Ecco Veltroni. Finalmente un leader. Ma non basta.

C’è voluto più d’un decennio, ma alla fine la sinistra italiana ha fatto una scelta: quella cioè di affidarsi a Walter Veltroni.
Non un uomo di facciata. Non un Prodi qualsiasi. Ma un leader. Riconosciuto e quel che più conta, riconoscibile. Guiderà il futuro Partito Democratico e al tempo stesso potrà essere il capo maggiormente credibile della coalizione di centrosinistra.
Era esattamente quello che in questo momento serviva e non era più rimandabile.

Eppure potrebbe non bastare. Perchè non c’è nessuna novità nel Walter Veltroni visto ieri sera a Torino e un Prodi qualsiasi visto dal ’96 ad oggi.
La vera ed unica frattura col passato, che non c’è stata, si sarebbe concretizzata solo se Veltroni avesse espresso l’intenzione di recidere il cordone ombelicale che lega moderati e sinistra radicale, ossia con quella parte della coalizione che si vuol tenere unita a tutti i costi, ma che rappresenta il conservatorismo comunista, che blocca il riformismo di cui, invece, vorrebbe essere rappresentante di fronte agli italiani.
E questo significa solo una cosa: che non è cambiato niente.
Ovunque, nel mondo come in Europa, le sinistre moderate non cercano accordi elettoralistici con quelle massimaliste. Sarebbe come sconfessarsi ancor prima d’essersi confessati agli elettori. E i risultati si sono visti: Blair ruppe coi sindacati (che del labour party sono una costola) e ha vinto due volte contro i Tories del dopo lady Margaret. In Germania Schroeder per due volte ha sconfitto i moderati della CDU e ha finito per pareggiare anche l’ultima partita, quella in cui lo davano per morto. In Italia, invece, si ha la convinzione che nulla possa andar bene senza i comunisti di Bertinotti, di Diliberto o di Pecoraro Scanio.
Ma finchè a sinistra ci sarà questa paura, che è poi il risvolto più autentico della “bramosia di potere”, difficilmente si potrà parlare di novità!

Veltroni, oggi, farebbe la stessa fine di Prodi. Ha ragione in questo Berlusconi.
Veltroni oggi, non è niente più che un altro frontman.
Un altro che si è convinto di doversi tenere amica la sinistra radicale per crearsi un’occasione di vittoria. Senza capire che in realtà, per essere davvero riformisti e riformisti vincenti, la cultura e l’ideologia radicale devono essere proprie nemiche!

Ecco perchè Veltroni non è “il nuovo”. Ecco perchè Veltroni non ha futuro.

Il problema, per questa sinistra, che pure ha finalmente capito che ha bisogno di un leader forte per dare un segnale agli elettori e per conquistarli col suo carisma, sta tutto nell’ostinarsi nel non comprendere che oggi la sua crisi e quella di questo governo è data proprio da ciò che ogni italiano sta vedendo e provando su sè stesso. L’incapacità decisionale e il conseguente immobilismo; le continue concessioni alle frange comuniste della coalizione; il mancato adempimento del programma a cominciare dall’eliminazione delle “leggi vergogna”, che invece ancora sono dove erano. Questo è l’esecutivo (e Prodi il primo ministro) meno amato dal dopoguerra. Nemmeno Berlusconi era arrivato a tanto. E il Cavaliere ha pareggiato le elezioni dopo 5 anni in cui lo si tacciava di essere il fomentatore della guerra civile in Italia.

Non è così che si va verso il futuro. E quel ch’è peggio è che così ci si ridicolizza da soli ancor prima di cominciare.

 

UPDATE: che detto meglio…leggetevi

 

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Comments
2 Responses to “Ecco Veltroni. Finalmente un leader. Ma non basta.”
  1. F rankik x Robinik ha detto:

    Censura + offesa! Alla faccia del blog “diverso”.

    Niente di peggio di uno di destra deluso dalla destra! (Vale anche a sinistra)

  2. Robinik ha detto:

    Grazie … troppo buono 😉

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