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Piazza Navona, due giorni dopo.

Una persona che si dedica da così tanto tempo alla politica e si propone come “uomo della svolta” per il futuro del Paese, non può commettere errori manco fosse il primo arrivato.
Veltroni invece ha peccato di ingenuità, se gli vogliamo bene; altrimenti dovremmo dire che ha peccato in presuntuosità, pensando di avere la forza necessaria a domare il Tonino che ben poteva aspettarsi.

Alzi la mano chi, sentendo prima delle elezioni, dell’apparentamento del PD con l’Italia dei Valori di Di Pietro non ha sgranato gli occhi pensando a quella come ad una pura e semplice operazione buona per le urne, ma deleteria per il dopo-voto.
O davvero Veltroni voleva farci credere che con Di Pietro c’erano veri interessi programmatici comuni?

Andiamo: l’unico motivo per cui Walter ha scelto Antonio è stato solo per trattenere i consensi che altrimenti gli sarebbero sfuggiti di mano, usando perciò l’IdV come diga al flusso di voti che poteva scivolare di nuovo verso le sinistre più antagoniste, dopo che tanto si era speso per convincere gli italiani della necessità di un “voto utile”.
Al resto, ci avrebbe pensato Tonino; avrebbe raccolto lui gli elettori antiberlusconiani (che sono più duri a morire dei comunisti a quanto pare).

Che oggi, quindi, Walter si stupisca e caschi dalle nuvole per essersi tirato la zappa sui piedi imbarcando Di Pietro e riportando in auge l’antagonismo di cui gli italiani felicemente si erano sbarazzati è il segno più tangibile della sua pochezza politica.
Ovvero: non ha capacità di immaginazione per il futuro. E quello che immagina lo “canna” di brutto.

Certo, per ora non si può fare a meno di Veltroni, che almeno sta provando a tenere il PD unito, ma è molto poco probabile che sia lui a poter rappresentare il vero nuovo futuro per l’Italia.

Chissà comunque che non abbia imparato la lezione.

Speriamo…

Per chi già era sufficientemente convinto che a sinistra nessuno avesse davvero analizzato la sconfitta elettorale dello scorso aprile, il discorso di Veltroni non apparirà certo una novità, anzi…semmai sarà da intendersi come una conferma di quanto sospettato finora.
Ma a questo punto, dovrebbe esser chiaro anche a chi l’aveva semplicemente intuito che il PD e l’opposizione in generale è decisamente distante dal paese reale, a cui da troppo tempo ha preferito un paese irreale cui dedicare tutte le proprie attenzioni. Ovviamente sbagliando.
La chiamata alle armi del leader democratico per questo autunno è un po’ come l’apposizione in calce della firma al testamento del progetto politico del partito che doveva raccoglie le anime margheritine e diessine, ma che ha finito per essere l’ennesimo cartellino elettorale, troppo simile a quelli che si trovano in periodi di saldi appesi ai capi che fino al giorno prima costavano qualcosa in meno e che per renderli più invitanti li hanno scontati dopo aver aumentato il prezzo. Una fregatura insomma.
Non serve nemmeno ripercorrere le tappe fondamentali e fallimentari del PD e di Veltroni, delle sue finte alleanze, per arrivare all’ottuso inseguimento dell’antiberlusconismo rispolverato da Di Pietro.
E’ tutto già abbastanza evidente.
Alla luce degli ultimi sondaggi legati ai provvedimenti licenziati dal governo non ci sono molte interpretazioni sul modo in cui l’elettorato sta valutando la maggioranza.

Perchè parlo di suicidio politico?
Beh, perchè Veltroni e compagni hanno buttato, come già facevano un tempo, il dibattito politico sul piano dello scontro personale contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, disinteressandosi di tutto il resto.
E come al solito la risposta in termini di fiducia e consenso smentisce le Cassandre del progressismo.
Quello che a sinistra non capiscono è che ormai la gente ha preso a cuore ben altre vicende, che non sono quelle del privato cittadino Berlusconi (verso cui pure in tanti a questo punto sospettano un accanimento giudiziario).
La maggioranza degli italiani non valuta i fatti come fanno Di Pietro o Travaglio o Grillo o chi per loro, sempre dal punto di vista dell’antiberlusconismo, ma vanno al sodo delle questioni, cercando di capire se e quanto convengano a loro stessi e al Paese.
Ma mentre le intellighentie “progressiste” ancora si affidano alle letture sbagliate della realtà delle loro amate Sibille, la gente apprezza l’azione decisa e decisionista del governo.

Parlo di suicidio, proprio per questo: annunciare una manifestazione contro l’esecutivo che oggi può vantare un consenso quasi plebiscitario e trasversale mette praticamente fuorigioco l’intera dirigenza politica del PD che corre il serio rischio d’esser ritenuta a giusta ragione lontanissima dalla realtà.

Intanto però il governo approva in 9 minuti un piano di finanza che nei prossimi tre anni potrebbe cambiare il voto del Paese.
Copio/incollo da Kagliostro: questi i punti fondamentali.

ROBIN TAX. L’imponibile Ires torna al 33% dal 27%. Verranno colpite banche, assicurazioni e compagnie petrolifere.
CARO-PETROLIO. Il meccanismo di sterilizzazione dell’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo dei carburanti, previsto dalla scorsa Finanziaria, sarà automatico e non più discrezionale. La diminuzione delle accise sia sempre adottata quando il prezzo internazionale del greggio aumenta in misura pari o superiore, nella media trimestrale, a due punti percentuali rispetto al valore indicato del Dpef, che sarà in via esclusiva quello di riferimento.
PESCA E AGRICOLTURA. In arrivo una proroga al 31 dicembre prossimo per l’aliquota Iva agevolata, al 5%, sul gasolio per agricoltura e pesca.
PIANO CASA. Verranno agevolate nell’acquisto della prima casa giovani coppie a basso reddito, particolari categorie sociali, ed anche gli immigrati regolari. È ancora da decidere se potranno rientrarvi anche le famiglie monoreddito, al di sotto di una certa soglia.
CUMULO PENSIONE-LAVORO. Sarà interamente cumulabile il reddito da pensione - di vecchiaia, anzianità, invalidità - con quello da lavoro dipendente ed autonomo. Misura che sarà applicata anche nei confronti dei trattamenti pensionistici liquidati in precedenza.
CARD ANZIANI. Per i pensionati al minimo, in arrivo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
MENO CARTA NELLA P.A.. Dal primo gennaio 2009 le amministrazioni pubbliche ridurranno del 50%, rispetto a quelle del 2007, le spese per la stampa delle relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi e regolamenti e distribuita o inviata ad altre amministrazioni. Confermato l’addio della Gazzetta Ufficiale stampata a partire dal primo gennaio 2009.
SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Si avvia la loro liberalizzazione, attraverso l’affidamento della loro gestione a società di capitali individuate mediante gare pubbliche o a società a partecipazione mista pubblica e privata, nella quale il socio privato detenga una quota non inferiore al 30% a condizione che quest’ultimo sia selezionato attraverso procedure pubbliche.
LOTTA AI “FANNULLONI”. Tempi duri in arrivo per gli statali fannulloni. Previsti controlli più stringenti (si parla di un allungamento della fascia oraria per le visite di controllo) e anche tagli alla busta paga per i «finti malati». Fare finta di stare male per non andare al lavoro avrà un costo carissimo: il reato diventa quello di truffa aggravata.
RICETTE ON-LINE. Certificati e ricette del medico di famiglia verranno trasmessi su Internet.
SCUOLA, ARRIVA L’E-BOOK. Dal prossimo anno sarà possibile scaricare i libri di testo scolastici da Internet. I libri saranno prodotti a stampa e on line ed è ancora allo studio se imporre al collegio dei docenti di adottare esclusivamente libri utilizzabili nelle due versioni sin da subito o rinviare l’obbligo sino all’anno scolastico 2011-2012.
UNIVERSITÀ. Le Università pubbliche e quelle legalmente riconosciute potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
TRASFERIMENTI IN CONTANTE. Previsto il ritorno della soglia massima dei 12.500 euro per i trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili.
CARTA D’IDENTITÀ. La sua durata passa da 5 a 10 anni.
IMPRESA IN UN GIORNO. Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche, sarà possibile avviare un’impresa in un giorno.
CENTRALI NUCLEARI. Entro il 2008, verranno individuati i criteri per localizzare le nuove centrali.
BANCA DEL MEZZOGIORNO. Viene costituita una nuova spa, con un capitale iniziale di 5 milioni (da restituire entro 5 anni).
CDA NON QUOTATE. Dovranno ridurre i componenti degli organi di amministrazione (a 5 o 7) e anche i compensi in misura del 25%.
TRACCIABILITÀ PAGAMENTI. Salta l’obbligo di ricorrere ad assegni non trasferibili o sistemi di pagamento elettronico, per gli importi superiori a 100 euro.
TICKET SANITARI. Non è stato ancora specificato se verrà confermata la loro abolizione dal 2009. Il mancato gettito sarebbe pari a 834 milioni.
LIBRO UNICO DEL LAVORO. Il datore di lavoro privato - ad eccezione di quello domestico - dovrà istituite e tenere il libro unico in cui iscrivere tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione con rapporto lavorativo. All’interno vi dovrà essere riportata ogni annotazione relativa alle prestazioni in denaro o in natura, compresi rimborsi spese,trattenute, detrazioni fiscali, dati relativi agli assegni per il nucleo familiare ed eventuali premi o straordinari.
STATALI, SE DICONO NO AL TRASFERIMENTO. Il personale che oppone un reiterato rifiuto, pari a due volte in 5 anni«, alla richiesta di trasferimento »per giustificate e obiettive esigenze di organizzazione dell’amministrazione si considera in posizione di esubero«.
P.A., «OPERAZIONE TRASPARENZA». Tutte le amministrazioni pubbliche dovranno pubblicare sul »proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei dirigenti».
JOB ON CALL E LAVORO A TEMPO DETERMINATO. Torna il lavoro a chiamata e sarà possibile prorogare più di una volta i contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.
LAVORO, ARRIVA LA DEREGULATION. Incoraggiare le imprese ad assumere attraverso la de-regolazione della gestione dei rapporti di lavoro e promuovere una agevole regolarizzazione di tutti quei rapporti di lavoro o spezzoni lavorativi che oggi sono quasi sempre irregolari.
ADDIO AD ENTI «INUTILI». Sono quelli con meno di 50 dipendenti, e che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
MISTER PREZZI. Più poteri al Garante dei prezzi, che potrà fare indagini in settori specifici con il supporto delle Fiamme Gialle.
EXPO 2015. Stanziate le risorse per le opere in vista dell’appuntamento di Milano.
FISCO, GUERRA AL «GRANDE FRATELLO». Multe salatissime da 5.000 a 30.000 euro per chi pubblica le dichiarazioni dei contribuenti.
TAV. Abrogata la revoca delle concessioni disposta nel 2007 ai contraenti generali che avevano avuto l’assegnazione senza il ricorso a bando di gara.
BANDA LARGA. Arrivano 800 milioni per il periodo 2007-2013 attinti dai fondi del Fas.

