Studenti alla deriva…

Si dirà che mi ripeto, ma sono angosciato dall’idea che questi ragazzi siano da considerarsi come il futuro su cui il nostro Paese dovrebbe puntare ed investire.

Non sanno nemmeno quello che vogliono nè perchè fanno quel che fanno.
Non si spiega altrimenti il proseguio di una protesta iniziata col piede sbagliato (perchè appoggiato su basi fallaci) e che sta continuando a zoppicare vistosamente.
Prima ancora di sapere quali fossero le proposte per il mondo dell’università, giovani di tutta Italia sono scesi in piazza a contestare una riforma che non esisteva; chiedevano che fosse ritirata una legislazione mai sostenuta, mai approvata.
Con slogan evanescenti (“noi la crisi non la paghiamo”…e che vuol dire? e perchè no?) e offensivi, liceali e laureandi hanno percorso chilometri per denunciare l’assurdità del ritorno al maestro unico (che quindi non li riguardava) e per chidere che nel mondo degli atenei italiani nulla cambiasse.
Poi qualcuno ha cominciato a sostenere che se proprio tagli dovevano esserci che fossero almeno mirati, che si premiassero i migliori. Dicevano che non erano contenti manco loro dell’università di oggi. Dicevano pure che non erano “amici” dei “baroni”, seppure ci andavano a braccetto.

Alla fine la tanto annunciata riforma del sistema universitario è arrivata.
Più meritocrazia, meno sprechi, borse di studio ai ricercatori, abbassamento dell’età di pensionamento dei docenti per facilitare l’ingresso dei giovani, tagli che si sono concretizzati in limiti di spesa per gli atenei in rosso…eppure…

…eppure scioperano e occupano ancora.

Questi ragazzi di sicuro non sono seccati dal blocco dei programmi nè dal rinvio degli esami a causa della sospensione dei corsi, ma sono certamente intenzionati, fermamente intenzionati, a prendersi la laurea più desiderata: quella di “coglioni”.

110 cum lode, ragazzi…

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Comments
30 Responses to “Studenti alla deriva…”
  1. Ale ha detto:

    anche io ho frequentato corsi con aule stracolme…
    primo anno, ingegneria informatica a pisa. 120 persone, 5 esami all’anno. 2 professori di ruolo, più 3 ricercatori ai quali è stato affidato un intero corso di lezioni ciascuno (senza aumento della retribuzione, naturalmente).
    quindi 60 studenti per professore; 24 se contiamo anche i ricercatori che vengono pagati quasi la metà (e per fare ricerca, non didattica), ma il rapporto resta comunque disastroso rispetto alla media europea.

    per fortuna, nonostante il 3+2 abbia ridotto notevolmente il livello di preparazione dei laureati, la nostra università resta molto selettiva, quindi alla specialistica la situazione è meno allarmante.

    quante lezioni seguivi in quell’anno in cui eri in aula con 200 persone? in quante era di ruolo un professore e quante invece erano rette da un ricercatore? fammi sapere così facciamo due conti precisi, se vuoi.

  2. Giozza ha detto:

    Visto che anche tu ti basi su confronti con gli altri paesi d’Europa, anche Ale ha riportato un dato: per ogni professore in Italia c’e` una media di 29 studenti. Questo non vuol dire che non ci possano essere 200 studenti a seguire una lezione, soprattutto per quanto riguarda i primi anni, ma che il servizio fornito allo studente e` inferiore:
    in media un docente deve rendersi disponibile a 29 persone, anziche` a 16 come avviene mediamente in Europa, con la conseguenza che riesce a svolgere un servizio meno efficente. In pratica questo si ripercuote su disponibilita` nei confronti dello studente, esami che finiscono per essere a crocette (e quindi poco funzionali per la valutazione) perche’ altrimenti il carico di lavoro per la correzione diventa eccessivo, e molte altre cose.
    Ah, forse cosa ancora piu` grave, gia` citata da Ale: molti docenti o ricercatori si ritrovano a dover tenere dei corsi da volontari, ovvero senza retribuzione. Posso dimostrarti, ad esempio, che da me, al Dipartimento di Fisica dell’Universita` di Padova, il 30% dei corsi nel corso laurea in Fisica sono tenuti da professori senza che essi abbiano un aumento di retribuzione, ovvero a gratis.
    Cerchiamo quindi di pesare le informazioni che per mesi e mesi hanno girato nei media (che hanno mostrato all’opinione pubblica solo la parte bruciata della frittata): e` vero che ci sono i baroni e che c’e` anche del marcio nell’Universita`, ma non per questo ha senso tagliare le gambe a tutti, soprattutto a quelli che svolgono un buon lavoro.

