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La proposta di Maroni di dare subito la cittadinanza ai bimbi rom di cui non si possa risalire all’identità dei genitori è davvero razzista e discriminatoria.

Addirittura è arrivato a dire che

Siccome la stragrande maggioranza di questi minori non ha genitori certi penso che le istituzioni e il governo italiano debbano mantenerli, dare loro un futuro e magari subito la cittadinanza come segno concreto che li consideriamo figli di questa terra

Maroni, giù le mani dai bambini rom: vivi e lasciali morire.

I campi nomadi sono dei lager, dei campi di concentramento all’interno dei quali si auto-ghettizzano le comunità Rom.
Alcuni di essi godono degli aiuti dei comuni in cui si stanziano e ottengono gli allacciamenti (gratuiti) alla rete idrica e a quella elettrica. In altri casi, le amministrazioni locali provvedono a realizzare dei piccoli villaggi abitati dove le ruolotte e i camper lasciano il posto a piccoli appartamenti (sempre a costo zero…per i Rom, non per le comunità che li ospitano).
Ci sono poi i casi limite, quelli che destano maggiore preoccupazione e perplessità, ovvero i campi abusivi, le bidonville di cui abbiamo notizia dai telegiornali quando se ne incendiano grandi porzioni con abitanti annessi o quando le retate delle forze dell’ordine li costringono a sbaraccare.

In tutti e tre i casi, comunque, rimangono situazioni di fondo che non si modificano: varcati i cancelli l’igiene è azzerato, la promisquità è diffusa, l’alcolismo è dogma e il dolce far niente la religione più accreditata. Nell’ozio ubriacante più totale i bambini non hanno alcuna istruzione scolastica, ma sono seguitissimi dai loro genitori nell’addestramento all’accattonaggio e al furto con destrezza.
I piccolissimi sono abbandonati a loro stessi ai semafori e sui marciapiedi con un obiettivo ben definito, fallito il quale la risposta è il maltrattamento e la violenza sugli indifesi.

I “grandi”, nel frattempo, si dedicano allo svaligiamento degli appartamenti, alla guida in stato di ebrezza, agli abusi sessuali, allo sfruttamento dei mezzi pubblici privi di ogni biglietto e quant’altro di peggio si possa immaginare.

Sono isole fuori controllo, Stati nello Stato, parassiti della società.

Lo so, sono parole forti che probablimente scambierete per razziste, ma la realtà parla chiaro: NON TUTTI, ma purtroppo sono MOLTI, TROPPI, i Rom che trasgrediscono le regole e si nascondono dietro al dito della totale mancanza di identià.
Fermati, lasciano false generalità e dopo pochi giorni sono di nuovo in libertà per commettere gli stessi identici reati coperti dall’impossibilità di essere assicurati alla giustizia perchè continuamente irriconoscibili.

A chi invoca lo stravolgimento del principio di uguaglianza, quindi, vorrei chiedere perchè (PERCHE’ !!!!!!????) milioni di cittadini italiani devono sottostare alla legge penale e ottemperare ai propri doveri di fronte lo Stato e la Comunità (con annessi e connessi) e alcune migliaia invece possono pretendere solo diritti costringendo lo Stato a rinunciare alle proprie prerogative di Sicurezza nei confronti della collettività?
Perchè i bambini Rom devono essere diversi dai bambini italiani istruiti?

Sono loro stessi a discriminarsi autonomamente, perchè sono loro stessi a porsi in situazioni di difetto nei confronti di tutti gli altri cittadini.

Ora, in questo contesto di dilagante irregolarità, lo Stato che si ripropone di raddrizzare la barra, di ripristinare la legalità o almeno di aver chiaro con chi ha a che fare, per tutelare tutti gli altri cittadini, non può essere giudicato razzista.

Il problema allora è il pregiudizio politico.
Pregiudizio che spinge taluni (una minoranza nel Paese, secondo i sondaggi) a considerare l’azione dell’attuale governo una ventata di fascismo di ritorno.
Certo, se si comincia ogni santissima giornata dicendo che siamo alle porte di un nuovo regime, che Berlusconi è un novello Mussolini e che la maggioranza degli elettori che lo sostiene è una manica di imbecilli nostalgici del ventennio, beh…questo è il minimo che ci si possa aspettare.

Così, un censimento si trasforma in una schedatura etnica; dimenticando però che A) i Rom, che piaccia o no sono una specifica etnia; B) rappresentano un problema su cui non si può più soprassedere; C) i campi nomadi che ci sono in Italia, sono un’anomalia all’interno di una società che aspira a vivere civilmente.

Non si può giudicare razzista la volontà di uno Stato di ottenere un segno di riconoscimento da chi, ad oggi, al 99,9% è un perfetto signor nessuno che per questo motivo la fa sempre franca. (sempre alla faccia dell’articolo 3 della Costituzione)

Allo stesso modo, è più che ovvio che le impronte digitali siano prese anche ai piccolissimi del gruppo Rom, perchè solo così si può avere un sistema di riconoscimento e di attribuzione delle responsabilità non tanto del bimbo, quanto dei suoi genitori, che così verrebbero più facilmente individuati.

Il tutto, fermo restando quanto detto qualche post più addietro su queste pagine e su questo argomento: le impronte si devono prendere a tutti…
E QUESTA notizia non può che trovarmi d’accordo.

non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura né si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.

Questo era il testo della legge, (comma 5) quindi la realtà.

Questo invece, come la traduce Travaglio sul suo blog.

questo è pure “reiterabile… in caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura”. Se, alla fine di questa, Al Tappone riesce a passare da Palazzo Chigi al Quirinale, porta con sé sul Colle lo scudo spaziale che aveva già a Palazzo Chigi. Che dunque durerebbe 5 anni più 7, rendendolo auto-immune fino al 2020 quando ne avrà 84.

Paradossalmente, se facesse uccidere Napolitano per sloggiarlo anzitempo, non sarebbe punibile e potrebbe prendere il suo posto senza che nessuno possa processarlo

Ovvero:

la realtà dice che l’immunità vale per una sola volta anche se cambia la carica (a meno che non sia reiterata nel corso della stessa legislatura per quella di Pres del Cons); Travaglio invece o non sa leggere o si fa spiegare malissimo le cose e arriva a dire l’esatto contrario, ovvero che volendo Berlusconi una volta esaurito il suo mandato da Premier può rimanere immune dai suoi processi con la salita al Quirinale. Ma non è vero, non funziona così, non è così.

Vabbè…ma quante ancora ne dovremo dire per chiarire a tutti la vera natura truffaldina del Travaglio?

I media hanno guardato il dito piuttosto che la luna. Non avrebbero potuto fare altrimenti ne’ loro, ne’ i loro mandanti perchè i contenuti sarebbero stati inconfutabili.

Scrive così Antonio Di Pietro sul suo blog.
Allora proviamo a guardare la luna e non il dito.

Sabina Guzzanti interviene così dal palco di Piazza Navona:

sappiamo che questo governo è caduto anche grazie a Ratzinger, con quella porcheria dell’apertura negata all’università della Sapienza. E sappiamo che la menzogna della censura a Ratzinger è stata sostenuta da tutti i media e da tutti i politici salvo le solite irrilevanti eccezioni.
i poveri professori sono stati massacrati financo Cacciari ha dichiarato “sono dei cretini che non dovrebbero parlare per i prossimi vent’anni”.
questo significa avere il controllo dei media.
significa inventare una polemica che non sta nè in cielo nè in terra, perchè non c’è motivo al mondo per cui Ratzinger debba inaugurare l’anno accademico delle nostre università. (applausi)
è vero, a onor del vero, grazie alla legge Moratti il 30% degli insegnanti, fra vent’anni, saranno scelti dal Vaticano.
ma devono ancora passare vent’anni e fra vent’anni Ratzinger sarà dove deve stare: all’inferno, tormentato da dei diavoloni, frocioni, attivissimi e non passivissimi.

A questo punto non ci resta che badare al contenuto di una simile “scudisciata”.
Escludiamo gli epiteti e i toni coloriti, arriviamo al dunque.
E il “dunque”, inconfutabile come sostiene Antonio Di Pietro è che: per Sabina Guzzanti…

non c’è motivo al mondo per cui Ratzinger debba inaugurare l’anno accademico delle nostre università.

ovvero, non c’è motivo al mondo per cui una persona di cui non si condividono le opinioni possa esprimersi liberamente dopo esservi stato invitato a farlo.

Questo, a casa mia, si chiama FASCISMO! O peggio: COMUNISMO.
Con annesso menefreghismo del tanto amato, amatissimo, articolo 3 della Costituzione che i nostri padri della Repubblica fecero così perfetta e intoccabile.

Visto, caro Tonino?! Siamo andati dritto al dunque e abbiamo lasciato perdere il dito…ma forse per lei era meglio se continuavamo a guardare da tutt’altra parte.

To be continued…

Piazza Navona, due giorni dopo.

Una persona che si dedica da così tanto tempo alla politica e si propone come “uomo della svolta” per il futuro del Paese, non può commettere errori manco fosse il primo arrivato.
Veltroni invece ha peccato di ingenuità, se gli vogliamo bene; altrimenti dovremmo dire che ha peccato in presuntuosità, pensando di avere la forza necessaria a domare il Tonino che ben poteva aspettarsi.

Alzi la mano chi, sentendo prima delle elezioni, dell’apparentamento del PD con l’Italia dei Valori di Di Pietro non ha sgranato gli occhi pensando a quella come ad una pura e semplice operazione buona per le urne, ma deleteria per il dopo-voto.
O davvero Veltroni voleva farci credere che con Di Pietro c’erano veri interessi programmatici comuni?