Ora, capite perchè è davvero stupido accanirsi contro Berlusconi attaccandosi ai suoi guai giudiziari mentre il Cav stupisce gli italiani con provvedimenti che vanno tutti nei loro interessi e che sono tutti nella direzione del mantenimento delle promesse elettorali?

Tiriamo le somme.
Direte: come, di già?! ma siamo appena agli inizi!
Vero, ma sembra che alcune cosette si possano dire non tanto sul piano dell’attuazione del programma quanto piuttosto sull’organizzazione politica interna al Parlamento.

Alla luce degli ultimi eventi, leggasi tempeste in Rai contro Santoro, Grillo e Travaglio; telefonata di Berlusconi a Veltroni prima del suo intervento a Montecitorio; e dopo il discorso di oggi del Cavaliere alle Camere, vengono immediate alcune riflessioni.

Per esempio, sappiamo che il governo avrà un interlocutore privilegiato: il Partito Democratico di Walter e il suo shadow cabinet.
Sappiamo poi che da questo governo ombra è stato escluso Di Pietro. Il quale però è stato abile a ripiegare in una opposizione lontana dai palazzi (dove comunque non può niente, visti i numeri), affidandosi a quella da farsi in TV coi vari Travaglio ed a quella di piazza lasciata all’amico predicatore Beppe Grillo.
Dei Radicali non si sa più nulla, ma tanto quelli stanno bonariamente nel recinto PD.

Chi manca all’appello?
L’UDC di Casini.
Che, come volevasi dimostrare, ancora una volta esce con le ossa rotte dallo scontro con Berlusconi.
La sua ininfluenza è ormai imbarazzante. Numericamente è inesistente; non può allearsi con alcuno a meno di tradire le belle parole usate in campagna elettorale; non conta niente più nemmeno tra i cattolici, che sanno di poter contare nel PdL di autorevoli personalità non solo nella squadra di governo.
Difficilmente, oltretutto, gli uddiccini potranno sottrarsi alle proposte della maggioranza, dal momento che molte di esse sono praticamente sovrapponibili a quelle inserite nel programma di Casini.

Una catastrofe. Per chi vuole ancora appiccicarsi un bollino da cattolico per adescare gli elettori.
Una catastrofe. Anche per chi ha decisamente sbagliato ogni valutazione politica.

E il futuro?
Onestamente lo vedo nero per Casini e per l’UDC.
O torna all’ovile. O muore.

Casini è testardo. E farà morire l’UDC!

A vedere le cose come stanno nell’opposizione, col senno di poi sono sicuro che molti elettori di sinistra si staranno mangiando i gomiti per aver dato un voto (in)utile al PD ed aver assicurato un posto ai giardinetti ai loro beniamini arcobaleno.
Veltroni gli aveva assicurato un modo di fare politica diverso, gli aveva indicato una strada nuova per veleggiare verso il futuro…e invece…sappiamo bene quanta sabbia gli sia rimasta in pugno.
Non solo. Non è cambiato niente.
Berlusconi è stato rapidissimo a formare il nuovo governo e Veltroni non è voluto esser da meno. E’ stato velocissimo, un lampo…e si è già scatenato un putiferio intorno ai nomi del governo ombra.
Nessuno ne vuol far parte.
Di Pietro è stato praticametne escluso. Lui e tutto il suo partito.
Della serie: faccio tutto io.
Sono già tutti su tutte le furie.
Ma è così forte l’amore di Walter per l’estero che proprio non ha saputo resistera alla tentazione di copiare anche questo.
Che però in Italia è praticamente inutile, non essendo compatta l’opposizione.

A questo punto, dico io (e mi metto nei panni di un sinistrorso), era meglio continuare a sostenere Bertinotti così da non vederlo sparire del tutto, piuttosto che mantenere al governo ombra tutti meno quelli che più si avvicinavano allo stile del comunista giustizialista, tipo Di Pietro e la sua IdV!

Ora avremo un governo ombra del PD e dei ministri ombra del PD che dovranno essere anzitutto accettati da tutto il resto delle opposizioni…e non credo sarà compito poi così facile!

UPDATE 3: QUI il video di Porta a Porta con Fini. (la puntata è “I due Presidenti”)

UPDATE 2: più teste vuote che teste rasate. Dal tg5: chi sono i cinque del “branco”.

Clicca sul video.

UPDATE: su La7 c’è il video delle puntualizzazioni di Gianfranco Fini.

clicca sul video.

Quando ieri scrivevo questo post, non avevo ancora letto le dichiarazioni fatte da Fini a Porta a Porta e le relative polemiche da queste innescate.
Poi c’è stato il martellante lancio di commenti sui vari siti dei quotidiani online.
Dal Corriere a Repubblica, passando per La Stampa e mille altre fonti, su ognuno di essi risuonavano le affermazioni del neo presidente della Camera: “Fini: più grave a Torino”.
Non vi dico quante reprimenda ho letto in pochissime ore.
E sono rimasto basito.
Totalmente stupito.
Conoscendo il livello dei “giornalai” italiani ho deciso comunque di aspettare di sentire con le mie orecchie la puntata di Porta a Porta, sospettando che le cose non potessero stare come venivano sbattute in prima pagina.

