Il metodo Travaglio applicato al rapporto ONU del 2002 sull’indipendenza della magistratura italiana.

Quando Travaglio, cercando come al solito di ridicolizzare due suoi collegni (Feltri jr e Battista), parla della richiesta di “soccorso” dell’ANM all’ONU, dice, come al solito mezze verità, dalle quali tralascia, omettendole, questioni non di poco conto. Anzi.
Il riferimento che Travaglio fa ai giornalisti de La Stampa e del Corriere è relativo a due articoli in cui si commentava l’iniziativa dell’associazione dei magistrati, bollandola come velleitaria, nonchè come sintomo di una lotta tra governo e magistratura che non solo non si placa, ma che pure si nutre di espedienti come questi.
Ritenere che l’indipendenza della magistratura sia a rischio, dicono i due, è quantomeno ridicolo. Appellarsi per questi timori addirittura all’ONU fa sganasciare dalle risate: perchè è sempre meglio che piangere.

A questo punto arriva Travaglio e dopo le solite frecciatine al vetriolo contro i due colleghi, ricorda al pubblico spettatore che in realtà non è la prima volta che l’ONU viene in Italia con un suo delegato per verificare lo stato di salute della magistratura minacciato da un governo che ne vorrebbe minare (secondo lui) l’indipendenza.
Successe già nel 2002, quando un rapporto (non proprio dettagliato) sulla situazione lo redasse tale Param Cumanaraswamy.
Venne in Italia senza che nessuno lo chiamasse. Vero. Ma a dirla tutta fu richiamato dalle eco delle proteste della solita ANM, che si sentiva, allora come oggi, minacciata da Berlusconi e le sue proposte di riforma.
Come si capisce leggendo il testo di quel rapporto, siamo ai tempi del famosissimo “resistere, resistere, resistere” di Borrelli e della prima proposta di riforma in cui si invocava la separazione delle carriere.
Ebbene, tutto questo piagnucolio arrivò fino alle Nazioni Unite, le quali chiesero il permesso di “recarsi urgentemente” per fare un controllo. Il governo “rispose prontamente e fu disponibile”.
Fin qui, niente di che.
Ma poi è Travaglio ad applicare il suo famigerato “metodo” e faziosamente riporta solo parte di quel rapporto, in modo tale da far apparire la situazione ben più grave di come invece fosse stata rilevata nella realtà.
Dice Travaglio: “Al giurista malese bastarono pochi giorni in Italia per inquadrare la drammatica lesione della divisione dei poteri, principio cardine dello Stato liberale di diritto.”

Ecco, adesso, se scorrete fino al punto numero 22 del rapporto leggerete invece tutt’altra cosa.

22. Durante la missione, il consiglio dei ministri ha approvato una legge che porterebbe a una separazione tra le funzioni giudicanti e indaganti dei magistrati. Questa decisione viene percepita da parte dei magistrati come un’ulteriore ingerenza e minaccia alla loro indipendenza. Dopo aver sentito le spiegazioni date dal ministro della Giustizia, il relatore speciale ritiene che la legge sulla separazione delle funzioni sia motivata.

Ovviamente, anche il relatore ONU ritiene fondate alcune sensazioni di minaccia da parte della magistratura, cui però muove un breve rimprovero.

25. D’altra parte, i giudici e i PM non devono assumere nessun comportamento che possa compromettere la loro indipendenza e imparzialità.

In definitiva, però, il giurista malese (per dirla con Travaglio) attribuisce ad entrambe le parti in causa una parte delle responsabilità di quel clima di sospetto.

27. Tutto ciò ha contribuito a creare un clima di sospetto e di diffidenza reciproca tra governo e magistrati. Ogni riforma che riguarda l’amministrazione della giustizia viene percepita con sospetto e col timore che possa minacciare l’indipendenza dei magistrati. Le decisioni giudiziarie, essenzialmente quelle prese nell’ambito dei processi milanesi che coinvolgono personalità eminenti, vengono viceversa ritenute faziose e di sinistra.

