Alitalia prigioniera dei sindacati.

Per chi ancora fosse convinto che a far fallire la vendita di Alitalia ad AirFrance fu l’allora capo dell’opposizione, Berlusconi, i sindacati tra ieri sera ed oggi hanno tenuto a ribadire che il merito era ed è tutto loro!

Anche stavolta, nella scelta tra un sacrificio necessario e la perdita totale del lavoro, i saggi capi delle confederazioni dei lavoratori stanno spingendo i loro iscritti/adepti verso la soluzione più dolorosa di tutte.
A questo punto, il fallimento è la soluzione più giusta. Tutti a casa. Ventimila persone (e relative famiglie) senza stipendio.
E una volta fatta tabula rasa, ripartire.
Con un unica avvertenza.
Chi ha rifiutato il posto oggi non lo avrà domani. Rinnovamento totale. Ventimila facce nuove.
Esagerato? Forse…ma questa sarebbe giustizia.
Con la “fame” di lavoro che c’è in questo momento in Italia, rifiutare un sacrificio per impuntarsi ad ottenere ciò che non si può avere e così perdere il posto è un vero e proprio schiaffo per tutti coloro che per quel posto e a quelle stesse condizioni “sacrificate” accenderebbero ceri a tutte le madonne conosciute sul globo terracqueo!

Senza dimenticare che quelli che oggi si ostinano a dire no sono gli stessi che hanno contribuito al fallimento della nostra compagnia di bandiera.
Gli scioperi risolvono davvero poco ai giorni nostri; soprattutto se praticati in un settore dal mercato abbastanza variegato.
Piuttosto che correre il rischio di rimanere a terra o di soffrire ore ed ore di ritardi, molti passeggeri (me compreso) hanno finito col preferire altri vettori facendo così perdere milioni di euro ad Alitalia.
Il tutto nella consapevolezza che le ore di lavoro non lavorate non hanno costo zero per l’impresa.
E per cosa? Per veder garantiti i propri privilegi.
Di cosa parlo?
Per farvene un’idea vi riporto, via Daw, un estratto dal libro “L’altra casta”, di Stefano Liviadotti.

Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro colleghi di altre compagnie. Però costano tanto di più. Grazie a una giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti e puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter, dove tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due notti.

Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell’Alitalia. È scritto nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante approvato, con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di amministrazione dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Il terzo comma dell’articolo 2 disciplina il «giorno singolo libero dal servizio».

Che viene così descritto: «Periodo libero da qualunque impiego che comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un periodo libero da qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore che comprende almeno una notte locale». Un giorno di 33 ore o con due notti? Quando si tratta del personale di volo della ex compagnia di bandiera italiana, e dei relativi regolamenti di lavoro, bisogna abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale all’ora di Greenwich: per loro non valgono.

Vivono in un mondo a parte, dove tutto è dorato. Da sempre veri padroni dell’azienda, piloti e assistenti di volo si sono dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale indennità economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a terra tutto l’anno). Secondo il regolamento dell’Enac, dove è specificato che hanno diritto a riposare su poltrone con una reclinabilità superiore al 45% e munite di poggiapiedi regolabile in altezza, non devono volare più di cento ore nel corso del mese.

Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere: e si vede che per loro è sempre febbraio. Nell’intero anno, cioè nei dodici mesi (se non hanno modificato a loro uso e consumo pure il calendario) il tetto non è, come da calcolatrice, mille e 200 ore (100 per 12) ma 900, e vai a sapere perché. Nel contratto, che l’azienda si rifiuta di fornire ai giornalisti, come del resto qualunque altro dato sulla produttività dei dipendenti, l’orario però si riduce. Nel medio raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel trimestre non diventano 255, ma 240. E nell’anno non arrivano, come l’aritmetica sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900.

Ma non è neanche questo il punto: fosse vero che volano così tanto (tra gli assistenti di volo l’assenteismo è all’11%). I numeri tracciano un quadro un po’ diverso e dicono che nel medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di queste ultime su 4300, cioè l’11%, erano praticamente fuori gioco perché in maternità o in permesso in base alla legge che consente di assistere familiari gravemente malati) restano tra le nuvole per non più di 595 ore l’anno. Vuol dire 98 minuti al giorno, il tempo che molti Cipputi impiegano per fare su e giù tra casa e fabbrica. A titolo di raffronto, un assistente di volo della Lufthansa vola 900 ore, uno della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810. Restando in Italia, una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore.

I piloti, poi, alla cloche sembrano quasi allergici: la loro performance non va oltre le 566 ore, che significano 93 minuti al giorno. I loro pari grado riescono a pilotare per 720 ore all’Iberia, per 700 alla Lufthansa e all’AirOne, per 680 alla Tap e per 650 all’Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente degli stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8 tratte al giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In compenso, sono molto più cari di tutti gli altri. Un assistente di volo con una certa anzianità può arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e 533 euro, contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di Toto (AirOne, ndr ).