Come volevasi dimostrare!
Spero che sia messa prestissimo in rete la registrazione della trasmissione di Vespa, perchè così saranno meglio fugati i possibili dubbi, ma già le ricostruzioni apparse sui giornali stamattina rendono maggiore verità, SEBBENE gli editoriali, i commenti e le interviste fatte ricamando su quelle citazioni continuino ad essere del tutto fuorvianti la realtà.

Mi spiego.
Il presidente della Camera aveva già abbondantemente espresso la sua riprovazione circa gli eventi accaduti nella città di Verona.
Ditetro di lui e agli altri ospiti era fino a poco prima campeggiata la scritta sul video-wall: i naziskin…a Verona.
Da lì, si è passati ai fatti di Torino: “L’estrema sinistra…a Torino”.
A quel punto, interrogato anche su quelli, Fini ha voluto puntualizzare: “Non sono paragonabili”; “L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati”.
Perchè?
Perchè uno non ha alcuna matrice politica, mentre l’altro si.

Non si è mai messa in discussione la gravità sociale del pestaggio veronese: “Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà”.

Ovviamente c’è da rispondere a diversi interrogativi circa il disagio di giovani ormai svuotati di ogni punto di riferimento, ma la violenza gratuita è ben altra cosa rispetto a quella che ha come sfondo una ideologia politica.
Di qui, l’affermazione di Fini.
Cuturalmente parlando, sono molto più gravi i fatti di Torino perchè ad essi è sotteso un imprinting politico che trova solidarietà e sponde in gruppi politici ben identificati.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che prima di Fini, ad innescare una sterile polemica era stato Veltroni, che aveva appunto calato la vicenda di Verona nell’agone politico.

Giusta la puntualizzazione del presidente Fini allora.
Perchè volere a tutti i costi paragonare i due episodi?
Non sono la stessa cosa!

Perchè stranirsi di fronte a tanta ovvietà?

Round Up: QUI trovate chi, invece, la pensa diversamente.

C’era da aspettarselo.
Dopo le sconfitte del PD alle politiche e alle comunali di Roma era prevedibile che il primo a patirne le conseguenze sarebbe stato il suo leader, Walter Veltroni. Era lui che si era presentato agli elettori come l’uomo nuovo della politica italiana, ed era stato sempre lui a proporre un nuovo soggetto, una nuova formula, attraverso cui provare a vincere cambiando.
Il passato pesava troppo. Il caravanserraglio guidato da Prodi era talmente impresso nella mente degli italiani che era impossibile riproporlo acconciandolo con una semplice spolverata.
Basta, si era detto, con le coalizioni “contro” Berlusconi, dove stanno tutti assieme ai loro antipodi. Fine del meltingpot con cui si era fino a ieri attrezzato il centrosinistra per battere “le destre” (come amavano chiamare l’ex CdL).
O con me, o contro di me, si pavoneggiava Veltroni. Corriamo da soli. Però chi volesse può sempre decidere di unirsi a noi, sciogliendosi nel PD.
Bravo, stupendo, da vero riformista.
Epperò…beh, però così non bastava mica: così si perdeva alla grande.
E allora venga pure Di Pietro e non si preoccupi, che avrà il suo simbolo separato da quello del PD.
Poi fu la volta dei Radicali. I quali però, tra mille questioni, alla fine si son candidati nelle liste del PD.
Rieccola, quindi, la mini-Unione.
Mancavano solo: Mastella, che nel frattempo comunque era sparito; e le sinistre dell’ala massimalista.
Un rinnovamento non da poco.
Non da poco ma di sicuro non vincente.

E infatti…un mese fa abbiamo tutti assistito alla Waterloo degli ex, neo, post-comunisti.
Il PD è lontanissimo dal PdL.
La Sinistra Arcobaleno non è manco riuscita ad entrare in Parlamento.
Berlusconi, a giorni, sarà di nuovo presidente del Consiglio.

No, non era un’incollatura quella che separava Walter dal “maggior esonente dello schieramento a lui avverso”.
C’era un abisso.
Veltroni c’ha provato.
Ma ha fallito.

All’indomani del voto è del tutto normale che i riflettori siano puntati su di lui.
Oltretutto, in quanto ex sindaco della Roma conquistata dal missino Alemanno, qualche responsabilità in più la dovrà pur sentire.

E come un avvoltoio che ha aspettato finisse la battaglia pregustando la scorpacciata che farà delle carcasse sul campo, eccoti d’Alema: quello che tutti son lì a pensare trami alle spalle di chiunque per fregargli il posto al momento più propizio, ma che poi…non è che sia arrivato da punte parti.
Comunque…
E’ stato d’Alema, nei giorni scorsi, a rompere la cortina di belle parole sul futuro del PD, che non può tornare indietro.
Ma non può farlo secondo altro.
Secondo baffino invece si. Anzi, deve. Altrimenti l’Italia sarà sempre consegnata su un piatto d’argento nelle mani dell’odiato Cavaliere proprio dalla sinistra che lo vorrebbe vedere a chiedere l’elemosina a piazzale Loreto (e non ricordo se lo disse d’Alema o Occhetto…vabbè, è uguale!).
Max ha capito, forse, il problema che sta a sinistra: ovvero, deve aver intuito o sospettato che la Sinistra non è maggioranza nel Paese. Non lo è mai stata.
Per vincere, quindi, non può far altro che stare unita e sperare nelle divisioni interne al centrodestra nonchè cavalcare il malcontento che i governi prima di loro sollevano.

Così si spiega come mai d’Alema boccia il modello solitario del PD auspicando un ritorno alla coalizione formato maxi!

Ora, su questo blog si è sempre provato una forte antipatia per Veltroni e la sinistra in generale, eppure, l’idea che vi possa essere un ritorno al passato da parte dell’attuale opposizione, mi inorridisce quasi quanto i trascorsi due anni di governo Prodi.
Per questo motivo, in questo momento, è necessario più che mai sostenere Veltroni nella sua scelta bipartitica più che bipolare, sperando che le due cose finiscano per coincidere nel più breve tempo possibile.

D’Alema ha aperto la porta ad una corrente che non sappiamo ancora bene quanti sostenitori ha.
Quello che qui interessa però, è che per il bene dell’Italia non si arresti il processo riformista avviato dallo stesso Veltroni (bisogna pur dargliene atto) il giorno in cui ha separato il PD dalle pesanti ali della sinistra anacronistica.

Rimango convinto che le responsabilità di Veltroni dovrebbero spingerlo a lasciare la guida del PD, ma allo stesso tempo, mi auspico che non vi sia spazio per una sua defenestrazione a vantaggio di chi vorrebbe risprofondarci nelle sabbie mobili del modello Unione.

Da leggere anche Camelot!

Forse sarebbe meglio cambiare.

Se le primarie lo avevano indicato come il miglior cavallo con cui sfidare Berlusconi e modernizzare la sinistra riformista, le elezioni hanno invece decretato che non era l’uomo giusto.
Il Cavaliere ha stravinto oltre ogni più rosea aspettativa e il Partito Democratico si è rivelato l’ennesimo acerbo tentativo di riformare, ma sarebbe meglio dire rivitalizzare, i DS ormai ridotti al lumicino. Stare insieme ai margheritini non ha molto altro significato, se non proprio quello di allargare semplicemente un bacino elettorale quasi del tutto prosciugato.

Irraggiungibile Forza Italia, irraggiungibile il Popolo della Libertà.
Il partito azienda di Berlusconi, da solo, riusciva a prendere tanti voti quanti riuscivano a raccattarne gli eredi del PCI uniti ai transfuchi della DC dossettiana. Il partito del predellino, accogliendo Alleanza Nazionale stacca il Partito Democratico di oltre 3 milioni di voti.
Una catastrofe! Per i progressisti, ovvio.

Senza contare poi, che il PD di Veltroni ha pure imbarcato i radicali e che in questa tornata ha pescato nell’elettorato massimalista (ancora troppo spaventato da Berlusconi per rischiare di esser coerente e non dare il proprio voto ai cattoriformisti a cui tutto sommato piace la legge Biagi e che vogliono riformare la Costituzione sul modello federalista, ecc ecc…): tolti quelli, per farla breve, altro che 33%.
Veltroni non sarebbe arrivato manco al 31% conquistato da Prodi due anni fa.
In compenso, lo stesso Walter ha fatto scappare parecchi voti verso l’UDC, vero l’IdV e perfino verso la Lega e il PdL.
In più, ha lasciato un talmente ottimo ricordo di sè a Roma che…i romani hanno scelto il “fascista” Alemanno.

