E’ fallito il metodo “rousseauiano” dell’educazione!

Vogliamo davvero risolvere il problema “bullismo” che affligge le nuove (e in parte le vecchie, visto che viene da lontano…) generazioni?
Allora cominciamo a chiamare le cose col loro nome, distribuendo ad ognuna di esse cause, effetti e responsabilità.
Ultimamente non passa giorno in cui non si abbia notizia di gravi casi di cronaca nera o rossa (nel senso hard del termine) i cui protagonisti non siano minori.
Siamo più abituati a sapere che sono gli adulti a molestare i più piccoli e per questo sobbalziamo dalla sedia quando sentiamo o leggiamo che invece sono bambini ad abusare di propri coetanei o, peggio, di ragazzini e ragazzine ancora più giovani.
Ovvio che ci si chieda: dove sta la ragione di questi comportamenti animaleschi? e come porvi rimedio?
Queste le domande più comuni da trovare nei nostri pensieri.
Ma nel mentre si fa finta di prender coscienza di un problema così imponente (perchè non si può dimenticare che i piccoli d’oggi saranno anche i grandi di domani) si persevera nell’errore più madornale che l’uomo potesse fare: arrendersi di fronte ad un giudizio sociale così sbagliato da far accapponare la pelle: “son ragazzi…”.
E che vuol dire? Son ragazzi, è vero, ma tutto deve essergli concesso? Tutto è in loro potere? Son ragazzi, va bene, ma per forza piangendo e frignando devono ottenere quel che vogliono ed esser viziati senza se e senza ma?
A questo punto, forse, prima di interrogarsi sul dono da fare a natale ai propri figli, sarebbe il caso di chiedersi se non sia meglio educarli e insegnargli a crescere e discernere ciò che è bene da ciò che male, cosa significhino parole come “Rispetto”, “Tolleranza”, “Amicizia”, “Solidarietà”, “Pietà” e tante altre ormai dimenticate, prima di lasciarlo in balia della società e della natura.
Perchè il riferimento a Rousseau?
Beh, perchè fu lui ad elaborare esattamente quel tipo di educazione filiare che va tanto a genio alle mamme ed ai papà d’oggi: lasciare che il bambino sviluppi autonomamente la propria natura.
Ah…quale più accomodante sistema poteva esserci per i genitori in carriera o dediti al tennis o patiti di pallone?
Basta uscire di casa al mattino e borbottare qualcosa come “fai il bravo, tesoro di papà” e tutto dovrebbe compiersi come per magia.
Pranzi e cene con gli occhi e le orecchie incollate alla tivù, dialoghi azzerati e la tavola più simile ad un trogolo che ad un momento d’incontro famigliare.
Al pomeriggio, o c’è la tata o ci sono cartoni (sciocchi e violenti) o la Playstation (altrettanto violenta, spesso…ma tanto ai bambini si compra tutto, purchè poi stiano buoni durante la giornata e soprattutto durante la partita); dopo cena, un film (anche di quelli adatti alla giovane età), qualunque genere esso sia e poi, a letto…ma con la tv in camera…senza però preoccuparsi di verificare se effettivamente il figlio dorme o capita su uno di quei canali oramai più pornografici che pubblicitari!
L’apoteosi del menefreghismo, insomma.
“Lasciamo in pace il fanciullo perchè lui lascerà in pace noi”.
“Faccia quel che vuole: bisogna fare tutte le esperienze per decidere poi quale proseguire”.
La libertà infantile elevata al cubo, manco si trattasse di ragazzi ormai maturi, già cresciuti e consapevoli delle responsabilità che hanno sulle spalle, dall’università al lavoro!
Poi succede che…a scuola, dove le maestre spesso e (pur)troppo volentieri sono ancora più menefreghiste dei genitori (tanto a loro che gli frega…mica son figli loro…e poi, diciamocelo sinceramente…son cresciuti così pure loro…) si compiono le peggio cose: atti vandalici, c’è l’avvio al fumo e all’alcol, turpiloquio (perchè magari lo sentono a casa ed essendo spugne, assorbono tutto i bambini), strafottenza con gli insegnanti… una specie di bengodi insomma, dove tutto è possibile perchè non vietato e nulla è vietato perchè non viene riconosciuta alcuna autorità a chi invece dovrebbe imporla.
Con gli amici si riesce a fare anche di più e peggio; si rischiano di frequentare cattive compagnie, si rischiano di fare incontri sgraditi e sgradevoli; c’è il rischio di venir trascinati in loschi affari e via di seguito.

