Come si combatte la prostituzione.

Innanzitutto bisogna dire cosa s’intende per prostituzione.
Se si pensa a questo fenomeno come libero sfruttamento del proprio corpo, ovviamente si può far poco; si può persino proporre la creazione di case chiuse o di quartieri a luci rosse.
Se invece si vede nella prostituzione il perverso atto di vendita del proprio corpo, spesso non voluto, allora si devono cercare e trovare altre soluzioni, che per prima cosa abbiano come impegno necessario quello di limitare al massimo chi sfrutta queste donne (il più delle volte schiave), ovvero gli avventori del marciapiede di sera.
Non pretendo d’esser profondo, perchè di profondo non c’è niente quando si parla di queste cose, ma voglio essere il più realista e sfacciato possibile: se davvero la prostituzione è un problema, allora lo si può cominciare a combattere impedendo a chi lo foraggia, a chi vi investe di continuare a farlo.
Sappiamo tutti quali sono le zone delle nostre città in qui passate le dieci (p.m.) v’è un affollamento di macchine ferme ai lati delle strade (che tra l’altro, oltre che a bloccare il treffico fanno pure rischiare parecchi incidenti con le loro brusche frenate o i loro parcheggi in doppia fila); perchè allora non dare efficacia a quella legge che punisce chi sfrutta, appunto, la prostituzione? perchè la polizia e i carabinieri (in poche parole, lo Stato) è assente da queste aree?
A volte mi viene da pensare ci sia una sorta di collusione o quantomeno, ma questo è peggio, di indifferenza.
Eppure i cittadini assediati da prostitute e sessuomani non lesinano proteste.
Dunque la domanda è una sola: davvero “liberalizzare”, “legalizzare” questa pratica eviterà che persista questo mercato di schiave costrette a concedersi per denaro a perfetti sconosciuti? Vogliamo davvero quartieri a luci rosse nelle nostre città dove sempre con qualche euro, magari anche tanti, ci si può comprare le prestazioni sessuali di una donna?
La cosa che più mi spiace è sentire alcune parlamentari, alcune donne, che la prostituzione si combatterebbe creando, appunto, luoghi di piacere dove canalizzare le ragazze che dal marciapiede si ritroverebbero in una casa, ma facendo pur sempre la stessa cosa…deleteria…!
Dove sarebbero le pari opportunità? dove il rispetto della donna? dove il rispetto del corpo?

Far passare la voglia a questi uomini insoddisfatti potrebbe invece essere il primo punto per una lotta davvero efficace contro questo fenomeno, che crescendo mette in schiavitù sempre più persone.
Bisogna decidere cosa si vuole? mettere al sicuro il cliente (ma anche la meretrice) dalle malattie a trasmissione sessuale; o dare un taglio allo sfruttamento e ad una pratica incivile quale è quella di mettere in vendita il proprio corpo?
Non si vorrà mica speculare su questo per guadagnare qualche soldo allargando la base imponibile?

Il mercato della prostituzione è, come quello della droga, una delle risorse più prosperose per la criminalità organizzata.
Il fatto è: è meglio che, nonostante ci sia qualcosa di deleterio nel prostituirsi (come nel drogarsi), che lo Stato ci faccia un lucro; o è meglio tagliare i fondi anche alla malavita cercando di evitare che ci siano persone pronte a pagare per fare del sesso?
Forse lo Stato ci perde una vagonata di denari, ma almeno avremo perseguito una via che può solo migliorare la vita di tantissime ragazze, che altrimenti, in un modo o nell’altro, rimarrebbero comunque sotto lo schiaffo di qualche magnaccio!

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Comments
4 Responses to “Come si combatte la prostituzione.”
  1. ilpensatore ha detto:

    non c’è dubbio Paolo…non bisogna lanciare fatwe contro la generalità, ma per essere prostitute bisogna pure avere qualcuno che ti compra…ergo, mi viene naturale pensare che se proprio vogliamo acchiappare gli aguzzini, sarebbe anche giusto cercare di arginare il fenomeno partendo da chi lo mantiene: niente clienti, niente prostitue…

    credo…

  2. Paolo ha detto:

    Negare che ci sia un problema di ordine pubblico (soprattutto per il mancato perseguimento degli schiavisti/trafficanti) sarebbe stupido. Il fatto è che non si è fatto quel che si deve perché chissà dove finiscono tutti i milioni di euro di questo business……
    Detto ciò concordo con Monica, e soprattutto sono in totale disaccordo con la linea amato/donbenziana della criminalizzazione (della prostituzione, e dei clienti, con la tipica retorica antimaschile, che tanto danno fa da un punto di vista educativo, e vitale). Ci sono giovani ragazzi che si sono impiccati per certe campagne moralistiche….
    Paolo

  3. ilpensatore ha detto:

    Va bene, Monica, possiamo pure distinguere droghe e prostituzione, ma la sostanza cambia poco: bisogna punire chi permette l’ingigantimento del fenomeno!

    comunque, grazie per i complimenti…

  4. monica ha detto:

    Ciò che deve essere combattuto è lo sfruttamento.
    Per il resto, uno Stato ha il dovere di contrastare i reati per l’impatto sociale che essi hanno.
    La prostituzione esercitata per libera scelta, senza costrizione e sfruttamento non ha lo stesso impatto negativo che ha l’uso e la dipendenza delle droghe.

    In questo caso entrano in gioco dei valori etici il cui soddisfacimento non è necessariamente compito dello Stato…

    Ciao Marco

    ps. Complimenti per il post precedente! Ho letto tutti i commenti, molto interessante la questione…

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