Biografia (politica) non autorizzata di Marco Travaglio. Il destrorso che sta con le sinistre. L’antimafioso che appoggia chi attaccò Falcone. L’amante della giustizia che sta dalla parte dei giustizialisti.

Collocare politicamente il bel Marco è operazione ardita. Forse impossibile.
Ma di lui si sanno alcune cose che nel tempo lo hanno caratterizzato, mettendo così in luce alcune di quelle che possono apparire come contraddizioni.

E’ il presente, però, il padre di tutti i dubbi.
Cosa fa, con chi sta, cosa dice, a chi lo dice…sono questi i punti da cui partire, perchè solo da essi e con essi è forse possibile capire chi è Marco Travaglio.

Dunque.
44 anni portati benissimo; lavora e collabora con l’Unità, Repubblica, Micromega, l’Espresso; vota l’Italia dei Valori dell’ex magistrato Antonio Di Pietro; sale e scende dai palchi di tutta Italia accompagnando Beppe Grillo, evangelizzando il Paese sui mali del berlusconismo, profeta e idolo delle folle della sinistra conservatrice (cioè comunista) che lo hanno reso benestante acquistando ogni libro da lui scritto e dato alle stampe (praticamente tutti o quasi contro Berlusconi) dal 1993 ad oggi; bandiera dell’antimafia; spina nel fianco di destra (CdL o PdL che sia) e sinistra (epocale lo scontro con d’Alema).

Questo, il quadro odierno.

Eppure…
Eppure guardando il passato di Marco Travaglio, “il megafono delle procure”, ci si stupisce di come sia arrivato dov’è (non si discutono i meriti, intendiamoci subito) e più ancora ci si stupisce di cosa ci faccia lì e con quella gente.

Andiamo un passo alla volta.

Come giornalista deve molto, se non tutto, al suo maestro, quell’Indro Montanelli che come direttore de Il Giornale (il cui editore era proprio Berlusconi) lo volle come collaboratore.
Da lì, sempre con Indro, a La Voce, da cui ha spiccato il definitivo volo in solitaria.
La sua posizione al tempo? Liberal-montanelliana. E’ lui stesso a definirsi così. Un liberale. Montanelliano. Cosa voglia dire è difficile dirlo, già che di Montanelli si sa ch’è stato fascista, poi che nel dopoguerra sognava una destra ideale e che per tutta la sua lunga vita è sempre stato anticomunista e si è sempre speso (culturalmente, mai politicamente) contro la cultura di sinistra e in particolare di quella della sinistra borghese e radical chic: epperò Travaglio ha preso una strada ben diversa.
A sciogliere ogni dubbio, potrebbe essere un’intervista apparsa su La Stampa (ma che trovate un po’ più organica QUI) in cui è Travaglio stesso a dire: “In Francia voterei a occhi chiusi per uno Chirac, un Villepin. In Germania voterei Merkel sicuro. Mi piacevano molto Reagan e la Thatcher”.
E poi: “Se non fosse Berlusconi il capo della destra, io starei lì!”.
Non solo: “Il Travaglio di destra c’è già, sono io.”
Insomma il problema è il Cavaliere Nero. Altrimenti…
Altrimenti cosa, verrebbe da chiedersi?!

Va bene non provare alcuna simpatia per il capo del proprio schieramento di appartenenza; va bene definirsi genericamente “liberali”, ma…

