Dal gay pride all’orgoglio pedofilo; un comune denominatore: un equivoco sulla libertà sessuale.

Qui lo dico e NON lo nego: omosessuali e pedofili non sono associabili con un semplice sillogismo. Ergo, in questo post non voglio mettere sullo stesso piano gay e “amanti di bambini”. Sarebbe sbagliato prima ancora che scorretto. E’ evidente che sarebbe una travisazione forzosa della realtà, essendo il fenomeno della pedofilia riconducibile, purtroppo, ad ogni categoria di persona umana su questa Terra. Sarebbe scorretto e sbagliato. Quindi, NON lo faccio! E per favore, non mi si scriva nei commenti che l’ho fatto, perchè sarebbe la dimostrazione di quanto pretestuosamente si voglia far gazzarra e glissare sul tema. Che vado enunciando.
La premessa però si era resa necessaria. Soprattutto perchè memore delle mega polemiche strumentali imbastite contro Papa Benedetto (sbagliavo…di Bagnasco, sorry…) dopo che in un discorso mise una accanto all’altra le parole “gay” “pedofilia” ed “incesto”.

Ebbene, il senso di quell’ordine lessicale era da rinvenirsi nella concezione che si ha dell’amore. E di quello che si pensa ne debba conseguire.
Amore è il sentimento che unisce due omosessuali; amore è quello che unisce due consanguinei o parenti; amore, a volte, è quello che può legare un adulto e un bambino.
Inutile incazzarsi se qualcuno si accorge di quanto possa essere pericoloso il sillogismo “due persone si amano = riconoscimento giuridico del loro amore”.

Da qui, prendo le mosse anch’io per questo mio post.
Partendo dal gay pride di Roma, di sabato scorso, per arrivare alla giornata, indetta per il 23 giugno, dell’orgoglio pedofilo.
Inorridite pure. Ma, vi prego, non fatelo per l’accostamento (rileggetevi il prologo, please). Molto più logico restare basiti da come ormai al mondo non si abbia più vergogna di niente. Tutto è passibile d’esser definito come “normale” e più niente può esser tacciato d’essere fuori d’ogni logica di buon senso. Si rischia di beccarsi di intollerante. Inorridiamo comunque.

Per quanto possa però farci schifo una notizia del genere, possiamo almeno provare a riflettere su una cosa: “perchè”?!
Com’è possibile anche solo pensarla una cosa del genere?

Capisco che ciò che sto per dire creerà turbamento nelle sensibili menti del politically correct, ma a ben vedere, in questo passaggio dall’ombra alle manifestazioni d’orgoglio, ho come un deja-vu di quello che è stato nel tempo il percorso compiuto dalle organizzazioni degli omosessuali (sul quale ovviamente non può esser fatta alcuna obiezione circa la legittimità, lo sottolineo ancora!).
Non voglio qui sindacare della bontà o meno di una strada come dell’altra.
Mi ha fatto solo pensare l’idea che all’alba del moderno terzo millennio si sia completamente smarrita la capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, ciò ch’è giusto da ciò ch’è sbagliato, ciò che è normale e ciò che non lo è.
Concetti relativi e ralativizzabili, per alcuni, ma pur sempre e da sempre gli indicatori di una capacità di discernimento. Che oggi appare perduta.
Ovviamente non avrei scritto questo post se non condividessi le parole del Papa che tanto hanno fatto infuriare i ben pensanti del laicismo relativista (e perchè no, pure nichilista).
Provate a leggere o vedere le interviste dei manifestanti del gay pride e dei sostenitori del riconoscimento della parità dei diritti degli omosessuali: avrete sempre le stesse risposte, che più o meno suonano così: “se due persone si amano non c’è differenza se sono eterosessuali o dello stesso sesso”, o ancora, “lo Stato non dovrebbe entrare in camera da letto”, e per finire, “siamo nel duemilasette…finiamola d’esser così medievali”.
Ora ditemi cosa cambierebbe se qualcuno, il prossimo 23 giugno, durante il boy love day, pronunciasse frasi del tipo: “se due persone si amano non c’è differenza se sono entrambe adulte o no”, oppure “lo Stato non dovrebbe entrare in camera da letto”, e per finire “siamo nel duemilasette…finiamola d’esser medievali e ipocriti”.

Non cambierebbe niente. Purtroppo.
E così come i gay si sono sentiti in diritto di alzare il vessillo dell’Amore come titolo soggettivo per l’attribuzione indifferenziata di diritti, così anche i pedofili faranno lo stesso: si mostreranno orgogliosamente convinti che il loro, verso quei bambini indifesi, sia Amore e quindi perchè provare tanto disgusto?!

