Zingari: quando la pazienza viene confusa con la tolleranza.

Non ci stanno simpatici, anzi…il 99% delle volte ci infastidisce anche solo la loro presenza, che fa scattare in noi l’istintivo meccanismo di portare la mano al portafogli, ovunque esso si trovi, addosso, in borsa o nello zainetto; l’altro un per cento è colmato dal disagio che oggettivamente patiamo per lo sgradevolissimo olezzo che emanano.

Parlo dei Rom, o più comunemente conosciuti come zingari.
L’idea che abbiamo di queste comunità è senza appello: meno ce ne sono meglio è! Nell’immaginario collettivo (che poi tanto irreale non è…tutt’altro) li conosciamo come ladri, rapitori di bambini, fastidiosi accessori mobili dei semafori, doppie ante delle porte delle chiese, camerieri dei marciapiedi con tanto di piatto o bicchiere in mano, rumorosi occupa-posti degli autobus, uomini-neri spaventa-fanciulli.

Più di tutto però li riconosciamo per il loro modo di essere diversi da tutti quelli che li circondano: pezzenti alla guida di grosse macchine trainanti enormi e costosissime roulotte; denti d’oro o d’argento sfoggiati ad ogni sorriso o maledizione durante le ore di elemosina; borse della spesa rigonfie di vino e di birra; abiti trasandati (anche se ad oggi molto di moda, soprattutto tra i giovani comunisti) e immancabilmente senza lavoro e senza manco la voglia di andarselo a cercare.

Sfido chiunque a smentire che alla notizia di saperli tutto ad un tratto cittadini comunitari al pari di ognuno di noi non sia scattata una smorfia di incazzatura pazzesca, roba da trasformare anche il più europeista convinto in un nazionalista più inviperito di Le Pen!

Non ci piacciono, ma non è che i rom facciano qualcosa per farsi piacere. Ci hanno imposto (un po’ovunque) mega raduni di camper e roulotte e camion durante i quali li vediamo gozzovigliare svaccati davanti a televisori al plasma collegati al satellite con le loro parabole e giocherellare nel fango e indifferenti alle benchè minime regole igieniche. Al mattino lasciano “l’accampamento” per andare a “lavoro” (si fa per dire): solitamente, come dicevo prima, come lavavetri indisponenti ai semafori o come salmodianti questuanti davanti le chiese o le stazioni. E chi non è stato vittima o non ha amici vittime di furti o borseggi da parte di questi slavi emigrati in Italia? E chi non ha mai avuto il sospetto che quando si sente parlare di bambini scomparsi la prima cosa da farsi dovrebbe essere una bella retata nei campi dove “abitano”?

Difficile amarli!

Più facile odiarli! Ma quando si arriva ad un certo punto è pur sempre necessario trattenere i propri istinti! Raccogliere firme perchè i comuni li allontanino da noi, ci può stare; azionare i tergicristalli quando cercano in tutti i modi di lavarti il vetro, ci può stare; mandarli a quel paese quando ti bestemmiano dietro perchè sei passato oltre senza posare niente nel loro piattino, ci può stare. Quello che non dovrebbe mai starci e scadere nella delinquenza e provare per gli zingari un rancore tanto forte da volerli vedere bruciare manco fossero streghe in tempo di inquisizione!

Certo, se ci si mettono anche i media…è difficile che tutte le uova rimangano al loro posto senza che prima o poi ne venga fuori una frittata.
Non ci vuole una grande intelligenza per capire che c’è il rischio, altissimo, di un’istigazione di quelle menti un po’più fragili o di quelle personalità più aggressive e violente attraverso messaggi oltremodo chiari che indicano in queste persone, già escluse dalle società, già mal tollerate dalla gente, i colpevoli specifici di crimini o incidenti che in realtà sono commessi un po’da chiunque, italiani compresi!

L’esempio viene da ciò che è successo in questi ultimi giorni: due persone ubriache alla guida di veicoli sfreccianti in città che hanno provocato la morte, a causa dell’investimento, di giovani vite. Un pilota però era italiano, l’altro era rom.
Ovviamente ai telegiornali e sui giornali la notizia è stata presentata con una sola piccola differenza: del primo non è stata data alcuna notizia aggiuntiva oltre il suo stato di ebrezza; del secondo invece, quel riferimento alle sue origini gitane ha provocato una reazione assolutamente sproporzionata. Mentre l’italiano è finito in carcere e niente più, il rom è stato sbattuto in galera, ma qualcuno ha pensato bene di mettere ferro ignique il campo nomadi del comune! Perchè, mi chiedo, nessuno si è azzardato di dare alla fiamme la casa dell’investitore fiorentino?

Impossibile quindi non fermarsi un attimo per chiedersi quale debba essere il ruolo di chi fa informazione e rispondersi che, essendo quello un ruolo centrale nella vita di tutti i giorni e di tutte le persone nella nostra moderna società “pilotata” e “agitata” e suscettibile dai media, ci vorrebbe un minimo di attenzione in più, di consapevolezza della grande responsabilità che ha un giornalista nei confronti della comunità. Sarebbe bastato evitare di sbandierare ai quattro venti l’identità nomade di quel giovane che comunque pagherà per ciò che ha fatto, ma ciò che ha fatto, per il fatto di essere rom, non lo fa peggiore del fiorentino arrestato ieri per lo stesso reato!

Così come pure dovrebbe essere lo Stato più consapevole di una situazione arrivata da molto tempo ormai a forzare la soglia di tolleranza! Gli zingari sono oggettivamente insopportabili e la cosa che più (a mio parere almeno) li rende sgraditi è quella deroga a tutte le leggi della convivenza e della cittadinanza per cui tutti siamo chiamati a fare qualcosa per la comunità: viene da chiedersi come sia possibile che le istituzioni non solo tollerino comunità così chiuse come quelle rom, ma pure le sostengano economicamente senza manco aspettarsi che qualcuno di loro la mattina si alzi e invece di andare a rompere i coglioni alla gente a fare l’elemosina, si rimbocchi le maniche e vada a cercarsi un lavoro!

Questa non può essere la via per l’integrazione!
Non ci si può stupire se poi qualcuno perde la testa e la pazienza e si fa giustizia da solo!

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Comments
One Response to “Zingari: quando la pazienza viene confusa con la tolleranza.”
  1. Daniel ha detto:

    Non sono d’accordo con te solo su due questioni, la prima, il fatto che gli zingari rapiscano i figli della gente è un luogo comune, non c’è mai stato un solo bambino rapito dagli zingari, la seconda ci sono zone d’Italia dove gli zingari sono presente dal 1300 e che grazie ad amministrazioni comunali di destra in cerca di voti si sono stanziate fermamente in case popolari, che lasciano sfitte per risiedere in grandi ville, ti parlo di Pescara, la città dove vivo, con il più alto numero di rom in proporzione alla popolazione, ultima precisazione, rom è un etnia di zingari, come lo sono i sinti, non è sinonimo quindi di zingaro, per il resto come poterti dare torto?

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