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Non capisco la logica per cui se c’è solo un’offerta è quell’offerta che dev’essere accettata. Anche se questa è deleteria, al ribasso ed ha il sapore di svendita.
Vabbè che Prodi è abituato a questo genere di trattative svantaggiose per lo stato(vedi come si risolse per pochi spiccioli a favore della Fiat il caso AlfaRomeo), vabbè che quando era all’IRI bastava gli si presentasse chiunque (meglio se amici però) alla porta e lui “regalava” qualunque cosa, si trattasse di macchine, appunto, oppure di alimentari (vedi caso SME)! Va bene tutto, ma ora è palese che la gestione del caso Alitalia sia assolutamente da sottrarre alle incompetenze di questo governo. Il quale governo ha commesso un errore, se possibile, ancora più grave, lasciando la trattativa nelle mani dei sindacati, che come al solito hanno fatto scappare la controparte dal tavolo di concertazione.
A questo punto, meglio il fallimento. Stop. Si resetta tutto e si riparte.
Ipotesi dolorosa e, se iddio volesse, da evitare, ma l’unica che permetterebbe ad Alitalia di rimanere italiana e di non doversi gettare tra le braccia della concorrenza.
Detto questo, una postilla: vedrete che subito dopo le elezioni salteranno fuori i nomi della cordata italiana. Berlusconi su questi affari può vantare maggior credito di chiunque altro.
La fretta è il peggior nemico in questo caso…aspettiamo, ma se proprio ci prudon le mani, allora meglio il fallimento!
Da notare, per chiudere, come Veltroni straparli senza avere però lo straccio di una benchè minima idea risolutiva.
Il professor Prodi e la seduta spiritica sul rapimento di Aldo Moro. Per non dimenticare.

(fonte immagine: DAW)
Prima Parte.
2 Aprile 1978 - 2 Aprile 2008.
A trent’anni di distanza, il professore, ovvero l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi ancora non ha fatto luce su uno degli episodi che hanno contraddistinto gli anni di piombo e che lo hanno visto protagonista negativo di quella vicenda: il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Sarebbe l’ora che l’attuale presidente del Partito Democratico alzasse una volta per tutte il sipario sulla tanto misteriosa quanto famigerata seduta spiritica dietro la quale a tutt’oggi ostinatamente continua a trincerarsi.
Veniamo ai fatti.
Tutto ruota attorno al covo dove le BR tenevano segregato l’onorevole Moro, che fu oggetto di strane e per certi versi assurde ricostruzioni.
Ebbene, fu Prodi, all’epoca professore alla turbolenta università di Bologna ad indicare il nome del luogo, “GRADOLI”.
Oggi come ieri, l’ex presidente dell’IRI, sostiene e sostenne davanti ai magistrati e ai parlamentari che successivamente formarono una commissione d’inchiesta, che quel nome gli fu rivelato il 2 aprile 1978, dagli spiriti di La Pira e don Sturzo durante una seduta spiritica.
Si! avete capito bene, una seduta spiritica; di quelle con le persone che si tengono le mani davanti ad un piattino poggiato su un tavolino a tre zampe.
Andiamo nei dettagli.
Il professor Prodi quindi, si reca a Roma due giorni dopo la seduta spiritica e trasmette l’indicazione ad Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell’On. Benigno Zaccagnini.
Nel passaggio tra “fonte” e partecipante alla seduta, dev’esserci stata, però, qualche incomprensione, perché l’informazione fu travisata e così l’indicazione di via Gradoli, covo BR in Roma, successivamente scoperto, subì il mutamento in PAESE di Gradoli, deviando gravemente le indagini degli investigatori.
Sulla base di questa segnalazione, infatti, il 6 aprile venne organizzata una perlustrazione a Gradoli, un paesino in provincia di Viterbo. Il ministero dell’Interno, però aveva in precedenza ricevuto una segnalazione a riguardo, che parlava di VIA Gradoli, che nessuno ritenne attendibile.
In realtà fu proprio la moglie di Moro, Eleonora, ad ipotizzare potesse trattarsi di una via di Roma, ma nessuno, ancora una volta diede seguito a questa idea.
Via Gradoli, però esiste eccome: è una traversa di via Appia, con una sbarra automatica che ne chiude l’accesso alle automobili dei non residenti.
Il resto è Storia.
Aldo Moro fu assassinato il 9 maggio 1978, ma sono ancora oggi molti i punti interrogativi sulla vicenda.
A cui solo Prodi può dare risposta!
…
Domani la seconda parte di questo post… con altri dettagli sui fatti.
