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Milano, quinta sezione della Corte d’Appello.
Nelle motivazioni con cui i magistrati hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus, si legge:
Non si vuol davvero credere che a tutt’oggi un giudice, ufficialmente e pubblicamente collocabile in una certa area ideologico-politica, non possa serenamente e correttamente affrontare un processo in cui sia imputato un esponente politico di parte avversa
E’ tutto scritto nero su bianco: un giudice collocato ufficialmente e pubblicamente in una certa area ideologico-politica deve comunque esser considerato indipendente. Anche quando deve giudicare un esponente della parte avversa.
Alla faccia della magistratura indipendente…
Ovviamente, di questo, nessuno ne parla…e soprattutto nessuno si scandalizza.
Domanda: di fronte a questa palese contraddizione, come si fa a vedere ancora come fumo negli occhi o vittimismo le denunce di persecuzione giudiziaria fatte da Berlusconi? E come si fa a non capire che, seppur scritto male, un contrappeso come il Lodo Alfano è più che necessario in tempi come questi di estremizzazione del conflitto politico?
Sulla home page di Repubblica.it (alle 15,13) appare un box con due notizie che la dice lunga sulle teniche di manipolazione dell’informazione.
Eccovi l’immagine tratta dal sito:

Ora, a meno di non essere tra quelli a cui suona un po’ strana una notizia del genere, parrebbe quasi che “gli annullamenti per i boss della mafia” siano colpa dell’attuale governo, contro cui, quindi, giustamente si starebbero ribellando i giudici.
Questa l’interpretazione del pervicace accostamento di due notizie completamente scollegate tra loro e che non vedono coinvolto in alcun modo il governo nella “crisi” del 41bis (il carcere duro) ai mafiosi.
Passando con la punta del mouse sui titoletti delle notizie (che a prima vista possono sembrare una notizia unica) si scopre che in realtà rimandano a due articoli diversi.
Il primo, quello sul 41bis, in cui si spiega che sempre più boss riescono ad uscire dall’isolamento.
E il governo non c’entra assolutamente niente: il problema è tutto nella motivazione usata dai giudici del tribunale di sorveglianza: “Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l’associazione criminale di appartenenza“.
I magistrati antimafia, chiedono quindi una rivisitazione dell’articolo sul carcere duro.
E’ insomma un appello al governo per migliorare una norma vigente.
Il secondo, ci informa che le toghe, anzi, il sindacato delle toghe, l’ANM, sarebbe in agitazione.
Perchè ce l’ha tanto col governo?
Perchè il governo ha deciso di tagliare gli stipendi ai magistrati.
E loro cosa fanno?
Organizzano uno sciopero, minacciando di lasciar vuote le aule.
Ma lo sapete quanti processi saranno così SOSPESI pur lasciando scorrere i tempi di prescrizione?
Impossibile dirlo, ma i solerti magistrati, quelli che in fretta e furia hanno calcolato i “costi” della blocca-processi, oggi si riguardano bene dal fare due conti e dire alle famiglie quanti e quali indiscriminati processi rischiano di perire perchè pm e giudici non vogliono vedersi diminuire gli stipendi.
Per lo meno, loro rispettano l’articolo 3 della Costituzione: scioperando sospendono sia i reati gravissimi che quelli meno gravi; così le famiglie con figli ammazzati o figlie stuprate saranno trattate ugualmente a quelle dei ragazzi malmenati dai bulletti di periferia e quelle di chi si è visto svaligiare la casa…
Insomma: è evidente che l’informazione è posta sotto regime e che Berlusconi ne è il grande burattinaio…
Da notare: Di Pietro che avvalla la sommossa dei magistrati senza nulla dire sulle possibili sospensioni dei processi dovute agli scioperi; Travaglio che nulla (ancora) ha detto sulla vicenda…
Viva l’informazione indipendente…
No, non sono impazzito.
Certo, se avete letto queste pagine nei giorni scorsi, adesso vi stupirete nel vedere un titolo che cozza così vistosamente con i post scritti precedentemente sull’argomento.
Ma, tant’è…
Il tutto è nato pensando alla (inflazionatissima) formula “in nome del popolo italiano”.
Ma chi è che agisce nel nome del popolo italiano?
Il problema è tutto qui: sono un po’ troppi quelli che pretendono di agire “in nome del popolo italiano”; e questo crea questioni di notevole importanza.
Il legislatore, il Parlamento, è espressione della volontà del popolo italiano.
La magistratura agisce “in nome del popolo italiano”, diciamo…in maniera indiretta, perchè opera per mezzo delle leggi votate dal Parlamento espressione della volontà popolare.
