Il ritorno del Lodo Schifani. Come superare le questioni di costituzionalità.

La parola stavolta la lascio ad un giurista affermato, già professore in diverse università italiane di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato, di Diritto Pubblico e di Diritto Pubblico Comparato.

da: l’Occidentale.

Quello che è stato chiamato il “lodo Maccanico”, e che tante polemiche ha suscitato al momento della sua presentazione prima e approvazione poi, viene ora riproposto per la sua approvazione parlamentare, sia pure attraverso la conversione di un decreto legge. E proprio sulla base della passata esperienza, che ha prodotto anche una sentenza della Corte costituzionale, si possono ora provare a svolgere delle pacate riflessioni e utili indicazioni.

Innanzitutto, c’è da dire che la norma che introduce una sorta di immunità istituzionale a favore delle cinque alte cariche dello Stato [che sono: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidenti delle due Camere e Presidente della Corte costituzionale], escludendoli così dalla sottoponibilità a processi penali nel corso del loro mandato, trattasi di una misura transitoria collegata a certe prerogative di status istituzionale. I processi – qualora promossi – verrebbero così a essere sospesi per poi essere ripresi soltanto quando le alte cariche dello Stato fossero cessate dalla funzione. La disposizione, quindi, ha come obiettivo quello di tutelare l’esercizio del potere pubblico da possibili deviazioni giurisdizionali e di garantire così il prestigio delle istituzioni politiche. In tal modo, potrebbe essere consentita – come già avviene in diversi e numerosi casi – una deroga al principio di eguaglianza, di cui all’art. 3 Cost.: in quanto, la diversità di trattamento riservata alle cinque alte cariche dello Stato anziché essere un ingiustificabile privilegio personale sarebbe, piuttosto, una garanzia che sorregge la funzione ricoperta a evitare, pertanto, che si possano produrre lesioni al prestigio delle istituzioni politiche e più in generale al bene dell’intero Paese. Questa parrebbe essere la ratio della norma, che deroga al principio di eguaglianza in virtù del criterio di ragionevolezza e del bilanciamento degli interessi. Ci si è poi chiesto come una sorta di tormentone: questa regola della “immunità istituzionale”, che verrebbe introdotta con legge ordinaria, dovrebbe piuttosto essere disciplinata con legge costituzionale? Non mi pare che prevalga in modo netto e sicuro una posizione rispetto all’altra. Anzi, semmai c’è da rilevare che in quanto legge ordinaria, questa potrà essere sottoposta a referendum abrogativo (come venne fatto la volta scorsa seppure poi non effettuato) e al giudizio di costituzionalità (come avvenne la volta scorsa): si tratta di strumenti di garanzia che non potrebbero essere in pieno attivati nel caso della legge costituzionale.

Come noto, il giudizio di costituzionalità si è già manifestato con riferimento all’art. 1 della legge n. 140 del 2003 (nota come “lodo Maccanico”, espressione adoperata addirittura dalla stessa Corte nel comunicato stampa con il quale annunciava la decisione presa): ed è stato un giudizio sulla incostituzionalità della norma. La Corte, però, si è limitata a dire l’essenziale senza arricchire il suo intervento di ulteriori richiami, quali eventuali obiter dictum oppure moniti e indicazioni rivolti al legislatore. Avrebbe, poi, potuto scrivere una sentenza additiva, ovvero una interpretativa di rigetto. Scelse, e fece bene, un ragionare lineare, asciutto, che non creasse ulteriori turbative.

Cosa ha detto la Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004? Preliminarmente, va ricordato che l’ordinanza di rimessione del Tribunale di Milano non indicava solo l’art. 3 della Costituzione quale norma parametro violata dall’art. 1 della legge n. 140 del 2003; ma piuttosto si faceva riferimento anche agli articoli 101, 112, 68, 90, 96, 24, 11 e 117. La lunga elencazione degli articoli costituzionali (che si presumevano essere) violati stava lì quasi a voler dimostrare come quell’articolo di legge, a tutela delle alte cariche dello Stato, andasse a contrastare con l’impianto generale della Costituzione, relativamente sia alla prima parte dei principi fondamentali e dei diritti di libertà, che alla seconda parte relativa all’organizzazione della giustizia e al giusto processo. E’ come se il giudice a quo avesse detto: la norma sulla non sottoponibilità a processo penale a favore delle cinque cariche dello Stato non appare come in violazione (soltanto) di qualche articolo della Costituzione ma piuttosto del costituzionalismo, ovvero dell’architettura complessiva dei principi costituzionali che sorreggono l’intero impianto dell’ordinamento repubblicano. Insomma, esagerando e non poco, era come si chiedesse quasi una pronuncia che fosse degna di quella della Corte Suprema statunitense agli inizi dell’Ottocento (Marbury vs. Madison), che ha scolpito nel costituzionalismo l’idea della Costituzione come legge superiore.

A fronte di un siffatto scenario – accentuato e reso più manifesto nella ricca memoria presentata dalla parte civile, la CIR s.p.a – la Corte si è abilmente (e correttamente) sottratta dalla richiesta di scrivere una sentenza dalla portata per così dire “storica”, e si è piuttosto limitata a censurare la norma oggetto del giudizio di costituzionalità, peraltro senza sconfessare del tutto la ratio della norma stessa. Infatti: tra le prime affermazioni che si leggono nel Considerato in diritto della sentenza, dopo un’analisi delle tipologie delle sospensioni nel e del processo penale, vi è la seguente: «Ciò non significa che quello delle sospensioni sia un sistema chiuso e che il legislatore non possa stabilire altre sospensioni finalizzate alla soddisfazione di esigenze extraprocessuali, ma implica la necessità di identificare i presupposti di tali sospensioni e le finalità perseguite, eterogenee rispetto a quelle proprie del processo». E poco più avanti, la Corte afferma che quello della tutela delle cinque più alte cariche dello Stato, al fine del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche, «si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale». Qui, in questo passo, è ravvisabile, a mio avviso, il sostanziale ridimensionamento della problematica così come prospettata dalla ordinanza di rimessione e dalla parte civile: non siamo, quindi, in presenza di una violazione dei principi del costituzionalismo (ovvero dello Stato di diritto, come scrive la Corte), perché la prerogativa di tutela delle alte cariche istituzionali può convivere “in armonia” con quei principi.

La questione, pertanto, si sposta, nell’argomentazione del giudice costituzionale, dal nucleo forte dei principi costituzionali all’incidenza che la norma in esame può avere «sui principi del processo e sulle posizioni e sui diritti in esso coinvolti». Ed è su questo punto che la norma risulta costituzionalmente illegittima. Per due precisi motivi, contenuti nell’art. 24 Cost.: primo, perché «l’automatismo generalizzato della sospensione incide, menomandolo, sul diritto di difesa dell’imputato», il quale se volesse veder accertata la propria innocenza sarebbe costretto a dimettersi dalla carica «rinunciando così al godimento di un diritto costituzionalmente garantito»; secondo, perché «sacrificato è altresì il diritto della parte civile la quale […] deve soggiacere alla sospensione» del processo, senza potere avere giustizia. Richiamandosi alla sua stessa giurisprudenza, la Corte conferma che la stasi di un processo per un tempo indefinito e indeterminabile vulnera il diritto di azione e di difesa, e che la possibilità di reiterate sospensioni leda il bene costituzionale dell’efficienza del processo. A ciò, volendo, si potrebbe altresì aggiungere la violazione dei principi costituzionali del giusto processo fondati, tra l’altro, sulla ragionevole durata dello stesso.

L’art. 3 della Costituzione, invece, sarebbe violato non tanto per il regime di differenziazione riguardo all’esercizio della giurisdizione, ma piuttosto perché la norma «accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti». Affermazione precisa e rigorosa, che muove dall’assunto che i presidenti in questione svolgono funzioni diverse e pertanto non possono essere accomunati tra loro, e che sono formalmente primum inter pares, e quindi non possono godere di un trattamento differenziato e privilegiato rispetto ai loro colleghi, siano essi ministri o parlamentari.

