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In Sicilia è successo qualcosa di inspiegabile.
Com’è possibile ci sia stato un simile cappotto elettorale a favore del centrodestra, l’ennesimo, a pochi mesi dalla vittoria delle politiche e dopo tutte le polemiche scatenate praticamente su tutti i provvedimenti presentati dal governo, tacciati dall’opposizione di essere l’ennesimo tentativo di insaturare un regime, una dittatura dolce, da cui difendersi con le unghie e con i denti?
Come’è possibile mi chiedo: non ci stavano dicendo che la luna di miele degli italiani col Cav era ormai esaurita e che questo atteggiamento prepotente di Berlusconi che usa lo Stato come scudo ai suoi interessi personali aveva già stancato la gente?
Aspettate un attimo.
Ma certo che tutto si spiega: beh…semplicemente perchè a dirlo sono gli stessi che erano convinti che Veltroni potesse vincere le elezioni dell’aprile scorso, quelli che dicevano che ormai Berlusconi era bollito, quelli che credevano che il PdL fosse l’ennesima trovata pubblicitaria del Cav e che non potesse andare lontano se paragonata al solido, coerente e stabile progetto politico del PD.
Ebbene, siamo al punto di partenza: Berlusconi incassa sempre più il consenso del popolo italiano, ad ogni latitudine, ma da sinistra, invece che interrogarsi sulle ragioni della sconfitta continuano a cantare il solito ritornello dell’antiberlusconismo, arrivando a punte di antipatia con cui fanno prevalere nei loro commenti post-elettorali le loro convinzioni di esseri-moralmente-superiori.
Quando vince il centrodestra, insomma, è sempre perchè quell’elettorato è più sempliciotto, fatto di gente abbindolabile dalla televisione. E se mai ce ne fosse bisogno, per i soliti noti, è la dimostrazione che in Italia c’è un regime e che l’informazione è imbavagliata.
Eppure, fino a ieri ne abbiamo sentite di tutti i colori.
Con un Di Pietro in grande spolvero e lancia in resta che si è scagliato quotidianamente contro Berlusconi e il suo quarto governo accusandolo delle peggiori nefandezze antidemocratiche, anticostituzionali, contrarie ad ogni sorta di legalità.
Al chè, uno si chiede come mai in Sicilia, dove forse si sta radicando più veementemente il sentimento di sdegno nei confronti di mafia e criminalità e delinquenza di ogni risma, non abbia attecchito invece il verbo dipietrista o almeno quello travaglista!? La “chiamata alle armi è fallita”. E anche malamente.
Sebbene sia difficile confrontare due tipi di elezioni così diverse come sono quelle politiche e quelle amministrative (vuoi per il carattere localistico delle seconde e per la imparagonabile percentuale di affluenza alle urne) risulta evidente un dato abbastanza indicativo: l’Italia dei Valori, il partito del vero capo dell’opposizione (a Berlusconi) ha praticamente ovunque perso voti. Sia in termini di numero di elettori, sia in termini percentuali.
Insomma, qualcosa non funziona nei modi di intendere il confronto politico tra maggioranza e minoranze, inteso da alcuni come “scontro” con la persona del presidente del consiglio.
Non funziona perchè se da una parte c’è chi inveisce attaccando Berlusconi guardando ai suoi personalissimi guai giudiziari e privati, dall’altra c’è una larga, larghissima parte della popolazione che ormai ha capito che c’è qualcosa in più del conflitto d’interessi: ad esempio, su quello che oggi in molti si affrettano a battezzare emendamento “salva-premier”, in tanti hanno capito che non c’è una norma che impedisca a Berlusconi di essere giudicato, ma solo una norma che sospende i processi e che rimanda quel giudizio (che ci sarà) per sveltire altre pratiche che stanno in cima alla classifica delle priorità della gente comune.
Allo stesso modo, sempre come esempio, nessuno si sogna di spaventarsi dell’esercito nelle strade, perchè sono anni che si sente dire che è inutile pagare migliaia di soldati per tenerli fermi nelle caserme e che sarebbe invece meglio usarli per compiti di polizia e prevenzione dei crimini…e sono in pochi a paventare l’avvento del nuovo regime.