Un capolavoro.
Probabilmente ne sentiremo fare apologia da Luca Luciani durante le sue lezioni di incoraggiamento alle nuove leve Telecom (ammesso che sia ancora lì a lavorare…).

Evidentemente alla gente non è piaciuto il “nuovo” modo di fare politica.
Forse perchè nato vecchio, forse perchè in realtà non è nemmeno rinato ed è apparso a tutti, da subito, la continuazione dell’ancient regime post comunista.
Fatto sta che Veltroni non ha convinto nessuno.

E dubito che dopo tutte le barzellette raccontate in campagna elettorale sulle cose che “si potevano fare”, ma che si sapeva non potevano essere fatte; sulla “rimonta spettacolare” che non c’era e sul finto “atteggiamento rispettoso verso il principale esponente dello schieramento a lui avverso”, beh…dubito che dopo tutto questo siano ancora in tanti a credere nell’homo novus della politica italiana e di sinistra.

Per questo mi sembrerebbe il caso di cambiare subito.
In fondo, le primarie furono fatte per scegliere lo sfidante di Berlusconi e quello sfidante ha clamorosamente perso. E con lui tutto il suo “caminetto” di intellighenti e tutto il suo parterre de roi di attori cantanti e modaioli vari.
Non penso di sbagliare se dico che…magari è stato proprio questo a non piacere troppo alla gente comune.

Ecco perchè cambiare (si, come dice Obama…”change”) non è solo utile, ma necessario.

E lo dico da elettore di centrodestra cui niente potrebbe fregare del “principale schieramento a me ideologicamente avverso”, ma vorrei che per il bene del Paese la sinistra crescesse definitivamente, si liberasse di quella insopportabile spocchia e ritornasse a poggiare i piedi per terra, ma non nei salotti, bensì nei mercati e nelle fabbriche (non nelle sale dirigenziali delle imprese però!).

Ma si: Veltroni ha perso, è risultato non adatto.
Logica vorrebbe che adesso si presentasse qualcun’altro.

Un Bersani magari…non lo vedrei malaccio!

(il titolo, lo ammetto, è ripreso dall’editoriale di oggi che Ezio Mauro ha scritto su Repubblica)

L’ITALIA HA SCELTO: STA TUTTA CON BERLUSCONI.

(immagine presa dalla prima pagina di Libero: disegno di Benny)

Ma non erano a un’incollatura?
Ma non era Roma il “modello” che si voleva e doveva applicare al Paese per rifondarlo e rilanciarlo?

Evidentemente, no.

Veltroni è stato rovinosamente sconfitto da Berlusconi due settimane fa e ieri Rutelli ha patito la stessa sorte contro Alemanno.

Eppure, a sentirli parlare, quelli del PD non facevano altro che dirci che erano lì lì per pareggiare i conti e magari chissà, fare pure il miracolo.
A Roma, poi, nessuno si aspettava che si spezzassero così fragorosamente i solidi lacci che legavano la città al potere clientelare dei progressisti.

“Si può fare”.
Lo diceva Walter, ma ci hanno creduto davvero solo Silvio e Gianni.
E loro infatti ce l’hanno fatta.

Oggi, dopo due anni e quindici giorni dall’elezione di Prodi e compagni sul filo di lana, assistiamo ad una Italia che non è più divisa a metà, ma che ha fatto una scelta di parte e l’ha fatta senza lasciare spazio ad alibi o pretesti per lenirne il risultato.

Per dare un’idea della misura della vittoria del Popolo della Libertà e della sconfitta del Partito Democratico nonchè della sua intellighenzia, basti ricordare che nel 2006, quando il Cavaliere parlava di pareggio nonostante da sinistra gli dessero tutti addosso descrivendolo come “finito”, andò a finire che al Senato la CdL prese meno seggi ma una valanga di voti in più; e alla Camera il distacco fu dello 0,06%, 24mila voti.
La riprova che il vento, rispetto al 2001 non fosse poi tanto cambiato arrivò dall’analisi di quel voto e da quello delle amministrative.
Nel complesso, il Polo aveva ribaltato i risultati delle regionali dell’anno prima riconquistando una ad una tutte le regioni perse e andando a vincere in alcune di quelle rosse; ma soprattutto, riuscì a tenere la città simbolo, la roccaforte del centrodestra: Milano.

Roma è stata un po’ la prova del 9 della consistenza della vittoria del PdL.
Il capitombolo della capitale oggi è la conferma che stavolta ci troviamo davvero di fronte ad un cambiamento importante nel Paese e nella politica italiana.
Sono stati premiati due uomini, Silvio Berlusconi e Gianni Alemanno, e ne sono stati bocciati altri due, Walter Veltroni e Francesco Rutelli.
E stavolta la Lega non c’entra. Non le si può attribuire alcun merito eccessivo che nasconda o edulcori o mimetizzi la sconfitta del Partito Democratico.
Il risultato è molto più esplicito di quanto si potesse immaginare: sono stati messi a confronto due modelli politici decisamente differenti ed uno ha prevalso sull’altro.

Credibilità!
Credo sia questa la parola d’ordine per spiegare questo momento: nonostante tutto, il PdL si è dimostrato più credibile e quindi più adatto a governare che non gli scopiazzatori che stanno nel PD.

Di qui deriva però anche una grande responsabilità per la neoeletta maggioranza e l’esecutivo che la guiderà: non sarà fatto nessuno sconto, perchè nessuno sconto è più possibile.
La gente vuol vedere un governo che decide e che decide in fretta andando al nocciolo delle questioni.

In 14 anni di vita politica Berlusconi non aveva mai goduto di un consenso così ampio.
Il vento del Nord è sceso al sud e smosso l’aria perfino al centro.
C’è una grande aspettativa.
Guai a tradirla!

Settimana scorsa Veltroni aveva sparato fuochi d’artificio a ripetizione, sentenziando che l’aver battuto di due punti di share Berlusconi nelle tribune elettorali Rai significava una palese disaffezione dell’elettore nei confronti del Cavaliere e che quindi la rimonta era compiuta.
Non era servito spiegare al leader PD che in quell’occasione Berlusconi aveva dovuto “battersi” contro la spietata concorrenza di un prime time all’insegna di Striscia su canale 5 e di Affari Tuoi su Rai Uno, e successivamente di una prima serata con CSI e Don Matteo.
Niente…lui aveva insistito nella sua teoria sgangherata: Berlusconi ha stancato, diceva…e per questo il telespettatore aveva preferito aspettare il verbo del Nuovo!

Oggi però, colpo di scena. A due giorni dalle elezioni, riecco la sfida. Ancora una volta privilegiato Veltroni, favorito dal traino di Striscia, ha finito comunque col prodursi in una sconfitta di audience che ha del clamoroso ed è confermata da un dato impietoso: meno 6% di share.
Il Cavaliere lo ha praticamente surclassato.

Ora, resto convinto che non si possa fare affidamento sui dati di ascolto televisivi per galvanizzarsi o per sconfortarsi, ma una cosa è certa: secondo il Veltroni-pensiero, trattasi di una debacle importante.

Sono comunque sufficientemente convinto che stavolta non lo sentiremo fiatare…

IPOCRITA…

Non solo di idee. La politica è fatta anche di scelte concrete. Che aiutano chi è in difficoltà, che migliorano la vita delle persone, che sostengono chi intraprende un nuovo cammino, che propongono soluzioni innovative, che realizzano i sogni di chi spera… La politica non può restare nei palazzi o nei salotti, ma deve scendere nelle piazze, sedersi a tavola con le famiglie, insinuarsi tra i banchi dei mercati…e deve rispondere ai bisogni che si alzano dalla società.

Per questo, oltre al cuore, il criterio più usato dagli italiani per decidere a chi affidare il proprio consenso elettorale è il portafogli!

