Qualcuno spera che Grillo mi quereli per come ho parlato di lui e dalla sua Bio-Palla. Wow…diventerò anch’io un martire dell’informazione…

Sentite un po’ qua: questo è il commento di un tale di nome Roberto Calore.
Si parla di Grillo e della sua truffaldina bio-palla lavatrice.
E mi fa un augurio tutto speciale.

ps: caro marco avviso che l’ho segnalata tramite e-mail alla rete beppe grillo poichè stanno organizzando varie querele insieme alla biowashball, ai danni di tutti quelli che parlano senza provare e quindi sapere.
visto che lei è il tipico che parla senza sapere me sembrato il minimo far questo per coscienza civile perchè persone come lei, le quali criticano faziosamente senza portare o cercare di portare nessun tipo di miglioramente onestamente non servono a nulla anzi.Nella speranza che venga querelato li porgo i miei saluti.

Beh…non posso che esserne lusingato. Sto per diventare anch’io un martire della libera informazione… Osanna!!!!

Il tutto, per aver parlato di Grillo e della sua palla-balla in seguito alla trasmissione “Mi manda Rai 3” che ne aveva dimostrata l’inconsistenza scientifica.
Giudicate voi…
QUI
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Olimpo…sto arrivandoooooooo

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Comments
33 Responses to “Qualcuno spera che Grillo mi quereli per come ho parlato di lui e dalla sua Bio-Palla. Wow…diventerò anch’io un martire dell’informazione…”
  1. Anonimo ha detto:

    evil witch, scusami.

    Il altt crudo non fa male per davvero!

    il latte crudo contaminato fa male, siamo precisi.

    ANche l’acqua non fa male, ma se contaminata dallo stesso ceppo batterico del latte crudo fa malissimo (io me la sono cavata per il rotto della cuffia, ne so qualcosa).

    Quello che fa male è l’ignoranza dei genitori, quindi ben venga l’allarmismo, ma non la chiusura dei distributori.

    Se vuoi allarghiamo il discorso sull’ignoranza, metà degli incidenti sul lavoro potrebbero essere evitati se gli operatori fossero correttamente informati invece che essere lasciati nell’ignoranza (i corsi costano e tolgono ore produttive); metà delle diatribe politiche potrebbero essere evitate se i politici (di destra e di sinistra) prima di rilasciare dichiarazioni si informassero dei problemi effettivi invece che fare sfoggio della propria ignoranza.

    Vedi io non sopporto Travaglio, ma lui si documenta perfettamente su un problema prima di parlarne, usa le parti che fanno comodo a lui e si prepara per le risposte da dare a chi gli contesta le parti non dette, poi sta a noi approfondire a nostra volta, perché spesso ignorano i fatti completi quelli che lo appoggiano in toto ma a volte ignorano i fatti quelli che gli danno addosso.

    Su questo blog, invece, trovo sempre delle posizioni contro travaglio ma ben informate, magari non condivisibili, però con una buona conoscenza dei fatti

  2. Alvin ha detto:

    Roberto perché non mi versi un 100k euro su un conto alla cayman? Prometto di renderti il 100% entro 6 mesi. Non sono un truffatore, solo uno che cerca di farti guadagnare!

    Matteo, te la sei legata al dito eh? Mamma mia che poveretto. Io fossi stato Pensatore l’allusione su Grillo me la sarei risparmiata, di personaggi squallidi che campano sulle insinuazioni ma se ripagate con la stessa moneta minacciano querele ce ne sono una marea. Però, in fondo, dopo che Travaglio è andato in tribunale a difendersi per un articolo in cui ha scritto che Confalonieri dovrebbe “guardarsi allo specchio e sputarsi in faccia” invocando il diritto di satira, direi che quello che ha scritto Marco rientra tranquillamente nel diritto di critica. Ah no aspetta, Travaglio è stato condannato. Gh.

