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Forse sarebbe meglio cambiare.
Se le primarie lo avevano indicato come il miglior cavallo con cui sfidare Berlusconi e modernizzare la sinistra riformista, le elezioni hanno invece decretato che non era l’uomo giusto.
Il Cavaliere ha stravinto oltre ogni più rosea aspettativa e il Partito Democratico si è rivelato l’ennesimo acerbo tentativo di riformare, ma sarebbe meglio dire rivitalizzare, i DS ormai ridotti al lumicino. Stare insieme ai margheritini non ha molto altro significato, se non proprio quello di allargare semplicemente un bacino elettorale quasi del tutto prosciugato.
Irraggiungibile Forza Italia, irraggiungibile il Popolo della Libertà.
Il partito azienda di Berlusconi, da solo, riusciva a prendere tanti voti quanti riuscivano a raccattarne gli eredi del PCI uniti ai transfuchi della DC dossettiana. Il partito del predellino, accogliendo Alleanza Nazionale stacca il Partito Democratico di oltre 3 milioni di voti.
Una catastrofe! Per i progressisti, ovvio.
Senza contare poi, che il PD di Veltroni ha pure imbarcato i radicali e che in questa tornata ha pescato nell’elettorato massimalista (ancora troppo spaventato da Berlusconi per rischiare di esser coerente e non dare il proprio voto ai cattoriformisti a cui tutto sommato piace la legge Biagi e che vogliono riformare la Costituzione sul modello federalista, ecc ecc…): tolti quelli, per farla breve, altro che 33%.
Veltroni non sarebbe arrivato manco al 31% conquistato da Prodi due anni fa.
In compenso, lo stesso Walter ha fatto scappare parecchi voti verso l’UDC, vero l’IdV e perfino verso la Lega e il PdL.
In più, ha lasciato un talmente ottimo ricordo di sè a Roma che…i romani hanno scelto il “fascista” Alemanno.
Un capolavoro.
Probabilmente ne sentiremo fare apologia da Luca Luciani durante le sue lezioni di incoraggiamento alle nuove leve Telecom (ammesso che sia ancora lì a lavorare…).
Evidentemente alla gente non è piaciuto il “nuovo” modo di fare politica.
Forse perchè nato vecchio, forse perchè in realtà non è nemmeno rinato ed è apparso a tutti, da subito, la continuazione dell’ancient regime post comunista.
Fatto sta che Veltroni non ha convinto nessuno.
E dubito che dopo tutte le barzellette raccontate in campagna elettorale sulle cose che “si potevano fare”, ma che si sapeva non potevano essere fatte; sulla “rimonta spettacolare” che non c’era e sul finto “atteggiamento rispettoso verso il principale esponente dello schieramento a lui avverso”, beh…dubito che dopo tutto questo siano ancora in tanti a credere nell’homo novus della politica italiana e di sinistra.
Per questo mi sembrerebbe il caso di cambiare subito.
In fondo, le primarie furono fatte per scegliere lo sfidante di Berlusconi e quello sfidante ha clamorosamente perso. E con lui tutto il suo “caminetto” di intellighenti e tutto il suo parterre de roi di attori cantanti e modaioli vari.
Non penso di sbagliare se dico che…magari è stato proprio questo a non piacere troppo alla gente comune.
Ecco perchè cambiare (si, come dice Obama…”change”) non è solo utile, ma necessario.
E lo dico da elettore di centrodestra cui niente potrebbe fregare del “principale schieramento a me ideologicamente avverso”, ma vorrei che per il bene del Paese la sinistra crescesse definitivamente, si liberasse di quella insopportabile spocchia e ritornasse a poggiare i piedi per terra, ma non nei salotti, bensì nei mercati e nelle fabbriche (non nelle sale dirigenziali delle imprese però!).
Ma si: Veltroni ha perso, è risultato non adatto.
Logica vorrebbe che adesso si presentasse qualcun’altro.
Un Bersani magari…non lo vedrei malaccio!
Leggo qui (grazie Kagliostro) e vedo questo.
E allora decido di segnalarlo anche sul mio blog.
