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Poichè da qualche tempo a questa parte non si fa altro che portare ad esempio singoli episodi in cui le intercettazioni sarebbero state fondamentali per sgominare il delinquente di turno, vi propongo un caso “fuori dal comune”.
Spiace tirare fuori il nome di Ottaviano Del Turco, per il quale rimane ovviamente intatto il principio di non colpevolezza fino a prova contraria e sentenza definitiva (quindi dopo regolare dibattimento processuale), ma l’occasione fa il blogger rompiscatole “ladro”.
Ebbene, la procura di Pescara e il Gip di riferimento hanno decretato la custodia cautelare del presidente della regione Abruzzo sulla base di un testimone, qualche foto e quattro mele.
Così sarebbe stato incastrato Ottaviano Del Turco.
E le intercettazioni?
Beh, ovviamente furono disposte, ma, come ci racconta Bonini su Repubblica:

intercettato per sei mesi sulle sue utenze, Del Turco non fa mai nessun riferimento specifico utile a una prova diretta della concussione

Praticamente inutili.
Visto che si può incriminare qualcuno anche senza l’ausilio di cuffiette e microfoni?

Immagino che qualcuno ci sarà rimasto male quando ha saputo che non saranno pubblicate le fantomatiche intercettazioni piccanti del Cavaliere.
Probabilmente, costui non ha capito invece i vantaggi di questa operazione.
I giornali e le riviste del gruppo De Benedetti (guarda un po’) hanno prima lanciato il sasso e poi ritratto il braccio, godendosi lo spettacolo della magia dei rumors.
Parlamento in fibrillazione, stampa e media impazziti che ricamano su questa pseudo notizia, politici che si affannano a strumentalizzarla.
Opinione pubblica confusa.
Ma come al solito (siamo in Italia, non dimentichiamolo, siamo la patria di Travaglio, di Grillo e di Di Pietro - e relativi peones) ciò che rimane è il sospetto. Che non può esser confermato, ma (siamo in Italia, ribadiamolo, terra dei Travaglio e dei Di Pietro) nemmeno smentito e questo, per molti, significa che è tutto reale e che questo basta per giudicare una persona.

Passatemi la volgarità, ma…più ricopri di merda una persona e più a quella gli resterà addosso un cattivo odore che nemmeno dopo essersi lavata accuratamente lo abbandonerà.

Ecco perchè chi ha in odio il Cav non deve dispiacersi del mancato sputtanamento: così è molto peggio (o meglio, fate vobis)…

Di più: l’arma di questo ricatto sarà sempre carica.
Finora, infatti, nessuno ci ha fatto sapere se esistono davvero queste intercettazioni, chi le avrebbe lette e perchè o da chi gli sarebbero state fornite.
L’incertezza è tale che di sicuro Berlusconi non può dormire sonni troppi tranquilli.
Lo tengono per le palle.
Che sia vera o no, ormai questa storia è stata accettata da tutti e tutti ne parlano come se fosse la realtà dei fatti: non ci vuol niente a ritirarla fuori spacciandola ancora una volta per inconfutabile (anche se per confutarla basterebbe - ad oggi - chieder conto della fonte). Il che significa poter in qualunque momento riscatenare il brusio, il ciarlame, il gossip che alla fine può distogliere l’attenzione da altre questioni e nel frattempo erodere consenso e deteriorare la stabilità politica della maggioranza di governo.

E questo è il “potere” dei nostri media. Questo è il livello della nostra informazione. Che si sente sotto regime, ma che decide arbitrariamente cosa fare delle notizie (contro il regime stesso - ironia della sorte); le usa col contagocce, ad orologeria, ben sapendo gli effetti deflagranti che possono provocare.
Questa si che è informazione libera…guai a chi oggi sospetti trame politiche addietro a simili comportamenti.

Si dirà: probabilmente quelle intercettazioni ci sono, ma sono in via di distruzione perchè penalmente irrilevanti.
Ma si dovrà così obiettare che, secondo lo schema logico di quelli che mettono l’informazione al di sopra di ogni diritto, che se si è a conoscenza di una notizia, questa non può rimanere in un cassetto; soprattutto se trattasi di un sexgate di questa portata.
Dicono: gli italiani hanno il diritto di sapere.
E allora perchè ancora oggi non sanno?
Perchè qualcuno millanta di aver letto, ma non si è preoccupato di informare?