E qui, perdonate la lunghezza che sta assumendo il post, sono costretto ad aprire una rapidissima parentesi.
Ora come ora è davvero difficile sostenere la totale indifferenza del bambino/adolescente agli stimoli sessuali. Questi arrivano da dovunque e senza controllo: nemmeno nelle famiglie si ha più un minimo di filtraggio; nelle scuole poi succede di tutto tra il menefreghismo dei professori, che spesso anzi accompagnano senza frenarle come dovrebbero le pulsioni sessuali degli alunni. Ormai non si aspetta più nemmeno abbiano l’età della ragione e con l’intento di “educarli alla sessualità” li si lancia, secondo me, precocemente nel mondo del sesso.
Difficile quindi, pensare che i bambini di oggi non possano in alcun modo essere partecipi e più che consapevoli dei loro atti…sessuali.
Senza più aver coscienza di ciò che è giusto chiedere e di ciò che è sbagliato pretendere ed ottenere, il risultato non potrà che essere questo.

Un autoconvincimento della bontà delle proprie azioni e delle proprie pretese che comporterà un’uscita dall’ombra per manifestare il proprio orgoglio di “diversi”!

Non mi si voglia, ma sebbene per gli omosessuali il discorso debba prendere una strada valutativa diversa (comunque positiva), rimane il dato di fondo per cui viene confusa la concezione della sessualità tra individui per trasformalo nel pretesto per chiedere ciò che in realtà sarebbe ingiustificato avere…almeno nelle forme richieste.

Detto questo, e per concludere, mi piacerebbe si parlasse di più di cosa sia e di quale importanza e significato abbia oggi il sesso nella nostra società. Perchè sono convinto che probabilmente, quello a cui assistiamo è il frutto di una relativizzazione eccessiva del concetto stesso di sesso e di una sua ulteriore mercificazione/svalutazione.
Se allora dovessimo definire il sesso come il motore delle scelte legislative di uno Stato, non potremmo più porre nè limiti nè paletti e dovremmo semplicemente immaginare lo Stato come un notaio indifferente a qualsiasi valutazione sociale dei fenomeni, che rediga leggi su richiesta, non potendosi mai opporre ad alcuna richiesta, da chiunque essa arrivi, purchè contenga l’elemento essenziale della libertà sessuale.

Il tutto, comunque, giusto per ribadirlo, nella ferma convinzione che di sostanziale non vi sia nulla che possa associare tout court gay e pedofili!

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Comments
28 Responses to “Dal gay pride all’orgoglio pedofilo; un comune denominatore: un equivoco sulla libertà sessuale.”
  1. Sara ha detto:

    Una sola cosa, e dovrebbe essere sufficiente.
    “se due persone si amano non ha importanza che siano di sesso diverso o uguale”
    “se due persone di amano non ha importanza che siano entrambe adulte o un adulto e un bambino”

    Tra queste due affermazioni c’è una differenza sostanziale. E’ la differenza che mi ha fatto essere felice quando ho letto che a Genova nel 2009 c’è stato il Gay Pride o che Obama abolisce la politica del “Don’t ask, don’t tell” e mi fa inorridire pensando che anche solo esista una cosa come il Pride dei pedofili. La differenza è che la prima frase fa riferimento a due adulti consenzienti che sono in una posizione di ipotetica parità personale nel rispetto delle diversità indivisuali, mentre la seconda frase si riferisce a una relazione in cui una delle due parti non è consenziente o non ha gli stumenti per capire cosa le succede e decidere se prendere parte all’atto o no, cioè si riferisce ad una violenza e dunque ad un crimine grave.

    Ecco perché non ha senso nemmeno accomunare quelle due frasi, una legittima, l’altra assolutamente no, anche senza arrivare a dire che gli omosessuali sono o sono come i pedofili.

  2. cattolicoserio ha detto:

    IL 5% della popolazione è gay. il 5% delle violenze contro minori viene perpetrato da gay. il restante 95% viene perpetrato da etero contro bambine, nella maggior parte dei casi figlie o nipoti, dunque all’interno della famiglia.
    tutto ciò dimostra che state a parlare del nulla, andate a scopare, preferibilmente, se potete, persone maggiorenni e consenzienti.

  3. R ha detto:

    Ismael, il problema, come si è visto, è che l’oggettività ricercata dai neotomisti in questo caso non può non approdare, per conservare l’autosufficienza teorica, alla maturità sessuale (in analogia peraltro con il concepimento rispetto all’aborto). Mi sembra più coerente per i tomisti tendere a rifiutare una cultura che accentua l’asincronia mente-corpo (o atto/funzione) piuttosto che avallarla, tanto più che l’ideologia che impone di ritardare la maternità è la stessa che implica il ricorso a tecniche di dubbia eticità. Così come l’omosessualità è contronatura, ossia scinde l’atto dalla sua funzione oggettiva, così la precocità sessuale è secondo natura, cioè asseconda la legge naturale che stabilisce nei primi anni dopo la pubertà il periodo più fertile per l’uomo e per la donna. E se a 14 anni una ragazzina è ancora immatura, sti caxxi. La legge non deve adeguarsi alla cultura ma fondarsi sulla legge naturale, la cultura seguirà.
    No?

