Travaglio Vs Rocca, round 2

Travaglio e Rocca

Travaglio e Rocca

Travaglio insiste, sordo agli avvisi di chi ha cercato di evitargli l’ennesima brutta figura da saputello primo della classe (ma che poi alle interrogazioni prende sempre il canonico brutto voto), e si ripete su Rocca: niente da fare, secondo lui Christian Rocca, giornalista de Il Foglio, inviato from the States, non sarebbe un vero giornalista. Motivo? Quello dell’altra volta: perchè non avrebbe azzeccato (secondo lui) la vittoria di Obama, avendo invece profetizzato quella di McCain.
Già questo basterebbe per capire in che ginepraio s’è andato a infilare Travaglio, perchè è più che facile trovare le prove schiaccianti del convincimento che Rocca ha sempre (a tratti fastidiosamente – per chi simpatizzava per Maverik McCain) mostrato circa la devastante vittoria di Obama.
Non solo, però: il nostro marconiglio sembra perdere il controllo del mitragliatore con cui è solito sparare vetriolo su tutti quelli che non sono lui e finisce per dire una castroneria dietro l’altra (anch’esse facilmente verificabili) su altri personaggi e fatti della scena americana raccontati da Rocca.

Il risultato è una debacle sconcertante. Per Travaglio, ovvio.
E a questo punto si rinnova l’invito che avevo rivolto qualche tempo fa ai suoi fedelissimi: fermatelo finchè siete in tempo, altrimenti arriverà a toccare il fondo…e già c’è vinicissimo!

Riepilogo delle puntate precedenti.

Il round di oggi.

Travaglio, sul suo blog.

Cari amici, mi sono divertito molto a leggere i 600 e più commenti al pezzetto di ieri. Anzitutto vi devo delle scuse: mercoledì ho scritto troppo in troppo poco tempo, e mi è sfuggita la famosa C nel nome di Barack Obama. Prometto di non farlo più.

Per il resto, il poco tempo non mi ha impedito di capire che Christian Rocca – quello che da anni ci spiega la genialità dei neocons, di Bush, della Rice, di Rumsfeld purtroppo incompresi dagli elettori americani che evidentemente non lo leggono, quello che ci illustra ogni giorno da anni come e qualmente gli americani stiano trionfando in Irak e in Afghanistan, quello che ha preso freddo in Alaska per scoprire quell’altro genio incompreso di Sarah Palin – ha più volte scritto che Baraccccccccccccccck Obama era il peggior candidato che i Democratici potessero trovare.

Ora scopro, anche grazie a tal Luca Sofri – di cui mi sfuggono le opere, ma non il genitore -, che anche Rocca è un incompreso, o meglio un frainteso come il marito della sua editora. Lui scriveva che “la Palin è una Barack Obama al quadrato”, ma pensava che vincesse Obama (la radice quadrata della Palin). Scriveva che “Obama e la Palin sono Bob Dylan ed Erin Brockovich, entrambi distillati del medesimo spirito americano”, ma si riferiva solo alla Palin e non a Obama (“entrambi”, per lui, vuol dire uno solo). Scriveva che “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”, ma già sapeva che si sarebbe rivelata un disastro, la palla al piede che ha fatto perdere un bel po’ di voti a Mc Cain. Scriveva che Obama è “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, ma voleva dire che lo riteneva perfetto per vincere le elezioni. Scriveva che “nessuno sa come andrà a finire a novembre… il fenomeno Obama potrebbe crescere ancora, trasformarsi in una valanga e travolgere Mc Cain senza che il senatore dell’Arizona se ne accorga. Oppure una bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente”, ma già sapeva che avrebbe vinto Obama: non voleva guastarci la suspence, ecco. Per questo aggiungeva che Obama “si è trasformato nel solito candidato elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi col paese reale. Non sono opinioni. Sono mesi che Obama viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. Era il suo modo di farci capire che Obama avrebbe trionfato alle elezioni.