Dubbi amletici per noi che invece ingenuamente pensiamo che un limite ci voglia in tutto (o quasi) e che questo sia dato da un altro diritto contrastante.

Per esempio, noi garantisti, ingenuamente pensiamo che il diritto all’informazione dovrebbe incontrare un limite insormontabile nel diritto alla riservatezza: laddove si venga a conoscenza di fatti che non hanno alcuna valenza penale, perciò, non si dovrebbe nemmeno discutere sul da farsi: non si dovrebbero pubblicare.
Questo dovrebbe valere per tutti, ma per qualcuno (a volte) alcuni sono più uguali di altri. A loro comodo ovviamente.
Mi spiego: nel caso in questione, nessuno si preoccupa di citare l’articolo 3 della Costituzione. E non si capisce perchè, dunque, un presidente del consiglio debba esser trattato diversamente da un cittadino comune.
Dicono sia per il fatto che è proprio perchè trattasi del presidente del consiglio che c’è una bella differenza.
Insomma: siamo tutti uguali davanti alla legge, ma alcuni sono diversi e bisogna trattarli diversamente.

Domanda: perchè allora non riconoscere la stessa differenza quando si parla di creare un sistema di tutela rafforzata per questa stessa persona?
Non si può pretendere un diritto allo sputtanamento perchè è un cittadino “diverso” da tutti gli altri e poi non concepire una forma ulteriore di protezione dello stesso proprio in virtù della sua diversità di posizione rispetto a tutti gli altri.

Mettiamola così: un presidente del consiglio dovrebbe essere il più esposto di tutti proprio per la qualità dell’incarico che svolge; vero questo, credo sarebbe necessario allora concepire una sorta di contrappeso a questa sovraesposizione, altrimenti sarebbe come mandare un agnello in mezzo ai lupi (e non parlo di Berlusconi, ma di un generalissimo pres del cons del futuro), alla mercè di chiunque, con qualche rumors e qualche gossip, ne può in qualunque momento intaccare la credibilità giocando sporco sulla sua vita privata od usando la magistratura (in parte di sinistra, ribaltando il Mancino-pensiero) per colpirlo giudiziariamente.

Chi l’avrebbe mai detto.

In Rai ci vai o perchè la dai o perchè ci finisci grazie a un calcio in culo, di quelli che contano.

Chi l’avrebbe mai detto.

Grazie a L’Espresso oggi abbiamo la riprova che le nostre intuizioni “da bar” erano giuste e più che fondate.

Mmmmmm….e ora?
Ora che sappiamo che mammaRai è un crogiolo di raccomandati e di amministratori che stanno ore al telefono a prender raccomandazioni, che si fa?
Li denunciamo tutti?
E per cosa?
Per il reato di “raccomandazione”?

Comunque, grazie a L’Espresso sappiamo anche di più: i politici usano il loro “potere” per raccomandare amici e amici degli amici.
E noi, ingenui, che non sospettavamo niente di niente di tutto ciò.

Ragazzi, che scoop: se non ci fossero questi giornalisti davvero liberi e davvero indipendenti saremmo rimasti all’oscuro di tutto questo.

Volete sapere una cosa?
Fossi stato al posto di Berlusconi o di Bordon o di Rutelli o di Fassino o di Barbareschi o di chiunque altro si legga nelle intercettazioni pubblicate da L’Espresso, l’avrei fatto anch’io!
Avrei alzato il telefono e avrei chiamato Saccà.
Gli avrei chiesto se avrebbe potuto far qualcosa per una mia amica o per un mio amico.
Magari perchè credo siano davvero capaci. Magari perchè…ad un amico o ad una amica non si nega un favore.
Un tentativo si può fare.
Poi, vada come vada. Certo, tra amici ci si intende di più…
Così come avrei chiamato anch’io Saccà per farmi pagare di più per un lavoro fatto.
Avrei perfino segnalato la sceneggiatura per una fiction tutta mia, avessi le qualità o la fantasia per scriverla.
Insomma: perchè coprirsi di ridicolo mostrandosi ipocritamente vergini?
Chi arriva ad una posizione di “potere” è normale che lo eserciti.
E non serve andare in Parlamento o in Rai per farlo.
Nel nostro piccolo siamo tutti raccomandati e tutti proviamo a raccomandare.
Dalle piccole alle grandi cose.
All’amico che lavora in comune si chiede il disbrigo di una pratica più in fretta che per altri.
All’amico che sta in ospedale si chiede un appuntamento anche nell’ora di pranzo.
All’amico che ha il babbo imprenditore, che si fa…non si chiede se c’è un posto anche per noi?
E così via…di esempi ce ne sono all’infinito.
Dal meccanico al panettiere…
E pure in Rai ed anche in Parlamento.