  3. ilpensatore ha detto:

    Ale…29 studenti per professore? E che c’entra…all’università mica ci sono le classi da seguire…
    Io ho frequentato corsi con aule da 200 posti stracolme…
    Questo discorso sta molto poco in piedi…

  4. ilpensatore ha detto:

    Pat, se i tagli sapevi che c’erano già da luglio, perchè hai aspettato ottobre per scendere in piazza?

    spiace per te, ma sei stato strumentalizzato…e sapientemente disinformato (tu, non io)!

  5. Ale ha detto:

    per dovere di cronaca, e prima che arrivino i soliti idioti a scrivere “comunisti spreconi” e “ricconi antidemocratici”, riporto anche qui i dati riguardanti la spesa che il nostro paese affronta per l’università:
    – ci sono 29 studenti per professore, mentre la media europea è di 16 (quindi i professori sono pochi e spesso si devono reclutare dei ricercatori volontari che facciano le lezioni senza essere retribuiti);
    – la spesa annua per studente è di 8.026 dollari, contro una media Ocse pari a 11.512;
    – la spesa annua rapportata al pil è l’1,6%, praticamente la metà rispetto agli altri paesi ocse;
    – circa il 90% dei fondi destinati all’università finisce in stipendi per il personale, che sono l’unica voce, tra le spese, che non può essere tagliata perché le cifre delle retribuzioni sono fissate dalla legge, ed il personale assunto a tempo indeterminato non si può licenziare, sia perché è tutelato dalla legge, sia perché è già appena sufficiente a garantire il servizio.

    fonti:
    http://www.flccgil.veneto.it/News_2008/081013_Sorpresa.doc
    http://www.articolo21.info/332/news/universita-federico-ii-spesa-inferiore-a.html
    http://www.flcgil.it/layout/set/print/notizie/rassegna_stampa/2008/ottobre/manifesto_tre_piaghe_tagli

    “Prima ancora di sapere quali fossero le proposte per il mondo dell’università, giovani di tutta Italia sono scesi in piazza a contestare una riforma che non esisteva; chiedevano che fosse ritirata una legislazione mai sostenuta, mai approvata.”
    gli studenti contestavano i tagli fatti senza logica, e se non l’avessero fatto nessun ministro gliela avrebbe data. contestavano anche la privatizzazione dell’istruzione terziaria, una legge che va contro il diritto allo studio sancito dall’articolo 33 della nostra costituzione, ma ormai lo sappiamo che questo governo con la costituzione ci si pulisce il culo.

    “Con slogan evanescenti (”noi la crisi non la paghiamo”…e che vuol dire?…”
    uno “slogan evanescente” è un fantasiosa sinestesia, oppure c’è un aggettivo usato con ignoranza?
    “…e perchè no?)”
    io la crisi non la pago perché non l’ho causata io. le cause sono chiare a tutti: assenza di regole finanziarie e speculazione. quindi la crisi la pagano i finanzieri e i politici che non li hanno regolati.

    “liceali e laureandi hanno percorso chilometri per denunciare l’assurdità del ritorno al maestro unico (che quindi non li riguardava) e per chidere che nel mondo degli atenei italiani nulla cambiasse.”
    se io non sono d’accordo con il maestro unico, anche se non mi riguarda direttamente, sono liberissimo di urlarlo quanto mi pare, anche mentre protesto per qualcos’altro. specialmente perché io e la mia generazione, col modulo ed il sistema dei “3 maestri su 2 classi” abbiamo ricevuto un’ottima istruzione, come testimoniano diversi studi statistici commissionati da enti internazionali: http://timss.bc.edu/pirls2006/intl_rpt.html

    “Poi qualcuno ha cominciato a sostenere che se proprio tagli dovevano esserci che fossero almeno mirati, che si premiassero i migliori. Dicevano che non erano contenti manco loro dell’università di oggi. Dicevano pure che non erano “amici” dei “baroni”,”
    questo lo diciamo dall’inizio, se i tg non lo dicono e tu non ti informi tramite fonti meno ridicole e meno faziose non è un problema degli studenti.