Tutto questo nel rapporto, in cui comunque, preliminarmente, si sottolinea come sussistano ancora tutti i principi di indipendenza garantiti dalla Costituzione.

7. L’indipendenza del potere giudiziario è sancita dalla Costituzione del 1948. I pubblici ministeri godono della stessa indipendenza, sancita anch’essa dalla costituzione. Le nomine dei giudici e dei pubblici ministeri, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari sono disposti dal CSM, che è un istituzione costituzionale.

Insomma: è vero che vengono riscontrati validi motivi per cui continuare a tenere sotto controllo la situazione (si parla anche di problemi strutturali non legati al governo in carica, come un sistema giudiziario macchinoso che paralizza la giustizia; si parla di situazioni personali di deputati e di Berlusconi in primis che userebbero il parlamento per garantirsi privilegi quando invece dovrebbero mostrarsi “senza macchia”), ma è pur vero che vengono attribuite responsabilità in capo sia all’esecutivo che alla magistratura: entrambi generano sospetti ed entrambi dovrebbero caratterizzarsi per ben altri atteggiamenti.

Perchè allora dare l’impressione che vi fosse (allora come oggi) una magistratura immacolata e un governo orco quando in realtà gli errori si dovrebbero distribuire (sebbene non in parti uguali, si capisce) tra i due contendenti?

Rimane poi, al di là di tutto, che il rapporto citato si concluse con un nulla di fatto.
Sostanzialmente, non c’erano pericoli concreti che minacciassero l’indipendenza della magistratura nostrana.
In poche parole, quel viaggio di verifica fu un flop. Giusto qualche raccomandazione, niente di più.

Il fatto che l’ANM ci riprovi, stavolta su commissione, a parità di condizioni, dà l’impressione di essere benzina sul fuoco.

Lo scontro non serve a nessuno!

E come diceva il “giurista malese” sempre nel suo rapporto: “La sfiducia reciproca e il sospetto dovuti alla tensione fra Governo e magistratura persistono. Le cause di fondo sembrano essere un sistema legale irto di ostacoli e le sue procedure, che conducono ad abusi, e i processi di alto profilo contro eminenti personalità politiche che sono percepite come trarre vantaggio dalla debolezza del sistema, usando, ove necessario, la funzione legislativa“, ma tutto sommato “una volta rimosse le cause alla radice e una volta ritrovata la fiducia reciproca, le tensioni si allevieranno e l’indipendenza della giustizia trionferà e sarà rispettata da tutti“.

E vivrebbero tutti felici e contenti.
Perfino Travaglio!

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Comments
8 Responses to “Il metodo Travaglio applicato al rapporto ONU del 2002 sull’indipendenza della magistratura italiana.”
  1. Vito Poma ha detto:

    @giuschet
    Il senso è quello comunque la leggi. Lo stesso potrebbe dirsi per il rossetto

    @elysabetta
    Brava!

    @Marco
    Se è scorretto citala tutta nella sua interezza …

  2. giuschet ha detto:

    Inoltre, il primo documento, nelle frasi che non sono in maiuscolo, parla spesso di sensazioni, percezioni, dall’una e dall’altra parte.

    Cito solo un breve esempio:

    14. DIVERSI AVVOCATI DEGLI ESPONENTI POLITICI COINVOLTI NEI PROCESSI SONO INOLTRE MEMBRI DEL PARLAMENTO e questo provoca la sensazione che possano avere un’influenza in parlamento per difendere la causa dei loro clienti in quella sede. Ciò provoca un problema di CONFLITTO DI INTERESSI

    La sensazione che possano…provoca un problema di conflitto di interessi.

    Mi viene in mente la lettura parziale che non molto tempo fa alcuni facevano dell’articolo 11 della Costituzione:

    L’italia ripudia la guerra. Punto.