La Corte non individua le ragioni dell’incostituzionalità della norma nella sua veste giuridica o nella sua natura ma esclusivamente nella sua struttura: siccome «la sospensione del processo è generale, automatica e non determinata, [allora] la questione è fondata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione». Punto e basta.  Quindi: la ripresentazione di una nuova legge, che tenesse conto delle argomentazioni della Corte costituzionale, è perfettamente lecita e legittima. Come ebbe a scrivere Sabino Cassese (prima ancora di diventare giudice costituzionale) sul Corriere della sera del 25 gennaio 2004, «si può pensare che una durata ragionevole della sospensione [dei processi] possa risolvere anche questo problema [di incostituzionalità]. Insomma, la strada imboccata dal Parlamento non è sbarrata». Si tratta, aggiungiamo noi, di saperla tracciare in maniera lineare, senza deviazioni e complicazioni.

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Comments
30 Responses to “Il ritorno del Lodo Schifani. Come superare le questioni di costituzionalità.”
  1. sara ha detto:

    Se vi sono graditi i miei complimenti, lascio un semplice commento per attestare il mio apprezzamento per l’ottimo vostro progetto. Auguri!

  2. conversazione segreta Veltroni-Berlusconi ha detto:

    SEGRETARIA: “Dott. Veltroni, le passo il Presidente”
    WALTER: “Grazie grazie…”
    (…sbuffo)
    SILVIO: “Pronto caro Walter!”
    WALTER: “Pronto Silvio, ma ché te sei messo l’inno di Mameli sul telefonino! T’ho chiamato l’altroieri sera e t’ho lasciato un messaggio, mo potevi anche richiamare!”
    SILVIO: “Eh sì, caro Walter, mi sto preparando, vedi sto cercando di entrare nella parte…”
    WALTER: “Senti Silvio, t’ho già detto che… fino a che er Presidente, cioé Napolitano… insomma potrai fare il Presidente della Repubblica solo alla scadenza naturale del mandato… magari lui tira le stroppie prima!”
    SILVIO: “No, no, guarda che me l’hai promesso, in cambio di tutte le ultime ca**ate che sto sparando in questi ultimi giorni di campagna elettorale… Carina eh quella di Dell’utri che vuole riscrivere i libri di storia? Sai, è stata un’idea mia!”
    WALTER: “Silvio, per te è normale sparare ca**ate”
    SILVIO: “Eh, è vero! Però mi danno un sacco di visibilità! Ci tengo sai, dopo tutto quello che mi è costato il lifting!”
    WALTER: “Però non farti sfuggire questo nostro accordo segreto sulla presidenza della Repubblica… non devi parlarne in nessun modo… di qualcos’altro, non so, che vuoi che ti facciano papa…, che vuoi avere un figlio dalla Brambilla… non so, vedi tu! L’importante è che alle elezioni ci arriviamo quasi pari… altrimenti, come mo’ facciamo a fare l’inciucione! E poi, ricordati che a te e ai tuoi abbiamo lasciato stare i risultati truccati delle scorse elezioni, certo, c’ha fatto comodo anche a noi, sennò Romano Prodi come ce lo toglievamo dalle palle – a proposito, ti saluta caramente!”
    SILVIO: “Ma, caro Walter, sai senza questo premio di consolazione… vedi, farei fatica a lasciarti vincere le elezioni, la Presidenza del Consiglio… a me… che sono l’unto dal signore… è che, insomma, lo sai che io non perdo volentieri… E poi a te almeno ti paragonano ad Obama… Certo, a me non so se piacerebbe essere paragonato ad un negro…”
    WALTER: “Sì ma che c’entra? Devi guardare al sodo… agli altri processi a tuo carico che si prescriveranno, ai milioni di rimborsi elettorali che ti pioveranno addosso, alle donne… insomma, quello che vuoi tu! Comunque Napolitano lo convinceremo a mollare l’osso prima o poi, sai anche tu che lui è un pavido, uno yes man… solo che non lo sa ancora di doversene andare!”
    SILVIO: “D’altronde anche Ciampi, lo avete messo al Quirinale…! Lui che a confronto a me era un omuncolo, uno che ha lavorato solo per il bene delle banche, quando io sono riuscito invece ad impadronirmi della stampa e dei media, ad asservirli, a rincogl***ire per bene il popolo italiano,… guarda che se non ci fossi stato…”
    WALTER: “Sì, sì, riconosco i tuoi meriti, ma è che Napolitano ora si è montato un po’ la testa… vedi che ca**o di discorsi fa! Mi raccomando comunque, posto che la pensione al Quirinale per te è assicurata, non metterti anche tu a parlare di Nuovo Ordine Mondiale come ha fatto er presidente Napolitano! I suoi discorsi non se li fuma nessuno, tanto, ma se ne parlassi tu… sai che polverone!”
    SILVIO: “Ma quale pensione! Io è da poco che ho iniziato una seconda giovinezza! Non mi sono mai sentito così in forma!”
    WALTER: “Sì vabbe’, Silvio, allora mi raccomando, hai ormai pochissime ore per sparare qualche altra cosa grossa che giochi nettamente a tuo sfavore, intanto io ti saluto, ho da fare!”
    SILVIO: “Ti saluto anch’io, ma ricordati la promessa che mi hai fatto!”
    WALTER: “Sicuro che non me la dimentico. Ciao Silvio! Ci sentiamo dopo le elezioni”
    SILVIO: “Non ti dico vinca il migliore, perché lo sappiamo già chi di noi è il migliore tra noi due…”
    WALTER: “Sììì, sì, ciao!”
    Walter riappende la cornetta: “Ammazza, ’sto qua anche con tutti i soldi che gli abbiamo lasciato incamerare.. non si accontenta mai!”

  3. connemara ha detto:

    Intanto grazie, ma scusami guarda che la mia allusione agli europei di calcio è solo una provocazione.

    Ma non raccontarmi che questa legge o quanto meno il modo in cui la si voglia far passare è un pasticciaccio!!!!!!! Era proprio necessario includerla nel pacchetto sicurezza?????

  4. magetrony ha detto:

    ..e soprattutto ci pensi a quello che leggi?

  5. magetrony ha detto:

    Cioè 3 chilometri di commenti e pensatore ci accampa una risposta così laconica? E intanto continui a sfornare post come se fossi un fornaio…penatore ma ci pensi a quello che scrivi?

  6. ilpensatore ha detto:

    @ Hugo: spero tu ti renda conto che in quella telefonata intercettata non si dice assolutamente niente di rilevante…
    che cosa vorresti dire?
    cosa vorresti alludere?

    insomma, decidi cosa ci stanno a fare i magistrati: indagano da soli o hanno bisogno dei suggerimenti di Travaglio?

  7. ilpensatore ha detto:

    amico mio, Connemara, guarda che ci sei già nel mio blogroll…e da tempo anche, praticamente dalla prima volta che ci incontrammo in rete…

    comunque non ritengo ci sia alcun biscotto da dover digerire…

    è che la gente ormai non capisce assolutamente più niente se non ci mette in mezzo Berlusconi…

  8. connemara ha detto:

    INCREDIBILE CHE LA GENTE NON SI RENDA CONTO DI COSA STIA COMBINANDO CON LE ULTIME NORME IL NOSTRO AMATO GOVERNO
    IL VERO BISCOTTO NON ERA OLANDA-ROMANIA MA QUELLI CHE IL CARO PREMIER GIà DATO PER FARCI STARE ZITTI E PERMETTERSI DI FARE ANCORA UNA VOLTA LEGGI AD PERSONAM.