    “seppure ci andavano a braccetto.”
    voglio le prove, fammi vedere le foto o fai a meno di sparare cazzate. in piazza i baroni non ci sono andati, perché la legge 133 non fa proprio nulla contro i baroni.

    “Alla fine la tanto annunciata riforma del sistema universitario è arrivata.”
    mah, tanto annunciata da chi? io ne ho sentito parlare solo dopo le proteste, che a loro volta sono venute dopo i tagli. di solito i tagli si fanno in base alla riforma, non la riforma in base ai tagli.

    con questo retrofront del governo ci stiamo muovendo nella direzione giusta, finalmente si dà una parvenza di serietà ai concorsi; però di una valutazione seria degli istituti, con conseguente distribuzione meritocratica dei fondi, ancora non si parla.

    ok per neoassunti solo ricercatori, secondo me però dovrebbero rimuovere totalmente il turnover sulle teste e lasciarlo sulla spesa, per garantire che non ci siano ulteriori aumenti nel rapporto studenti/docenti, che è già ai minimi storici: non ci sono neanche abbastanza professori per tenere tutti i corsi, e bisogna ricorrere all’ausilio di ricercatori e precari che, per legge, non dovrebbero fare lezioni.

    bene anche i fondi alla ricerca pubblica, soprattutto perché finalmente si entra nel merito dei singoli istituti; ma i tagli al FFO della 133 colpiscono soprattutto la didattica, non la ricerca, e sappiamo che la spesa per studente non deve diminuire ma aumentare di “appena” il 30% per allinearsi alla media europea.

    nulla per fermare le fondazioni private, si vede che le privatizzazioni gli garbano proprio tanto: dopo aver abbassato la qualità del nostro sistema sanitario (invidiata in tutto il mondo, anche qui nonostante gli sprechi che, con le privatizzazioni, non sono affatto diminuiti)
    e aver fatto impazzire le bollette privatizzando acqua, luce, gas e telefono, ora è il turno delle università. a me sembra proprio che la regolamentazione del decreto sia insufficiente a garantire la qualità del servizio e il non-aumento della contribuzione studentesca.

    inoltre non si capisce per quale motivo questo governo si ostini a fare riforme molto discutibili per decreto, quando di urgente non hanno nulla, per poi essere costretto a rivederle, sempre per decreto, con modifiche nuovamente discutibili. c’è un’istituzione che ha la funzione di discutere le riforme: si chiama parlamento. questo modo di procedere per tentativi fin quando la folla non si placa è approssimativo e poco decoroso, per un esecutivo che si rispetti.

    di strada da fare ce n’è molta, per arrivare ad una riforma seria. però dopo tre mesi di proteste la prima risposta fievolmente positiva è stata data. la speranza è l’ultima a morire.

  6. pat ha detto:

    una riforma universitaria nn esisteva ancora a ottobre, hai ragione… però i tagli esistono da agosto… ohibò! siamo tutti coglioni è vero , verissimo. tutti imbecilli e coglioni e c’è solo un gruppo sparuto di geni che non protestano. centinaia di migliaia di coglioni con o senza laurea e un gruppo di “illuminati” che reggono questo paese… ogni riforma seria è risaputo, parte da tagli…
    questa è proprio l’italia delle meraviglie.

    se ti lascio questo commento è solo perchè non accetto critiche e non accetto accuse di disinformazione da chi nel primo rigo del suo blog dimostra chiaramente di essere assolutamente disinformato. se non sai, non parlare.

  7. Giozza ha detto:

    vero che i professori sono pagati meglio che altrove. Sui ricercatori, invece, sono sarei poi cosi` sicuro, a meno che non vogliamo paragonarli con i ricercatori dell’Ungheria…
    Credo che comunque in questo caso non sia sufficiente attaccarsi alle cifre, perche’ quelle cifre dipendono da una molteplicita` elevata di fattori.
    Resta chiaro che i soldi sono spesi male.
    Ma allora, ribadisco, perche’ tagliare, invece di insegnare a spendere meglio?