Andiamo: l’unico motivo per cui Walter ha scelto Antonio è stato solo per trattenere i consensi che altrimenti gli sarebbero sfuggiti di mano, usando perciò l’IdV come diga al flusso di voti che poteva scivolare di nuovo verso le sinistre più antagoniste, dopo che tanto si era speso per convincere gli italiani della necessità di un “voto utile”.
Al resto, ci avrebbe pensato Tonino; avrebbe raccolto lui gli elettori antiberlusconiani (che sono più duri a morire dei comunisti a quanto pare).

Che oggi, quindi, Walter si stupisca e caschi dalle nuvole per essersi tirato la zappa sui piedi imbarcando Di Pietro e riportando in auge l’antagonismo di cui gli italiani felicemente si erano sbarazzati è il segno più tangibile della sua pochezza politica.
Ovvero: non ha capacità di immaginazione per il futuro. E quello che immagina lo “canna” di brutto.

Certo, per ora non si può fare a meno di Veltroni, che almeno sta provando a tenere il PD unito, ma è molto poco probabile che sia lui a poter rappresentare il vero nuovo futuro per l’Italia.

Chissà comunque che non abbia imparato la lezione.

Speriamo…

La ringrazio tutta.

Tutti e 20mila che eravate lì a dar mostra della parte migliore del Paese. Grazie ragazzi…
Un grazie speciale va comunque a Tonino. Senza Di Pietro nessuno sarebbe mai riuscito a riunire l’intellighentia della nostra società sotto un’unica bandiera.
Ora ce l’abbiamo: non lasciamola nel silenzio.
Più le daremo voce e più potremo comprendere.

Grazie, grazie davvero a tutti…

Sulla home page di Repubblica.it (alle 15,13) appare un box con due notizie che la dice lunga sulle teniche di manipolazione dell’informazione.

Eccovi l’immagine tratta dal sito:

Ora, a meno di non essere tra quelli a cui suona un po’ strana una notizia del genere, parrebbe quasi che “gli annullamenti per i boss della mafia” siano colpa dell’attuale governo, contro cui, quindi, giustamente si starebbero ribellando i giudici.
Questa l’interpretazione del pervicace accostamento di due notizie completamente scollegate tra loro e che non vedono coinvolto in alcun modo il governo nella “crisi” del 41bis (il carcere duro) ai mafiosi.

Passando con la punta del mouse sui titoletti delle notizie (che a prima vista possono sembrare una notizia unica) si scopre che in realtà rimandano a due articoli diversi.

Il primo, quello sul 41bis, in cui si spiega che sempre più boss riescono ad uscire dall’isolamento.
E il governo non c’entra assolutamente niente: il problema è tutto nella motivazione usata dai giudici del tribunale di sorveglianza: “Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l’associazione criminale di appartenenza“.
I magistrati antimafia, chiedono quindi una rivisitazione dell’articolo sul carcere duro.
E’ insomma un appello al governo per migliorare una norma vigente.

Il secondo, ci informa che le toghe, anzi, il sindacato delle toghe, l’ANM, sarebbe in agitazione.
Perchè ce l’ha tanto col governo?
Perchè il governo ha deciso di tagliare gli stipendi ai magistrati.
E loro cosa fanno?
Organizzano uno sciopero, minacciando di lasciar vuote le aule.
Ma lo sapete quanti processi saranno così SOSPESI pur lasciando scorrere i tempi di prescrizione?
Impossibile dirlo, ma i solerti magistrati, quelli che in fretta e furia hanno calcolato i “costi” della blocca-processi, oggi si riguardano bene dal fare due conti e dire alle famiglie quanti e quali indiscriminati processi rischiano di perire perchè pm e giudici non vogliono vedersi diminuire gli stipendi.
Per lo meno, loro rispettano l’articolo 3 della Costituzione: scioperando sospendono sia i reati gravissimi che quelli meno gravi; così le famiglie con figli ammazzati o figlie stuprate saranno trattate ugualmente a quelle dei ragazzi malmenati dai bulletti di periferia e quelle di chi si è visto svaligiare la casa…

Insomma: è evidente che l’informazione è posta sotto regime e che Berlusconi ne è il grande burattinaio…

Da notare: Di Pietro che avvalla la sommossa dei magistrati senza nulla dire sulle possibili sospensioni dei processi dovute agli scioperi; Travaglio che nulla (ancora) ha detto sulla vicenda…

Viva l’informazione indipendente…

Immagino che qualcuno ci sarà rimasto male quando ha saputo che non saranno pubblicate le fantomatiche intercettazioni piccanti del Cavaliere.
Probabilmente, costui non ha capito invece i vantaggi di questa operazione.
I giornali e le riviste del gruppo De Benedetti (guarda un po’) hanno prima lanciato il sasso e poi ritratto il braccio, godendosi lo spettacolo della magia dei rumors.
Parlamento in fibrillazione, stampa e media impazziti che ricamano su questa pseudo notizia, politici che si affannano a strumentalizzarla.
Opinione pubblica confusa.
Ma come al solito (siamo in Italia, non dimentichiamolo, siamo la patria di Travaglio, di Grillo e di Di Pietro - e relativi peones) ciò che rimane è il sospetto. Che non può esser confermato, ma (siamo in Italia, ribadiamolo, terra dei Travaglio e dei Di Pietro) nemmeno smentito e questo, per molti, significa che è tutto reale e che questo basta per giudicare una persona.

Passatemi la volgarità, ma…più ricopri di merda una persona e più a quella gli resterà addosso un cattivo odore che nemmeno dopo essersi lavata accuratamente lo abbandonerà.

Ecco perchè chi ha in odio il Cav non deve dispiacersi del mancato sputtanamento: così è molto peggio (o meglio, fate vobis)…

Di più: l’arma di questo ricatto sarà sempre carica.
Finora, infatti, nessuno ci ha fatto sapere se esistono davvero queste intercettazioni, chi le avrebbe lette e perchè o da chi gli sarebbero state fornite.
L’incertezza è tale che di sicuro Berlusconi non può dormire sonni troppi tranquilli.
Lo tengono per le palle.
Che sia vera o no, ormai questa storia è stata accettata da tutti e tutti ne parlano come se fosse la realtà dei fatti: non ci vuol niente a ritirarla fuori spacciandola ancora una volta per inconfutabile (anche se per confutarla basterebbe - ad oggi - chieder conto della fonte). Il che significa poter in qualunque momento riscatenare il brusio, il ciarlame, il gossip che alla fine può distogliere l’attenzione da altre questioni e nel frattempo erodere consenso e deteriorare la stabilità politica della maggioranza di governo.

E questo è il “potere” dei nostri media. Questo è il livello della nostra informazione. Che si sente sotto regime, ma che decide arbitrariamente cosa fare delle notizie (contro il regime stesso - ironia della sorte); le usa col contagocce, ad orologeria, ben sapendo gli effetti deflagranti che possono provocare.
Questa si che è informazione libera…guai a chi oggi sospetti trame politiche addietro a simili comportamenti.

Si dirà: probabilmente quelle intercettazioni ci sono, ma sono in via di distruzione perchè penalmente irrilevanti.
Ma si dovrà così obiettare che, secondo lo schema logico di quelli che mettono l’informazione al di sopra di ogni diritto, che se si è a conoscenza di una notizia, questa non può rimanere in un cassetto; soprattutto se trattasi di un sexgate di questa portata.
Dicono: gli italiani hanno il diritto di sapere.
E allora perchè ancora oggi non sanno?
Perchè qualcuno millanta di aver letto, ma non si è preoccupato di informare?

Dubbi amletici per noi che invece ingenuamente pensiamo che un limite ci voglia in tutto (o quasi) e che questo sia dato da un altro diritto contrastante.

Per esempio, noi garantisti, ingenuamente pensiamo che il diritto all’informazione dovrebbe incontrare un limite insormontabile nel diritto alla riservatezza: laddove si venga a conoscenza di fatti che non hanno alcuna valenza penale, perciò, non si dovrebbe nemmeno discutere sul da farsi: non si dovrebbero pubblicare.
Questo dovrebbe valere per tutti, ma per qualcuno (a volte) alcuni sono più uguali di altri. A loro comodo ovviamente.
Mi spiego: nel caso in questione, nessuno si preoccupa di citare l’articolo 3 della Costituzione. E non si capisce perchè, dunque, un presidente del consiglio debba esser trattato diversamente da un cittadino comune.
Dicono sia per il fatto che è proprio perchè trattasi del presidente del consiglio che c’è una bella differenza.
Insomma: siamo tutti uguali davanti alla legge, ma alcuni sono diversi e bisogna trattarli diversamente.

Domanda: perchè allora non riconoscere la stessa differenza quando si parla di creare un sistema di tutela rafforzata per questa stessa persona?
Non si può pretendere un diritto allo sputtanamento perchè è un cittadino “diverso” da tutti gli altri e poi non concepire una forma ulteriore di protezione dello stesso proprio in virtù della sua diversità di posizione rispetto a tutti gli altri.

Mettiamola così: un presidente del consiglio dovrebbe essere il più esposto di tutti proprio per la qualità dell’incarico che svolge; vero questo, credo sarebbe necessario allora concepire una sorta di contrappeso a questa sovraesposizione, altrimenti sarebbe come mandare un agnello in mezzo ai lupi (e non parlo di Berlusconi, ma di un generalissimo pres del cons del futuro), alla mercè di chiunque, con qualche rumors e qualche gossip, ne può in qualunque momento intaccare la credibilità giocando sporco sulla sua vita privata od usando la magistratura (in parte di sinistra, ribaltando il Mancino-pensiero) per colpirlo giudiziariamente.