    L’Italia respinge il concetto di guerra, lo disconosce, non lo accetta come proprio. Piuttosto astratto, anche a me fanno schifo le malattie.
    E giù bandiere della pace.

    Leggendo l’articolo 11 ci si accorge che il senso è ben altro.

  3. Marco Caruso ha detto:

    Elysabetta, ci siamo, siamo d’accordo.
    ma parlare solo di questi punti omettendo quelli laddove le responsabilità vengono ripartite, beh…è scorretto.
    la magistratura in italia ha le sue colpe se il clima è quello che è.
    cominciò a perder colpi ai tempi della procura di palermo e di tangentopoli.
    in troppi finirono per ritrovarsi all’inferno per poi uscirne senza scuse e in troppi si ritrovarono in paradiso perchè nessuno si era permesso di indagare sui loro affari.
    da lì qualche dubbio è stato sollevato.
    poi è arrivato Berlusconi e il resto è Storia.

    d’altra parte era gramsci (o sbaglio) a dire che la magistratura doveva essere conquistata dalla sinistra e quindi politicizzata?

    soprattutto, c’è un passaggio di quella relazione che sarebbe giusto sottolineare: ogni volta che ci si appresta ad una riforma la magistratura avanza preoccupazioni. Poi però come sono andate le cose? Anche sulla riforma della separazione di funzioni e carriere: tutti a gridare al golpe, ma in realtà son riforme giuste anche per quel “giurista malese”.
    e che dire della riforma dell’obbligo dell’azione penale? Esiste solo in italia…eppure se solo la nomini rischi il linciaggio mediatico.

    di contro, sicuramente la politica vuole usare il suo potere per fini personalissimi, ma questa non può essere una buona giustificazione per millantare pericoli che non esistono! (Es. il Lodo Alfano può esser giudicato nefasto per tanti motivi, ma non certo perchè infici l’indipendenza della magistratura)!

  4. elysabetta ha detto:

    piuttosto pessimiste anche le conclusioni del secondo rapporto qui per quanto mi sforzi non trovo nulla di positivo

    Nel mio rapporto preliminare, fra l’altro, sottolineavo quanto segue:
    i) che mi ero persuaso dell’esistenza di VALIDI MOTIVI, da parte dei magistrati, PER AVVERTIRE MINACCE ALLA LORO INDIPENDENZA.
    ii) che i magistrati non dovevano osservare condotte tali da compromettere indipendenza e imparzialità
    iii) UN SISTEMA LEGALE IRTO DI OSTACOLI e le relative procedure, e i processi di alto profilo criminale che si celebravano a Milano, nonché il modo in cui si SFRUTTAVANO LE PROCEDURE PER RITARDARNE I PROCEDIMENTI (erano tutti elementi che) contribuivano alla situazione. Si mescolava a tutto questo la percezione che si intervenisse sul processo di formazione delle leggi per attivare una legislazione e successivamente utilizzarla nei casi già pendenti.
    iv) questi sviluppi conducevano a un clima di RECIPROCO SOSPETTO fra governo e magistratura.

    Nel mio rapporto preliminare raccomandavo quanto segue:
    i) gli importanti esponenti politici sotto giudizio a Milano dovrebbero rispettare i principi del confronto processuale e non apparire come tesi a ritardare il giudizio
    ii) occorrerebbe istituire una commissione di coordinamento rappresentativa di tutti i segmenti dell’amministrazione giudiziaria, e ci˜ per indirizzare la riforma del sistema in modo generalizzato e onnicomprensivo.

    Nel corso di questa ultima missione ho incontrato i Presidenti di Cassazione, Corte Cost., ANM e CSM. Ho incontrato anche il guardasigilli. Ho ricevuto documenti. Ho cercato di incontrare il Premier Berlusconi, che ricopriva anche la carica di ministro per gli Esteri, ma per ragioni tuttora ignote l’appuntamento non è stato fissato.

