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Sui Rom ed il presunto neo-razzismo discriminatorio del governo si fa prima a dire chi aveva ragione piuttosto che fare l’elenco dei “fenomeni” che parlavano giusto per dar fiato alla bocca!
Avevano perfino cercato un appiglio nell’UE, ma a quanto pare le imbeccate “democratiche” sulle proposte del governo italiano in materia di contrasto all’illegalità di nomadi e rom d’ogni genere ed età, si sono rivelate in tutta la loro inutile e demagogica pretestuosità nel momento dell’analisi della realtà dei fatti.

E anche su Alitalia…beh, quello è un altro capitolo. Ma ormai è chiaro che solo la CGIL è ancora lì a difendere l’indifendibile e a chiudere gli occhi di fronte alla situazione per come è…

La proposta di Maroni di dare subito la cittadinanza ai bimbi rom di cui non si possa risalire all’identità dei genitori è davvero razzista e discriminatoria.

Addirittura è arrivato a dire che

Siccome la stragrande maggioranza di questi minori non ha genitori certi penso che le istituzioni e il governo italiano debbano mantenerli, dare loro un futuro e magari subito la cittadinanza come segno concreto che li consideriamo figli di questa terra

Maroni, giù le mani dai bambini rom: vivi e lasciali morire.

I campi nomadi sono dei lager, dei campi di concentramento all’interno dei quali si auto-ghettizzano le comunità Rom.
Alcuni di essi godono degli aiuti dei comuni in cui si stanziano e ottengono gli allacciamenti (gratuiti) alla rete idrica e a quella elettrica. In altri casi, le amministrazioni locali provvedono a realizzare dei piccoli villaggi abitati dove le ruolotte e i camper lasciano il posto a piccoli appartamenti (sempre a costo zero…per i Rom, non per le comunità che li ospitano).
Ci sono poi i casi limite, quelli che destano maggiore preoccupazione e perplessità, ovvero i campi abusivi, le bidonville di cui abbiamo notizia dai telegiornali quando se ne incendiano grandi porzioni con abitanti annessi o quando le retate delle forze dell’ordine li costringono a sbaraccare.

In tutti e tre i casi, comunque, rimangono situazioni di fondo che non si modificano: varcati i cancelli l’igiene è azzerato, la promisquità è diffusa, l’alcolismo è dogma e il dolce far niente la religione più accreditata. Nell’ozio ubriacante più totale i bambini non hanno alcuna istruzione scolastica, ma sono seguitissimi dai loro genitori nell’addestramento all’accattonaggio e al furto con destrezza.
I piccolissimi sono abbandonati a loro stessi ai semafori e sui marciapiedi con un obiettivo ben definito, fallito il quale la risposta è il maltrattamento e la violenza sugli indifesi.

I “grandi”, nel frattempo, si dedicano allo svaligiamento degli appartamenti, alla guida in stato di ebrezza, agli abusi sessuali, allo sfruttamento dei mezzi pubblici privi di ogni biglietto e quant’altro di peggio si possa immaginare.

Sono isole fuori controllo, Stati nello Stato, parassiti della società.

Lo so, sono parole forti che probablimente scambierete per razziste, ma la realtà parla chiaro: NON TUTTI, ma purtroppo sono MOLTI, TROPPI, i Rom che trasgrediscono le regole e si nascondono dietro al dito della totale mancanza di identià.
Fermati, lasciano false generalità e dopo pochi giorni sono di nuovo in libertà per commettere gli stessi identici reati coperti dall’impossibilità di essere assicurati alla giustizia perchè continuamente irriconoscibili.

A chi invoca lo stravolgimento del principio di uguaglianza, quindi, vorrei chiedere perchè (PERCHE’ !!!!!!????) milioni di cittadini italiani devono sottostare alla legge penale e ottemperare ai propri doveri di fronte lo Stato e la Comunità (con annessi e connessi) e alcune migliaia invece possono pretendere solo diritti costringendo lo Stato a rinunciare alle proprie prerogative di Sicurezza nei confronti della collettività?
Perchè i bambini Rom devono essere diversi dai bambini italiani istruiti?

Sono loro stessi a discriminarsi autonomamente, perchè sono loro stessi a porsi in situazioni di difetto nei confronti di tutti gli altri cittadini.

Ora, in questo contesto di dilagante irregolarità, lo Stato che si ripropone di raddrizzare la barra, di ripristinare la legalità o almeno di aver chiaro con chi ha a che fare, per tutelare tutti gli altri cittadini, non può essere giudicato razzista.