  3. Anonimo ha detto:

    Per non pCONTESTO

    L’Escherichia coli O157:H7 è stato identificato per la prima volta nel 1982 come causa di una epidemia di colite emorragica e sindrome emolitico uremica negli Stati Uniti. Da allora questo patogeno è considerato la principale causa di diarrea emorragica ed è isolato da coprocolture come terzo patogeno dopo Salmonella e Campylobacter.
    Tra il 1983 ed il 1991 si è verificato un aumento esponenziale del numero d’infezioni da E. coli O157 verocitotossico: nella sola Scozia si è passati dai 10 casi del 1984 e 1986 ad oltre 200 casi nel 1991. Il maggior tasso di infezione, però, si è registrato in Canada, paese in cui routinariamente si esegue la ricerca di E. coli O157:H7 negli ospedali e nei centri di salute pubblica. Nel 1987 vennero identificati, infatti, nei laboratori canadesi 1342 casi positivi (5,2 casi per 100’000 abitanti).
    Dal 1993 si è registrata una diminuzione del numero di infezioni in Canada ed in Scozia grazie all’introduzione di piani di prevenzione. Studi canadesi hanno evidenziato un rischio maggiore di contrarre l’infezione per i soggetti in continuo contatto con il bestiame (Wilson et al., 1996). Incidenza maggiore, inoltre, si è rilevata per i soggetti appartenenti ad aree rurali (Mac Donald et al., 1996).
    Il numero di reports di epidemie e di casi di malattia è, comunque, in costante aumento in tutto il mondo: i soggetti più frequentemente colpiti sono i bambini, gli anziani e gli immunodepressi (A.A.V.V., 1997).
    Principali imputati per la comparsa della malattia nell’uomo sono gli alimenti: in particolare sono chiamati in causa la carne poco cotta, il latte non pastorizzato ed i prodotti da questo derivati. Punto cruciale è rappresentato dalle operazioni di macellazione e di mungitura durante le quali feci animali contenenti E. coli possono contaminare le carcasse o il latte. Buone pratiche igieniche di macellazione, quindi, possono ridurre drasticamente il rischio di contaminazione delle carcasse (Bonardi S. et al., 2003). Recentemente è stata messa in evidenza una correlazione tra la positività fecale e la contaminazioni delle carni: casi di elevate positività nelle feci bovine, si riflettono, infatti, su una maggior presenza dell’E. coli O157 nelle carni.
    Non bisogna dimenticare la possibilità di contaminazione dell’acqua, in cui il patogeno può sopravvivere a lungo: sono note, infatti, alcune epidemie idriche, associate all’utilizzo di sorgenti o pozzi contaminati, o dovute ad immersioni in acque non clorate.
    Frequenti, inoltre, possono essere le contaminazioni crociate in fase di produzione: numerosi, ad esempio, sono i casi riportati dalla bibliografia di infezioni alimentari dovute al consumo di succhi di frutta non pastorizzati.
    Nel nostro paese il primo caso di infezione da E. coli O157 venne descritto nel 1988, anno in cui si istituì il sistema di sorveglianza nazionale della sindrome emolitico uremica (SEU) in età pediatrica (Caprioli et al., 1997), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
    Tale sistema di sorveglianza, su base volontaria, ha permesso di identificare, dal 1988 al 2000, 245 casi di infezione da Escherichia coli verocitotossici (VTEC): 7 casi appartenevano alla provincia di Cuneo (Caprioli et al., 2001). In Italia gli studi epidemiologici forniti dal sistema di sorveglianza della sindrome uremico emolitica (SEU) hanno permesso di dimostrare come, nel corso degli anni, non sia stata rilevata tendenza all’aumento, pur registrando due episodi epidemici; è, invece, evidente la stagionalità con cui si presentano i casi, con il 59,6% tra giugno e settembre.

    Sull’intero territorio nazionale l’85% di questi pazienti era rappresentato da bambini al di sotto dei 6 anni di età. L’incidenza dell’infezione da VTEC si è così assestata intorno allo 0,2-0,5 casi per 100.000 residenti nella fascia d’età 0-15 anni (Caprioli et al., 1997). Si tratta di valori piuttosto bassi (4-5 volte inferiori) se messi in relazione a quelli rilevati in Gran Bretagna, Germania ed in molti altri paesi europei.
    Con l’emanazione del Decisione 253/2002/CE, anche la Comunità Europea ha voluto affrontare questo problema emergente inserendo le infezioni da Escherichia coli enteroemorragici (EHEC) tra le malattie con obbligo di denuncia. Studi condotti esaminando stipiti di E. coli isolati da bambini con diarrea hanno potuto identificare che solo una percentuale tra lo 0% e lo 0,8% dei soggetti malati era effettivamente infettato da VTEC.
    La situazione italiana, però, rimane piuttosto carente dal punto di vista diagnostico: solo un terzo dei laboratori, infatti, include la ricerca e l’isolamento di E. coli O157 nei propri protocolli diagnostici.
    Per questo motivo non si deve escludere una sottostima del problema E. coli O157.
    Il bovino è considerato come principale fonte dell’infezione umana, in quanto specie reservoir di VTEC ed, in particolare, del sierogruppo O157; la prevalenza nei bovini risulta comunque essere piuttosto bassa (spesso inferiore all’1%) ma può, occasionalmente, essere più elevata, come accade negli allevamenti epidemiologicamente associati a casi umani: studi condotti sugli allevatori hanno dimostrato una positività maggiore in questi soggetti rispetto alla media della popolazione (Burnens et al., 1995).
    L’Escherichia coli può, comunque, essere ritrovato nelle feci di molte altre specie tra cui ovi-caprini, suini, cani, gatti e polli (Beutin et al., 1993): anche questi animali, come i bovini, si comportano, nella maggior parte dei casi, come portatori ed eliminatori asintomatici.
    Negli animali, però, l’infezione da VTEC è responsabile di due patologie ben definite: nel suino causa la malattia degli edemi, mentre nel vitello è responsabile di un’enterite emorragica. Quest’ultima forma, peraltro piuttosto rara, viene numericamente superata da infezioni del tutto asintomatiche che sfociano nella eliminazione fecale del patogeno.
    L’eliminazione con le feci è solo transitoria, avendo una durata variabile tra le 4 e le 5 settimane; l’animale, inoltre, difficilmente presenta una sintomatologia evidente tale da permetterne l’identificazione clinica, specialmente se si tratta di soggetti adulti (Cavirani, 1998). Il numero degli eliminatori fecali, inoltre, tende ad aumentare nei mesi estivi (Chapman et al., 1997).
    In un recente studio italiano (Bonardi et al., 2003), sono stati isolati VTEC 0157 dal contenuto intestinale di un suino macellato: tale studio ha messo in evidenza come il suino positivo provenisse da un allevamento in cui l’alimentazione comprendeva siero di latte bovino. Questa pratica, molto comune in Italia, potrebbe essere il punto cruciale per il passaggio del E. coli O157 dai ruminanti ai suini.
    arlare dell’olio di soia al posto del gasolio e del latte crudo:

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