    Non credi che la fuga dei cervelli sia una cosa preoccupante per il paese?
    Cosa pensi che si possa fare ora per convincere un buon ricercatore italiano a rimanere in Italia? E’ ovvio che poi rimangono solo i ricercatori che hanno l’universita` sotto casa…

  8. Giozza ha detto:

    Hai detto bene: tutti dobbiamo fare la nostra parte per risanare la crisi. Purtroppo non e` completamente cosi`, ci sono settori che non sono toccati dai tagli (ad esempio, guarda a caso i politici stessi non sono cosi` masochisti da autotagliarsi…e mi venire a dire che in politica non c’e` marcio…). E’ soprattutto il pubblico che viene interessato dai tagli. Cioe` ci stanno piano piano togliendo i servizi sociali, sulla scia del modello americano. Peccato che proprio in questi anni si vedano le pecche del sistema americano.
    Al di la` di queste cose che sono troppo generali e quindi in parte opinabili, vediamo in particolare il problema dell’istruzione.
    Quali sono i servizi fondamentali di cui usufruisce un giovane?
    Direi Istruzione e Sanita`. La sanita` pero` e` un servizio dato in maniera eterogenea nelle varie fasce di eta` (anzi, forse piu` per anziani). L’istruzione e` invece fondamentalmente il servizio per i giovani. Allora perche’ privare dei giovani dell’unico servizio fondamentale di cui possono usufruire (tralasciamo la sanita`, per il ragionamento fatto sopra)??
    Con questo non voglio dire che i soldi vanno sprecati, ma senza tagli possono essere utilizzati meglio:
    quanti giovani con grandi capacita` sono costretti a fuggire all’estero per avere un posto di ricerca? E magari sono gli stessi che, accolti in Germania, brevettano la propria invenzione per l’azienda tedesca; invenzione che poi viene rivenduta a maggior prezzo in Italia.
    Se bisogna far ripartire il paese, concentriamoci anche sulla ricerca, che e` uno dei motori fondamentali per lo sviluppo.
    Se dobbiamo fare dei tagli all’universita`, tagliamo i baroni, ma lasciamo quel che c’e` di buono! E questo si puo` tradurre pragmaticamente in controlli sulla produzione della ricerca, non su tagli!

    Ho letto l'”Universita` truccata”, e ho anche assistito ad una conferenza tenuta all’Universita` di Padova lunedi` scorso tenuta dal prof Perotti, il quale sottolinea quali sono i problemi legati all’universita`, ma propone anche dei metodi molto diversi da quelli proposti dal governo, che io condivido maggiormente, come ad esempio il rinnovamento del sistema delle tasse universitarie con scale piu` ampie:
    supponiamo che il costo universitario per uno studente sia 10000 euro. Adesso lo studente mette 1800 euro e lo stato il resto. Perotti dice: “chi e` straricco si paghi interamente 10000 euro”, chi e` piu` povero venga quasi totalmente mantenuto dallo stato.
    In questo modo tutti si possono permettere istruzione.
    Ci sono un sacco di altri spunti interessanti da cui il Ministro Gelmini avrebbe potuto riformare il sistema in maniera intelligente.
    Le proposte che ha fatto non sono altro che un tentativo di ammorbidire il decreto di Tremonti (133) per dare il contentino al mondo accademico in rivolta.

  9. ilpensatore ha detto:

    Giozza, anche nell’Università ci sono sprechi da tagliare…tutti dobbiamo fare la nostra parte nel risanamento dello stato, perchè in ognuna delle sue ramificazioni ci sono sacche di sperpero che non sono più tollerabili.
    Quello di cui mi sono convinto (anche per esperienza) è che la qualità non sempre s’accompagna con la quantità.
    Oggi si deve fare un piccolo sacrificio. Il che non significa che domani non si possano ottenere nuove risorse, ma con altri sistemi di distribuzione.