Il comandante di un Md80 dell’azienda della Magliana ha un costo del lavoro annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa figura professionale i concorrenti italiani non sborsano più di 145 mila euro. Sempre restando allo stesso tipo di aereo, per pagare il pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un’altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell’anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro. Contro i 207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex compagnia di bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon 30% rispetto alla media dei concorrenti.

Il risultato finale è che in Alitalia il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli dell’Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro).

In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo semestre del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore ogni 24). E si vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice che, nel medio raggio, una hostess o un pilota non possono essere utilizzati per più di 210 ore al mese (che, con il solito giochino, diventano 600 nel trimestre e 1.800 nell’anno). Ebbene, se uno di loro parte da Roma per andare a prendere servizio a Milano la metà della durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole crociate viene considerata servizio.

La tabella dell’Enac che stabilisce, a seconda dell’orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi. Che salgono a diciassette nell’accordo sottoscritto da azienda e sindacato. Dove è stabilito per il personale navigante il diritto a 33 giorni di riposo a trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a 35 per chi è impegnato nel lungo raggio. In base al contratto, al termine di ogni volo deve essere garantito un riposo fisiologico di 13 ore, che sul lungo raggio deve risultare invece pari al numero dei fusi geografici attraversati moltiplicato per otto, con un minimo però di 24 ore. Boh.

Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema retributivo, in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo stipendio base (quattordici mensilità) e l’indennità di volo minimo garantito: quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano la parte variabile della retribuzione di un pilota (compreso il cosiddetto «premio Bin Laden» corrisposto, dopo l’attentato alle Torri gemelle di New York, a tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e dintorni) sono state tutte sostituite da un’unica indennità di volo giornaliera (per un comandante è pari a 177 euro se è impegnato sul lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre alle quali va sommata la diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può quindi arrivare a 219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il pilota sta alla cloche solo per mezz’ora o semplicemente si trasferisce all’aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo scalo d’imbarco. Per di più, aumenta se c’è uno spostamento dei turni rispetto al calendario originale.

Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede l’istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i crediti che si ottengono per esempio quando l’aereo viaggia con personale ridotto (un riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e piloti possono attingere pure degli anticipi. Non è invece dato sapere se le parti hanno raggiunto un accordo su una nuova indennità graziosamente prevista nell’ultima intesa: il premio di puntualità, che per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è alla direttiva dell’Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la dettagliatissima disciplina della cosiddetta «riserva», i periodi di tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere a un’improvvisa chiamata.

Premesso che si può essere messi in riserva solo dopo aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo trascorso a casa con le pantofole ai piedi va considerata come servizio. Bingo. Di più: che se l’attesa si consuma inutilmente perché il telefono non trilla, e dev’essere proprio per lo stress, scatta un successivo periodo di riposo di almeno otto ore, che in alcuni casi salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a stabilire che a piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da mangiare una volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, «in modo da evitare decrementi nelle prestazioni».

Di alcuni privilegi o istituti incomprensibili nessuno ricorda neanche l’esatta origine. Ci sono e basta. Così, le hostess continuano ad avere una franchigia di ventiquattr’ore al mese, che in pura teoria dovrebbe coincidere con l’inizio del ciclo mestruale, ma si racconta del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come permesso per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio: misteri del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio guadagnato nell’ultimo mese di servizio, che, guarda un po’, svolgono regolarmente sul lungo raggio, per far salire l’importo della busta paga. I piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso scalo in un solo giorno. La logica della regola, che pare non sia neanche scritta ma frutto della consuetudine, è imperscrutabile.

La conseguenza, però, è chiara: la crescita delle spese per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi, che in Alitalia vengono scelti da un’apposita commissione dopo attento esame dei loro requisiti: con il risultato che l’importo medio è superiore del 45% a quello sostenuto dagli altri vettori. Solo per le 300 stanze prenotate tutto l’anno per i dipendenti che, anziché essere trasferiti a Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in bilancio 45 milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per l’assenza del lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di euro che venivano corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione.

I lavoratori più coccolati d’Italia quando viaggiano per piacere godono di una politica di sconti davvero generosa. Argomento sul quale l’azienda ha di nuovo una tale coda di paglia da rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto di Pulcinella: i dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto garantito, magari perché vanno a festeggiare l’ultima promozione, che in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la direzione per la finanza dell’azienda della Magliana poteva contare su 152 persone: 20 dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60: 25 dirigenti e 35 quadri).

Dev’essere anche per questo che il consiglio di amministrazione dell’azienda ha sentito la necessità di garantirsi l’ombrello di una polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice dei sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto.