…come si concilia tutto questo con le scelte fatte in questi anni?
Politicamente distante da Berlusconi, ma anche dalla sinistra (pseudo) “liberal” che si riempie la bocca di Kennedy e scimmiotta il Partito Democratico americano.
Tant’è che sostiene Di Pietro che raccoglie i voti della sinsitra massimalista cacciata dal parlamento e che è appoggiato dal popolo di Beppe Grillo che a sua volta mantiene vertiginosamente alte le vendite degli scritti del Travaglio stesso.
Va bene non credere in certi personaggi, ma chi è fermamente e intimamente convinto delle proprie idee liberali non le rinnega a tal punto da andarsi a cercare il politico meno liberale sulla piazza (dopo quelli comunisti duri e puri).
Non solo: difficile anche conciliare il liberalismo col giustizialismo di cui si è fatto propulsore in questi tempi.
Non è un caso che le sue fortune comincino in coincidenza con la fine di tangentopoli e l’avvio di una “collana” di libri fitti fitti di inchieste sui rapporti tra politica ed economia.
Per non parlare del fatto che scrivere su L’Unità, La Repubblica, L’Espresso, Micromega eccetera sono espressione di quella cultura radical-chic di cui evidentemente Travaglio non ha ereditato l’antipatia montanelliana.
Anzi…

Lampante la contraddizione quindi.

Ma guardiamo e passiamo oltre.
D’altra parte, le persone non vanno giudicate per le loro convinzioni politiche.
Per ora, comunque, sappiamo che Travaglio si dice di destra ma non disprezza nè gli uomini di sinistra nè il popolo della sinistra meno liberale e più conservatrice che ci sia: i comunisti.

La politica, però, ritorna per far luce su un’altra contraddizione su cui proprio non si può glissare.

Marco Travaglio è spesso in groppa al cavallo dell’antimafia.
Si possono trovare migliaia di citazioni e di siti che le riprendono in cui si leggono il massimo disprezzo per la mafia, verso chi la aiuta e pure per chi non la ostacola.
Eppure, è lo stesso Marco Travaglio, quello che vorrebbe un Parlamento pulito, che si preoccupa di far conoscere alla gente inconsapevole quali sono le persone da cui dovrebbero guardarsi prima di concedergli il voto, quello che mette al primo posto l’uomo rispetto alle idee, ebbene, è sempre lui che si batte contro gli amici degli amici, che celebra in ogni occasione Falcone e Borsellino come esempi di uomini e di magistrati che sacrificarono le proprie vite contro la malavita organizzata, è sempre lui, dicevo, a sostenere il solito Di Pietro, la solita Italia dei Valori che candida tra le sue liste e come sindaco di Palermo (e prima ancora Presidente della Regione Sicilia) quel Leoluca Orlando (il quale pure aveva procedimenti giudiziari a carico, anche per vicinanze pericolose ad alcuni mafiosi) che tanto fece contro Giovanni Falcone che lo accusò di connivenze con politici in odore di mafia, di tenere nascosti i documenti che lo provavano, finendo con lo spingere l’intera sinistra sulle barricate contro il pool antimafia (assieme a Violante, non dimentichiamoci nemmeno di lui)…e sappiamo come andò a finire, col pool sciolto e solo successivamente ricomposto grazie ad una fortissima pressione dell’opinione pubblica.

Ha il sapore amaro dell’incoerenza anche questo fatto.
Ma come: per gli altri vale sempre il legittimo sospetto che siano persone sgradevoli e poi, nella foga, ci si dimentica che ve ne sono anche tra quelli che si sostengono con tanto appassionato fervore.

Ma andiamo avanti.

Marco Travaglio nasce come cronista di giudiziaria.
Si appassiona così tanto dell’argomento che praticamente vi si occupa a tempo pieno.
Se lo si sente parlare, anche davanti le telecamere dei programmi di Santoro (o, quando fu, di Luttazzi) sembra di aver a che fare con un magistrato.
E invece no.
Quel campione di legalitarismo ha fatto di nuovo la scelta sbagliata.
Non si può dire di lui che sia un amante della Giustizia, mentre in realtà è correttissimo parlare di lui come di una bandiera del giustizialismo.

Si spiega così, ancora una volta, la sua partigianeria nei confronti di Antonio Di Pietro, il pubblico ministero che si è fatto apprezzare dall’opinione pubblica ai tempi di Mani Pulite, ma che giuridicamente parlando ha perso più volte di quante non se ne sappia, senza che mai abbia chiesto scusa per tutte quelle persone che aveva ingiustamente accusato e messo alla gogna mediatica e che aveva portato al suicidio.

