Travaglio ti voglio bene.

Se non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Solitamente, nelle trasmissioni televisive e durante i dibattiti pubblici, se qualcuno ti dice che non è niente vero quello che scrivi, tu rispondi che se davvero era così allora perchè i suoi libri continuavano a stare nelle librerie senza che qualcuno ne contestasse gli episodi raccontati all’interno?
Una raffinatezza giornalistica davvero disarmante.
Tant’è…ormai ci siamo abituati al tuo stile.

Capita però che il principio del “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, si trasformi in realtà.

Qualche giorno fa, Di Pietro ti investì del titolo di suo difensore ufficiale, pubblicando un tuo articolo in risposta ad un editoriale di Paolo Cirino Pomicino (in arte Geronimo) apparso su Il Giornale, in cui si “investigavano” i fatti che portarono all’abbandono del decreto (Conso) sulla depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti. Si diceva: “Scalfaro si piegò ai PM”.
Tu replicasti con un post al vetriolo sul tuo blog: questo, dal titolo Balle Spaziali.
Neghi tutto e ti attacchi ad una lettura capziosa degli eventi.

Oggi, lo stesso Geronimo ti risponde così: in soldoni, puoi negare quanto vuoi, ma sono tutte cose pubblicate addirittura già nel 2000 in un libro, “Strettamente riservato”, edito da Mondadori, a cui è dedicato un intero capitolo in cui viene fatta la ricostruizione dei giorni che videro Scalfaro piegarsi ai diktat delle toghe milanesi (Tra cui anche Di Pietro, guarda un po’).

Fatti, caro Marco, mai smentiti da nessuno dei diretti interessati.

Seguendo il tuo percorso metodo-logico, quindi, vale la presunzione di veridicità per le cose già dette e mai confutate e quella di proditorietà nei tuoi confronti che cominci a diventare l’emblema dell’insostenibile incoerenza del cronista giustizialista satirico in cui ti sei trasformato!

UPDATE: uno non fa manco in tempo a dirle certe cose, che ne ottiene subito la conferma.
Stavo leggendo la rassegna stampa della Camera e mi sono imbattuto nell’ultimo articolo di Travaglio su l’Unità.
Una vera perla del giornalismo fazioso ed incoerente.
Travaglio si scaglia contro l’iniziativa di Berlusconi sulla stretta sulle intercettazioni, e lo fa ripercorrendo vicende del recente passato che, a detta di Travaglio, non si sarebbero potute risolvere o sapere senza quello strumento investigativo.
Ebbene, in 4 colonne di articolo, Travaglio (s)parla di tutti meno che d’uno: strepitoso…cita Conforte e la scalata alla BNL, ma, sorpresa, non c’è il nome di Fassino nè quello di d’Alema.

Una buffonata.
E poi la ciliegina sulla torta: oggi, grazie a Marco, sappiamo che il caso Cogne è stato risolto grazie alle intercettazioni.

Nessuna parola poi, ovviamente, sui tanti casi di inchieste e sputtanamenti che sono stati però seguiti da archiviazioni ed assoluzioni.

Bravo Marco…continua così…

Annunci
Comments
67 Responses to “Travaglio ti voglio bene.”
  1. Heinz ha detto:

    Ovviamente c’è un punto di domanda dopo scrivere.

  2. Heinz ha detto:

    Ce l’avrai col metodo Travaglio ma tu hai il metodo Capezzone (o Ghedini, o Bonaiuti, o Cicchitto, che differenza fa?). Il fatto che Travaglio non citi Fassino cancella ogni responsabilità del governo sulla riduzione delle intercettazioni e azzera completamente ogni eventuale altra verità che lo stesso Travaglio potrebbe scrivere.

    Fatto sta che il Pensatore non si pronuncia sull’orrore che è stato stabilito riguardo le intercettazioni e si attacca al trenino squallido delle frasi fatte.