    PER IL PENSATORE T’ASPETTO SUL MIO BLOG, E TI CHIEDO SE RITERRESTI UTILE INSERIRE IL LINK AL MIO BLOG NEL TUO COME HO FATTO IO

    http://giudichiamolo.blogspot.com/

  9. hugo ha detto:

    “A proposito di fonti romane, esistono almeno due telefonate intercettate tra Cuffaro e il premier Berlusconi. La prima è del novembre 2003, all’indomani degli arresti di Aiello e dei due marescialli. Il capo del governo sembra molto informato delle divisioni che lacerano la Procura di Palermo riguardo alla posizione di Cuffaro: da un lato c’è il pm Paci, che ha dato il via all’inchiesta su Guttadauro & C., convinto che vada contestato al governatore, come ai suoi principali coimputati, il concorso esterno in associazione mafiosa; dall’altro ci sono i vertici della Procura (Grasso e Pignatone) e i pm che seguono l’inchiesta Aiello, che vogliono archiviare il concorso esterno per Cuffaro, lasciandogli solo il favoreggiamento alla mafia e la rivelazione di segreti. Lo scontro fra le due anime dell’Antimafia esploderà in pubblico nei primi mesi del 2004, ma già il 12 novembre 2003 Berlusconi chiama Totò per comunicargli di aver avuto notizia sugli orientamenti che stanno emergendo in Procura sul suo conto:

    Berlusconi: Stai sereno, perché guarda che io ne ho passate di tutti i colori con la famiglia… guarda soltanto stamattina come sono illustrato in una vignetta in prima pagina sull’Unità.
    Cuffaro: Con quello che ha scritto l’Unità su di te e su di me c’è da farne un’enciclopedia.
    Berlusconi: Comunque tu stai sereno, perché ho notizie buone come tu avrai.. dall’interno dell’ufficio che si sta interessando di queste cose, per cui ho notizie buone, c’è un orientamento positivo da parte del…
    Cuffaro: Ma spero che si rendano conto che io non c’entro niente, insomma.
    Berlusconi: Ma si, appunto. Noi ti appoggiamo come un sol uomo, senza nessuna possibilità…
    Cuffaro: Ti assicuro che la tua telefonata è una cosa importante, per l’affetto che mi hai dimostrato…
    Berlusconi: Io se c’è bisogno prendo l’aereo, vengo giù a Palermo, faccio di tutto… Comunque non succederà assolutamente niente.

    Due mesi dopo Silvio e Totò si risentono. Sono le 19:51 del 10 gennaio 2004: anche stavolta i due interlocutori sanno molto più di quel che dovrebbero. Il premier rassicura il governatore sugli esiti dell’inchiesta e lo informa che il ministro degli interno, Beppe Pisanu, gli ha detto che è tutto “sotto controllo”. Il presidente della Regione sa che qualche magistrato “fa le bizze” sul suo conto, ma confida che tutto andrà per il meglio.

    Berlusconi: Si, sono io, presidente: come stai?
    Cuffaro: Benissimo.
    Berlusconi: Le cose come vanno?
    Cuffaro: Benissimo, benissimo. Mah, io credo bene, al di là delle cose che scrivono i giornali.
    Berlusconi: Io ho saputo qui…la ragione perché ti telefono… il ministro dell’Interno…
    Cuffaro: Si?
    Berlusconi: … mi ha parlato e mi ha detto che tutta la.. è tutto sotto controllo… sotto controllo.
    Cuffaro: Va bene.
    Berlusconi: Si.
    Cuffaro: Ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. E’ solo…bisogna solo aspettare.
    Berlusconi: Lo so, ma non basta, non basta.
    Cuffaro: Ci sono giornali che fanno un poco di schifo e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
    Berlusconi: Io oggi ho appena finito di leggere l’Unità in cui uno psichiatra dice che sono il diavolo.
    Cuffaro: Eh eh.
    Berlusconi: Capisci, bisogna dimostrare che io sono il diavolo!
    Cuffaro: Ma figurati! Per tutti noi sai che cosa sei. Quindi sai che ti vogliamo bene, io ogni mattina nella mia preghiera quotidiana… Perché a Palazzo D’Orleans da me ogni mattina alle otto e un questo faccio la messa…
    Berlusconi: Ah, bene.
    Cuffaro: E ti giuro, non te l’ho mai detto, ma il mio primo pensiero è per il lavoro che fai e per ricordarti quanto ti voglio bene.
    Berlusconi: Grazie.
    Cuffaro: Conta sempre su di me, io lavoro sempre, lavoro anche perché ci sia serenità anche dentro l’Udc, quindi stai tranquillo…
    Berlusconi: Benissimo, grazie mille. Sai che sei contraccambiato totalmente.
    Cuffaro: Lo so, lo so…

    Cuffaro, dunque, sebbene indagato per concorso esterno, rivelazione di segreti, favoreggiamento mafioso e corruzione, nel gennaio 2004 si dice tranquillo e sembra perfettamente al corrente delle due linee che si fronteggiano fra i magistrati: qualcuno fa ancora le bizze, ma bisogna solo aspettare. Per capire che cosa Cuffaro stia aspettando basta attendere gli sviluppi dell’inchiesta che, di li a pochi mesi, gli daranno ragione. Infatti il pm Paci che insiste per chiudere il suo rinvio a giudizio anche per concorso esterno in associazione mafiosa verrà messo in minoranza. E alla fine il governatore risponderà solo di favoreggiamento alla mafia. Le due scottanti bobine, trasmesse dai Carabinieri alla Procura, non saranno depositate negli atti alla chiusura dell’inchiesta Cuffaro. Rimarranno blindate nel fascicolo madre, quello numero 2358/99 per concorso esterno in associazione mafiosa, destinato all’archiviazione. Né Berlusconi ne Pisanu verranno interrogati sul merito di quelle telefonate, nè verranno disposte indagini approfondite per saperne di più. Eppure l’accenno di Berlusconi al ministro dell’Interno potrebbe contenere elementi utili a far luce sulla “fonte romana” e “istituzionale”, ipotizzata dalla stessa Procura, che avrebbe informato Cuffaro delle intercettazioni su Guttadauro nel 2001 e su Aiello nel 2003. Se davvero Berlusconi, il Viminale e Cuffaro conoscessero notizie ancora coperte dal più vigoroso segreto investigativo, si configurerebbe un reato di rivelazione di segreto anche a carico di chi quella fuga di notizia ha commesso. Tantopiù che uno dei personaggi in questione, Berlusconi, è stato indagato per concorso esterno e riciclaggio proprio a Palermo: la sua posizione è stata archiviata per decorrenza dei termini di indagine, ma il fascicolo può essere riaperto in qualunque momento all’emergere di qualche fatto nuovo. I pm titolari del fascicolo Berlusconi, però, verranno a sapere di quelle telefonate soltanto dai giornali, alla fine del 2005, quando Grasso, poco prima di trasferirsi a Roma come nuovo procuratore nazionale antimafia, chiederà ai gip che i nastri vengano distrutti.”

  10. Luigi ha detto:

    Pensatoooo comincia a dare vere e stravolgenti notizie di questo governo criminale:

    ————————

    Ed ecco il governo che mette a novanta gradi gli Italiani, pure quelli che l’hanno votato, sulla spinta di confindustria.
    Mittttticcci!

    http://www.repubblica.it/2008/03/sez…ante-sono.html

    Associazioni dei consumatori in rivolta: “Non crediamo a un rinvio
    la realtà è che vogliono affossare le azioni collettive a tutela dei cittadini”
    Caro libri, Fs, poste, sanità
    20 class action da paura
    L’ultima promossa riguarda lo scandalo della clinica milanese Santa Rita
    di CLAUDIA FUSANI
    Caro libri, Fs, poste, sanità 20 class action da paura

    —————————-

    Emma Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha chiesto e ottenuto il rinvio della legge sulla class action

    Ringraziate questa bella gente.

    ROMA – “Altro che rinvio, la vogliono affossare, hanno vinto ancora una volta le imprese e perdono, ancora una volta, i consumatori” mette in chiaro Paolo Martinello presidente di Altroconsumo. “Non crediamo spetti a Confindustria decidere chi debba difendere i consumatori – attacca Carlo Pileri presidente di Adoc – In questo modo il governo per conto delle lobby imprenditoriali priva i consumatori di uno strumento fondamentale per la tutela dei loro diritti qual è la class action”.

    Rabbia, delusione, squilli di tromba e aria di rivolta tra le associazione dei consumatori che attendevano il 30 giugno per presentare gli incartamenti già pronti delle class action a cui migliaia di cittadini avevano affidato le loro speranze non tanto di essere risarciti ma almeno di essere rispettati. Di riuscir a far sentire la loro voce contro abusi e scorrettezze di multinazionali e grandi aziende che producono beni e servizi, dalle Ferrovie a Telecom, dagli acquedotti all’Enel, dagli editori dei libri scolastici a Poste italiane.