Lo ammetto, ho fatto un quadro della situazione particolarmente desolante, ma è inquietante la solitudine in cui sono immersi i nostri giovani, i nostri cuccioli: soli in mezzo al mondo, soli nel confronto col mondo, soli contro il mondo.
Normale che poi si rifugino nelle droghe, che sentano il bisogno di imitare o stare coi bulletti più grandi per garantirsi tranquillità in classe e piacersi davanti alle ragazzine; che sentano il bisogno di riempire il tempo col cervello spendo, ma felici (?) davanti ad uno schermo con un joistick in mano.

Attenzione: non dico sia tutto male! Certamente ogni esperienza può esser vissuta in maniera radicalmente differente, ma se nessuno prima ci ha insegnato a discernere, come possiamo sperare di non incorrere in errore?
Sbagliando s’impara, sicuramente è così, ma a volte dagli errori che si compiono non si torna più indietro.
Ed ecco allora il ruolo del genitore.
Ho criticato tanto i miei, perchè ritenevo mi stessero troppo addosso, che dovessi chiedere troppi permessi, che fossero così ansiosi e mi costringessero a seguire e rispettare una certa forma nel fare le cose: ma oggi li ringrazio, perchè sono consapevole che mi hanno evitato gravi disastri personali…di quelli che tutti i giorni si sente o si legge grazie ai media che li amplificano.
Oggi più che mai, credo, c’è bisogno che mamma e papà siano per i figli un punto di riferimento.
Tutti siamo un po’ribelli; a nessuno piacciono troppe regole, ma pur lonttando con tutte le nostre forze contro di esse, inizialmente, col tempo non si può far altro che apprezzarle.

Qui non sto mica intendendo le scudisciate o le bacchettate sulle mani; ma almeno lo star vicini, imporsi anche alle volte, ascoltare e saper consigliare, creare un rapporto non di amicizia, perchè i ruoli vanno pur sempre rispettati, ma quanto meno di confidenza si tra padre e figlio o mamma e figlia.
La solitudine sta ammazzando i nostri giovani…e molto probabilmente questa è una sofferenza che arriva dal passato, da quando via via si è andata sviluppando questa concezione libertaria e nichilista della vita: peccato sia poi sfociata nei disordini sociali e di costume del 68 e che oggi travolga le nuove generazioni, portate a riempire i loro vuoti interiori con droghe, alcol, e bischerate varie, fin quando poi la vita non è interamente rovinata o nel fisico o nello spirito (perchè magari si finisce dietro le sbarre).
Quante lacrime di coccodrillo poi.

Oggi il politically correct si abbatte su ogni cosa, per questo poi non si riconoscono più i veri pericoli.
Chiamiamo “bullismo” quel che invece sarebbe meglio chiamare “cattiveria”, “infamia”, “vigliaccheria”, “violenza”.
Cosa possiamo aspettarci d’altro?

Non si può più aspettare, anche perchè sappiamo tutti quali siano le cause e quali gli effetti: la mancanza di autorità, la mancanza di coraggio nel dire qualche volta un bel “NO”, la mancanza di voglia di prendersi responsabilità, la demolizione costante della nostra cultura; a cosa possono portare se non all’incapacità di vedere la realtà, di sviluppare una coscienza sociale mansueta, solidale, amichevole? a cosa possono portare se non al considerare, come fa la “massa”, soldi e potere gli unici valori in cui credere e riconoscersi?

E in tutto questo anche gli insegnanti hanno un ruolo preciso: sono baluardi educativi anche loro…ma finchè non prenderanno coscienza di questa loro missione, finiremo sempre più spesso col vederli inermi di fronte alle sopraffazioni di un gruppo di violenti contro un indifeso compagno di classe.

Voglio concludere con le stesse parole usate nell’Appello all’Educazione: “E’ una questione di cui devono essere tutti consapevoli, tutti quelli che hanno a cuore il bene del nostro popolo. Perchè ne va del nostro futuro”.