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Comments
55 Responses to “Alitalia prigioniera dei sindacati.”
  1. assi cura ha detto:

    Una storiella un po vecchia, comunque lo sappiamo il risultato

  2. download game ha detto:

    scusa un attimo, la stampa estera è attendibile solo quando parla ma le di berlusconi?
    e questo articolo lo conosci o no?onlineklipizle.wordpress.comscusa un attimo, la stampa estera è attendibile solo quando parla ma le di berlusconi?
    e questo articolo lo conosci o

  3. Anonimo ha detto:

    http://www.repubblica.it/2008/10/sez…aprocessi.html

    http://www.repubblica.it/2008/10/sez…vamanager.html

    interessanti spunti … ci provano sempre

  4. jan ha detto:

    Contratti, Confindustria tira dritto
    «Avanti anche senza la Cgil»

    sono figo

  5. connemara ha detto:

    aprite gli occhi e rendetevi conto che l’affair ALITALIA è solo un inc…ta per tutti gli italiani
    http://giudichiamolo.blogspot.com/2008/09/ma-davverro-necessario-che-alitalia.html

  6. connemara ha detto:

    e ora che sindacati hanno firmato……….

    ma volete sforzarvi di aprire gli occhi????????
    l’affair alitalia è una grande incu…. x tutti noi italiani!!!!

    http://giudichiamolo.blogspot.com/2008/09/ma-davverro-necessario-che-alitalia.html

  7. Domenico Malara ha detto:

    Ciao Marco, potresti contattarmi su msn: domy74@email.it oppure via email: domalara@gmail.com
    Ciao, Domenico M. (www.malarablog.wordpress.com)

  8. ale ha detto:

    @Piccolo Kin:”Ecco cosa dice il Wall Street Journal:”…..
    eheheheheheeehe!!!!

  9. $$$ ha detto:

    Alessio ma noi non siamo un paese normale

    siamo al di sopra della media mondiale

  10. Alessio in Asia ha detto:

    Il titolo del post mi sembra un po forzato.

    OT: in un paese normale un premier sotto processo si dimette: http://neclord1000.wordpress.com/2008/09/22/un-premier-sotto-accusa-si-dimette-in-un-paese-normale

  11. Una vecchia ANSA ha detto:

    (ANSA) – ROMA, 4 APR – L’Anpac punta l’indice contro il management di Alitalia colpevole del ”continuo
    sperpero di diverse centinaia di milioni di euro all’anno” e attacca l’associazione di rappresentanza
    della dirigenza, Federmanager, critica sul ruolo svolto dai sindacati. In una nota l’associazione
    professionale dei piloti esprime infatti ”incredulita”’ per le dichiarazioni del direttore generale
    di Federmanager che oggi condanna duramente i sindacati di Alitalia. ”Ambrogioni e la sua
    organizzazione dovrebbero spiegare all’opinione pubblica come mai i manager e dirigenti di Alitalia
    hanno consentito che in questi anni si producesse una perdita di 200 milioni di euro l’anno attraverso
    un improduttivo posizionamento di Alitalia su Malpensa senza che venisse fatta alcuna denuncia
    ufficiale” dice l’Anpac che chiede anche al rappresentante della dirigenza di spiegare come mai ”le
    perdite del settore Cargo sono state denunciate solo recentemente da Air France e solo a causa delle
    analisi effettuate dai dirigenti francesi nel corso della due diligence, mentre Schisano nel corso
    dell’incontro del 2 aprile ha confermato che l’attivita’ Cargo dal 2005 non aveva mai perso piu’ di
    20/30 milioni di euro l’anno”. Anpac invita quindi Federmanager a fare ”un esame attento di quelle
    che sono le responsabilita’ della dirigenza Alitalia che, contestualmente alle ricorrenti richieste di
    sacrifici ai dipendenti, consentiva il continuo sperpero di diverse centinaia di milioni di euro
    all’anno”. (ANSA).

  12. caposkaw ha detto:

    scusa un attimo, la stampa estera è attendibile solo quando parla ma le di berlusconi?
    e questo articolo lo conosci o no?
    http://www.newsweek.com/id/151669
    sei in grado di dare retta a uno e all’altro?