    E’ vero che la class action in salsa italiana, approvata grazie ad un errore (in Senato passò con un solo voto di scarto, quello del senatore di Fi Roberto Antonione che sbagliò pulsante), non ha nulla a che vedere con quella americana. E che la causa, una volta ammessa, non produce una sentenza esecutiva perché stabilisce un danno ma non lo quantifica. E però era sempre qualcosa, “eravamo l’avanguardia in Europa” dicono a Altrocunsumo. Erano pronti, un esercito di cittadini e un plotone di avvocati. Tutto fermo, invece. Il governo fa slittare di sei mesi l’entrata in vigore della class action in nome di un suo miglioramento. “Le correzioni, sicuramente necessarie, potevano essere fatte in corso d’opera” insiste Martinello. Pochi credono a un vero rinvio. La verità è che “le associazioni di categoria imprenditoriali – sottolinea Pileri – si sono opposte in silenzio e in tutti i modi all’entrata in vigore dell’azione collettiva temendo gli effetti negativi di uno strumento di giustizia così efficace contro abusi e soprusi può provocare nei loro confronti”. Le imprese hanno chiamato. Il governo ha risposto. “Cedendo alle pressioni di Confindustria” insiste Carlo Rienzi del Codacons.

    3.500 contro le “bollette gonfiate” di Telecom. Per capire meglio “i timori” di aziende e lobby imprenditoriali e che razza di guai sarebbero potuti arrivare a partire dal 30 giugno, basta dare un’occhiata ai vari tipi di azioni collettive che adesso, col rinvio, restano invece congelate e dal destino molto incerto. Altroconsumo, per esempio, da marzo a oggi ha raccolto 3.500 adesioni di altrettanti cittadini che lamentano un danno economico da parte di Telecom “connivente” con altri operatori che offrono al cliente, soprattutto del web, servizi di cui non è consapevole. “L’utente si vede comparire sullo schermo una finestra con un messaggio ambiguo, non chiaro, a cui dà l’ok e poi si vede arrivare in bolletta Telecom alla voce “altro operatore” addebiti di decine ma anche centinai di euro” spiega Liliana Cantone di Altrocunsumo. Come sarebbe andata a finire per Telecom? Meglio non saperlo, forse. Anche perché un altro grosso guaio da Telecom doveva arrivare da Adoc: 900 cittadini, che possono diventare milioni perché il caso riguarda tutti gli abbonati Telecom, chiedono il rimborso delle spese di spedizione della bolletta, un caso su cui ci sono già sentenze e pronunciamenti del Garante a favore dei cittadini. Sono 30-40 euro l’anno per cinque anni. Moltiplicati per milioni di utenti… un grosso guaio, appunto.

    La battaglia contro il caro-libri. Un’altra patata molto bollente l’aveva messa in piedi Adoc che ha avviato la causa “per i libri di testo scolastici indebitamente maggiorati”. Base della causa collettiva è la decisione dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato che nel settembre 2007 ha contestato all’Associazione italiana editori “un comportamento anticoncorrenziale per aver favorito un’intesa fra le principali case editrici che ha determinato un allineamento dei prezzi di mercato con un aumento del prezzo finale di vendita ai consumatori”. Un giochino che sarebbe costato alle famiglie dagli 80 ai 400 euro. Le case editrici – le nove principali in Italia, da De Agostani a Giunti, da Rcs a Zanichelli – hanno accettato a maggio di non fare più accordi per il futuro. Ma la class action di Adoc punta ad avere un rimborso che potrebbe essere pari a un 10-15 per cento della spesa annua sostenuta dalle famiglie negli ultimi cinque anni. Sono quasi cinquemila le persone che hanno sottoscritto il modulo di Adoc. Solo a Salerno erano state raccolte in questi giorni tremila adesioni.

    Contro poste, caro acqua, buche nelle strade, la malasanità, le tasse degli studenti universitari. Class action ovverosia come dare voce al cittadino che sempre di più subisce senza sapere con chi far valere i propri diritti. Basta dare un’occhiata al sito sulla Class Action in Italia per rendersi conto che razza di rivoluzione sarebbe andata in scena dal primo luglio. I piccoli comuni si sono organizzati in un Coordinamento nazionale e hanno nominato come proprio generoso Don Chisciotte Virgilio Caivano. Se il governo non avesse rinviato di sei mesi (per sempre?) l’entrata in vigore della class action, Caivano avrebbe ad esempio creato molto disturbo a Poste italiane per i danni provocati con i mancati e/o ritardati recapiti. La Federcosumatori abruzzese ha già raccolto le firme per la class action contro il caro acqua di cui sarebbe colpevole il consorzio privato Ato Abruzzo. L’Unione degli Universitari sta per promuovere una class action contro l’Università per avere indietro circa 6 milioni di euro pagati in eccesso dagli studenti con le tasse universitarie che per legge non possono superare il 20 per cento dei finanziamenti statali. Si tratterebbe di un rimborso di pochi euro a studente ma, spiega l’avvocato Michele Bonetti, “l’azione collettiva permetterà di stabilire un precedente e di ribadire il principio che le regole non possono essere infrante”.
    Carlo Rienzi, presidente di Codacons, ha una schiera di 150 avvocati in tutta Italia che hanno raccolto materiale per cause collettive – 32 solo a Roma.- per danni provocati da buche nelle strade e code negli ospedali. Nell’ultima settimana hanno annunciato l’azione collettiva anche i pazienti della clinica milanese Santa Rita.

    Trenitalia piglia-tutto. Contro le Ferrovie dello Stato si stanno concentrando le migliori energie delle associazioni dei consumatori. Sono ben tre le associazioni che hanno deciso di dichiarare guerra alle ferrovie: Adoc, Federconsumatori e Adusbef. “In meno di una settimana abbiamo raccolto decine e decine di adesioni contro i ritardi dei treni dei pendolari” spiega Pileri (Adoc). Le azioni collettive si concentrano soprattutto sui tagli ai treni dei pendolari e sul rapporto qualità-prezzo del servizio. “Se ci impediscono la class action – annuncia Pileri – andremo comunque avanti con le azioni collettive vecchio stile, più complesse, ancora più lente e però sempre cause…”.

    (17 giugno 2008)

  11. XXX ha detto:

    grazie silvio per tutte le leggi che fai a favore tuo e dellA COLLETTVITà come sei buono
    grazie mille

  12. Luigi ha detto:

    fonte: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/

    A questo punto, con un piccolo emendamento, si potrebbe invertire l’ordine dei fattori. Le prostitute vanno a pattugliare le strade e le discariche, almeno di notte, per la gioia dei clienti e di qualche parlamentare e dirigente televisivo. I militari, più utilmente, vanno a presidiare i tribunali di Milano, di Napoli e tutti gli altri che stanno processando o potrebbero processare Berlusconi e la sua band, pronti a irrompere in aula armi in pugno per deportare i giudici a Guantanamo o in un carcere egiziano, sulla scia di Abu Omar. Oppure per espellerli con foglio di via e accompagnamento alla frontiera in quanto togati clandestini. O magari per smaltirli in appositi inceneritori come magistrati tossico-nocivi, nell’ambito della nuova Giustizia differenziata: i suoi reati sono meno reati degli altri, i suoi processi sono meno processi degli altri.

    Se invece si volesse salvare il dialogo con il Pd, si potrebbe optare per una soluzione lievemente più soft: anziché cacciare dall’ordine giudiziario il giudice Eddy Pinatto, quello che impiega 8 anni per scrivere una sentenza, è meglio nominarlo superprocuratore e supergiudice unico per i processi a Berlusconi, affinchè le sue indagini e le sue sentenze arrivino quando saremo tutti morti. Così almeno si riuscirà ancora a processare qualcuno. La soluzione escogitata dagli on. Carlo Vizzini e Filippo Berselli, infatti, è un po’ troppo ampia: come se il chirurgo usasse il machete o la scimitarra al posto del bisturi; come sparare alle quaglie col bazooka. I loro emendamenti al decreto sicurezza prevedono le seguenti cose.