Ecco perchè il centrodestra continua a vincere, nonostante tutto…
Perchè Berlusconi è il primo pensiero nelle menti di certi politici, ma all’ultimo posto tra quelli della gente, che ha votato per avere un governo forte, deciso e decisionista.
E’ quello che volevano ed è quello che stanno ottenendo.
Piaccia o no, ci sono cose più importanti delle “fantasiose” inchieste a carico del Cavaliere.
Ora magari ci diranno che in Sicilia è normale che vinca il “garante dei mafiosi”…
Ma delle due l’una: o in Campania, Puglia, Calabria e Sardegna sono altrettanto delinquenti gli elettori del centrosinistra che privilegiano la camorra , la sacra corona unita, la ndrangheta e l’anonima sequestri; oppure qualcosa non funziona neanche in questo ragionamento…
In ogni caso…il PD è allo sfascio e Di Pietro non sfonda.
Popolo di ignoranti o sinistra da rifondare culturalmente?
SCHIFANI ELETTO PRESIDENTE DEL SENATO AL PRIMO TURNO CON 178 VOTI!
Come dimenticare?
Franco Marini ebbe bisogno di due giorni e 3 votazioni, per battere Andreotti 165 a 156, con soli 3 voti in più del quorum necessario e la stampella dei senatori a vita.
Oggi, Renato Schifani è stato eletto Presidente del Senato in due ore, con 178 voti, ovvero 4 in più dei 174 messi a disposizione dalla maggioranza e ben 16 in più dei 162 del quorum.
E’ davvero tutta un’altra musica!

Quando al governo c’è il centrodestra, per il centrosinistra va tutto bene così com’è ed ogni proposta di riforma si trasforma in un attacco all’unità della Repubblica o alla Costituzione, un passo verso la dittatura o la macelleria sociale.
Quando poi al governo va il centrosinistra, lo scenario cambia: è tutto da rifare. E tornano buone perfino le proposte che furono di Berlusconi.
Per le riforme istituzionali è andata proprio così: Prodi e Veltroni hanno prima condotto, lancia in resta, la campagna referendaria contro la modifica della Carta Fondamentale approvata nella scorsa legislatura dalla CdL, salvo poi recuperarne ampi passaggi e riproporli, a parole loro, durante il governo del professore.
Domanda: perchè il federalismo ieri è un tentativo di dissoluzione dello Stato e oggi è invece un’intelligente e necessaria riforma per migliorare il funzionamento dell’amministrazione? Perchè la riduzione dei parlamentari proposta ieri era una minaccia per la democrazia e oggi è invece una brillante intuizione per snellire l’iter legislativo e abbattere i costi della politica? Perchè, ancora, scindere le funzioni di Camera e Senato era sbagliato ieri e giusto oggi?
Insomma, avete capito l’andazzo.
Ora, apprendiamo che Veltroni, sorprendendo tutti (i suoi), tira fuori dal cilindro un vecchio cavallo di battaglia berlusconian-calderoliano: l’indicazione di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale da aprte dei pubblici ministeri. A fissarli dovrebbero essere Parlamento CSM e Procure.
Un vero e proprio fuoco d’artificio. Che ha peraltro lasciato di pietra Di Pietro…ma non erano tutti amorevolmente d’accordo su qualunque cosa nel PD????!!!
Vabbè…
Ottima proposta.
Ma perchè allora, in passato proprio la sinistra ulivista appoggiò scioperi e girotondi a difesa dell’indipendenza della magistratura quando a presentare questa esigenza di razionalizzazione del lavoro dei magistrati fu Berlusconi?
Cos’è cambiato oggi?
L’unica risposta possibile è…che sia cambiato proprio lui, proprio Veltroni.
Al che il dubbio: ma è ancora di Sinistra?
A furia di inseguirlo, è pur possibile che Veltroni si sia invaghito di Berlusconi e abbia finito per apprezzarne programma e scelte politiche. Tant’è che le copia pedissequamente.
A questo punto, e sempre più, il programma del PD si avvicina a quello del PdL.
Differenza? Letteralemente quasi nessuna.
Ma perchè fidarsi di chi fino a ieri disconosceva le proposte che oggi porta in pompa magna come unica via di rinnovamento?
Ma è solo l’ultimo di tanti sondaggi che hanno ormai accertato la fine dell’ “effetto Veltroni”.