In poche ore, Napolitano ha confermato alcuni dubbi e certezze che anche qui su questo blog erano già stati espressi sulle questioni più attuali e a cui in molti, sempre qui, su questo blog (ma non solo), non hanno mai dato peso, anzi…, dall’opportunità di un parere costituzionale ad opera del CSM sulle leggi in approvazione dalle Camere, alla compatibilità del “lodo Schifani bis” (oggi lodo Alfano) con la Costituzione, sottolineando come dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale bocciò la legge 140/2003 emergessero rilievi favorevoli al principio della immunità delle più alte cariche dello stato.

Ieri, infatti, il Capo dello Stato, in una lettera inviata al vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e letta durante il plenum in cui si discuteva del parere sulla “blocca-processi” ha ricordato all’organo di autogoverno della Magistratura che non può esservi “dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni”.
Esattamente ciò che si diceva QUI qualche giorno fa.

Oggi, altra doccia fredda per i più intransigenti sostenitori delle “travagliate” battaglie dipietriste a difesa di una fantomatica violazione dell’articolo 3 della nostra Carta.
Autorizzando il Lodo Alfano, infatti, Napolitano ha ritenuto che la norma che ora passerà all’esame del Parlamento, tiene conto dei rilievi espressi nella sentenza 24 del 2004 con cui la Corte Costituzionale aveva bocciato il lodo Schifani.
In pratica: la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale, giudicò inoltre “un interesse apprezzabile” la tutela del bene costituito dalla “assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche”, rilevando che tale interesse “può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale”, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni.
Esattamente come si diceva QUI qualche giorno fa.

Ora, la domanda sorge spontanea: chi aveva torto? e chi ragione?

Ai posteri l’ardua sentenza…

Domani, martedì Primo luglio, è stata convocata una seduta straordinaria del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura.
All’ordine del giorno: il parere sulla costituzionalità del decreto legge in materia di sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri di Napoli e in via di conversione in Parlamento, dove ha però ha recepito un emendamento, il “salva-premier” o “stoppa-processi”, che prevede la sospensione per 12 mesi dei processi per i reati “meno gravi” commessi prima del 2002 per accelerare l’iter di quelli “più gravi” commessi oltre quella data.
Tra i procedimenti che resterebbero fermi un anno, anche quello “Mills”, in cui Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari (avrebbe corrotto un testimone per essere reticente).

Premesso che:

  • non è prerogativa del CSM fornire pareri NON richiesti su questioni di legittimità costituzionale (oltretutto di una legge ancora in fase di discussione alle Camere);
  • c’è stata fin troppa pubblicità, da parte degli stessi relatori, di questo parere NON richiesto, che è stato così gettato nell’agone dello scontro / confronto politico prestandosi a strumentalizzazioni partitiche;
  • il CSM è organo di autogoverno amimnistrativo e non anche Consulta sostitutiva o paritetica a quella Costituzionale;

caro Presidente le scrivo:
in qualità di Presidente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, fermi questo golpe togato.
Nell’interesse del Paese fermi questo scontro tra Poteri: fermi il governo e la maggioranza politica, se lo ritiene opportuno, ma recida prima che sia troppo tardi ogni ambizione politica di questa magistratura lottizzata, che si sta preparando a compiere un’aggressione all’ordine democrato della nostra Repubblica arrogandosi poteri e diritti che non Le spettano, per rispondere in modo anomalo ad una altrettanto esasperata anomalia tutta italiana, che però ha trovato, nonostante tutto, l’appoggio consensuale di milioni di elettori.
Nell’interesse della credibilità delle istituzioni indipendenti, quale dovrebbe essere la Magistratura, tempio della Giustizia e non della Politica, ordini uno stop perentorio a questo tentativo del Consiglio Superiore della Magistratura di autotutelarsi infrangendo perfino le regole sulla giurisdizione e le competenze che spettano ai suoi vari organi: è la Corte Costituzionale a potere e dovere agire per sancire la compatibilità dell’azione del Legislatore con la Carta e non altri.
Ma le scrivo anche nel suo interesse: perchè una volta avviata la seduta, qualunque decisione venga presa, essa la coinvolgerà direttamente e la porrà agli occhi dell’opinione pubblica come il Presidente garante istituzionale e super partes che ha però consentito un abuso di poteri da parte di uno dei poteri schierato contro gli altri. Per dirla in altri termini: “se lo approva rinuncia ad una sua prerogativa costituzionale (e non può), se chiede sia respinto accetta che il Csm debordi dalle sue funzioni, ma lo richiama alle necessità politiche (e non può), se non ci va e se la batte rimedia una figura meschina”.

Lo hanno fatto capire alcunii delegati di Confesercenti che hanno fischiato Berlusconi proprio quando diceva che “i giudici ideologicizzati sono una metastasi della democrazia”. (sottolineo “ideologicizzati”)

Evidentemente a qualcuno piace la magistratura politicizzata.
A me, no!

E nemmeno a tutti gli altri delegati della Confeserceti, come i media (nelle mani del Cav) vogliono far credere.
Nel video si sentono fischi, certo, ma anche applausi.
Eppure quegli applausi sono spariti.
Non ci fosse l’audio a testimoniarlo capirei, ma come si fa a ribaltare la realtà?

E poi, che strano: come mai se qualcuno applaude Berlusconi son tutti pronti a parlare di claque e se invece c’è chi lo fischia (assieme a chi lo applaude) nessuno tira fuori la medesima stupidaggine? (senza contare che c’era anche Veltroni in sala e il sospetto che non fosse da solo poteva pure venire a qualche giornalista e invece, niente…nessuna claque dipietrista o piddina)

E così anche degli iniziali applausi con cui era stato accolto dalla stessa identica assemblea il Cavaliere, s’è perso ogni traccia…

E’ proprio vero: l’informazione in Italia è sotto regime!

il video:

E mentre i media controllati da Berlusconi non fanno altro che rilanciare le panzane dipietresche e travagline su presunte leggi ad personam di cui non si sono nemmeno premurati di leggerne il testo (si, è questo il livello della nostra informazione: si fanno le pulci ai conti della Giustizia quando ne parla un ministro del governo Berlusconi, ma nessuno si azzarda di sfogliare un codice penale o di procedura per capire in cosa consistono veramente le norme di cui si parla), il cittadino comune rimane confuso.
Giustamente si chiederà: che fine ha fatto il pacchetto sicurezza che tanto abbiamo apprezzato?
Eh, già…perchè l’informazione di regime (berlusconiano ovviamente, mica vorrete metterlo in dubbio!?) in questi giorni non ha parlato d’altro che di uno solo degli emendamenti trasformatisi in articoli della legge che riconverte il primo decreto legge varato dal governo del Cavaliere a Napoli e che fu accolto da una forte approvazione popolare.
Messe così le cose, sembra che Berlusconi si sia fatto letteralmente i fatti suoi e niente più.
Glissando sul fatto che non è vero che si tratti di una legge ad personam (chi vuole può leggere i miei post precedenti a questo) sarebbe il caso di ricordare un po’ a tutti che una legge è fatta di più articoli: dimenticarsi di tutti gli altri significa fare disinformazione.
Ecco cos’ha fatto il governo per la sicurezza di tutti gli italiani:

Utilizzo dei militari nelle grandi città: Il ricorso a unità dell’esercito nelle grandi città sarà consentito ‘per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità’. Saranno 3 mila le unità che, per un periodo massimo di sei mesi (rinnovabile una volta) saranno a disposizione dei prefetti delle aree metropolitane o comunque densamente popolate per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle forze di polizia. Saranno utilizzati preferibilmente carabinieri impiegati in compiti militari o comunque volontari delle stesse forze armate specificamente addestrati per i compiti da svolgere.

Ergastolo per chi uccide pubblico ufficiale: Per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio (poliziotti, carabinieri, finanzieri e altri agenti di pubblica sicurezza) la condanna sarà dell’ergastolo. Viene così introdotta un’ulteriore fattispecie tra quelle per cui scatta il carcere a vita.

Più reati senza sospensione carcere: Aumenta il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena detentiva. Rimarrà in carcere chi commette atti osceni, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, furto e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità, ma anche chi spaccia sostanze stupefacenti e psicotiche. Per chi è incensurato non scatteranno più in maniera automatica le attenuanti generiche. Il giudice valuterà caso per caso a seconda della gravità del reato.

Più riti direttissimi,no a patteggiamento in appello: Per accelerare i processi, il decreto prevede l’obbligo, e non più la facoltà per il pubblico ministero (a meno che ciò non pregiudichi gravemente le indagini) di richiedere il rito direttissimo o il giudizio immediato per i reati per i quali sono previsti i riti speciali. Aumentano inoltre le fattispecie perseguibili con processo ordinario. Il pubblico ministero può procedere con il rito direttissimo nei confronti dell’imputato quando l’arresto in flagranza è già stato convalidato e quando lo stesso imputato abbia confessato o la prova della sua colpevolezza sia evidente. Il rito direttissimo diventerà la regola in relazione a tutte le indagini che non richiedono attività ulteriori da parte del pm. Anche per il giudizio immediato è stata introdotta la previsione della necessità come regola generale. Viene introdotto il divieto di patteggiamento in fase di appello: l’accordo tra le parti potrà aversi solo in fase di udienza preliminare. La sospensione della pena non potrà essere applicata per i reati in relazione ai quali ci sono esigenze di tutela della collettività.

