Aborto: più spesso di comodo che terapeutico. Rivedere la 194!

Dicevano che con la legge 194 erano stati azzerati gli aborti clandestini.
A domanda: si ma come si possono quantificare gli aborti clandestini se per definizione una cosa clandestina non la puoi conoscere? Nessuno credo abbia mai capito la risposta.
Il caso del medico suicida di Rapallo ci da conferma di quanto poco sopra detto.
Non solo. Ci da anche un altro elemento di riflessione.
Per alcuni sarà una considerazione banale ed inflazionata, ma alla luce del fatto è inevitabile non tornarci su: l’aborto, oggi, non è quasi mai terapeutico e quasi sempre di comodo. Un gesto egoistico. Che si sceglie per porre rimedio a qualcosa di non voluto o non programmato.
Diciamola tutta: è più che altro l’ultimo dei contraccettivi possibili.
Inutile dire che così inteso non è un atto che afferma la propria libertà o la propria autodeterminazione, bensì qualcosa di più torbido, almeno moralmente parlando.
E’ un gesto frutto di una mancanza di responsabilità disarmante e il disconoscimento del valore della vita umana al solo fine di garantirsi una (pseudo)libertà fittizia, come può essere il proseguio di una carriera o il passare altre notti brave con gli amici o chicchessia senza doversi preoccupare di nessun’altro!
Fino alla motivazione più squallida di tutte: per evitare al figlio una vita di sofferenza nel caso in cui questo dovesse nascere con qualche handicap.
Facile intuire che il problema non sta nel bambino, per il quale si fa in frettissima a decidere non abbia diritto a vivere la propria esistenza, bensì tutto nei genitori, che hanno paura di affrontare tanto dolore e di star dietro a mille pensieri per quel figlio malato, di dedicarsi a lui soltanto sottraendo il loro tempo. Perciò, se si può scegliere, beh…perchè non farne a meno?
Il disagio, tutto genitoriale, l’abbiamo compreso da una notizia di qualche giorno fa: la mamma e il papà di una bambina affetta dalla sindrome di Down hanno deciso che “per la bambina” sarebbe stato utile un intervento di plastica facciale in modo da darle un aspetto che mascherasse la sua malattia per un migliore inserimento nella società. Quella attuale, che si basa più sull’apparenza che sulla sostanza. Ma quel “per la bambina” è da interpretarsi meglio come “per loro, per quei genitori”, che non accettano il “difetto” della figlia e adottano una scusaccia pur di assecondare i loro turbamenti.

Per farla breve: aborto e accettazione delle diversità sono temi strettamente collegati tra loro. Rispondono ad una comune esigenza: sottrarsi alla realtà e cercare di modificarla, financo a farla sembrare tutt’altra, come mai esistita.
Non possiamo rimanere inermi di fronte a questi deliri di onnipotenza dell’umanità che nascondono solo le profonde fragilità umane.
Dobbiamo semmai batterci per ricostruire o per fondare una società veramente innamorata di sè stessa, che non emargina, ma accoglie e aiuta ed integra e che sia capace anche di mettersi al servizio del più debole.
Ogni vita ha la sua dignità.
Ed è questa che va difesa: da chi vorrebbe assoggettarla ad una scelta; o da chi vorrebbe poterla piegare ai propri interessi.
Rivediamo la 194, quindi…consideriamo l’aborto come un omicidio, perchè tale è, al di fuori di specifici casi previsti dalla legge; e impediamo la vergognosa deriva etica cui assistiamo, per ora troppo intimoriti di scagliarcisi contro!

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Comments
One Response to “Aborto: più spesso di comodo che terapeutico. Rivedere la 194!”
  1. Search the Web on Snap.com ha detto:

    Non ho trovato traccia di vero pensiero in questo articolo, ma solo la ripetizione pedissequa di alcuni punti di vista sull’argomento espressi da chi mai si è trovato di fronte a drammi simili.
    Per quanto riguarda la sindrome di Down essa comporta anche gravi patologie come il diabete e problemi al cuore, non è solo un problema estetico. In America è nata invece una bambina senza faccia, puoi trovare le foto in Internet.
    Non discuto delle scelte individuali quando si tratta di mettere al mondo bambini segnati da patologie così gravi, ma non mi sento di condannare chi, per amore, sceglie di non metterli al mondo.

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