Avvertenza per chi avesse la ventura di incappare ancora in un suo scritto in codice: tutti i Sì s’intendono No, tutti i Sempre s’intendono Mai, tutti i Diritto s’intendono Rovescio, tutti i Rocca s’intendono Giornalista.

La risposta di Rocca.

Lo so, non è uno scoop. L’ex editorialista preferito della Lega di Bossi è tornato sulla cialtronaggine che ha scritto l’altro giorno, credo sul blog del suo penitenziario. E per rispondere a chi gli faceva notare che qui e sul Foglio è stato scritto, con un mese e mezzo di anticipo (o 4 anni di anticipo, a voler prendere buona la pagina di Stefano Pistolini), non solo che avrebbe vinto a valanga Barack Obama, ma anche in quali stati avrebbe vinto (peraltro, prendendoci), si arrampica sugli specchi, le spara a valanga su Rice e Rumsfeld (che peraltro qui non sono mai stati magnificati, al contrario di Bush) e su cose di cui non sa niente, ma proprio niente (a proposito: lui non lo sa, non sa mai niente, ma anche Obama sostiene che la nuova strategia in Iraq – si scrive con la q, non la k – “è un successo al di là di ogni immaginazione”), e riscrive esattamente lo stesso articolo sputtanato anche da alcuni dei suoi più esagitati fan. Però è riuscito, tra le varie inesattezze, a scrivere un’ulteriore balla, cioè che io avrei più volte scritto che ” Obama era il peggior candidato che i Democratici potessero trovare”. Naturalmente è vero il contrario, e basta cliccare sul cerca di Camillo e rendersi conto che il secondino è il solito imbroglione.
A voi sembra che l’ex faro di fini intellettuali come Bossi e ora di Di Pietro non si renda conto che quello che cita era un pezzo di marzo sui dati (dati, non opinioni) della composizione del voto obamiano e di Hillary (ed era come ho scritto io: allora Obama vinceva solo tra neri, giovani, ricchi e per intenderci fighetti). No, lui se ne rende perfettamente conto, ma gli piace raccontare balle. Sulla Palin confermo quello che ho scritto e detto, il suo straordinario e irrazionale seguito tra la base conservatrice (che odia McCain) era obamiano al quadrato. Capisco che per Travaglio questi sono concetti privi di carta bollata, ma senza Palin sanno tutti che McCain avrebbe preso milioni di voti in meno e che la sua partita sarebbe finita ancora prima della crisi finanziaria. Ve l’ho detto che Travaglio è un imbroglione?

Appassionante…

UPDATE: ancora Rocca dal suo blog.

Metodo Travaglio

Prometto, non ne scrivo più, a meno di altre cialtronate. Ma questa è fantastica. Un lettore, Daniele, mi segnala una cosa del delirio travagliesco che non avevo notato, ma che è la sintesi perfetta del suo metodo da imbroglione. Allora. Vi ricordate, no? Mi aveva accusato di aver scritto che “Sarah Palin è un incrocio tra Bob Dylan e Erin Brockovich”. Gli ho fatto notare che, da imbroglione, aveva manipolato la mia frase che, in realtà, era riferita a entrambi, a Obama e Palin, quindi nessun incrocio, ma Obama-Dylan e Palin-Brockovich. Il secondino, nella risposta francamente al di sotto dei suoi livelli, ha replicato così: “Scriveva che “Obama e la Palin sono Bob Dylan ed Erin Brockovich, entrambi distillati del medesimo spirito americano”, ma si riferiva solo alla Palin e non a Obama (“entrambi”, per lui, vuol dire uno solo)”. Non so se avete colto. Seguite il suo metodo. E’ affascinante. Prima, imbrogliando, mi accusa di aver paragonato “solo” la Palin a Dylan e Brockovich. Poi quando gli ho fatto notare che i due nomi erano riferiti a Obama e Palin e bastava leggere l’articolo, invece che il codice di procedura penale, ha sostenuto l’acrobatica tesi che ero io, non lui, a sostenere che parlassi solo di Palin. Ve l’ho detto che è un imbroglione?
PS
Sul suo blog, intanto, finanche i suoi fan gli spiegano in massa di aver manipolato

