Il paradosso universitario: più finanziamenti, più tasse.

Non sono in molti ad esserne informati. E sono pronto a scommettere che nessuno di quelli che in questo mese hanno sfilato in piazza ne sia a conoscenza.
Ma a tutti gli studenti che continuano a ripetere che il governo vuole rendere l’università accessibile solo ai ricchi perchè coi tagli dei finanziamenti del fondo ordinario agli atenei costringerà i rettori ad aumentare le tasse, vorrei rivolgere l’invito a leggersi bene come si calcola il “contributo universitario da parte dello studente”.
Questo è stabilito, infatti, entro la soglia del 20%.
20% rispetto a cosa? Udite udite: del finanziamento pubblico.
Insomma: se lo stato dà 100, le rette possono arrivare fino a 20; se al contrario lo stato desse 50 le tasse universitarie non potrebbero superare 10.
Incredibile, ma vero.

Per questo è assurdo e si dimostra un controsenso protestare contro la facoltà in capo alle università di aprirsi ai finanziamenti privati: questi determinerebbero una minore necessità da parte dello Stato di elargire finanziamenti a pioggia liberando risorse per gli atenei che ne dovessero avere maggiormente bisogno e al contempo produrrebbero una diminuzione delle tasse (e non come sostengono i disinformati studenti, un loro innalzamento)!

Altra cosa da chiarire, perchè collegata al discorso appena fatto, è che la trasformazione in fondazioni private non sarebbe una svendita ad un non meglio identificabile privato. Vorrebe invece dire, creare le basi per ricavare maggiori vantaggi circa il reperimento di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato; per la raccolta di fondi (non solo privati ma anche pubblici da parte di enti locali e non soltanto nazionali); per le conseguenti agevolazioni fiscali.
Dire che i privati ne diventeranno padroni, poi, è quantomai tesi bislacca ed evidenzia un’ignoranza di fondo sulla materia.
La legge 133/2008 prevede che questa facoltà (non un obbligo, quindi) sia proposta e promossa dal Senato accademico all’unanimità; dopo di che, la decisione andrà approvata dal Ministero delle Finanze di concerto con quello della Pubblica Istruzione che dovrà poi emanare il decreto. Ministeri che continueranno a svolgere un ruolo di vigilanza (comma 10). La contabilità sarà inoltre controllata dalla Corte dei Conti (comma 11).

Per smontare il mito dell’università pubblica distrutta per esser posta nelle mani dei privati, si può benissimo interrogare, ancora una volta, la norma contenuta nella legge 133: le fondazioni non potranno perseguite fini di lucro e non potranno in alcun modo gestire i dividendi se non a favore della struttura stessa.
Oltre a tutto ciò, alle fondazioni si continueranno ad applicare le regole delle università statali (comma 14).

Ancora è comunque tutto da definire. E alcuni saranno sorpresi dal sapere che alla stesura dei regolamenti attuativi di dette misure sta collaborando un senatore del PD, Nicola Rossi.

Insomma: le proteste del mondo universitario sono tutto fuor che giustificate.
I ragazzi si offendono e si risentono se qualcuno gli dice che è sciocco per chi manifesta scendere in piazza senza neanche sapere bene perchè, ma la realtà dei fatti ne evidenzia le carenze…

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Comments
29 Responses to “Il paradosso universitario: più finanziamenti, più tasse.”
  1. mp ha detto:

    parole sante!

  2. Francio ha detto:

    Il fatto è che la legge in quel passo è oscura.
    Lo è anche per il mio prof. di Diritto Pubblico a cui ho sottoposto il quesito.
    Il governo devo ammettere che ha sbagliato a scrivere un comma così ambiguo perchè secondo me non ha rispettato noi sostenitori che con molta fiducia lo stiamo cercando di interpretare senza essere contro a prescindere come certa gente di nostra conoscenza.

    In ogni caso meglio fidarsi della bontà della legge, dal momento che decidere liberamente senza limiti le tasse universitarie significa regalarle ai privati che investono nelle fondazioni, che non vorranno far altro che scaricare i costi della ricerca direttamente sugli studenti. No dai, non posso crederci.