    Hai letto il libro “l’università truccata” del prof Perotti? Beh, tra i vari dati si citano proprio le spese dei vari stati UE per l’università e…sorpresa: l’Italia è una di quelle che spendono di più!
    Solo che, a ben vedere, spendiamo male…

    PS: addirittura prof e RICERCATORI sono pagati meglio che altrove…
    vedi un po’ te…

  10. Giozza ha detto:

    E` vero che Tremonti ha dovuto fare dei tagli per cercare di rimettere in sesto i bilanci, ma e` anche vero che non ha voluto toccare molti altri settori (esempio: decreto 155 (10/2008), che permette in situazione di crisi bancaria di togliere fondi a ffo, ricerca e altri affini, ma molti altri no).
    Bene: e` questa l’attenzione che si dedica all’istruzione?
    Allora perche’ alla crisi dovuta ad una cattiva gestione economica da vent’anni a questa parte, e quindi non causata dagli attuali giovani studenti, si deve ripercuotere su di loro?
    Perche’ punire l’universita` coi tagli (e i tagli sono rimasti in finanziaria, nonostante con il decreto di giovedi` siano almeno premiate le universita` “virtuose”), quando non si tenta neanche di creare un sistema di controllo per risolvere i problemi di baronie e per migliorare la qualita` dell’universita`?
    Anche punire le università in rosso togliendo loro denaro significa punire gli studenti e i dottorandi di colpe che non hanno. Questo non vuol dire che le Universita` che sprecano vadano bene. Pero` se si vogliono mettere in regola le universita` si vada a colpire e responsabilizzare i dirigenti e i rettori. Il governo invece continua la strategia di usare il futuro dei giovani per ripianare i debiti dell’attuale generazione.

    Forse cosi` riesci a capire meglio quali sono i dilemmi che colpiscono gli studenti…

  11. Carlo il Calvo ha detto:

    Pensatore ma che rispondi a fare a Marco? Se uno è di coccio c’è poco da fare.

  12. ilpensatore ha detto:

    @ Marco: eh, vabbè…allora hai ragione tu!

    che te lo dico a fare?

    i tagli previsti in finanziaria sono una cosa: e fa comnuque strano che si protesti per quelli quando sono passati 5 mesi dalla loro approvazione.
    il modo in cui si vogliono gestire sono tutt’altra: ed è qui che arriva il decreto Gelmini di ieri.

    quindi, ricapitolando: i ragazzi son scesi in piazza 5 mesi dopo il necessario per quanto riguarda la legge 133 di Tremonti e troppo presto rispetto al decreto Gelmini di ieri.
    della serie: gli prudevano i piedi e la gola se volevano camminare e urlare tanto!

    per chiarezza ti faccio un esempio pratico: io sono il tesoriere e decido che bisogna risparmiare. Decido che in un certo settore della mia attività devo praticare dei tagli, ovvero devo risparmiare 10. Punto. Non dico altro, nè come nè perchè.
    Arriva poi l’addetto a quello specifico settore e, sapendo di dover risparmiare (o meglio, di non poter spendere) si fa due conti e comincia a gestire quella mancata spesa, usando i soldi di cui dispone diversamente.
    Và dal tesoriere e gli dice: questa è la mia proposta per risparmiare i soldi che mi hai chiesto di non spendere.

    ci siamo?
    è questo ch’è successo.

    I ragazzi hanno cannato di brutto!

  13. Marco ha detto:

    Certo, protestavano per i tagli. Ora pare che si siano ammorbiditi smentendosi per quando dicevano che gli studenti protestavano inutilmente. Tanto inutile non era se hanno modificato il decreto. Ma i tagli ci sono ancora e si continua a protestare. La legge c’era eccome prima.

  14. anna ha detto:

    Si dirà che mi ripeto, ma sono angosciato dall’idea che questi ragazzi siano da considerarsi come il futuro su cui il nostro Paese dovrebbe puntare ed investire.

    Ci hai diffusamente spiegato che “questi ragazzi” in realtà sono 3 invasati che non combinerebbero niente di buono nella vita comunque.
    Quindi non ti preoccupare, pensatore, il futuro non è nelle mani loro, è nelle mani di quelli bravi e buoni come te. Meno male che ce ne sono tanti, la maggior parte, che studiano buoni e zitti, capiscono tutto e non si lamentano mai. E’ ovviamente su di loro che il Paese punta e investe, quindi tranquillo, non ti angosciare, l’Italia è vostra.
    Del resto è proprio per questo che scapperò all’estero appena possibile….