Che pensare allora di Marco Travaglio?!
Che considerazione avere di lui?!

Beh, se volete sapere come la penso…credo che Travaglio sia un ragazzo davvero intelligente. Che ha capito in fretta che in Italia si può far carriera attestandosi solo su certe posizioni. A Sinistra, e puntando tutto sull’emotività del popolo che più di tutti gli altri ha bisogno di un Masaniello che lo aizzi e mobiliti.

In definitiva, però, è un personaggio altamente deludente.
Non foss’altro, appunto, per le contraddizioni che incarna.

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304 Responses to “Biografia (politica) non autorizzata di Marco Travaglio. Il destrorso che sta con le sinistre. L’antimafioso che appoggia chi attaccò Falcone. L’amante della giustizia che sta dalla parte dei giustizialisti.”
  1. furio ha detto:

    Sono esterrefatto dalle stupidaggini presenti in questo articolo. Che Travaglio non sia una persona schierata a sinistra lo sappiamo tutti, esattamente come Montanelli. Il quale asseriva (ma forse il giovane estensore di questa nota non lo sa) che in Italia, purtroppo, essere di destra vuol dire soltanto maneggiare il manganello. La sinistra non ama per niente Travaglio ed è grave che non si capisca questo. Riguardo alla sua supposta incoerenza, non si capisce dove sia. Travaglio è semplicemente una persona che dice e scrive quello che pensa, senza guardare in faccia a nessuno. Giudico poi estremamente significativo che lo si accusi in continuazione di essere in combutta con le Procure, come se fosse sconveniente stare dalla parte di chi combatte la criminalità. Lo si preferiva se stava dalla parte di Cosa nostra? E poi l’accusa di guadagnare vendendo i suoi libri. Sempre meglio di chi incassa miliardi di euro stando a Palazzo Chigi, nel più colossale conflitto di interessi. Ma non vi vergognate a scrivere cose del genere?

  2. Anonimo ha detto:

    Appunto, il giornalista non è migliore del premier che censura – ormai per mestiere -. C’è solo una differenza tra i due: il primo si è procurato il successo presso le masse sfruttando esclusivamente il secondo. Di qui l’impossibilità di appassionarsi alle sue lotte politiche. Si chiama cattiva fede, non va d’accordo con l’idealismo.

  3. Informati ha detto:

    Travaglio ha spiegato il motivo per cui ha votato Di Pietro: è l’unico che fa opposizione vera contro un governo che appoggia un eterno conflitto di interessi e che il PD non ha mai tentato minimamente di ostacolare ma che alcune sue frange (vedi i dalemiani) appoggiano anche. Quindi tutti questi dubbi strani non sembrano esistere.

  4. ignazio ha detto:

    analizziamo per un attimo qualche contraddizione di berlusconi

    Aveva detto che con avrebbe fatto mai + un governo con bossi (con chi sta ora?)
    Organizza il family day per cercare di aumentare il consenso tra l’elettorato cattolico (oltre a essere pluridivorziato organizza festini con prostitute minorenni)
    Voleva di pietro come ministro del suo governo (ora lo considera il suo + acerrimo nemico e lo diffama dicendo che non è laureato)
    durante il suo governo disse che non avrebbe fatto nessun condono( ne ha fatto 12 e ne ha pure usufruito)
    Dichiara nel 2000:”Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società off-shore all’estero” (poi quando le indagini hanno scoperto che erano tutte sue ha detto che le società estere sono lecite e li hanno permesso di pagare meno tasse)
    Aveva detto che non sarebbe mai esistito nessun partito di berlusconi (un mese prima della nascita di forza italia)
    Aveva detto che avrebbe venduto le televisioni entro i primi 100 giorni del suo primo governo. (mai fatto)
    Aveva detto che avrebbe fatto una legge per risolvere il conflitto d’interessi (la stiamo ancora aspettando)

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