Si può pensare sia una pratica scorretta, quella della raccomandazione, ma non si può considerarla tra le più disonorevoli o tra quelle che mettono in crisi il sistema-paese.
Certo, sarebbe meglio si usasse il MERITO come criterio di selezionamento delle capacità di una persona per qualunque lavoro ella voglia fare, ma non si può esser così puritani di fronte al fenomeno più antico del mondo, quasi quanto quello della prostituzione: la raccomandazione spesso nemmeno va a buon fine. Ed anche in Rai, nonostante a chiedere siano pezzi grossi delle istituzioni o del mondo della finanza e nonostante dall’altra parte ci sia il presidente di Rai Fiction, Saccà, non tutte le richieste finiscono per essere accolte.
Basta un capo struttura per dire NO a Fassino o a Rutelli sui nomi da loro indicati.
E non tutte le fiction poi vanno veramente in onda.

Andiamo: sarebbero queste le intercettazioni con cui vorremo moralizzare il nostro Paese? sarebbero queste le intercettazioni da difendere giudicando “tiranno” chi voglia invece limitare l’abuso di questo tipo di inutile sputtanamento mediatico?

Pare che anche l’ANM abbia definito queto episodio un “fenomeno deprecabile”.

E l’informazione come ne esce?
Peggio che pria: in tanti la vorrebbero “libera” ed indipendente, ma alla luce di questo modus operandi essa apparre sempre più legata a poteri forti con cui agisce perseguendo un obiettivo specifico: farsi “quarto potere” in grado di sovvertire o modificare le scelte degli elettori.
L’esempio è lampante: si parla di approvare una legge che limiti l’abuso mediatico delle intercettazioni (che sarebbe un vero colpo per i media che invece spesso si affidano alla magistratura
per ottenerne sempre di più) ed ecco che si scatena questo ennesimo temporale mediatico/giudiziario.

E’ davvero incredibile la puntualità con cui l’orologio mediatico/giudiziario torna a correre quando Berlusconi vince le elezioni…

La procura di Napoli ha depositato nuove scottanti intercettazioni, tese a dimostrare il reato di corruzione commesso da Berlusconi e Saccà: il Cavaliere avrebbe raccomandato alcune ragazze in Rai in cambio di aiuti (privati) finanziari negli affari (privati) finanziari di Saccà.

L’espresso, che fu il primo a pubblicare gli audio e i testi delle telefonate tra l’allora capo dell’opposizione e il presidente di Rai Fiction, oggi rincara la dose, gettando in pasto all’opinione pubblica un altro scottante colloquio tra Berlusconi e Saccà.

B: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise…
S: Sì.
B: Si è messa in testa che io la odio…
S: Sì.
B: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
S: Ma…
B: È andata a dire delle cose pazzesche in giro… Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata…
S: La chiamo…
B: E di dire: guarda che e, e, e… fissare un appuntamento, non lo so, dire che c’è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po’ di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise…
S: Va bene, la chiamo, la convoco…
B: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo…
S: Va bene.
B: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo… va bene, però è pazza e, quindi…
S: Sì.
B: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
S: Va bene…

(B starebbe per Berlusconi e la S per Saccà).

Incredibile!
9000 intercettazioni per dirci che Berlusconi ci tiene a far sapere ad un’attrice che lui in realtà non l’ha mai ostacolata nel suo lavoro.

Questo si che fa di lui un corruttore.
Questo si che fa incazzare la gente.
Questo si che apre una vera e propria “questione morale”. Anzi, facciamo pure penale.

C’è una truffa ai danni della pubblica amministrazione.
Ci sono degli omicidi.
Si tratta di fatti che creano un forte allarme sociale.

I requisiti ci sono tutti, ma ancora c’è qualcuno che pensa che con la nuova normativa (se venisse approvata così com’è uscita dal consiglio dei ministri, in blocco) casi come quelli della clinica Santa Rita di Milano rimarrebbero imperseguibili.

