Travaglio sposta il fronte e attacca anche il Foglio di Ferrara.

Ma dovrebbe saperlo, Travaglio, che le guerre su più fronti sono difficilissime da combattere e ancor più improbabili da vincere.
Dopo il Giornale e dopo Facci, il nostro Imputato saputello alza il tiro anche sul Foglio di Giuliano Ferrara e su Christian Rocca in particolare: la loro colpa? Aver pronosticato la vittoria di McCain. Cosa che però non è avvenuta e ha fatto sentire in diritto il marconiglio di sparare a zero contro colleghi iscritti al suo stesso ordine (sempre e sempre e sempre silente in questi casi) rei, secondo lui, di non aver saputo leggere la realtà.
Peccato sia tutto falso. E peccato che come al solito Travaglio non perda mai occasione non solo per star zitto ma anche per non smentirsi: quando perse Kerry (ma anche prima, Al Gore) o quando perse la Royal in Francia o quando l’anno scorso ha straperso Veltroni o quando nel 2006 Prodi pareggiò alla faccia di sondaggi e benpensanti, lui, beh, non tirò fuori neanche un mezzo rimprovero per quelli che avevano “cannato” il pronostico.

Oggi però, nel solito delirio di saccenteria, ha dato il massimo. E ha ricevuto la risposta che meritava.

Questo, il pezzo di Travaglio:

Quelli che l’avevano detto.

Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato.

Per chi avesse ancora dei dubbi, provvidero a dissiparli gli interventi in extremis di due noti analisti padani, Roberto Castelli (“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”) e Roberto Cota (“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”), nonché del noto stratega Maurizio Gasparri (“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”). Non che la palma delle previsioni sballate sia un’esclusiva italiana. Ancora il 2 novembre John Zogby, “il guru dei sondaggi”, comunicava che “Mc Cain è in rimonta e può vincere, ormai ha superato Obama, 48 a 47%”. Ma i provincialotti italioti che scambiano le speranze per la realtà e pensano di orientare dall’Italia il voto americano, non ci han fatto mancare proprio nulla. Soprattutto sugli house organ di Berlusconi, che solo un mese fa passeggiava mano nella mano con l’amico Bush, lo sguardo rapito, il cuore palpitante, ripetendogli che “sei stato un grande, presto ti verrà riconosciuto, passerai alla Storia”, mentre persino George lo guardava scettico e persino McCain pregava il presidente più impopolare del secolo di non farsi vedere dalle sue parti.

Sull’immancabile sconfitta di Obama, il Giornale ha dato il meglio di sé. Mauro della Porta Raffo, il “gran pignolo” che fa le pulci ai giornali e ci azzecca sempre, ma con gli oracoli un po’ meno, non aveva dubbi: “Adesso vi dico: John Mc Cain il prossimo 4 novembre vincerà”. E Paolo Granzotto, entusiasta: “Resto anch’io dell’opinione che il vecchio eroe sbaraglierà il giovane vagheggino… Sarah Palin trascinerà Mc Cain alla vittoria”, anche per via della “veltronizzazione della campagna del damerino Obama: e con Veltroni, si sa, si va dritti alla sconfitta”. Insomma, “Mc Cain gli farà la festa”. Mario Giordano, rabdomante dal fiuto infallibile, produceva titoli del tipo: “Ecco perché la strana coppia Mc Cain-Palin può arrivare alla Casa Bianca”. E rimbeccava i lettori rassegnati alla vittoria di Obama: “Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”. Immediatamente avvertito a Chicago, Barak faceva i debiti scongiuri. Anche perché, ad allarmarlo vieppiù, c’erano gli editoriali di Maria Giovanna Maglie, che ha con i dati elettorali lo stesso rapporto elastico dimostrato con le note spese alla Rai. La generalessa, che scrive con l’elmetto e il colpo in canna, non ci poteva proprio credere che gli americani votassero per quell’”estremista inesperto e poco capace”, “contrario infantilmente alle centrali nucleari”, uno che “ritirerebbe incoscientemente le truppe dall’Irak”, che “rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali”, per giunta negro, tant’è che “gli elettori democratici sono i primi a dubitarne”, ma “dubitano pure gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary”. Mentre “Old John” (così lei chiama McCain, nell’intimità) “parla da Presidente”, “può vincere le elezioni perché è un candidato credibile” e poi “ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”, ma soprattutto “è pronto a costruire 45 centrali nucleari e aumenterebbe le truppe in Irak”, dunque “io dico che ce la fa”, “nonostante il can can dei media nazionali e internazionali”, tutti in mano al Comintern. Se invece “dovesse farcela Obama, sarà una vittoria di misura” (infatti avrà la maggioranza parlamentare più ampia dalla notte dei tempi). La Maria Giovanna lo vedeva già alla Casa Bianca, l’amato Old John: “Da presidente ridurrà il potere di Washington e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Usa”. Pazienza, la difenderà da casa. Ma, nei momenti di sconforto, potrà sempre consolarsi con qualche visita di Maria Giovanna Maglie.

Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo.

Marina Valensise, altra neocon de noantri, credendo di farle un complimento, scriveva che “la Palin somiglia alla nostra Gelmini: una tigressa dura, determinata, sicura di sé, temprata dal gelo polare, travolgente come un animale selvaggio… una mamma che si batte contro un parolaio idealista”. Stefano Pistolini la definiva “l’ultima arrivata, forse la predestinata”. Infatti, è stata la palla al piede del povero McCain. Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste – si badi bene – “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.

Questo il pezzo di Rocca come risposta alle bugie travagline:

Marco Travaglio è un imbroglione.

Lo so, non è uno scoop. Ma un suo esagitato fan mi ha girato un suo pezzo non so se sull’Unità o sul giornalino del penitenziario in cui sostiene che Il Foglio, Giuliano Ferrara, Stefano Pistolini e io avevamo predetto la vittoria di John McCain. Chiunque abbia letto il giornale e il blog nell’ultimo mese sa che è vero esattamente il contrario, cioè che eravamo certi della vittoria di Obama, e a valanga. Prima, invece, quando si era ancora lontani dal voto ho sempre scritto che chi diceva di sapere il vincitore mente sapendo di mentire. Non era un riferimento a Travaglio, ma il ragazzo è fatto così, fa così coi fatti. Quando non gli tornano, se li crea. Addirittura mette in mezzo Pistolini, uno che ha raccontato Obama quando ancora Travaglio copiava verbali (no, non l’ultimo di due secondi fa). Uno che ogni giorno, non da ieri, ma dal 2004, ha spiegato su carta e in video la grandezza e la predestinazione di Obama. A proposito, Barack si scrive con la “c”, prima della “k”.
Nell’articolo del secondino, tra varie fesserie sui neocon neanche fosse Caretto, è citato poi un mio virgolettato, dal quale pare che io abbia scritto che Obama è una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” e che non lo avrebbe votavo nessuno. Travaglio ha verbalizzato ad minchiam. La mia frase, scritta peraltro il giorno dopo la vittoria di Obama, senza il trattamento Travaglio, cioè quando era ancora vera, era questa: “Nessuno sa come andrà a finire a novembre, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Il fenomeno Obama potrebbe crescere ancora, trasformarsi in una valanga e travolgere McCain senza che il senatore dell’Arizona se ne accorga. Oppure la bolla potrebbe sgonfiarsi rapidamente”. Il pezzo vero, quello mio, non la ricostruzione dell’ex primo editorialista della Lega di Bossi, spiegava perché Obama pur vincendo le primarie avesse preso meno voti di Hillary. E, inoltre, ribadiva che “Obama è super, meraviglioso, stupendo e la sua vittoria alle primarie è storica, epocale, straordinaria” e che “Obama ha vinto anche per aver predisposto la più strepitosa macchina organizzativa e di autofinanziamento mai vista in politica, a dimostrazione che il senatore non è uno solo chiacchiere e spillette”. Mica è come Travaglio, quello tutto chiacchiere e manette.
PS
Secondo il secondino avrei anche scritto che Sarah Palin è “un incrocio tra Bob Dylan e Erin Brockovich”, quando è evidente che nel mio articolo il riferimento a Dylan è per Obama, non a Palin.