  4. R ha detto:

    Ah, e se vuoi il motivo per cui il trattamento tomista della sessualità è inadeguato, è presto detto. Perché quel che tanto piace a certi, la coimplicazione di oggettività e sogettività, di norma naturale e autonomia, manifesta una tensione irrisolta fra personalismo cristiano e aristotelismo. Evidente ad esempio nei passi in cui San Tommaso cerca di attenuare la denigrazione aristotelica della donna, nella tradizione misogina del pensiero greco. Non è un caso se nel tentativo di riabilitare la donna la dottrina cattolica molla completamente la scolastica e porta il paradigma di Maria, quindi affianca o sovrappone un altro paradigma a quello tomista. Perché nello schema scolastico il principio femminile è esclusivamente materia, passività, umidità e ombra, assiologicamente dalla parte dell’istinto e dei gradi inferiori dell’anima. Solo che due paradigmi non ne fanno uno, sicché la concezione della donna – della riproduzione e in definitiva della sessualità – resta lacerata fra l’angelicazione e la degradazione.

  5. Ismael ha detto:

    Dev’esserci un equivoco di fondo: io non ti ho affatto dato del radicale. Si diceva, di conserva con Il Pensatore, che ragionando come un radicale è giocoforza depenalizzare la pedofilia tra consenzienti.
    Sul resto del tuo discorso generale, fervore retorico a parte, tra l’altro sono d’accordo.
    Nella riflessione particolare concordo solo circa la varianza soggettiva del processo in esame, che riguarda il suo momento d’inizio (anche in riferimento al passaggio dalla potenza all’atto del medesimo, con la gravidanza). L’invarianza del lato oggettivo è nel fine strutturale.
    Tutto questo avvitarci sulla questione, però, mi sembra condurre fuori strada rispetto al controverso primato della maturità riproduttiva che, di tutta evidenza, non è né il criterio adottato dai “razionalisti” (i quali si rifanno infatti al consenso) né quello caro alla dottrina cattolico-tomista (che verte sulla libera adesione a una morale oggettiva).

  6. R ha detto:

    Io: il principio del danno è fondamentale (non sufficiente ma necessario)
    Tu: isolare un singolo criterio (il danno) a sostegno della coerenza interna…

    Perché dopo avermi dato del radicale un tanto al chilo continui a leggere cose che non ci sono?

    Non esiste un solo corpus normativo che faccia a meno del’arbitrio eticizzante, come lo chiami tu. Come si fissa, sulla norma oggettiva, la maggiore età? L’età per guidare? L’età per sottoscrivere un contratto? Peggio: come giudicare la gravità di una reazione di autodifesa se non appellandosi all’ancor più vago concetto di “percezione ragionevole del pericolo”? Nella vostra smania di fondare oggettivamente questo e quello voi infilate un sacco di paletti arbitrari ma fate finta di niente. Perché il sesso orale non dovrebbe essere illecito? Ovvio: per il principio del (non) danno. Quindi vedi bene, mio caro buon ragionatore, che sei tu ad eludere. Come definire lo stupro a prescindere dall’esternalità negativa autoevidente? Che facciamo, torniamo alla naturale ritrosia? Occorre, chiunque non sia accecato di metafisica lo riconosce, ricercare un equilibrio riflessivo fra la logica e l’intuizione morale, che è sempre quella della libertà e della dignità (e detto fra noi, sbaglia meno della ‘logica’, come mostrò più che bene Hannah Arendt).

    Sul menarca continui a prendere cantonate. Ho detto che l’unico criterio ‘oggettivo’ e razionale per esercitare lecitamente la funzione sessuale è la maturità sessuale. ‘Sti cazzi di quando insorge. E’ un criterio oggettivo, l’unico. Logicamente, senza fare appello a qualche forma di consapevolezza e capacità, fissare qualunque altro criterio non è solo arbitrario, è contronatura. Quest’ultimo criterio però è soggettivo, prescinde quindi dalla maturità sessuale. Come vedi abbiamo due varianze, la prima delle quali è oggettiva, la seconda soggettiva.

    Questa storia di Tommaso è una balla. Certo il libero arbitrio eccetera, sta di fatto che se una ragazza (consapevolezza: x) scopa col fidanzato, prendendo la pillola, è oggettivamente nel peccato; se scopa col marito e sforna prole, no. Non ti sta bene? Ragioni a posteriori.

