E’ Di Pietro il capo dell’opposizione (?).

Guarda un po’.
Le ultime battaglie parlamentari, dall’insediamento della nuova maggioranza si sono svolte tutte sull’onda dell’antiberlusconismo ritrovato.
E a capeggiarle è sempre stato lui: Antonio Di Pietro.
Non gliel’aveva mandato a dire, al Cavaliere: non ci infinocchi, ti teniamo d’occhio.
E mentre il PD si ammantava travestito d’agnello, l’Italia dei Valori prometteva una rigorosissima e feroce opposizione al governo Berlusconi.
Sta di fatto che fino ad ogg, al di là delle convergenze politiche tra Walter e Silvio, a ricordare al centrosinsitra che avevano perso le elezioni e che ora erano minoranza e che quindi dovevano “combattere” l’esecutivo di “testa d’asfalto”, è stato solo e sempre il mastino abruzzese.
Che non ha avuto scrupoli ad usare anche parole forti sull’operato del Premier e della sua squadra, indicando in alcuni provvedimenti l’ennesimo tentativo di legiferare ad personam.
Così sono diventate terreno di scontro politico sia la norma, inserita nel pacchetto sicurezza al primo consiglio dei ministri napoletano, sulla possibilità di patteggiare anche a processo in corso con sospensione del procedimento per dare all’imputato il tempo di valutarne la convenienza (in cui v’hanno visto un tentativo di sottrarsi al processo “Mills”); sia sull’emendamento ribattezzato “salva rete4”.

Il PD non ha potuto sottrarsi, lasciando la scena al solo Di Pietro e si è accodato.

Il problema, in tutto questo, è che a legare entrambe le “questioni” non c’è un filo politico oggettivo, bensì quell’antiberlusconismo che a fatica sembrava esser stato ricacciato nell’ombra.

Non si spiegano altrimenti le mega-polemiche su una misura di cui certamente non avrebbe beneficiato Berlusconi nè sarebbe servita a garantirgli l’immunità dai suoi processi in corso; così tutta la diatriba sul comma 3 dell’emendamento al decreto di attuazione delle direttive europee che toccava si anche il “caso Rete4”, ma che mirava più che altro ad evitare la sanzione prevista per l’Italia dalla UE.

Di Pietro però non ha voluto sentire storie.
Su Rete4 è intransigente. Deve filare sul satellite e con essa anche e soprattutto Emilio Fede.
Strano non si parli mai delle sorti di Rai3, strettamente legate al terzo canale Mediaset.

Ma tant’è.
Il delirio antiberlusconiano è talmente accecante che la maggioranza ha ora da confrontarsi non più solo con Veltroni, ma anche e prima ancora con l’indiscusso leader delle opposizioni: Tonino, l’amico di Travaglio e Beppe Grillo.

Strano (ma neanche tanto) notare come il quartetto magico (Santoro, Travaglio, Grillo e appunto, Di Pietro) detti all’unisono l’agenda dello scontro politico.
E su quello poi si adagino tutti gli altri.

Proprio sulle tv del Cavaliere e sulle relative sentenze (in ultima quella UE) perchè rete4 vada sul satellite o comunque solo sul digitale si è scatenata l’ira antiberlusconiana.

Il problema infatti non dovrebbe essere Rete4 si o Rete4 no.
Ma rimediare agli errori che lo stato va perpetrando e ribadendo da parecchi lustri ormai e ancor prima della discesa in campo di Berlusconi.

Per approfondire la questione, che non sto a riportarvi per intero, vi lascio qualche passaggio dell’articolo che Paola Liberace ha scritto in merito.