  3. JeKo ha detto:

    Qui mi sembra si cominci a ragionare troppo in astratto… Si da per scontato che la legge venga applicata quando sappiamo benissimo che la consuetudine italiana è “fatta la legge trovato l’inganno” e credo che nessuno possa obbiettarlo.
    Sta di fatto che ciò che sta facendo il Governo in questo momento è tagliare i fondi senza sapere bene dove e a chi. Si è decretato che da qui al 2012 ci saranno 1,45 miliardi di euro da risparmiare sui finanziamenti pubblici all’istruzione. Non era forse meglio combattere le oliogarchie dei cosiddetti Baroni, mettere in piedi un gruppo di sorveglianza che delinei un rapporto sugli sprechi, reinstaurare la meritocrazia (ad esempio migliorando e facendo rispettare le leggi sulle assunzioni così da ridurre o addirittura estinguere raccomandati) e solo allora, sapendo quanto si può risparmiare, tagliare gli sprechi? La filosofia attuale sembra essere “Ora taglio… probabilmente a seguire arriverà anche una riforma”… Il Governo dice “fra pochissimo”, l’opposizione dice “Mai”… io francamente sono più propenso a credere “mai” ma è solo una mia supposizione e spero caldamente di essere smentito…

    Saluti

  4. Ale ha detto:

    “Il tetto del 20% esiste. Se è stato violato…” no il 20% non è stato violato, è che non è ancora stato raggiunto. questi tagli costringono le università a massimizzare le tasse universitarie: se prima la contribuzione studentesca era, poniamo, l’11,7% del FFO (media nazionale), le università prenderanno i mancati introiti (dovuti ai tagli) dalle tasche degli studenti alzandola al 15, 18%, fino al 20%. risultato: il FFO è calato del 10% (o una cifra del genere), le tasse degli studenti sono quasi raddoppiate.

    chi ha fatto quella ricerca farebbe bene a indicare le sue fonti, se possibile vorrei che tu mi mandassi un link o un contatto.
    intanto contesto qui i dati citati:

    “Negli ultimi anni, i corsi universitari sono più che raddoppiati, raggiungendo quota 5500 a fronte di una media europea che viaggia intorno ai 3000.”
    questo è un effetto previsto della riforma moratti, che con il 3+2 non ha fatto altro che dividere in due i corsi quinquennali del vecchio ordinamento.

    “il rapporto docenti/studenti è tra i più alti del mondo, 1:9 normalizzando i dati a disposizione, più alto dunque rispetto a quello della Gran Bretagna, fermo a 10,4. ”
    questo è un dato valido per tutto il settore istruzione, ed è un buon dato perché di poco al di sotto della media europea. ma nel caso specifico dell’università siamo a 22 studenti per professore contro i 15 della media ocse: http://www.welfaretowork.biz/upload/documento_economico_2007%5B1%5D.pdf

    “La moltiplicazione delle cattedre e delle sedi ha inoltre fatto lievitare a dismisura il costo per alunno frequentante a tempo pieno, portandolo a 16.000$, cioè il quarto più alto del mondo”
    questo dato è totalmente fuori misura, la cifra esatta è 7723 dollari contro gli 11100 della media Ocse.

    “se si riuscisse a risparmiare anche solo 1000$, le università libererebbero fondi per almeno 500-600 milioni di euro, cioè una quota di gran lunga superiore a quella prevista dal taglio del Ministro Tremonti per i prossimi anni.” dato che il taglio del decreto ammonta a 1,45 miliardi di euro, se la matematica non è un’opinione, anche se volessimo portare la spesa pro capite alla META’ della media ocse come auspica lo scellerato che ha scritto l’articolo, il risparmio ottenuto sarebbe di poco superiore ai tagli della 133 a partire dal 2011.

    “C’è infine da dire che non viene preclusa alcuna carriera accademica: il blocco del turn-over funzionale alla stabilizzazione del numero dei docenti che negli ultimi anni è aumentato del 25% a fronte dell’aumento dell’8% del numero di studenti si attuerà soltanto fino al 2012.”
    ah ecco: nel 2012, sempre ammesso che non si faranno ulteriori tagli, si ricominceranno ad assumere professori che già oggi sono pochi rispetto al fabbisogno.

    il resto dei dati mi sembra anch’esso scarsamente attendibile, anche se di certo in merito ai concorsi ed agli stipendi degli ordinari sono d’accordo sul fatto che vadano posti dei limiti più precisi e più meritocratici. cosa che la legge 133 ovviamente non fa.