UPDATE:

Questo video è datato 16/10/2008, circa 3 settimane prima del voto USA.
Ecco come Rocca preconizzava la sconfitta di McCain e già elencava gli stati in bilico che sarebbero stati vinti da Obama.

Rocca su Il Foglio Catodico

Rocca su Il Foglio Catodico

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Comments
25 Responses to “Travaglio sposta il fronte e attacca anche il Foglio di Ferrara.”
  1. Anonimo ha detto:

    Abito da moltissimi anni negli Stati Uniti, sono riuscita a sopravvivere gli anni del regno di Bush,,,,, che disastro!!!! E’ riuscto a distruggere questo paese, e quanto a quelle persone in Italia che volevano vedere McCain vittorioso, chiaramente non hanno idea di che cosa vuol dire vivere in America quando i repubblicani sono in potere a Washington. Otto anni fa ho preveduto esattamente come sarebbe andata a finire, e purtroppo le mie predidizioni sono state tutte corrette, anche le piu’ pessimistiche. Fu la stessa cosa quanto Reagan ha vinto le elezioni. Povero Obama, deve far fronte a otto anni di corruzione e politiche sbagliate — speriamo che abbia la forza di andare avanti per i prossimi anni. I commentatori italiani non hanno idea di come stanno le cose! Sara Palin? Ma non farmi ridere! Abbiamo avuto abbastanza pagliacci a Washington, e’ ora di cambiare strada!

  2. Vito Poma ha detto:

    @Marco

    Ed è subito Sarah
    Il Foglio, 5 settembre 2008

    Sarah, facci sognare. La running mate di John McCain, Sarah Palin, è la cosa più vicina a un libertario che sia mai arrivata a un soffio dal potere vero dai tempi di Ronald Reagan. Non si capirebbe, altrimenti, l’esplosione adrenalinica che la sua candidatura ha scatenato. Prima, il sentimento dominante tra i supporter del Maverick era soprattutto la paura di Barack Obama: ora, hanno trovato la speranza. Palin parla come loro, si comporta come loro, ragiona come loro. Sia nella politica che nella vita. La Barracuda interpreta in modo straordinariamente spontaneo l’agenda della leave-us-alone-coalition; sul Wall Street Journal di ieri, John Fund ha scritto che “i repubblicani forse hanno trovato la loro Margaret Thatcher”.

    La sua retorica, tanto per cominciare, è quella con cui la destra conservatrice-libertaria va a nozze. Il governo sì però small; le tasse sì però low; la regolazione pubblica sì però sound e science-based (non ha esitato ad attaccare l’amministrazione di George W. Bush, quando il segretario all’Interno, Dick Kempthorne, ha inserito gli orsi polari tra le specie in via di estinzione). E’ brunettiana: dalla sua poltrona di Juneau (la capitale dello stato più a nord) ha cancellato il progetto faraonico del bridge to nowhere, il ponte verso il nulla che sarebbe costato ai contribuenti la bellezza di 400 milioni di dollari. E’ anche un po’ tremontiana: ha voluto una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Una forma di deviazionismo, questa, che però le perdonano, intanto perché dimostra di non essere il pupazzo dei petrolieri, e perché comunque non è certo ostile allo sfruttamento delle risorse nordamericane di idrocarburi (Larry Kudlow riassume così la sua posizione: “drill, drill, drill – all the way”). E’ perfino berlusconiana prima maniera: la sua battaglia, in Alaska come a Washington, è contro l’establishment, le rendite, i politici in senso lato, al punto che non ha nascosto le sue simpatie, durante le primarie, per la corsa pazza di Ron Paul. E’ bossiana, anche qui prima maniera: la frequentazione giovanile coi secessionisti del suo stato, in un paese che custodisce gelosamente l’amore per la libertà e che è nato da una guerra di indipendenza, non è un handicap. Non ha, del resto, paura di sfruculiare i luoghi comuni della destra americana. Dalle parti di Reason, storica fondazione libertaria particolarmente attenta al tema dei diritti civili, hanno apprezzato la sua ragionevolezza sul tema della guerra alla droga. Palin ammette di aver fumato uno spinello (“non mi è piaciuto, ma non faccio come Bill Clinton, che sostenne di non aver inalato”) ed è contraria alla legalizzazione dell’erba, ma riconosce che le priorità sono altre e comunque lascia intendere che si può chiudere un occhio, perché in fondo il corpo è mio e lo gestisco io.

