Di tutto un post: dall’Europa antipatica all’informazione alternata.

Oggi ho pochissimo tempo da dedicare al blog, ma alla fine bastano cinque minuti per partorire un post. Servono: l’ispirazione (1 secondo, quella è praticamente un “lampo”) e qualche giro d’orologio per fare i dovuti collegamenti nella testa e riportarli poi online.

Il casino, però, viene quando vuoi dire più cose e non hai il tempo per distanziarle in articoli diversi come sarebbe invece congeniale.
E questa è una di quelle volte.
La giornata è quasi andata e le riflessioni sono necessariamente molteplici.
Ecco perchè questo post lo dividerò in due parti.

Nella prima, sarò didascalico, perchè non servono tante parole.

L’Europa è vista con diffidenza dai cittadini del Vecchio Continente e non è così difficile capirne i motivi.
E’ banale, ovvia, scontata e quindi inutile, almeno nel 90% delle discussioni che fa. Nell’altro 10% si conferma un freno alle politiche nazionali nel momento in cui ingerisce su temi che a livello sovranazionale è più che dimostrato non vengono capiti. E l’immigrazione è uno di questi.
Oltretutto, le istituzioni comunitarie non godono di alcuna fiducia, perchè poco (o affatto) rappresentative e perchè là dove lo sono, come nel Parlamento, si ha la sensazione siano soltanto la copia sbiadita (perchè prive di interesse) delle camere nazionali, in cui, come nei singoli stati, si fronteggiano fazioni opposte. Peggio: il Parlamento Europeo è straordinariamente strumentalizzato affinchè si faccia cassa di risonanza (non foss’altro per la presunta autorevolezza che si è autoattribuito e di cui quindi gode nei media nazionali) dei vari “soccorsi europei” delle minoranze dei Paesi membri.
Leggere per credere. E poi per capire.

Non è per esser nazionalisti o antieuropeisti a tutti i costi, ma sic stantibus rebus mi pare che l’Europa avrà ancora molto da lavorare per entrare nei cuori della gente!

Parte seconda:

leggo qui che c’è stato un altro tentativo di rapimento di una bambina da parte di due rom.
Non è la prima volta. E purtroppo nemmeno la seconda.
Se ne sentono ogni tanto di notizie come questa. Ultimamente però un po’ di più. E la sensazione è quasi che questo martellamento possa essere il frutto di una strategia della paura (come alcuni l’hanno chiamata) usata a scopi elettoralistici.

Che buffo.
Il concetto di informazione in Italia è strano. Quantomeno a corrente alternata.
Ad un tempo ci si batte perchè le cose si sappiano. In un altro tempo ci si lamenta perchè se ne sanno troppe.
Il caso Schifani e le continue news suoi rom, sui romeni e sugli extracomunitari delinquenti ne sono un esempio lampante.
Insomma: il presidente del Senato è oggetto di inchieste vecchie di anni, ma riportate ai nostri giorni perchè…beh, è diritto di cronaca…la gente deve sapere chi è il signor Schifani, dal momento che è diventato la seconda carica dello Stato.
E così, capiamo che come notizia non può esser taciuta perchè più attuale che mai. Si deve far luce su vecchie questioni e stare sul pezzo perchè l’opinione pubblica sia informata il più possibile.

Poi però, se si applica lo stesso ragionamento sul tema più attuale di ogni altro, quello della sicurezza, arriva il solito saccente e storce il naso.
Troppi lanci su immigrati e stranieri violenti e/o delinquenti.
Eppure, secondo il principio di cui sopra, l’opinione pubblica ha il diritto ad essere informata su ciò che gli capita intorno. Anzi, i giornalisti hanno il dovere di portare a nostra conoscenza tutti i dettagli della cronaca dei nostri giorni.
Non per criminalizzare ingiustificatamente, ma per dar conto di un fenomeno che deve essere affrontato per quello che è e non per quello che si pensa che sia.
I fatti parlano chiaro: c’è una recrudescenza criminale ad opera di stranieri che non è tollerabile.

Sarà “razzista” dirlo (anche se non lo credo), ma fa molto più effetto se a commettere gli stessi delitti sono italiani oppure clandestini arrivati nel nostro Paese e mai integratisi.
C’è la sensazione che chi viene ospitato dovrebbe ripagare chi lo ospita con almeno maggiore rispetto.

Non si tratta, quindi, di “imprenditoria della paura”, ma solo di informazione.
L’argomento è quotato. E’ impensabile che non spuntino fuori migliaia di segnalazioni o notizie su quello.

O forse si vorrebbe silenziare la stessa informazione che ieri si voleva libera da censure, perchè scomoda?

Ma in Italia il giornalismo è questo: autocelebrativo, autolesionista, autoreferenziale.

E così sia.
Amen!

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