Il quale, notasi, anche così è ben poca roba.
Teniamo sempre conto il dato ULIVO del 2006: 31,3%.
E ricordiamo pure la soglia indicata da Fassino a suo tempo per parlare di “successo”, quel 33% mai raggiunto da Prodi. E nemmeno da Walter.
Altro dato su cui riflettere è poi l’affermazione di Di Pietro nelle intenzioni di voto degli elettori di sinistra. Quel 4%, se vogliamo, appare eccessivo. Ma ci fidiamo. D’altronde, agli orfani della falce e martello, il magistrato giustizialista vicino ai movimenti piace.
Per ora ci aggiorniamo così.
| Domanda : Intenzioni di Voto. |
| Risposta: Popolo delle Libertà (37,0 %); Lega Nord (6,0%) MPA (1,0%) ; Partito Democratico (32,0%) Italia dei Valori (4,0%); La Destra (3,5%) ; Unione di Centro ( 7,0%) ; Partito Socialista (1,5%) ; Sinistra Arcobaleno (6,5%) Altri partiti (1,5% |
In attesa dei prossimi lanci.
Un’ultima precisazione: anche per la Quaeris il premier preferito è e resta Silvio Berlusconi:
| Domanda : Fra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, chi preferirebbe come prossimo Presidente del Consiglio? (Dato Area Nord Est). |
| Risposta: Berlusconi (44%); Veltroni (39%); Sono indeciso (10,4%) Nessuno dei due (6,6%) |
Bye bye Veltroni…
Sono andati a pescare la candidatura numero 11 nella lista del PdL nel Lazio per il Senato. Trattasi, praticamente, di qualcuno che non entrerà in Parlamento. Nemmeno nelle più rosee aspirazioni elettoralistiche.
Dunque resta da chiedersi perchè fare un’operazione di questo genere.
La risposta è semplice: mancanza di argomenti veramente nuovi da colmare con una bella smossa alle acque della campagna elettorale. Un tentativo d’inquinamento insomma, di intorpidimento della gara, per distrarre l’elettore.
Da qui, si capisce benissimo che dietro l’ostentazione di sorrisi sicuri circa un’improbabile rimonta, Veltroni celi addirittura la paura di un arretramento consistente, soprattutto dopo l’alleanza coi Radicali, che sta spingendo un sacco di voti cattolici e moderati lontani dal PD verso l’UDC di Casini.
Buttarla sulla deriva fascista del PdL serve a provare a riequilibrare le cose. I centristi del centrodestra potrebbero non gradire la deriva destroide della ex CdL e Veltroni, forse, si augura che certa parte di quell’elettorato torni o cominci a guardare con maggiore favore proprio il PD attanagliato tra laicisti mangipreti e giustizialisti che fanno tintinnare manette ad ogni piè sospinto.
Il candidato senatore in questione, per tornare al fatto di giornata, è l’imprenditore Ciarrapico Giuseppe. Conosciuto ormai però più per il suo essersi detto ancora fascista che per la sua storia politica e di editore.
Vai perciò a spulciare in rete e…scopri alcune cosette che ti fanno quantomeno sorridere.
Si viene perciò a sapere che il Nostro, non solo è un fascista “atipico” (chiamiamolo così…), ma perfino gradito a sinistra…e dal PD stesso, che tempo fa gli offrì, con gli onori del caso, di partecipare alla sua struttura politica. Lui accettò, scagliandosi anche contro il centrodestra. Era solo un anno fa. Un anno fa era “presentabile“. Oggi è diventato un impresentabile. Misteri del moralismo progressista.
Ma vabbè, andiamo avanti.
In realtà, mosso dalla mia vis polemica, giro a chiunque si soffermi su queste righe, una breve domanda: si può esser fascisti nell’Italia repubblicana e democratica di oggi?
Beh, la mia risposta è…assolutamente SI!
Non solo: mi piace questo Ciarrapico. Non è da tutti ammettere di non voler rinnegare il proprio passato. Il che non esclude l’accettazione delle regole del presente. Nè significa lavorare per un futuro che possa far risorgere i fasti del passato cui si ispira.