    Addirittura sulla questione spinosa dell’aborto, che divide l’universo libertarian non meno della società in generale, riesce a conquistare tutti. Non è una militante pro life di maniera: ha avuto un bambino down (l’ultimo dei suoi cinque figli), l’ha voluto e lo definisce perfetto. Dicevano che sarebbe stato un boomerang. Balle. La sua scelta fa di lei una persona che sa prendere decisioni difficili in situazioni critiche, e anche questo è cruciale per chi si trova a un battito di cuore dall’essere comandante in capo dell’esercito più potente del mondo. Ha scritto l’economista Tyler Cowen: “grazie alla sua determinazione a tenere un figlio down, molti elettori non vedranno Sarah Palin come una cinica, qualunque cosa dicano i critici. Non c’è pettegolezzo sul licenziamento di poliziotto che possa rompere questo sigillo”.

    E poi, ultima ma non meno importante, c’è quella che per molti è la questione per eccellenza: la “nostra prima libertà”, ossia quella di detenere e portare armi. Qui non c’è storia. Iscritta da sempre alla National Rifle Association, cacciatrice per hobby, Palin è una garanzia per i gun-nuts che, se i repubblicani torneranno alla Casa Bianca, il loro diritto non verrà messo in discussione. Alla fine, questa è la cartina al tornasole su cui l’America profonda misura i suoi politici. Dalla canna del fucile passa il discrimine tra chi difende la libertà, e chi la mette in dubbio. Un antico adagio, attribuito a Benjamin Franklin, recita che la democrazia sono una pecora e due lupi che votano su cosa mangiare per cena, la libertà è una pecora ben armata che contesta il risultato. Con Sarah Palin, gli americani scelgono la libertà

    giugno 2008
    Quarto di una serie di articoli
    Vi fareste governare da Obama? /4
    Rocca
    La stampa ha deciso che doveva vincere lui così è stato. Ma Barack non è più quello di una volta

    Il messia è arrivato. Appena diventerà presidente improvvisamente “il cielo si aprirà, la luce divina ci illuminerà, i cori celestiali non smetteranno di cantare, ciascuno di noi saprà che dovrà fare la cosa giusta e il mondo sarà finalmente perfetto”. Più o meno è questo, nello sfottò di Hillary Clinton, l’irrazionale entusiasmo scatenato da Barack Obama tra i suoi seguaci, specie tra i media. Intendiamoci. Obama è super, meraviglioso, stupendo e la sua vittoria alle primarie è storica, epocale, straordinaria. Detto questo, che non è poco, stiamo calmi. Hillary Clinton, la tanto vituperata e insopportabile Hillary, quella che metà degli americani non voterebbe nemmeno morta, ha preso più voti dell’immaginifico Obama. Più voti, non meno. E ha vinto in tutti gli stati più grandi d’America, nelle roccaforti democratiche e negli stati in bilico. Da quando la sua candidatura è stata data per sepolta da una stampa che avrebbe fatto passare Emilio Fede e Curzio Maltese per analisti equilibrati, Hillary ha prevalso quasi ovunque e quasi sempre, ribaltando sondaggi e previsioni e commenti funerei.