    1) Si celebrano subito i processi per reati di particolare urgenza, che poi sono quelli che Berlusconi – che si sappia, almeno – non ha ancora commesso. Poi, se resta tempo, si passerà agli altri. E’ la giustizia modello Alitalia, con tanto di liste d’attesa. Ogni tanto la hostess chiama un cliente perché s’è liberato un posto, semprechè l’azienda non fallisca prima.

    2) Si sospendono per un anno i processi relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 “in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”, per dar modo all’imputato di riflettere sulla possibilità di patteggiare. Un imputato a caso: il Cainano, che nel processo Mills (e forse anche in quello Mediaset, ma lì le date sono più incerte) deve rispondere appunto in dibattimento di fatti commessi fino al 2002.

    Poi, è vero, deve pure rispondere a Napoli di corruzione insieme a Saccà e a Roma di istigazione alla corruzione nei confronti di senatori voltagabbana. Qui i fatti sono di un anno fa, ma siamo ancora in udienza preliminare, dunque c’è tutto il tempo di varare il lodo Schifani-bis, cioè lo scudo spaziale per le alte cariche dello Stato, soprattutto quella bassa, prima che arrivi la sentenza. C’era pure il rischio che uscissero le altre intercettate sulla chat line Silvio-Agostino, che potrebbero essere lievemente incompatibili con i baciamano del premier al Papa. Ma a bloccarne la pubblicazione fino al processo provvede la legge-bavaglio Alfano-Ghedini. “Fino al processo” poi si fa per dire, perché con lo scudo spaziale il processo non si farà più. Segreto tombale. Un incastro niente male, complimenti vivissimi.

    Il Cainano non delude mai: quando ti aspetti che faccia una porcata, la fa. Oltretutto ha la fortuna di agire in un paese di smemorati e finti tonti, quelli che non si accorgono mai di nulla. Pierluigi Battista domanda sul Corriere: “quale disegno criminoso è venuto alla luce dai brogliacci delle conversazioni private di Deborah Bergamini?” (ma l’ex dirigente Rai non parlava dei fatti suoi, parlava dei fatti nostri, pubblici: come nascondere sulle reti Rai la sconfitta elettorale di Berlusconi alle regionali del 2005); e “qual è la nefandezza penale commessa dal premier Berlusconi (che non era premier, ndr) che al telefono intercettato (non era lui l’intercettato, era Saccà, ndr) sollecitava il direttore generale della Rai (non era direttore generale, ma direttore di Raifiction, ndr) a inserire nel casting alcune attrici (non erano attrici, ma amiche sue e di un senatore dell’Unione, ndr)?”.

    Ecco: con un’informazione così, lui può dire e fare ciò che vuole. Tanto, tutt’intorno a lui, fanno finta di niente. Quelli che “Berlusconi è cambiato”. Quelli che “stavolta non farà come le altre perché ha risolto i suoi problemi”. Quelli che “ora si può dialogare”.Quelli che “ora studia da statista”. Quelli che “il conflitto d’interessi non interessa”. Quelli che “figuriamoci se fa altre leggi ad personam”. Quelli che,“se ne fa un’altra, basta dialogo”. Quelli che, come diceva Totò, “mica so’ Pasquale, io”.

  13. Luigi ha detto:

    X Nessuno
    ————————-
    1)Omicidio colposo= incidente accidentale con l’auto. Ti auguro di non farne mai uno tu… strumentalizzare questa cosa è da pezzenti come ha fatto quel pezzente di Gasparri.

    2)Beppe Grillo non fa più pubblicità da anni! Ha fatto quella sulla yomo è vero, ma ha capito cosa sta dietro la pubblicità e ora le ripudia. Un uomo può cambiare sai?

    3)Ha venduto macchina e barca da quando ha cominciato a cambiare idea sul mondo, ripeto: un uomo può cambiare sai? Ora ha una macchina ibrida sotto i 50km/h va ad energia elettrica… in casa sua si produce l’energia da solo grazie a dei pannelli solari.

    4)Il V-Day è GRATIS! E’ tu sei un FALSO BUGIARDO CALUNNIATORE a d inventarti un prezzo di un biglietto inesistente.

    5)Un suo DVD costa 10euro e non 30! E anche qui ti confermi FALSO BUGIARDO CALUNNIATORE e anche stupido, perché basta aprire la home del suo blog per vedere i prezzi. Lui si autofinanzia con la sua arte… non capisco che male c’è. Si chiama libero mercato. E voi sareste i capitalisti di destra?

    Concludo dicendo che è davvero ridicolo attaccarsi a fatti accidentali, a notizie di anni fa o a falsi dati per andare contro Grillo. E’ proprio da, permettetemi il termine, FARABUTTI! E tu nessuno sei sicuramente un povero farabutto abbindolato dai soliti schiavetti della stampa. Fai un favore alla tua intelligenza e comincia ad informarti davvero… ma sopratutto SMETTILA DI FARE DISINFORMAZIONE. ce n’è già troppa in giro… compreso questo blog.

    Nessuno = R-I-D-I-C-O-L-O 😉

  14. lm ha detto:

    mostri è un refuso, eroi, volevo dire…

  15. lm ha detto:

    pardon, per le anime semplici: la figura d’antan è ovviamente la Nicoletta Gandus.

  16. lm ha detto:

    pensatore, poichè questa è la stagione dei copiaincolla, trascrivo questo:

    ieri il fronte dipietrista allargato si è stracciato le vesti per gli emendamenti Vizzini-Berselli, volti a privilegiare la celebrazione dei processi per i reati più gravi. Il Velino ha già spiegato che, se si seguisse la linea Di Pietro-Pd-Casini, sarebbe anticipata la celebrazione dei processi per i reati meno rilevanti, con la quasi certezza della “copertura” dell’indulto.

    A questo punto, va ricordato che gli emendamenti Pdl hanno un chiaro precedente in un pronunciamento del Csm, che a sua volta traeva spunto da un documento-direttiva elaborato da alcuni Procuratori della Repubblica.

    In sostanza, i Procuratori proponevano (e il Csm accettava) due cose. Primo: che sui crimini “indultabili” fosse incoraggiata l’archiviazione. Secondo: che per alcuni crimini meno gravi (elencati, peraltro) non vi fosse priorità, a beneficio dei procedimenti relativi ai reati più pesanti.

    Morale: come si fa a crocifiggere il Pdl, quando si è accettato che il Csm si muovesse (e su spinta delle Procure) nella medesima direzione? Misteri del giustizialismo.

    (http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=570469#news_id_570469)

    sempre la stessa fonte ci ricorda che “è una figura d’antan di Magistratura democratica. Una vita intensa e sempre in prima fila la conduce nel 2002 n Brasile. Inviata da Md in quell’anno a rappresentare i “magistrati democratici” italiani al social forum di Porto Alegre (la Gandus parteciperà anche a quelli europei di Firenze e Parigi) così raccontava di quella esperienza: “Si è anche molto parlato del ‘caso italiano’, a cominciare da Robinson (diritti umani dell’Onu, ndr) e Garzón: perché è certamente vero che la situazione dei giudici in molti paesi – in particolare del sud del mondo – è infinitamente peggiore di quella italiana, ma è altrettanto vero che la messa in discussione delle prerogative costituzionali di autonomia e indipendenza, del ruolo di controllo della legalità della magistratura in Italia, considerata fino ad ora un modello, fa scandalo a livello internazionale”.

    Non c’è che dire, altro che immagine dell’Italia attraverso le foto della mmonnezza di Napoli! fa benissimo Berlusca a ricusare. glielo suggerirebbe qualsiasi legale che ha un po di dimestichezza con la procedura.

    argomento connesso e presupposto. Io mi domando una cosa: in Italia abbiamo figure nobili di magistrati come Falcone e Borselli, mostri straziati da quella mafia nei confronti della quale un giudice si permette di stilare la sentenza dopo otto anni, causando la rimessa in liberta dei mafiosi “de quo”, e oggi mettiamo su tutti i media il faccione iroso di Di Pietro, che si sta arricchendo con il laticlavio e gli affitti al partito (pagati con i soldi nostri) delle sue proprietà immobiliari, e che ci deve ancora spiegare perchè ha lasciato la toga…senza parlare delle morti che ha sulla coscienza.