Espulsione stranieri irregolari: Le nuove norme ampliano i casi di espulsione degli immigrati clandestini su ordine del giudice prevedendo analogo provvedimento per i cittadini comunitari, attraverso la misura dell’allontanamento di chi non ha reddito o delinque. Il limite della pena per applicare l’espulsione o l’allontanamento viene portato a due anni di carcere (ora è previsto a non meno di 10). Il giudice, in tutti i casi di condanna dello straniero o del cittadino comunitario a più di due anni di carcere, ne ordina il rimpatrio. Chi trasgredisce l’ordine di espulsione o di allontanamento è punito con la reclusione da uno a quattro anni. I Centri di permanenza temporanea (Cpt) e i Centri di permanenza temporanea e assistenza (Cpta) cambiano nome e diventano Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Per chi dichiara una falsa identità a un pubblico ufficiale si prevede l’innalzamento del massimo della pena, che passa da tre a sei anni. Verrà punito con il carcere fino a sei anni anche chi altera parti del proprio corpo o del corpo di un altro. La pena è aggravata se è commessa da un medico o da un operatore del settore sanitario.

Aggravante clandestinità: Se chi commette un reato si trova illegalmente sul territorio nazionale le pene sono aumentate di un terzo. La nuova aggravante di clandestinità viene applicata sia agli extracomuniari che ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea irregolarmente entrati in Italia. Carcere e confisca casa per chi lucra su affitti a immigrati: Carcere da sei mesi a tre anni per chi, a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero privo di titolo di soggiorno in un immobile di cui abbia disponibilità, o lo cede allo stesso anche in locazione. Con la condanna scatta anche la confisca del bene. La fattispecie dell’ingiusto profitto dovrebbe escludere i casi di chi ospita badanti o colf.

Sanzioni più dure per pirati strada ubriachi: Sanzioni più severe per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti prevedendo un’aggravante delle pene e delle sanzioni accessorie in caso di lesioni gravi o gravissime a persone o di omicidio colposo. Per l’automobilista ubriaco o drogato che causa incidenti mortali o feriti gravi è previsto il carcere da 3 a 10 anni, la confisca del veicolo e il ritiro della patente. Ulteriori inasprimenti della pena sono previsti per chi non si ferma a prestare soccorso. Per chi rifiuta di sottoporsi ai controlli per accertare lo stato di ebbrezza o l’assunzione di droghe non ci sarà più solo una sanzione amministrativa ma l’arresto da tre mesi a un anno con sospensione della patente e confisca del mezzo.

Più poteri a sindaci e prefetti: Più poteri a sindaci e prefetti in tema di sicurezza e ordine pubblico. Prevista la cooperazione tra la polizia locale (municipale e provinciale)e le forze di polizia statale, nell’ambito di direttive di coordinamento del ministero dell’Interno. Il sindaco può adottare provvedimenti ‘contingenti e urgenti’ per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Anche al prefetto è dato un ruolo più attivo, consentendogli di intervenire con propri provvedimenti in caso di inerzia del sindaco e di predisporre gli strumenti necessari all’attuazione delle iniziative adottate dal primo cittadino per l’incolumità pubblica. In tema di contrasto all’immigrazione, il sindaco segnalerà alle competenti autorità gli stranieri irregolari da espellere (o i cittadini comunitari da allontanare).

Polizia municipale e capitaneria di porto hanno accesso al Ced del Viminale: Il personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale accede direttamente al Centro elaborazioni dati del Viminale (Ced) per consultare lo schedario dei documenti di identità rubati o smarriti (fino a oggi poteva accedere solo allo schedario dei veicoli rubati o rinvenuti). Oltre alla consultazione dei dati del Ced (e questa è un’ulteriore novità) gli agenti di polizia municipale possono immettere dati acquisiti autonomamente. Possono accedere al Ced anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria della capitaneria di porto.

Lotta a contraffazione: Vengono introdotte norme specifiche in materia di distruzione delle merci contraffate sequestrate.

No a gratuito patrocinio per condannati mafia: I mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio.

Ora, che piaccia o no, alla gente, al bar, sull’autobus, in ufficio o al mercato, è questo che interessa e non altro.
Se poi l’altro è palesemente viziato da falsità ideologiche facilmente smentibili, allora la strada del consenso per questo governo è sempre più in discesa.
Senza contare i provvedimenti economici e quelli di lotta agli sprechi della macchina burocratico/amministrativa dello Stato, che hanno il patrocinio di due dei ministri più “amati” (stando ai sondaggi) dagli italiani, Tremonti e Brunetta (vulcanico nonostante qualcuno lo offenda dandogli di “nano”).

Per farla breve: sfogliate un giornale, guardate un tg, perfino su internet…vi sembra che i media stiano spalleggiando l’azione del governo o piuttosto non stiano dando risalto esclusivo alle critiche ingiustificate e svogliatamente non smentite di chi lo accusa soltanto?
Sarebbe questo il regime mediatico per cui Berluconi sarebbe in conflitto di interessi?

L’unica cosa che mi consola è che ormai gli italiani hanno capito il giochetto…e non credo ci cascheranno ancora.
Le ultime elezioni dovrebbero aver insegnato qualcosa…

Speriamo…

Attenzione: siamo davanti ad un clamoroso caso di DISINFORMATJA, che è molto peggio della disinformazione. Non solo si tace, ma si forniscono anche false informazioni.

Chiariamo un attimo una cosa: prima di fare proclami bellicosi come quelli che stanno lanciando Di Pietro e Beppe Grillo dai loro blogs sarebbe il caso di leggere i testi delle leggi di cui si vuol parlare senza affidarsi alle sole rubriche delle norme o agli articoli apparsi sui quotidiani.

Ne avevo già parlato qualche giorno fa, sperando che anche i nostri eroi si rendessero conto del clamoroso abbaglio che avevano preso nel redigere liste di reati per i quali i processi saranno sospesi con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza appena oggi licenziato dal Senato; niente da fare: hanno continuato a puntare tutto sull’allarmismo ingiustificato, propagandando informazioni false che inducessero nell’opinione pubblica la sensazione di trovarsi davvero di fronte ad una “porcata” fatta giusto per uno e con la quale tutti gli altri sarebbero andati a rimetterci.

Nel mezzo, un parere inesistente del Csm, le polemiche del sindacato dei magistrati, l’Anm, che produce la stessa identica lista e, per finire, l’annuncio di Berlusconi e dei suoi legali che comunque intenderanno rifiutare la sospensione del processo Mills.

Ora, veniamo alla LISTA.
E’ lunga, ma anche molto facilmente confutabile.

Innanzitutto però, andrebbe ricordato che saranno sospesi solo i processi ancora in attesa del giudizio di primo grado (su tre) istruiti per accertare le responsabilità su fatti e reati commessi PRIMA del 30 giugno 2002, in pratica 6 anni fa. Ribadiamo: dopo 6 anni ancora non si è arrivati ad una condanna (teniamo conto che la Corte di Giustizia Europea ha definito la durata del giusto processo determinandola in 4 anni, per tutti e 3 i gradi).

Partiamo.
Di Pietro, come l’ANM, dicono che con questa norma scellerata non si celebreranno (per un anno, intendiamoci: sospensione di un anno e prescrizione bloccata) i processi per i seguenti reati:

- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

MA NON E’ DEL TUTTO VERO.

Leggendo il testo del decreto si legge invece che la sospensione NON OPERERA’ per i seguenti reati:

  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di riduzione in schiavitù
  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di tratta di persone
  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di acquisto o alienazione di schiavi
  • associazione mafiosa
  • sequestro di persona a scopo di estorsione
  • omicidio
  • estorsione
  • rapina
  • banda armata
  • tratta di armi ed esplosivi
  • prostituzione minorile
  • pornografia minorile
  • violenza sessuale (+ aggravanti 609 ter cp)
  • violenza sessuale di gruppo
  • terrorismo
  • reati addebitabili alla criminalità organizzata

Non solo.
Sarebbe doveroso far notare che alcuni dei reati indicati da Di Pietro è quasi impossibile non siano ancora giunti ad un giudizio almeno di primo grado. Per molti altri invece potrebbe essere scattato il processo per direttissima o quello con giudizio immediato. Per altri ancora la sospensione potrebbe comunque non operare perchè il reo è detenuto. Altri ancora poi andrebbero inevitabilmente verso la sospensione da parte dei magistrati perchè prossimi alla prescrizione.

Altra considerazione: la sospensione dei processi per i reati indicati da Di Pietro e qui in parte smentiti (semplicemente leggendo il testo della norma) opera solo per i vecchi reati comessi prima del 2002 e non per quelli di nuova commissione.
Quindi è del tutto ingiustificato questo allarmismo, come a far spaventare la cittadinanza facendogli credere che saranno alla mercè di criminali che non saranno perseguiti.

Insomma: c’è tanto clamore su questa norma ma pochissima sostanza motivata.
La realtà è ben diversa da quella che vogliono far credere.

A noi non resta che provare a confutare queste tesi campate in aria e strumentali alla sola lotta politica.

Per chi volesse, vi riporto QUI il link del post in cui già qualche giorno fa spiegavo la struttura del decreto in questione.