  7. Ismael ha detto:

    Segno che era un cattivo ragionatore, piuttosto. E in buona compagnia, a quanto continuo a leggere: isolare un singolo criterio (il danno) a sostegno della coerenza interna di un sistema di pensiero basato sulla autoevidenza di una esternalità negativa, purtroppo per te, continua a non dare risposta alla questione posta. Che riguarda il requisito di verificabilità ex post del “danno” di cui sopra per informare logicamente (e non eticamente) un divieto di norma. Se presupponi l’impossibilità di un “consenso reale e informato” da una certa età in giù, fai cadere tale requisito a favore di una responsabilità oggettiva, di un arbitrio eticizzante.
    Se a prevalere sarà la logica così illustrata, il piano inclinato è inesorabile: stai eludendo il nucleo teoretico del problema.
    L’oggettività del menarca si ferma alla sua funzione, non alla sua insorgenza. E la funzionalità strutturale (=invariante) della fertilità (in ordine al concetto nudo e crudo di “processo”, ovviamente) è la riproduzione. L’errore nel designare l’oggettività dell’evento nel suo complesso è tutto tuo, temo.
    Dire poi che, secondo la Summa, “l’autodeterminazione a compiere ciò che è oggettivamente preordinato alla natura umana è secondario” mi sembra uno sproposito marchiano, riferendosi all’importanza che ha in Tommaso la ricezione autonoma della morale oggettiva.

  8. R ha detto:

    Non pretendo che il tuo manicheismo distingua fra Bentham e Mill. Sta di fatto che Mill era un liberale, il cui utilitarismo era temperato da una visione umanista e individualista – perfino perfezionista con tratti aristocratici a dire il vero. In effetti Mill tentò di dedurre quello che gli stava a cuore, la libertà e l’autodeterminazione, dall’utilità sociale, senza riuscirci: segno che era un vero liberale. Non ho affrontato il tema del fondamento filosofico del liberalismo progressista, qui. Ho solo detto che il principio del danno è fondamentale (non sufficiente ma necessario) nella tradizione liberale, in particolare in Mill.
    Non hai capito nemmeno il tuo errore nel sovrapporre invarianza e oggettività. Il fatto che il menarca sia anticipato o posticipato non incide sulla sua oggettività, in relazione all’oggettività del fine procreativo, che io ho definito precisamente oggettivo, ‘per mia disgrazia’ (?). Il menarca non sarà mai un dato ‘soggettivo’, né lo sarà la maturità sessuale biologicamente intesa come da premessa.
    Ultima cretinata, la farneticazione. L’abbassamento dell’età del consenso da parte del Secolo corrisponde evidentemente all’idea di soggettività estesa all’infanzia (il che fra l’altro è alla radice dell’argomento propedofilo della corrispondenza) e l’estensione apparentemente paradossale della tutela legale dei minori è il riflesso del requisito di un consenso reale e volontario. Nella visione della Chiesa nulla di ciò è preso in considerazione, visto che la struttura di base riguardo alla sessualità è ancora la Summa. Da un punto di vista ‘oggettivo’ l’autodeterminazione a compiere ciò che è oggettivamente preordinato alla natura umana è secondario.

    Fra uno sbadiglio e l’altro ti consiglio di fare un elenco delle scempiaggini che ha infilato finora.

  9. Ismael ha detto:

    Ennesimo coacervo di aporie. Prima deroghi all’utilità, poi ti appelli nientemeno che a Mill (presumo tu sappia che la scuola di pensiero liberale si biforcò fin dalle origini tra giusnaturalisti e utilitaristi).
    Ravvisi una contrapposizione tra “invarianza” e “conformità” a un fine che, per tua disgrazia, nell’approccio oggettivista è invariante eccome (la procreazione).
    Farnetichi di “adeguamento al secolo” laddove il secolo va nella direzione di attribuire una maturità sessuale sempre più precoce e la Chiesa innalza i limiti anagrafici.
    Tanta retorica e poca logica, come sopra. Sbadiglio.

  10. Return ha detto:

    Tutte le cose degradano col tempo…

    Già, 2007 anni di degrado.
    Peccato, l’inizio era promettenete.

  11. Lontana ha detto:

    Tutte le cose degradano col tempo e quello che era stato un gesto coraggioso di orgoglio ora é una penosa messa in scena negativa e controproducente.

    Questo post é scritto molto bene e si avvicina veramente alla realtà delle cose.
    Considerando la libertà sessuale come un crescendo da un tempo di repressione a allo scioglimento completo delle inibizioni, si puo’ arrivare al superamento dei limiti imposti dalla società come la pedofilia e l’incesto.

    Lo dimostra questo forum orripilante nel sito del partito radicale segnalatomi dall’amico Domenicotis.É del 2002, spero che ora l’abbiano censurato.
    http://www.radicali.it/phpbb2/viewtopic.php?t=2678&highlight=&sid=cec42e7f4a75e6a4e31ca8cd8b0d2e08

  12. Return ha detto:

    Voi conoscete la storia del gay pride, no? Sapete per esempio che se non ci fossero stati i travestiti, quel 28 giugno del 1969, a rispondere alla polizia, la ‘liberazione omosessuale’ non sarebbe nemmeno cominciata? Che per anni furono loro gli unici ad avere il coraggio di affrontare la pubblica piazza, perché gli altri, quelli ‘normali’ potevano tranquillamente restare nell’ombra? E adesso che le cose sono più semplici, dovrebbero cacciarli fuori dai cortei? Direi che i partiti dovrebbero imparare da loro cos’è la riconoscenza e quali sacrifici non sono tollerabili.

