Se dobbiamo diffidare anche di Saviano…

Le accuse?
Un po’ copione, un po’ inventore (di fatti e notizie), un po’ irriconoscente, un po’ affarista.
Così il mito di Gomorra e del suo autore si infrange contro una scomoda realtà.
E’ infatti in uscita un pamehlet con cui Simone Di Meo, giornalista e scrittore napoletano, intende mettere i puntini sulle i al fenomeno “Gomorra”.
In una anticipazione sui contenuti del libro ne ha elencato i punti salienti:

Un’inchiesta controcorrente sulla genesi del libro “Gomorra” e sul “fenomeno culturale” Saviano. La sta preparando sottoforma di libello il giornalista e scrittore Simone Di Meo che al VELINO ha anticipato i temi che verranno affrontati e ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a dedicarsi a questa pubblicazione. “Si tratterà di un pamphlet – dichiara Di Meo – in cui cercherò di dimostrare in forma di stretta indagine giornalistica che Saviano si è inventato molte delle cose scritte e come tante altre, dopo averle prese dai giornali, se le è attribuite attraverso una spregiudicata operazione di egocentrismo letterario. Gli appunti che muovo a Saviano, oltre a essere provocati da una vicenda che mi ha coinvolto personalmente la quale mi ha spinto a fargli causa, riguardano anche una valutazione complessiva di natura culturale e giornalistica sul valore del personaggio e sul valore del lavoro da lui scritto”. L’aspetto personale a cui fa riferimento il giornalista è l’utilizzo in “Gomorra” di stralci di inchieste condotte per il giornale Cronache di Napoli da Di Meo che però non è stato citato nel libro. “L’ufficio legale della Mondadori su mia segnalazione alla fine ha imposto dall’undicesima ristampa del libro in poi l’inserimento del mio nome. Almeno questo l’ho ottenuto”, spiega Di Meo.

Sono state soprattutto alcune dichiarazioni rilasciate da Saviano al festival di Mantova del settembre scorso, a provocare il risentimento di Di Meo: “In quell’occasione – racconta – Saviano accusò alcuni giornali tra cui Cronache di Napoli di parteggiare per la camorra. Una cosa folle che non sta né in cielo né in terra. Oltre al quotidiano al quale collaboravo se l’è presa pure con il Roma, il Mattino e altri. Prima saccheggia i giornali per scrivere il proprio libro e poi li accusa di stare dalla parte dell’illegalità? Lo sa Saviano che il clan Giuliano mi mandò una corona di fiori in redazione come intimidazione per un articolo che era uscito? Lo sa che ci sono stati parenti di pentiti venuti in redazione con taniche di benzina con l’intenzione di bruciarci? Lo sa che riceviamo quotidianamente telefonate di rettifica minacciose per articoli scritti?”. Di Meo rimarca anche l’“operazione scorretta dal punto di vista deontologico” compiuta da Saviano che si è citato in “Gomorra” come protagonista di episodi che invece sono accaduti ad altri. “Nessun fotografo di Napoli lo ha mai visto arrivare in motocicletta sui luoghi degli agguati, come racconta nel libro – spiega Di Meo -; così come è lecito dubitare del passo in cui narra di essersi recato in un bar di Secondigliano a intervistare gli ‘scissionisti’. E questi sono solo due episodi tra le tante parti del libro inventate”. (segue)

Di Meo sottolinea che sulla vicenda può parlare con cognizione di causa “perché io e lui ci siamo frequentati quando occupandoci entrambi di camorra, come succede ai giornalisti che trattano questa tema, era facile che ci incontrassimo e avessimo scambi di opinioni e di valutazioni. Io gli ho raccontato episodi che erano capitati a me e li ho ritrovati in ‘Gomorra’ come se fossero accaduti a lui. Emblematica la parte dell’arrivo del boss Paolo Di Lauro in tribunale quando fece l’occhiolino a un affiliato seduto nel pubblico in aula. In quell’occasione c’ero io e lo possono testimoniare i colleghi di altre testate. Questa storia l’ho raccontata a Saviano e nel libro viene riportato che era capitato a lui di stare seduto quel giorno in aula. Capisco che sia esagerato mettersi a fare polemiche nel rivendicare la paternità di chi abbia visto l’occhiolino di Di Lauro, però – stigmatizza Di Meo – non è neppure giusto che adesso Saviano assurga a coscienza critica della categoria di giornalisti e che dopo aver rubato le esperienze altrui si metta a pontificare accusando i suoi colleghi di essere collusi con la camorra”.