  3. Hue ha detto:

    Facciamo parlare anche Di Pietro a questo punto, che di Mani Pulite fu l’artefice. Dal suo blog:

    “La verità su Mani Pulite”, potrebbe essere il titolo di un libro del sottoscritto o di uno dei miei ex-colleghi del pool di Milano, quel pool che restituì la dignità al Paese denunciando, smascherando e mettendo in carcere negli anni 90 una rete di corruzione politica che strozzava l’economia e l’imprenditoria italiana di quegli anni, quella onesta. Invece no, è un articolo del 5 giugno scritto da Geronimo, pseudonimo di Paolo Cirino Pomicino, su il Giornale.

    Per Pomicino, si legge nell’articolo, il problema non furono le tangenti, ma il fallimento del tentativo di depenalizzare il reato di finanziamento illecito ai partiti. Il contenuto dell’articolo non deve stupire nessuno. Paolo Cirino Pomicino infatti è un uomo che per lungo tempo è rimasto nelle istituzioni grazie a generosi ed interessati appoggi nonostante la condanna ad un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e con 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni.

    Quello che crea un profondo senso di sdegno invece sono ancora una volta gli organi d’informazione che accolgono a braccia aperte in trasmissioni pubbliche e in rubriche giornalistiche come quella de Il Giornale personaggi come Cirino Pomicino. Soldi pubblici per dar voce a condannati in via definitiva che parlano, proteggono e pontificano su indagati, prescritti, corrotti dell’attuale politica italiana.

    Lascio alle parole di Marco Travaglio nell’articolo apparso a pagina 8 de l’Unità di oggi il compito di smascherare puntualmente le menzogne contenute nell’articolo di Paolo Cirino Pomicino e pubblicate su il Giornale.