Certo, credere in una certa visione di come dovrebbe essere gestita la Res Pubblica e appoggiarla, da liberali, da socialisti, da comunisti, da fascisti o da chi volete essere voi, riscalda gli animi e accende i cuori, ma…non è da tutti. La gran parte di chi si reca alle urne ci va contando i soldi che gli son rimasti in tasca rispetto all’ultima volta.

Non è un caso se in Italia si verifica con puntualità svizzera l’alternanza democratica!
Bastano pochi mesi per capire se le cose son cambiate davvero o se almeno stanno per cambiare. Quando poi l’illusione svanisce, riaffiora il malcontento, lo sconforto e la voglia di cambiare…di nuovo.

L’affetto e la fiducia verso il governo Prodi è durato talmente poco che è stato addirittura l’esecutivo meno amato dell’intera storia repubblicana, con cifre relative all’apprezzamento così basse da invidiare quelle del più odiato presidente della storia degli Stati Uniti d’America.

Il portafogli ha il suo peso, quindi.
E oggi è ben più leggero di due anni fa, di quando cioè il “professore” e quelli che oggi stanno con Veltroni promisero la felicità per ogni italiano.

Per questo, più che alle belle parole sui “modi di fare politica” che ognuno professa diversi e migliori degli altri, la gente presta maggiore interesse alle questioni più…spicciole.
Vogliono sapere o almeno immaginare quanti euro gli potranno rimanere in tasca domani. E dico “rimanere” perchè lo Stato non regala mai niente a nessuno. Al massimo può evitare di toglierti qualcosa.

Di “serietà al governo” o di “cambiare davvero” all’elettore medio non frega un bel niente. Tanto lo sa che è fiato sprecato.
Per questo son convinto che, al di là dei fedelissimi militanti, la restante truppa di indecisi apprezzerà di più l’immagine o il sogno di un’Italia che si “rialza”!

E venendo alle questioni più venali, i due programmi e le proposte parlano chiaro.
Da una parte c’è un Veltroni che promette una pioggia di soldi che necessariamente lo Stato dovrà in qualche modo recuperare facendoli quindi rientrare dalla finestra; dall’altra c’è un Berlusconi che, dopo cinque anni di governicchio e di errori clamorosi, e dopo due anni di venefico governo prodiano, pare aver capito cosa significhi andare incontro ai bisogni della gente: MENO TASSE!
Che tradotto suona così: PIU’ SOLDI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI!
Via l’ICI, via il BOLLO su auto e moto, via il prelievo su STRAORDINARI e TREDICESIME, QUOZIENTE FAMIGLIARE per calcolare l’IRPEF, via la TASSA DI SUCCESSIONE, ecc ecc…
…il tutto accompagnato da una seria e ferma volontà di riorganizzare l’inutilmente mastodontico e dispendioso apparato dello Stato: via le PROVINCE, DIGITALIZZAZIONE degli archivi, CARTOLARIZZAZIONI degli immobili in disuso degli enti pubblici, riduzione del deficit e quindi meno interessi da pagare sul debito pubblico, rilancio della LOTTA ALL’EVASIONE, ecc ecc…

Bastano pochi accenni per capire di cosa stiamo parlando.
Di due modi di vedere l’Italia.
Il PD continua a vedere il Paese nelle mani dello Stato.
Il Partito della Libertà, al contrario, vede lo Stato al servizio del suo Paese.

Al netto, facendosi due conti ipotetici, anche il più disilluso degli antipolitici arriva a capire che risparmia parecchio di più non dovendo pagare tasse inique sui suoi sacrifici piuttosto che aspettarsi una mano amichevolmente tesa da uno Stato che finora lo ha sempre tradito!

Mi par quindi chiaro: Silvio, stavolta, non solo ha la vittoria in pugno, ma anche la soluzione di parecchi problemi della gente comune…
E guardando al portafogli…io saprei scegliere con estrema facilità!

PdL, tutta la vita!

Ho il tempo alle calcagna, ma aspettando di scrivere questo post mi son spesso chiesto cosa avrei potuto dire di nuovo. E tutte le volte mi son detto: niente! Niente, perchè è già tutto deciso. Non nel senso di truccato, bensì di straordinariamente scontato.

Per capirsi: anche i sondaggi parlano chiaro.

E per capirsi ancora meglio, l’illuminazione me l’ha data oggi un Marcello Veneziani in grande spolvero che su Libero sintetizza il modus essendi del leader del PD, quel Walter Veltroni che giorno dopo giorno di questa campagna elettorale si è meritato la sonora sconfitta cui sta andando incontro:

“[...] dopo aver cancellato il principio di identità, ha cancellato pure il principio di non contraddizione. Niente può essere e non essere allo stesso tempo, sosteneva Aristotele. [...] Walter ha rovesciato questa logica antiquata (d’altra parte, lui è il Nuono - e questo lo dico io…eheh). [...] Non si può essere e non essere la stessa cosa, eccetto veltroni; così Walter corregge l’aristotelico San Tommaso d’Aquino. Lui è di sinistra ma anche di destra, radicale, ma anche clericale, romano ma anche un po’ siculo e lombardo, operaista, ma anche padronale. E’ buonista, ma anche fautore della castrazione chimica; cioè allievo di Don Milani ma anche di Calderoli, ama i borgatari ma candida Colaninno. [...]“

Ecco, spero sia più chiaro a tutti il concetto.
Veltroni non può vincere perchè dietro alle sue belle parole, pronunciate col suo timbro da “quantosonobbuono” “mò ve dico la verità” c’è un personaggio in cerca di sè stesso…è uno nessuno e centomila.
E questo finisce per disorientare.
Disorientare gli indecisi, quelli che valutano le proposte…
Ovvio…i soldatini non discutono gli ordini. Applaudono ed eseguono silenziosi.
Ma gli altri…beh…finiranno per punirlo.

D’altra parte, si sa…
…Veltroni è un leader, ma anche NO!

“Ha fatto un lavoro fantastico. A Napoli ha cambiato il volto della città e tutto il mondo lo ha riconosciuto”.

Walter Veltroni, 9 aprile 2008

…senilità di un 52enne…

Con una mossa subdola, che puzza di retorica e di stantia ipocrisia, Walter Veltroni, colto da uno dei tanti raptus di onnipotenza di cui ogni tanto soffrono “i migliori”, ha preso carta e penna e ha scritto a Berlusconi. Anzi, ha scritto ai giornali.
Una lettera, per chiedere al candidato a lui avverso nella corsa a Palazzo Chigi, che si impegni a mantenersi leale verso la Repubblica e la Costituzione.
Non bisogna essere degli illuminati per capire che il riferimento, neanche tanto velato, è alla Lega Nord, i cui leaders a volte rendono indifendibile, a parole, ma che allo stesso tempo, nei fatti, si è sempre dimostrata fedele all’Unità Patria.
Eppure il bersaglio non era certo Berlusconi, nè Bossi, bensì il bacino elettorale ad oggi più ambito: quello degli indecisi. E in particolar modo quello degli indecisi di centrodestra.
Il tentativo, maldestro e grottesco (si, grottesco, perchè viene da ridere e insieme da piangere a leggere questi “inviti” lanciati da uno che ha da sempre fatto comunella con quelli che in passato volevano vendere l’Italia all’Unione Sovietica e che ai tempi nostri si sono distinti bruciando le bandiere italiane gridando 10 100 1000 Nassiryah) è proprio quello di indurre nell’elettore un sentimento di diffidenza nei confronti di uno degli alleati storici del Cavaliere; l’alleato più colorito, diciamo pure folkloristico della coalizione, quella Lega Nord descritta sempre e soltanto come un partito di pazzi facinorosi dediti alla sovversione dell’ordine democratico e speranzosi di una secessione totale dall’Italia.

Niente di più sbagliato ovviamente.

Lasciando pure stare l’ignoranza e la megalomania di un candidato che vuol fare in anticipo le veci del Capo dello Stato, giocando ad esser difensore ultimo della Patria (caro Walter, il giuramento si fa, per legge, ma lo si fa dopo esser stati eletti e davanti al Presidente della Repubblica, e men che mai attraverso i giornali!), a sfavore della strisciante accusa di Veltroni gioca la Storia.