E’ un ottimo soldatino. Bisogna ammetterlo e riconscerglielo.
Romano Prodi è letteralemente sparito, scomparso, puff…non c’è più. Così come l’avevano chiamato ora gli hanno ordinato di restare nascosto. E lui obbedisce.
Può addirittura darsi che il professore, nonostante i suoi sogni di gloria infranti (chè forse c’aveva creduto, d’essere importante per questa sinistra), gli voglia davvero bene a Veltroni.
In fondo, gli basterebbe apparire in video un secondo in più degli istituzionali 36 che gli riservano i telegiornali riferendosi al pres del cons; gli basterebbe fiatare, aprir bocca, sibilare farfugliando qualcosa, come ai vecchi tempi…e Veltroni sarebbe rovinato, spacciato, ricacciato al 26% di consensi da cui a fatica è risalito…da quando proprio Prodi è stato allontanato dai media.
Cenerentolodi, o Prodentola, fate voi, è stato rinchiuso nella stanza più alta e buia della torre e lui, da bravo, accetta (non senza sofferenze immagino) l’imperativo categorico divieto di uscirvi.
Così si fa! Per il bene del partito si deve accantonare non solo qualsiasi mira di potere, ma si può e si deve rinunciare pure alla propria dignità.
Certo fa strano (non)vederlo così.
Me lo ricordo, solo qualche mese fa, quando parlava col fiero cipiglio decisionista dello statista che ha salde in pugno le redini del destino del suo governo; quando credeva ancora di poter avere un ascendente su ministri e senatori ribelli; quando parlava agli italiani col suo caschetto e gli sci ai piedi sulla candida neve delle alpi promettendo felicità grazie alla sua ricetta; o ancora quando girava col suo camion giallo per presentare il suo fantasmagorico programma…
Ah…quanti ricordi…che uomo che era quello!
Erano altri tempi. Suvvia, l’Eldorado prodiano sapeva benissimo pure lui non sarebbe durato a lungo.
Ecco perchè non sorprende saperlo triste oggi nella sua stanzetta a palazzo Chigi, aspettando che qualcuno se lo fili, anche solo per telefono. Vabbè che son tutti a leccare i piedi a Veltroni ora, ma insomma…lui potrebbe fare ben più che il nonno!
Eppure, qualcuno lo diceva, gliel’aveva detto che era un front-man, un burattino nelle mani di gente spietata, che lo avrebbero usato.
Ma il professore, a quel qualcuno gli diede di “ubriaco appeso a un lampione”.
Ora abbiamo scoperto chi era veramente l’ “utile idiota”.
Ci vuole comunque grande coraggio.
Si, dai…diamo a Cesare quel ch’è di Cesare.
Romano Prodi è un uomo da apprezzare. Sa contenersi, è misurato…
Pensate un po’: c’è in giro Berlusconi che lo demonizza e lo demolisce in campo aperto e lui…pur di non rovinare l’altro (Veltroni) che pure lo sta massacrando è disposto a rinunciare a qualunque tipo di difesa.
Lui sta lì…”come il semaforo…fermo”!
Parole sue…
Avessimo voluto descriverlo a parole nostre avremmo forse detto…sta lì, fermo, inerte, a farsi sfottere da chiunque…come un…pirla.
E invece no, non lo diciamo.
In questo momento si può solo ammirare.
Fatto?
Bene…
Ora spaventiamoci.
Spaventiamoci…perchè non si può solo ridere di fronte a tanta mancanza di autostima…soprattutto se frutto di una scelta.
La scelta del silenzio.
Brrrr….ho i brividi!
L’aveva promessa Romano Prodi, di concerto col ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, subito dopo la nomina di De Gennaro a super(?) commissario straordinario(?) per l’emergenza rifiuti a Napoli.
Eccola qua, la soluzione strutturale.
Mandare la monnezza in Germania.
A spese di tutti i contribuenti.
Complimenti!
Per Veltroni non è mai esistito. Il segretario del PD, di fatto, parla del passato riferendosi al governo Berlusconi, saltando a piè pari praticamente due anni di storia. Parla di cambiamento. Parla di necessità di riformare il Paese. Parla di obbligo di riportare l’Italia protagonista nel mondo. Parla di serietà da ristabilire al governo. Parla di tutto, ma non di Lui, il grande assente di questa campagna elettorale.
Puff, Prodi non c’è mai stato.
Tant’è che, come niente fosse successo, il Nostro “uomo nuovo” (che però non conosce la Storia) si prende ben 17 ministri dell’attuale governo del Professore e li blinda nelle sue liste al grido di “cambiamo il Paese”.