  5. ilpensatore ha detto:

    Ale, sul turn over ti giro la ricostruzione, che condivido, di chi ha fatto una breve ricerca sull’argomento:

    Negli ultimi anni, i corsi universitari sono più che raddoppiati, raggiungendo quota 5500 a fronte di una media europea che viaggia intorno ai 3000. Questo significa che nonostante i tagli del FFO effettuati dai Governi degli ultimi anni, rettori e presidi hanno preferito utilizzare i soldi per moltiplicare le cattedre piuttosto che finanziarie le ricerche: è stata dunque una libera scelta di chi governa le università e non certo di chi governa il Paese. È anzi probabile che se il Ministero avesse elargito più fondi, essi sarebbero stati utilizzati per moltiplicare ancora più intensamente i posti di potere accademico. Una scorsa ai dati può essere utile: negli ultimi anni sono stati banditi posti per 13.000 professori, ma dichiarati idonei in 26.000, uno scherzetto che è costato all’erario 300 milioni di euro in barba alle leggi vigenti. Il rapporto docenti/studenti è tra i più alti del mondo, 1:9 normalizzando i dati a disposizione, più alto dunque rispetto a quello della Gran Bretagna, fermo a 10,4. Questa moltiplicazione ha alimentato le diseguaglianze: premiando l’anzianità invece che il merito, un docente ordinario a fine carriera può arrivare ad un rapporto rispetto al giovane ricercatore di ben 4,5 a 1. Inoltre, lo stipendio tipico di un ordinario è superiore anche del 95% rispetto allo stipendio di un collega americano di livello master, e questo indipendentemente dalla sua produzione scientifica, in quanto gli scatti di stipendio sono in funzione esclusiva dell’anzianità di servizio. La moltiplicazione delle cattedre e delle sedi ha inoltre fatto lievitare a dismisura il costo per alunno frequentante a tempo pieno, portandolo a 16.000$, cioè il quarto più alto del mondo: se si riuscisse a risparmiare anche solo 1000$ le università libererebbero fondi per almeno 500-600 milioni di euro, cioè una quota di gran lunga superiore a quella prevista dal taglio del Ministro Tremonti per i prossimi anni. C’è infine da dire che non viene preclusa alcuna carriera accademica: il blocco del turn-over funzionale alla stabilizzazione del numero dei docenti che negli ultimi anni è aumentato del 25% a fronte dell’aumento dell’8% del numero di studenti si attuerà soltanto fino al 2012.

  6. ” io mi fido delle leggi”

    “e suppongo che siano applicate e rispettate.”

    A parte il fatto che le leggi ormai le scrivono CANI E PORCI !
    La tua è solo una supposta.

  7. ilpensatore ha detto:

    sempre per Ale…
    appena posso ti rispondo anche sul turn over…

    ciao…e grazie comunque per la pacatezza e la disponibilità al confronto…

  8. ilpensatore ha detto:

    Ale, io mi fido delle leggi e suppongo che siano applicate e rispettate.
    Il tetto del 20% esiste. Se è stato violato o superato è possibile esercitare un’azione per ottenere la restituzione del di più speso come contributo dagli studenti.
    Sul fatto che in futuro, con la trasformazione delle università in fondazioni, potrebbero alzarsi le rette non sono d’accordo.
    Anche qui, faccio valere le leggi in vigore: le università che dovessero scegliere di costituire delle fondazioni rimarranno statali e non private e saranno quindi comunque soggette al tetto del 20% e alle regole per la restituzione dell’indebito in caso di sforamento non consentito.

  9. Ale ha detto:

    “guarda quel che succede, per esempio, ad altre fondazioni private che però godono dei finanziamenti pubblici; guarda agli ospedali. Non mi pare che si paghino ticket più esosi all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze (che è una fondazione) piuttosto che al Bambin Gesù di Roma…”
    basta chiedere a chi lavora negli ospedali o a chi li frequenta spesso: la qualità del servizio negli ospedali-aziende è peggiorata molto, e i ticket non sono aumentati solo perché stabiliti dallo stato. inoltre non è stato affatto risolto il problema degli sprechi della sanità.