    “Nel paese dove il capo del governo smentisce una legge firmata da lui definendola «medievale», poi dice che parlavo «a titolo personale» quasi fosse un passante, dunque la legge rimane anche se non ha senso ed è medievale, si può dire di tutto. E anche scriverlo.
    Il Giornale della ditta, che pare l’inserto umoristico di Geppo e Tiramolla, quando si tratta di baggianate non si tira mai indietro. Ieri per esempio quello biondo con le mèches, in un editoriale di alta politologia, se la prendeva con le «canaglie razziste» le quali sostengono che Renato Brunetta è piccolo, e per estensione con chiunque insinui che il Cainano è basso (mentre, a suo dire, sarebbe addirittura «alto come Prodi», non si sa se coi trampoli o coi tacchi a spillo). Giusto. Rettifichiamo volentieri anche per conto terzi: Brunetta è un corazziere, il Cainano è un watusso coi boccoli alla Shirley Temple, e quello biondo con le mèches che scrive sul Giornale è un giornalista. Sempre sul supplemento di Tiramolla compare un’intera pagina a firma Geronimo, noto nei migliori penitenziari come Paolo Cirino Pomicino, dal titolo decisamente impegnativo: «La verità su Mani Pulite: Scalfaro si piegò ai pm». Visto l’autore, c’era da attendersi piuttosto un titolo del tipo: «La verità su Mani Pulite: ecco come intascai 5,5 miliardi di lire dalla Montedison e ne girai una parte a Salvo Lima». Oppure: «La verità su Mani Pulite: ecco come fui condannato per finanziamento illecito e patteggiai per corruzione sui fondi neri Eni». Invece no: il noto pregiudicato ce l’ha con Scalfaro, che all’epoca osava persino non rubare. Pomicino scrive falsamente che i fondi neri del Sisde «non gli furono mai contestati» perché da Presidente aveva «assecondato la Procura di Milano». Balle: del Sisde s’occupava la Procura di Roma, che regolarmente indagò Scalfaro per abuso d’ufficio al termine del suo mandato e poi archiviò tutto perché non riscontrò alcun reato, come del resto aveva fatto per altri ex ministri dell’Interno (Cossiga e Mancino). Ma cogliamo fior da fiore dalla «verità» pomicina: «Amato ha finalmente avuto il coraggio di definire ’riprovevole’ l’uscita televisiva del pool Mani pulite contro la depenalizzazione del finanziamento illecito». Falso: non vi fu alcuna uscita televisiva del pool; solo un comunicato letto da Borrelli per smentire la bugia di Amato, cioè che il decreto Conso l’avesse chiesto il pool. «Amato inviò Francesca Contri da Borrelli per avere un suo placet sul provvedimento e lo ottenne». Falso: a parte che la Contri si chiama Fernanda, sia lei sia Borrelli han sempre smentito. Con quel decreto, per Pomicino, «il pool non avrebbe potuto più arrestare per finanziamento illecito». A parte il fatto che il pool non arrestava nessuno (era ed è compito del gip), il grosso degli arresti fu per corruzione, concussione, falso in bilancio e così via (ma depenalizzando il finanziamento non si sarebbero più scoperti quei reati). «La mattina di domenica 7 marzo ’93 ci fu in diretta tv la minaccia ’democratica’ del pool delle proprie dimissioni dinanzi all’ eventuale promulgazione del decreto». Altra superballa: l’anziano ras andreottiano in preda ai vuoti di memoria confonde quel che accadde il 7 marzo ’93 (decreto Conso, governo Amato) con quel che successe il 14 luglio ’94 (decreto Biondi, governo Berlusconi I). Sul decreto Conso parla solo Borrelli (naturalmente non «in diretta tv»: legge un comunicato ai giornalisti) per dire che il Parlamento e il governo sono «sovrani», i pm obbediranno alla legge «quale che sia», ma non si dica che il decreto l’han chiesto loro perché è falso. Nessun accenno a dimissioni. Sul decreto Biondi parla Di Pietro circondato dai colleghi Davigo, Colombo e Greco. Borrelli non c’è: l’iniziativa è dei sostituti che gli chiedono di esonerarli dalle indagini su Tangentopoli, visto che per quei reati il decreto vieta il carcere preventivo (ma non per gli altri, creando imputati di serie A e serie B) e agevola le fughe e gli inquinamenti di prove (dopodichè Fini e Bossi costringono Berlusconi a ritirare la porcata). Ora la memoria può tradire, selettivamente, Pomicino. Ma non dovrebbe tradire un giornale degno di questo nome. Infatti Il Giornale ha preso per buone le balle pomicine sul decreto Conso del 1993, le ha intitolate «tutta la verità» e le ha illustrate con una megafoto della conferenza stampa del Pool contro il decreto Biondi (1994) con questa didascalia: «Il documento: un’immagine della conferenza stampa in cui Di Pietro bocciò il decreto del governo Amato». Ecco. Pomicino mente con pensieri, opere e omissioni. Il Giornale mente pure con le foto.

    Marco Travaglio”

  4. Luigi ha detto:

    INFORMATEVI DAVVERO ULTRAS DEL PDL:

    Leggende spacciate per verità

    di Luigi Ferrarella

    Una sfilza di luoghi comuni, spacciati per verità, compromette la serietà della discussione sull’annunciato intervento legislativo sulle intercettazioni. Che siano «il 33% delle spese per la giustizia», come qualcuno ha cominciato a dire e tutti ripetono poi a pappagallo, è un colossale abbaglio: per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, mentre per le intercettazioni si sono spesi non certo 2 miliardi abbondanti, ma 224 milioni. Però è una leggenda ben alimentata. Si lascia credere il falso giocando sull’ambiguità del vero, cioè sul fatto che le intercettazioni pesano davvero per un terzo su un sottocapitolo del bilancio della giustizia: quello che sotto il nome di «spese di giustizia» ricomprende anche i compensi a periti e interpreti, le indennità ai giudici di pace e onorari, il gratuito patrocinio, le trasferte della polizia giudiziaria. Spese peraltro tecnicamente «ripetibili», cioè che lo Stato dovrebbe farsi rimborsare dai condannati a fine processo: ma riesce a farlo solo fra il 3 e il 7%, eppure su questa Caporetto della riscossione non pare si annuncino leggi-lampo.

    «Siamo tutti intercettati» è altra leggenda che, alimentata da una bizzarra aritmetica «empirica», galleggia anch’essa su un’illusione statistica. Il numero dei decreti con i quali i gip autorizzano le intercettazioni chieste dai pm non equivale al numero delle persone sottoposte a intercettazione.