    L’obiezione è: anche Al Gore nel 2000 ha preso più voti di George W. Bush. Non è proprio così. Se alle primarie democratiche ci fossero state le regole “winner takes all” usate dai repubblicani, cioè le medesime che il 4 novembre decideranno la presidenza degli Stati Uniti, o se perlomeno ci fosse stato un sistema di selezione del candidato ideato da persone senza rapporti intensi con sostanze psicotrope, Hillary sarebbe da tempo la nominata del partito e con buone, ottime possibilità, probabilmente superiori a quelle di Obama, di entrare alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.
    E invece no. Ha vinto Obama. E ha vinto grazie alla decisione unanime della stampa americana, come si sono accorti i Clinton, costretti ad affrontare una vasta cospirazione di estrema sinistra così violenta da far rimpiangere il vecchio procuratore Ken Starr del sexgate. Obama ha vinto anche per aver predisposto la più strepitosa macchina organizzativa e di autofinanziamento mai vista in politica, a dimostrazione che il senatore non è uno solo chiacchiere e spillette. Ma senza gli errori della Clinton Machine, avrebbe chiuso bottega da tempo. I clintoniani erano certi di poter chiudere la partita subito, nei grandi stati, e hanno lasciato campo libero al senatore nel resto del paese. Un dato: Obama ha conquistato circa 140 delegati in più di Hillary, tra quelli eleggibili. Il saldo a favore di Obama nei caucus, cioè nelle lunghe e laboriose riunioni di partito dove si vince solo se si dispone di un’organizzazione capillare e di tanti militanti, è stato di 139 delegati.

    Nessuno sa come andrà a finire a novembre, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Il fenomeno Obama potrebbe crescere ancora, trasformarsi in una valanga e travolgere McCain senza che il senatore dell’Arizona se ne accorga. Oppure la bolla potrebbe sgonfiarsi rapidamente.
    Il punto che sfugge, però, è che Obama non è più il candidato di un anno fa, quello che faceva sognare sinistra e destra, liberal e conservatori, che aspirava a unire il paese e a chiudere l’era delle guerre culturali, razziali e partigiane. Il processo democratico delle primarie e il confronto con gli avversari e gli elettori l’hanno completamente ridefinito. Obama resta il candidato perfetto per una serie televisiva, e infatti s’è scoperto che l’ultima serie di “The West Wing”si è ispirata a lui per delineare il candidato ispanico Matt Santos, ma ora si è trasformato nel solito candidato elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi col paese reale. Non sono opinioni. Sono mesi che Obama viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli immigrati ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti.

    Bene. Adesso che abbiamo le FONTI COMPLETE, ognuno potrà giudicare da sè se Travaglio è stato più bravo o Rocca lo è stato di più ad applicare il suo “metodo Rocca”

    http://andreamollica.blogspot.com/2008/12/rocca-disinformato-zucconie-parla-obama.html

    🙂

    PS
    Non sono riuscito a trovare l’altro articolo dato che non ho (pultroppo 😦 ) l’abbonamento del Foglio. Qualcuno può fornirlo?

  3. ilLIBEROpensatore ha detto:

    infatti, si stava sbrodolando troppo appresso alla politica estera, ora si che lo riconosco.

  4. mazapegul ha detto:

    finalmente ilcorista torna a parlare di argomenti piu’ consoni al suo status intellettuale: le diattribe di travaglio! 😉

  5. caposkaw ha detto:

    se permetti rox, ti ricordo una massima del presidente Eisenhower:
    è un figlio di puttana, d’accordo, ma è il nostro figlio di puttana.
    bin laden contro i sovietici era utile.
    lo stesso saddam contro l’iran.
    il fatto è la mancanza di lungimiranza… a vederlo con il senno del poi, bin laden bisognava terminarlo appena fosse stato possibile. e saddam è stato finanziato anche dai paesi arabi, kuwait in testa, contro l’iran.

  6. $$$ ha detto:

    Pensatore ti consiglio se hai tempo di leggerti

    la coscienza di un liberal di Paul Krugman

    saluti

  7. ilpensatore ha detto:

    Rox, onestamente, credo che a volte allearsi con quello che può diventare un futuro nemico sia necessario: dipende da cosa ti giochi.
    Avere gli Afghani amici e sostenerli contro l’URSS era giusto.
    E così Saddam contro la rivoluzione islamica iraniana…

    Ma devi anche considerare che prima, Bin Laden e Saddam non erano nemici…certo, nemmeno amici, ma non si poteva immaginare a che punto si sarebbero spinti.

