Se Sparta piange, Atene non ride.

Della serie: se Casini vuole un grande centro e mette in difficoltà la CdL, non credo che il centrosinstra abbia molto di che gioire, dal momento che se il progetto andasse davvero in porto parte dei moderati ex-dc alla Mastella abbandonerebbero con piacere la galera Unionista, liberandosi dei carnefici veterocomunisti. I sogni di gloria di una restaurazione della balena bianca, seppure di dimensioni un po’ ridotte, sta in testa a molti politici nostrani e porsi come terza via rispetto a destra e sinistra significa portare via voti agli uni e agli altri. Per fortuna, questo è solo uno scenario; l’altro infatti è che una simile idea venga definitivamente sotterrata dalla gente, che obiettivamente sembra più contenta di poter avere meno alternative possibili in cui perdersi…e un grande centro sarebbe senza dubbio quel caos dove tutto e il contrario di tutto troverebbero alloggio, indisponendo chi, di contro, chiede chiarezza e determinazione.

Ovviamente non si parla dei prossimi giorni, ma una volta conclusasi questa esperienza sinistra di governo, dubito avremo ancora a che fare con coalizioni così allargate e alle prossime elezioni, quand’esse saranno non ha alcuna rilevanza, si delineeranno meglio le posizioni e un Casini che facesse da centro gravitazionale per i democristiani risulterebbe scomodo sia a destra che a sinistra.

A parte sollecitare la costruzione dei due grandi partiti, Democratico e Popolare, che sono in cantiere già da troppo tempo ormai per essere effettivamente credibili, non resta che stare alla finestra e vedere chi alla fine vincerà questo braccio di ferro: la CdL, come si era impegnato lo stesso Pierferdi a dire subito dopo il voto dell’anno scorso, è un’entità monca e comunque non più uguale a se stessa. E’ urgente, prima ancora che necessario, trovare la strada politica più premiante prima che sia troppo tardi! Casini ormai, dopo averlo voluto e cercato, ha consumato uno strappo definitivo con gli ex alleati: a suo svantaggio, più che per Fi, An e Lega. Essersi voluto distinguere a tutti i costi gli impedisce ripensamenti indolori: è ovvio che se tornasse indietro sarebbe solo per interesse…tanto quanto la scelta di scostarsi da Berlusconi e Fini.
L’errore di fondo, credo, è stato comunque uno soltanto: la presunzione.
Massì…diciamola tutta: Casini si è sopravvalutato. Ma dal 5% l’UDC non si muove e neppure con tutta la buona volontà di questo mondo e di altri possibili sodali riuscirebbe ad imporsi come forza trainante per un movimento in grado di affrontare Forza Italia o i DS e proporsi al governo del Paese: gli mancano le basi e, ancor più importante, la base, intesa come elettorato.

Di fatto, già oggi i sondaggi lo vedono penalizzato e su possibili riposizionamenti futuri, le stesse interviste dimostrano quanto poco sarebbe seguito. In fondo, molte delle battaglie intraprese dall’UDC hanno trovato sponde ben più sostanziose ed autorevoli negli stessi partiti alleati da cui adesso Casini sta fuggendo. E si sa tutti, anche i bambini, che in 4 si è più forti che da soli; soprattutto se hai da vedertela con una sfilza di sigle dall’altra parte che non la pensano esattamente come te.

L’idea di un grande centro, per ora, sta stuzzicando i menagramo della sinistra e il loro drappello di giornalisti al seguito, contenti di poter mascherare le vicissitudini di un governo in caduta (non più libera, ma pur sempre in caduta) con le divisioni dell’opposizione.
Dimenticando una piccola cosa, anzi…due.
Sebbene ci sia ad oggi più d’un’unica opposizione, entrambe paiono lavorare per scalzare questo esecutivo, reputato da entrambe dannoso per il paese.
Secondo: Casini dovrebbe preoccupare di più i centristi dell’Unione, che prima o poi potrebbero anche stancarsi di star dietro e di cedere ai ricatti della sinistra più fondamentalista che riformista.

Visto? A volte funziona così: se Sparta piange…Atene non ride!

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Comments
2 Responses to “Se Sparta piange, Atene non ride.”
  1. ilpensatore ha detto:

    è uno scenario Filomeno.
    personalmente sono portato a pensare che tra i tre (Casini Berlusconi e Fini) a spuntarla potrebbe essere in realtà un terzo incomodo…tipo Formigoni.
    ci vuole una personalità forte e che già in passato abbia dimostrato di saper comprendere i tempi…e sinceramente, più che un inetto, Fini lo vedo in questo ruolo e semmai è attendista!

    l’unica cosa certa è che finchè c’è Berlusconi nessun’altro può sostituirlo, ma col cavaliere fuori dal campo, a quel tempo, la carica attrattiva verso la CdL sarà destinata a scemare…e Casini non mi sembra proprio il più amato dagli italiani!

  2. filomeno ha detto:

    secondo me, Casini mira al logoramento di Berlusconi. E se Prodi dura non è detto che sia una strategia perdente.

    Nonostante mosse impopolari e da “traditore” Casini ha il 5% e sotto il 4% non scende.

    Berlusconi invece ogni anno che passa è sempre meno presentabile (per via dell’età anagrafica e politica).

    Fini è un inetto e in uno scontro diretto alle elezioni Casini gli ruberebbe giusto quel 3-4% che gli servono per porsi come ago della bilancia con il PD in sostizione della Sinistra radicale o con la CdL senza Lega e sostegno di transfughi centristi dell'(ex)unione come Mastella

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