso Berlusconi-Saccà. Con motivazioni smentite dai fatti

    E ora chi lo va a dire ad Agostino Saccà? Per archiviare il procedimento contro il presidente del consiglio e l’ex manager di Rai Fiction, la Procura di Roma è stata costretta a smentire le affermazioni, la filosofia e la stessa ragione di vita del suo indagato. Uno dei pilastri sul quale poggia l’atto che chiede il proscioglimento per Berlusconi e per il manager Rai è infatti la mancanza della qualifica di “incaricato di pubblico servizio” per Saccà (l’altra è la mancanza della prova dello scambio, del do ut des, tra il manager e il premier). Per i pm di Roma Saccà non può essere corrotto, né da Berlusconi né da altri, perché la fiction Rai, il suo regno incontrastato fino al dicembre scorso, non è vero servizio pubblico. Esattamente il contrario di quello che il manager diceva in ogni conferenza stampa o intervista. Quando c’era da presentare l’ennesima soap sull’anoressia o sul a mafia, quando c’erano da difendere gli investimenti miliardari per produrre serie dalla durata sterminata, il manager Rai ha sempre detto con orgoglio: «Questo è il servizio pubblico». Siamo noi, spiegava Saccà ai giornalisti, che abbiamo raccontato agli italiani il romanzo popolare del ‘900. Siamo noi che abbiamo affrontato le vicende spinose della Seconda guerra mondiale e la storia dei Corleonesi. Saccà rivendicava con fierezza il suo ruolo di civil servant. Proprio quello che i pm romani gli hanno tolto per salvare lui e il premier.

    PUBBLICO O PRIVATO?
    Se la Rai con i suoi sceneggiati facesse servizio pubblico, Saccà sarebbe un incaricato di pubblico servizio soggetto (in caso) ai reati di corruzione e concussione. Per questa ragione i pm per prosciogliere Berlusconi e Saccà sono costretti a “degradare” la sua attività culturale. Per i pm romani solo la fase della trasmissione rientra nel servizio pubblico, non quella della produzione dei contenuti. Saccà quindi è un semplice manager “privato”. Alle sue eventuali malefatte si applicano le blande norme riservate ai dirigenti di Mediaset, non quelle rigide che disciplinano l’attività dei capi dei ministeri dell’Anas o dell’Enel. Saccà, dicono i pm, può fare quello che vuole quando sceglie le attrici pagate con il canone degli italiani. Può privilegiare le protette del Cavaliere e sacrificare quelle considerate dagli altri più brave. Non c’è nessun problema. In fondo nessun pm contesterebbe un simile comportamento a Piersilvio Berlusconi e ora, se la giurisprudenza elaborata a Roma prenderà piede, nessuno potrà contestarlo non solo a Saccà ma anche a Fabrizio Del Noce (Rai uno) o Giancarlo Leone (Rai cinema) e così via. Per tenere fuori Berlusconi e Saccà dal ginepraio nel quale si erano cacciati con le loro incaute conversazioni, la Procura di Roma ha fatto davvero i salti mortali. Le cinque paginette dell’archiviazione prontamente distribuite ai cronisti (dovrebbero essere segrete, ma evidentemente a Roma il segreto non tutela le indagini bensì gli indagati eccellenti) cancellano le massime della Cassazione e numerosi pronunciamenti di altri magistrati.

    A partire dalla sentenza della Suprema Corte del 1996 sul caso Baudo-Lambertucci-Venier. Quando i presentatori televisivi furono accusati di concussione per i compensi extra richiesti agli sponsor per i loro show, si difesero negando la loro qualifica di incaricati di pubblico servizio. Ma, prima i pm poi i giudici e infine la Cassazione, stabilirono il principio in base al quale al di là della qualifica privata della società Rai e al di là del contratto privato delle star, rileva il fatto che in ballo ci sono soldi pubblici. Una massima che valeva quando si sottraevano risorse pubblicitarie alla Rai facendo la cresta sugli sponsor e a maggior ragione dovrebbe valere oggi con Saccà che – a differenza di Baudo e amici – non maneggia denari privati ma pubblici.

    La procura di Napoli, forte di questo precedente, ma consapevole della delicatezza della questione, aveva blindato sul punto l’indagine chiedendo addirittura un parere a un luminare del diritto costituzionale, Michela Manetti, professore ordinario a Siena. La professoressa, al termine di un lungo studio della legislazione vigente, aveva concluso che Saccà è un incaricato di pubblico servizio. Da quello che è dato leggere nelle pagine distribuite ai cronisti, la Procura di Roma non ha degnato il parere nemmeno di un cenno.

  6. Lucas scrive:

    Esagerate,tutti esagerate. E basta!!!allora lui è filo-berlusconiano, altri sono filo-comunisti e basta, tutti tirano acqua al loro mulino…

    Dobbiamo essere noi lettori a capire come e cosa pensare.

    Leggo il suo blog e altri di fazione opposta. COSI SI FA. MA NON CRITICO 24ore su 24

    Quando dice il “nostro premier si è tolto un sassolino dalla scarpa” elimino completamente la frase…e passo oltre.

    ci sono altri suoi post che sono interessanti, è interessante vedere qualcuno che prova a fare il culo a travaglio e co… e in qualche occasione qualcosa di interessante su di loro lo scrive.

    (Santoro, washball, ancora santoro, CASO RETE 4 E LA FAMOSA MULTA CHE TUTTI STAVAMO PAGANDO dove e chi?, Travaglio e alcune sue frasi buttate li con la parola magica colluso e accostamenti vari non lecitissimi (tanto di cappello comunque a lui)il digitale di “berlusconi” (che è direttiva europea obbligatoria per tutti), grillo e l’inutilità del nucleare e delle discariche..peccato che il resto del mondo che lui adora e venera sempre vada in quella direzione (india cina america russia francia germania….bah)

    già non esistono blog di destra,
    invece che insultare e rompere il cazzo siate più imparziali VOI lettori…

  7. spartakus scrive:

  8. anonimo scrive:

    @neruda
    ma in che lingua parli?🙂

  9. neruda scrive:

    che tristezza.
    mi aggego a quello che pisciano sto blog nel tentativo dal basso di far qualcosa cari amici vogliamo far qualcosa per eliminare queste persone?

    ignoriamole 50 commenti per un articolo di merda son troppi.
    mi sono accorto che onestamente di parlare o degli insulti al caro marco poco frega forse abituato dal momento io ti ripagherei con indifferenza..

    per marco caruso solo indifferenza.
    pensateci.

  10. pippo io scrive:

    AAH SHARINO CHE MI CAPISCI :-p

  11. Sharino scrive:

    ecco Zio Silvio..

  12. Sharino scrive:

    Anonimo, Pippo era sarcastico😉

  13. Sharino scrive:

    Il premier “pare” averne combinata un’altra…
    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/nucleare2/berlusconi-gaffe/berlusconi-gaffe.html

    Se fosse stato il labiale di Di Pietro oggi sarebbe in mondovisione…

    E il pensatore avrebbe improvvisamente trovato un sacco di tempo😀

  14. anonimo scrive:

    sssssssi

    dato che in questo blog si da credito agli articoli del “GIORNALE” il massimo in fatto di libera informazione…..

    a pippo ma che stadddì?

  15. pippo io scrive:

    anonimo, l’espresso è comunista quindi non è degno di attenzione quando parla di berlusconi. anzi mai. anzi da domani niente più espresso nei bar italiani, gli cambieremo nome in “caffè delle libertà”

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