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Comments
19 Responses to “E’ fallito il metodo “rousseauiano” dell’educazione!”
  1. MariaNicola Buonocore ha detto:

    Quale preparazione ha su Rousseau? Se i giovani d’ oggi si comportano cosi è proprio perché non vengono perseguiti gli ideali Rousseaiani: uno fra tutti, la presenza facilitamte dell’ adulto. L’ educatore deve essere necessariamente presente nel processo formativo dell’ infante: è proprio per questo motivo che l’ educando viene allontanato dalla società, da quegli strumenti di corruzione che oggi sono la TV, i cellulari di ultima generazione, etc…
    Il bambino descritto da Rousseau non è senza regole, anzi. Il ginevrino affermava che il bambino andasse forgiato sin dai primi mesi di vita: doveva capire che per natura egli ha BISOGNO dell’ educatore per sopravvivere e dunque non può essere a lui superiore.

    Non so cosa lei abbia letto o sentito dire su Rousseau, ma tutto ciò che ha scritto cozza inevitabilmente con la pedagogia espressa dal filosofo svizzero. Ciò che afferma sull’ educazione Rousseauiana è fuorviante. Le consiglio di (ri)leggere “l’ Emilio”, per avere un quadro più completo.

    Per quanto riguarda le cause della cattiva educazione che oggi si persegue, le consiglio di leggere alcuni saggi contemporanei del sociologo Bauman.

    Non intendo sminuire la sua analisi sociologica sulle cause della decadenza educativa, perché sono molto d’ accordo con quanto riportato, ma non esserlo su quanto ha riportato di e su Rousseau.

    Saluti.

  2. Salo ha detto:

    Bobo hai pienamente ragione. Rousseau stesso, nella parte centrale delle sue “Confessioni” racconta di aver affidato i figli all’orfanotrofio e spiega anche di averlo fatto per due suggestioni ed un motivo pratico: la “Repubblica” di Platone; il mito di Sparta, polis di cittadini virtuosi; e la convinzione che non sarebbe stato in grado di educare, cioè di applicare le sue stesse teorie pedagogiche.
    Siccome nel post si parlava delle suddette teorie dell’educazione, io ho difeso quelle. L’abbandono dei suoi propri figli reali poi, beh quello è un altro discorso. Biasimevole, ma un altro discorso.
    Saluti

  3. ilpensatore ha detto:

    Bobo, come spesso succede, si predica bene e si razzola male. Della serie (oddio, non inorridire…) Berlusconi fa la tv ma non la faceva guardare ai suoi figli… 😉 .

    Vincenzo, come darti torto?! purtroppo oggi siamo impotenti davanti a dei bulletti che puzzano ancora di latte e si sentono dominatori… certo, finchè i genitori accondisceranno a tutte le loro richieste!!!
    mia mamma ora che sono un po’più cresciutello mi ha spiegato alcune cose che proprio non capivo quand’ero piccolo e mi ha detto: a volte bisogna dire NO per educare a saper rinunciare ed obbedire…
    …oggi la ringrazio di questo…

    Gianluca, non metto in dubbio che sia difficile fare l’educatore e sicuramente è necessario trovare il giusto equilibrio tra i diversi stili educativi, ma quello a cui sicuramente rinuncerei è l’ultimo: paradossalmente lo trovo il più deleterio: quando un genitore sta sullo stesso piano del figlio…può andar bene perchè il figlio ha imparato cosa significa “rispetto”, ma può andar male e vedere il figlio che se ne approfitta: i miei genitori con me hanno sempre dato prova di grande apertura, ma se volevo confidarmi per cose da ragazzi…chiamavo un mio amico; a mia mamma e mio papà chiedevo il permesso…

  4. Gianluca ha detto:

    In realtà fare l’educatore non è così semplice. Te lo dico da genitore. Io ho sentito parlare di 3 stili educativi.
    Nel primo stile prevale il genitore sul figlio, il genitore controlla-comanda il figlio, un po’ quello che proponi tu. Il secondo stile prevale il figlio sul genitore, il genitore non comanda, lo ascolta, ma rischia di fargli fare quello che vuole. Nel terzo stile il genitore e il figlio stanno sullo stesso piano, il genitore e il figlio sono amici, c’è quindi maggior comunicazione, ma manca il ruolo di guida.
    Come vede ogni stile ha il suo pro e contro e, in realtà la soluzione ideale sta nell’adozione di un mix dei tre stili, in basa alla situazione.
    Scusa per la semplificazione.