Ora, ma che credibilità vuole o può avere un politico che vive praticamente fuori dal tempo?!
Non vogliamo un altro illuso a Palazzo Chigi, del tutto sconnesso dal contesto storico e dal Paese su cui vorrebbe intervenire.
Di Prodi ce n’è bastato uno!
Partiamo da questo assunto: non esiste una legge elettorale perfetta. Altrimenti non se ne cambierebbe una ogni volta che ci si accorge che quella precedente non va più bene o non torna più comoda. Compreso il cosiddetto “porcellum”: non è perfetta. Ma neanche da buttare. E soprattutto non da imputare ad essa legge l’instabilità del governo Prodi.
Forse non tutti lo sanno, ma l’attuale legge elettorale ha garantito all’Unione di avere una discreta maggioranza di sicurezza alla Camera, seppure il professore avesse battuto il cavaliere per soli 24mila voti (roba che in Germania si sono accordati destra e sinistra nonostante un divario molto, ma molto più ampio dello 0,06%); non solo, ma ha anche garantito al sinistra-centro di ottenere la maggioranza perfino al Senato, per il quale invece aveva ricevuto centinaia di migliaia di voti in più il centrodestra dell’odiato Berlusconi. Poichè però non era possibile ribaltare del tutto il risultato elettorale è stato impossibile garantire a Prodi un numero di senatori superiore a quelli che realmente gli spettavano, compresivi del premio di maggioranza regionale (per come voluto dall’allora Pres. della Rep. Ciampi).
Già nello stesso mese di aprile del 2006, all’indomani delle elezioni e alla luce della palese instabilità numerica (oltre che quella presunta politica), il centrodestra propose un governo di larghe intese. Lo stesso per cui ieri venivano sbertucciati ed al quale oggi giustamente si oppongono.
Dico “giustamente si oppongono” perchè evidentemente Prodi e compagni erano convinti che si potesse governare anche con i numeri che gli aveva garantito questa tanto vituperata legge. Mai cambiata, peraltro, in oltre 18 mesi di legislatura!
Traiamo allora le dovute conclusioni.
Difficilmente una legge elettorale garantisce stabilità. Può forse rendere aritmeticamente le cose più semplici (se in senso maggioritari - ma anche meno aderenti alla realtà, perchè non conta più tanto il numero di voti singolarmente contati, bensì vale un meccanismo di calcolo astruso che assegna il “premio di maggioranza”), ma è inevitabile che sia soltanto un buon accordo politico l’unico viatico alla tenuta di un esecutivo e della maggioranza che lo sostiene!
In passato, e con ben altre leggi elettorali in vigore, sono caduti ben oltre 50 governi in 50 anni. E lo stesso governo Berlusconi, quello della maggioranza plebiscitaria in Parlamento, ha avuto grosse difficoltà a riformare il Paese, proprio a causa dei dissensi interni alla coalizione.
Dunque: da fastidio sentir dire che tutto ruota attorno ad una legge elettorale. Perchè sappiamo bene tutti che non è quella che garantisce al Paese la stabilità di cui un governo necessita per compiere la sua azione legislativa senza interruzioni.
Sarebbe meglio semmai sentir parlare di elezioni con la proposta di governi forti, decisi a spendersi fino all’ultimo per la risoluzione dei mali dell’Italia. Chi ci sta, bene, altrimenti ciao.
Invece no! Oggi va di moda il governicchio delle larghe intese. Che dovrebbe fare quello che in 50 anni nessuno ha avuto il coraggio di fare…perchè pur di stare al potere non ha voluto scontentare o far incazzare troppo nessuno.
Forza, allora! Elezioni! Governo coraggioso! E avanti con le Riforme!
Destra, sinistra…che importa?!
Certo, il centrosinistra ha dimostrato di saperci stare proprio poco al governo, ma dovesse rivincere mi augurerei lo facesse con serietà, mettendo da parte l’antiberlusconismo ed evitando la contrapposizione “noi buoni” “voi cattivi”.
Detto questo…spero che dalle urne esca stravincitore il centrodestra. Al quale auguro la maggior responsabilità possibile per rifondare veramente questo Paese allo sbando.
Se poi qualcuno, da sinistra, si sentirà abbastanza maturo e intelligente da appoggiare quelle riforme (ieri affossate e oggi tornate sulla bocca di tutti - leggasi modifiche alla Costituzione in senso federalista), beh…che lo faccia.













































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