Dice Veltroni: “siamo a un’incollatura”. Uno dei tanti modi per dire che la rimonta è quasi compiuta.
Restano un paio di cose da capire: innanzitutto se Walter ragiona nei termini PD+IdV contro PdL+Lega mi pare un po’improbabile, se non impossibile. L’impressione è però che i suoi conti siano diversi, ovvero che faccia la corsa PD+IdV, convinto com’è che Di Pietro nonostante tutto si fonderà nel gruppo parlamentare del PD, esclusivamente contro il PdL, escludendo quindi la Lega…e allora ci può anche stare che sia un paio (e basta, si fa per dire) di punti sotto. Ma questa sarebbe ed è una mossa subdola.
Un po’come contare capre e cavoli…è scorretto.
Ma in politica ci sta…basta solo esser chiari.
Dubito che però Veltroni possa mai esserlo. Chiaro, intendo.
Premesso questo dettaglio non indifferente, andiamo oltre.
L’altra considerazione su cui pesta forte sull’acceleratore della sua convinzione Walter, è che gli indecisi si stiano spostando in massima parte verso il PD, cioè verso quelli che si sono resi autori dell’impoverimento loro e del Paese intero, contando lo stesso PD su una folta pattuglia di membri del governo e della maggioranza che ha sostenuto il governo Prodi. Una bella logica, si direbbe.
Illogicità a parte dell’argomentazione, il sospetto che Walter si sbagli si evince dalla Storia.
In passato, gli indecisi hanno sempre scelto i moderati di centro-destra.
Anche nelle ultime elezioni. Il grave errore dei sondaggisti fu proprio quello di non capire le intenzioni di base degli indecisi.
Ricordo, poi, ai tempi delle elezioni americane del 2004 un Veltroni in grande spolvero che da Mentana preconizzava un’ampia vittoria di Kerry al quale sarebbe andata grande parte dell’elettorato incerto. Non solo: azzardò una teoria, poi dimostratasi fallace, secondo cui un’alta affluenza tendenzialmente favoriva i democratici.
Ecco…non ci azzeccò per gli States, non ci azzeccarono i compagni che oggi lo affiancano nel PD ma che ieri stavano con Prodi e prevedevano una vittoria schiacciante su un Berlusconi dato per morto.
A sostegno della mia tesi sta un dato molto semplice e ricavabile anch’esso dall’esperienza.
Nelle elezioni politiche 2006 fu evidente come Berlusconi rimontò quel 6% di elettori che lo avevano abbandonato nelle tornate regionali dell’anno prima.
Per dire: la sinistra ha un bacino elettorale stabile. Non cambia di una virgola; numericamente pesa sempre più o meno alla stessa maniera.
Quando si muovono, invece, gli indecisi, vanno a destra.
E oggi il PdL rappresenta quel polo moderato che a quel tipo di elettore piace.
Insomma.
Caro Veltroni,
spera, se vuoi e se ti piace. Bluffa, se ti fa stare meglio.
Ma la realtà prima o poi arriva e si fa guardare in faccia.
Manca poco…
Prima si son fatti cancellare il video che suonava come YMCA dei Village People.
Ora, gli spin doctor di Veltroni ci propongono un altro video.
Ma anche stavolta non c’è niente di nuovo. Perchè è solo la brutta copia di quello made in USA realizzato da una folta lista di personaggi famosi per Obama. La musica, per non smentirsi, seppure di sottofondo, è la stessa!
Ovviamente identico, nelle intenzioni, lo slogan: si può fare; che tanto richiama il “yes we can” d’oltreoceano…anche se poi quello andrebbe tradotto come, “si, possiamo”! Ma questa è un’altra storia. Per quella bastano i commenti di d’Alema!
Che tristezza!
Non è vero che i gay non dovrebbero far parte dell’esercito.
In tempi antichi, in Grecia e a Sparta soprattutto, l’omosessualità dei soldati era la garanzia che in battaglia avrebbe prevalso l’affetto tra i commilitoni che quindi avrebbero dato la vita l’uno per l’altro.