    Il rapporto finale con conclusioni e raccomandazioni sarà preparato e sottoposto alla 59ma sessione della Commissione per i diritti umani nel marzo 2003. Nel frattempo, ecco le mie osservazioni preliminari:

    i) I processi contro eminenti personalità politiche pendono tuttora a Milano. Nel capitolo 13 della mia precedente relazione preliminare io mi astenni da qualunque elaborazione su questi casi, visto che in uno di essi pendeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione per il trasferimento del processo da Milano a Brescia, ricorso del Presidente del Consiglio. La decisione della Cassazione è nel frattempo intervenuta. La Corte ha sollevato questione di legittimità costituzionale innanzi alla Corte Costituzionale sul tema del legittimo sospetto per mancanza di imparzialità. Tuttavia, prima ancora della decisione della Corte Costituzionale, il Parlamento ha fatto una falsa partenza, modificando le importanti regole del Codice di rito provvendo su questo punto in tema di trasferimento dei processi. Si è manifestata preoccupazione per la retroattività delle modifiche, suscettibili di applicazione ai casi in corso e di provocare la sospensione del procedimento in caso di ricorso alla Cassazione. Organo, questo, competente a decidere su ogni domanda di trasferimento.

    ii) La celerità con la quale si è invocata la modifica legislativa del Codice di rito persino prima della decisione della Corte Costituzionale è senza precedenti e il Premier è percepito come l’immediato beneficiario della modifica, anche se si sostiene pure che c’era bisogno di questa modifica al Codice.

    iii) Ho appreso anche che di recente il Premier si è rifiutato di comparire in due processi – Palermo e Milano – come testimone. A mia richiesta mi è stato spiegato che il Codice consente alle alte cariche come il Premier di scegliere fra la comparizione personale e la convocazione del Tribunale presso una sede di sua scelta. Trovo questa disposizione, specialmente di questi tempi, insostenibile. Offende il principio di uguaglianza di fronte alla legge che è fissato fra i principi fondamentali della Costituzione italiana all’articolo 3. Ed è in contrasto con gli articoli 14 (1) e 26 della convenzione internazionale sui diritti civili e politici. L’art. 14 (1) stabilisce infatti che tutte le persone sono uguali di fronte al Tribunale. Il principio di uguaglianza è un corollario del principio di legalità.
    Il Premier è capo del ramo esecutivo del governo e non dovrebbe essere percepito come colui che è al di sopra della legge e che viola il corollario del principio di legalità. In ogni caso, non è nemmeno chiaro se il Premier abbia o meno scelto di convocare in altra sede la corte per rendere testimonianza. Una simile previsione di legge si presta all’abuso da parte di personalità importanti al fine di causare il ritardo del “giusto processo”. Mi riferisco, al proposito, al cap. 28 del mio rapporto preliminare. In casi del genere non c’è nessuna procedura effettiva che garantisca la comparizione delle personalità davanti al Tribunale.

    iv) Altra fonte di preoccupazione è che uno dei principali avvocati del Premier è membro della Camera dei Deputati ed è anche Presidente della Commissione giustizia della Camera. Il conflitto d’interessi e i problemi etici che una simile posizione crea non sembrano essere recepiti dal Parlamento o dalle autorità di controllo disciplinare della professione legale.

    v) Le riforme del sistema giudiziario non hanno fatto progressi. Il Ministro della Giustizia segnala che ci sono circa 42 proposte di legge in Parlamento con modifiche di svariate leggi una delle quali riguarda l’assetto dell’ordinamento giudiziario e fu, per un suo aspetto, alla base dello sciopero dei magistrati di giugno. Il Ministro ha garantito che sarà presto formata una commissione per la revisione del codice di rito. Vi è anche la proposta di una commissione di modifica del codice di procedura civile.