Il problema allora è il pregiudizio politico.
Pregiudizio che spinge taluni (una minoranza nel Paese, secondo i sondaggi) a considerare l’azione dell’attuale governo una ventata di fascismo di ritorno.
Certo, se si comincia ogni santissima giornata dicendo che siamo alle porte di un nuovo regime, che Berlusconi è un novello Mussolini e che la maggioranza degli elettori che lo sostiene è una manica di imbecilli nostalgici del ventennio, beh…questo è il minimo che ci si possa aspettare.

Così, un censimento si trasforma in una schedatura etnica; dimenticando però che A) i Rom, che piaccia o no sono una specifica etnia; B) rappresentano un problema su cui non si può più soprassedere; C) i campi nomadi che ci sono in Italia, sono un’anomalia all’interno di una società che aspira a vivere civilmente.

Non si può giudicare razzista la volontà di uno Stato di ottenere un segno di riconoscimento da chi, ad oggi, al 99,9% è un perfetto signor nessuno che per questo motivo la fa sempre franca. (sempre alla faccia dell’articolo 3 della Costituzione)

Allo stesso modo, è più che ovvio che le impronte digitali siano prese anche ai piccolissimi del gruppo Rom, perchè solo così si può avere un sistema di riconoscimento e di attribuzione delle responsabilità non tanto del bimbo, quanto dei suoi genitori, che così verrebbero più facilmente individuati.

Il tutto, fermo restando quanto detto qualche post più addietro su queste pagine e su questo argomento: le impronte si devono prendere a tutti…
E QUESTA notizia non può che trovarmi d’accordo.

Sono giorni che non se ne parla più.
Ma quando oggi, nel suo Passaparola del lunedì (si, lo seguo spesso…bisogna conoscerlo “il nemico” per affrontarlo ;-) ) Travaglio ha citato tra le varie leggi contro cui sfileranno domani in piazza lui e Di Pietro, quella proposta da Maroni sul rilevamento delle impronte digitali ai Rom, mi sono sentito in dovere di pubblicare qualcosa in merito (essendo stato un argomento su cui ho semplicemente glissato, aspettando tempi più maturi).

Avevo in mente una mia idea specifica.
No, non credo alle motivazioni razziste del provvedimento; ma convengo con molti che il ministro dell’Interno abbia agito con eccessiva sicumera politica, approcciandosi al problema sicurezza in maniera estremamente demagogica (sebbene io condivida gran parte del “pacchetto-sicurezza” approvato nel primo consiglio dei ministri napoletano), quasi a voler dare in pasto “un colpevole” all’opinione pubblica iper-incazzata con Zingari e affini (che rimangono comunque un problema) per quietarne gli eccessivi isterismi.
Trascurando quindi le polemiche scatenate dai commentatori che hanno voluto vedervi a tutti i costi un’impronta (ah ah  ;-)  ) neo-nazista, mi sembra giusto prender coscienza di una possibilità che, se valutata e gestita con estrema serietà, può diventare uno strumento di maggiore garanzia per tutti eliminando definitivamente i rischi di una ghettizzazione per pochi.

Impronte si, quindi, ma non per i soli Rom.

A tal proposito, mi piacerebbe segnalarvi e pubblicare un post scritto da una blogger che ho incrociato per caso nella blogosfera e che, nonostante spesso io non mi trovi d’accordo con le sue opinioni, mi ha stupito per la sua ottima capacità dialettica.
Sull’argomento in questione, BastianCuntrari (si fa chiamare così) ha scritto:

Una volta si presentava così.


Questa è una carta d’identità in uso agli inizi del secolo scorso: dati vergati a mano e spesso volutamente errati, come quelli riportati sul documento. La storia, curiosa, la trovate qui. A me occorreva solo un’immagine dalla quale risultasse l’assenza di un elemento al quale, sui nostri documenti d’identità, siamo ormai abituati: la fotografia.
La normativa che istituisce la nostra carta d’identità risale al 1931 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza n°773), ma non so se, al momento della sua entrata in vigore, fosse già prevista l’apposizione della foto.

Certo è che, comunque, c’è stato un momento in cui si è passati dal documento che forniva solo i dati anagrafici del possessore a quello che permetteva di “identificarlo” anche visivamente: l’invenzione era entrata nell’ambito del riconoscimento personale.

La proposta del Ministro degli Interni, dal mio punto di vista, è errata nella sua prima ipotesi d’impiego“ai bambini rom”), ma mi trova assolutamente d’accordo sulla sostanza: rilevare a tutti le impronte digitali. Quella che vedete qui sotto è una carta d’identità del Regno di Bulgaria del 1928, e riporta anche l’impronta digitale.

Si dirà: ma era la Bulgaria! Sì, ma era anche all’avanguardia, e ha preceduto di quasi 80 anni le decisioni dell’Europa.
Il 13/12/2004, il Consiglio d’Europa ha approvato il Regolamento n° 2252/2004 relativo alle norme
sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri. All’articolo 2 si legge che “I passaporti e i documenti di viaggio hanno un supporto di memorizzazione che contiene un’immagine del volto. Gli Stati membri aggiungono inoltre le impronte digitali in formato interoperativo.