  13. PiccoloKin ha detto:

    Ecco cosa dice il Wall Street Journal:

    “L’affare mancato (la vicenda Alitalia/CAI, ndr) é anche una grossa sconfitta per il signor Berlusconi, e qui nessun uomo politico potrebbe meritarsela più di lui. Durante la campagna elettorale della primavera scorsa aveva promesso un Cavaliere Bianco per l’Alitalia, se gli elettori lo avessero insediato per la terza volta a palazzo Chigi.
    La sua promessa aveva contribuito a far fallire un’offerta di Air France-KLM che valutava la compagnia 139 milioni di euro. A questo punto non ci sono molte probabilità che Air France-KLM o altri vettori si rifacciano vivi. Alitalia mantiene i suoi elementi di attrazione, come le rotte ad alto rendimento in partenza da Roma e Milano e alcuni slot molto ambiti in aeroporti come Heathrow, a Londra. Ma la concorrenza probabilmente reputa più conveniente attendere che Alitalia sparisca del tutto per poi precipitarsi a riempire gli spazi lasciati vuoti.
    Gli italiani hanno visto come siano finite bruciate le precedenti promesse di Berlusconi, come quella di abbassare le tasse o di tagliare il ridondante settore pubblico. Almeno, con quest’ultimo fallimento, il pubblico potrebbe guadagnarci”.

    http://online.wsj.com/article/SB122211778115264407.html
    (^o^)

  14. Marco ha detto:

    Sharino caro, forse Caruso sta semplicemente meditando sul mare di baggianate che ha sparato negli ultimi mesi. Sta seguendo un percorso di rinascita. Lascialo in pace.

  15. Sharino ha detto:

    Ragazzi per ora posso dirvi che nel frattempo che pensatore latita (comincio a preoccuparmi) potete usare il mio forum per commentare i vari nuovi argomenti senza riiempire queste aree di commenti OT.

    Nel forum in questione è possibile creare argomenti e commentare liberamente senza registrarsi, ho creato un subforum apposta in attesa di Marco.

    http://www.lucacapuozzo.it/forum/

  16. iljester ha detto:

    Be’, indubbiamente la colpa è dei sindacati. Ho scritto persino io un articolo sull’argomento, in particolar modo analizzando la mancata attuazione dell’art. 39 della Costituzione: http://www.iljester.netsons.org/?p=276

  17. filippo tacchini ha detto:

    ne spari di cazzate caruso eh…

  18. burma ha detto:

    Chi ha fatto saltare Nordio che avevo riportato i conti dell’Alitalia quasi in pareggio?

  19. caposkaw ha detto:

    la cgil ha fatto fallire l’accordo , sostenendo i sindacatini dei piloti , personaggi che guadagnano almeno 11.000 euro al mese, senza contare prebende e regalie.
    la maggior parte di iscritti della cgil nel settore guadagna 1.000 euro al mese in media.
    in pratica la dirigenza cgil si è messa d’accordo con dei personaggi privilegiati e che non avranno nessun problema a trovare un altro lavoro (di piloti d’aereo ce ne sono puttosto pochi) mentre gli iscritti cgilellini si troveranno letteralmente sul lastrico .
    non avevo mai visto uno che si prende per le palle e si castra da solo… adesso l’ho visto.

  20. cougar84 ha detto:

    E’ quello che stavano facendo con Air France, a giustamente un prezzo ridicolo in quanto se vendi un rottame è difficile che te lo paghino tanto …

    Invece ora volevano far pagare i debiti allo Stato per dare la good company ai 15 cavalieri dell’apocalisse che l’avrebbero rivenduta tra qualche anno a 5 volte tanto … senza poi contare i numeri che stava facendo l’impregilo …

  21. jan ha detto:

    comunque non ho capito perchè ci fosse da trattare con i sindacati. non è un’azienda dello stato? la venda e basta.

  22. Parla dei problemi VERI che uccidono giorno dopo giorno sempre di più questo paese:

    [MAFIA] Clamoroso: Intercettazione bomba di Dell’Utri e Miccichè

    http://www.byteliberi.com/2008/09/mafia-clamoroso-intercettazione-bomba.html

  23. bop lio ha detto:

    “(non so chi mi ricorda..jeja vu?)..”
    Si dice “deja vu”,Sharino….
    Scusa la precisazione.
    Interessa anche a me l’argomento

  24. Sharino ha detto:

    Ho trovato l’articolo in cui Nello Martini viene sospeso dall’AIFA e subito ho pensato “grillo manipolatore”… infatti lui non fa alcun riferimento allo scandalo che uscì su tutti i giornali.
    Ovviamente non mi sono fermato e sono andato avanti, trovando poi che:
    1) c’è chi dice che si tratti di una montatura ben architettata per togliere di mezzo un elemento scomodo. (non so chi mi ricorda..jeja vu?)
    2) non c’è traccia di sentenze, ma solo di accuse, e gli amici del cdx dicono sempre che fino alla sentenza definitiva, ogni soggetto dev’essere ritenuto innocente.

    ..se è così ancora non mi spiego l’accaduto.. mi aiutate?

  25. Sharino ha detto:

    Pensatore quando torni dalla latitanza 😉 mi spieghi questo fatto di rimuovere Nello Martini dall’AIFA? è una notizia che apprendo ora dal sito di Beppe Grillo, ma visto che preferisco sentire due campane, te la sottopongo. Grazie.

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