    vi) Nell’occasione ho anche potuto constatare che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa sta monitorando l’efficienza della giustizia penale italiana. Nel suo comunicato stampa del 10 luglio 2002, il Consiglio ha espresso il suo rammarico perché le statistiche del periodo 2000-01 non consentono di concludere che vi sia stato un significativo progresso nell’efficienza della giustizia penale in Italia. Il Consiglio è preoccupato per l’eccessiva durata dei processi in Italia, come emerge dall’incessante flusso di giudizi innanzi alla Corte Europea dei diritti umani contro l’Italia per violazione dell’art. 6 della Convenzione.

    vii) La sfiducia reciproca e il sospetto dovuti alla tensione fra Governo e magistratura persistono. Le cause di fondo sembrano essere un sistema legale irto di ostacoli e le sue procedure, che conducono ad abusi, e i processi di alto profilo contro eminenti personalità politiche che sono percepite come trarre vantaggio dalla debolezza del sistema, usando, ove necessario, la funzione legislativa

  5. giuschet ha detto:

    Maledizione…
    voglio un tecnico del SuperMinistero per un sopralluogo!
    Pretendo che certifichi che la lampadina segue le leggi della fisica…che tutto il mondo lo sappia!

  6. elysabetta ha detto:

    Dopo aver letto tutti e 33 i punti che compongono la relazione mi sono convinta che Travaglio sia stato troppo ottimista rispetto alla realtà e che tu voglia essere più ottimista rispetto a Travaglio. Elenco di seguito gli articoli che mi hanno portato a questa convinzione.

    9. Nel corso degli anni, SONO STATI SFERZATI VARI ATTACCHI CONTRO ALCUNI GIUDICI PER VIA DELLE LORO DECISIONO E DEL LORO COMPORTAMENO. Ciò traspare chiaramente dalle risoluzioni del CSM del 15 dicembre 1999 e del 2 ottobre 2001. ALCUNI GIUDICI E PUBBLICI MINISTERI SONO STATI DEFINITI DI SINISTRA, sEGNATAMENTE COLORO CHE HANNO SVOLTO UNA DECINA DI ANNI FA A MILANO LE INCHIESTE DI CORRUZIONE riguardanti la classe politica e che continuano oggi ad indagare in tal senso.

    10. Un punto dolente del sistema giudiziario riguarda la macchinosità dei processi penali e civili. SI DICE CHE LA DURATA MEDIA PER GIUDICARE UN CASO PENALE SIA DI NOVE ANNI E DI 10 PER UNA CAUSA CIVILE. Nel suo discorso presso la sessione straordinaria del CSM il 2 ottobre 2001, il vicepresidente del consiglio descrisse l’iter processuale civile come un “perverso gioco dell’oca”. La Corte Europea per i Diritti Umani ha pi volte duramente criticato queste lentezze, in contrasto con l’articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti umani. LA MACCHINOSITà DELL’ITER GIUDIZIARIO VIENE SPESSO USATA PER RITARDARE IL PROCESSO, col risultato che molti casi vengono bloccati dalla prescrizione dei termini.

    11. I ritardi che caratterizzano l’operato del sistema giudiziario provocano giustamente un disincanto da parte dell’opinione pubblica. I GIUDICI E I PM HANNO LA SENSAZIONE che, riguardo a questa questione, IL GOVERNO TENDA SPESSO AD ATTRIBUIRE LORO TUTTI I MALI DEL SISTEMA. Perciò, L’OPINIONE PUBBLICA E DIRETTA CONTRO I MAGISTRATI.

    12. Su questo punto, il relatore speciale ritiene che sia tutto il sistema di amministrazione della giustizia e delle procedure, sia in primo grado che in appello, che necessiti urgente attenzione. Un’attenzione che deve riguardare tutto il sistema e non solo i giudici e i PM. Il problema affonda le sue radici nelle procedure e negli abusi di dette procedure da tutte le parti in causa. Il ricorso a riforme frammentarie e puntuali viene percepito come un attacco ai giudici e ai PM nonché Ð giustamente Ð come una minaccia alla loro indipendenza e imparzialità.

