Ultrasensibilità gay.

E che palle! Scusate, ma siamo arrivati davvero a un punto di non ritorno! Non si può più dire niente che subito qualcuno si sente urtato nella propria sensibilità. “Qualcuno”…si fa per dire…perchè in realtà son sempre i soliti a risentirsi per qualunque cosa venga detto e che a loro risulti gratuitamente offensivo o di pessimo gusto.

E’ un problema…un problema di libertà. Non credo di esagerare. Riflettiamo: una persona che prima di dire ciò che pensa deve sentirsi in obbligo di pesare le parole affinchè non corra il rischio d’esser frainteso o volutamente e fanaticamente travisato, sarà costretto a limitare il suo pensiero, ad esprimersi in maniera incompleta; vedrà giorno dopo giorno restringersi i confini della sua libertà d’espressione.

Conseguenze, per altro prevedibili, del malefico politically correct, per il cui dizionario e i suoi cultori alcune antiche e tradizionali “parole” andrebbero sostituite con perifrasi degne delle migliori seghe mentali, capaci (e qui sta il dramma) di sovvertire la realtà o per lo più di distorcerla, di confonderla, di annacquarla.

L’inventario del nuovo glossario è variopinto e ben conosciuto: si va dal netturbino che, per paura d’offenderlo (ma se quello è il suo mestiere??) viene ribattezzato “operatore ecologico”, al disabile che non è più hanicappato (da portatore di handicap…dove sarebbe l’offesa???) bensì un diversamente abile; al cieco che oggi è conosciuto come “non vedente”; ecc…ecc…fino al gay, che ormai nessuno può più permettersi di chiamare tale, ma deve correggersi continuamente e nomarlo…nomarlo come???!!! a ben pensarci non ci sono parole alternative…eppure, a seconda di chi le usa, scatta gratuitamente il pregiudizio ideologico.
Stessa logica sottende tutte le diatribe scatenate in conseguenza di dichiarazioni o manifestazioni in cui i gay sono considerati per quello che sono (cioè persone con un orientamento sessuale diverso da quello naturale), ma che a volte è fastidioso sentirsi dire.

Ovviamente, e vale per tutto e per tutti, un limite invalicabile esiste e si chiama rispetto. Ma il volerselo vedere mancare ad ogni costo perchè si soffre di manie di sovraesposizione mediatica e di esibizionismo è cosa parecchio diversa…è qualcosa che è proprio venuta a noia!

L’assist per questo post domenicale m’è arrivato da Deschamps, il quale è stato rimproverato da Grillini, presidente onorario dell’arcigay, per aver detto una cosa del tutto inoffensiva (almeno a parer mio): “non mi piace il rosa della maglietta con cui s’è celebrata la riconquista della A perchè è rosa e in Francia il rosa è associato ai gay”.
Embhè? Che c’è di male? Che c’è di tanto offensivo e gratuito o di pessimo gusto da far serrare le fila alla Maginot omosessuale?! Il Grilli, in un volo pindarico e onestamente cazzuto della sua mente è arrivato addirittura a tirar fuori il nazismo e i campi di sterminio.

Ma siamo matti? Tutto questo per aver detto che il rosa non piace perchè è poco virile? Che…non è forse vero? O bisogna per forza dire che il rosa è bello? O bisogna per forza evitare di esprimersi (per di più senza aver leso la dignità di un bel cavolo di nessuno)??

Ora, tornando a monte del post: è evidente che ci sia un problema. E questo, secondo me, è ben rappresentato da questo tipo di dibattiti sterili dai quali emerge palese la volontà di mettersi al centro della scena a tutti i costi.
Proviamo a pensare cosa succederebbe se alle parole e alle provocazioni continue con cui la minoranza omosessuale del Paese definisce i cattolici o in generale tutti quelli che non la pensano come Grillini e l’arcigay, rispondesse la maggioranza della società continuamente tacciata di bigottismo, di ipocrisia, di illiberalità, di antidemocraticità, che si vede a spregio sbattute in faccia le peggiori esibizioni di cattivo gusto?! Non se ne uscirebbe più!

Non sarebbe forse il caso di rinsavire un attimo e di smetterla di volersi a tutti i costi sentire “più” di chiunque altro e togliersi dal centro della scena in cui nessuno ha chiesto di stare?

Ne saremmo tutti sicuramente più grati!