  10. Ale ha detto:

    ” vorrei rivolgere l’invito a leggersi bene come si calcola il “contributo universitario da parte dello studente”.
    Questo è stabilito, infatti, entro la soglia del 20%.
    20% rispetto a cosa? Udite udite: del finanziamento pubblico.
    Insomma: se lo stato dà 100, le rette possono arrivare fino a 20; se al contrario lo stato desse 50 le tasse universitarie non potrebbero superare 10.
    Incredibile, ma vero.”
    da quando ho iniziato l’università, nonostante il FFO sia stato progressivamente sfrondato, le tasse universitarie sono aumentate vertiginosamente (di oltre il 30% a pisa, dove studio io: da 1400 a 1900 euro al mese): questo perché fino a qualche anno fa NESSUNA università seria stabiliva una contribuzione pari all’importo limite concesso (20% del FFO), ma poteva permettersi di gravare di meno sulle spalle degli studenti, con una percentuale tra il 10 ed il 15 del FFO. con i tagli degli ultimi anni (che non sono neanche paragonabili a quelli previsti da tremonti) il limite del 20% in alcuni istituti è già stato raggiunto, in molti altri non ancora: chi studia in questi ultimi dovrà aspettarsi ulteriori aumenti che non saranno compensati dai tagli al FFO almeno nei prossimi 5 anni, dato che quelli più elevati (dopo il 2011) sono nell’ordine del 10% annuo, quindi -2% sulle tasse universitarie, ben lontano dal +30% che si è verificato negli ultimi anni e dagli ulteriori aumenti che le università applicheranno fino ad arrivare al limite di legge.

    “Per questo è assurdo e si dimostra un controsenso protestare contro la facoltà in capo alle università di aprirsi ai finanziamenti privati: questi determinerebbero una minore necessità da parte dello Stato di elargire finanziamenti a pioggia liberando risorse per gli atenei che ne dovessero avere maggiormente bisogno e al contempo produrrebbero una diminuzione delle tasse (e non come sostengono i disinformati studenti, un loro innalzamento)! […]
    la decisione andrà approvata dal Ministero delle Finanze di concerto con quello della Pubblica Istruzione che dovrà poi emanare il decreto. Ministeri che continueranno a svolgere un ruolo di vigilanza (comma 10). La contabilità sarà inoltre controllata dalla Corte dei Conti (comma 11)[…]
    Oltre a tutto ciò, alle fondazioni si continueranno ad applicare le regole delle università statali (comma 14).”
    intanto c’è da trovare un privato benefattore che senza fini di lucro dia fondi all’università, poi bisogna sperare che sia abbastanza buono da lasciare all’università la libera ricerca autonoma, che non venda qualche polo universitario (tutti i beni, inlusi quelli immobiliari, saranno di sua proprietà), e soprattutto che non chieda agli studenti una retta maggiore delle tasse che avrebbero pagato se l’istituto fosse rimasto pubblico, cosa altamente improbabile visto che i fondi pubblici concessi alla fondazione privata sarebbero, come dici giustamente, inferiori a quelli destinate agli atenei pubblici.

    inotre dici che i privati non diventerebbero padroni perché le fondazioni sarebbero sottoposte agli stessi controlli delle università pubbliche.
    ma come, prima dici che le università sprecano e sono fuori controllo, che i tagli sono giusti perché unico modo di fermare l’emorragia, e poi vorresti farmi credere che le fondazioni private si comporteranno meglio anche se saranno sottoposte esattamente agli stessi controlli?

    chiaramente ti sei ben guardato dal riportare, e tantomeno dal difendere, il terzo taglio inaccettabile della legge 133: il blocco del turnover. ho già espresso il mio parere al riguardo in un altro tuo articolo a questo indirizzo:
    https://ilpensatore.wordpress.com/2008/10/23/la-scuola-e-solo-uno-stipendificio-ora-ne-ho-le-prove/
    ma non mi hai ancora risposto.
    mi piacerebbe sapere cosa ne pensi per avviare un confronto basato sui numeri e i dati di fatto, più che sulle opinioni e le ideologie politiche.