    Il Di Pietro che non si rende conto che perpetuerà la permanenza del centro destra nelle preferenze degli italiani e che mettendo in croce Veltroni lo spinge all’interruzione del dialogo sul quale poggia la possibilità di riformare il paese.

  17. magetrony ha detto:

    >beppe grillo processato per OMOCIDIO COLPOSO (e che male c’e’) beppe grillo critica la pubblicita’ ma gran parte dei suoi soldi li ha fatti cosi(vedi yomo ..e che male c’e’) beppe grillo oggi sfegatato ambientalista e’ stato fino a ieri possessore di macchine di grossa cilindrata e due motoscafi salvo poi redimersi prima di iniziare una nuova vita ( e allora?) QUESTO SI CHE E’ L’UOMO IN CUI CREDERE !!!!!!!!!! PS.15 EURO PER UN BIGLIETTO PER IL VDAY , 30 PER UN SUO DVD ,IL SUO REDDITO E’ AUMENTATO IL DOPPIO DA QUANDO HA FALLITO COME COMICO E HA INIZIATO A FARE L’INCANTATORE DI FOLLE !!!!!!!!!>

    Nessuno cortesemente citeresti le fonti delle tue notizie? No perchè a me risultano false nove su dieci..e la decima contraffatta.

  18. nessuno ha detto:

    beppe grillo processato per OMOCIDIO COLPOSO (e che male c’e’) beppe grillo critica la pubblicita’ ma gran parte dei suoi soldi li ha fatti cosi(vedi yomo ..e che male c’e’) beppe grillo oggi sfegatato ambientalista e’ stato fino a ieri possessore di macchine di grossa cilindrata e due motoscafi salvo poi redimersi prima di iniziare una nuova vita ( e allora?) QUESTO SI CHE E’ L’UOMO IN CUI CREDERE !!!!!!!!!! PS.15 EURO PER UN BIGLIETTO PER IL VDAY , 30 PER UN SUO DVD ,IL SUO REDDITO E’ AUMENTATO IL DOPPIO DA QUANDO HA FALLITO COME COMICO E HA INIZIATO A FARE L’INCANTATORE DI FOLLE !!!!!!!!!

  19. magetrony ha detto:

    ammazza penatore come raccolgono consensi i tuoi post..

  20. gisaloni ha detto:

    Caro Pensatore,
    ho letto con attenzione quanto ha scritto su Marco Travaglio.
    Mi sarebbe utile altresì, per avere le idee più chiare, leggere qualcosa sull’operato politico dell’attuale Presidente del Consiglio, su i suoi trascorsi ed i problemi, secondo quanto Travaglio afferma ogni qualvolta che apre bocca, con la Giustizia.
    Distinti saluti
    gisaloni

  21. Marco ha detto:

    nessuno, preferirei molto di più pagare uno come Beppe Grillo per quello che fa piuttosto che quei politici che ci rappresentano. Ben venga quindi la sua ricchezza.

  22. Luigi ha detto:

    1)Il Vday è gratis.
    2)Si firma per un referendum contro una legge da regime.
    3)I 4milioni li prendeva prima dei V-day.
    4)Grillo non ruba. Se ti vuoi comprare i suoi spettacoli te li compri.
    5)Guadagno quanto la De Filippi…. meglio a lui i soldi che alla sfascia cultura italiana.
    6)Quando non si può attaccare il contenuto si attacca il contenitore.

  23. nessuno ha detto:

    SI !!!!DAI!!!!!!!!!CORRIAMO TUTTI A PORTARE ALTRI SOLDI A QUEL BUFFONE ,INCOERENTE ,IL RE DELLA CONTRADDIZIONE CHE PREDICA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER IL NOSTRO BENE E PER IL SUO PORTAFOGLIO!!!!!!!!!!!!!COSI L’ANNO PROSSIMO DICHIARERA’ 5 MILIONI DI EURO INVECE DI 4 E QUANDO IL SUO REDDITO SARA’ MESSO IN RETE SI INCAZZERA’ ANCORA DI PIU’!!!!

  24. fra ha detto:

    HAI MESSO LA MODERAZIONE AI COMMENTI ?
    che vergogna pensatore…..comunque

    qua si discute ancora se l’ informazione è libera oppure no.
    si scherza sulla “STAMPA CLANDESTINA”
    Bene.

    allora vi RIPOSTO il commento di nino….visto che “qualcuno ha fatto finta di non vederlo:

    “Ciao, mio chiamo Antonino. Ho 23 anni, sono l’organizer del MeetUp di Reggio Calabria e sono un giornalista. Nel 2006 ho aperto un blog, http://www.antoninomonteleone.it, nel quale spesso e volentieri ho raccontato ed espresso le mie opinioni e valutazioni su fatti e circostanze che ho vissuto per lavoro e riportato dei fatti che sui canali ufficiali non è sempre opportuno riportare. Da venerdì 6 giugno il mio blog è stato posto sotto sequestro: voglio spiegarvi il perché e come si è svolta l’intera vicenda. Subito dopo le elezioni politiche del 2006 decido di pubblicare gli stralci di un documento che durante la campagna elettorale riportava i curricula dei candidati alla Camera e al Senato che sarebbero stati eletti in Calabria perché presenti nelle liste in posizione utile. Parlava di ex consiglieri regionali candidati dopo essersi macchiati di gravi reati contro la pubblica amministrazione: turbativa d’asta, abuso d’ufficio. Ex deputati del centrodestra che passavano al centrosinistra nonostante accuse gravissime come il concorso esterno in associazione mafiosa. Spesso riportavo degli stralci di questo documento, in particolare si trattava quasi sempre di articoli che mettevano assieme pezzi di altri articoli di quotidiani nazionali. Parliamo di Repubblica, dell’Espresso, del Messaggero. Il 9 dicembre del 2006 pubblico un articolo dedicato all’onorevole Giuseppe Galati che all’epoca militava nell’UDC, che nel corso del governo Berlusconi uscito vincente nelle elezioni del maggio 2001 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario alle attività produttive. Nel 2003 scoppia lo scandalo della Roma bene, l’operazione “Cleopatra” che porta all’arresto di Serena Grandi, alle indagini sul senatore Colombo. L’onorevole Galati emerge dagli atti del GIP del tribunale di Roma come consumatore abituale di cocaina che gli veniva fornita addirittura all’interno del ministero delle attività produttive di cui era sottosegretario. Scrivo questo articolo il 9 dicembre e il 26 febbraio 2007 ricevo da parte dell’on. Galati una email che era titolata come “Atto di interpello ai sensi dell’art. 7 della legge sulla privacy” con la quale mi chiedeva di indicare quali fossero le fonti dalle quali avevo tratto queste informazioni. Soprattutto mi diceva che avrebbe voluto rettificare alcune parti dell’articolo perché inesatte e incomplete e volte a gettare discredito sulla sua persona. Rispondo a questa email il 9 marzo. Non ho risposto subito perché, sorpreso da questa sua comunicazione, volevo raccogliere in maniera dettagliata tutte le fonti che stavano alla base di quell’articolo. Tra l’altro molti degli articoli di stampa si trovavano nella rassegna presente sul sito della Camera dei Deputati. Rispondo a questa email che ho avuto cura di inoltrare per conoscenza anche al Garante per la privacy. Nella stessa email chiedo all’on. Galati di indicarmi quali parti dell’articolo sarebbero state inesatte, incomplete, non veritiere affinché potessi assolvere a quel dovere di rettifica che la legge sulla stampa impone. Nulla. Il silenzio. Questo passaggio è anche riportato in una sentenza di primo grado per il ricorso ex art. 700, una procedura d’urgenza, che mi viene notificata nel luglio dello stesso anno, il 2007. Una bella mattina arriva l’ufficiale giudiziario che mi notifica questo atto di citazione. Il Galati, dopo non avere risposto alla mia email nella quale sollecitavo l’indicazione delle parti secondo lui diffamanti del mio articolo perché fossero modificate, decide di trascinarmi in tribunale. Prima di presentarmi nell’aula di giustizia difeso dal mio avvocato, che per fortuna è anche un mio amico, l’avv. Creaco, scrivo proprio sul blog che il Galati per l’articolo scritto a dicembre mi aveva querelato e che avrei avuto la prima udienza il primo agosto dello stesso anno, due settimane dopo. L’avvocato del Galati chiederà al giudice di stabilire anche che il fatto di aver dato conto dell’imminenza del giudizio, del calendario delle udienze, costituiva una reiterazione della mia condotta diffamante nei suoi confronti. Fatto sta che, essendo stato presentato un ricorso per la tutela d’urgenza ex articolo 700 del codice di procedura penale, il giudice non ravvisa gli elementi fondanti di questa tutela che sono il periculum in mora e il fumus boni iuris dell’eventuale reato contestato e quindi rigetta questo ricorso e condanna il Galati al rimborso delle spese processuali. Questa sentenza viene appellata dal Galati. Ma entriamo nel merito dei dettagli.