Su “Gomorra”, Di Meo evidenzia come si tratti di un libro che esalta in maniera parossistica la capacità militare, economica, finanziaria, commerciale dei clan dimostrando nel contempo quanto lo Stato sia inetto a contrastare la camorra. “In tutto il volume – spiega il giornalista – non c’è un nome di un magistrato, di un poliziotto, di un carabiniere, di un finanziere, di un vigile urbano che abbia con il proprio lavoro contrastato il fenomeno malavitoso. La procura di Napoli in tre anni ha smantellato le organizzazioni criminali più pericolose non certo perché le ha denunciate Saviano, ma perché ci sono informative di reato e c’è stato un efficace e profondo lavoro delle forze dell’ordine, dell’intelligence e della magistratura che ha permesso questo risultato. “Gomorra”, al contrario di quello che si pensa, è assolutamente sbilanciato dalla parte della camorra che invece non è così imbattibile come la dipinge Saviano. Tutto il racconto si dipana infatti senza che alla fine venga detto che il boss Di Lauro è stato arrestato, che ‘Sandokan’ Schiavone è sepolto sotto 200 tonnellate di cemento armato e uscirà dal carcere solamente morto o che il clan dei Casalesi ha avuto confiscati negli ultimi anni beni per centinaia di milioni di euro. Mi domando allora a che serva promuovere, come qualcuno propone, “Gomorra nelle scuole come libro di testo. È per caso un racconto educativo? È solamente un inno alle capacità economico-imprenditoriali della camorra senza alcun peso e contrappeso”.

Soprattutto si è venuta a creare la figura dello scrittore intoccabile, a cui non possono essere mossi appunti e critiche, anzi si è creato una sorta di ipse dixit intorno a tutto quello che dice Saviano. “Addirittura magistrati validissimi, di prima linea, conoscitori della camorra gli hanno attribuito il merito di aver scoperto i Casalesi, che sono almeno 20 anni che stanno a Caserta – sottolinea Di Meo -. Nessuno evidenzia invece che ci sono state prima di Saviano inchieste monumentali portate avanti da pm coraggiosi, riportate anche dalla stampa locale con grandissimo risalto”. Sollevare obiezioni nei confronti di “Gomorra” equivale a prendersi nella migliore delle ipotesi l’accusa di invidiosi, se non quella di essere collusi con la camorra. “Non ritengo giusto che un personaggio come Saviano, che ha copiato per un 50 per cento dagli altri giornali e l’altro 50 per cento se lo è inventato o ha semplicemente riportato quanto scritto in atti ufficiali pubblici, assurga a testimonial della legalità nel mondo e ad emblema della lotta alla mafia – continua Di Meo -. Per non dire del fatto che adesso un giornalista o uno scrittore che vogliano parlare di legalità, di tematiche giudiziarie o di cronaca nera sembra quasi che siano obbligati a rifarsi a “Gomorra”.

Allora chi ha creato o ha spinto questo fenomeno letterario? “Credo che la fortuna di Saviano – risponde Di Meo – sia stata da una parte quella di aver saputo sfruttare la sensibilità dell’opinione pubblica che in quel momento era attenta a tutto ciò che poteva riguardare il mondo dell’illegalità e del crimine. E poi una serie di avvenimenti, spontanei o provocati, che hanno innescato un meccanismo di pubblicizzazione internazionale di questo prodotto letterario. Però io mi domando: perché Saviano non è mai invitato in televisione in un contraddittorio serio con dei cronisti? Perché gli mettono sempre come spalla dei politici che vivono a Trieste o a Genova e che di camorra hanno letto solo sulla Treccani poco prima di andare in onda? Saviano è protetto da un cordone sanitario che gli impedisce di confrontarsi con la realtà. Ha sempre rifiutato una pubblica discussione. Due anni fa il sindaco Iervolino in occasione del premio Siani affermò di trovare paranoico Saviano che vedeva la camorra ovunque. Neppure una settimana dopo l’Espresso fece partire una campagna contro la Iervolino che aveva osato attaccare il giornalista anticamorra eroe dei napoletani. Nelle scorse settimane il ministro Maroni e Giuliano Ferrara che avevano ugualmente mosso qualche appunto nei suoi confronti, sono stati costretti anche loro a fare marcia indietro”.