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Comments
14 Responses to “Travaglio Vs Rocca, round 2”
  1. Vito Poma ha detto:

    Ecco cosa c’è scritto sull’articolo di Travaglio a proposito di Sarah Palin (ho virgolettato le parti virgolettate)

    un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak

    Travaglio cioè commette un errore di interpretazione (e si può disquisire se l’abbia fatto in buona o in cattiva fede), dicendo che Rocca asserisce che
    1) La Palin è un incrocio tra Dylan e Brockovich
    2) Barack è un incrocio tra Dylan e Brocrovich
    E allora cosa cambia secondo Travaglio? La “percentuale” di Dylan che c’è in Obama è diversa dalla percentuale di Dylan che c’è nella Palin e lo stesso per la Brockovich.
    A sostegno di questa ipotesi di Travaglio c’è da dire che l’articolo di Rocca precedentemente aveva parlato per “entrambi” di “miscela energetica” in questo senso (anzi aveva detto proprio così: “Sono entrambi una perfetta miscela energetica”) Insomma l’articolo non è che abbia tutto questo senso.
    Tuttavia è una interpretazione completamente sballata se uno ci riflette un attimo e soprattutto conosce un pò della Brockovich e di Dylan

    La risposta di Rocca è:

    Secondo il secondino avrei anche scritto che Sarah Palin è “un incrocio tra Bob Dylan e Erin Brockovich”, quando è evidente che nel mio articolo il riferimento a Dylan è per Obama, non a Palin

    Cioè Rocca ribadisce le sue posizioni ma non indica qual era l’ipotesi di Travaglio dicendo che Travaglio aveva parlato solo della Palin (o facendolo capire) .
    Malafede o buonafede?

    E Travaglio attacca:

    Scriveva che “Obama e la Palin sono Bob Dylan ed Erin Brockovich, entrambi distillati del medesimo spirito americano”, ma si riferiva solo alla Palin e non a Obama (“entrambi”, per lui, vuol dire uno solo)
    ribadendo le sue posizioni e riferendosi indirettamente
    -all’articolo originale di Rocca
    -alla sua risposta in cui si parla di Dylan

    Insomma stravolge il senso della risposta di Rocca in buonafede o in malafede?

    Arriva la risposta di Rocca

    Non so se avete colto. Seguite il suo metodo. E’ affascinante. Prima, imbrogliando, mi accusa di aver paragonato “solo” la Palin a Dylan e Brockovich. Poi quando gli ho fatto notare che i due nomi erano riferiti a Obama e Palin e bastava leggere l’articolo, invece che il codice di procedura penale, ha sostenuto l’acrobatica tesi che ero io, non lui, a sostenere che parlassi solo di Palin.

    Dove anche qui viene stravolta la risposta di Travaglio. In buonafede o in malafede?

    Io penso:
    buonafede
    buonafede
    malafede
    malafede

    Chi è più bravo?

    PS Comunque è un FATTO che questo duello sulla Palin non ha nessunissima importanza 🙂

  2. Vito Poma ha detto:

    “ma che Giornale hai letto? ma che Foglio hai letto Pippo?

    a parte la parentesi del periodo appena successivo alla convention repubblicana e la presentazione della Palin, la vittoria di Obama era scontata.
    chi ci credeva la proponeva come una speranza o come un qualcosa che realisticamente era improbabile, ma comunque possibile…ma si partiva sempre da uno svantaggio iniziale che non si è mai colmato…

    questo per quanto riguarda il Giornale.

    il Foglio invece è sempre stato chiaro, soprattutto con Rocca: Obama avrebbe vinto. Punto e basta.