C’è poco da fare e ancor meno da dire.
Tutti giorni abbiamo la dimostrazione e la riprova di come si gridi allo scandalo per il sol fatto che a muovere le trame legislative è il Cavaliere; niente di più: diventa quasi troppo perfino appurare e giudicare nel merito una nuova legge o la novellazione di una preesistente.
Non si guarda più se una norma è giusta o sbagliata, tanto meno si accertano le sue caratteristiche di generalità ed astrattezza: no, si vanno a ricercare i punti con cui si può instillare nell’opinione pubblica il sospetto che quel provvedimento sia esclusivamente nell’interesse di uno, Berlusconi, e perciò non andrebbe adoperato.
L’ennesima prova di questo atteggiamento di cieca faziosità politica?
Si parla della stoppa-processi. Legge ad personam. Si dice…
Ma, forse non tutti sanno che…

[...] …è opportuno segnalarle che una disposizione analoga è da tempo vigente nel nostro ordinamento giuridico.

Con il decreto legislativo del 19 febbraio 1998 n. 51 è stato introdotto uno smilzo articoletto (art. 227) il quale testualmente dispone: «Al fine di assicurare la rapida definizione dei processi pendenti alla data di efficacia del presente decreto, nella trattazione dei procedimenti e nella formazione dei ruoli di udienza, anche indipendentemente dalla data del commesso reato o da quella delle iscrizioni del procedimento, si tiene conto della gravità e della concreta offensività del reato, del pregiudizio che può derivare dal ritardo per la formazione della prova e per l’accertamento dei fatti, nonché dell’interesse della persona offesa.
Gli uffici comunicano tempestivamente al consiglio superiore della magistratura i criteri di priorità ai quali si atterranno per la trattazione del procedimento e per la fissazione delle udienze
».

Con tale disposizione è stata consentita la trattazione di quei procedimenti che il magistrato, a suo discrezionale apprezzamento, ritiene «gravi o dotati di concreta offensività». Per gli altri il destino è assicurato: saranno stipati in un oscuro sottoscala all’interno di un ufficio giudiziario, in attesa dell’arrivo liberatorio della prescrizione. È stata cosi introdotta una illegittima archiviazione, mascherata con buona pace del declamato principio della obbligatorietà dell’azione penale.

Il predetto decreto legislativo porta le firme di Prodi, presidente del Consiglio dei Ministri, Flick, ministro di Giustizia, Scalfaro, presidente della Repubblica. È singolare, perciò, che nell’intervista rilasciata al suo giornale, il presidente Scalfaro non abbia fatto alcun riferimento alla disposizione suddetta. Preme sottolineare che in un Paese di democrazia liberale spetta al Parlamento individuare quali fatti assumono rilevanza penale e, quindi, quali reati debbano essere perseguiti. Appare, perciò, quantomeno eccentrico che i criteri di priorità imposti dalla disposizione summenzionata debbano essere portati all’attenzione del Csm e non del Parlamento.

Antonio Albano
ex Procuratore Generale Onorario presso la Corte di Cassazione

Sono quasi commosso…

“L’Italia fa bene a porre un freno ai suoi giudici”. E’ il titolo di un editoriale pubblicato oggi dal Financial Times sulla ‘guerra’ scoppiata di nuovo tra Silvio Berlusconi e parte della magistratura italiana dopo le ultime affermazioni del premier e le leggi messe in cantiere dalla maggioranza sulla giustizia. Nel commento dell’Ft, firmato da Cristopher Caldeweill, si prende in esame il lodo Schifani (che garantirebbe l’immunità per le cinque più alte cariche dello Stato) e si sottolinea come Spagna, Francia, Germania e la stessa Unione europea abbiano già “una qualche forma di immunità” in questo senso. Così come l’Italia aveva l’immunità parlamentare prima che fosse spazzata via dal ciclone di Tangentopoli: un periodo, scrive il quotidiano britannico, che ha aperto un quindicennio dove in Italia “i giudici hanno raggiunto un livello di potere unico in Occidente”, esercitando una sorta di “reggenza giudiziaria” sugli eletti dal popolo. Un potere che, secondo l’Ft, è “a lungo andare, dannoso per la democrazia” e che costituisce tra l’altro “uno dei motivi per i quali gli italiani non hanno più fiducia nella magistratura”.
Insomma, a volte si può “abusare” delle leggi sull’immunità, ma “lo scopo dell’immunità non è dare ‘mano libera’ agli eletti, bensì proteggere il diritto degli elettori di essere governati dalle persone che scelgono democraticamente”. E poi, si chiede il quotidiano, “le accuse contro Berlusconi nascono da una disinteressata richiesta di giustizia, oppure dal desiderio di una certa parte dell’elite italiana di rovesciare una scelta popolare che non gli piace?”. In questo senso, “l’immunità potrebbe essere il modo migliore per proteggere gli elementi democratici di un governo democraticamente eletto, specialmente in un Paese dove la magistratura è altamente politicizzata” come l’Italia. Con l’effetto di rendere i politici “meno litigiosi e più democratici”. Ed anche per quanto riguarda l’emendamento ‘blocca-processi’, ribattezzato dall’opposizione ’salva-premier’, il Financial Times osserva che potrebbe essere un modo per velocizzare i tempi lunghissimi della giustizia italiana, così “dilatori” che “contrastano con l’articolo sei della Convenzione europea sui diritti umani”. Insomma, “le acrobazie giudiziarie di Berlusconi sono invariabilmente a suo vantaggio, ma nello stesso tempo non sono solo a suo vantaggio”, perché riescono a cogliere “problemi veri”, “gravi abbastanza” da intercettare il consenso degli elettori. E qui, conclude l’Ft, sta “il genio politico” del Cavaliere.

QUI l’articolo in lingua originale.

Fino a ieri l’emendamento che prevede la sospensione di alcuni processi per un anno per avvantaggiare il disbrigo dei procedimenti più urgenti e più gravi, era visto come la pietra dello scandalo che avrebbe riattizzato lo scontro istituzionale per il sol fatto che di quella previsione legislativa avrebbe potuto beneficiare anche il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.
Dicevo che solo fino a ieri quell’emendamento era pietra dello scandalo, perchè giusto poche ore fa è stato lo stesso Cav a promettere che non usufruirà della sospensione per il processo che lo vede imputato nel caso Mills (di cui si parla nel post più sotto).

Parole, si dirà: aspettiamo i fatti.
Benissimo.
Intanto però resta da capire una cosa: se davvero Berlusconi mantenesse fede a questa “promessa” cambierebbe il giudizio su questa norma? Insomma: sarebbe da NON considerarsi più ad personam?
Rovesciando la riflessione verrebbe da chiedersi: possibile che in Italia ormai una legge si giudica solo valutando i suoi effetti e considerando se favorisce uno in particolare tra i tanti e non come si dovrebbe invece fare considerandone la portata generale?

Ma vabbè, capisco che il tutto è funzionale allo scontro politico.
Così come funzionale allo scontro politico è l’atteggiamento della Associazione Nazionale Magistrati, aslias il sindacato della magistratura.
Le sue riflessioni pubbliche hanno un peso notevole, anche perchè si prestano alla strumentalizzazione.
Per esempio, hanno aspramente attaccato l’emendamento stoppa-processi abbozzando una polemica che, come si vedrà, ha i contorni della futile e sterile diatriba politica e di autodifesa dei privilegi connessi alla “casta”.

Vediamo.

Il Parlamento ha appena approvato, con il cosiddetto «pacchetto sicurezza» una norma che prevede la sospensione di un anno per i processi relativi ai reati meno gravi. Intento dichiarato del provvedimento è di imprimere una accelerazione ai procedimenti relativi ai fatti che creano maggior allarme sociale o danno alla comunità. L’Associazione Nazionale Magistrati ha sdegnosamente reagito, sottolineando che in questo modo saranno oltre 100.000 i processi sospesi e che qualcuno dovrà rendere conto di questo al Paese.
La scelta effettuata dalle Camere tocca quello che è considerato generalmente un pilastro del nostro sistema democratico e giudiziario, il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Obbligatorietà dell’azione penale significa questo: che se un magistrato ha notizia - in qualunque modo - della possibile commissione di un reato, non può dire «questo non è grave», «questo non è importante», «ci penso dopo», «non è opportuno infastidire chi ha commesso il fatto» e via discorrendo, ma deve dare inizio a tutti gli atti necessari per le indagini e per l’eventuale successivo processo.
Ribadiamo: è un principio importantissimo; in democrazia non si vuole che sia il magistrato a decidere chi deve essere perseguito e chi no: solo il popolo, cioè il Parlamento, è legittimato a stabilire quali siano i comportamenti delittuosi e quali, di conseguenza, vadano puniti. Benissimo, in teoria: ma, nella pratica, le cose non stanno affatto così. Quello che accade è che un magistrato dell’accusa (ovvero un Pm) alla mattina, quando entra in ufficio, si trova di fronte a - mettiamo - venti nuove notizie di reato, e lui sa che ha il tempo di occuparsi solamente di due. Quindi è costretto a scegliere, a stabilire precedenze, a rinviare, quando spesso rinviare significa rinunciare a perseguire perché nel frattempo interviene la prescrizione. Allora succede quello che nell’ordinamento democratico non deve succedere e che l’obbligatorietà dell’azione penale era nata per evitare: succede che, appunto, è il magistrato a stabilire contro quali reati procedere e contro quali no. Quando l’Associazione Nazionale Magistrati dichiara che saranno oltre 100.000 i procedimenti sospesi, dimentica che forse sono molto più i procedimenti che non vengono mai conclusi o, addirittura, mai iniziati.

