Da Pollari a De Gennaro. Il governo sacrifica una testa per ogni padre della vittoria alle politiche 2006.

Il problema non sono le sostituzioni di uomini al comando, ma i loro modo, i loro tempi. E le loro motivazioni. Quelle ufficiali (che non ci sono e quelle ufficiose che invece conosciamo, per finire con quelle subdole di cui sappiamo ancora meglio).
Ad oggi, dopo un anno di legislatura, il governo Prodi ha raso al suolo l’intero apparato di sicurezza italiano, facendo salvo, per ora (e se Berlusconi vi ironizza significa che qualcosa sotto si muove e che il Cav sta solo aspettando il momenento buono per cavalcare l’ennesima appropriazione della cosa pubblica da parte delle sinistre) il comandante dei Carabinieri.
Sostituito Pollari dal Sismi, sostituito Moro dal Sisde, sostituito Speciale dalla Guardia di Finanza, sollevato dall’incarico anche De Gennaro dalla Polizia.
In poche parole, tutte persone che nei loro ruoli e con le loro azioni avevano garantito anni di straordinaria sicurezza, mentre in Europa e nel Mondo si contavano a grappoli attentati e tentativi di strage.
Ma forse questo conta fino ad un certo punto.
Ciò che invece più inquieta sono le motivazioni e appunto i modi con cui sono state operati questi ricambi.
Pollari fu sfiduciato in ossequio alla procura della Repubblica…di Ezio Mauro (che imbastì sontuosi processi sui casi Nigergate e Abu Omar); Speciale è stato fatto fuori su esplicita richiesta di Visco e dei Ds (per essersi opposto alla sostituzione degli ufficiali in carica alla procura di Milano che stavano indagando sulla scalata di Unipol a Bnl, che vedeva coinvolti anche esponenti del bottegone), e infine, è toccato alla testa di Gianni De Gennaro, capo della polizia non da oggi, ma reo d’esserlo ai tempo del G8 di Genova: scontato che appena ne avessero avuta l’occasione, quelli di Rifondazione e dei Comunisti che annoverano tra le loro fila i distributori di mazze e punteruoli per giottini in versione guerriglia urbana, ne chiedessero l’avvicendamento.
Non è nemmeno tanto una questione di potere, ma di scelte politiche.
Ognuno è libero di attuare lo spoil system come meglio crede e legittimamente lo fa. Resta però l’idea che il tutto sia avvenuto secondo una ratio deleteria: il mantenimento degli equilibri all’interno della coalizione che adesso sta “guidando” il Paese (verso dove, non si sa…ma lo sta facendo).
Repubblica, che in tanti anni di governo Berlusconi, ha tenuto la barra dritta contro il Cavaliere spingendo Prodi alla vittoria del 2006, reclamava il suo tributo…ed eccoti rotolare il capo del Sismi; i Ds non potevano accettare che le cooperative rosse, il più grande e granitico bacino elettorale degli ex pds, venissero oltremodo infangate dalla magistratura: loro sono i migliori, e i migliori non ci finiscono davanti a un giudice, se non per denunciare Berlusconi e i fascisti. Così s’è voluto mettere da parte anche il generale delle Fiamme Gialle che su quello invece stavano indagando. Ultimo, ma affatto meno importante, il tributo più grande alla stabilità di governo, Prodi e compagni sedicenti moderati, hanno dovuto versarlo alla sinistra radicale. In fondo sono stati i movimenti a mettere il centrosinistra davanti al centrodestra alle passate elezioni e sono sempre i movimenti quelli che possono dichiarare il decesso di questa maggioranza senza vedersi almeno garantito il “premio di consolazione” (viste le batoste per quelle che sono e saranno le scelte del govern o Prodi in campo economico e di politica estera); l’Unione ha bisogno del voto dei no-global e dei no-war, nonchè dei no-tav ecc ecc che sono pure rappresentati in Parlamento. Ed eccoti l’annuncio, dopo troppi rimbrotti da parte dei movimenti stessi, della destituzione di De Gennaro, il poliziotto che fronteggiò la guerriglia di Genova 2001.

Una testa per ogni padre della vittoria alle politiche 2006.
Se questo è lo schema, dunque, non è difficile immaginare che qualche altro sedere dovrà alzarsi dalla sedia che occupa.

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