    Oltre a questo, tieni conto che non puoi rimproverare a Bush le scelte di Truman…altrimenti con la dietrologia ci si potrebbe scannare tra tutti e diffidare di ognuno…

  8. Rox ha detto:

    Mi confermi però che i governi americani hanno utilizzato, dalla seconda guerra mondiale in poi, questi mezzi di propaganda per mobilitare l’opinione pubblica e spendere una miriade di soldi in armamenti: la Dottrina Truman che tendeva a creare dei nemici, finanziando governi amici e sovvertivano quelli nemici (guarda in Sudamerica..).
    Mettiamo che la versione ufficiale sia giusta. Ma Bin Laden chi lo ha finanziato fino agli anni ’80? e Saddam Hussein, chi lo ha appoggiato contro l’Iran? Ti sembra normale che prima si creino dei mostri per combattere i nemici e poi bisogna fare altre guerre per eliminarli?

  9. ilpensatore ha detto:

    Pippo, come minimo le tue sensazioni volevano Bush sconfitto nel 2004 e Veltroni vincente l’anno scorso…
    Che dici? La smettiamo con queste cazzate?

    E poi, al di là delle sensazioni, se una ricerca risulta completa è di per sè affidabile se non smentita…ergo.
    Quella che ho segnalato è partita proprio dalle teorie del sito LuogoComune e le ha smontate pezzo pezzo producendo una mole di documenti da far impallidire Travaglio.

    A questo, aggiungici che le commissioni del congresso USA hanno già smentito i complottisti…e il risultato, sempre al di là delle sensazioni, l’avrai ugualmente!
    O vuoi forse dire che anche Obama sapeva, sa e niente ha detto e dice in proposito? Eppure sei contento ora che ha vinto…

  10. pippo ha detto:

    rox non fidarti, ti dicevano che avrebbe vinto mc cain perchè bla bla bla, leggi e consulta ma fidati in primis delle tue sensazioni che sono quelle che sbagliano di meno. nel web come nella vita.

  11. ilpensatore ha detto:

    Rox, “molti americani” non è come dire “le commissioni del congresso”…comunque, se vuoi, ti posso consigliare di dare un’occhiata ad un sito? è fatto davvero bene…e se non ti avrà convinto potrai pure continuare a fidarti d’altre ricostruzioni, ma fossi in te una sbirciatina gliela darei…

    eccoti i link:

    Sul pentagono:

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/7646872/Inchiesta+Pentagono+1-6

    e seguenti… in fondo ad ogni articolo trovi il link per proseguire…

    sul WTC:

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/8511025/Spiegazione+del+crollo+delle+T

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/9405019/11+Settembre:+Wtc,+conclusione

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/12607174/Crollo+del+Wtc,+la+conferma

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/12646816/11+settembre,+Twin+Towers,+cap

    http://sulterrorismo.splinder.com/post/14179423/Istituto+Ricerche+Esplosivisti

  12. Rox ha detto:

    In realtà ci sono molti americani che non credono alla versione ufficiale sull’11 settembre (e io neppure). Il fatto che un Boeing sia caduto sul Pentagono mi sembra poco plausibile. La storia americana ci insegna che mobilitare l’opinione pubblica per giustificare l’entrata in guerra (Pearl Harbour docet) si usino anche questi eventi ecclatanti. Per quanto riguarda Obama io sono contento che sia stato eletto (non sono però sceso in piazza a festeggiarlo) ma con ciò non significa che le cose sicuramente cambieranno; diciamo però che ora ci sono i presupposti. Chedo che se fosse stato eletto MCain sarebbe stato comunque meglio di Bush. Credo che dopo 8 anni di Bush non si poteva che migliorare.

  13. ilpensatore ha detto:

    In realtà, Rox, gli americani (democratici e repubblicani insieme) hanno smesso da un po’ di preoccuparsi di sfatare falsi complotti: le loro commissioni hanno in realtà già condiviso la storia di quei fatti…

    Sull’Iraq, poi, ti dico solo che nessuno se ne va se prima non si mettono d’accordo col governo di laggiù: anche Bush aveva già programmato il ritiro, ma da una situazione come quella non fuggi via come fecero gli spagnoli…