  13. celestialconfession ha detto:

    Credo che l’amore omosessuale esista ma quello pedofilo non ne sono mica certa..quella è solo perversione e basta ed inoltre non corrisposta..
    Hai le idee un po confuse
    BAh Guardate il mio blog!è insulso al massimo
    http://celestialconfession.wordpress.com

  14. R ha detto:

    Lazzi idioti detto da uno che insulta la parola logica ogni 2×3 fa un po’ ridere. Peraltro “è evidente” che a me non sbatte nulla della pubblicistica radicale, e non vedo perché dovrebbe, se non perché tu ti bei di affibbiare etichette politiche all’interlocutore X cui egli dovrebbe adeguarsi. Ho detto che trovo da relativisti cretini ciò che tu attribuisci ai radicali e ancora vai avanti con questa pippa? il mondo si divide in radicali e clericali? Fa’ la grazia, su.

    Lo Stato o è etico o, semplicemente, non è. Io, da liberale, dico semplicemente che il tesso di eticità pubblica debba volgere al minimo, non dileguare totalmente.

    Mavà? E io che credevo che si potesse giustificare il divieto di omicidio facendo appello all’utilitarismo… Andiamo oltre o no?

    Se il passepartout giusfilosofico dev’essere il consenso reciproco, l’applicazione estensiva e schiettamente logica di questo principio deve portare alla depenalizzazione di incesto e pedofilia. Tu contrapponi a tale impostazione l’argine di una responsabilità oggettiva: bene, ma allora il “consenso reciproco” non è un criterio universalmente valido. E la sua sospensiva apre il problema di individuare razionalmente il confine tra lecito e illecito in materia.

    Finalmente al dunque. A voi ‘liberali’ kattolici sfugge evidentemente un principio liberale fondamentale (milliano, fra gli altri) che è quello del danno. Non si capisce altrimenti come fate a mettere in fila incesto e pedofilia, che peraltro configurano anche giuridicamente due fattispecie molto differenti. Dalla prospettiva giuridica, a un liberale non interessa se fratello e sorella fanno sesso. Può trovarlo disgustoso, patologico, osceno, ciò non toglie che siano fatti loro. D’altronde la conseguenza rigorosa di appellarsi alla biologia o alla natura nel proibire certi atti è l’estensione (‘schiettamente logica’ certo) del divieto alla sodomia e forse financo alla masturbazione. Intendete essere rigorosi o vi accomodate a fissare un limite arbitrario?

    Personalmente trovo che il criterio biologico indichi maggiore razionalità di vaghe ubbie inerenti una problematica mutevole come la “tutela dell’infanzia”, sempre stante la non trascurabile osservazione che la Chiesa non vuole esortare al matrimonio precoce per il solo fatto di non equiparare alla pedofilia il sesso tra e con adolescenti.

    Il criterio biologico è la maturità sessuale, e il fatto che essa vari non la rende ‘soggettiva’ più di quanto non sia ‘soggettivo’ il disordine omosessuale. Se pure l’oggettività muta secondo le condizioni climatiche o l’alimentazione, essa resta oggettiva. Confusione tua, mi pare, che concepisci l’oggettività come invarianza, mentre essa è semplicemente l dato biologico interpretato alla luce della conformità al fine (la procreazione).

    Il fatto che da talune premesse si giugna a “conclusioni meno stringenti” rispetto che ad altre, poi, dice solo che il sottofondo ideologico delle prime è più permissivo (leggi liberale) di quello delle seconde: alla faccia del clericalismo! eccetera

    Ti piacerebbe. Dimostra invece che per i clericali il sesso è ancora fondamentalmente una funzione biologica, quindi oggettiva, quindi legata appunto al corpo e non alla psiche, quindi la consapevolezza e la libera scelta è questione di secondaria importanza e va benissimo che la ragazzina appena avuto il menarca si sposi e procrei. Se si alza il limite convenzionale è per influenza del Secolo, che rifiuta fattrici bambine. Del resto è ovvio che quanto più si alza il limite di età tanto più cresce la possibilità che le donne ‘gestiscano’ la procreazione, derogando all’ordine oggettivo.

    Saluti

  15. Salo ha detto:

    “mi domando sotto quale ombrello politico vorranno andare i pedof… (mi fa schifo soltanto pronunciare il sostantivo)

    E chi vorrà portarne avanti le richieste.”

    Caro Im, io conosco già la risposta: i Radicali (che nel ’98 organizzarono un convegno per difendere le “tendenze sessuali” di questi schifosi porci pervertiti) e i comunisti laicisti relativisti (che fanno della volontà del singolo, del desiderio, della bizza del momento, immediatamente un presunto diritto).