    Hanno entrambi analizzato la situazione in tutti quegli aspetti tralasciati dai “grandi inviati” di Corriere e Repubblica; sono stati sicuramente un punto di vista differente, hanno parteggiato per McCain, ma non hanno mai scritto: “vincerà McCain”.

    che poi…vorrei sapere quand’è che avete mai letto il foglio e Christian Rocca…vai sul suo blog e lo capisci da solo che non c’è boria che tenga rispetto a quella di Travaglio, che sta diventando il cazzaro cialtrone per antonomasia…”

    QUESTO ARTICOLO

    Presidente Obama, forse
    7 Agosto 2008 Il Foglio

    In teoria non ci dovrebbe essere partita, Barack Obama vincerà le elezioni del 4 novembre e il 20 gennaio a mezzogiorno in punto sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. In realtà non è affatto così, malgrado l’entusiasmo e la passione e una campagna elettorale perfetta contro un avversario repubblicano in preda al panico, confuso e odiato da buona parte della sua stessa base elettorale. Non si era mai vista una situazione così favorevole per un esponente del Partito democratico, a meno di tre mesi dal voto. Forse solo nel 2000, quando Al Gore, da vicepresidente in carica ed erede degli anni dell’abbondanza clintoniana, si era trovato ad affrontare l’impacciato figlio dell’ex presidente Bush. Eppure, in quella favorevolissima occasione, il democratico Gore ha perso, sia pure di un soffio, in modo contestato e con una leggera prevalenza di voti popolari.
    Per Obama sembra più facile. E’ vero che l’America è una nazione conservatrice (delle sue ampie libertà costituzionali), al punto che dal 1968 ha aperto le porte della Casa Bianca soltanto a due democratici, e in entrambi i casi in circostanze eccezionali. Questa volta la fisiologica fatica del doppio mandato pesa sui repubblicani e il presidente uscente è ai minimi storici di gradimento. C’è poi la percezione di una crisi economica e finanziaria, l’inaudito costo della benzina in un paese che si muove su strada e i numerosi fallimenti gestionali dell’Amministrazione, dall’uragano Katrina alla crisi dei mutui. Più controverso appare il ruolo che giocherà nelle urne la guerra al terrorismo, visto che secondo alcuni analisti premia il candidato che si era opposto all’intervento in Iraq (Obama), mentre secondo altre rilevazioni finirà per favorire il più esperto e affidabile sulle questioni di sicurezza nazionale, nonché il candidato che è stato capace di suggerire la strategia giusta per ribaltare la situazione a Baghdad (McCain).
    A favore delle probabilità di una vittoria di Obama ci sono anche le sue straordinarie qualità politiche, la capacità di farsi rispettare tipica del politico navigato di Chicago e una buona dose di fortuna mista a coraggio (tanto che in diretta televisiva ha preso un pallone, tirato e fatto canestro da tre punti). Poi ci sono i soldi, che Obama raccoglie in quantità industriali: a oggi quasi 350 milioni di dollari, provenienti non soltanto dai piccoli contribuenti, come recita la propaganda obamiana, ma anche da grandi donatori e big corporation, come ha svelato ieri mattina in prima pagina il New York Times.