    13. Vi è inoltre un altro fattore AGGRAVANTE, rappresentato dai tre processi in corso presso le procure milanesi e che riguardano accuse di CORRUZIONE E FALSI IN BILANCIO DI ESPONENTI POLITICI FRA CUI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E CESARE PREVITI, membro del parlamento. Il relatore speciale non vuole entrare nel merito di questi casi, dal momento che sono attualmente in corso di dibattimento e che per uno di questi processi è stata inoltre avanzata, presso la Corte di Cassazione, una richiesta di trasferimento dal tribunale di Milano. Si dice che se questi processi dovessero essere trasferiti da Milano, occorrerebbe riprendere tutto da capo. è possibile che subentri la decorrenza dei termini prima della conclusione dei processi. Il modo in cui vengono usati cavilli procedurali al fine di ritardare lo svolgimento dei processi desta preoccupazioni, cos“ come la sensazione che si ricorra agli strumenti legislativi al fine di approvare delle leggi che vengono poi usate durante lo svolgimento dei processi. Una di queste è la legge sulle rogatorie che istituisce un accordo bilaterale con la Svizzera con effetto retroattivo. La questione di sapere se questa legge possa incidere sulle prove già ammesse nell’ambito dei processi costituisce uno dei nodi attualmente in discussione davanti al tribunale di Milano, nell’ambito di un processo che vede coinvolti imputati eccellenti.

    14. DIVERSI AVVOCATI DEGLI ESPONENTI POLITICI COINVOLTI NEI PROCESSI SONO INOLTRE MEMBRI DEL PARLAMENTO e questo provoca la sensazione che possano avere un’influenza in parlamento per difendere la causa dei loro clienti in quella sede. Ciò provoca un problema di CONFLITTO DI INTERESSI

    15. Il motivo che ha fatto scattare la protesta nazionale nell’ambito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata la risoluzione del Senato del 4 dicembre 2001 in cui si accusavano i magistrati di non aver rispettato la sentenza della corte costituzionale secondo cui il processo giudiziario non può avere la precedenza rispetto ai lavori parlamentari, ma che entrambe le circostanze debbano avere uguale importanza. Benché questa decisione riguardasse i giudici di Milano impegnati in una delle cause importanti in corso, ciò è stato percepito come una seria provocazione e un’ingerenza nei confronti dell’indipendenza della magistratura in generale.

    16. La situazione era la seguente: IL SIGNOR PREVITI AVEVA CHIESTO RIPETUTAMENTE IL RINVIO DEL PROCESSO INVOCANDO IMPEGNI PARLAMENTARI. Il giudice aveva concesso questi rinvii. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il giudice ritenne che i rinvii continui avevano portato ad un ritardo eccessivo e decise che la necessità di andare avanti con il processo doveva avere la priorità sugli obblighi parlamentari. Il Parlamento ritenne a sua volta che detta decisione fosse sbagliata e decise di rinviare il caso davanti alla Corte Costituzionale. Successivamente, una richiesta del signor Previti di annullare tutto il processo e di ricominciare da capo è stata respinta dal giudice. Gli avvocati della difesa hanno allora affermato che il giudice aveva disatteso una sentenza della Corte Costituzionale. Il giudice ritiene invece che spetti alla corte interpretare le decisioni della corte costituzionale.

    23. Il fatto che i giudici e i PM, che vengono nominati a vita, possano chiedere dei congedi per entrare in politica, per poi riprendere Ð se lo desiderano Ð a esercitare in qualità di giudici o di PM desta preoccupazione. Questa consuetudine potrebbe compromettere l’indipendenza della magistratura.

    24. Alla luce degli avvenimenti illustrati, iL RELATORE SPECIALE è CONVINTO CHE VI SIANO MOTIVI RAGIONEVOLI PER CUI GIUDICI E PUBBLICI MINISTERI SENTANO MINACCIATA LA LORO INDIPENDENZA. Benché gli attacchi del governo siano stati diretti contro alcuni giudici e pubblici ministeri, occorre ricordare che gli attacchi contro i singoli verranno percepiti come attacchi contro tutta la magistratura, e anche come un attacco all’amministrazione della giustizia.

    25. D’altra parte, i giudici e i PM non devono assumere nessun comportamento che possa compromettere la loro indipendenza e imparzialità.

    26. La macchinosità del sistema giudiziario e delle procedure e l’importanza degli imputati coinvolti nelle cause penali attualmente in corso a Milano e il modo in cui QUESTE PROCEDURE VENGONO SFRUTTATE PER RITARDARE I PROCESSI hanno contribuito a creare questa situazione. A ciò occorre aggiungere la sensazione che SI RICCORRA ALL’ITER LEGISLATIVO PER APPROVARE LEGGI CHE POSSANO ESSERE USATE NELL’AMBITO DEI PROCESSI attualmente in corso.

    28. Per quanto riguarda la priorità dell’azione giudiziaria riguardo all’azione parlamentare, una questione che si trovava al centro della risoluzione del Senato del 4 dicembre 2001,POSSIAMODIRE CHE L’ASSENZA DI UN SOLO DEPUTATO DURANTE LE SESSIONI PARLAMENTARI NON INFICIA NE RITARDA I LAVORI DEL PARLAMENTO. Invece, QUANDO L’IMPUTATO NON SI PRESENTA IN AULA per rispondere alle accuse rivolte contro di lui, IL PROCESSO NON PUò ANDARE AVANTI e ciò crea difatti un INTRALCIO e un ritardo dell’AZIONE GIUDIZIARIA. Questa è la differenza. In base a questo dato di fatto, l’azione giudiziaria deve necessariamente essere prioritaria in determinate circostanze. Per di più, l’articolo 14 (3) (c) dell’Accordo Internazionale per i diritti civili e politici e l’articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti umani affermano che le cause penali devono essere giudicate senza il benché minimo ritardo. E’ perciò un dovere dei tribunali fare in modo che queste cause vengano portate in aula e risolte quanto prima.

    30. GLI ESPONENTI POLITICI imputati nei processi milanesi devono rispettare i principi dell’azione giudiziaria e NON DEVONO PROVOCARE RITARDI nello svolgimento di detti processi. Benché essi possano, come qualsiasi altro cittadino, avvalersi di tutti i diritti di cui dispone la difesa, dal momento in cui si trovano in una posizione di potere, ogni ritardo del processo verrà percepito con sospetto e potrebbe nuocere all’integrità del sistema giudiziario.

    31. LE DECISIONI DELLE CORTI DEVONO ESSERE RISPETTATI DA TUTTI. Benché queste decisioni possano essere commentate e anche criticate, i giudici che emettono le sentenze non devono essere attaccati o sottoposti ad alcuna forma di calunnia da nessuna persona o istituzione. Qualora le decisioni dovessero essere ritenute scorrette, si possono invocare i procedimenti di appello appropriati.

  7. Marco Caruso ha detto:

    ti capirei se fosse colpa di Edison e di Maxwell, ma se l’hai fatta saltare te perchè l’hai fatta surriscaldare non puoi appellarti a nessuno. Soprattuto non puoi appellarti, che ne so…al ministero per l’energia elettrica (se mai esistesse)…

  8. giuschet ha detto:

    Penso che non ci sia nulla di strano nell’appello all’ONU.
    Anche io, quando mi si fulmina una lampadina, inveisco contro Edison e pretendo che si presenti insieme a Maxwell, seduta stante, per risolvermi il problema.

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