E ora tocca al sindacato. Dopo la sinistra di piazza, ha da riorganizzarsi anche quella di piazza.

Coi comunisti di palazzo sono stati sconfitti anche quelli di piazza.
Non si tratta di congetture politiche, ma di logica.
I lavoratori che hanno votato Lega o PdL non hanno semplicemente abbandonato la sinistra rifondarola o dilibertiana, ma già prima quella a loro più vicina, cioè quella rappresentata nel sindacato.
I veri sconfitti, a sinistra, sono proprio loro: i vari Bonanni, i vari Angeletti e soprattutto il signor Epifani: Cgil, Cisl e Uil non hanno saputo raccogliere le richieste del mondo del lavoro, che si è quindi rivolto con maggiore speranza (se non fiducia) verso quelli che fino a ieri sono stati da quelli indicati come gli avversari dei loro interessi.

Evidentemente, anche in questo caso, la Storia, col suo corso irresistibile, ha dimostrato in maniera lampante come e quanto il comunismo sia un modello sociale del tutto utopistico a livello teorico nonchè deleterio una volta applicato nella realtà del quotidiano.

E’, di fatto, impensabile che i lavoratori, cioè l’elettorato di riferimento della “sinistra arcobaleno” abbia abbandonato i suoi beniamini solo per la loro eccessiva partecipazione al teatrino della politica; c’è stato un cortocircuito alla base…là dove si svolgono gli interessi dei lavoratori stessi. I quali, se si sono sentiti trascurati o, peggio, colpiti dalle politiche del governo a cui erano stati invitati a dare il proprio voto, si sono pure sentiti traditi da quelli che dovevano garantirli e rappresentarli nelle fabbriche di fronte al “padrone” che niente hanno fatto per tutelarli effettivamente.

Insomma: non dovrebbe riorganizzarsi solo la sinistra politica, ma anche quella sindacale.
Perchè la sconfitta non è stata solo in Parlamento, ma nella piazza!
Non dimentichiamoci che il sindacato, da troppo tempo ormai, non costituisce più un argine al potere “padronale”, ma soltanto una costola della sinistra che aspira a restare al potere. Unico obiettivo non è più quello di star vicino al lavoratore nelle controversie contro gli imprenditori, bensì quello di recuperare od ampliare il consenso attraverso la lotta di piazza.

Inutile dire che…il risultato elettorale non gli ha dato ragione!

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Comments
2 Responses to “E ora tocca al sindacato. Dopo la sinistra di piazza, ha da riorganizzarsi anche quella di piazza.”
  1. ilpensatore ha detto:

    ecco perchè avete straperso: perchè non ascoltate e inventate di tutto pur di non ridiscutere le vostre idee o le vostre sconfitte.

    il sindacato non va abolito, ma sicuramente non può neanche rimanere tale a se stesso com’è oggi perchè per quello ch’è oggi la gente lo ha bocciato.

    sarebbe giusto, come minimo, che il sindacato non avesse più questo potere politico ma fosse misurato sulla base della sua forza a livello locale, nella fabbrica…

    non la sua assenza, Precario, ma la sua rivisitazione…

    siamo nel terzo millennio mica solo per le questioni morali, cicci…

  2. precario ha detto:

    certo, è proprio delle democrazie avanzate l’assenza dei sindacati…

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