E’ una balla colossale anche per un altro motivo: tutta l’indagine non è scaturita da intercettazioni, che ovviamente dal nulla non possono partire, ma dalle segnalazioni di pazienti che si erano ritrovati a patire pene peggiori a quelle per le quali si erano fatti ricoverare; da lì sono scattati i controlli su numerosi documenti. Le spiate telefoniche sono arrivate solo in un secondo momento e hanno semmai confermato sospetti.

Perfino i reati finanziari che Di Pietro teme non saranno più scoperti, continueranno a venire alla luce.
Per il semplice fatto che un indagine non ha mai nè può avere origine da una intercettazione, la quale per essere accordata ha bisogno d’esser motivata e quindi ciò non può che avvenire in un secondo momento rispetto alla presa di conoscenza della notizia di reato nonchè delle prime indagini investigative.

Sul blog dell’ex pm di mani pulite ci sono poi altre imprecisioni.

In particolare: al punto UNO Di Pietro si lamenta che con questa norma non saranno più intercettabili reati come il faslo in bilancio, la truffa aggravata ai danni dello stato nonchè l’evasione fiscale.
Beh, a rigor di logica neanche prima sarebbe potuto accadere, visto che la vecchia legislazione sulle intercettazioni le prevedeva per reati con pena edittale nel massimo non inferiore a 5 anni e tutti quei reati erano sanzionati in maniera più lieve. Tranne la truffa aggravata, che però è del tipo quella commessa da Gustavo Selva che se ne andò scarrozzato da un’ambulanza per scopi privati.

Sul punto DUE si può anche esser d’accordo. Effettivamente la scelta di affidare a ben 3 giudici il giudizio d’autorizzazione delle intercettazioni appare un inutile aggravio di spesa e di tempo per questo strumento d’indagine.
Detto questo, pare però rispondere alla necessità di rendere più “difficile” abusare delle intercettazioni e in 3 sono molto meno influenzabili che uno solo.

Punto TRE: il fatto che le intercettazioni non possano essere usate come PROVA in un altro procedimento è sacrosanto. Non è però escluso che esse vengano usate come notizia di reato e da lì possano scaturire nuove indagini e magari anche la richiesta di nuove intercettazioni. Ergo: il problema, in realtà non sussiste ed è solo capzioso.

Punto QUATTRO: è un principio garantista quello di tutelare l’onorabilità di una persona fino almeno al primo grado di giudizio. Chi dovrebbe occuparsi poi di decidere cosa è giusto o meno che l’opinione pubblica sappia o non sappia non è dato saperlo. C’è inoltre un falso nelle argomentazioni dell’ex pm e leader dell’IdV: nel caso la procura indagasse la stessa persona su due reati saremmo in presenza di uno dei casi in cui le inchieste potrebbero venire avocate dal Procuratore perchè è evidente trattasi di procedimenti CONNESSI.

Punto CINQUE: su mafia e terrorismo son state dette solo PAROLE. E’ del 2001 una legge che estende l’uso delle intercettazioni preventive. E fino ad oggi tutto è andato alla grande!

Ricapitoliamo un secondo: il ministro parla di eccesivi costi delle intercettazioni. Dice che ammontano ad un terzo delle spese della giustizia.
Si sbagliava. O meglio, ha sbagliato perchè è stato impreciso. Avrebbe dovuto invece chiarire che si trattava di un particolare capitolo del bilancio della Giustizia.
I 7,7 miliardi di cui parlano sia Bonini che Ferrarella nei loro editoriali, infatti, si riferiscono alle spese complessive del ministero, ovvero dagli stipendi degli addetti ai lavori della macchina giudiziaria (per intendersi da quello per il presidente della Corte Costituzionale fino al portiere del Tribunale di Canicattì), alla manutenzione delle carceri, fin’anche alle intercettazioni. Le quali rientrano nel più “ristretto” capitolo delle Attività Giudiziarie. Cioè quel “conto” cui possono attingere i magistrati per effettuare indagini e quant’altro per assicurare alla giustizia criminali d’ogni specie e rango.
Ebbene, quest’ultime spese per le Attività giudiziarie ammontano ad oggi, circa ad 800 milioni.
Di questi, quasi 230 milioni vengono spesi per le intercettazioni. Alias, un terzo di quel bilancio.

A ben vedere, quindi, si tratta effettivamente di un forte onere di spesa…e non di bruscolini come si vorrebbe far credere.
Espletate le puntualizzazioni, rendendo merito anche agli stessi Bonini e Ferrarella che hanno fornito l’esatta portata del fenomeno, passiamo al capitolo politico riferito sempre alle intercettazioni.