  16. Ismael ha detto:

    Mezze offese, periodare sgusciante, lazzi idioti: noto come tu proprio non riesca ad accettare un piano di confronto fuor di retorica.
    Posto che, è evidente, tu frequenti un po’ poco la pubblicistica e i siti web di area radicale (altrimenti sapresti bene che la mia provocazione relativa a uno Stato totalmente a-morale non costituisce affatto una “caricatura”, ma la ripresa di temi frequentatissimi), mi pare di poter ravvisare con una certa sicurezza la tua scarsa familiarità con l’iperbole. Secondo i radicaloidi di cui sopra, infatti, “clericale” è l’azione politica che imponga una morale “valida per tutti”. Per cui ammettere che l’etica non sia “una faccenda esclusivamente individuale” equivale a spezzare una lancia a favore del “clericalismo” così definito.
    Lo Stato o è etico o, semplicemente, non è. Io, da liberale, dico semplicemente che il tesso di eticità pubblica debba volgere al minimo, non dileguare totalmente. Se il passepartout giusfilosofico dev’essere il consenso reciproco, l’applicazione estensiva e schiettamente logica di questo principio deve portare alla depenalizzazione di incesto e pedofilia. Tu contrapponi a tale impostazione l’argine di una responsabilità oggettiva: bene, ma allora il “consenso reciproco” non è un criterio universalmente valido. E la sua sospensiva apre il problema di individuare razionalmente il confine tra lecito e illecito in materia. Personalmente trovo che il criterio biologico indichi maggiore razionalità di vaghe ubbie inerenti una problematica mutevole come la “tutela dell’infanzia”, sempre stante la non trascurabile osservazione che la Chiesa non vuole esortare al matrimonio precoce per il solo fatto di non equiparare alla pedofilia il sesso tra e con adolescenti.
    Il fatto che da talune premesse si giugna a “conclusioni meno stringenti” rispetto che ad altre, poi, dice solo che il sottofondo ideologico delle prime è più permissivo (leggi liberale) di quello delle seconde: alla faccia del clericalismo!
    La tua confusione logica si completa allorché sembri intendere in senso deterministico un requisito che davvero è solo soggettivo (secondo un’inversione di prospettiva guardacaso tipica di certo empirismo cretino), ossia la maturità sessuale. La sessuologia moderna, peraltro suscitando grande scandalo presso gli oddervatori di scuola papalina, rende conto di un progressivo abbassamento dell’età media in cui le femmine hanno il menarca. Eppure oltretevere si risponde alzando il minimo convenzionale per “accedere” al sesso attivo (che, purtroppo per te, non rientra nella dogmatica dottrinale: circolano strane idee, e confuse, sulle modalità assertive con cui la Chiesa adotta le sue prescrizioni interne). Un modo di recepire il “secolarismo zozzo” tutto particolare, direi.

    Omero:

    Intendevo dire che il “legale” non coincide con il “lecito”, nel senso che determinate situazioni non acquisiscono moralità intrinseca per il solo fatto di essere permesse. O che non diventano tabù in quanto proibite.
    Sul fatto che un minimo etico debba esistere e valere erga omnes attraverso (limitati) distretti di responsabilità oggettiva siamo d’accordissimo.

  17. lm ha detto:

    mi domando sotto quale ombrello politico vorranno andare i pedof… (mi fa schifo soltanto pronunciare il sostantivo)

    E chi vorrà portarne avanti le richieste.

  18. spippolo ha detto:

    La premessa all’articolo è ipocritamente “politically correct” e non sta proprio in piedi, infatti poi il tono cambia e si cade nella più becera omofobia, dovuta certamente ai valori Dio Patria Famiglia dell’autore.

  19. Omero ha detto:

    Ismael: come fai ad affermare approvando:
    ” la “legalità” di qualunque circostanza non dice nulla circa la sua moralità”.

    e poi affermare disapprovando:
    “Mi basta sapere … …ammesso l’ineluttabilità del clericalismo metodologico, cioè di quella “etica pubblica valida per tutti” che la legge deve giocoforza affermare a dispetto delle tante …”
    ?

    Mi sembri in contraddizione.

    La norma legale deve discendere dal fatto che esiste una età di immaturità per cui atti sessuali con individui adulti diventano illegali poichè il minore può essere soggetto ad una forzatura psicologica e/o fisica! Quindi la sola possibilità rende il fatto reato (si prescinde dal sentimento o dalla propensione del minore)!
    L’atto sessuale tra due minori è reato solo se è provato un atto di forza psicologica o fisica da parte di un altro minore, altrimenti è da considerarsi un atto di ingenuità (unica giustificazione) da parte di entrambi e non punibile!
    Quindi per una adulto non si può addurre la stessa giustificazione di ingenuità.

    Ecco il punto di rottura fra la questione gay e la questione pedofilia.