Berlusconi ha già giurato e governato con la Lega di Umberto Bossi. Lo ha fatto per tre volte.
E mai niente è stato fatto contro il Paese; mai niente ne ha anche solo scalfito la sua unità!

Si capisce allora, che l’appello di Walter è pura demagogia da dare in pasto ai media, nella speranza che qualche sempliciotto abbocchi all’esca della preoccupazione.
Niente di più falso però!

Niente di più triste…

Leggo qui (grazie Kagliostro) e vedo questo.
E allora decido di segnalarlo anche sul mio blog.

Dice Veltroni: “siamo a un’incollatura”. Uno dei tanti modi per dire che la rimonta è quasi compiuta.
Restano un paio di cose da capire: innanzitutto se Walter ragiona nei termini PD+IdV contro PdL+Lega mi pare un po’improbabile, se non impossibile. L’impressione è però che i suoi conti siano diversi, ovvero che faccia la corsa PD+IdV, convinto com’è che Di Pietro nonostante tutto si fonderà nel gruppo parlamentare del PD, esclusivamente contro il PdL, escludendo quindi la Lega…e allora ci può anche stare che sia un paio (e basta, si fa per dire) di punti sotto. Ma questa sarebbe ed è una mossa subdola.
Un po’come contare capre e cavoli…è scorretto.
Ma in politica ci sta…basta solo esser chiari.
Dubito che però Veltroni possa mai esserlo. Chiaro, intendo.

Premesso questo dettaglio non indifferente, andiamo oltre.
L’altra considerazione su cui pesta forte sull’acceleratore della sua convinzione Walter, è che gli indecisi si stiano spostando in massima parte verso il PD, cioè verso quelli che si sono resi autori dell’impoverimento loro e del Paese intero, contando lo stesso PD su una folta pattuglia di membri del governo e della maggioranza che ha sostenuto il governo Prodi. Una bella logica, si direbbe.
Illogicità a parte dell’argomentazione, il sospetto che Walter si sbagli si evince dalla Storia.

In passato, gli indecisi hanno sempre scelto i moderati di centro-destra.
Anche nelle ultime elezioni. Il grave errore dei sondaggisti fu proprio quello di non capire le intenzioni di base degli indecisi.

Ricordo, poi, ai tempi delle elezioni americane del 2004 un Veltroni in grande spolvero che da Mentana preconizzava un’ampia vittoria di Kerry al quale sarebbe andata grande parte dell’elettorato incerto. Non solo: azzardò una teoria, poi dimostratasi fallace, secondo cui un’alta affluenza tendenzialmente favoriva i democratici.

Ecco…non ci azzeccò per gli States, non ci azzeccarono i compagni che oggi lo affiancano nel PD ma che ieri stavano con Prodi e prevedevano una vittoria schiacciante su un Berlusconi dato per morto.

A sostegno della mia tesi sta un dato molto semplice e ricavabile anch’esso dall’esperienza.
Nelle elezioni politiche 2006 fu evidente come Berlusconi rimontò quel 6% di elettori che lo avevano abbandonato nelle tornate regionali dell’anno prima.
Per dire: la sinistra ha un bacino elettorale stabile. Non cambia di una virgola; numericamente pesa sempre più o meno alla stessa maniera.
Quando si muovono, invece, gli indecisi, vanno a destra.
E oggi il PdL rappresenta quel polo moderato che a quel tipo di elettore piace.

Insomma.
Caro Veltroni,
spera, se vuoi e se ti piace. Bluffa, se ti fa stare meglio.
Ma la realtà prima o poi arriva e si fa guardare in faccia.

Manca poco…

“Veltroni e il veltronismo non si occupano dei bisogni, ma dei desideri della gente”.

“Nei discorsi di Veltroni trovate tante parole in inglese e in latino; ma non trovate una sola volta la parola liberta”.

G. Tremonti

…PAROLE SANTE!!!

Prima si son fatti cancellare il video che suonava come YMCA dei Village People.
Ora, gli spin doctor di Veltroni ci propongono un altro video.
Ma anche stavolta non c’è niente di nuovo. Perchè è solo la brutta copia di quello made in USA realizzato da una folta lista di personaggi famosi per Obama. La musica, per non smentirsi, seppure di sottofondo, è la stessa!
Ovviamente identico, nelle intenzioni, lo slogan: si può fare; che tanto richiama il “yes we can” d’oltreoceano…anche se poi quello andrebbe tradotto come, “si, possiamo”! Ma questa è un’altra storia. Per quella bastano i commenti di d’Alema!

Che tristezza!

Non è vero che i gay non dovrebbero far parte dell’esercito.

In tempi antichi, in Grecia e a Sparta soprattutto, l’omosessualità dei soldati era la garanzia che in battaglia avrebbe prevalso l’affetto tra i commilitoni che quindi avrebbero dato la vita l’uno per l’altro.

Ma siamo sempre lì: dipende di quale tipo di omosessuali stiamo parlando! Se degli erotomani cui piace sfilare ai vari gaypride, allora pienamente d’accordo col generale Del Vecchio; ma se invece allarghiamo lo sguardo ad una realtà un po’ più aperta, non vedo perchè discriminare un milite secondo le sue scelte sessuali.

C’è solo da guadagnarci!!

Come volevasi dimostrare, comunque, le candidature di Veltroni erano giusto un bikini. Strappato di dosso quello…il re è nudo!

Povero Walter.
Dopo un mese passato ad annunciare, sondaggi alla mano (quali??), il clamoroso recupero del PD sul PdL (ma dove???), è rimasto con la mano sulla freccia, pronto a proclamare il sorpasso, per colpa di una stupida legge che impedisce di pubblicare sondaggi nei quindici giorni prossimi alle elezioni.

Così, Veltroni, che senza numeri non può vivere, ha abbandonato quelli relativi alle intenzioni di voto e per dimostrare che la vittoria è comunque e ancora ad un palmo dal naso, s’è buttato su quelli degli ascolti e dello share televisivi.

E allora, il buon Walter, oggi, ci racconta la favola della gente stanca di Silvio e innamorata di lui, l’homo novus della politica italiana.

Ieri sera, dice Veltroni, ne è arrivata conferma: la conferenza stampa del leader del PD ha ottenuto il 13,91% di share contro il modestissimo 11,02% del Cavaliere. Qualcosa come settecentomila spettatori di differenza.
Beh…con questi numeri, altro che rimonta…Walter potrebbe quasi quasi festeggiare la vittoria.

In realtà però le cose stanno un po’diversamente.
Spiegarle è così facile che sono quasi imbarazzato io per Veltroni che si è coperto di ridicolo con le sue entusiastiche dichiarazioni di trionfo.
E’ presto detto.
Dobbiamo, anzi…avrebbe dovuto, il buon vecchio…ahm ahm, pardon, giovane Walter, tener conto di un fatto decisamente importante: le due conferenze stampa sono andate in onda in momenti diversi; una dietro l’altra. Ma ad orari, di palinsesto parlando, clamorosamente non paragonabili.
Berlusconi, infatti, è stato intervistato in concomitanza con: Rai 1 e il gioco dei Pacchi di Insinna; e mentre su Canale 5 strisciavano le sarcastiche notizie al vetriolo della premiata ditta Ficarra e Picone, con tanto di beneamate chiappe targate Melissa e Veridiana; non solo, perchè l’ultima parte del dibattito è andato in concorrenza con Montalbano sull’ammiraglia di Viale Mazzini e contro Carabinieri 7 della prima rete Mediaset.
Dopo di che è arrivato il signor Veltroni…

Tirate voi le dovute conclusioni…

La mia è che…Veltroni è un bugiardo patentato.
E lo dico con cognizione di causa. Perchè per Walter vale l’aggravante dovuta alla sua cultura in fatto di cose di cinema e televisione. E da un diplomato come lui in cinematografia dovremmo quantomeno aspettarci un pizzico di competenza in materia e certamente non castronerie demagogicamente lanciate in pasto ai media.