“intorno a Rete4 e Europa7 si scontrano infatti due pretese a loro modo ugualmente legittime, quelle del mercato e quelle del diritto. La giurisprudenza italiana ed europea è stata concorde nel convalidare le istanze di Francesco Di Stefano, vincitore della gara per l’assegnazione delle frequenze nel 1999. D’altro canto, non si può dimenticare che le frequenze di Rete 4 furono acquistate anni prima su un mercato, sia pure uno che aveva sopperito alla latitanza legislativa organizzandosi in proprio; e che la rete fu rilevata alle soglie del fallimento, e riportata in auge a suon di investimenti. Negare questo dato, alla base della cosiddetta “occupazione di fatto” delle frequenze, significherebbe sostenere una logica da esproprio, non da pluralismo. Che l’acquisizione berlusconiana e il successivo rilancio possano non aver fatto piacere ad altri gruppi editoriali privati (alcuni dei quali, del resto, avevano già dato prova negativa di sé nel settore televisivo), è facilmente immaginabile; e forse la maturazione di questo malcontento non è estranea all’obiezione sulla concentrazione di tre reti nelle mani dello stesso proprietario, che condusse ai pronunciamenti della Corte Costituzionale del 1988 e del 1994. Ma non va dimenticato che fu un referendum popolare, nel 1995, a dire no al limite di un solo canale per ogni operatore televisivo. E infine, le stesse istituzioni italiane (Ministero delle Comunicazioni in primis) hanno in qualche modo tenuto conto dei diritti acquisiti (nel senso economico della parola), sin dal 1999, in epoca dalemiana: e hanno reagito ai pronunciamenti delle corti con autorizzazioni, proroghe e decreti legge che contraddicevano le loro stesse precedenti iniziative.

Nulla è cambiato da allora: e nulla cambierà, malgrado le riformulazioni della maggioranza e l’ostruzionismo dell’opposizione, che troverà sempre un motivo per gridare allo scandalo. L’unica vera svolta sarà assicurata dall’avvento definitivo del digitale terrestre, che libererà una quantità di frequenze sufficienti ad assicurare la trasmissione ai vari canali, e consentirà quindi nel contempo di riaprire il mercato. Ma lo switch-off, sul quale il ministero Gasparri con l’omonima legge aveva fortemente investito, e che era stato previsto da Landolfi per il 2008, è stato poi rinviato da Gentiloni fino al 2012. E con esso, la definitiva risoluzione di un dilemma che non cesserà di offrire facile appiglio a chi vorrebbe addossare tutti i mali italiani – quelli televisivi in primis – sulle spalle di uno solo.”

Altri articoli interessanti sono questo e questo di Davide Giacalone.

Volendo sinetizzare: il problema non è Berlusconi o Rete4, ma il sistema in sè che lo Stato ha reso complicato, contraddittorio e lontano dall’esser definito pluralista; non solo: ogni volta che ha provato a metterci mano ha solo peggiorato la situazione.
Soluzione? L’avvio definitivo della tecnologia digitale e l’apertura di quella ai gruppi imprenditoriali che ne siano interessati e che siano interessati a sviluppare quel sistema garantendo il massimo del pluralismo nell’nformazione e nell’offerta all’interno del nuovo mercato!

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Comments
5 Responses to “E’ Di Pietro il capo dell’opposizione (?).”
  1. Marco Breveglieri ha detto:

    Anche se l’articolo è un po’ vecchio, l’argomento è sempre attuale… capitandoci sopra per caso, e leggendolo, non posso esimermi da lasciare un commento, soprattutto sull’articolo segnalato della Liberace che, dal mio punto di vista, trae delle conclusioni che sarebbero giustissime, se non si basasse su presupposti che non si attengono alla verità dei fatti.

    Si parla di “esproprio”. E’ buffo notare come si contestino sempre i toni dell’attuale opposizione quando invece si usano dei termini “forti”, tendenti al forcaiolo, indicando con “esproprio” la sottrazione di qualcosa che però non appartiene legalmente al legittimo proprietario, o meglio gli appartiene solo in virtù del fatto che ha comprato e investito su qualcosa, a cui peraltro dovrebbe rinunciare. Basta esemplificare con un esempio: se io costruisco una casa, o meglio ancora un hotel, su un terreno che non è mio, non si può senz’altro parlare di “esproprio” quando il legittimo proprietario dello stesso terreno intende rientrare in possesso di quanto è stato occupato abusivamente, poiché nel momento in cui approfitto di qualcosa che non è mio, so benissimo quali sono i rischi a cui vado incontro, e pertanto dovrei accettare di essere “pizzicato”, ad un certo punto. Per Rete 4 vale lo stesso identico principio. Quando poi si usa il concetto di “esproprio”, dimostrato che è improprio, per sostituirlo a “pluralismo”, che sarebbe realmente ciò che avremmo concedendo all’operatore che ne detiene legittimamente i diritti, dimostrati e ottenuti in più sedi anche internazionali, la possibilità di trasmettere usando le concessioni dello Stato vinte *legalmente*, ma Berlusconi – pur definendosi liberale – non è disposto ad esserlo quando si tratta di una possibile concorrenza sul proprio campo.