  20. ReyTS ha detto:

    ammazza che commenti eruditi lol
    a parte le varie età che avete citato per l’ uomo ( 70 anni -.- ) la questione pedofilia potrebbe esplodere anche nel caso di un ragazzo appena maggiorenne e una ragazzina a cui manca poco per i 14 anni, giusto ?
    per la legge lui sarebbe da punire se non sbaglio…

  21. R ha detto:

    Ma che ti sei fumato? Habermas ad esempio sarebbe un clericalista metodologico? Apprezzabile tentativo di buttarla sul ridicolo per coprire una voragine ideologica. Di fatto, nessuno può sostenere che l’etica sia una faccenda esclusivamente individuale, quella è la caricatura che ne fate voi, simmetricamente ai relativisti cretini. Nel merito hai torto perché dalle premesse clericalli si giunge a conclusioni meno stringenti: i 12 anni del passato remoto erano più coerenti dei 14 di oggi – bello comunque che tu trovi ‘ragionevole’ l’unione fra una 14enne e un settantenne – giacché l’unico criterio ‘oggettivo’, parola che tanto si ama oltretevere, in questo campo è la maturità sessuale, ed è a quella che fa riferimento la dottrina tradizionale: intorno ai 12 per le ragazze e ai 16 per i maschi. Come vedi, la Cei deroga all’ordine oggettivo (sporchi relativisti!) in omaggio al Secolo convenzionalista (zozzi, zozzi!) mentre all’epoca di mia nonna, sposata in chiesa a 14 anni in quel di Ancona, 9 figli 4 dei quali prima della maggiore età, ancora faceva il suo lavoro. Tutela dell’infanzia, la chiamano.

  22. Ismael ha detto:

    Mi basta sapere che hai abbastanza esplicitamente ammesso l’ineluttabilità del clericalismo metodologico, cioè di quella “etica pubblica valida per tutti” che la legge deve giocoforza affermare a dispetto delle tante chiacchiere blaterate in proposito da molti. Io sono contento così: è un buon ripasso di logica formale per entrambi.
    Divertente, poi, la difesa che fai del “liberalismo” interno alla Chiesa sul concetto di “nuziabilità”. Prima parli dei tempi remoti, tirando in ballo il limite dei 12 anni, poi cambi la carte in tavola e torni al presente con vincoli anagrafici tutto sommato ragionevoli: contento tu, contenti tutti.

  23. R ha detto:

    ‘benedetto’ in luogo di ‘celebrato’

  24. R ha detto:

    Ismael, sbaglio o ancora oggi per la Chiesa Cattolica il limite minimo è 14 anni per la donna e 16 per l’uomo (quindi è a rigore celebrabile l’unione fra una 14enne e un settantenne)? Sbaglio o sono le singole conferenze episcopali a decidere nazione per nazione se elevare i limiti del difetto d’età (relativismo)? Sbaglio, quindi, o la presunzione del potere sproporzionato, che contraddicendoti rivendichi al cattolicesimo per i matrimoni precoci o d’interesse, è demandata, entro quei limiti, al giudizio del singolo sacerdote o al massimo del vescovo, niente affatto affidato a una norma a priori? Sbaglio o questa procedura è meno rigorosa nella tutela dei minori rispetto alla presunzione convenzionale di capacità di discernimento? Sbaglio, difatti, o per secoli il papa ha celebrato nozze dinastiche combinate fra adolescenti o addirittura bambini (relativismo, ancora, o peggio: realismo, alla faccia dei principi non negoziabili)?

    L’argomento clericale sostiene che la liceità dell’amore omosessuale comporta, a rigore, la liceità dell’amore pedofilo. Balle, perché si fonda, in quanto tale, sulla libertà di autodeterminazione individuale, la quale è limitata, non nei sistemi socialisti ma in tutti i regimi liberali, dal concetto di piena capacità. I contratti firmati da un minore nei regimi liberali sono nulli, proprio in virtù del riconoscimento del potere sproporzionato che per te è un concetto autoritario. Dovremmo, mi pare di capire, presumerli validi e accertarne la validità a posteriori per non cadere nello stato etico? Su, dài.

    La liceità degli atti sessuali fra coetanei si fonda ovviemente sull’assenza di quella presunzione di dispari potere. Anche l”assenza di ‘assiomi etici’ è parto della tua fantasia. Infatti la libertà e l’autodeterminazione sono valori morali, il fatto che essi debbano essere limitati solo dove si accerti o sia presumibile un abuso deriva dall’inviolabilità della libertà personale (che è relativa, come tutto a questo mondo, tanto che esistono le galere e i limiti di età, appunto).

    Quei valori morali ci dicono anche che in astratto una sedicenne e un 50enne potrebbero amarsi davvero, possibilità che mi pare nemmeno tu escludi, quindi nel loro caso le norme convenzionali sono una violenza giustificata esclusivamente dalla difficoltà pratica di discernere ergo il plagio e l’abuso in casi come questi, proprio come non si dà la patente a un 14enne perfettamente in grado di guidare perché si presume la sua immaturità generale.