    L’articolo era in effetti già presente su diversi quotidiani, come dicevo prima anche la rassegna stampa della Camera dei Deputati raccoglieva ampi stralci dell’orinanza del GIP e di alcune vicende legate al curriculum politico del Galati. In particolare di Diario scrive che “Calabrese, il sottosegretario UDC alle attività produttive Giuseppe Galati, coinvolto ma non indagato nello scandalo della cocaina della Roma bene”. Nell’ordinanza del GIP si legge che “Galati, soprannominato Pino il politico, si rifornisce stabilmente di cocaina dal pusher Martello. Gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso alle Attività Produttive”. Poi l’articolo va avanti e, come riportato da me nel blog, dice: “Pino Galati è il leader incontrastato dell’UDC nel catanzarese e soprattutto nella sua Lamezia Terme, cittadina il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2002. Tra gli eletti nel consiglio c’era Giorgio Barresi, del CCD, messo in lista per volere di Galati”. Anche questa affermazione che io riporto da questo articolo sul mio blog verrà contestata dal Galati dicendo che lo Statuto non conferiva a lui direttamente la scelta dei candidati nelle liste e per questo motivo la notizia sarebbe falsa e che io avrei dovuto rimuoverla. Giorgio Barresi viene arrestato per usura il 30 settembre 2002 mentre nel luglio del 2001 era rimasto ferito in un conflitto a fuoco a San Biase sempre vicino a Lamezia. Scrive ancora l’articolo pubblicato su Diario che “tra i motivi alla base dello scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme, la presenza di consiglieri imparentati con esponenti delle cosche locali”, tra questi Peppino Ruberto dell’UDC, personaggio molto vicino a Galati. Il sindaco di Forza Italia lo ha difeso dicendo che si trattava di parentele del quinto o sesto grado. E’ sicuramente una coincidenza, ma il 26 novembre del 2003 un nutrito gruppo di deputati dell’UDC presenta la proposta di legge numero 4254 volta a rendere più difficile lo scioglimento per infiltrazioni mafiose delle assemblee elettive degli enti locali. Non soltanto: davanti al giudice Galati contesterà anche l’attribuzione del suo autista, rinnegherà anche di averlo mai conosciuto. Ma da dove avevo tratto questa notizia? Da un articolo pubblicato su Repubblica relativo all’inchiesta “Poseidone”, la famosa inchiesta sulla depurazione in Calabria condotta dal PM Luigi De Magistris, che assieme all’inchiesta “Why Not” è stata sottratta al PM catanzarese. Scrivono Attilio Bolzoni e Giuseppe Baldessarro, un giornalista di Reggio Calabria: “alla fine del 2003, alla frontiera in provincia di Como, i finanzieri fermano Nicolino Volpe, uomo dell’entourage del sottosegretario dell’UDC Pino Galati. Era insieme a Roberto Mercuri, l’amministratore delegato della Pianimpianti SPA, società che ha fatto man bassa nella spartizione dei depuratori in Calabria”. Accade questo: il giorno dopo scrive a Repubblica: “Ritengo opportuno smentire la circostanza che il Sig. Volpe farebbe parte dell’entourage dello scrivente, proprio in ragione del significato della parola “entourage”: “Persone frequentate abitualmente o ambiente”, dizionario Garzanti – cita Galati – L’affermazione si rivela assolutamente infondata”. Sempre sotto la stessa smentita, i giornalisti di Repubblica Bolzoni e Baldessarro scrivono in corsivo: “Nicolino Volpe frequenta abitualmente la segreteria e la casa dell’on. Galati a Lamezia Terme. In questo senso è stato definito uomo dell’entourage”. Ma per il giudice questo non basta. Appare quindi forzata la parte della sentenza in cui il giudice afferma una cosa particolarmente strana: nell’accertare la verità putativa dei fatti narrati nell’articolo che ho pubblicato sul blog scrive che sarebbe “offensiva l’affermazione secondo cui l’autista del Galati sarebbe Nicolino Volpe”. “In questo caso non c’è prova della verità del fatto che il Volpe fosse autista del Galati, circostanza apparsa su Internet – nell’articolo da me prodotto – ma espressamente contestata dal Galati nel presente giudizio nel fatto che il medesimo Volpe facesse parte dell’entourage del Galati, circostanza apparsa su Repubblica espressamente smentita dal Galati – scrive la sentenza – e poi riconfermata dai giornalisti del medesimo quotidiano. La medesima notizia la cui corrispondenza a verità non è stata provata dal Monteleone – ma io non potevo provarla in effetti – per come riferita risulta volta unicamente a gettare discredito sulla figura del Galati”. Assieme a questo ci sono altre circostanze: l’on. Galati è riuscito a far assumere la sorella all’interno della Regione Calabria col famoso “Concorsone”. Famoso “concorsone” perché vi parteciparono circa 250 tra parenti e amici dei consiglieri regionali o di esponenti politici di un certo calibro, e tutti risultarono vincenti. In particolare io provo documentalmente il fatto che la sorella del Galati sia stata assunta e in questo senso fa un poco sorridere il fatto che, oltre a rinnegare alcuni amici, oltre a rinnegare il proprio autista, il Galati rinneghi anche la sorella. Scrive il giudice che “quanto, infine, alla notizia che il Galati avrebbe sistemato la sorella alla Regione dalla documentazione prodotta in atti emerge che effettivamente tale Galati Enza è stata assunta. A fronte di ciò, il Galati non ha specificatamente contestato che la propria sorella si chiami Enza, ma si è limitato a sostenere che non vi sarebbe prova certa di un rapporto di parentela con costei”. Dall’UDC passa al PDL e infatti scrive Roberto Galullo sul Corriere della Sera: “Alla Camera il Popolo della Libertà in Calabria schiera due “boss”, politici ovviamente, come Giancarlo Pittelli e Giuseppe Galati, entrambi citati più volte nelle inchieste “Why not” e “Poseidone” avocate a Luigi De Magistris in quanto referenti, secondo l’accusa, del comitato d’affari che in Regione si spartirebbe i fondi pubblici. Entrambi negano il ruolo. Galati fiuta l’aria prima degli altri, ha detto addio all’UDC senza versare una lacrima e ha trasferito armi e bagagli e tutto il gruppo, o quasi, in Forza Italia. Da Why Not la mia posizione è stata stralciata – spiega Galati al Sole 24 ore – e presto anche l’altra inchiesta vedrà archiviata la mia posizione. Non ho nulla da nascondere”. Ma Galullo ricorda una vicenda: “E con l’etica in politica come la mettiamo, visto che cinque anni fa finì in una brutta storia di cocaina e prostitute?” “I Calabresi sanno scegliere – dice tranquillo – e sanno che non c’entro nulla con quelle vicende. Ho lavorato solo per la mia terra”. Questa è la vicenda relativa al merito processuale. Poi cosa succede? Che la causa in sede civile si conclude con un’ordinanza della seconda sezione civile del Tribunale pubblicata l’11 gennaio del 2008 che mi ordina di rimuovere alcune parti. Non capisco perché se non sono diffamatorie, non sono condannato pur tuttavia mi viene ordinato di rimuoverle. Fatto sta che obbedisco a questa ordinanza, modifico l’articolo e pubblico in calce che questo è il frutto delle osservazioni mosse dal tribunale di Reggio Calabria. Nonostante ciò il Galati presenta una querela in sede penale. Il problema sta nel fatto che, se abbiamo visto prima che il 26 febbraio del 2007 mi manda una email che prova il fatto che è venuto a conoscenza dell’articolo di cui chiede una rettifica, da quel momento scattano i termini perché l’azione di querela per diffamazione si prescriva perché sono di 90 giorni. Presentando la querela in sede penale, il PM in fase di indagine preliminare e il GIP successivamente avrebbero dovuto rilevare che questa non poteva essere proposta. Si chiama certezza del Diritto: se io so che dopo 90 giorni nessuno a presentato una querela per un articolo devo poter stare tranquillo e non subire questo tipo di vessazione. Succede che il GIP osserva e scrive nel provvedimento di sequestro che mi è stato notificato ben 4 giorni dopo: “volendo prescindere dalla verità obiettiva dei fatti narrati, fortemente contestata dal denunciante, e pur ritenendo che critica esercitata dal giornalista possa essere sorretta dall’utilità sociale dell’informazione, sembra superato il limite della continenza”. A proposito del limite della continenza proprio la seconda sezione del tribunale scriveva che nonostante il linguaggio piuttosto colorito, questo non potesse essere considerato eccedente il limite della pertinenza. Anche perché i post che riportavano questo documento si intitolavano “Politica discarica”. Scrive il giudice: “Benché la definizione della politica come “pattumiera” e quindi del politico come parte di questa pattumiera non sia particolarmente elegante, è pur vero che l’articolo dedicato al Galati è solo uno di una serie di una serie di articoli dedicati a vari personaggi politici calabresi appartenenti sia all’uno che all’altro schieramento politico. Contrariamente a quanto ritenuto dal reclamante, l’espressione non pare funzionale ad orientare il lettore e a condizionarlo negativamente con riferimento alla figura specifica del Galati, ma piuttosto a dare un giudizio negativo dell’intera classe politica calabrese” Dicevamo dell’ordinanza del GIP. Il GIP scrive, e questa è la parte più grave e inquietante di quello che mi sta capitando e che voglio condividere con voi, che “il sequestro” – dell’intero sito internet, non dell’articolo incriminato in attesa del giudizio – va mantenuto per evitare la pubblicazione e la divulgazione sempre attraverso lo stesso sito di altri articoli di eguale tenore”. Non si tratta di una questione semantica, ma il giudice parla di “eguale tenore” non di “eguale contenuto”. Il pericolo non è che io possa scrivere ancora del Galati, ma che io possa continuare a scrivere articoli piuttosto critici dell’operato dei politici calabresi. Questa è la cosa particolarmente grave, perché viene adottata una misura cautelare per impedire la commissione di reati d’opinione. Alla fine della vicenda che vi ho raccontato vedo in un provvedimento di sequestro di un blog adottato con queste motivazioni, che sembrano quasi voler significare “ti dobbiamo tagliare la lingua perché sei un chiacchierone”, mi sento un po’ abbandonato dal sindacato dei giornalisti della Calabria e dall’Ordine dei Giornalisti della Calabria, il cui presidente nel corso della campagna elettorale era impegnato a seguire le convention del Popolo delle Libertà e quindi non poteva probabilmente curarsi di queste vicende, di un giornalista di 23 anni che perde tempo a scrivere congetture sul proprio blog. Il sindacato dei giornalisti, tempo fa, mi diceva che è probabile che l’Ordine decida di avviare una procedura disciplinare nei miei confronti perché in qualità di organizer del MeetUp di Reggio Calabria avrei promosso il referendum per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Alle mie perplessità mi veniva detto che io non mi ero limitato a firmare ma ero addirittura sceso in prima linea, anche divulgando dei comunicati stampa, in cui esprimevo le mie opinioni sull’Ordine dei Giornalisti. Sono imbavagliato e a parte il giornale per il quale lavoro, strill.it, ed altri siti internet non se n’è curato nessuno. Un giornalista amico mi ha detto “caro Antonino voglio esprimerti la mia solidarietà anche se non posso scriverlo sul mio giornale” e io ho dovuto rispondergli che sono io che esprimo a lui la mia solidarietà perché non possa scriverlo sul giornale per il quale lavora. Io ancora continuo a non capire a cosa serve avere una tessera di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti quando poi non vieni tutelato e non c’ è nessuno che dica una parola, un “bah”, un “però”, un “caspita addirittura!” oppure che dica hanno fatto bene perché te lo meritavi ed è giusto così. Non capisco perché per un articolo debba essere chiuso l’intero blog. Non capisco perché bisogna assecondare le richieste dell’avvocato di un politico e spero vivamente che non si sia trattato di pressioni che abbiano subito in questa fase i magistrati, i GIP piuttosto che il PM, ma che si sia trattato di un errore commesso in buona fede per semplice ignoranza del mezzo e dello strumento informatico”.
    Antonino Monteleone

