Parere non richiesto. Il CSM sta violando la Costituzione.

Il CSM si appresta a discutere la bozza del parere che eprimerà in merito alla compatibilità col dettato costituzionale della norma blocca-processi.
I relatori l’hanno già preparata e sono appena uscite le prime dichiarazioni: quella legge sarebbe incostituzionale perchè sospendere i processi viola l’articolo 111 della Carta, quello sul “giusto processo”.
Devo ammettere che quando ho letto l’ansa della notizia sono rimasto sorpreso: e io che pensavo avrebbero contestato, come tutti dicevano, l’articolo successivo, quello sull’obbligatorietà dell’azione penale.
Dunque, se quella è fatta salva si sterilizzano gran parte delle polemiche sostenute fino ad oggi su una presunta violazione dell’indipendenza della magistratura da parte del Parlamento.
Non è così.
Il problema, secondo il CSM è che così i tempi si allungano e questo è incostituzionale.

A questo punto restano da capire un paio di cose essenziali della faccenda.
Com’è che se è il parlamento a sospendere i processi quello è un atto incostituzionale perchè lede il principio della ragionevole durata di un processo, ma se a sospendere i processi (per mille motivi) sono i magistrati stessi, nei loro atti non c’è alcuna aggressione a detto principio?
Insomma: davvero si può giudicare incostituzionale questo atto parlamentare per il sol fatto che così si allungano i tempi?

Seconda riflessione.
Ma il parere del CSM non dovrebbe essere richiesto?
Se nessuno l’ha richiesto perchè il CSM si prodiga tanto nel volerlo dare?

Discutiamone.

Il Consiglio superiore della magistratura torna protagonista sulla scena istituzionale. E lo fa provando a fare una cosa – il parere, non richiesto, sulle leggi da approvare in Parlamento – che costituzionalmente non gli compete fare. Se lo fa, a dispetto della lettera della Costituzione, è perché vorrebbe tornare ad assumere un ruolo di organo di indirizzo politico-giudiziario, che è in contrasto con il disegno e l’assetto costituzionale. Quali sono i confini costituzionali del Consiglio superiore della magistratura? Ovvero, entro quale perimetro della Costituzione deve poter esercitare le sue funzioni quello che, impropriamente, viene chiamato l’organo di autogoverno della magistratura?

L’argomento non è nuovo: ci sono non solo numerosi studi della dottrina costituzionalistica ma anche un’intera vicenda istituzionale, che vide protagonista l’allora Presidente della Repubblica (e quindi del Csm) Cossiga contrapporsi a una parte del Csm (prevalentemente quella togata) proprio sulle competenze costituzionali dell’organo, e poi, a cascata, sulla predisposizione dell’ordine giorno e sulla figura del Presidente non solo formale ma anche sostanziale.

Innanzitutto, l’equivoco sul ruolo che deve esercitare il Csm nasce dalla definizione dello stesso: organo di rilievo costituzionale? O, addirittura, di indirizzo costituzionale per quanto attiene alla magistratura? Utilizzare queste formule, come pure è stato fatto e si continua a fare, vuol dire fornire al Csm uno spazio, e quindi un ruolo, che inevitabilmente finisce col tracimare costituzionalmente e connotarsi politicamente. Il Csm è organo di alta, anzi altissima amministrazione. Questa è la definizione giuridicamente corretta, e per nulla riduttiva: essa deriva dal fatto che al Csm è stato conferito dalla Costituzione un complesso di funzioni la cui natura amministrativa è indiscutibile, in quanto dotato delle sole competenze tassativamente indicate dalla Costituzione e dalle leggi attuative. E cioè, come recita l’art. 105 cost.: “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Questo, e soltanto questo, è quanto dice la Costituzione a proposito delle funzioni del Csm. Se poi la prassi ha finito con l’attribuire al Csm poteri che non gli spettano, allora vuol dire che è stata scavalcata la Costituzione. E si può aggiungere che vi è stata una prassi incostituzionale.

Vincolando il Csm alla lettera dell’art. 105 cost. e della legge istitutiva dell’organo, e quindi garantendo il suo intervento all’esercizio delle attribuzioni amministrative espressamente affidategli, non c’è davvero spazio per iniziative nei confronti di leggi varate o, addirittura, che sono ancora all’esame del parlamento. Come nel caso, di questi giorni, del parere che il Csm avrebbe voluto esprimere su di una norma che dovrebbe essere inserita nel decreto legge sulla sicurezza. A ragione di tale comportamento, si invoca la legge istitutiva del Csm del 1958, in particolare l’art. 10, comma cinque, laddove prevede che “[il Csm] dà pareri al Ministro sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie”.

Chiariamo subito un punto: il parere lo si dà solo se richiesto, e quindi nel caso in cui il Ministro abbia fatto espressa e formale domanda di consulenza al Csm. Non c’è motivo, infatti, di dare un parere al Ministro se questi non lo ha chiesto. E poi, si può anche ritenere che questa norma sulla (presunta) consulenza sia incostituzionale, proprio perché finisce con l’attribuire al Csm un potere non previsto dalla Costituzione né tantomeno a essa riconducibile. Non è una tesi preregrina: la sosteneva autorevolmente Enzo Caianiello, il quale così scriveva: “Già la legge istitutiva del Csm, nell’attribuirgli anche qualche funzione consultiva, è incostituzionale, essendo le sue attribuzioni tassativamente scolpite nella Costituzione, dato che questa ubi non dixit non voluit” (cfr. “Istituzioni e liberalismo”, 2005, p. 56).

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Comments
34 Responses to “Parere non richiesto. Il CSM sta violando la Costituzione.”
  1. satiro ha detto:

    @ connemara, ti rispondo io.

    Alcune persone credono che Berlusconi sia l’unica figura politica capace di proporre un governo; mi vergogno profondamente per il nostro paese ma ritengo sia vero (pensa cosa era il governo Prodi…).

    Altre persone votano Berlusconi perchè trovano conveniente per il proprio portafogli il suo continuo proporre agevolazioni e condoni; mi vergogno profondamente del fatto che il presidente del consiglio manovri il paese per il bene dei propri affari, ma comprendo bene chi approfitta della situazione.

    Infine ci sono i “figli di Maria De Filippi”. Questi votano Berlusconi semplicemente perchè E’ Berlusconi: credi si possano avere pensieri indipendenti dopo decine di ore di Amici e Uomini e Donne?

    E’ evidente che il “pensatore” appartiene a questa ultima categoria. Non risponderà a te come non ha mai risposto a te, gli chiedi opinioni personali, gli chiedi di dialogare, gli chiedi, che orrore!, di dare un commento critico alla situazione politica che oggettivamente dipende dall’Unto del Signore: il Cavaliere Silvio Berlusconi!
    Continuiamo pure a commentare, ma senza aspettarci risposte: quando ce ne darà anche una sola allora avremo salvato un uomo.

  2. connemara ha detto:

    NON MI HAI ANCORA RISPOSTO!!!

    Sei contento che questo governo stia facendo questa assurda battaglia, quando nel Paese ci sono ben altre priorità? Non Credi che questa situazione non faccia altro che peggiorare il clima già di per se disastroso che si vive in Italia??

  3. ilpensatore ha detto:

    penso che pur essendo obbligatoria essa è comunque rinunciabile!

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  1. […] nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni”. Esattamente ciò che si diceva QUI qualche giorno […]



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