Ma siamo sempre lì: dipende di quale tipo di omosessuali stiamo parlando! Se degli erotomani cui piace sfilare ai vari gaypride, allora pienamente d’accordo col generale Del Vecchio; ma se invece allarghiamo lo sguardo ad una realtà un po’ più aperta, non vedo perchè discriminare un milite secondo le sue scelte sessuali.
C’è solo da guadagnarci!!
Come volevasi dimostrare, comunque, le candidature di Veltroni erano giusto un bikini. Strappato di dosso quello…il re è nudo!
Oggi sono stato a Roma. Toccata e fuga. Impegni di famiglia.
Seppur per brevissimo tempo ho goduto come sempre dello spirito dell’Urbe immortale, che non manca mai di affascinarmi e ammaliarmi.
A tratti però il mio delirio onirico tra i fasti romani veniva interrotto causa manifesti elettorali. In primo piano il faccione del “cicoria”, l’altro “pupo” de Roma…si, dai…avete capito, Rutelli. Poi, a caratteri cubitali, le sue proposte per la città.
Datemi il voto perchè io farò di Roma…

…una città più pulita? più curata? più ordinata? una capitale più moderna? più umana (addirittura!?)?
Scusate un attimo: ho dovuto rileggere più volte quelle parole arancioni su sfondo bianco. Incredulo ho dovuto ammettere che la vista non mi faceva difetto.
Di lì, la fragorosa risata.
Che pirla. Per dirla alla lumbard. Che bischero…per dirla nella lingua di Dante (e anche un po’ la mia…).
Possibile che Rutelli parli così di Roma, della città fino all’altro ieri di Veltroni?
Possibile che Rutelli abbia in mente, praticamente, una ricotruzione di Roma?
Ne parla come se negli scorsi otto anni fossero stati sindaco prima Fini e poi Alemanno. La capitale ridotta sul lastrico da risanare, però, non è stata governata dal centrodestra…almeno non nell’ultimo ventennio.
Appare un po’ clamoroso che quindi il primo a riconoscere l’incapacità gestionale dell’amministrazione della città da parte di Velroni sia proprio un suo alleato del PD…e che alleato!
Al che, la domanda sorge spontanea: ma il modello politico che Veltroni vuole utilizzare per governare l’Italia è lo stesso usato per Roma?
No, perchè allora saremmo proprio nei guai!
La seconda riflessione è stata conseguente alla precedente.
Ovvero: sembra impossibile, ma Veltroni e il PD stanno portando avanti una campagna elettorale atipica. Ma non perchè vi sia una forma diversa degli schieramenti in campo. Bensì per il fatto che punta tutto sul tentativo di far dimenticare il passato prossimo per riportare l’attenzione a quello remoto. E in un colpo, puff…Prodi non è mai esistito per Veltroni, come Veltroni sembra non essere mai esistito per Rutelli. Nel secondo caso è ancora peggio, perchè er cicoria si dimentica pure di sè stesso, ma insomma…
Per farla breve.
E’ grottesco questo modo di fare politica.
Da una parte può anche far sorridere. Ma più che altro inorridisce per la continua spinta alla mistificazione. E io, molto personalmente, da gente così non vorrei nemmeno sapere amministrato il mio condominio!
Comunque…grazie Rutelli. Senza te non avremmo mai capito chi è veramente Walter Veltroni. Un incompetente che ha reso Roma una città insicura, disordinata, sporca, obsoleta e perfino inumana.
Non lo dico io. Lo dici tu. Altrimenti non chiederesti un voto per rifondarla!
A chi si stupisce dell’apparentamento tra Veltroni (il non più solitario) e Di Pietro, basterebbe voltarsi alle spalle, tornare indietro di 15 anni e…magia, tutto sarà più chiaro; stanno insieme da sempre: il partito (i nuovi DS) e il magistrato che spazzarono via la dc e i socialisti (da cui peraltro rimangono distanti)! All’insegna della cultura giustizialista, alla faccia del garantismo di cui tante volte si son riempiti la bocca, anche se nei fatti, poi, son sempre stati coerenti - strano a dirsi, ma vero!
Veltrusconi.
Mai sentito dire? Impossibile.
Credo sia, ad oggi, il titolo più inflazionato che rimbalza dai giornali alle televisioni passando per ogni altra sorta di fonte d’informazione o comunicazione.