Di Meo riferisce di un altro episodio relativo al “mito” letterario venutosi a creare intorno al libro di Saviano. “Ci sono chimici dei clan – spiega – che fanno provare ad assaggiatori ufficiali le dosi di droga prima di immetterle sul mercato. Questa notizia, nota da cinque anni, è stata ripresa da Saviano. Quando recentemente si è parlato di nuovo di questo episodio, i giornali hanno citato la vicenda prendendola come è stata pubblicata in “Gomorra” non come uscita dall’inchiesta antimafia del 2003 che portò all’arresto di 50 persone. Il libro ha azzerato tutto quanto fatto prima. Una cosa, insomma, diventa vera solo se è stata citata da “Gomorra. Io invece parto dal presupposto che gli scrittori o i giornalisti non possono sostituirsi alle forze dell’ordine nel contrasto all’illegalità. Quindi non posso condividere Saviano quando rimarca il valore della ‘forza della parola’ perché questa a mio giudizio non può competere con la forza di un’indagine, di un arresto, di un’intercettazione o di un blitz”. E su Saviano chiamato recentemente alla scuola della Guardia di Finanza per tenere una lezione sul metodo investigativo? “Un episodio che testimonia il livello di lobbying letterario, culturale, commerciale, di marketing che si sta facendo intorno a “Gomorra” – commenta Di Meo -. Non capisco cosa possano imparare da lui i finanzieri che dovrebbero fare indagini di natura patrimoniale sui flussi di denaro. E poi Veltroni che invita Saviano a fare il professore di legalità alla scuola del Pd. Sicuramente una mossa intelligente dal punto di vista della comunicazione, perché Saviano è diventato una star internazionale. Curioso però sarà vedere in questa scuola del Pd un professore di economia, che magari ha insegnato nelle più prestigiose università, avere a fianco di Saviano il cui merito maggiore è stato quello di aver copiato lavori di colleghi giornalisti e atti di inchieste giudiziarie”.

Nei giorni scorsi è stato arrestato un attore, il terzo, del film di Matteo Garrone tratto dal libro di Saviano. “Altra vicenda folle – dichiara Di Meo – scoprire che Garrone, un intellettuale ispirato dalle muse artistiche, abbia preso i camorristi di Castel Volturno per fare il film. Pensava forse che il verismo alla Rossellini, alla De Sica o alla Bergman si raggiungesse prendendo i criminali per strada e facendoli recitare? Su questa vicenda si possono fare due ipotesi. O Garrone non sapeva cosa facessero i suoi attori nella vita reale, ma sembra strano che abbia avuto così tanta fortuna nel trovare persone che abbiano ricoperto lo stesso ruolo nella realtà e nella pellicola. Oppure lo sapeva e allora in questo caso avrebbe compiuto, come ha fatto Saviano con il libro, una spettacolarizzazione della camorra dandole una ribalta internazionale dal momento che il film concorrerà agli Oscar con tanto di firma di Martin Scorsese”.