Ora, il governo nei giorni scorsi ha proposto un giro di vite sulle intercettazioni, volendo affidare ad un disegno di legge una loro limitazione.
Ne è scoppiato un putiferio; c’è stata una levata di scudi che ha coinvolto settori della magistratura, settori della stampa e l’opposizione, che ha colto l’occasione per cavalcare la protesta.
Così si minaccia il lavoro dei magistrati e la sicurezza dei cittadini.
E’ una misura criminogena.
Hanno detto.

Giusto, sbagliato? Ancora non si conoscono i termini della proposta di legge, quindi è prematuro interrogarsi sul come verrà affrontato il problema.
Rilevante è invece un altro fatto.
Ovvero…chi oggi si strappa le vesti contro Berlusconi reo di voler limitare l’attività dei pm, ieri, con ancora il governo Prodi in carica niente ha detto e niente ha fatto.

Fa un certo effetto, infatti, scoprire che nell’ultima finanziaria del governo Prodi era previsto che: “Entro il 31 gennaio 2008 il ministero della Giustizia deve realizzare un sistema unico nazionale per le intercettazioni telefoniche, dovrà monitorare i costi complessivi delle attività disposte dalle autorità giudiziarie con l’obiettivo di ridurre i costi dagli attuali 250 milioni circa a 100 milioni di euro”.
Cioè si diceva: le intercettazioni costano troppo, bisogna rivederne il meccanismo al fine di tagliarne i costi e l’uso.
Portare da 250 milioni a 100 milioni il budget suona molto simile ad una fortissima limitazione delle possibilità investigative dei pm.

Nessuno però mosse un dito. Nessuno tacciò il governo di centrosinistra di voler mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura arrischiando così la sicurezza dei cittadini.
Nessuno, nemmeno il Di Pietro che oggi tanto si scalda.

Chiaro esempio di incoerenza.
Dalla quale comunque si evince che il problema relativo all’abuso delle intercettazioni come metodo d’indagine esiste eccome, e non è solo un vezzo privatissimo dell’attuale Premier.

Ma…andiamo avanti, perchè rispetto alle tante parole spese demagogicamente in questi giorni si scoprono tante belle sorprese.

Nei giorni scorsi hanno tirato in ballo diverse inchieste per sostenere che la “questione intercettazioni” è  deleteria, che le intercettazioni vanno bene come sono e che anzi, sono vitali.

Vediamo allora a che cosa hanno mirato e che risultati hanno avuto, negli ultimi tempi, le più famose inchieste a base di intercettazioni.

Inchiesta del 2006 su Vittorio Emanuele di Savoia. Intercettazioni chieste dal pm di Potenza Henry John Woodcock: accuse, associazione a delinquere, falso, favoreggiamento della prostituzione, riciclaggio. In 24 finiscono in carcere. Nel marzo 2007 l’indagine viene archiviata dalla procura di Como (tra i vari filoni, le slot machine del Casinò di Campione d’Italia). Il principe non è certamente uno stinco di santo, ma quanto sono costate le intercettazioni?
Passa un anno e Woodcock apre “Massonopoli”, indagine a base di intercettazioni telefoniche sui rapporti tra massoneria e politica. Il pm coinvolge le 103 prefetture italiane. Al momento, finita nel nulla.

2008: altra inchiesta di Woodcock che coinvolge l’ex ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, il comandante Ultimo (l’uomo che arrestò Totò Riina), l’agenzia di viaggi Visetour di Viterbo e gli appalti della Camorra in Campania. A che cosa è approdata? Mistero. Fatto sta che la situazione dei rifiuti (e della camorra) a Napoli e dintorni non pare averne risentito. Operazione Why not del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. Coinvolge politici, dirigenti sanitari, affaristi vari, e tocca l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, sfiorando Romano Prodi. Mastella si dimette: dopo poco viene scagionato.

Un lungo passo indietro, fino a Mani Pulite. Di quella stagione che fece piazza pulita della vecchia classe politica molti ricordano le telefonate personali, sbattute a piene mani sui giornali, tra Alessandra Necci e Pierfrancesco Pacini Battaglia. Che cosa c’entravano? Nulla.

Ma non solo. Negli ultimi anni lo Stato ha ottenuto rilevanti vittorie contro il terrorismo e la mafia. In nessun dei due casi si è fatto uso (o abuso) delle intercettazioni. Molto, invece, del lavoro sul campo dell’intelligence, della collaborazione dei pentiti. Tutte cose meno comode che mettersi ad ascoltare le chiacchiere tra qualche vip e darle in pasto al guardonismo nazionale. In cambio, s’intende, di numerose comparsate televisive.