  11. ilpensatore ha detto:

    @ Lebesgue: son d’accordo con te, ma per creare un clima un po’ più sereno sarebbe meglio se si evitasse di attribuirsi la patente di migliori considerando gli altri fuori di senno per il sol fatto di non condividere una posizione.
    Il governo governi…è giustissimo…epperò con buonsenso e un pizzico di rispetto in più…

  12. Lebesgue ha detto:

    Hai ragione marco non si puo pretendere che l’opposizione sposi tutte le idee del governo. Ma si puo pretendere che il governo sposi i 2 punti chiave dell’opposizione ovvero sbarramento al 3 per cento e preferenze? Chi governa?è la maggioranza che deve adattarsi o la minoranza?

  13. paolo ha detto:

    Per le fondazioni sono necessari ingenti capitali privati disposti ad entrare nelle universita’. Ingenti vuol dire dell’ordine del finanziamento pubblico attuale (7-8 miliardi di euro, prima dei tagli). Per le pecularieta’ del sistema produttivo italiano, questi capitali in italia ora non esistono. Quelli esistenti sono talmente pochi che possono entrare gia’ ora (ed in parte lo fanno) con le leggi vigenti. Quando (e se) l’Italia avra’ il sistema produttivo americano o tedesco, le fondazioni verranno da se’, adesso proprio non e’ possibile. Non perdete tempo a discutere del nulla. Grazie.

  14. ilpensatore ha detto:

    @ $$$: onestamente sono più favorevole alle preferenze.

    un’altra cosa che non mi piace è che ormai la maggioranza si è autoconvinta che l’opposizione diventi responsabile e seria solo se si allinea sulle proposte del governo: il che non solo è irreale, ma anche un po’ stupido visto che l’opposizione deve opporsi (ok, ragionevolmente, ma pur sempre opporsi).

  15. $$$ ha detto:

    caro marco mi potresti dire cosa ne pensi circa il fatto che andando a votare non si possa neanche esprimere una preferenza? già si conta poco però neanche avere la parvenza di chi si elegge mi pare troppo.

  16. Franco ha detto:

    Forse il fatto di non aver accompagnato l’art. 16 a una comunicazione adeguata ha dato spazio a interpretazioni e dubbi. Sarebbe forse stato meglio creare spazi di dialogo con i rettori e le associazioni studentesche per indicare il progetto del governo. Sono ancora in tempo.

  17. ilpensatore ha detto:

    Però quando ci sono finanziamenti pubblici senza controlli ci sono sprechi, nel pubblico quanto nelle fondazioni. Sono anni, anni e anni che non vengono valutate. Purtroppo in Italia nessuno valuta la qualità del pubblico nè gli sprechi o imbroglietti delle fondazioni finanziate dal pubblico.

    su questo siamo decisamente d’accordo.
    la legge 133 non può rimanere lettera morta o tale e quale a se stessa.
    servono sistemi di selezione e meritocrazia e soprattutto controllo.
    è vero che c’è quello di corte dei conti e vari ministeri, ma tutta Italia è paese…e ca’ nisciuno è fesso…

  18. ilpensatore ha detto:

    considera che è ancora tutto da completare con una legge attuativa…

    comunque, credo che proprio per il fatto che rimarranno statali queste università/fondazioni devono essere in parte mantenute dallo stato per garantire una base minima comune a tutti.
    poi, dipenderà dalle singole università/fondazioni procacciarsi più o meno contributi.

    conseguenza del mantenimento del finanziamento pubblico è probabilmente il mantenimento del tetto del 20%!

  19. Franco ha detto:

    Però quando ci sono finanziamenti pubblici senza controlli ci sono sprechi, nel pubblico quanto nelle fondazioni. Sono anni, anni e anni che non vengono valutate. Purtroppo in Italia nessuno valuta la qualità del pubblico nè gli sprechi o imbroglietti delle fondazioni finanziate dal pubblico.