Quando giudica, il magistrato non decide mai, con la sua testa, cosa sia lecito e cosa no, ma solo conclude se un comportamento vada punito o no in base a criteri che non è stato lui a formulare. Ecco allora che, per salvaguardare ciò che è importante del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, bisogna tornare alle origini, e dunque restituire al Parlamento la scelta sui comportamenti da punire o, meglio, sui reati da perseguire con precedenza sugli altri. I magistrati strepitano che si attenta alla loro indipendenza: e fanno male. Il guaio del nostro Paese non è di avere una cattiva magistratura, ma di avere una magistratura che si arroga poteri che non le competono. Personalmente, sono d’accordo con quello che ha detto recentemente alla televisione l’onorevole Ghedini, e cioè che la grande maggioranza dei giudici è competente e coscienziosa: tuttavia è anche vero, purtroppo, che la grande maggioranza dei giudici pretende di fare quel che non spetta loro di fare, spesso appellandosi al principio dell’indipendenza.
Qui vanno spese parole chiare su questa indipendenza che, rettamente intesa, è un valore sacrosanto di qualunque sistema democratico. Il giudice è e deve essere assolutamente indipendente in udienza. Lì, nessun potere al mondo può ingiungergli di assolvere o condannare, la sentenza deve dipendere solo dalla legge e dalle risultanze processuali. Anche in questo caso, sia chiaro, la totale indipendenza del giudice presuppone che non sia lui a decidere quali comportamenti, in astratto, vadano puniti o no. Il che implica che al di là dell’assoluto rispetto del suo libero (da ogni potere) convincimento nel giudizio, il giudice non può pretendere nessun’altra competenza in nome dell’indipendenza.
Aggiungiamo una postilla: dice l’Anm che qualcuno dovrà rendere conto del provvedimento che dispone la sospensione dei processi. Giusto, su questo concordiamo. Ma non mi risulta che i giudici abbiano mai reso conto a qualcuno delle loro scelte. Chi rende sempre conto al sovrano è invece il Parlamento: il quale dal popolo può essere confermato o no nella sua composizione politica attraverso libere elezioni. Perciò è bene che sia il Parlamento a prendere certe decisioni perché il Parlamento potrà e dovrà darne conto al sovrano.
Quanto ai mezzi che garantiscono attualmente l’indipendenza della magistratura bisognerà prima o poi fare un discorso finalmente meditato e non intessuto di slogan. Bisognerà chiedersi se l’attuale organizzazione sindacale dei giudici, insieme all’autonomia e le competenze esclusive del Csm, serva davvero a tutelare l’indipendenza del magistrato, come va intesa in uno stato democratico, o se finisca invece con l’esporre ogni singolo giudice alla più subdola e pericolosa sottomissione: all’ortodossia, alla mentalità, ai criteri, alle scelte politiche del proprio ordine professionale (perennemente a rischio, perciò, di trasformarsi in casta).

Francesco Cavalla
professore di Filosofia del Diritto

Per chi già era sufficientemente convinto che a sinistra nessuno avesse davvero analizzato la sconfitta elettorale dello scorso aprile, il discorso di Veltroni non apparirà certo una novità, anzi…semmai sarà da intendersi come una conferma di quanto sospettato finora.
Ma a questo punto, dovrebbe esser chiaro anche a chi l’aveva semplicemente intuito che il PD e l’opposizione in generale è decisamente distante dal paese reale, a cui da troppo tempo ha preferito un paese irreale cui dedicare tutte le proprie attenzioni. Ovviamente sbagliando.
La chiamata alle armi del leader democratico per questo autunno è un po’ come l’apposizione in calce della firma al testamento del progetto politico del partito che doveva raccoglie le anime margheritine e diessine, ma che ha finito per essere l’ennesimo cartellino elettorale, troppo simile a quelli che si trovano in periodi di saldi appesi ai capi che fino al giorno prima costavano qualcosa in meno e che per renderli più invitanti li hanno scontati dopo aver aumentato il prezzo. Una fregatura insomma.
Non serve nemmeno ripercorrere le tappe fondamentali e fallimentari del PD e di Veltroni, delle sue finte alleanze, per arrivare all’ottuso inseguimento dell’antiberlusconismo rispolverato da Di Pietro.
E’ tutto già abbastanza evidente.
Alla luce degli ultimi sondaggi legati ai provvedimenti licenziati dal governo non ci sono molte interpretazioni sul modo in cui l’elettorato sta valutando la maggioranza.

Perchè parlo di suicidio politico?
Beh, perchè Veltroni e compagni hanno buttato, come già facevano un tempo, il dibattito politico sul piano dello scontro personale contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, disinteressandosi di tutto il resto.
E come al solito la risposta in termini di fiducia e consenso smentisce le Cassandre del progressismo.
Quello che a sinistra non capiscono è che ormai la gente ha preso a cuore ben altre vicende, che non sono quelle del privato cittadino Berlusconi (verso cui pure in tanti a questo punto sospettano un accanimento giudiziario).
La maggioranza degli italiani non valuta i fatti come fanno Di Pietro o Travaglio o Grillo o chi per loro, sempre dal punto di vista dell’antiberlusconismo, ma vanno al sodo delle questioni, cercando di capire se e quanto convengano a loro stessi e al Paese.
Ma mentre le intellighentie “progressiste” ancora si affidano alle letture sbagliate della realtà delle loro amate Sibille, la gente apprezza l’azione decisa e decisionista del governo.

Parlo di suicidio, proprio per questo: annunciare una manifestazione contro l’esecutivo che oggi può vantare un consenso quasi plebiscitario e trasversale mette praticamente fuorigioco l’intera dirigenza politica del PD che corre il serio rischio d’esser ritenuta a giusta ragione lontanissima dalla realtà.

Intanto però il governo approva in 9 minuti un piano di finanza che nei prossimi tre anni potrebbe cambiare il voto del Paese.
Copio/incollo da Kagliostro: questi i punti fondamentali.

ROBIN TAX. L’imponibile Ires torna al 33% dal 27%. Verranno colpite banche, assicurazioni e compagnie petrolifere.
CARO-PETROLIO. Il meccanismo di sterilizzazione dell’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo dei carburanti, previsto dalla scorsa Finanziaria, sarà automatico e non più discrezionale. La diminuzione delle accise sia sempre adottata quando il prezzo internazionale del greggio aumenta in misura pari o superiore, nella media trimestrale, a due punti percentuali rispetto al valore indicato del Dpef, che sarà in via esclusiva quello di riferimento.
PESCA E AGRICOLTURA. In arrivo una proroga al 31 dicembre prossimo per l’aliquota Iva agevolata, al 5%, sul gasolio per agricoltura e pesca.
PIANO CASA. Verranno agevolate nell’acquisto della prima casa giovani coppie a basso reddito, particolari categorie sociali, ed anche gli immigrati regolari. È ancora da decidere se potranno rientrarvi anche le famiglie monoreddito, al di sotto di una certa soglia.
CUMULO PENSIONE-LAVORO. Sarà interamente cumulabile il reddito da pensione - di vecchiaia, anzianità, invalidità - con quello da lavoro dipendente ed autonomo. Misura che sarà applicata anche nei confronti dei trattamenti pensionistici liquidati in precedenza.
CARD ANZIANI. Per i pensionati al minimo, in arrivo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
MENO CARTA NELLA P.A.. Dal primo gennaio 2009 le amministrazioni pubbliche ridurranno del 50%, rispetto a quelle del 2007, le spese per la stampa delle relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi e regolamenti e distribuita o inviata ad altre amministrazioni. Confermato l’addio della Gazzetta Ufficiale stampata a partire dal primo gennaio 2009.
SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Si avvia la loro liberalizzazione, attraverso l’affidamento della loro gestione a società di capitali individuate mediante gare pubbliche o a società a partecipazione mista pubblica e privata, nella quale il socio privato detenga una quota non inferiore al 30% a condizione che quest’ultimo sia selezionato attraverso procedure pubbliche.
LOTTA AI “FANNULLONI”. Tempi duri in arrivo per gli statali fannulloni. Previsti controlli più stringenti (si parla di un allungamento della fascia oraria per le visite di controllo) e anche tagli alla busta paga per i «finti malati». Fare finta di stare male per non andare al lavoro avrà un costo carissimo: il reato diventa quello di truffa aggravata.
RICETTE ON-LINE. Certificati e ricette del medico di famiglia verranno trasmessi su Internet.
SCUOLA, ARRIVA L’E-BOOK. Dal prossimo anno sarà possibile scaricare i libri di testo scolastici da Internet. I libri saranno prodotti a stampa e on line ed è ancora allo studio se imporre al collegio dei docenti di adottare esclusivamente libri utilizzabili nelle due versioni sin da subito o rinviare l’obbligo sino all’anno scolastico 2011-2012.
UNIVERSITÀ. Le Università pubbliche e quelle legalmente riconosciute potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
TRASFERIMENTI IN CONTANTE. Previsto il ritorno della soglia massima dei 12.500 euro per i trasferimenti in contante e per gli assegni non trasferibili.
CARTA D’IDENTITÀ. La sua durata passa da 5 a 10 anni.
IMPRESA IN UN GIORNO. Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche, sarà possibile avviare un’impresa in un giorno.
CENTRALI NUCLEARI. Entro il 2008, verranno individuati i criteri per localizzare le nuove centrali.
BANCA DEL MEZZOGIORNO. Viene costituita una nuova spa, con un capitale iniziale di 5 milioni (da restituire entro 5 anni).
CDA NON QUOTATE. Dovranno ridurre i componenti degli organi di amministrazione (a 5 o 7) e anche i compensi in misura del 25%.
TRACCIABILITÀ PAGAMENTI. Salta l’obbligo di ricorrere ad assegni non trasferibili o sistemi di pagamento elettronico, per gli importi superiori a 100 euro.
TICKET SANITARI. Non è stato ancora specificato se verrà confermata la loro abolizione dal 2009. Il mancato gettito sarebbe pari a 834 milioni.
LIBRO UNICO DEL LAVORO. Il datore di lavoro privato - ad eccezione di quello domestico - dovrà istituite e tenere il libro unico in cui iscrivere tutti i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e gli associati in partecipazione con rapporto lavorativo. All’interno vi dovrà essere riportata ogni annotazione relativa alle prestazioni in denaro o in natura, compresi rimborsi spese,trattenute, detrazioni fiscali, dati relativi agli assegni per il nucleo familiare ed eventuali premi o straordinari.
STATALI, SE DICONO NO AL TRASFERIMENTO. Il personale che oppone un reiterato rifiuto, pari a due volte in 5 anni«, alla richiesta di trasferimento »per giustificate e obiettive esigenze di organizzazione dell’amministrazione si considera in posizione di esubero«.
P.A., «OPERAZIONE TRASPARENZA». Tutte le amministrazioni pubbliche dovranno pubblicare sul »proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei dirigenti».
JOB ON CALL E LAVORO A TEMPO DETERMINATO. Torna il lavoro a chiamata e sarà possibile prorogare più di una volta i contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.
LAVORO, ARRIVA LA DEREGULATION. Incoraggiare le imprese ad assumere attraverso la de-regolazione della gestione dei rapporti di lavoro e promuovere una agevole regolarizzazione di tutti quei rapporti di lavoro o spezzoni lavorativi che oggi sono quasi sempre irregolari.
ADDIO AD ENTI «INUTILI». Sono quelli con meno di 50 dipendenti, e che non saranno confermati dai ministeri vigilanti entro la fine dell’anno.
MISTER PREZZI. Più poteri al Garante dei prezzi, che potrà fare indagini in settori specifici con il supporto delle Fiamme Gialle.
EXPO 2015. Stanziate le risorse per le opere in vista dell’appuntamento di Milano.
FISCO, GUERRA AL «GRANDE FRATELLO». Multe salatissime da 5.000 a 30.000 euro per chi pubblica le dichiarazioni dei contribuenti.
TAV. Abrogata la revoca delle concessioni disposta nel 2007 ai contraenti generali che avevano avuto l’assegnazione senza il ricorso a bando di gara.
BANDA LARGA. Arrivano 800 milioni per il periodo 2007-2013 attinti dai fondi del Fas.