    Gianluca

  5. vfiore ha detto:

    sono d’accordo con te, rousseau o no. in ogni caso ho sempre preferito i fari del pensiero americano ai lumi francesi, che abbiamo visto che bella riuscita hanno fatto.

    a chiosa del tuo post, aggiungo che anche chi era ragazzo 20 o 30 anni fa faceva delle porcate. ma ci sono delle differenze:
    a) c’era un insieme di timore e di rispetto dell’autorita’ che induceva una moralita’ di fondo (forse imposta, ma c’era);
    b) questo timore e/o rispetto poteva essere imposto grazie a del potere contrattuale. una parte di quel potere lo aveva la scuola. ora non piu’, perche’ esami di riparazione non se ne fanno da un pezzo, le bocciature sono solo teoriche, e le famiglie sono senza se e senza ma dalla parte dei loro rampolli.
    c) un’altra parte di quel potere lo aveva la famiglia, ma lo ha abdicato sia abbandonando spesso i figli a terzi o a se stessi, sia dando loro tutto e togliendogli cosi’ il desiderio e la speranza. com’e’ che io che sono adulto e autonomo e guadagno discretamente, prima di comprare scooter e videofonini ci devo pensare tre volte, e davanti alle scuole sembra una concessionaria di moto e auto associata alla succursale di 3 ?

    saluti – vincenzo

  6. Bobo ha detto:

    nn avevo messo il sito… 😉
    su Rosseau: “Nel 1747 muore Isaac Rousseau, dal quale eredita una esigua somma. Nasce, da Thérèse Lavasseur, il suo primogenito che verrà presto abbandonato all’orfanotrofio. Eguale sorte verrà riservata ai successivi quattro figli”… Dal sito filosofia.it…

  7. Bobo ha detto:

    Complimenti!Direi che il quadro che hai fatto, pur desolante, è esatto! p.s. è la prima volta che passo di qua, ma il tuo sito è proprio carino!
    p.s x Salo:
    “Rousseau quindi non avrebbe mai lasciato solo il fanciullo in balia della società, perchè essa ne avrebbe soffocato le virtù e gli avrebbe insegnato i peggiori vizi ” Scusa ma non era proprio lui che ha abbandonato i suoi figli piccoli in orfanotrofio perchè credeva che così avrebbero avuto un’ educazione migliore? vado a memoria…

  8. Salo ha detto:

    Grazie ancora per i complimenti.
    E grazie per il link: è un onore visto che il tuo sito è certo più bello e più curato del mio.

  9. ilpensatore ha detto:

    ah, Salo…complimenti ancora sia per l’articolo su Magna Charta, che per la tua passione per la filosofia e il pensiero antico…

  10. ilpensatore ha detto:

    grazie Salo, ora mi è tutto molto più chiaro e forse, credo nonostante tutto di poter correggere la forma del concetto ma non la sostanza: stare dietro alla crescita di un figlio, pur senza parteciparvi troppo, richiede che il genitore sia vigile…cosa che oggi invece non è.
    ma a me, nonostante la bontà che in parte sta in questa filosofia educativa, rimane la preoccupazione per il fatto che invece, a mio parere, una certa qual ingerenza da parte dei famigliari sia necessaria, pena una vita senza punti di riferimento per il bimbo, che poi cresce e diventa adulto pensando di non dover chiedere aiuto a nessuno e finendo poi però per ritrovarsi solo…

    forse son troppo bacchettone io…

  11. Salo ha detto:

    ops ho letto solo ora il tuo commento sul mio sito…grazie!
    A presto

  12. Salo ha detto:

    Ah, ho visto che hai il banner della Fondazione Magna Carta. Se ti interessa il suo sito ha appena pubblicato un mio articolo dal titolo “Un Occidente. Due pericoli.”

  13. Salo ha detto:

    Diciamo che bisogna anche inquadrare e contestualizzare: la società in cui viveva Rousseau era quella ingessata e oppressiva dell’Ancent Regime. Quindi certo le teorie di Rousseau, non solo quella sull’educazione, andavano verso un’emancipazione, ma senza esagerare (credici, te lo dice un conservatore come me).
    Per usare una metafora, se ci sono due estremi pedagogici, quello di chi fa muovere i primi passi al bambino tenendolo per mano e guidandolo, e quello di chi al contrario lo lascia totalmente abbandonato a se stesso, Rousseau si pone in mezzo: egli suggerisce di lasciar camminare il bimbo seguendolo però a breve distanza, pronti ad intervenire nel caso sbagliasse.
    Inoltre Rousseau è attentissimo agli influssi negativi che la società può portare al bambino, che per questo va seguito costantemente ed incoraggiato a far emergere la sua umanità naturale, pura, con tutti suoi sentimenti.
    Rousseau quindi non avrebbe mai lasciato solo il fanciullo in balia della società, perchè essa ne avrebbe soffocato le virtù e gli avrebbe insegnato i peggiori vizi (come quelli a cui purtroppo siamo costretti ad assistere oggi).
    Scusa se mi sono dilungato. Ciao

  14. ilpensatore ha detto:

    Chiedo venia Salo,
    soprattutto perchè ammetto di essermi limitato ai ricordi degli studi liceali.
    di sicuro però, credo potrai convenire con me, che ad oggi si sia in presenza di una distorsione di molte idee e ideologie; tutte o quasi portate nei loro termini negativi.
    il fatto è che, in sostanza, pur prevedendo la figura dei genitori quali guide per i figli, mi par di ricordare che l’idea di fondo sia comunque quella che a crescere e svilupparsi siano i figli stessi, in piena libertà…

    detto questo sarebbe interessante saperne di più, quindi, ti invito, da “esperto” conoscitore di Rousseau quale sei, di “educarmi” alla comprensione del suddetto filosofo… (oh, non è ironico eh…)

  15. Salo ha detto:

    Caro Pensatore, io e te siamo solitamente concordi su ciò che scrivi. Infatti anche questa volta hai visto giuso e condivido sia la tua analisi sia le tue accuse ai genitori menefreghisti di oggi.
    Tuttavia non posso non difendere il mio filosofo preferito! J. J. Rousseau era ed è tuttora uno dei grandi ideologi dell’educazione. Io credo che tu abbia spiegato il suo pensiero in modo affrettato e semplicistico. Mi dispiace dirtelo, perchè ti stimo moltissimo, ma è così.
    Tanto per fare un esempio, il suo “Emilio” presenta un intero e fondamentale capitolo sull’importanza della figura paterna: Rousseau sottolinea in particolare che questa figura deve assolutamente essere costantemente presente e sempre vigilante! Tutto il contrario di ciò che, come hai rilevato tu, fanno i genitori superimpegnati e supernarcisisti di oggi.
    Insomma: hai ragione su tutto, ma lascia stare il povero Rousseau!

  16. ilpensatore ha detto:

    Ahinoi le cose vanno davvero sempre peggiorando…speriamo in un rinsavimento generale, ma certo non potrà avvenire per magia…

  17. Andrea ha detto:

    ciao marco,
    …condivido quello che hai detto…forse la situazione atuale è proprio dovuta alla crisi della famiglia come istituzione sociale ed al fatto che i ragazzi hanno la pancia troppo piena, nessuna voglia di fare fatica, di guadagnarsi “il pane” col sudore e spesso le delusioni…non c’è più fame…e la tv, credo, tanto o poco contribuisce a spacciare come vincente un modello vuoto, di plastica…anche se ora non voglio fare il bacchettone moralista che se la prende con la tv! eheh…

  18. ilpensatore ha detto:

    esatto Monica…
    è inutile prendersela solo con le nuove generazioni: cominciamo dalle precedenti…e mettiamole di fronte alle loro responsabilità.
    la mancanza di giudizio nei miei coetanei è davvero preoccupante; sembrano non avere il senso di ciò che fanno, convinti che un consiglio sia un rompimento di palle e sicuri invece di poter sempre rimediare agli eventuali errori che compiranno.

    mia mamma è una maestra elementare e mi racconta sempre di cose assurde, di cui però, lei, si accorge, mentre altri suoi colleghi se ne strafottono.
    mi dice sempre che fare l’insegnante (soprattutto ai bambini piccoli) è più una missione che un lavoro: lei è consapevole del ruolo di educatrice…ma ormai in troppi lo hanno perso di vista.

  19. monica ha detto:

    Caro Marco,
    prima di accusare i giovani criminali, forse si dovrebbero ricercare le vere cause che solitamente determinano simili situazioni: la famiglia e la scuola.
    Se questi due elementi formativi sono deviati è fuori dubbio che l’imprinting non sarà salutare.
    Nei peggiori casi la società avrà un delinquente in più…

    Nulla giustifica un genitore lassista, permissivo o comprensivo in eccesso, come nulla giustifica la superficialità della maggior parte degli educatori (sui quali anche lo Stato deve rispondere).
    Facile dunque concentrare le accuse su quei vigliacchi, difficile far sì che ognuno si assuma le proprie responsabilità evitando ai più deboli di scontare gli errori di altri.

    Ciao

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