  15. ilpensatore ha detto:

    Marco, non imbrogliare: l’hai detto anche tu per cosa protestavano gli studenti.
    Peccato che (e te lo ripeto) una riforma dell’università targata Gelmini ancora non c’era e non potevano quindi sapere come sarebbe intervenuta per modulare quei tagli imposti dalla finanziaria (i quali tagli, per inciso, non si applicano senza una legge d’attuazione…altrimenti non si saprebbe in che modo agirebbero)!

  16. Marco ha detto:

    Bravo. Vedi allora che serve manifestare. Vedrai che manifesta manifesta alla fine la franata sui tagli diventa una marcia indietro. Se la Gelmini ha accolto le richiesta degli studenti perchè non lo fai anche tu allora? Dici che manifestavano senza sapere il perchè ma alla fine qualcosa hanno ottenuto.

  17. ilpensatore ha detto:

    ah, ok…ora è tutto chiaro: sei semplicemente disinformato.

    beh, facciamo così: prima ti aggiorni sul nuovo decreto Gelmini sull’università (approvato ieri dal CdM) e poi ne riparliamo, ok?

  18. Marco ha detto:

    Caruso, la riforma Gelmini si chiama anche ‘riforma della scuola’ perchè riguarda la scuola (maestro unico, voto in condotta e grembiulino). Lo dice anche Berlusconi. Gli universitari protestano per la legge 133 approvata questa estate che ha deciso un taglio di 500 milioni di euro e la possibilità di trasformarsi in enti privati. Non fare confusione.

  19. ilpensatore ha detto:

    ma poi: al di là di quello che dicono i rettori, sei d’accordo o no con le linee indicate dal nuovo decreto Gelmini sull’Università?

  20. ilpensatore ha detto:

    Marco, sai bene che non è questione di date…se lo vuoi capire, bene…altrimenti non so che dirti…non posso mica continuare a parlare con un sordo!

    i tagli di cui parli sono in finanziaria, ma per attuarli e come attuarli c’è il decreto Gelmini sull’università e questo li ha rimodulati, modificati, affievoliti, razionalizzati…tant’è che ha ottenuto il placet dei rettori che OGGI hanno svolto un’altra conferenza in cui si sono detti compiaciuti delle modifiche e speranzosi che si apra finalmente una nuova fase di dialogo anche sugli altri disegni di legge che sono in arrivo sulla riforma dell’università.

    a questo punto la domanda sorge spontanea: hai capito o non hai capito che è cambiato il contesto rispetto al testo che mi citi tu?

  21. Marco ha detto:

    Caruso, non ti attaccare alle date adesso. L’estratto che ti ho copiato fa riferimento alla parte della legge Finanziaria per cui protestano gli universitari che prevede un taglio del 20% spalmato in tre anni. Questo è valido ancora oggi. Lo puoi vedere come vuoi ma resta sempre un taglio al finanziamento dell’Università. Il nostro è l’unico governo che taglia per incentivare. Se vuoi incentivare tuo figlio a spendersi meglio la paghetta settimanale cosa fai? Gli insegni come spendere meglio o gli riduci la paghetta?

  22. ilpensatore ha detto:

    Marco, spero tu ti renda conto che le date non quadrano…?!
    mi riporti una mozione firmata e datata 25 SETTEMBRE…nemmeno ottobre, ma SETTEMBRE.

    ora, a meno che tu non voglia ammettere che forse sbaglia anche Repubblica, ti consiglierei di fare velocemente marcia indietro e raddrizzare i toni trionfalmente catastrofistici, perchè la notizia che ti ho indicato è di oggi e promuove le linee di intervento varate in CdM ieri sulla riforma dell’università: non ci sono tagli indiscriminati, ci sono misure per la promozione della meritocrazia, ci sono addirittura deleghe al turn over (mi pare aumentato di una unità)…insomma…aggiornati Marco…

  23. Marco ha detto:

    Caruso, leggi qua

    http://www.unimagazine.it/index.php/nazionale/prima_pagina/ateneo/5418_il_rettore_ballio_boccia_la_politica_del_governo

    e qua, guarda un pò dal sito della CRUI:

