Da quasi difendibile a indifendibile.

Se pure tra molte perplessità l’impostazione dell’originario disegno di legge sulla riforma della disciplina delle intercettazioni poteva esser difendibile (soprattutto da strumentalizzazioni e colossali balle demagogiche); ma la toppa che hanno voluto mettere al buco è peggiore del buco stesso.
Il ritorno alle vecchie regole (quelle a tutt’oggi in vigore) e quindi all’utilizzabilità delle intercettazioni per i reati con pena superiore ai 5 anni, accompagnato da tutta una serie di previsioni per frenare l’abuso mediatico che ne poteva esser fatto, mi aveva sinceramente fatto ben sperare.
La delusione è arrivata leggendo l’altro articolo del codice di procedura penale che il progetto Alfano andrebbe a cambiare, quello cioè sui presupposti e le forme del provvedimento.
Passare dalla richiesta sulla base di “gravi indizi di reato” a quella sui “gravi indizi di colpevolezza”, vanifica praticamente (ovvero “nella pratica”) quanto di buono si poteva intravedere nel dietrofront governativo.
Il perchè lo spiega perfettamente (caso più unico che raro…) Luciano Violante. L’articolo è interessante, ma non starò qui a copiarlo in toto: vi rimando al link.
Comunque ve lo sintetizzo, usando le parole scelte per il titolo: “dall’abuso al divieto d’uso“.

Urge assolutissimamente l’ennesimo ripensamento.
Non si può (permettetemi il francesismo) fare un fiore e cacarci sopra.
Cribbio!

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Comments
35 Responses to “Da quasi difendibile a indifendibile.”
  1. Marco Caruso ha detto:

    @ Matteo: si, l’ho letto…come sempre molto interessante….

    forse un po’ tendenzioso, ma comunque condivisibile….

    qualcosa in quella legge non va, anzi…la legge in sè non ha senso posta così com’è.
    però non credo che i motivi ultimi ed unici che hanno condotto alla sua elaborazione siano così torbidi.

  2. Matteo Maratea ha detto:

    Un bell’ articolo per rinfrescare la memoria

    Non credo restino molti dubbi sullo scopo che la nostra classe politica intende perseguire quanto alle intercettazione telefoniche: non si debbono fare. Punto e a capo.

    In un primo tempo il metodo da utilizzare sembrava dovesse essere quello di ridurre all’osso i reati per i quali le intercettazioni sarebbero state consentite: solo quelli puniti con pene superiori a 10 anni di reclusione. Restavano fuori un sacco di reati gravi ma pazienza, quello che importava era che, tra quelli per cui non si poteva intercettare c’erano tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione; cioè tutti i reati abitualmente commessi dalla classe politica. Che infatti proprio in vista di questo obbiettivo si dava da fare per riformare la disciplina relativa.

    http://togherotte.ilcannocchiale.it/2009/02/04/la_saga_delle_intercettazioni.html

  3. Barbara Martini ha detto:

    Ma quale svista o cappella.
    Il DDL sulle intercettazioni ha da sempre l’intenzione di EVITARLE. E pensare che questo era il governo della sicurezza! Vergogna!

  4. Asdrubale88 ha detto:

    Su ragazzi, basta con gli insulti. E’ il modo sbagliato di fare le cose.

  5. Marco Caruso ha detto:

    @ Marco: sei solo un piccolo uomo……veramente, piccolo piccolo….

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