Moro e la seduta spiritica di Prodi. Il presidente del PD e il giallo di via Gradoli 30anni dopo. Prima parte.

Il professor Prodi e la seduta spiritica sul rapimento di Aldo Moro. Per non dimenticare.

(fonte immagine: DAW)

Prima Parte.

2 Aprile 1978 – 2 Aprile 2008.

A trent’anni di distanza, il professore, ovvero l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi ancora non ha fatto luce su uno degli episodi che hanno contraddistinto gli anni di piombo e che lo hanno visto protagonista negativo di quella vicenda: il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Sarebbe l’ora che l’attuale presidente del Partito Democratico alzasse una volta per tutte il sipario sulla tanto misteriosa quanto famigerata seduta spiritica dietro la quale a tutt’oggi ostinatamente continua a trincerarsi.

Veniamo ai fatti.

Tutto ruota attorno al covo dove le BR tenevano segregato l’onorevole Moro, che fu oggetto di strane e per certi versi assurde ricostruzioni.
Ebbene, fu Prodi, all’epoca professore alla turbolenta università di Bologna ad indicare il nome del luogo, “GRADOLI”.
Oggi come ieri, l’ex presidente dell’IRI, sostiene e sostenne davanti ai magistrati e ai parlamentari che successivamente formarono una commissione d’inchiesta, che quel nome gli fu rivelato il 2 aprile 1978, dagli spiriti di La Pira e don Sturzo durante una seduta spiritica.
Si! avete capito bene, una seduta spiritica; di quelle con le persone che si tengono le mani davanti ad un piattino poggiato su un tavolino a tre zampe.
Andiamo nei dettagli.
Il professor Prodi quindi, si reca a Roma due giorni dopo la seduta spiritica e trasmette l’indicazione ad Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell’On. Benigno Zaccagnini.
Nel passaggio tra “fonte” e partecipante alla seduta, dev’esserci stata, però, qualche incomprensione, perché l’informazione fu travisata e così l’indicazione di via Gradoli, covo BR in Roma, successivamente scoperto, subì il mutamento in PAESE di Gradoli, deviando gravemente le indagini degli investigatori.
Sulla base di questa segnalazione, infatti, il 6 aprile venne organizzata una perlustrazione a Gradoli, un paesino in provincia di Viterbo. Il ministero dell’Interno, però aveva in precedenza ricevuto una segnalazione a riguardo, che parlava di VIA Gradoli, che nessuno ritenne attendibile.
In realtà fu proprio la moglie di Moro, Eleonora, ad ipotizzare potesse trattarsi di una via di Roma, ma nessuno, ancora una volta diede seguito a questa idea.
Via Gradoli, però esiste eccome: è una traversa di via Appia, con una sbarra automatica che ne chiude l’accesso alle automobili dei non residenti.

Il resto è Storia.

Aldo Moro fu assassinato il 9 maggio 1978, ma sono ancora oggi molti i punti interrogativi sulla vicenda.
A cui solo Prodi può dare risposta!

Domani la seconda parte di questo post… con altri dettagli sui fatti.

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Comments
One Response to “Moro e la seduta spiritica di Prodi. Il presidente del PD e il giallo di via Gradoli 30anni dopo. Prima parte.”
  1. gigi ha detto:

    in via gradoli ci sono viersi appartamenti di disponibilità dei servizi segreti italiani….

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