    Quando la vicenda assume proporzioni europee, poi, la valenza di quanto viene stabilito dalla comunità dovrebbe essere maggiore del referendum citato dalla stessa Paola, a cui però mi piacerebbe chiedere che ne pensa del ritorno dell’idea del nucleare, per vedere se tutti i referendum hanno per lei – e per chiunque si attacchi capziosamente a questa scusante – la stessa valenza.

    Anche la motivazione delle proroghe del centro sinistra è ininfluente, almeno per quanto riguarda, poiché posso benissimo dire che hanno sbagliato a non risolvere la situazione, e siamo punto e a capo: non capisco come si possa giustificare qualcosa evidenziando quanto la parte politica avversa abbia evitato di risolvere. Dimostrando che qualcun altro che segnala un problema non si è mosso per risolverlo, significa ammettere indirettamente che il problema c’è, e tutt’al più sottolinea l’incapacità dell’opposizione di risolverlo, anche se in questo caso non si può senz’altro generalizzare, poiché Di Pietro – anche se continuamente contestato – ha sempre avuto le idee chiare a riguardo, e non ha mai cambiato la propria posizione in merito alla locazione di Rete 4, facendo anche delle considerazioni sulla Rai (per la quale ha detto che fosse per lui l’avrebbe ridotta ad una rete sola), quindi tutte le banalità come quella finta e inesistente della presunta intoccabilità di Rai3 sono i pretesti per spostare la discussione in modo da “vincerla” parlando di altro rispetto al nodo focale della questione.

    Tornando all’articolo, i motivi per gridare allo scandalo non è difficile trovarli, visto che continuano ad uscire di continuo: l’opportunismo delle leggi di cui si è discusso dall’inizio di questa legislatura è evidente, per il semplice fatto che ogni questione messa in campo ha sempre incluso e toccato direttamente gli interessi di Berlusconi, quindi è proprio il baluardo dell’antiberlusconismo il fumo negli occhi, cioè il criticare chi continuamente segnala le anomalie personali che vengono inserite nei decreti leggi, piuttosto che chi continua ad inserirle per togliersi dai guai, barricandosi dietro al fatto che chi contesta lo fa solo perché si tratta di Berlusconi, ma in questo caso ben venga l’antiberlusconismo, che nasce come critica all’azione di Berlusconi e che si chiamerebbe “antibrambillismo” se il Presidente del Consiglio di turno facesse Brambilla di cognome.

    Tralascio la considerazione sul “grande investimento” di Gasparri sul Digitale Terrestre, che si è concentrata più sulla vendita dei decoder che sulla diffusione del sistema stesso, concludendo con un laconico commento sull’enorme abbaglio della scrittrice in merito al fantomatico “placebo” che la legge sul DTT porrebbe alla questione Rete 4, che di fatto non esiste proprio visto che tale legge è sotto procedura di infrazione da parte della UE poiché l’accesso al digitale è consentito solo agli operatori già presenti sull’analogico, quindi – in breve – solo chi già trasmette potrà trasmettere. La chiusura dell’articolo, quindi, sarebbe impeccabile se non escludesse questo evento, direi abbastanza determinate, che fa crollare questa parte della tesi, e buona parte anche del resto.

    Ciao!
    ~/|/|arco

  2. ilsenatore ha detto:

    proprio a causa di questo atteggiamento Di Pietro, sempre più falco, vedo Veltroni in estrema difficoltà. Non sa come muoversi.

  3. Andrea ha detto:

    Ma poi chi ci garantisce la buona fede dell’ottuso questurino-pastore (molisano:D) ?

  4. Simone82 ha detto:

    Azz pensatore, shadang ti ha beccato in fallo!!! 😀

    Ora però, mi sfugge cosa succederà questa estate: Santoro e Travaglio andranno in letargo, riprenderanno a settembre/ottobre. Grillo non va in televisione quindi si rivolge soltanto ai suoi fedeli, a meno che non organizzi qualche VDay che però non avrà approfondimenti politici estivi di sorta.
    Rimarrà il solo Di Pietro, ma a quel punto vedremo come si comporterà su provvedimenti che non hanno nulla a che fare né con la giustizia né con le televisioni…
    L’impressione è che la pacchia dell’antiberlusconismo massmediatico (questo sì, più percepito che reale visti i risultati delle elezioni e dei sondaggi) postelettorale stia velocemente andando a remengo. Sperem…

  5. shadang ha detto:

    Mastino molisano…non è abruzzese! 🙂

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