La fesseria di Maroni è stata quella di aver focalizzato la propria attenzione, e quella dell’opinione pubblica, su di una etnìa, in barba al solito e strapazzato articolo 3 della Costituzione: abbiamo già un decreto (del 2006) istitutivo del passaporto elettronico che prevede la memorizzazione - sul chip - delle impronte digitali. Del pari le prevede la Carta d’Identità Elettronica (EIC). La Germania ha già in cantiere per questo mese la discussione di una bozza per l’introduzione della EIC con salvataggio delle impronte digitali. Sarebbe sufficiente rendere obbligatorio il possesso del documento per tutti gli ultra 11enni (ma ci sono proposte che suggeriscono dai 6 anni in su) e, per i minori di questa età, inserirli nel documento d’identità del/dei genitori o tutori: non si fa già qualcosa del genere, mi pare, con i passaporti in cui i minori sono inseriti sul documento di mamma o papà?

A me sembra solo un ulteriore progresso, la mera applicazione di elementi innovativi nei servizi demografici; tal quale fu l’introduzione della foto. Non vedo gli estremi di alcuna “schedatura”. Leggo che l’Unicef si è resa disponibile per un confronto leale e sereno, mirato al supporto di bimbi rom in programmi di scolarizzazione e integrazione: se questa è l’intenzione, per sgomberare il campo da accuse di discriminazione e razzismo, proporrei di valutare quanti piccoli rom ci sono nel campo nomadi “X” (ad esempio 100); con il supporto dell’Unicef o della Croce Rossa, resasi disponibile a dare supporto, prelevare prima le impronte digitali a 100 bambini non-rom di una scuola sul territorio, e poi ai piccoli rom.

Le impronte digitali non sono la stella di David cucita sulla giacchetta, come ho - sbagliando - ritenuto ad una prima lettura del provvedimento: ad esempio, potrebbero essere l’unico mezzo per il riconoscimento di vittime di disastri, di incidenti aerei, di catastrofi naturali. Dopo l’uragano Katrina del 2005 e lo tsunami che ha colpito il Sud-Est asiatico alla fine del 2004, una delle ulteriori tragedie che i soccorritori dovettero affrontare fu quella di decine di migliaia di bimbi, rimasti orfani, preda di pedofili e trafficanti di piccoli esseri umani (si parlò anche di traffico di organi…) che potevano tranquillamente rivendicare il proprio ruolo di genitore di chi, troppo spaventato o troppo piccolo, non ebbe la possibilità di sottrarsi a quei mostri. Credo sia necessario abbassare i toni della polemica, e iniziare a valutare, di una proposta riveduta e corretta, gli aspetti positivi.

dal blog di Bastian Cuntrari, Carta Straccia.

Oggi ho pochissimo tempo da dedicare al blog, ma alla fine bastano cinque minuti per partorire un post. Servono: l’ispirazione (1 secondo, quella è praticamente un “lampo”) e qualche giro d’orologio per fare i dovuti collegamenti nella testa e riportarli poi online.

Il casino, però, viene quando vuoi dire più cose e non hai il tempo per distanziarle in articoli diversi come sarebbe invece congeniale.
E questa è una di quelle volte.
La giornata è quasi andata e le riflessioni sono necessariamente molteplici.
Ecco perchè questo post lo dividerò in due parti.

Nella prima, sarò didascalico, perchè non servono tante parole.

L’Europa è vista con diffidenza dai cittadini del Vecchio Continente e non è così difficile capirne i motivi.
E’ banale, ovvia, scontata e quindi inutile, almeno nel 90% delle discussioni che fa. Nell’altro 10% si conferma un freno alle politiche nazionali nel momento in cui ingerisce su temi che a livello sovranazionale è più che dimostrato non vengono capiti. E l’immigrazione è uno di questi.
Oltretutto, le istituzioni comunitarie non godono di alcuna fiducia, perchè poco (o affatto) rappresentative e perchè là dove lo sono, come nel Parlamento, si ha la sensazione siano soltanto la copia sbiadita (perchè prive di interesse) delle camere nazionali, in cui, come nei singoli stati, si fronteggiano fazioni opposte. Peggio: il Parlamento Europeo è straordinariamente strumentalizzato affinchè si faccia cassa di risonanza (non foss’altro per la presunta autorevolezza che si è autoattribuito e di cui quindi gode nei media nazionali) dei vari “soccorsi europei” delle minoranze dei Paesi membri.
Leggere per credere. E poi per capire.

Non è per esser nazionalisti o antieuropeisti a tutti i costi, ma sic stantibus rebus mi pare che l’Europa avrà ancora molto da lavorare per entrare nei cuori della gente!