  20. Franco ha detto:

    Si, ho letto il dpr del 97, però ancora qualche dubbio ce l’ho. E’ vero che le fondazioni vengono considerate università statali (con ciò che ne deriva compreso il limite di cui parli). Un po’ mi hai convinto. Però allora non capisco perchè permangano i finanziamenti pubblici nelle fondazioni e resti il limite del 20%. Forse avrebbero protestato molto di più, ma io ne sarei rimasto più contento.

  21. ilpensatore ha detto:

    PS: guarda quel che succede, per esempio, ad altre fondazioni private che però godono dei finanziamenti pubblici; guarda agli ospedali. Non mi pare che si paghino ticket più esosi all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze (che è una fondazione) piuttosto che al Bambin Gesù di Roma…

  22. ilpensatore ha detto:

    Franco, io contrasto non lo vedo: il contributo degli studenti è parametrato sulla base del fondo stanzianziato per l’università. E così rimarrà. Oltretutto, le fondazioni universitarie non avranno necessità di lucrare sulla loro attività e non avrebbero quindi nemmeno alcuna utilità nell’aumentare le tasse.
    Cosa che, è bene precisare, non avverrà se non per quelle università che ancora non avevano raggiunto il tetto del 20%.

  23. Franco ha detto:

    Con questo non intendo dire che sono contro le fondazioni o contro l’aumento delle tasse. Anzi, in un sistema meritocratico, in cui tramite assegni di merito (o borse di studio che dir si voglia) si premiano i più bravi, aumentare le tasse è giusto. Qui http://www.lavoce.info/articoli/pagina1951.html i motivi.

  24. Franco ha detto:

    “in quanto compatibili con il presente articolo”

    ” Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.”

    “La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.”

    L’ultimo in particolare, dice che se la fondazione riceve sufficienti finanziamenti privati, i finanziamento pubblico si riduce. E allora secondo la tua ipotesi si dovrebbero ridurre anche le tasse universitarie della fondazione. Ma non c’è scritto che le tasse sono legate al finanziamento pubblico, perchè se il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze con decreto approva lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità della fondazione, e qui si dice che le tasse sono tot, indipendentemente dal finanziamento pubblico, allora è possibile si verifichi quanto ho scritto.

  25. ilpensatore ha detto:

    Franco, non mi fare il Travaglio di turno: leggi tutto e riporta tutto!

    comma 14 dell’articolo 16 della legge 133/2008:

    Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

    tutto chiaro ora?????????

    Non puoi confondere l’ordinamento contabile dello Stato coi parametri su cui calcolare il massimo della retta imponibile.
    Il significato del comma che citi è svincolato dai regolamenti validi per l’Università. Vuol dire tutt’altro, insomma…

  26. Franco ha detto:

    “Che bisogna fare: scrivertelo e sottolineartelo a caratteri cubitali?”
    Non c’è bisogno di essere così sgarbati. Comunque, si, fai il favore, intanto te lo scrivo io.

    “Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.”

  27. ilpensatore ha detto:

    Franco, che dici?
    In questo momento, credo nessuna università vorrà trasformarsi in fondazione, perchè non ci sono privati disposti ad investirvi…per ora.
    Quando succederà…beh…per chi potrà e vorrà sarà una possibilità in più di garantire maggiore eccelenza senza ulteriori oneri per lo stato…per chi non potrà, invece, non cambierà niente perchè ci sarà sempre lo Stato a finanziare tutto.
    Considera che non tutte le università necessitano delle stesse cose nè degli stessi fondi.

    Per quanto riguarda le tasse: leggiti per intero la norma.
    Non potranno aumentare le tasse perchè non verrà tolto il tetto del 20%.
    Le regole rimangono le medesime che disciplinano oggi il contributo universitario.
    Che bisogna fare: scrivertelo e sottolineartelo a caratteri cubitali?

  28. Franco ha detto:

    Peccato che sia proprio questo il problema. Se le università che non diventano fondazioni, con i finanziamenti pubblici ridotti non possono aumentare le tasse, peggiorano sempre più i servizi. Mentre le università che si trasformano in fondazioni non hanno più il limite del 20% del finanziamento pubblico, quindi aumentano le tasse, rendendo difficile (o impossibile) l’accesso ai meno abbienti. Visto anche il sistema di borse di studio che in Italia lascia a desiderare. Bravo Pensatore.

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