  25. Ismael ha detto:

    Chiedo scusa, correggo un predicato:

    “mi sfugge il criterio in base al quale l’attribuzione del discernimento sessuale debba dipendere dalla reciprocità anagrafica”

  26. Ismael ha detto:

    R, ma per piacere tu. Invece di eludere il problema posto, resta sul punto: perché tutto il tuo consequenzialismo “razionale”, nella foga di essere tutto e solo “a posteriori”, se analizzato rivela non poche assunzioni “a priori”? Chi ha mai detto, qui, che i bambini non dovrebbero poter votare o maneggiare armi? L’appiglio controfattuale ti rimane in mano, poiché giustifichi un postulato convenzionale con un altro. Ammazza, che logica stringente.
    Il sesso tra coetanei non è illegale, dici. A parte il fatto che la “legalità” di qualunque circostanza non dice nulla circa la sua moralità (a meno di non sposare il ridicolo “legalismo” dei farisei contemporanei, tutt’altro che liberale, come immagino tu sappia), mi sfugge il criterio in base al quale l’attribuzione del discernimento sessuale debba essere la reciprocità anagrafica. O c’è o non c’è, quale che sia l’età del potenziale partner: la presunzione del “potere sproporzionato”, in questo senso, non è niente più che una pregiudiziale di responsabilità oggettiva (vero e proprio spauracchio del pensiero liberale, come immagino tu sappia).
    Non c’entra un fico applicare le rivendicazioni dei gay alla pedofilia, ma accettare il presupposto della totale libertà dell’atto nella legislazione. Abusi e ricatti si accertano dopo, ma per l’intanto una 13enne e un 50enne si possono amare eccome. Altrimenti è stato etico: se c’è il consenso bilaterale, perché no? L’onere di dimostrare la non-contraddizione è ancora lì dove l’avevi lasciato, cioè tra la totale negazione di “assiomi etici” nella codifica normativa e l’idea dell’empirismo ontologico come cardine della convivenza associata.
    Quanto alla tua chiusa, temo tu abbia letto solo il Vangelo secondo Maometto: la Chiesa e la cristianità deprecavano il matrimonio precoce – perché sempre d’interesse – e il matrimonio d’interesse – perché inevitabilmente precoce – sin dalle origini. Conscio di non aver spostato di un millimetro le tue granitiche (e retoriche, molto retoriche) certezze, ti saluto.

  27. R ha detto:

    Ma per piacere. La continuità omo-incesto-pedofila (che è di Bagnasco) è una truffa ideologica evidente. il principio liberale della responsabilità e della libera scelta basta e avanza per mantenere fuorilegge gli atti pedofili. Se un bimbo è capace di assentire al sesso con un adulto perché non dovrebbe poter votare o manovrare un’arma? Ci si stupisce che sciocchezze così macroscopiche trovino ancora credito.

    Ti rendo noto che il sesso fra coetanei non è illegale, anche qualora abbiano 8 anni. Illegale, e giustamente, è il sesso fra un adulto e un bambino, e questo prescinde dalla volotà del minore perché è presunta una sproporzione di potere e potenziale ricatto (cosa ben illustrata dai casi di pedofilia ecclesiastica).

    Quindi non è vero che le rivendicazioi dei gay si applicano tout court alla pedofilia, nemmeno un po’. Esse, nella misura in cui sono liberali, riconoscono il presupposto di persone eguali e libere di scegliere al di fuori di qualunque rapporto di costrizione, requisito che un rapporto pedofilo evidentemente non soddisfa a priori.

    Ti faccio inoltre notare che questo requisito liberle è più restrittivo di quello da semre accettato dalla Chiesa cattolica e dedotto dalla finalità riprroduttiva della sessualità. Infatti la maturità sessuale è stata per secoli il fondamento della legittimità del sesso (matrimoniale), tanto che le bambine erano nuzialibili già a 12 anni (pedofilia istituzionalizzata).

  28. fuorilemura ha detto:

    Beh prima di tutto….
    Le parole che hanno creato scompiglio furono di Bagnasco e non di papa Ratzinger….

    secondo poi….
    L’amore omosex o lesbo è fra due persone consenzienti, cosa che non si può assolutamente dire fra una persona adulta e un bambino/a.

    Inoltre, per la chiesa, la maggioranza delle pratiche sessuali praticate dagli etero sono vietate, come anche il sesso prematrimoniale….non penso di non rientrare nella normalità se faccio sesso con la mia ragazza…

    Ti invito a riflettere sulle tue parole, e mi spiego meglio:
    L’omosessualità non è una malattia, indi non è curabile, è per fare un esempio come se a te non piacciono le more ma piacciono solo le bionde, non andrai mai con una mora e non per questo sei discriminato e costretto a far vedere che tu vai anche con le more…..
    Inoltre se lavita privata di una persona non viola le leggi dello stato a rigore di logica non ci devono essere problematiche….

    Un saluto!

    Valerio

    ps: sembrerà strano ma sono etero 😉

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