    Le insidie del referendum sulla persona
    A facilitare ulteriormente la partita per il senatore di Chicago ci pensa la stampa, entusiasta come non mai per un candidato così fenomenale ed elettrizzante. Eppure, nonostante questa mirabolante esposizione mediatica, i numeri di Obama non accennano a migliorare, McCain gli sta sempre addosso e in alcuni casi addirittura lo supera. La gara per la Casa Bianca, insomma, è apertissima. Obama è certamente messo meglio di McCain, perché è competitivo nei soliti stati in bilico, ma anche in tradizionali roccaforti repubblicane. McCain, invece, sembra avere chance di conquistare stati “democratici” soltanto in New Hampshire e Michigan. Il vento soffia alle spalle di Obama ma la gara è un referendum sulla sua persona, probabilmente l’unico modo capace di fargli perdere le elezioni. Questo spiega il mancato balzo dei suoi numeri che, peraltro, non hanno mai raggiunto il 50 per cento. Gli ultimi dati Zogby segnalano anche un imprevisto crollo del sostegno fra i giovani e le donne. C’è chi sostiene che il colore della sua pelle, sfruttato dai Clinton alle primarie, sia un fattore decisivo. Altri credono che a spaventare sia il suo passato troppo di sinistra, la sua giovane età, la disinvoltura con cui cambia posizione o l’istinto elitario che ogni tanto affiora, ma anche la presunzione che lo porta ad atteggiarsi già a capo di stato, se non a messia e salvatore del mondo. Secondo David Brooks del New York Times, Obama è difficile da etichettare, non fa parte pienamente di nessun club, è sempre alla ricerca di una propria identità, è un leader caldo e idealista, ma anche freddo e calcolatore. Non si sa bene chi sia, insomma. E malgrado il clima favorevole, sembra che per ora l’America abbia deciso di restare cauta a guardare

  3. Vito Poma ha detto:

    “ma che Giornale hai letto? ma che Foglio hai letto Pippo?

    a parte la parentesi del periodo appena successivo alla convention repubblicana e la presentazione della Palin, la vittoria di Obama era scontata.
    chi ci credeva la proponeva come una speranza o come un qualcosa che realisticamente era improbabile, ma comunque possibile…ma si partiva sempre da uno svantaggio iniziale che non si è mai colmato…

    questo per quanto riguarda il Giornale.

    il Foglio invece è sempre stato chiaro, soprattutto con Rocca: Obama avrebbe vinto. Punto e basta”.

    IN UN PERIODO IN CUI ERA SCONTATA QUALCUNO NON LA RITENEVA TANTO SCONTATA

    Presidente Obama, forse
    7 Agosto 2008 Il Foglio

    In teoria non ci dovrebbe essere partita, Barack Obama vincerà le elezioni del 4 novembre e il 20 gennaio a mezzogiorno in punto sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. In realtà non è affatto così, malgrado l’entusiasmo e la passione e una campagna elettorale perfetta contro un avversario repubblicano in preda al panico, confuso e odiato da buona parte della sua stessa base elettorale. Non si era mai vista una situazione così favorevole per un esponente del Partito democratico, a meno di tre mesi dal voto. Forse solo nel 2000, quando Al Gore, da vicepresidente in carica ed erede degli anni dell’abbondanza clintoniana, si era trovato ad affrontare l’impacciato figlio dell’ex presidente Bush. Eppure, in quella favorevolissima occasione, il democratico Gore ha perso, sia pure di un soffio, in modo contestato e con una leggera prevalenza di voti popolari.
    Per Obama sembra più facile. E’ vero che l’America è una nazione conservatrice (delle sue ampie libertà costituzionali), al punto che dal 1968 ha aperto le porte della Casa Bianca soltanto a due democratici, e in entrambi i casi in circostanze eccezionali. Questa volta la fisiologica fatica del doppio mandato pesa sui repubblicani e il presidente uscente è ai minimi storici di gradimento. C’è poi la percezione di una crisi economica e finanziaria, l’inaudito costo della benzina in un paese che si muove su strada e i numerosi fallimenti gestionali dell’Amministrazione, dall’uragano Katrina alla crisi dei mutui. Più controverso appare il ruolo che giocherà nelle urne la guerra al terrorismo, visto che secondo alcuni analisti premia il candidato che si era opposto all’intervento in Iraq (Obama), mentre secondo altre rilevazioni finirà per favorire il più esperto e affidabile sulle questioni di sicurezza nazionale, nonché il candidato che è stato capace di suggerire la strategia giusta per ribaltare la situazione a Baghdad (McCain).
    A favore delle probabilità di una vittoria di Obama ci sono anche le sue straordinarie qualità politiche, la capacità di farsi rispettare tipica del politico navigato di Chicago e una buona dose di fortuna mista a coraggio (tanto che in diretta televisiva ha preso un pallone, tirato e fatto canestro da tre punti). Poi ci sono i soldi, che Obama raccoglie in quantità industriali: a oggi quasi 350 milioni di dollari, provenienti non soltanto dai piccoli contribuenti, come recita la propaganda obamiana, ma anche da grandi donatori e big corporation, come ha svelato ieri mattina in prima pagina il New York Times.