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Comments
8 Responses to “Ultrasensibilità gay.”
  1. Ash ha detto:

    Concordo abbastanza con l’autore, anche se forse Deschamps poteva esprimersi meglio.
    Se per ogni commento razzista nei miei confronti reagissi anche solo con una breve risposta, non avrei neppure il tempo di lavorare (e di lavorare ne ho bisogno).
    Ho sentito con le mie orecchie frasi cariche di odio e di autentico razzismo (rabbioso, vigliacco, violento), ma siccome non erano rivolte ad una minoranza “tutelata” dal politically correct, a momenti erano quasi tollerate.
    Miguel parla di sensibilità. E’ giusto, però non ne ho trovata molta in giro, soprattuto tra quelli che credono di possederne molta.
    Il discorso è semplice: in Italia c’è molta gente che odia profondamente. Che l’oggetto dell’odio siano i gay, i cattolici o i gay-cattolici non fa nessuna differenza.
    Finchè si continuerà a blaterare su cavolate terminologiche e non si andrà alla radice del problema, la situazione non migliorerà di certo.

  2. ilpensatore ha detto:

    ciao Miguel…

    scusa tanto, ma non credo che qui conti molto l’importanza mediatica, perchè non è stato detto comunque niente di offensivo! o forse non si può nemmeno dire ciò che ci piace e ciò che non ci piace??
    sono scelte, gusti, preferenze, mettila come ti pare: dire che non piace un colore, il rosa, perchè tradizionalmente e culturalmente collegato alla femminilità e quindi poco adatto ad una squadra di calcio, ad un’associazione di uomini, non mi sembra niente di così gratuito!!!

    insomma: tu ti offenderesti se qualche gay ti dicesse che a lui non piacciono gli eterosessuali? beh? mica ti minaccerebbe in qualche modo? allora, perchè dovresti scandalizzarti di una simile affermazione?

    tutto qui! non si può saltare addosso a tutti per tutto!

  3. Miguel ha detto:

    No no e ancora no .. Quando si ha una certa importanza mediatica bisogna pesare attentamente ciò che si dice, perchè si ha una responsabilità molto maggiore di due persone “normali” come siamo noi. E questo non limita affatto la libertà di parola, ma anzi fa sì che il tono della discussione possa comunque rimanere su toni abbastanza moderati ..

    Se non si accostassero i gay (e i preti) ai pedofili, se non si dicesse “non mi piace il rosa della maglietta con cui s’è celebrata la riconquista della A perchè è rosa e in Francia il rosa è associato ai gay” (che a mio modesto modo vuol dire non mi piace il rosa perchè il rosa è associato ai gay -> non mi piacciono i gay) .. E se permetti dire questo di persone continuamente subissate da discriminazioni non è per niente una buona propaganda.

    Ci sarebbe da fare anche un excursus sul “contro-natura” che penso di fare a breve sul mio blog.

  4. ilpensatore ha detto:

    infatti Salo.
    colpisce poi questa prosopopea che hanno e che gli si legge in faccia: si sentono i difensori, i baluardi degli indifesi. Ma ad esser del tutto onesti fanno proprio un cattivo servizio agli omosessuali che non si vergognano d’essere tali ma nemmeno sentono tutto sto gran bisogno di sbandierarlo ai quattro venti (sintomo questo, oltretutto, di grande e palese insicurezza rispetto a ciò che fanno)….

  5. Salo ha detto:

    Hai ragione Pensatore: c’è una contraddizione enorme nell’arrogante ideologia del politically correct sui gay. Da una parte esigono che la loro diversità sia accettata, dall’altra sono essi stessi a negarla pretendendo diritti che non appartengono a loro (proprio perchè diversi)!
    E Grillini ormai è davvero ridicolo…

  6. ilpensatore ha detto:

    c’hai ragione Hoka…e il tutto, va detto, senza dire niente di offensivo! i primi ad avere il terrore della diversità sono proprio loro…

  7. Hoka Hey ha detto:

    I gay non lo ammettono, ma sanno intimamente che la loro condizione è triste. Non ci credono nemmeno loro di essere ‘normali’, che possono effettivamente vivere una vita d’amore assimilabile a quella degli etero. Il fatto è che non vogliono/possono ammetterlo, prima di tutto a se stessi, perché ciò significherebbe affrontare il dolore da cui nasce la loro condizione e rimettere tutto in gioco. Non è facile per nessuno. Peccato però, come dici tu, che poi scassano le scatole agli altri con le loro rivendicazioni e cerchino di ottenere qualcosa che non possono avere. Ciao

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