Starebbe ad indicare l’accattivante e disorientante somiglianza tra i due sfidanti leaders che il prossimo aprile schiereranno i loro PD e PdL in una battaglia elettorale diversa dal solito.
Toni più pacati, reciproca legittimazione dell’avversario, comune tentativo di battersi sul piano programmatico (a suon di slogan, ovvio) lasciando da parte gli “anti” del passato.
In tanti però si chiedono quali siano, in concreto, le differenze tra i due partiti: le ricette da proporre potranno anche essere diverse, ma finchè ambedue si limiteranno a riconoscere i soli problemi, continuerà a sembrarci tutto molto simile.
Così come molto simili appaiono pure i due contendenti la poltrona di primo ministro.
Veltroni e Berlusconi.
Entrambi sensibili all’immagine, dotati di un ego smisurato; entrambi accorti devoti della scienza della comunicazione. Curano nel dettaglio ogni cosa. L’abbiamo visto qualche giorno fa a Spello: Veltroni ha preparato la scenografia in maniera maniacale. Per darsi in pasto ai media e alle televisioni in particolare nel modo più aggraziato e accattivante possibile. Ha usato persino slogan molto simili a quelli che usò Berlusconi alla sua discesa in campo. “Discorso per l’Italia”, come “l’Italia è il paese che amo” del Cavaliere del ‘93. Il messaggio poi si fa in due parti: la sofferenza del passato e la speranza del futuro. Proprio lo stesso stratagemma comunicativo di Silvio. E poi, tutta una serie di promesse…impossibili. Parole, che nascondono il vuoto di contenuti, che producono illusione e aspettativa. Perchè dicono tutto e in fondo niente. Dicono questo, ma anche quest’altro.
Nei mesi scorsi abbiamo assistito alla sua “discesa in campo” “per salvare il Paese”. Trovate le differenze…se ci riuscite.
Oggi va persino ripetendeo che “bisogna tagliare le tasse”.
Veltrusconi. Appunto.
Ma il problema di Veltroni è proprio questo. Scimmiotta Berlusconi. Il Berlusconi di 14 e di 7 anni fa.
Per questo è vecchio.
Chi invece ha saputo trasformarsi e sorprendere rinnovandosi è stato proprio il Cavaliere.
Vedere per credere. La puntata di Porta a Porta di ieri sera è stata indicativa.
Toni pacati. Ascia di guerra ben sotterrata. Non parla dei giudici come di gente antropologicamente diversa. Non tira fuori l’arma dell’anticomunismo. Non azzarda più nemmeno la verve edonista che un tempo lo spingeva a promettere e promettendo l’impossibile creando imbarazzo tra gli alleati, che dovevano rincorrerlo.
Oggi è più pragmatico. Sognatore, si, ma meno di ieri. Ha esperienza. Ha capito cosa vuole e vuol sentirsi dire la gente.
Ha un programma. Che in parte riprende quello che presentò la CdL due anni fa. Ma non azzarda sogni che non si realizzeranno. Invece di dire “meno tasse per tutti” si limita a dire “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”: che è cosa ben diversa.
Ha persino paura di risedersi alla scrivania che il vispo Vespa gli ha fatto portare in studio. La stessa dove firmò “il contratto con gli italiani”. Ma il Cav non vuole ridare al paese quell’immagine. Perchè fa parte del passato. E lui intanto è cresciuto.
Non vende più sogni, non si spaccia più per superman, ma si tiene saldo coi piedi per terra, tra la gente.
Veltroni intanto mente sapendo di mentire, promette, sapendo che non potrà mantenere.
Un po’quello che imputavano a Berlusconi. Al vecchio Berlusconi.
Perchè ora, tra i due, a dispetto dell’età, il più giovane è proprio il Cavaliere.
Veltroni insegue, ma gli anni sbagliati (che furono), negli anni sbagliati (che sono).
Ecco perchè non c’è storia: il vecchio e il nuovo si capisce benissimo chi sono…













































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