    Le insidie del referendum sulla persona
    A facilitare ulteriormente la partita per il senatore di Chicago ci pensa la stampa, entusiasta come non mai per un candidato così fenomenale ed elettrizzante. Eppure, nonostante questa mirabolante esposizione mediatica, i numeri di Obama non accennano a migliorare, McCain gli sta sempre addosso e in alcuni casi addirittura lo supera. La gara per la Casa Bianca, insomma, è apertissima. Obama è certamente messo meglio di McCain, perché è competitivo nei soliti stati in bilico, ma anche in tradizionali roccaforti repubblicane. McCain, invece, sembra avere chance di conquistare stati “democratici” soltanto in New Hampshire e Michigan. Il vento soffia alle spalle di Obama ma la gara è un referendum sulla sua persona, probabilmente l’unico modo capace di fargli perdere le elezioni. Questo spiega il mancato balzo dei suoi numeri che, peraltro, non hanno mai raggiunto il 50 per cento. Gli ultimi dati Zogby segnalano anche un imprevisto crollo del sostegno fra i giovani e le donne. C’è chi sostiene che il colore della sua pelle, sfruttato dai Clinton alle primarie, sia un fattore decisivo. Altri credono che a spaventare sia il suo passato troppo di sinistra, la sua giovane età, la disinvoltura con cui cambia posizione o l’istinto elitario che ogni tanto affiora, ma anche la presunzione che lo porta ad atteggiarsi già a capo di stato, se non a messia e salvatore del mondo. Secondo David Brooks del New York Times, Obama è difficile da etichettare, non fa parte pienamente di nessun club, è sempre alla ricerca di una propria identità, è un leader caldo e idealista, ma anche freddo e calcolatore. Non si sa bene chi sia, insomma. E malgrado il clima favorevole, sembra che per ora l’America abbia deciso di restare cauta a guardare

  4. Marco Caruso ha detto:

    non so se sia difficile o meno capire che la maggioranza dei giornalisti è piegata a 45 gradi (ma non erano 90??? 😉 ) al potere, ma di sicuro, per tanti, è difficilissimo capire il gioco sporco di Travaglio e company.
    Bravissimo opinionista Travaglio, ma più che altro, eccellente uomo marketing…

    PS: il blog di Rocca è estremamente utile per capire davvero le cose americane…

  5. agostino ha detto:

    è tu saresti un “pensatore”??!! Senti, non voglio offendere nessuno, quindi non te la prendere ma mi meraviglio che una persona istruita come te, o presunta tale, possa difendere gente come Rocca, Ferrara, Sofri e compagnia bella. Ma è così difficile capire che la stragrande maggioranza dei giornalisti italiani oggi è piegata a 45° e che solo pochi (tra cui Travaglio) dicono ancora cose giuste e documentate, senza per altro aver nessun padrone?
    Travaglio fa battaglie anche per te caro il mio pensatore…comprali i libri e leggili, informati, leggi i dispositivi processuali, le sentenze, gli atti e renditi conto di che spazzatura c’è in giro.. Che pensatore sei? Leggiti il blog “camillo” di Rocca, sembra la rassegna stampa di Emilio Fede. Ciao

  6. ilpensatore ha detto:

    @ Vincenzo: onestamente non mi sento “povero” dopo aver letto il Foglio. E’ un giornale parecchio interessante.
    A differenza di molti che leggono l’Unità e la scambiano per oro colato per il sol fatto che ci scrive Travaglio, a me piace sfogliare diversi giornali e farne la tara, dopodichè ho il mio pensiero su quasi tutto. Sul restante non penso, perchè non credo sia giusto parlare senza prima essersi un minimo informati.

    detto questo, io sono sempre aperto al confronto…

    ciao…

  7. ilpensatore ha detto:

    @ Francesco: facciamo così, io faccio un favore a te e te lo fai a me.
    glielo dici tu al tuo amico Travaglio che raccontare cazzate spacciandole per satira non fa ridere nessuno?

