E Di Pietro s’inventò il reato di “fermare l’unico partito d’opposizione”.

Farebbe anche ridere, se fosse una barzelletta.
Ma siccome una barzelletta non è, allora c’è poco da stare allegri.
Abbiamo un ex magistrato cui si sono attribuite qualità che evidentemente non aveva nè come uomo nè come giurista.
Non si spiega altrimenti la sua convinzione, portata addirittura davanti all’autorità competente (i suoi amici magistrati), che contro di lui e il suo partito sia stata ordita una terribile “azione criminale”: una “associazione a delinquere vera e propria che opera nell’ottica di un unico disegno criminoso portato avanti da più persone e a più livelli” con tanto di “mandanti, esecutori e fiancheggiatori.

Porca puttana! (scusate, ma quando ce vò ce vò!)

E che sarà mai successo al Tonino nazionale?

Drrrrrrrrrrrrrrrrr…..rullo di tamburi………drrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

Beh, qualcuno si è permesso di ricordargli che se voleva continuare a fare il moralista doveva anche comportarsi in maniera un po’ più trasparente e render spiegazione, ad esempio, sulla sua impostazione famigliare del partito e la gestione dei mezzi finanziari accumulati, tra le altre cose, grazie ad una legge per l’abolizione della quale si è fatto promotore.
Il qualcuno in questione è Il Giornale (della famiglia Berlusconi), reo, a suo dire, d’aver fatto troppe domande, di averlo messo in crisi, anzi, in croce.
L’unico modo per Tonino per uscire dall’angolo è stato “reagire”. Inventandosi la mega cazzata che ha sparato.
Una cannonata di livore sparata per recuperare un minimo di libertà di movimento, giacchè da qualche tempo è sotto il tiro incrociato della stampa nazionale che gli chiede contezza di fatti cui si ostina a non voler rispondere.

Tra i suoi sfoghi, ad esempio, non è presente una risposta che sia una riguardo al modo in cui è venuto realmente a sapere dell’inchiesta in corso a carico del suo collaboratore Mautone e che coinvolgeva anche suo figlio Cristiano in un giro di intercettazioni telefoniche.
Così come le sue delucidazioni in merito ai modi e ai tempi dell’acquisto dei suoi immobili non sono state del tutto esaurienti. Diciamo che ha omesso alcune cosucce su cui poteva esprimersi in maniera più chiara.
Ma tant’è. Lui è Di Pietro, l’uomo che può rompere i coglioni a tutti tirando fuori una questione morale al giorno, ma da cui è bene guardarsi dal porgli domande scomode.

Finisce che se uno indaga, ma qualcun’altro gli fa un appunto e sulla base di quelle inchieste gli dà un consiglio, quello (Tonino) risponde al secondo e querela il primo.

Qualcosa quindi non torna.

Ora dice d’aver cambiato lo statuto del partito perchè l’IdV è diventata “grande”. E vorrebbe l’applauso di tutti i suoi fans e non.
Peccato che senza quell’ “associazione a delinquere” che gli rompe tanto le scatole non gli sarebbe nemmeno passato per l’anticamera del cervello di cambiare le carte che teneva ben custodite nei suoi cassetti.

Eppure, prima parla di calunnie e poi…….poi va dal notaio e in fretta e furia redige un nuovo statuto.
E di quello di prima non dovrebbe parlarne più nessuno?
Del modo in cui sono stati gestiti i soldi del partito sulla base dello statuto precedente (che lo vedeva come amministratore unico assieme alla moglie e ad un’amica di fiducia di tutto il patrimonio) non si può far parola?

Ma lui è Tonino, il grande magistrato che ha sconfitto Tangentopoli.
Lo stesso che poi crea dal nulla “l’associazione a delinquere contro di lui”…ahah…
Poi qualcuno si stupisce se c’è chi s’interroga sulla sua laurea….

votami-su-oknotizie6

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Comments
32 Responses to “E Di Pietro s’inventò il reato di “fermare l’unico partito d’opposizione”.”
  1. ninolojmbard ha detto:

    Gentile Caruso, intervengo a distanza di tempo solo perché “les querelles” su Di Pietro si riaccendono con inusitata violenza. A me che abito da 40 anni a 10 km da Montenero, pugliese di nascita e molisano di adozione, certe cose risultano di prima mano. Intanto la Magistratura, giudicante e inquirente, andrebbe tenuta da parte, se non vogliamo, nel dopo (Falcone, Borsellino, Chinnici e decine e decine di altri Morti cd Servitori dello Stato) versare altre lacrime di coccodrillo. Ciò preciso tanto più che la Magistratura, ad oggi, non solo non ha potuto, ma forse, messa in croce , delegittimata ( e il senso dello Stato e il “vulnus” inferto alla Costituzione e alla convivenza civile?) non ha voluto ( vedi prescrizioni) processare Berlusconi. Oggi non sappiamo se il presidente del Consiglio abbia o meno commesso reati, neppure in ipotesi, perché in un modo o nell’altro, vuoi per egotismo o egocentrismo o egolatria, ritenendosi “legibus solutus). ha rifiutato di comportarsi come un comune cittadino di fronte alla Legge. Pertanto, per quanto in via surrettizia, il presidente del Consiglio, allo stato, è ingiudicato e ingiudicabile. Chiusa la lunga premessa, Di Pietro non ha ricevuto sconti giudiziari, è stato sottoposto a giudizio ripetutamente, si è dimesso da varie cariche e da ministro e si è difeso NEL processo e non
    DAL processo, senza far riconso a stuoli di avvocati del calibro di un Carnelutti. Se, stando ai fatti, Belusconi e ingiudicato, ancor più incolpevole è Di Pietro, fino a prova contraria di un eventuale diverso pronunciamento giudiziario. Quindi è inutile fare illazioni, se non si vuole correre il rischio di dovergli regalare altro denaro e altra pubblicità in termini politici. Nello Stato democratico e costituzioale ancora vigente se lei mi desse del ladro, io non avrei altro metodo civile di difesa che rivolgermi al giudice, dandole, come suol dirsi, ampia facoltà di prova.

  2. ninolombard ha detto:

    “Giornale” scandalistico , che per il solo fatto di essere “la voce del padrone” ritiene di poter infangare impunemente (vedi caso Mitrokhin, uno dei mille e mille esempi) l’altrui reputazione, alla pari di Panorama, Libero, e via discorrendo. Possibile che si sborsino € 400 milioni, solo perché la Magistratura sarebbe così corrotta da parteggiare per Di Pietro? Ma cari Montalcino di turno, mi prendete per beota? Il punto di partenza è uno solo: parlare e sparlare, dire e sottindendere, insinuare e ventilare, alludere e suggerire. Qualcosa alla fine rimarrà!
    Insomma un modo abbastanza vile di procedere. E questo lo chaiamate giornalismo?
    Quando poi, diventando eccessivamente spavaldi, in mancanza di un “lodo Alfano” ci si ritrova a dover pagarle le proprie magagne ecco la nuova: i Magistrati sono venduti. Vabbè.Tiremm’innanz!

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