Cosa chiederebbe Di Meo a Saviano nel caso avesse l’opportunità di trovarselo di fronte in un dibattito pubblico? “Gli chiederei innanzitutto se si rende conto del meccanismo in cui è capitato – confida il giornalista -. Ho l’impressione, infatti, e me ne dispiaccio dal punto di vista umano, che Saviano stia diventando vittima dello stesso ingranaggio che ha dato vita al fenomeno “Gomorra”. Sin dall’inizio si è comportato come una personalità, come il punto di rottura rispetto a un vecchio modo di intendere il giornalismo di camorra e la cultura della legalità. Mi sembra anzi che ultimamente si sia calato nel personaggio anche dal punto di vista fisico, sempre così pensoso e mimico. Adesso su di lui ci sono aspettative enormi, anche perché dopo “Gomorra” tutti si aspettano cose eclatanti su qualsiasi argomento deciderà di scrivere. E intanto si è sviluppato un carrozzone gigantesco dietro questo fenomeno, con interessi enormi dal momento che stiamo parlando di un libro che ha venduto un milione e duecentomila copie, tradotto in trenta lingue e di un film che forse vincerà l’Oscar. Si è venuto a creare uno scenario dove un ragazzo di 29 anni dice alle forze dell’ordine come indagare, ai magistrati se hanno fatto bene o male il loro lavoro, ai colleghi giornalisti che sono collusi con la camorra. Tutta questa macchina gigantesca che si è generata finisce poi per fare torto allo stesso Saviano al quale almeno un merito va riconosciuto: quello di aver adottato uno stile narrativo vincente e di raccontare la camorra in maniera discorsiva senza note in fondo alla pagina che appesantiscono il testo”.

Un vero peccato…

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Comments
23 Responses to “Se dobbiamo diffidare anche di Saviano…”
  1. RS ha detto:

    cari di meo è un uomo legato al mondo criminale. è indagato per truffa. vi prego non cadete nella sua trappola. è addetto stampa di sergio di gregorio…politico indagato per mafia..orsù è un vile diffamatore

  2. Marco Caruso ha detto:

    mah…….che ci guadagno io?

    coi commenti non si vive, nè mi mangio le colonnine dei contatori……..tanto meno l’indignazione mi servirebbe in tal senso…

    a occhio e croce, il tuo ragionamento regge poco….

    ma lo continui a portare avanti perchè non sai che altro dire e siccome più volte (sempre…) ho detto cose contrarie a quelle che pensi, non ti resta che buttarla sulla banalizzazione.

    questi sono miei pensieri che intendo condividere per confrontarmi…
    è ovvio che le cose di cui scrivo siano il prodotto della mia indignazione, ma non pretendo che anche gli altri si indignino.
    voglio solo capire come la pensano.

    se invece vuoi per forza travisare, allora il discorso è diverso…

  3. Sharino ha detto:

    Asdrubale, pensatore ha capito eccome, ha capito più di noi.

    E’ un commerciante, un bravo commerciante, e nel commercio non importa cosa vendi, importa che lo vendi.

    E lui, con PR5 e coi commenti che s’impennano, è un ottimo venditore (diverse volte mi sono complimentato con lui).

    Vende indignazione, e non butta via nulla, usa tutto ciò che può essere utile allo scopo (Grillo, Travaglio, Santoro, Saviano, Hamas, Eluana, solo per citarne alcuni) e noi ce la compriamo.

    A volte l’indignazione è talmente tanta che persino io che conosco il tranello ci cado e pago col mio commento.

    Va solo elogiato per quello che fa, poi de gustibus su quello che è.

    Sharino.

  4. Marco Caruso ha detto:

    @ Sharino: la notizia è che l’uomo morda lo squalo e non che lo squalo morda l’uomo…ecco perchè non ne ho scritto.
    oltretutto, che scrivevo a fare se non avevo nè comprato il libro nè visto il film?

    quando però ho letto l’intervista di Di Meo mi son detto: non c’è niente da fare……..l’italiano è furbo a prescindere!

    ergo:

    non son stato corista, perchè non mi sono unito ad alcun coro….
    non son stato vigliacco perchè non devo prender le distanze da alcunchè…
    non sono ipocrita perchè ho detto una verità difficile da smentire e verso cui son sempre stato coerente (tant’è che per me una persona non va giudicata negativamente o positivamente per un solo esclusivo merito o demerito).

  5. Marco Caruso ha detto:

    @ Adrubale: son cose arcinote…….come faceva notare Sharino non sono il primo a parlarne.
    e se leggi l’intervista/anticipazione trovi un passaggio in cui viene spiegato come Mondadori, onde evitare guai legali con Di Meo ha inserito il nome del giornalista napoletano nell’elenco delle fonti…

  6. Sharino ha detto:

    Non ho visto un tuo post parlare bene di Saviano quando non era nessuno, nemmeno quando è uscito il libro, nemmeno quando era sotto scorta per le minacce, insomma quando era “candido”.
    Stavi zitto, insieme a fido bau.