    Le proroghe dei decreti autorizzativi sono infatti a tempo (15 o 20 giorni) e vanno periodicamente rinnovate; inoltre un decreto non vale per una persona ma per una utenza. Dunque il numero di autorizzazioni risente anche del numero di apparecchi o di schede usati dal medesimo indagato (come è norma tra i delinquenti).

    «Le intercettazioni sono uno spreco» è vero ma falso, nel senso che è vero ma per due motivi del tutto diversi da quello propagandato. Costano troppo non perché se ne facciano troppe rispetto ad altri Paesi, dove l’apparente minor numero di intercettazioni disposte dalla magistratura convive con il fatto che lì le intercettazioni legali possono essere disposte (in un numero che resta sconosciuto) anche da 007, forze dell’ordine e persino autorità amministrative (come quelle di Borsa).

    Invece le intercettazioni in Italia costano davvero troppo (quasi 1 miliardo e 600 milioni dal 2001) perché lo Stato affitta presso società private le apparecchiature usate dalle polizie; e in questo noleggio è per anni esistito un Far West delle tariffe, con il medesimo tipo di utenza intercettata che in un ufficio giudiziario poteva costare «1» e in un altro arrivava a costare «18». Non a caso Procure come la piccola Bolzano (costi dimezzati in un anno a parità di intercettazioni) o la grande Roma (meno 50% di spese nel 2005 rispetto al 2003 a fronte di un meno 15% di intercettazioni) mostrano che risparmiare si può. E già il ddl Mastella puntava a spostare i contratti con le società private dal singolo ufficio giudiziario al distretto di Corte d’Appello (26 in Italia).

    L’altra ragione del boom di spese è che, ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico, paga 26 euro alla compagnia telefonica; e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. Qui, però, stranamente nessuno guarda all’estero, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche, o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica.

    «Proteggere la privacy dei terzi», nonché quella stessa degli indagati su fatti extra-inchiesta, non è argomento (anche quando sia agitato pretestuosamente) che possa essere liquidato con un’arrogante alzata di spalle. Ma è obiettivo praticabile rendendo obbligatoria l’udienza-stralcio nella quale accusa e difesa selezionano le intercettazioni rilevanti per il procedimento, mentre le altre vengono distrutte o conservate a tempo in un archivio riservato. E qui proprio i giornalisti dovrebbero, nel contempo, pretendere qualcosa di più (l’accesso diretto a quelle non più coperte da segreto e depositate alle parti) e accettare qualcosa di meno (lo stop di fronte alle altre).

    Prima di dire poi che «le intercettazioni sono inutili»andrebbe bilanciato il loro costo con i risultati processuali propiziati. Ed è ben curioso che, proprio chi ha imperniato la campagna elettorale sulla promessa di «sicurezza» per i cittadini, preveda adesso di eliminare questo strumento che, per fare un esempio che non riguarda la corruzione dei politici, ha consentito la condanna di alcune delle più pericolose bande di rapinatori in villa nel Nord Italia, e ancora ieri ha svelato a Milano il destino di pazienti morti in ospedale perché inutilmente operati solo per spillare rimborsi allo Stato. Senza contare (c’è sempre del buffo nelle cose serie) che proprio Berlusconi ben dovrebbe ricordare come un anno fa siano state le intercettazioni, che ora vorrebbe solo per mafia e terrorismo, a «salvare» in extremis da un sequestro di persona il socio di suo fratello Paolo.

    Ma il dato più ignorato, rispetto al ritornello per cui «le intercettazioni costano troppo», è che sempre più si ripagano. Fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia.

  5. lm ha detto:

    Ma io voglio sentire l’insuperabile sagcia di “lm”.
    Sono sicuro che sull’argomento sarebbe illuminante.
    Lm dove sei? attendiamo tutti di essere liberati dal tuo Verbo.

    che fai il bamboccio?

    riprendo il discorso da dove l’hai lasciato.

    la dialettica è per te trovare un punto su un argomento e sostenerlo finche qualcuno non ti convinca del contrario.