Per farla breve: qui si dovrebbe riaprire un’annosissima questione sulla differenza tra il fascismo inteso come movimento e il fascismo inteso come momento storico, in cui molti degli ideali prodotti dal movimento sono stati corrotti nella loro attuazione storico-politica.
Se dunque esser fedeli a principi-valori come Patria, Dio, Famiglia e loro sottoprincipi fa di chi vi crede un fascista allora lo sono anch’io.
Ma proprio non ci sto, allora, (come pure m’è capitato) a farmi appiccicare etichette del tutto immeritate circa un’adesione scontata anche ai crimini di cui si è macchiato il fascismo durante il ventennio.
No, non sono mai stato d’accordo con le pratiche violente con cui i Fasci imponevano la loro idea(?), nè sono mai stato d’accordo con l’approvazione delle leggi razziali.
Ecco perchè non capisco tutta questa boutade mediatica, Ma me la spiego nel modo di cui sopra: necessità di buttare la palla fuori dal campo da giuoco.
Tentativo peraltro inutile, perchè non basterà per far dimenticare le tante contraddizioni che vivono nella mini-Unione targata Veltroni. All’interno della quale, tra le tante cose, vi sono parecchi ex-comunisti che hanno preferito, per mancanza di coraggio, tradire a parole la loro Storia, portandola però avanti, con grande ipocrisia sotto gli occhi di tutti, nei fatti.
Ora…non so davvero cosa sia meglio.
Anzi, lo so: la coerenza. Anche in politica fa bene, ogni tanto.
E poi…credo sia molto più facile esser fascisti votati alla democrazia, piuttosto che comunisti con ambizioni riformistiche: a meno che non si recida col proprio passato, con la propria cultura. Infatti, non è successo. Al di là delle parole, i comunisti restano sempre comunisti!
Forza Ciarrapico!
Nuova rilevazione (sebbene l’istituto di ricerca sia diverso) sulle intenzioni di voto dei giovani.
Stavolta gli intervistati sono i giovanissimi: i ragazzi dai 18 ai 20 anni.
Qualche giorno fa Veltroni si era vantato di un vantaggio del 10% rispetto al PdL. Vero. In tabella la differenza tra le preferenze espresse per il PD e quelle nei confronti del PdL è effettivamente di dieci punti, ma…Veltroni fa l’ingannatore, perchè non tiene conto, volutamente, del fatto che alleata di Berlusconi c’è la Lega, che col suo pacchetto di voti, unito a quello del ticket FI+AN finisce per travolgere l’Unione bonsai dell’ex sindaco di Roma.
Sempre che per Veltroni la matematica non sia un’opinione. E ci può stare…anche se avrà sicuramente visto e apprezzato film del calibro di “A beautiful mind”, dubito che col cinema si impari a far di conto.
Il saldo della situazione è presto fatto, comunque.
Berlusconi potrà contare, secondo l’IPSO di Mannheimer, sul consenso del 36,9% (21,7% pdl + 15,2% lega) dei giovanissimi, contro il 32,8% (31,4% pd + 1,4% Di Pietro) di Uolter, the illusionist, Ueltroni.
Le bugie hanno sempre le gambe corte!
Ma c’è ancora qualcuno che creda “nell’uomo nuovo della politica italiana”?
Ormai in sempre meno…la paura di rifare la figura dei coglioni, mi sa ch’è troppo forte!
In senso stretto e in senso lato.
Salutiamo (con estremo piacere) il riottoso Casini che ha deciso di non voler entrare nel PdL e di correre anche lui da solo (alla Veltroni???!!!) come candidato premier.
Diciamo così addio a tutti quei “casini” che hanno frenato l’azione del precedente governo Berlusconi e che hanno sempre creato fratture all’interno della coalizione a causa di stupide istanze personalistiche di visibilità mediatica o di aspirazione politica.
Nel mentre, non possiamo che riaffermare il sentore di vecchio che si annusa dalle parti del PD. Che doveva correre da solo e che invece è tornato sulla strada dell’Unione, meno la Cosa Rossa (in una sorta di patto in stile 2001).
Per un Veltroni che sembra Noè alle porte della sua Arca che invita a riempire, un Berlusconi che mantiene fede al progetto del grande partito unitario del centrodestra!














































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