    Ora esce che ha rubato le caramelle in un supermercato e spuntano diverse tue righe.

    Sollevi un’eccezione ALTRUI (da corista)

    Poi te ne distacchi (da vigliacco)

    Poi la giustifichi dicendo che i grandi meriti nessuno glieli tocca (da ipocita, visto che lo stai facendo TU abbracciando dubbi ALTRUI)

    complimenti pensatore, hai vinto un altro commento, mi sento un po’ pecora a scriverti ancora.

    Sharino.

  7. Asdrubale88 ha detto:

    Perchè è ancora tutto da verificare caro pensatore….capito?

  8. Marco Caruso ha detto:

    Sharino, non ti scaldare……..

    non sto criticando Saviano. A lui vanno grandi meriti per ciò che ha fatto.
    ma anche nelle grandi imprese si possono riconoscere i segni di alcune birbonate: perdonabili, ci mancherebbe, ma su cui si può ben riflettere.

    insomma, non si fa altro che identificare alcune persone come l’esempio per un’Italia migliore, che può farcela, diversa….e poi……..

    prendi quel signore che aveva denunciato i suoi aguzzini estorsori: bravissimo! poi vai a vedere e commetteva reati pure quello…bella figura.
    rimane il merito d’aver avuto il coraggio di denunciare, ma perchè non dire che covava un’altra faccia? Si può ammirare la persona per quel che di buono ha fatto ed imparare dai suoi errori per quelli che ha commesso.

    così Saviano: geniale e intraprendente, diciamo pure coraggioso…epperò si è dimostrato un classico figlio dell’Italia in cui è nato…

    negarlo o nasconderlo è da sciocchi e da codardi…
    che ti cambia? i suoi meriti nessuno glieli tocca.
    ma perchè far finta di niente? perchè non dire che quello per cui è stato apprezzato da mezzo mondo in realtà è frutto anche di qualche furberia…?

  9. Anonimo ha detto:

    Pur di provocare non si butta niente, vero pensatò?

    Ti scrivo dalla città di Roberto, e lavati le mani prima di scrivere di lui.

    Hai messo la dignità intellettuale sotto ai piedi, e questo ti porta tante belle visitine e tanti commenti (che siano aspri non t’importa, basta che ci siano).

    a proposito, ci sono tanti bei sederini già sufficientemente umettati da fido bau (cerca su youtube “fede Saviano”) arrivi tardi col tuo coro.

    Sharino.

  10. mah ha detto:

    però, adesso il libro lo sta preparando pure lui…ehhhmmm

  11. Anonimo ha detto:

    Il mio pensiero è che fra colleghi ci si dà una mano…si parla.e io consiglio, aiuto sempre..ma spesso mi è capitato, dopo ottimi risultati, di provare “l’ esilio”. Amici e colleghi pronti a dire che non fatto qualcosa non fossi in un posto ecc.solo PER GLI ESITI POSITIIVI(al momento dei negativi, vai con le pacche sulle spalle!)e se su 5, 4 sono d’accordo nell’ affermarlo,anche se falso..tu a chi credi?perchè si accende la cattiva luce e…
    ..parlo a livello solo scolastico immagino in altri…
    poi preferisco uno che sbagli qualche data, la forma, insomma sia impreciso…ma ci mette la faccia.. e il cuore. io senza Saviano, data forse la mia età, non avrei conosciuto, per esempio, Don Diana.
    è un processo alle intenzioni e ai ricavi materiali.

  12. Marco Caruso ha detto:

    l’impressione può sembrar questa, ma le denunce di Di Meo risalgono già all’uscita del libro.
    rimasero però inascoltate, perchè non sono in pochi a fare un’equazione come quella espressa da Asdrubale: se vai contro o hai qualcosa da appuntare ad un testo come Gomorra, passi in due secondi dall’altra parte della barricata.
    disdicevole…eppur succede…