Ora, capite perchè è davvero stupido accanirsi contro Berlusconi attaccandosi ai suoi guai giudiziari mentre il Cav stupisce gli italiani con provvedimenti che vanno tutti nei loro interessi e che sono tutti nella direzione del mantenimento delle promesse elettorali?

Prima di parlare bisognerebbe conoscere di cosa si parla.
Non sarebbe male, quindi, andarsi un attimo a leggere il testo dell’emendamento che l’opposizione proditoriamente ha ribattezzato “salva-premier“.

C’è chi preferisce definirla una norma che sospende i processi, ma si potrebbe benissimo descrivere come una norma che accelera alcuni processi in virtù della loro gravità e dell’urgenza dovuta alla prossimità della scadenza dei termini di custodia cautelare. Che in soldoni vuol dire che avrebbero precedenza quei procedimenti per i quali il presunto colpevole è già o detenuto o carcerato in via cautelativa, ma prossimo alla scarcerazione per decorrenza dei tempi. Insomma, è un po’ come dire che si vuole evitare che alcuni criminali pericolosi tornino in strada perchè la giustizia è troppo lenta per tenerli al sicuro dietro le sbarre.

Andiamo però a vedere nel dettaglio come funziona.

Viene data priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui all’articolo 132-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (ovvero quelli per i quali stanno per scadere i termini di custodia cautelare), nonché dei procedimenti da celebrarsi con giudizio direttissimo e con giudizio immediato.
La conseguenza diretta di questa scelta è che i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare (quindi ad azione penale già esercitata) e la chiusura del dibattimento di primo grado, sono immediatamente sospesi per la durata di un anno.

Nel frattanto, il corso della prescrizione rimane sospeso durante la sospensione del procedimento o del processo penale. La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la sospensione.

Nel processo sospeso, ove ne ricorrano i presupposti, il giudice può comunque provvedere ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, ovvero può promuovere l’incidente probatorio così come integrare il fascicolo per il dibattimento attraverso gli atti urgenti e non rinnovabili di cui ha necessità di disporre.

Per quanto riguarda invece la parte civile costituita, essa può trasferire l’azione in sede civile. In tal caso, i termini a comparire sono abbreviati fino alla metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
Quindi non è vero che la parte civile finirebber col soccombere o per vedersi ritardata la giustiziabilità del caso a causa della sospensione in atto nel procedimento penale.

Ora vediamo invece per chi NON OPERA la sospensione:

  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di riduzione in schiavitù
  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di tratta di persone
  • associazione a delinquere diretta a commettere il reato di acquisto o alienazione di schiavi
  • associazione mafiosa
  • sequestro di persona a scopo di estorsione
  • omicidio
  • estorsione
  • rapina
  • banda armata
  • tratta di armi ed esplosivi
  • prostituzione minorile
  • pornografia minorile
  • violenza sessuale (+ aggravanti 609 ter cp)
  • violenza sessuale di gruppo
  • terrorismo
  • reati addebitabili alla criminalità organizzata

Inoltre, al fine di assicurare la priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del tribunale può sospendere i processi quando i reati in essi contestati sono prossimi alla prescrizione e la pena eventualmente da infliggere non sarebbe eseguibile ai sensi della legge 31 luglio 2006, n. 241. (un po’ quello che prevedeva la Circolare Maddalena approvata dal CSM)

MA: l’imputato può richiedere al Presidente del tribunale di non sospendere il processo. Il Presidente del tribunale, valutate le ragioni della richiesta, le esigenze dell’ufficio e lo stato del processo, provvede con ordinanza.

9. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale e il pubblico ministero possono formulare la richiesta di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale (apllicazione della pena su richiesta delle parti = PATTEGGIAMENTO) entro tre giorni dalla notifica o nella prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche nei processi nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, risulti decorso il termine previsto dall’articolo 446 comma 1 del codice di procedura penale e sino alla dichiarazione di chiusura del dibattimento. La richiesta può essere formulata anche quando sia stata già presentata nel corso del procedimento, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero ovvero sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non costituisca mera riproposizione della precedente.

Insomma: non saranno sospesi, come taluno paventava, processi relativi ad estorsioni o violenze sessuali, ma anzi, ad essi sarà data la massima priorità. E avranno priorità in virtù della gravità espressa da quei reati e del fatto che sono o prossimi alla scadenza dei termini per tenere in carcere il presunto reo o perchè prossimi alla conclusione del dibattimento.
Le parti civili vengono in ogni caso tutelate durante la sospensione dei procedimenti penali.
Gli imputati, poi, potranno o patteggiare (ammettendo la loro colpevolezza) o chiedere che la sospensione venga revocata (motivandone il motivo) e arrivare dunque comunque a giudizio.

E’ davvero una norma così sbagliata?

No!
Ma siccome in Italia tutto gira intorno a Berlusconi, ecco che se una qualunque legge, seppur giusta, finisce per toccare anche l’imputato Silvio Berlusconi, allora questa sarà da cestinare. Con buona pace del dialogo e della ragionevolezza della politica.
In pratica: non si possono più fare leggi che si possano applicare alla generalità delle persone, ma bisogna cominciare ad elaborare leggi che NON si applichino ai singoli e in particolare a Berlusconi.
Si, perchè siccome anche il Presidente del Consiglio vedrebbe così sospendersi per un anno il processo Mills per cui è inquisito d’aver pagato un avvocato inglese per rendere false testimonianze in altri due processi conclusisi con l’assoluzione del premier, allora l’emendamento di cui vi ho poco sopra tradotto il testo non può nemmeno più esser discusso, tant’è che l’opposizione si rifiugia sull’Aventino e si sottrae al dialogo sul merito affossandolo su mere questioni di faziosità politica.

Volendo ricapitolare…
Sospendere un processo a Berlusconi è sbagliato, quindi non si fa niente neanche per nessun’altro.
Con buona pace del fatto che sospendere non vuol dire nè azzerare nè annullare un processo che tale e quale riprenderebbe al termine dei tempi di sospensione.
Ma la paura di una nuova legge ad personam (?) è troppa, ergo, che tutto rimanga com’è finchè Berlusconi non viene condannato.
Già, perchè non si prende neanche in considerazione l’ipotesi che il tutto potrebbe finire con una assoluzione.
E ci si dimentica di essere innamorati della Costituzione quando essa dice che non si può esser considerati colpevoli fino all’ultimo grado di giudizio.
No, non vale.
Ora bisogna pensare al lodo Schifani bis.
A chi importa se una norma simile c’è anche in Francia ed in altri paesi del mondo?
A chi importa se anche la Corte Costituzionale giudicò legittima la ratio di una legge che proteggesse le più alte cariche dello stato per il periodo in cui governano le istituzioni più importanti del Paese?
A chi importa che si tratti sempre e comunque di una sospensione e non di una cancellazione del processo.
No, Berlusconi va processato perchè in quanto Pres del Cons è diverso dal cittadino comune.
Ma come…ma la legge non doveva essere uguale per tutti?
Evidentemente no. Non per Berlusconi.
Al che la domanda: se quello di Berlusconi deve esser giudicato un fatto grave (o più grave, al punto da essere almeno equiparato ad un omicidio o roba simile0) proprio per la qualità dell’imputato, allora si dovrebbe riconoscere che quella qualità lo rende diverso da tutti gli altri imputati “semplici” (chiamiamoli così) finendo per confermare come non possa violare il principio di uguaglianza una eventuale legge sul modello del lodo Schifani; sbaglio?
Al contrario, se Berlusconi è uno come tutti gli altri, allora non vedo perchè polemizzare sul fatto che anch’egli possa usufruire della sospensione di un suo processo MENO grave di altri per i quali è prevista una pena ben più severa.
E siamo esattamente al punto di partenza.
Il problema è che c’è sempre qualcuno che si disinteressa delle questioni nel merito per il sol fatto che agisce con una presunzione di colpevolezza di Berlusconi, che vorrebbe al patibolo una volta per tutte.

