I giudici “politicizzati” sono un bene per la democrazia.

Lo hanno fatto capire alcunii delegati di Confesercenti che hanno fischiato Berlusconi proprio quando diceva che “i giudici ideologicizzati sono una metastasi della democrazia”. (sottolineo “ideologicizzati”)

Evidentemente a qualcuno piace la magistratura politicizzata.
A me, no!

E nemmeno a tutti gli altri delegati della Confeserceti, come i media (nelle mani del Cav) vogliono far credere.
Nel video si sentono fischi, certo, ma anche applausi.
Eppure quegli applausi sono spariti.
Non ci fosse l’audio a testimoniarlo capirei, ma come si fa a ribaltare la realtà?

E poi, che strano: come mai se qualcuno applaude Berlusconi son tutti pronti a parlare di claque e se invece c’è chi lo fischia (assieme a chi lo applaude) nessuno tira fuori la medesima stupidaggine? (senza contare che c’era anche Veltroni in sala e il sospetto che non fosse da solo poteva pure venire a qualche giornalista e invece, niente…nessuna claque dipietrista o piddina)

E così anche degli iniziali applausi con cui era stato accolto dalla stessa identica assemblea il Cavaliere, s’è perso ogni traccia…

E’ proprio vero: l’informazione in Italia è sotto regime!

il video:

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Comments
68 Responses to “I giudici “politicizzati” sono un bene per la democrazia.”
  1. Anonimo ha detto:

    hai ragione, pero’ pius sse lo merita…

    a night at the roxbury

  2. ilpensatore ha detto:

    @ Pius: stessa cosa vale per te…basta offese personali e fuori luogo.

  3. ilpensatore ha detto:

    @ Anonimo: ok, hai superato il limite…ho cancellato il tuo ultimo commento…e lo farò ancora se continuerai ad eccedere nel trivio.

    vorrei si discutesse e non che ci si offendesse tirando in mezzo mamme babbi o similia…

  4. Andrè ha detto:

    Il linguaggio non è tanto volgare, rispetto a quello che anche altri scrivono qui, è il contenuto che fa paura. Ma perchè pius e anonimo non si danno appuntamento da qualche altra parte per parlare delle loro mamme?

  5. Leo ha detto:

    Finalmente un linguaggio degno di questo Blog …

  6. Anonimo ha detto:

    pius, ci pensa la tua donna per quello…
    sei andato al gaypride?

  7. diconodinoi ha detto:

    26 giugno 2008 – Pancho Pardi: Sua Impunità, metastasi della democrazia
    di Pancho Pardi

    Negli Stati Uniti il presidente Clinton è stato messo sotto accusa e portato ai limiti dell’impeachment per una vicenda di esclusivo carattere privato. E’ stato tormentato da un inquisitore implacabile, che, parteggiando manifestamente per i Repubblicani, lo ha sottoposto a una sequenza inesorabile di contraddittori al fine di dimostrare il suo comportamento menzognero e di conseguenza la sua inaffidabilità.
    Quanto partigiana fosse l’iniziativa lo dimostra la timidezza esercitata in seguito nei confronti di Bush che non solo aveva vinto con i brogli in Florida (stato governato da suo fratello) ma ha poi manifestamente mentito al popolo e al Congresso sui motivi, inesistenti, della guerra in Iraq.
    Clinton, il più intelligente e capace dei presidenti americani degli ultimi decenni, non ha mai rifiutato la legittimità dell’inchiesta, non si è mai sognato di ostacolare il corso della giustizia, non ha mai lamentato il fatto di dover sottrarre tempo prezioso alla conduzione della sua politica e alla risoluzione di affari di importanza mondiale.
    Al contrario in Italia Berlusconi non solo si è sottratto a lungo ai processi ricorrendo al lavoro duplice di avvocati che erano allo stesso tempo deputati del suo partito (nel centrodestra chi non ha un conflitto d’interessi non ha diritto di parola) ma grazie agli avvocati deputati è sfuggito a numerosi processi tramite la prescrizione (e una volta ha avuto le attenuanti generiche solo perché era presidente del consiglio!). Altre volte è stato assolto solo perché la sua maggioranza aveva modificato la legge in merito.
    Non contento di questa evasione dagli obblighi della giustizia, Berlusconi si permette ancora una volta di giungere alle offese più volgari, che un’opinione pubblica ormai drogata gusta come manifestazione naturale della sua spontaneità: tavola della serie “Si sa, lui è fatto così”.
    Con quello che i suoi apologeti della carta stampata chiamano “linguaggio del corpo” si è presentato alla Confesercenti dicendo che non ha abbastanza poteri e che i suoi avversari lo vorrebbero con le mani legate e a quel punto ha unito i polsi nel gesto figurativo dell’ammanettato.
    Poi ha aggiunto che i magistrati che lo perseguono sono una metastasi della democrazia. In qualsiasi altro paese la stampa sarebbe insorta e le testate giornalistiche più autorevoli non avrebbero risparmiato le critiche più allarmate e sferzanti. In Italia invece prevale un atteggiamento corrivo. Pochi hanno ribattuto l’obiezione elementare: il voto non scioglie in nessun caso l’eletto dal vincolo delle leggi.
    Troppo pochi si preoccupano per un atteggiamento che nega il fondamento intimo della democrazia rappresentativa: sono stato scelto dal popolo e quindi faccio quello che mi pare. Questo rapporto diretto, e distorto, tra popolo e capo, dove il popolo consegna la propria sovranità al capo, sta precisamente alla base della concezione fascista: il popolo che si invera nella persona del capo. Ne consegue che qualsiasi ostacolo alla sua azione si configura come impedimento illegittimo ed eversivo alle sue prerogative. Da qui l’appello del capo al popolo contro i poteri che si frappongono all’estrinsecazione della sua libertà, ormai sacra dato che riassume in sé la volontà popolare.
    E’ evidente che in questo schema le assemblee elettive e la loro sovranità finiranno un giorno per apparire come una miserabile superfetazione che impedisce e rallenta la libera manifestazione dell’unica volontà di capo e popolo fuse insieme nella persona del capo.
    Ma non basta. In italia il capo è l’unico che può usare appieno lo strumento del suo impero mediatico mentre tutti i suoi competitori ne sono privi. Gli alleati possono solo mendicare una partecipazione secondaria e subordinata, gli avversari possono contare solo sulle particelle di una lottizzazione partitica a sua volta inghiottita dal monopolio.
    Il protagonismo civile si deve scuotere dal letargo dell’impotenza. Solo la libera cittadinanza può porre un limite invalicabile all’unica vera metastasi che affligge la democrazia italiana.

  8. Pius ha detto:

    @ Anonimo: perfetto. Non lo sapevo. Ora potresti potresti invece darmi il numero della tua che ho un amico che vuole andare a troie.

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