Sulle intercettazioni. Proposte.

Come si sa, a breve si discuteranno alle Camere le nuove norme in materia di intercettazioni, telefoniche, telematiche e ambientali.
Il testo da cui la commissione Giustizia ha inteso partire è quello presentato dal ministro Alfano l’estate scorsa. E ha fissato nel 21 di questo mese il termine ultimo per proporre gli emendamenti che gli schieramenti intenderanno presentare.
E dal clima che si respira si può immaginare che non saranno pochi.

Il ddl, così com’è, dà adito a preoccupazioni non irrilevanti sollevate da parte della magistratura, rilanciate dal partito di Di Pietro e recepite della società civile.

Alzando il limite per l’ammissibilità delle intercettazioni come strumenti di indagine per i delitti puniti nel massimo (della pena) dai 5 attuali ai 10 anni previsti nella riforma, dicono che molti reati (gravi e meno gravi) non sarebbero più perseguibili.

In realtà non è proprio così: le intercettazioni, infatti, non sono l’unico mezzo di ricerca della prova (i cui risultati, per divenire una prova vera e propria devono esser discussi e valutati in contraddittorio tra le parti durante la seconda fase del procedimento penale: il processo davanti al giudice), ma uno tra i tanti. Quindi non è detto che non potendo usare un simile strumento poliziotti e pm non potrebbero più braccare crimini e criminali.

Certo le cose si fanno più difficili.

A questo punto perciò è necessario realizzare un compromesso tra le esigenze di tutela della privacy e il più spedito ed efficace accertamento dei fatti penalmente rilevanti.

Il problema, quindi, a mio avviso si concretizza nel momento in cui:

  • le intercettazioni vengono usate per CERCARE notizie di reato.
  • le intercettazioni vengono diffuse sui mezzi di informazione quando invece dovrebbero rimanere segrete.
  • le intercettazioni sono ammesse con troppa disinvoltura.

Come fare allora, per trovare il giusto punto di equilibrio tra i diversi interessi pur senza intaccare le possibilità investigative?

Sicuramente (o probabilmente) non come sta facendo il governo.
Sebbene io possa condividere il principio che ne muove la determinazione (altri vorranno vedervi malizia, io no) non condivido le soluzioni fin qui prospettate.

ATTENZIONE: non fidatevi comunque delle roboanti notizie con cui i giornali vi sbattono in faccia che in un prossimo futuro sarete alla mercè di sanguinosi delinquenti che saranno lasciati liberi e impuniti. Quello è solo sensazionalismo.
Molti dei reati che usano come esempio di ciò che non si potrà più perseguire, in realtà non lo sono già oggi perseguibili col mezzo delle intercettazioni. Capirlo è facile: basta mettere a confronto i due testi. Legge vigente e proposta del governo.

Per cui, fatta questa necessaria premessa, arriviamo al dunque, cioè alle possibilità in campo.

Se l’obiettivo è quello di tutelare la riservatezza dei cittadini potrebbe sembrar logico accettare che un simile intervento dello stato nelle vite altrui avvenga solo per reati veramente gravi; ma in realtà diventa un controsenso se per privilegiare la privacy di Tizio lascio che Caio possa sentirsi meno col fiato sul collo. D’altronde, se sai che non puoi essere intercettato, ti concedi qualche libertà in più e sei in qualche modo facilitato nel tuo operato criminoso.
Per evitare questo inghippo, allora, bisogna guardare alle garanzie che si possono imporre per frenare (non limitare) questo enorme ed invadente potere che la magistratura detiene.

Quindi sarebbe giusto che a gurdia di tali diritti vi fossero requisiti certi.
Ovvero, che un’intercettazione possa esser disposta solo e soltanto quando essa è realmente necessaria e non altrimenti sostituibile ai fini dell’indagine.

Può darsi mi stia sbagliando, ma a come ne hanno parlato anche in passato, le intercettazioni sono usate con molta poca parsimonia (e con risultati nemmeno troppo gratificanti).

Ancora: siccome non è giusto limitare così tanto il numero dei reati per cui sarebbero ammissibili, allora ci si dovrebbe tutelare maggiormente dal pericolo di fuga di notizie.