    “Tali misure sono pesantemente aggravate dalla nuova Legge finanziaria appena presentata dal Governo, che prevede per il 2010 una diminuzione del Fondo di finanziamento delle università addirittura di 700 milioni (più del 10% dell’attuale Fondo) e tagli drastici per le università non statali. Deve essere sin d’ora chiaro che con interventi di tale entità sarà impossibile per le università pubbliche anche solo pagare le retribuzioni del personale.
    È evidente che a fronte di una tale situazione e delle pro-spettive che ne conseguono non possono non manifestarsi negli Atenei diffusi sentimenti di profondo allarme e frustrazione”

    http://www.crui.it/HomePage.aspx?ref=1605

    Ma forse alla CRUI sono tutti ex sessantottini comunisti…

  24. ilpensatore ha detto:

    @ Paolo:

    quello che infatti non capisci è che il taglio di cui si parla altro non è che una minore possibilità di spesa (oltretutto, da quanto si legge nel decreto Gelmini sull’università, solo per gli atenei in rosso).
    Quando avranno tagliato corsi inutili e stipendi allora si ritroveranno con gli stessi soldi ma con possibilità di investirli diversamente.

    poi, vedrai, si arriverà anche ad investire di più, ma intanto cerca di fare con quel che hai…visti i tempi!

    e non dirmi che proprio perchè siamo in crisi si dovrebbe spendere nell’università, perchè il livello cui sono oggi non garantisce nessun risultato positivo…niente di buono insomma.

  25. Paolo Marani ha detto:

    Ma scusami, ci arrivo io che non sono nemmeno un insegnante e non ci arrivi tu che sei un grande pensatore ?

    Il 97% della spesa per l’istruzione va in stipendi, giusto ?
    Se occorre trovare il miliardozzo e mezzo di euro da tagliare come tremonti vuole, da dove vuoi pigliarlo se non DAGLI STIPENDI ?? E vieni a parlare di riforme ?

    L’unica riforma che avrebbe avuto senso sarebbe stato tagliare gli organici e gli stipendi in sovrannumero e non legati a principi di meritocrazia, ma REINVESTIRE QUANTO RICAVATO nuovamente nella scuola, non più sotto forma di stipendi ma sotto forma di programmi didattici seri, strutture per la scuola pubblica, fondazioni per sostenere la ricerca scientifica, coordinamento di progetti per avvicinare l’università al tessuto industriale, insomma INVESTIRE nell’istruzione e nel futuro del paese.

    Quello che rimane, è sotto gli occhi di tutti, spazio alla scuola privata ed affossamento della scuola pubblica, già tagliata e stratagliata fino all’osso dai precedenti governi.

    Lascia perdere poi la ridicola preposizione che sostiene che NON si dovrebbe manifestare per qualcosa che NON interessa direttamente la propria attività.. Se io sono in disaccordo con il lodo Alfano, per esempio, posso manifestare anche se non sono un magistrato o un giurista di professione ?? Chiaro che si.

    Analogamente, gli universitari possono manifestare anche per lo sciempio che si sta facendo sulle scuole dell’obbligo, al di la dei palliativi di pseudoriforma come il maestro unico, i grambiulini, o il voto in condotta, che servono solo per distoglere l’attenzione dal reale intendimento. Raggranellare cassa ai danni del futuro del paese.

    Se non ci arrivi, forse prova a pensarci ancora un po su.

  26. Marco ha detto:

    Caruso, un amico che studia al Poli di Milano mi ha girato la mail del rettore Ballio. Ti incollo la frase conclusiva:

    “Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico del Paese.

    Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi”.

    Queste sono parole di un Rettore che dimostrano che forse un motivo per scioperare per gli universitari esista davvero.

  27. ilpensatore ha detto:

    e questo è tutto? non hai altro da dire?
    inconsistente, direi…

    spiace deluderti: non credo che gli studenti non dovrebbero manifestare, ma sicuramente dovrebbero farlo senza arrecare danni ai loro colleghi e soprattutto decidendo una linea e non divagare.
    oggi stanno dimostrando quanto in realtà quelle proteste siano state e continuino ad essere assolutamente vuote di ogni significato…

  28. Marco ha detto:

    Caruso, usa le parole di Gelli dai. Dì che gli studenti non dovrebbere scendere in piazza ma restare dentro a studiare e basta. Facci vedere la tua indole fascista, su.

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