Parte seconda:

leggo qui che c’è stato un altro tentativo di rapimento di una bambina da parte di due rom.
Non è la prima volta. E purtroppo nemmeno la seconda.
Se ne sentono ogni tanto di notizie come questa. Ultimamente però un po’ di più. E la sensazione è quasi che questo martellamento possa essere il frutto di una strategia della paura (come alcuni l’hanno chiamata) usata a scopi elettoralistici.

Che buffo.
Il concetto di informazione in Italia è strano. Quantomeno a corrente alternata.
Ad un tempo ci si batte perchè le cose si sappiano. In un altro tempo ci si lamenta perchè se ne sanno troppe.
Il caso Schifani e le continue news suoi rom, sui romeni e sugli extracomunitari delinquenti ne sono un esempio lampante.
Insomma: il presidente del Senato è oggetto di inchieste vecchie di anni, ma riportate ai nostri giorni perchè…beh, è diritto di cronaca…la gente deve sapere chi è il signor Schifani, dal momento che è diventato la seconda carica dello Stato.
E così, capiamo che come notizia non può esser taciuta perchè più attuale che mai. Si deve far luce su vecchie questioni e stare sul pezzo perchè l’opinione pubblica sia informata il più possibile.

Poi però, se si applica lo stesso ragionamento sul tema più attuale di ogni altro, quello della sicurezza, arriva il solito saccente e storce il naso.
Troppi lanci su immigrati e stranieri violenti e/o delinquenti.
Eppure, secondo il principio di cui sopra, l’opinione pubblica ha il diritto ad essere informata su ciò che gli capita intorno. Anzi, i giornalisti hanno il dovere di portare a nostra conoscenza tutti i dettagli della cronaca dei nostri giorni.
Non per criminalizzare ingiustificatamente, ma per dar conto di un fenomeno che deve essere affrontato per quello che è e non per quello che si pensa che sia.
I fatti parlano chiaro: c’è una recrudescenza criminale ad opera di stranieri che non è tollerabile.

Sarà “razzista” dirlo (anche se non lo credo), ma fa molto più effetto se a commettere gli stessi delitti sono italiani oppure clandestini arrivati nel nostro Paese e mai integratisi.
C’è la sensazione che chi viene ospitato dovrebbe ripagare chi lo ospita con almeno maggiore rispetto.

Non si tratta, quindi, di “imprenditoria della paura”, ma solo di informazione.
L’argomento è quotato. E’ impensabile che non spuntino fuori migliaia di segnalazioni o notizie su quello.

O forse si vorrebbe silenziare la stessa informazione che ieri si voleva libera da censure, perchè scomoda?

Ma in Italia il giornalismo è questo: autocelebrativo, autolesionista, autoreferenziale.

E così sia.
Amen!

Al di là dei provvedimenti che saranno adottati (e che quindi valuteremo una volta che saranno proposti) per fronteggiare il fenomeno rom, continuo a chiedermi, senza ispirazioni razziste, come può lo Stato accettare che all’interno dei suoi confini si sedentarizzino popolazioni nomadi che però:

  • occupano il suolo pubblico
  • pretendono allacciamenti a luce, acqua e gas in maniera gratuita
  • vivono in baraccopoli dalle condizioni igieniche deprimenti
  • sfruttano minori obbligandoli alla prostituzione e all’accattonaggio
  • non versano alcun contributo
  • vagabondano liberamente privi di ogni documentazione
  • sono praticamente autoghettizzati nei loro campi
  • e che hanno come uniche fonti di sostentamento economico la microcriminalità e i sussidi statali.

Alla luce di tutto questo appare evidentemente urgente intervenire per sanare questi crogioli di delinquenza.
Non c’è razzismo in questa analisi. Ma solo l’incredulità per come lo Stato (come spesso accade) si spende troppo nell’accogliere chi già sa porterà con sè una notevole quantità di problemi di ordine pubblico, piuttosto che per proteggere i suoi cittadini.
E’ un po’ il principio per cui non sempre si capisce perchè son tutti lì a difendere Caino e si dimenticano di Abele.
Oggi (ma si può ben dire, da tempo ormai) i rom, che non sono solo romeni, nè possono essere identificati col popolo romeno, sono un problema a sè stante rispetto ad ogni altro fenomeno migratorio. Per questo è necessario affrontarlo con la dovuta specificità.

Aspetto di vedere quali saranno le soluzioni a difesa dell’onesto cittadino.

Nel frattempo però, se la gente si sente esasperata e chiede a gran voce prese di posizione radicali, non dategli addosso come fossero tornati i nazisti!
Perchè non è una questione di razzismo, ma di sicurezza !

(Spero…)

Dedicato a Travaglio e Grillo.


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