  8. Francesco ha detto:

    Senti, visto che sul suo blog non si possono lasciare commenti, glielo dici te al tuo amico Christian Rocca che estrapolare una frase da un pezzo sarcastico, quasi satirico, come quello di Travaglio è cosa quantomeno idiota?

  9. Vincenzo ha detto:

    scusa mi puoi scrivere al ab4zimmerfrei@gmail.com

  10. Vincenzo ha detto:

    povero te che leggi il foglio,chi è il direttore il mitico Ferry. Quello che avrebbe scommesso sulla Palin. Peccato che tutti hanno capito che nn era cosa sua. Cmq mi chiedevo se mai ci fosse stato un Berlusconiano, a parte il meshato F.Facci :-), in rete. Beh ti ho trovato. Io ero un vecchio comunista ora passato al di Pietrese mi piacerebbe scambiare opinioni con te, con chi la pensa differentemente, in quanto trovare solo testi dei vari Travaglio, Grillo e Martinelli, nn è che mi dispiaccia, mi mette una certa ansiavorrei in un certo senso discutere non so se spiego. Cmq ti lascio la mia mail in caso volessimo, sai bisticciarci un pò sulla politica.

  11. ilpensatore ha detto:

    ma che Giornale hai letto? ma che Foglio hai letto Pippo?

    a parte la parentesi del periodo appena successivo alla convention repubblicana e la presentazione della Palin, la vittoria di Obama era scontata.
    chi ci credeva la proponeva come una speranza o come un qualcosa che realisticamente era improbabile, ma comunque possibile…ma si partiva sempre da uno svantaggio iniziale che non si è mai colmato…

    questo per quanto riguarda il Giornale.

    il Foglio invece è sempre stato chiaro, soprattutto con Rocca: Obama avrebbe vinto. Punto e basta.

    Hanno entrambi analizzato la situazione in tutti quegli aspetti tralasciati dai “grandi inviati” di Corriere e Repubblica; sono stati sicuramente un punto di vista differente, hanno parteggiato per McCain, ma non hanno mai scritto: “vincerà McCain”.

    che poi…vorrei sapere quand’è che avete mai letto il foglio e Christian Rocca…vai sul suo blog e lo capisci da solo che non c’è boria che tenga rispetto a quella di Travaglio, che sta diventando il cazzaro cialtrone per antonomasia…

  12. pippo io ha detto:

    niente da fare, non ce la fai. Ci credo che rocca sia risentito, avendo scritto tutto ed il contrario di tutto è logico che contemporaneamente abbia azzeccato e sbagliato previsione.
    Rimane il fatto giustamente sottolineato da travaglio, della boria dimostrata da certi giornali urlati di tendenza filogovernativa, su tutti il foglio ed il giornale, che ci hanno tratteggiato una realtà che la storia ha mostrato palesemente falsa, e cioè di un America che voleva Mc Cain.
    Mentre a volere Mc Cain, visto dalla stampa italiana, erano i pidiellisti italiani come a volere barack obama era veltroni.
    Adesso i boriosi hanno perso, travaglio fa il merda e, che piaccia o no, ne ha il diritto perchè quella che tira lui è la stessa merda sparsa dagli house organ pidielle contro obama e il piddì e come sempre tutto torna al suo posto.

    E la migliore conferma del fatto che alla destra brucia da matti che mc cain e una filosofia intera abbiano perso è data dall’ingiustificato nervosismo di berlusconi, che s’accende come un cerino tra l’indifferenza del mondo intero e, di riflesso, il nervosismo dei vari paggetti scodinzolanti. su tutti gasparri.

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