Scordati la rimonta Walter…

E’ un ottimo soldatino. Bisogna ammetterlo e riconscerglielo.
Romano Prodi è letteralemente sparito, scomparso, puff…non c’è più. Così come l’avevano chiamato ora gli hanno ordinato di restare nascosto. E lui obbedisce.
Può addirittura darsi che il professore, nonostante i suoi sogni di gloria infranti (chè forse c’aveva creduto, d’essere importante per questa sinistra), gli voglia davvero bene a Veltroni.
In fondo, gli basterebbe apparire in video un secondo in più degli istituzionali 36 che gli riservano i telegiornali riferendosi al pres del cons; gli basterebbe fiatare, aprir bocca, sibilare farfugliando qualcosa, come ai vecchi tempi…e Veltroni sarebbe rovinato, spacciato, ricacciato al 26% di consensi da cui a fatica è risalito…da quando proprio Prodi è stato allontanato dai media.
Cenerentolodi, o Prodentola, fate voi, è stato rinchiuso nella stanza più alta e buia della torre e lui, da bravo, accetta (non senza sofferenze immagino) l’imperativo categorico divieto di uscirvi.
Così si fa! Per il bene del partito si deve accantonare non solo qualsiasi mira di potere, ma si può e si deve rinunciare pure alla propria dignità.

Certo fa strano (non)vederlo così.
Me lo ricordo, solo qualche mese fa, quando parlava col fiero cipiglio decisionista dello statista che ha salde in pugno le redini del destino del suo governo; quando credeva ancora di poter avere un ascendente su ministri e senatori ribelli; quando parlava agli italiani col suo caschetto e gli sci ai piedi sulla candida neve delle alpi promettendo felicità grazie alla sua ricetta; o ancora quando girava col suo camion giallo per presentare il suo fantasmagorico programma…

Ah…quanti ricordi…che uomo che era quello!
Erano altri tempi. Suvvia, l’Eldorado prodiano sapeva benissimo pure lui non sarebbe durato a lungo.
Ecco perchè non sorprende saperlo triste oggi nella sua stanzetta a palazzo Chigi, aspettando che qualcuno se lo fili, anche solo per telefono. Vabbè che son tutti a leccare i piedi a Veltroni ora, ma insomma…lui potrebbe fare ben più che il nonno!

Eppure, qualcuno lo diceva, gliel’aveva detto che era un front-man, un burattino nelle mani di gente spietata, che lo avrebbero usato.
Ma il professore, a quel qualcuno gli diede di “ubriaco appeso a un lampione”.

Ora abbiamo scoperto chi era veramente l’ “utile idiota”.

Ci vuole comunque grande coraggio.
Si, dai…diamo a Cesare quel ch’è di Cesare.
Romano Prodi è un uomo da apprezzare. Sa contenersi, è misurato…
Pensate un po’: c’è in giro Berlusconi che lo demonizza e lo demolisce in campo aperto e lui…pur di non rovinare l’altro (Veltroni) che pure lo sta massacrando è disposto a rinunciare a qualunque tipo di difesa.

Lui sta lì…”come il semaforo…fermo”!
Parole sue…

Avessimo voluto descriverlo a parole nostre avremmo forse detto…sta lì, fermo, inerte, a farsi sfottere da chiunque…come un…pirla.
E invece no, non lo diciamo.
In questo momento si può solo ammirare.
Fatto?
Bene…
Ora spaventiamoci.
Spaventiamoci…perchè non si può solo ridere di fronte a tanta mancanza di autostima…soprattutto se frutto di una scelta.
La scelta del silenzio.

Brrrr….ho i brividi!

Quando al governo c’è il centrodestra, per il centrosinistra va tutto bene così com’è ed ogni proposta di riforma si trasforma in un attacco all’unità della Repubblica o alla Costituzione, un passo verso la dittatura o la macelleria sociale.
Quando poi al governo va il centrosinistra, lo scenario cambia: è tutto da rifare. E tornano buone perfino le proposte che furono di Berlusconi.
Per le riforme istituzionali è andata proprio così: Prodi e Veltroni hanno prima condotto, lancia in resta, la campagna referendaria contro la modifica della Carta Fondamentale approvata nella scorsa legislatura dalla CdL, salvo poi recuperarne ampi passaggi e riproporli, a parole loro, durante il governo del professore.
Domanda: perchè il federalismo ieri è un tentativo di dissoluzione dello Stato e oggi è invece un’intelligente e necessaria riforma per migliorare il funzionamento dell’amministrazione? Perchè la riduzione dei parlamentari proposta ieri era una minaccia per la democrazia e oggi è invece una brillante intuizione per snellire l’iter legislativo e abbattere i costi della politica? Perchè, ancora, scindere le funzioni di Camera e Senato era sbagliato ieri e giusto oggi?

Insomma, avete capito l’andazzo.

Ora, apprendiamo che Veltroni, sorprendendo tutti (i suoi), tira fuori dal cilindro un vecchio cavallo di battaglia berlusconian-calderoliano: l’indicazione di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale da aprte dei pubblici ministeri. A fissarli dovrebbero essere Parlamento CSM e Procure.
Un vero e proprio fuoco d’artificio. Che ha peraltro lasciato di pietra Di Pietro…ma non erano tutti amorevolmente d’accordo su qualunque cosa nel PD????!!!
Vabbè…
Ottima proposta.
Ma perchè allora, in passato proprio la sinistra ulivista appoggiò scioperi e girotondi a difesa dell’indipendenza della magistratura quando a presentare questa esigenza di razionalizzazione del lavoro dei magistrati fu Berlusconi?
Cos’è cambiato oggi?

L’unica risposta possibile è…che sia cambiato proprio lui, proprio Veltroni.
Al che il dubbio: ma è ancora di Sinistra?
A furia di inseguirlo, è pur possibile che Veltroni si sia invaghito di Berlusconi e abbia finito per apprezzarne programma e scelte politiche. Tant’è che le copia pedissequamente.

A questo punto, e sempre più, il programma del PD si avvicina a quello del PdL.
Differenza? Letteralemente quasi nessuna.
Ma perchè fidarsi di chi fino a ieri disconosceva le proposte che oggi porta in pompa magna come unica via di rinnovamento?

Sul Velino alcune anticipazioni del contenuto del libro di Benedetto Marcucci, giornalista che nei prossimi giorni presenterà appunto il suo “Modello Roma. Il grande bluff. Perchè la fama di Veltroni sindaco è campata in aria”. (editrice Rubbettino)

Qui l’intervista.

“Walter Veltroni, al contrario di quello che lui racconta, non ha una cultura amministrativa. È un bravissimo organizzatore di eventi i quali gli servono a creare i presupposti necessari per far credere che l’amministrazione funzioni”.

Continua a leggere…

Ma è solo l’ultimo di tanti sondaggi che hanno ormai accertato la fine dell’ “effetto Veltroni”.
Il quale, notasi, anche così è ben poca roba.
Teniamo sempre conto il dato ULIVO del 2006: 31,3%.
E ricordiamo pure la soglia indicata da Fassino a suo tempo per parlare di “successo”, quel 33% mai raggiunto da Prodi. E nemmeno da Walter.

Altro dato su cui riflettere è poi l’affermazione di Di Pietro nelle intenzioni di voto degli elettori di sinistra. Quel 4%, se vogliamo, appare eccessivo. Ma ci fidiamo. D’altronde, agli orfani della falce e martello, il magistrato giustizialista vicino ai movimenti piace.

Per ora ci aggiorniamo così.

Domanda : Intenzioni di Voto.
Risposta: Popolo delle Libertà (37,0 %); Lega Nord (6,0%) MPA (1,0%) ; Partito Democratico (32,0%) Italia dei Valori (4,0%); La Destra (3,5%) ; Unione di Centro ( 7,0%) ; Partito Socialista (1,5%) ; Sinistra Arcobaleno (6,5%) Altri partiti (1,5%

In attesa dei prossimi lanci.