  13. Anonimo ha detto:

    mi chiedo” se GOMORRA non avesse riscosso successo, ma rimasto in fondo ad uno scaffale a prendere polvere, Di Meo ne parlrebbe? se lo avesse, invece, citato? sembra ossessionato dalla questione Saviano. Quando qualcuno, per me, dice bugie, lo lascio stare, non lo perseguito, continuo la mia vita il mio lavorolo,dato che sembra lo sappia fare meglio, afferma. invece lui no, e dopo due anni.. e l “eletto” qua e il suo Marketing di là..mah
    Sembra, ora che ogni guaio del Paese e dei Campani dipenda da Saviano

  14. Asdrubale88 ha detto:

    Scusa pensatore, ma è colpa della polizia che porta a galla il delitto o è colpa dell’assassino?
    E’ colpa del medico che ti dice che hai un tumore o è colpa tua che non hai mai mollato le sigarette?
    E’ colpa dello scrittore o dell’Italia di merda in cui viviamo, se la nostra reputazione peggiora continuamente?

    Al sud italia non esistono capitali esteri praticamente!
    Gomorra è un libro che fa conoscere il tumore! Lo scopre, lo rende evidente e imbarazzante!
    Lo rende più che mai urgente da rimuovere, pericoloso ed in espansione!
    E’un monito per le altre popolazioni, è un monito per noi italiani.

    Dai per favore…siamo un po’seri. Un minimo di giudizio!
    Personalmente non hai ancora capito l’approccio critico alle notizie.
    Seriamente, prova a farti una veloce autocritica…

    C’è da dire che tutte queste cose su Saviano sono da verificare, in quanto un modo per screditare un opera importante come questa è appunto di minarne le fondamenta in questo modo.
    Questa è la camorra. O meglio, è anche questa!

  15. evil witch ha detto:

    ti dirò, io ogni tanto qualce quotidiano lo sfoglio, ma non è che fossi molto informata (tuttora non penso basti un solo libro per una buona informazione). I telegiornali lasciamoli perdere per favore, le uniche cose su cui riescono a fornire un buon livello di informazione sono ricette, gossip, lo scandalo del giorno e la conaca nera tipo Perugia e Cogne….
    Il fatto che il popolo italiano non legga granchè e non si informi è noto ed è veroche è un demerito: ancor più merito allora a chi riesce a farsi ascoltare nel disinteresse generale. E a ci riesce a rendere interessanti, a modo loro, fatti importanti che altrimenti verrebbero ignorati.
    A me personalmente poi non interessa il motivo per cui Gomorra ha avuto successo, però credo importante il messaggio, quindi sono contenta che sia passato.
    “Gli stranieri”… Eh, sicuramente abbiamo fatto la figura dei soliti “maffia”, del resto, “chi è colpa del suo mal, pianga sè stesso”, basta che non diciamo che Saviano doveva stare zitto per non farci fare brutta figura all’estero: “i panni sporchi si lavano in casa?”

  16. Marco Caruso ha detto:

    Ciao Anna, bentornata e buon anno anche a te…

    penso che il libro abbia avuto il grande merito di raccontare alla gente quello che alla gente scoccia stare a sentire ai telegiornali o nelle trasmissioni ad hoc o che troverebbe scritto anche sui quotidiani…se solo avessero la cura di sfogliarne qualcuno…
    il chè però si trasforma nel demerito per gran parte degli italiani di avere scarsa dimestichezza con la ricerca delle notizie: sostanzialmente, ci piace pensare di vivere nel “miglior mondo possibile” e quindi, che senso ha indignarsi se tanto nulla può cambiare?
    nel frattempo, il grande successo Gomorra lo ha avuto anche perchè molte persone si nutrono di scandali e si appassionano alle storia di camorra o di mafia.
    gli stranieri poi….beh….per loro è stato un motivo in più per farsi una brutta impressione del nostro Paese…
    ma tant’è….
    complimenti a Saviano……..solo che a quanto pare, poteva pure essere più generoso con le citazioni…

  17. Marco Caruso ha detto:

    @ Pippo: ed è questa la cosa strana: in Italia paga solo e sempre il sensazionalismo…

  18. evil witch ha detto:

    p.s. cavolo mentre scrivevo un commento voi ne avete postati altri 2!!!