    e ancora
    qui
    Parla Carlo Ruta: “Ecco perché sono stato oscurato. E da chi”
    http://www.peacelink.it/diritto/a/9025.html

  25. Luigi ha detto:

    Topo Gigio Veltroni, il più imbelle leader dell’opposizione che si ricordi, ha finalmente reagito. Lo psiconano introduce la cortina di ferro tra i politici e la giustizia e l’informazione. Taglia in due il Paese, di qua gli impuniti della politica, di là i cittadini. Topo Gigio dichiara allora: “Guai a farci schiacciare su posizioni girotondine”, ma anche: “Non mi pare che ci sia un clima positivo”, e ancora anche: “Troppi strappi, così il dialogo salta”.
    Quanti strappi alla Costituzione e alla legge sono necessari perché l’inciucio Veltrusconi salti? Ce lo dica Topo Gigio. Anzi, non dica più nulla, ci risparmi i suoi aggettivi da terzomondista, ma anche berlusconista e si dimetta. Negli Stati Uniti, dopo la serie impressionante di sconfitte che ha subito, Ueltròn farebbe la maschera del cinema a Hollywood.
    Lo psiconano ha dichiarato guerra al Paese. Non perché sia cattivo, ma per necessità. La galera non piace a nessuno. Per questo vuole mandarci i giornalisti e i magistrati al suo posto. Il disegno di legge sulle intercettazioni seppellisce in modo definitivo la (poca) informazione libera esistente in Italia. Non potremo più sapere nulla. Nulla. Unipol, Abu Omar, Santa Rita, la centrale di spionaggio di Telecom, Saccà, Parmalat. I processi, diventeranno segreti di Stato. Lo psiconano impedisce con la galera la pubblicazione di ciò che è pubblico. Non solo delle intercettazioni, che di fatto, vengono eliminate. Infatti, tutti gli atti delle indagini preliminari “anche se non sussiste più il segreto” non possono essere divulgate neppure “in modo parziale o per riassunto”. Nessuna intercettazione sotto i 10 anni di pena, nessuna pubblicazione di atti giudiziari pubblici. Questa è la sicurezza del nuovo Governo. I militari per le strade sono un insulto per le forze di Polizia. Lo scopo non è quello di difendere i cittadini, ma di creare un precedente. I militari potranno essere impiegati per le centrali nucleari, gli inceneritori, le nuove basi americane, la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto, per l’abolizione della class action Parmalat. Per proteggere i politici come nelle migliori tradizioni sudamericane.
    La legge sulle intercettazioni è la pietra tombale sulla democrazia. Io non ci sto. Una legge, fatta per i fuorilegge, che va chiamata, in modo corretto, legge Silvio Berlusconi.
    Il prossimo V-Day sarà dedicato a questa legge. Il V3-day sarà sulla Giustizia. Lancerò un referendum per l’abolizione della legge Berlusconi. Chiunque ci stia, associazioni, movimenti, raggruppamenti politici, è benvenuto. E’ arrivata l’ora di contarci. Non c’è più tempo. V-day, V-day, V-day.

    Beppegrillo.it

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