Un’ultima precisazione: anche per la Quaeris il premier preferito è e resta Silvio Berlusconi:

Domanda : Fra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, chi preferirebbe come prossimo Presidente del Consiglio? (Dato Area Nord Est).
Risposta: Berlusconi (44%); Veltroni (39%); Sono indeciso (10,4%) Nessuno dei due (6,6%)

Bye bye Veltroni…

Oggi sono stato a Roma. Toccata e fuga. Impegni di famiglia.
Seppur per brevissimo tempo ho goduto come sempre dello spirito dell’Urbe immortale, che non manca mai di affascinarmi e ammaliarmi.
A tratti però il mio delirio onirico tra i fasti romani veniva interrotto causa manifesti elettorali. In primo piano il faccione del “cicoria”, l’altro “pupo” de Roma…si, dai…avete capito, Rutelli. Poi, a caratteri cubitali, le sue proposte per la città.
Datemi il voto perchè io farò di Roma…

…una città più pulita? più curata? più ordinata? una capitale più moderna? più umana (addirittura!?)?
Scusate un attimo: ho dovuto rileggere più volte quelle parole arancioni su sfondo bianco. Incredulo ho dovuto ammettere che la vista non mi faceva difetto.
Di lì, la fragorosa risata.
Che pirla. Per dirla alla lumbard. Che bischero…per dirla nella lingua di Dante (e anche un po’ la mia…).
Possibile che Rutelli parli così di Roma, della città fino all’altro ieri di Veltroni?
Possibile che Rutelli abbia in mente, praticamente, una ricotruzione di Roma?
Ne parla come se negli scorsi otto anni fossero stati sindaco prima Fini e poi Alemanno. La capitale ridotta sul lastrico da risanare, però, non è stata governata dal centrodestra…almeno non nell’ultimo ventennio.
Appare un po’ clamoroso che quindi il primo a riconoscere l’incapacità gestionale dell’amministrazione della città da parte di Velroni sia proprio un suo alleato del PD…e che alleato!
Al che, la domanda sorge spontanea: ma il modello politico che Veltroni vuole utilizzare per governare l’Italia è lo stesso usato per Roma?
No, perchè allora saremmo proprio nei guai!

La seconda riflessione è stata conseguente alla precedente.
Ovvero: sembra impossibile, ma Veltroni e il PD stanno portando avanti una campagna elettorale atipica. Ma non perchè vi sia una forma diversa degli schieramenti in campo. Bensì per il fatto che punta tutto sul tentativo di far dimenticare il passato prossimo per riportare l’attenzione a quello remoto. E in un colpo, puff…Prodi non è mai esistito per Veltroni, come Veltroni sembra non essere mai esistito per Rutelli. Nel secondo caso è ancora peggio, perchè er cicoria si dimentica pure di sè stesso, ma insomma…

Per farla breve.
E’ grottesco questo modo di fare politica.
Da una parte può anche far sorridere. Ma più che altro inorridisce per la continua spinta alla mistificazione. E io, molto personalmente, da gente così non vorrei nemmeno sapere amministrato il mio condominio!

Comunque…grazie Rutelli. Senza te non avremmo mai capito chi è veramente Walter Veltroni. Un incompetente che ha reso Roma una città insicura, disordinata, sporca, obsoleta e perfino inumana.
Non lo dico io. Lo dici tu. Altrimenti non chiederesti un voto per rifondarla!

Sono andati a pescare la candidatura numero 11 nella lista del PdL nel Lazio per il Senato. Trattasi, praticamente, di qualcuno che non entrerà in Parlamento. Nemmeno nelle più rosee aspirazioni elettoralistiche.
Dunque resta da chiedersi perchè fare un’operazione di questo genere.
La risposta è semplice: mancanza di argomenti veramente nuovi da colmare con una bella smossa alle acque della campagna elettorale. Un tentativo d’inquinamento insomma, di intorpidimento della gara, per distrarre l’elettore.

Da qui, si capisce benissimo che dietro l’ostentazione di sorrisi sicuri circa un’improbabile rimonta, Veltroni celi addirittura la paura di un arretramento consistente, soprattutto dopo l’alleanza coi Radicali, che sta spingendo un sacco di voti cattolici e moderati lontani dal PD verso l’UDC di Casini.
Buttarla sulla deriva fascista del PdL serve a provare a riequilibrare le cose. I centristi del centrodestra potrebbero non gradire la deriva destroide della ex CdL e Veltroni, forse, si augura che certa parte di quell’elettorato torni o cominci a guardare con maggiore favore proprio il PD attanagliato tra laicisti mangipreti e giustizialisti che fanno tintinnare manette ad ogni piè sospinto.

Il candidato senatore in questione, per tornare al fatto di giornata, è l’imprenditore Ciarrapico Giuseppe. Conosciuto ormai però più per il suo essersi detto ancora fascista che per la sua storia politica e di editore.
Vai perciò a spulciare in rete e…scopri alcune cosette che ti fanno quantomeno sorridere.
Si viene perciò a sapere che il Nostro, non solo è un fascista “atipico” (chiamiamolo così…), ma perfino gradito a sinistra…e dal PD stesso, che tempo fa gli offrì, con gli onori del caso, di partecipare alla sua struttura politica. Lui accettò, scagliandosi anche contro il centrodestra. Era solo un anno fa. Un anno fa era “presentabile“. Oggi è diventato un impresentabile. Misteri del moralismo progressista.

Ma vabbè, andiamo avanti.
In realtà, mosso dalla mia vis polemica, giro a chiunque si soffermi su queste righe, una breve domanda: si può esser fascisti nell’Italia repubblicana e democratica di oggi?

Beh, la mia risposta è…assolutamente SI!
Non solo: mi piace questo Ciarrapico. Non è da tutti ammettere di non voler rinnegare il proprio passato. Il che non esclude l’accettazione delle regole del presente. Nè significa lavorare per un futuro che possa far risorgere i fasti del passato cui si ispira.
Per farla breve: qui si dovrebbe riaprire un’annosissima questione sulla differenza tra il fascismo inteso come movimento e il fascismo inteso come momento storico, in cui molti degli ideali prodotti dal movimento sono stati corrotti nella loro attuazione storico-politica.
Se dunque esser fedeli a principi-valori come Patria, Dio, Famiglia e loro sottoprincipi fa di chi vi crede un fascista allora lo sono anch’io.
Ma proprio non ci sto, allora, (come pure m’è capitato) a farmi appiccicare etichette del tutto immeritate circa un’adesione scontata anche ai crimini di cui si è macchiato il fascismo durante il ventennio.
No, non sono mai stato d’accordo con le pratiche violente con cui i Fasci imponevano la loro idea(?), nè sono mai stato d’accordo con l’approvazione delle leggi razziali.
Ecco perchè non capisco tutta questa boutade mediatica, Ma me la spiego nel modo di cui sopra: necessità di buttare la palla fuori dal campo da giuoco.

Tentativo peraltro inutile, perchè non basterà per far dimenticare le tante contraddizioni che vivono nella mini-Unione targata Veltroni. All’interno della quale, tra le tante cose, vi sono parecchi ex-comunisti che hanno preferito, per mancanza di coraggio, tradire a parole la loro Storia, portandola però avanti, con grande ipocrisia sotto gli occhi di tutti, nei fatti.
Ora…non so davvero cosa sia meglio.
Anzi, lo so: la coerenza. Anche in politica fa bene, ogni tanto.
E poi…credo sia molto più facile esser fascisti votati alla democrazia, piuttosto che comunisti con ambizioni riformistiche: a meno che non si recida col proprio passato, con la propria cultura. Infatti, non è successo. Al di là delle parole, i comunisti restano sempre comunisti!

Forza Ciarrapico!

Sono arrivati all’ultimo tuffo. O quasi.
Ma il programma ormai era già stato scritto. Da Veltroni e Di Pietro.
Emma ha solo dovuto ratificare. Mettere una firma in calce e via.
Ideali, valori, battaglie, cultura…tutto messo da parte.
L’importante non è mai stato il progetto. Ma la poltrona.
Tant’è che lo scontro tra le truppe pannellate e Veltroni è occorso non sui nodi politici del PD, bensì sul numero di candidature “blindate” pretese dai Radicali e non rispettate da Walter.
Di più: a domanda specifica, i vari Cappato o Pannella non fanno altro che rispondere che loro con quel programma non hanno niente a che vedere, anzi…lo vorrebbero parecchio diverso, molto più liberale, direi quasi liberista.
Come spiegare allora non solo l’apparentamente, ma anche e soprattutto lo scioglimento del partito Radicale in quello Democratico?! Hanno poco in comune, tranne una comune base laicista, che però Veltroni deve contemperare con la necessità di essere amico anche del mondo cattolico; hanno poco da spartire anche col gius