  19. evil witch ha detto:

    Caro pippo, noterai che Di Meo furbescamente si è parato dalla tua accusa di gelosia intanto che strepitava… Dicevano già nell’antica Roma che “excusatio non petita…”
    Cmq è curioso come un romanzo che a questo punto altro non sarebbe se non fiction, plagio e racconto di fatti stranoti non si sia rivelato un flop colossale ma anzi abbia tirato milioni di copie, con l’autore stesso sotto scorta armata anzichè scortato dai suoi legali alle decine di cause per plagio che ci aspetteremmo, avesse copiato tutto, e per diffamzione per quanto riguarda la metà inventata.
    Con qeusto, Saviano descrive una realtà che ha davvero dell’incredibile, a cui non voglio credere, ma se fosse vero anche solo 1/10 di quel che c’è scritto onore e merito a chi è riuscito a denunciarlo al vasto pubblico. Se le inchieste c’erano prima e nessuno dei non addetti ne sa nulla, la colpa è dei giornalisti (come Di Meo) che evidentemente prima non hanno saputo divulgare alcunchè. Se ai tg vedessimo un pò meno gastronomia e un pò più “gomorra”, anche non quella by saviano, tanto per cambiare… Non c’è bisogno di essere collusi per far male il proprio lavoro, Saviano sbaglia: magari sono solo incapaci 🙂
    p.s. Auguri a tutti, di buon Natale, buon 2009, Epifania, Pasqua, Ferragosto etc…
    Anna

  20. pippo io ha detto:

    io mi fermerei al merito d’aver realizzato un’opera che avrebbe potuto realizzare anche il di meo, ma non l’ha fatto, saviano sì.
    L’accusa di mantova era circostanziata mi pare al fatto che i giornali locali facevano da intermediari tra i camorristi in galera e quelli fuori, ospitando gratuitamente le loro sparate.
    Non mi pare che il Saviano se la passi tanto bene da quando ha scritto il libro, non so il di meo. Resta il fatto che i riflettori sulla camorra si sono illuminati acnor di più per il libro di Saviano, non per le inchieste del Di Meo.

  21. Marco Caruso ha detto:

    il punto è: è davvero coraggioso Saviano? o si è costruito l’immagine e il fascino dell’impavido giocando sull’audacia altrui?

    detto questo: sicuramente a Saviano va dato il merito d’aver realizzato un’opera in cui nessuno si era cimentato…

    ma è giusto prendersi tutto il merito quando andrebbe diviso equamente con altri?
    è una questione di lealtà verso gli altri giornalisti coraggiosi che tutti i giorni lottano davvero contro la camorra perchè vanno ad investigarla là dove essa esercita più forte il suo potere…
    e poi, perchè invece arrivare a screditarli e a gettarli in un calderone in cui non meriterebbero di stare?
    sembra quasi l’abbia fatto proprio per accaparrarsi la quota maggiore possibile degli onori alla faccia di chi ha lavorato sodo al posto suo…

  22. pippo io ha detto:

    oh mamma! a prima vista quello del Di Meo pare tanto uno sfogo di gelosia per il successo del Saviano sullo stile “Cazz’ perchè non ci ho pensato io?”.
    Non so, il libro “Gomorra” è definito un Romanzo, pertanto le accuse dette dal Di Meo le trovo abbastanza stupide lette in quest’ottica.
    Il fatto che parecchi personaggi citati nel libro siano stati arrestati DOPO la pubblicazione e NON prima mi fa pensare che comunque l’opera del Saviano sia comunque particolarmente meritoria e l’enorme successo del libro e del film scatenano inevitabilmente gelosie di bassissimo livello.
    Come il tipo dell’espresso che, facendo le debite proporzioni ovviamente, accusa travaglio citando gli sms privati scrittigli dal travaglio medesimo.
    Mi viene da concludere “Brutta bestia l’invidia” davvero brutta per ridurre la questione gomorra a una querelle di giornalisti locali sulla paternità o meno di porziuncole di azioni citate nel romanzo.

    Dopo l’uscita del Cannavarone nazionale ci voleva un’altra ombra su Saviano, massì, isoliamo i cronisti coraggiosi e teniamoci la camorra, basta farci affari insieme e si sta meglio no? Lo stesso dicasi per la mafia, siate conniventi e non solo non vi succederà nulla, ma ne guadagnerete.
    Personalmente questa deriva non mi trova d’accordo.

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