    A parte che a casa mia a uno che vuole portare avanti il discorso così gli si dice che è un rompicazzo. Gli si dice, ma non mi far perdere tempo, parla di quello di cui si discute.

    Ma a parte questo – ognuno ha diritto alle proprie convinzioni – ma in tutti i commenti che hai cominciato a fare da una decina di giorni in qua, hai dimostrato che non vieni qui per farti convincere ma, per l’appunto, per fare la polemica. Sennò, di fronte ad una mia battunina corta ed ironica (“ecco, non poteva mancare la ciliegina”), non avresti fatto tutto sto casino.

    Poi, vedi, è una questione di maturità: quando, di fronte a chi ti fa rilevare che non ha senso parlare di regime di antidemocrazia in Italia, tu rispondi “AFFERMAZIONE SENZA ARGOMENTAZIONE. La panna è rossa, non c’è storia. Posso farlo anch’io, è facile. Peccato che così si progradisca poco…”, dimmi che c’è da argomentare.

    Per argomentare seriamente che st’antidemocrazia non esiste in Italia, bisognerebbe iniziare la pippa da Cavour per finire a Veltroni/Berlusconi. Ma non ne vale la pena perchè la tua affermazione ha solo la valenza di una polemica di sinistra. Tanto è che prima che da te, l’ho sentita da quel magistrato di Cassazione di Magistratura democratica. E quindi sei tu il primo a sapere che non ti lascerai convincere.

    Poi, guarda, mi sono annoiato a spiegarti le cose ovvie. Dovresti “progradire” da te, con le tue forze.

    Infine: cerca di trattenerti la prossima volta che vuoi scrivere: “Tu arrivi e ci omaggi delle tue deiezioni”. Dimostri poco spirito. Io faccio sarcasmo, ti prendo anche in giro – e ti ripeto, è un modo dialettico per far cadere un argomento che merita soltanto risposte ovvie – ma non ho la licenza che a Roma danno ai vetturini delle carrozzelle… per via del cavallo il quale, quando gli scappa, la fa dove si trova.

  6. Anonimo ha detto:

    il tuo ragionamento fa acqua da tutte le parti…prendiamo i due casi: a che tempo che fa Travaglio parla del passato di SCHIFANI, c’è l’indignazione generale, quello che ha detto compare su libri usciti precedentemente e verso cui SCHIFANI NON HA SPORTO QUERELA.
    Quello che smentisce Travaglio con la risposta a Pomicino è uscito su un libro che NON RIGUARDA TRAVAGLIO e tra l’altro edito da MONDADORI, nota ai + attenti come Casa editrice di Berlusconi…
    Secondo te dovrebbe leggersi tutti i libri che riguardano chiunque per fare le rettifiche del caso?
    Per quanto riguarda la seconda parte del post dimmi sinceramente che non ha mai parlato dei “furbetti del quartierino” e dei vari D’Alema e Fassino nei suoi articoli e ti do ragione al 100%.
    Prendimi un qualsiasi articolo del “GIORNALE” che va contro uno qualsiasi del PDL/FORZA ITALIA e ti pago una pizza…

  7. benga amatriani ha detto:

    Mi pare chiaro che il sedicente Pensatore si proponga come “megafonino” dell’attuale governo, e che non sia il solo.

    C’è tutto un fiorire di blog del genere, chissà che “il Megalomane” non abbia “nasato” l’importanza di saturare anche ogni spazio mediatico virtuale con persone che perpetrino indirettamente i suoi interessi…

    Chissà che il Caruso, qui, non presenti la parcella a fine mese per quello che scrive sul suo blog.

    Non ci sarebbe da meravigliarsene.

    Fa ridere che uno così, critichi un giornalista come Marco Travaglio…

    Avete letto la Biografia?

    Aria Fritta con olio esausto da tempo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Tieniti aggiornato: ISCRIVITI!


  • SOSTIENI IL BLOG!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: