Prodi, l’amico di Ahmadinejad.

Perchè mai dovremmo trattare con l’Iran?
Il suo presidente non fa altro che minacciare e sproloquiare contro Israele; poi però, come a volrci far fessi, reprime la sua ira e tende le mani un po’a tutti.
Ovviamente, la mamma degli imbecilli è sempre incinta, perciò qualcuno che quella mano la stringe si trova sempre: da Bush a Prodi cambia poco.
Anche se cambia! Mentre il presidente americano sa comunque perfettamente che Gerusalemme è l’interesse primario da difendere in Medio Oriente, per Prodi il punto di vista si sposta: è la paura, è l’accondiscendenza verso la causa islamica che contraddistingue la nuova politica estera del governo italiano.
Si parla con Hezbollah, con Ahmadinejad, manca solo che vadano a parlare con Bin Laden, ma il punto fermo è: sposare le parti di Palestina e Libano; Israele è sempre il carnefice, mai la vittima.
La scelta di d’Alema agli esteri in fondo, significava giusto questo…dare questo indirizzo alla politica internazionale dell’Italia.
Oggi, perciò, ci ritroviamo con annunci (ovviamente falsi) di un repentino ritiro dall’Iraq, la volontà di scappare dall’Afghanistan, le truppe in Libano per difendere il Partito di Dio dai raid israeliani, la proposta di Rifondazione di mandare i nostri soldati a difendere pure Hamas e un canale privilegiato con l’Iran, che imperterrito prosegue mandando avanti di pari passo la costituzione di un armamento nucleare e il desiderio mai celato, anzi, di cancellare Israele dalla faccia della Terra.

Ora, cosa dobbiamo aspettare ancora per mettere fine a queste inutili trattative con un nemico che senza troppa fatica ci indica come il male da combattere?
Perchè permettergli pure di giocare e farsi beffe della nostra cultura portata più al dialogo che all’offesa?
Il gioco del presidente iraniano è palese: fingere di voler trattare, ma solo per guadagnare tempo per i suoi particolarissimi interessi.
Così come è stato con Hezbollah in Libano, che quotidianamente riceve rifornimenti di armi, ma nel silenzio più totale della comunità europea; la quale anzi, fa mettere in allerta pure le contraeree e rimprovera Israele se, dal momento che nessuno lo fa, sente il bosogno di difendersi da sola.

Allora, se dialogare significa questo, se ne può pure fare a meno.
L’unica possibiltà di una collaborazione concreta potrebbe venire solo se l’Iran rinunciasse del tutto ai suoi propositi bellicosi.
Ma naturalmente non succederà niente di tutto ciò.
Non stupisce a questo punto il perchè Ahmadinejad abbia scelto proprio Prodi e il suo governo come interlocutore fidato: sa che oggi per l’Italia Israele è solo la causa dei problemi mediorientali e che va quindi tenuto a freno.
Meglio di così non gli poteva certo andare.

Aspettiamo sempre meno fiduciosi il futuro che verrà.

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Comments
2 Responses to “Prodi, l’amico di Ahmadinejad.”
  1. ilpensatore ha detto:

    No, Rovati ormai l’ha abbandonato…povero cucciolo…
    ma è fatto così il Prof…quando non gli serve più qualcosa…la butta via; vedi Alfa Romeo, vedi Telecom, vedi gli spiriti che lo aiutarono a depistare le autorità sul caso Moro e vedi, infine, il povero Rovati…

  2. monica ha detto:

    Dici bene: “Non stupisce a questo punto il perchè Ahmadinejad abbia scelto proprio Prodi…”

    Secondo me il dubbio non è venuto neppure al diretto interessato!
    Che, al contrario, magnificherà la sua persuasione e capacità politica.
    Magari chiederà aiuto a Rovati…

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