Insomma, c’è modo e modo di compiere indagini…
E sorprende che chi guarda ai risultati ottenuti non tenga nemmeno un minimo conto di quelli invece non pervenuti, che in un paese che si ispira al garantismo delle democrazie occidentali, non dovrebbero essere dimenticati.

Infine: contrariamente a quanto alcuni (i soliti) hanno insinuato, Silvio Berlusconi non propone affatto di cancellare le indagini sulla corruzione finanziaria. Chiede invece che si svolgano con i metodi tipici delle vere inchieste giudiziarie: che, come abbiamo visto proprio a proposito di mafia e terrorismo, sono tanto più efficaci quanto più si svolgono nel silenzio.

Le vittime preferite di questo “gioco” solitamente sono i politici.
Ma com’era prevedibile, il metodo Travaglio può colpire chiunque.

Oggi è toccato pure all’Inter.

Riporto un passaggio sconvolgente, ma esemplificativo:
Materazzi, Ibrahimovic, Zanetti, Mihajlovic e l’allenatore Mancini sono coinvolti nella faccenda, che rimane tutta da chiarire. Nessuno di loro è al momento indagato, né implicato in vicende penalmente rilevanti.

Cioè?
Una faccenda tutta da chiarire, nessun indagato, nessuna rilevanza penale.

E allora?
Mi pare d’aver già sentito il teorema.

Nulla di penalmente rilevante, certo, ma è una questione di opportunità“.

Ah, che splendido escamotage per gettar ombre su chicchessia allontanando da sè ogni responsabilità.
Come dire, prima ti smerdo, poi ti lascio in mezzo a milioni di nasi che annusano il tuo olezzo, e infine ritiro il braccio con ancora in mano la pala fumante.

Nel frattempo, scateno bagarre giornalistiche, ispiro gente che poi scriverà libri o pubblicizzerò il mio di prossima uscita. Soldi a go go!

Che schifo!

Si respira una brutta aria giustizialista in Italia, dove ormai basta un’intercettazione trafugata in qualche procura per vedersi processati e giudicati sui giornali e tra la gente prima ancora che dai magistrati. E non c’è appello che tenga, non c’è assoluzione che allontani da te i sospetti. Rimani per sempre quello che…quello che descrivevano i giornali.
Per sempre vittima del reato di opportunità.

Per giudici e pm sei pulito?
Beh, è pur sempre una questione di opportunità.
Ti sembra il caso?

Il teorema però va in pezzi in due minuti.
Una persona onesta non conosce nè i nomi nè le storie delle persone inserite in torbidi giri criminali.
Credo nessuno di noi lo possa negare: quando conosci qualcuno o magari ci lavori anche, a meno che tu non sia della stessa cricca o tu non sia un giornalista che bazzica quotidianamente nelle varie procure, non puoi sapere se chi hai di fronte è una persona onesta o un mafioso o un delinquente.
Ti dicono: ma certa gente è delinquente da tempo, lo conoscono tutti. Quindi…
Quindi cosa?
Delinquenti abituali a piede libero? E che per di più fanno affari in prima persona?

Andiamo…basterebbe usare un po’ di logica per capire che si naviga nel mare dell’assurdo.

Sei amico di mafiosi. Dicono.
Allora tu gli fai notare che magari eri in buona fede visto che quei personaggi sono stati condannati solo 20 anni dopo.
Fa lo stesso. Sei amico di mafiosi. Continuano a dirti.
E se gli chiedi i motivi delle condanne di quelle persone e a quale periodo si riferiscono i reati giudicati…silenzio.

Teorie, teoremi, castelli accusatori tutti rigorosamente campati per aria.
Ma ci sono le carte, le intercettazioni.
Va bene, ci sono carte ed intercettazioni che…non parlano di quello lì ma di altri; carte ed intercettazioni che non hanno condotto a nessuna inchiesta e soprattutto a nessuna condanna contro “lo sputtanato” di turno.

Che importa?
Per la legge sei un uomo libero.
Per altri, sei COLPEVOLE del REATO di OPPORTUNITA’. Che ovviamente hanno giudicato loro (dico, l’opportunità).

E così sia…

Dedicato a Travaglio e Grillo.


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