E nel testo del disegno di legge c’è una simile previsione: sanzioni pesanti per chi divulga intercettazioni vincolate dal segreto.

Ma anche lì: che senso ha mettere in galera un giornalista?
Meglio fissare delle sanzioni pecuniarie che rendano sconveniente pubblicare notizie di cui solo la magistratura dovrebbe essere a conoscenza.
Alziamo il tetto della somma di denaro che un editore potrebbe dover sborsare. Facciamo in modo che i calcoli tra vantaggi e svantaggi economici saltino del tutto…

E già che ci siamo, poniamo in capo ad un magistrato di quella specifica procura la responsabilità penale e amministrativa per ogni notizia trapelata e che invece doveva rimaner custodita in ufficio.

Eliminiamo gli stralci che contengono informazioni su persone non indagate; e vietiamo che le intercettazioni concesse per un’inchiesta si trasformino in una scusa per creare una rete d’ascolto pari ad un grande fratello poliziesco con cui pescare notizie di reato che nulla hanno a che vedere con le motivazioni per cui è stata ammessa l’intercettazione.

Questo è ciò che penso.

Il tetto dei 10 anni di pena (nel massimo) come limite all’ammissibilità delle intercettazioni è troppo alto.
Può rimanere tale solo se viene affiancato da un certo elenco che specifichi i reati per cui è fatta deroga di questa disciplina così da reincluderli tra quelli investigabili attraverso le intercettazioni.

Dal 21 gennaio, comunque, ne sapremo di più e definitivamente e vedremo di tirare le somme.
Per ora sappiamo solo che nonostante il nuovo testo, per reati come corruzione, concussione, usura, estorsione e mafia (più tutti quelli puniti con 10 anni e più di pena) sarà ancora possibile chiedere l’uso delle intercettazioni. Sono tanti, ma tanti ne rimarrebbero fuori e sarebbe invece meglio restassero al loro posto…

Speriamo che questo nuovo clima tra le parti favorisca una soluzione migliore di quella ad oggi prospettata!

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Comments
One Response to “Sulle intercettazioni. Proposte.”
  1. Paolo Marani ha detto:

    Il DDL sulle intercettazioni è una vera porcheria, soprattutto se verranno lasciati fuori i reati contro la pubblica amministrazione, i quali ben difficilmente possono arrivare a 5 anni, figuriamoci a 10.

    Sono convinto che chi decide di fare il politico abbia l’obbligo morale (parola ormai in disuso) della trasparenza, pertanto deve accettare di essere più intercettabile degli altri, proprio perchè non deve avere nulla da nascondere nel servizio che presta al cittadino.

    Sono daccordo che i fatti penalmente rilevanti vadano taciuti fino a quando non sono depositati (e quindi resi pubblici), aspettare il processo è comuqnue assurdo, perchè sappiamo che i processi penali in italia durano dai 5 anni in su.

    Diverso il discorso invece per fatti NON penalmente rilevanti MA politicamente importanti, questi DEVONO essere divulgati, altrimenti come fa un cittadino a farsi una idea corretta di come gli amministratori gestiscono la cosa pubblica ? Per certi fatti, buon costume vuole che gli atti politici debbano ANTECEDERE quelli penali. Se il figlio di DiPietro viene pizzicato a elargire favoritismi perorando un tecnico suo amico per un appalto pubblico, questo non è penalmente rilevante ma è politicamente inaccettabile, bene ha fatto a DIMETTERSI, anzichè aspettare una qualsivoglia sentenza di un giudice.

    Se questo fosse il metro di giudizio, come nella maggioranza dei paesi europei e occidentali (che non é vero intercettano meno di noi, vedi USA), la metà del parlamento (maggioranza e opposizione) dovrebbero tornarsene a casa, quella sarebbe davvero una svolta morale di cui il paese ha disperato bisogno.

    Difendiamo la possibilità dei magistrati di intercettare senza vincoli burocratici assurdi, difendiamo i giornalisti che pubblicano rivendicando il loro diritto di informare e formare una opinione. Mandiamo a fanculo questi tentativi di strumentalizzare e imbavagliare la giustizia per proteggere i soliti poltronari.

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