Diciamo quindi che la magistratura, applicando le leggi dello Stato, si muove “in nome del popolo italiano” in un secondo momento, rispetto al legislatore.
Ora: che succede se la magistratura pretende di agire per prima?
Ecco, appunto…
Sapete che vi dico?
Il reato di ingresso clandestino nell Stato ormai non serve più.
Lo hanno praticamente smantellato gli stessi magistrati, assicurando che non sarà possibile applicarlo come il legislatore vorrebbe.
Che tradotto suona molto, anzi, troppo, come un avviso agli stessi immigrati irregolari che possono dormire sogni tranquilli: non gli sarà torto neanche un capello.
In pratica, è andato a farsi benedire il cosìdetto effetto di prevenzione generale, col quale si vorrebbe disincentivare determinati comportamenti minacciando una pena per quel reato commesso; effetto praticamente affievolito dalle dichiarazioni degli stessi esecutori della legge che già oggi dicono non sarà possibile che la minaccia si concretizzi: sembra logico, a questo punto, che solo un deficiente potrebbe ancora avere qualche timore nell’attraversare i nostri confini pur senza alcun valido documento.
In questi giorni abbiamo assistito a tutta una serie di prese di posizione che dalla critica al governo arrivavano perfino al suggerimento di excamotage giuridici per non essere puniti.
C’è poco altro da fare: i magistrati, anzi…il sindacato dei magistrati italiani (l’ANM) ha messo una pietra tombale ad una legge che è ancora di là dall’esser partorita. Una sorta di aborto giuridico commesso dal potere giudiziario contro la volontà del potere legislativo.
Il che, se permettete, al di là dei giudizi che si possono avanzare nei confronti dell’operato di un governo, è gravissimo. Trattasi di un’invasione di campo che rivela quanto dietro la maschera del nuovo clima concicliativo tra esecutivo e magistratura, si nasconda il vero volto della “casta” dei giudici e dei pubblici ministeri, che negli anni (dalla stagione di mani pulite in poi) hanno visto il loro potere (politico e mediatico) crescere a dismisura, sostenuto anche da giornalisti (alla Travaglio, alla D’Avanzo) e magistrati/politici (come Violante o come Di Pietro o come D’ambrosio) che lo hanno tradotto in una lobby giustizialista in grado di cambiare la configurazione democratica del Paese.
Prossime sfide: sulle intercettazioni i soliti magistrati sono già sul piede di guerra…ma sarà un argomento da trattare a parte…
…qualcuno risponde; qualcun’altro no.

Brevemente, ecco qual è uno dei principali problemi della giustizia italiana: che è politicizzata e, quindi, crea incertezza.
Esemplificando.
L’Associazione Nazionale dei Magistrati (il sindacato della magistratura) ha aperto lo “scontro”/”confronto” col governo sul tema dell’immigrazione clandestina.
Ha avuto di che ridire sia sul reato in quanto tale (non efficace e per di più dannoso), sia sulla clandestinità come aggravante (incompatibile, secondo loro, col principio di uguaglianza).
Dev’esser suonata come una specie di chiamata alle armi.
A cui un magistrato ha risposto.
Ma un altro no.
Risultato?
Due pesi e due misure.
Ed ecco a voi, la magistratura “indipendente” italiana.
O meglio: dovrei dire: ed ecco a voi la magistratura che VUOLE essere indipendente, ma si permette come e quando vuole di sindacare illegittimamente l’operato del legislatore.
Nelle due sentenze di cui l’ANSA ci mette a conoscenza (sempre del tribunale di Milano) possiamo verificare il grado di “indipendenza” dei singoli operatori di diritto.
Succede così che il giudice Oscar Magi (che dopo una breve ricerca scopro esser quello che sta processando i servizi segreti in merito al sequestro Abu Omar) non si limiti, in sentenza, ad operare un giudizio di compatibilità della legge penale al fatto concreto, ma vada oltre, finendo in un terreno che non è di sua competenza, quello della valutazione politica delle leggi.
Nello specifico, della legge che prevede la clandestinità come aggravante.
Comincia col dire che è irrilevante per il caso in esame e poi…aggiunge: “è manifestamente irragionevole” e “appare dettata da contingenti ragioni di politica emergenziale e sicuritaria e non da consistenti profili di natura sostanziale”.
Nello stesso momento, sempre a milano, una collega del giudice di cui sopra, nell’esercizio delle sue funzioni e non oltre valutava l’aggravante come irrilevante nel caso concreto, ma rigettava l’eccezione di costituzionalità circa una ipotetico trattamento disuguale ai danni degli immigrati irregolari.
Spiegando successivamente che: “Il legislatore ha gia’ tenuto conto di condizioni soggettive come lo stato di latitanza o la recidiva”.