Nessuno mai, di quelli, che però tenesse conto di come a volte anche la magistratura possa rappresentare un fattore o un pericolo alla stabilità politica del Paese.

Nessuno si chiede cosa succederebbe se Berlusconi dovesse subire una crisi di governo sulla base di una sentenza di primo grado assolutamente sbagliata e per questo ribaltata, tra chissà quanti anni, dall’appello e poi dalla Cassazione.

Beh, io me lo chiedo. E non solo per l’oggi, ma anche per il futuro…

E a chi sostiene che una persona come Berlusconi non dovrebbe poter essere eletta, beh, si ricordi che ad oggi PUO’ e che gli italiani lo hanno fatto numerosissimi per ben 3 volte.
La Costituzione vale sempre e per tutti o solo a volte e per taluni?

UPDATE: il Paese Reale non segue travaglini e dipietrini…

A qualcuno non piace la norma che sospende per un anno alcuni processi per avvantaggiare lo smaltimento di pratiche urgenti di procedimenti relativi a reati di assoluta gravità, come quelli per cui è previsto l’ergastolo od una pena superiore ai 10 anni e tutti quelli legati a mafia, terrorismo e criminalità organizzata.
Dicono favorisca anche Berlusconi, perciò si trasforma automaticamente in una legge ad personam. Quindi non s’ha da approvare.
A questo punto resta da capire in che modo un simile provvedimento possa avvantaggiare il Cavaliere nei suoi processi.
A pensarci bene, nessuno lo sa. Che favore potrebbe ricavare il premier dal veder sospeso per un solo anno il procedimento che lo vede coinvolto nel caso Mills senza che vengano nemmeno intaccati i termini di prescrizione? E’ vero o no che fra un anno esatto il processo riprenderebbe esattamente da dove è stato lasciato un anno prima senza che nulla sia cambiato?
Ed è vero o no che nel frattempo tutta una serie di processi contro malavitosi e criminali pericolosi avrebbero ricevuto una forte accelerazione essendo stati posti tra le priorità di giudizio negli uffici della magistratura?
Beh, sebbene la domanda sembri retorica e contenga in sè già la risposta, diciamolo comunque: NO! non cambia niente per Berlusconi perchè non gli assicura alcun vantaggio. SI! fra un anno, a legislatura ancora in corso, tutto ripartirebbe dallo stesso punto lasciando il Cavaliere sulla graticola mediatico-giudiziaria imbastita da certa magistratura e certa opposizione. E…SI! nel frattempo processi importanti verrebbero celebrati con priorità assoluta su tutti gli altri.

Difficile allora parlare di una vera e propria legge ad personam.
A meno che, non si voglia bocciare qualunque legge, sebbene impostata sulla generalità delle persone, per il sol fatto che riguarderebbe anche Berlusconi. Che sarebbe quanto ribaltare ogni principio di diritto sulla elaborazione di qualsiasi provvedimento legislativo.
In soldoni: Berlusconi non può esser la cartina di tornasole per qualunque legge il governo voglia approvare. Se una norma può esser giudicata valida ed efficace non può ricevere ostruzionismi politici di questo tenore.

Altre critiche agli emendamenti del pacchetto sicurezza sono state avanzate circa due aspetti:
dicono che se Napolitano avesse avuto sotto mano fin da subito quel testo non lo avrebbe approvato.
Domanda: perchè? Non risponde forse ad esigenze di urgenza anche la proposta di impostare delle priorità nella celebrazione di taluni processi che riguardano reati gravissimi e che da troppo tempo sono fermi a causa di casi meno importanti?
Non solo: dicono che così si violi il principio dell’azione penale obbligatoria proprio della magistratura, e quindi non si rispetti l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario.
E’ davvero così?
Ovviamente no.
Gli emendamenti agirebbero su quei processi per i quali è già stata esercitata l’azione penale, essendo praticamente già istruiti.

Ma se allora stanno così le cose, perchè azzardare critiche campate letteralmente in aria?
Non si tratta quindi di uno scontro tra poteri dello stato, ma di un molto più bieco scontro politico che investe anche alcuni settori politicizzati della magistratura.
La quale a volte ha memoria corta.
Infatti è lo stesso CSM ad aver elaborato la cosiddetta “circolare Maddalena” del procuratore di Torino con la quale si prevedeva addirittura il blocco in procura di certi processi impedendo così dall’interno (diciamo) l’esercizio dell’azione penale in specifici casi.

Insomma, polemiche veramente sterili e vaque. Ma soprattutto fondate su ipotesi false e sbagliate.

Non sarebbe più costruttivo invece fermarsi a riflettere e chiedersi se quelle norme siano giuste al di là di Berlusconi?

La parola stavolta la lascio ad un giurista affermato, già professore in diverse università italiane di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato, di Diritto Pubblico e di Diritto Pubblico Comparato.

da: l’Occidentale.

Quello che è stato chiamato il “lodo Maccanico”, e che tante polemiche ha suscitato al momento della sua presentazione prima e approvazione poi, viene ora riproposto per la sua approvazione parlamentare, sia pure attraverso la conversione di un decreto legge. E proprio sulla base della passata esperienza, che ha prodotto anche una sentenza della Corte costituzionale, si possono ora provare a svolgere delle pacate riflessioni e utili indicazioni.

Innanzitutto, c’è da dire che la norma che introduce una sorta di immunità istituzionale a favore delle cinque alte cariche dello Stato [che sono: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidenti delle due Camere e Presidente della Corte costituzionale], escludendoli così dalla sottoponibilità a processi penali nel corso del loro mandato, trattasi di una misura transitoria collegata a certe prerogative di status istituzionale. I processi – qualora promossi – verrebbero così a essere sospesi per poi essere ripresi soltanto quando le alte cariche dello Stato fossero cessate dalla funzione. La disposizione, quindi, ha come obiettivo quello di tutelare l’esercizio del potere pubblico da possibili deviazioni giurisdizionali e di garantire così il prestigio delle istituzioni politiche. In tal modo, potrebbe essere consentita - come già avviene in diversi e numerosi casi - una deroga al principio di eguaglianza, di cui all’art. 3 Cost.: in quanto, la diversità di trattamento riservata alle cinque alte cariche dello Stato anziché essere un ingiustificabile privilegio personale sarebbe, piuttosto, una garanzia che sorregge la funzione ricoperta a evitare, pertanto, che si possano produrre lesioni al prestigio delle istituzioni politiche e più in generale al bene dell’intero Paese. Questa parrebbe essere la ratio della norma, che deroga al principio di eguaglianza in virtù del criterio di ragionevolezza e del bilanciamento degli interessi. Ci si è poi chiesto come una sorta di tormentone: questa regola della “immunità istituzionale”, che verrebbe introdotta con legge ordinaria, dovrebbe piuttosto essere disciplinata con legge costituzionale? Non mi pare che prevalga in modo netto e sicuro una posizione rispetto all’altra. Anzi, semmai c’è da rilevare che in quanto legge ordinaria, questa potrà essere sottoposta a referendum abrogativo (come venne fatto la volta scorsa seppure poi non effettuato) e al giudizio di costituzionalità (come avvenne la volta scorsa): si tratta di strumenti di garanzia che non potrebbero essere in pieno attivati nel caso della legge costituzionale.

Come noto, il giudizio di costituzionalità si è già manifestato con riferimento all’art. 1 della legge n. 140 del 2003 (nota come “lodo Maccanico”, espressione adoperata addirittura dalla stessa Corte nel comunicato stampa con il quale annunciava la decisione presa): ed è stato un giudizio sulla incostituzionalità della norma. La Corte, però, si è limitata a dire l’essenziale senza arricchire il suo intervento di ulteriori richiami, quali eventuali obiter dictum oppure moniti e indicazioni rivolti al legislatore. Avrebbe, poi, potuto scrivere una sentenza additiva, ovvero una interpretativa di rigetto. Scelse, e fece bene, un ragionare lineare, asciutto, che non creasse ulteriori turbative.

Cosa ha detto la Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004? Preliminarmente, va ricordato che l’ordinanza di rimessione del Tribunale di Milano non indicava solo l’art. 3 della Costituzione quale norma parametro violata dall’art. 1 della legge n. 140 del 2003; ma piuttosto si faceva riferimento anche agli articoli 101, 112, 68, 90, 96, 24, 11 e 117. La lunga elencazione degli articoli costituzionali (che si presumevano essere) violati stava lì quasi a voler dimostrare come quell’articolo di legge, a tutela dell