    PS: hai mai letto la relazione di Obama al Foreing Council? Beh, ti divertiresti a leggere tante belle cosette sull’Iran.
    E che succederà se anche Obama dovesse proseguire sulla via della precedente amministrazione? scenderete di nuovo in piazza o farete come ai tempi di Clinton?
    Guarda un po’, Obama s’è beccatto l’appoggio di uno dei falchi di Bush: Powell è quello della provetta con la polvere bianca al Consiglio di Sicurezza dell’ONU…e forse avrà un posto nel governo Obama…

    Mah…io aspetterei a pensare che Obama cambierà così tanto le cose…

  14. Rox ha detto:

    ..e sulla politica interna di Bush lo stesso MCain ha preso le distanze dall’ex presidente. Ritengo pertanto che la dichiarazione di Berlusconi su Bush (fatta un mese fa non sette anni fa) sia alquanto azzardata.

  15. Rox ha detto:

    Ahimè nutro grosse perplessità sulle vicende dell’11 settembre (mai sanate dalle comissioni di inchiesta statunitensi). Pertanto non giustifico gli interventi in Afghanistan ed in Iraq (il secondo senza l’egida dell’ONU e senza trovare armi di distruzione di massa) se non per scopi economici.
    Nelle guerre poi si sà, a rimetterci sono sempre i più deboli (sotto i bombardamenti muoiono molti civili). Insomma Bush che dice “noi siamo i buoni, i paladini, e loro i cattivi” mi lascia molto perplesso.
    Spero che Obama si ritiri dall’Iraq e che riproponga le commissioni che ci dicano la verità sull’11 settembre.

  16. ilpensatore ha detto:

    Rox, sono d’accordo con Berlusconi… Bush è stato un presidente con le palle che ha difeso il suo Paese e ha fatto qualcosa per tutti gli altri: prova a chiederti una cosa: avrebbe mai potuto non andare in guerra il presidente degli stati uniti dopo aver subito l’attacco dell’11 settembre?
    Pensi che Obama non resterà al fronte?
    Si, secondo me Bush è stato un gran presidente, anche per come ha combattuto certe battaglie morali e difeso certi valori.
    Ovviamente non è stato perfetto, ma certamente non può esser solo criticato.
    Passerà alla Storia però per il coraggio con cui si è scagliato contro il Terrore che aveva colpito il cuore dell’Occidente…

  17. aposkaw ha detto:

    beh, chi da retta a travaglio non ha bisogno di prove o di fatti… ci crede messianicamente , e basta.
    sarebbe interessante mettere a paragone i credenti di travaglio ai neoconvertiti musulmani occidentali… che in quanto a ottusità, non li batte nessuno.

  18. ilsenatore ha detto:

    Credo che su Travaglio ormai ogni commento sia superfluo.

    Rocca ha talmente pronosticato la vittoria di Obama che iniziava a darmi fastidio… non potevo più reggere la lettura dei suoi pezzi 🙂

  19. Maury ha detto:

    Mi sto convincendo sempre di piu’ che a Marconiglio,oramai, gli serve la testa solo per dividere le orecchie….

  20. Rox ha detto:

    Grazie per la risposta. Spesso non condivido certe tue argomentazioni ma apprezzo quando prendi le distanze da alcune dichiarazioni di esponenti vicini al tuo pensiero politico.
    Un’altra domanda? (ancora off-topic !!)
    Cosa ne pensi del fatto che Berlusconi ritenga Bush uno dei più grandi presidenti statunitensi?

  21. ilpensatore ha detto:

    Rox, si direbbe che il tuo è un vero e proprio Off Topic, comunque ti rispondo lo stesso: sono sconcertato!
    Da una parte non mi aspettavo che qualcuno avesse il coraggio di uscire fuori dal coro e di non saltare sul carro del vincitore; ma credo abbia detto parole imbarazzanti: parlava pur sempre del Presidente degli Stati Uniti d’America.
    E’ stato imbarazzante…non ti dico che meriterebbe di rassegnare le dimissioni ma un bel richiamo tutto…

  22. Rox ha detto:

    Mi piacerebbe sentire l’opinione del Pensatore in merito alle dichiarazioni di ieri di Gasparri su Obama (tra l’altro non smentite).

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