Ogni altro commento sarebbe futile…
Me lo sono chiesto spesso.
Con tutto quel che dice o pensa di saperne di diritto (l’ipotetica è d’obbligo visto che non si capisce ancora bene di quale diritto si stia parlando) la laurea in giurisprudenza dovrebbe essere solo una formalità. Una barzelletta. Da lì alla magistratura è giusto il tempo di pubblicare un altro paio di libri contro Berlusconi e i suoi sodali.
Il ragazzo è ancora giovane, ha soli 44 anni.
Ha tutta la vita davanti per perseguire chi già oggi sta praticametne perseguitando.
Me lo voglio immaginare, con la tonaca indosso che spiega al giudice come mai è impossibile non giudicare Tizio colpevole perchè aveva festeggiato le nozze del figlio di Caio colluso vent’anni dopo con Sempronio. Gliel’ha detto Filano, collaboratore di giustizia dopo che era stato arrestato mentre era al soldo di Mevio.
Un teorema accusatorio così limpido non potrebbe mai venire archiviato o rigettato da alcuna giuria.
E invece no!
Ce lo dobbiamo sorbire così.
Semplicemente laureato in lettere moderne e storia contemporanea, che ha trasformato la cronaca giudiziaria in gossip politico/criminale.
Potrebbe creare un settimanale tutto suo: invece di Novella2000 potrebbe chiamarlo “art530cp”, il suo preferito, quello con cui trasforma le prescrizioni in condanne sfiorate (o assoluzioni per poco), quindi condanne.
Così potrebbe raccontare agli italiani chi era amico di chi e a quali feste ha partecipato su invito di quell’altro.
E invece no! Non fa neppure quello.
Per Travaglio la giustizia è una cosa seria, mica da roba da copertina patinata.
Tanto seria che si è convinto di essere un magistrato, non solo inquirente, ma anche giudicante, pur senza esserlo.
Peccato in questo modo si ribalti lo stato di diritto.
Rimango fedele al principio (Costituzionale peraltro) che una persona debba essere giudicata innocente fino a prova contraria e fino all’ultimo grado di giudizio.
Ciò che fa Travaglio (e il suo amichetto Peter Gomes) è l’esatto contrario.
Non solo: loro buttano nel calderone anche chi inquisito non è.
Ora, per esempio, è la volta del Presidente Schifani: incensurato; fedina penale cristallina; nessuna pendenza.
Non importa: per Travaglio e sodali “Renatino” è colpevole in quanto i suoi soci di vent’anni fa vent’anni dopo sono stati dichiarati collusi con la mafia.
Nessun giudice però ha mai sentenziato niente di simile. Nessun magistrato Pubblico Ministero si è nemmeno mai sognato di aprire un’inchiesta su accuse del genere.
Ma Travaglio si.
E vorrebbe che tutti gli italiani diventassero giuria inappellabile del tribunale televisivo che lui stesso ha deciso di erigere, in contrasto però con ogni regola di diritto, del diritto che vige nella realtà (ovviamente).
Il suo è un gioco.
Lui accusa e…affari di chi è perseguit(at)o, se vorrà potrà contraddire.
Si, ma di fronte a chi? E rispetto a quali accuse?
Ecco, il problema è tutto qui!
Travaglio (e chi lo sostiene) vorrebbe che un uomo libero (chiunque esso sia) rendesse conto a lui (che non è nessuno) su fatti e questioni su cui nessun magistrato gli ha mai chiesto di far luce, perchè inesistenti o inconsistenti.
Da qui il mio suggerimento.
Caro Travaglio, studia, laureati, ottieni l’abilitazione e…smettila di giocare, ma prova a lavorare.
Fa’ il magistrato.
Vedremo allora quante volte riuscirai ad arrivare davanti a un giudice in dibattimento e soprattutto, vedremo quante volte l’avrai vinta.
Altrimenti…dice bene chi ti descrive come un cialtrone…
A chi si stupisce dell’apparentamento tra Veltroni (il non più solitario) e Di Pietro, basterebbe voltarsi alle spalle, tornare indietro di 15 anni e…magia, tutto sarà più chiaro; stanno insieme da sempre: il partito (i nuovi DS) e il magistrato che spazzarono via la dc e i socialisti (da cui peraltro rimangono distanti)! All’insegna della cultura giustizialista, alla faccia del garantismo di cui tante volte si son riempiti la bocca, anche se nei fatti, poi, son sempre stati coerenti - strano a dirsi, ma vero!













































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